MCCCCVII

MCCCCVIIAnno diCristomccccvii. IndizioneXV.Gregorio XIIpapa 2.Robertore de' Romani 8.Una speciosa apparenza di vedere in quest'anno il termine dello scisma diedero amendue i contendenti del papato[Raynaldus, Annal. Eccles.]. A udir le loro parole, lettere ed ambascerie,si scorgevano pronti cadauno a spogliarsi del manto pontificio.Papa Gregorio XII, per ben accertare il pubblico della sua buona intenzione, spedìAntonio vescovodi Modena suo nipote con altri due ambasciatori a Marsilia[vita Gregorii XII, P. II, tom. 3 Rer. Ital.]per convenire coll'antipapa Benedettodel luogo, dove s'avea a tenere il congresso fra loro. Si stabilì che amendue venissero alla città di Savona; e Teodorico da Niem[Theodoricus de Niem, Hist.]rapporta i capitoli formati per la maniera con cui doveano gli emuli venire, stare e regolarsi nel progettato loro abboccamento. Furono accettati e confermati da papa Gregorio, il bello fu che questo futuro viaggio a Savona servì ad esso pontefice di colore e pretesto per intimar le decime a tutto il clero d'Italia, Sicilia, Dalmazia, Ungheria ed altri paesi, come costa dai documenti rapportati dal Rinaldi. E perciocchè i prelati per le lunghe passate guerre trovandosi impoveriti, allegavano l'impotenza di pagare, non erano ascoltate le lor querele e ragioni; la pena della privazion degli uffizii, intimata a chiunque fosse renitente, obbligò ciascuno a soddisfare. Moltissimi perciò venderono i vasi e paramenti sacri delle lor chiese, come attesta l'autore della Vita d'esso pontefice. Teodorico da Niem aggiugne che le chiese e i monisteri di Roma furono obbligati ad impegnare od alienare le lor sacre suppellettili e molti dei loro poderi. Servì poi questo ammassamento di danaro a far vivere lautamente e splendidamente esso papa, la comitiva de' suoi nipoti, e la sua gran famiglia, di modo che consumava egli più in zucchero che non aveano fatto i suoi predecessori in vitto e vestito. E da lì a pochi mesi si videro i di lui nipoti secolari abbandonarsi ad ogni forma di lusso con pompa di numerosa servitù e di cavalli. Ingrato ancora versoInnocenzo VIIsuo predecessore, che lo avea esaltato, cacciò di corte la di lui famiglia e il nipote. Privò della marca di AnconaLodovico de' Miglioratialtro dilui nipote, il quale, con raccomandarsi alla protezione delre Ladislao, occupò Ascoli e Fermo. Tolse ancora la camerlengheria ad un altro nipote d'esso Innocenzo, e la conferì adAntoniosuo nipote. Bene è che il lettore sappia tutte queste particolarità, acciocchè, vedendo poi deposto questo papa dai cardinali zelanti, comprenda che fu abbassato uno, il quale in apparenza era uomo santo, ma senza che i fatti corrispondessero a sì vantaggioso concetto.Non piacque ad esso re Ladislao la convenzion fatta da Gregorio XII di passare a Savona per trattare coll'antipapa, perchè temeva che i Franzesi carpissero in quel congresso, qualche capitolo in favore della casa d'Angiò, pregiudiziale a' suoi diritti. Ora, per fargli paura ed imbrogliar le carte, fece che nel dì 17 di giugno[Antonii Petri Diarii, tom. 24 Rer. Ital.]i Colonnesi ed altri nobili romani entrassero per un pezzo di muro rotto nella città di Roma. Diedero alle armi i Romani; il papa si ritirò in castello Sant'Angelo. Nel dì seguentePaolo Orsino, ch'era al soldo del medesimo papa, andò ad attaccar battaglia co' nemici, li mise in rotta e fece prigioniGiovanni, NiccolòeCorradino Colonnesi, Antonio Savello, Jacopo Orsinoed altri baroni romani, ad alcuni de' quali fu tagliata la testa, ad altri restituita per danari la libertà. Credettero alcuni che questo badalucco fosse seguito di concerto fra il papa e Ladislao; ma Leonardo Aretino[Leonardus Aretinus, tom. 19 Rer. Ital.], che si trovava in Roma, attribuisce la trama ai soli parenti del papa, senza che egli ne avesse contezza. Vennero poi gli ambasciatori del re di Francia nel mese di luglio a sollecitar Gregorio pel divisato congresso, giacchè Antonio Corrario suo nipote avea largamente spacciata a Parigi la prontezza di suo zio alla cessione; ma Gregorio cominciò a mettere in campo delle difficoltà, e a produr diffidenze di Savona, proponendo altri luoghi. E perciocchè Paolo Orsino l'inquietava nonpoco pel soldo non pagato della sua condotta, ascendente a sessanta mila fiorini d'oro, nel dì 9 di agosto co' suoi cardinali se n'andò a Viterbo, e di là nel settembre passò a Siena, ove fermò la sua residenza. Colà furono a trovarlo di nuovo gli ambasciatori dell'antipapa e del re di Francia, a' quali rispose ad aperta ciera di non voler Savona. Fu proposto d'andare a Lucca, o a Pietra Santa, e si convenne che papa Gregorio si trasferirebbe all'ultimo d'essi luoghi, e Benedetto antipapa a Porto Venere; ma si consumarono più mesi in pretensioni, perchè Gregorio voleva prima in sua mano tutte le fortezze di Lucca: al chePaolo Guinigisignore di quella città non si sapeva accomodare. Nè bastarono i suddetti ambasciatori, co' quali s'unirono anche quelli di Venezia, per muovere Gregorio a partirsi di Siena. Intanto passarono i termini già accordati pel congresso di Savona[Bonincontrus, Annal., tom, 21 Rer. Ital.], dove s'era portato l'astuto antipapa circa il principio d'ottobre, sparlando forte dell'avversario, quantunque neppur egli si sentisse voglia alcuna di rinunziare il papato, menando a mano chi forse gli credea. Certo nel cuore di tutti e due più poteva l'ambizione che la religione. Lasciossi ben intendere papa Gregorio, stando in Siena, che avrebbe rinunziato[Theodoric. de Niem, lib. 3, cap. 23.], purchè fossero a lui riservati i vescovati di Modone e Corone, e l'arcivescovato di Jorch in Inghilterra creduto allora vacante, benchè tal non fosse, con altre rendite; o purchè a' suoi nipoti fossero concedute in vicariato le città di Faenza, Forti, Orvieto, Corneto ed altri luoghi. Ma i saggi cardinali non crederono di aver tanta autorità da poter promettere ed eseguir le promesse. L'amor de' parenti, siccome vediamo, facea perdere a questo pontefice di mira il buon cammino; e si sa che eglino tutto dì gli mettevano davanti agli occhi pericoli e rovine, s'egli dimetteva la sacra tiara[Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.]. Ora l'antipapaper far bene credere quanto contrario l'animo di Gregorio, altrettanto disposto il suo alla riunione, giacchè l'altro non si volea ridurre in Savona, venne maggiormente ad avvicinarsi a lui[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.]; cioè servito da sei galee passò a Genova, e nel dì 20 di dicembre vi fece la sua solenne entrata.Paolo Orsinoin quest'anno con due mila lancie andò a Toscanella, dove fu ben ricevuto da quel popolo[Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.]. Ma da lì a qualche tempo, col pretesto che quei cittadini avessero tramata contra di lui una congiura, mise a sacco tutta quella nobil terra, e se ne fece padrone.Luigi de' Casalinel mese d'ottobre[Ammirato, Istor. Fiorentina, lib. 17.]ucciseFrancescosuo zio, oppur cugino, signore di Cortona, e ne usurpò egli il dominio.Lodovico de' Migliorati, siccome già accennai, divenuto signore d'Ascoli, in premio d'aver ceduta quella città al re Ladislao, fu creato conte di Monopello; ma poco ne godè, perchè Ladislao, a cui il mancar fede poco costava, gli ritolse quello Stato. Altre terre della marca d'Ancona furono prese da esso re; eBerardo Varano, signore di Camerino, collegatosi con lui, e ribellatosi al papa, s'impossessò anch'egli di varii luoghi. Dopo la perdita di Pisa era venuto a MilanoGabriello Maria Visconte, e, raccomandatosi al ducaGiovanni-Mariasuo fratello, fu creato suo consigliere, e crebbe molto in autorità. Si prevalsero della di lui lontananza i Genovesi[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.], eBucicaldolor governatore, per impadronirsi di Sarzana, città rimasta in potere d'esso Gabriello. Il danaro fece tutto; e i governatori di quelle fortezze l'un dietro all'altro nel mese d'agosto, ricevuto il contante, le consegnarono ai Genovesi, i quali ne presero il possesso a nome proprio e del re di Francia. Durava la confusione, anzi più che mai cresceva in Milanoper le opposte fazioni de' Guelfi e Ghibellini[Corio, Istor. di Milano.], mancando maniere al giovinetto duca di calmare i loro tumulti. Lo stesso castello fortissimo di porta Zobia a lui non ubbidiva. Mostravano tutti in apparenza qualche rispetto a lui, e che i loro fossero movimenti privati per atterrar cadauno la parte contraria. IntantoFacino Canegran guerriero di questi tempi, che, per attestato di Andrea Redusio[Redus., Chron., tom. 19 Rer. Ital.], si potea appellare un altro Alessandro, venne a Milano in soccorso de' Ghibellini con ischiere numerose di armati. Allora fu[Billius, Hist., lib. 2, tom. 19 Rer. Ital.]che, veggendosi a mal partito, i Guelfi, ricorsero per aiuto aJacopo del Verme, e questi con ingorde promesse trasse colàOttobuono de' Terzicon altre brigate di combattenti. Trovandosi Ottobuono in vicinanza di Binasco, terra occupata da Facino e da Gabriello Maria Visconte[Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.], nel dì 21 di febbraio si mosse in ordinanza di battaglia per assalire il nemico Facino; e per accidente anche Facino era in armi co' suoi per fare lo stesso. Incontratisi dunque gli eserciti, ne seguì un crudel fatto di armi con istrage e prigionia di moltissimi. La notte sola cessar fece il combattimento. Era toccata la peggio ad Ottobuono, ed, irritato per questo, dopo aver ricevuto un rinforzo da Jacopo del Verme, andò con gran furore, non so se in quella oppure in altra notte, ad assalir di nuovo il campo di Facino sul primo sonno. Non si aspettava Facino questa scortese visita; e però furono ben tosto messe in rotta le sue genti. Vi restarono prigionieri circa mille uomini d'armi; Facino si ricoverò in Binasco;Marquardo dalla Rocca, valoroso condottiere d'armi, fatto prigione, ed interrogato da Ottobuono, ove fosse Facino, rispose di non saperlo, e quand'anche lo sapesse, che non l'avrebbe rivelato. L'infuriato Ottobuono allora gli passò colla spada lagola, e il lasciò morto. Ritirossi Facino ad Alessandria; Ottobuono per opera del Verme fu introdotto in Milano. Di che peso fosse costui, non tardò quel popolo a sentirlo. Si studiarono i cittadini di farlo partire, ma non partì senza aver prima cavato dalle borse più di cento mila fiorini d'oro; e poi si unì a Monza conAstorre Viscontebastardo di Bernabò, per far guerra a Milano. Racconto io in poche parole tutti questi fatti, perchè l'assunto mio non mi permette di più. Nè si dee tacere che Jacopo del Verme, già passato al soldo de' Veneziani, e spedito in Levante contro de' Turchi, quivi lasciò poi gloriosamente la vita. In questo anno a dì 17 di marzoFrancesco da Gonzagasignore di Mantova, principe assai rinomato pel suo valore, terminò la sua vita, con succedere a luiGian-Francescosuo figliuolo in età di circa quindici anni[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.]. Corse subito a MantovaCarlo Malatesta, siccome zio materno d'esso novello principe, per dare buon sesto a quel governo. Erasi intanto ritirato a Parma Ottobuono, e perchè il costume suo era di vivere di rapine, passò con più di due mila cavalli, benchè nemicizia dichiarata non vi fosse, sul territorio della Mirandola e di San Felice, fermandosi quivi più d'un mese. Immenso fu il saccheggio ch'egli diede non solamente a quella contrada, ma anche a tutto il basso Modenese. Nè bastò questo alla crudel prepotenza. Sette navi grosse di mercatanti milanesi e veneziani, cariche di mercatanzie per valore di più di cento cinquanta mila fiorini d'oro, andavano giù per Po alla volta di Venezia. Aveano passaporto dello stesso Ottobuono, e a nulla servì; tutto fu preso dall'insaziabile ed infedel tiranno.

Una speciosa apparenza di vedere in quest'anno il termine dello scisma diedero amendue i contendenti del papato[Raynaldus, Annal. Eccles.]. A udir le loro parole, lettere ed ambascerie,si scorgevano pronti cadauno a spogliarsi del manto pontificio.Papa Gregorio XII, per ben accertare il pubblico della sua buona intenzione, spedìAntonio vescovodi Modena suo nipote con altri due ambasciatori a Marsilia[vita Gregorii XII, P. II, tom. 3 Rer. Ital.]per convenire coll'antipapa Benedettodel luogo, dove s'avea a tenere il congresso fra loro. Si stabilì che amendue venissero alla città di Savona; e Teodorico da Niem[Theodoricus de Niem, Hist.]rapporta i capitoli formati per la maniera con cui doveano gli emuli venire, stare e regolarsi nel progettato loro abboccamento. Furono accettati e confermati da papa Gregorio, il bello fu che questo futuro viaggio a Savona servì ad esso pontefice di colore e pretesto per intimar le decime a tutto il clero d'Italia, Sicilia, Dalmazia, Ungheria ed altri paesi, come costa dai documenti rapportati dal Rinaldi. E perciocchè i prelati per le lunghe passate guerre trovandosi impoveriti, allegavano l'impotenza di pagare, non erano ascoltate le lor querele e ragioni; la pena della privazion degli uffizii, intimata a chiunque fosse renitente, obbligò ciascuno a soddisfare. Moltissimi perciò venderono i vasi e paramenti sacri delle lor chiese, come attesta l'autore della Vita d'esso pontefice. Teodorico da Niem aggiugne che le chiese e i monisteri di Roma furono obbligati ad impegnare od alienare le lor sacre suppellettili e molti dei loro poderi. Servì poi questo ammassamento di danaro a far vivere lautamente e splendidamente esso papa, la comitiva de' suoi nipoti, e la sua gran famiglia, di modo che consumava egli più in zucchero che non aveano fatto i suoi predecessori in vitto e vestito. E da lì a pochi mesi si videro i di lui nipoti secolari abbandonarsi ad ogni forma di lusso con pompa di numerosa servitù e di cavalli. Ingrato ancora versoInnocenzo VIIsuo predecessore, che lo avea esaltato, cacciò di corte la di lui famiglia e il nipote. Privò della marca di AnconaLodovico de' Miglioratialtro dilui nipote, il quale, con raccomandarsi alla protezione delre Ladislao, occupò Ascoli e Fermo. Tolse ancora la camerlengheria ad un altro nipote d'esso Innocenzo, e la conferì adAntoniosuo nipote. Bene è che il lettore sappia tutte queste particolarità, acciocchè, vedendo poi deposto questo papa dai cardinali zelanti, comprenda che fu abbassato uno, il quale in apparenza era uomo santo, ma senza che i fatti corrispondessero a sì vantaggioso concetto.

Non piacque ad esso re Ladislao la convenzion fatta da Gregorio XII di passare a Savona per trattare coll'antipapa, perchè temeva che i Franzesi carpissero in quel congresso, qualche capitolo in favore della casa d'Angiò, pregiudiziale a' suoi diritti. Ora, per fargli paura ed imbrogliar le carte, fece che nel dì 17 di giugno[Antonii Petri Diarii, tom. 24 Rer. Ital.]i Colonnesi ed altri nobili romani entrassero per un pezzo di muro rotto nella città di Roma. Diedero alle armi i Romani; il papa si ritirò in castello Sant'Angelo. Nel dì seguentePaolo Orsino, ch'era al soldo del medesimo papa, andò ad attaccar battaglia co' nemici, li mise in rotta e fece prigioniGiovanni, NiccolòeCorradino Colonnesi, Antonio Savello, Jacopo Orsinoed altri baroni romani, ad alcuni de' quali fu tagliata la testa, ad altri restituita per danari la libertà. Credettero alcuni che questo badalucco fosse seguito di concerto fra il papa e Ladislao; ma Leonardo Aretino[Leonardus Aretinus, tom. 19 Rer. Ital.], che si trovava in Roma, attribuisce la trama ai soli parenti del papa, senza che egli ne avesse contezza. Vennero poi gli ambasciatori del re di Francia nel mese di luglio a sollecitar Gregorio pel divisato congresso, giacchè Antonio Corrario suo nipote avea largamente spacciata a Parigi la prontezza di suo zio alla cessione; ma Gregorio cominciò a mettere in campo delle difficoltà, e a produr diffidenze di Savona, proponendo altri luoghi. E perciocchè Paolo Orsino l'inquietava nonpoco pel soldo non pagato della sua condotta, ascendente a sessanta mila fiorini d'oro, nel dì 9 di agosto co' suoi cardinali se n'andò a Viterbo, e di là nel settembre passò a Siena, ove fermò la sua residenza. Colà furono a trovarlo di nuovo gli ambasciatori dell'antipapa e del re di Francia, a' quali rispose ad aperta ciera di non voler Savona. Fu proposto d'andare a Lucca, o a Pietra Santa, e si convenne che papa Gregorio si trasferirebbe all'ultimo d'essi luoghi, e Benedetto antipapa a Porto Venere; ma si consumarono più mesi in pretensioni, perchè Gregorio voleva prima in sua mano tutte le fortezze di Lucca: al chePaolo Guinigisignore di quella città non si sapeva accomodare. Nè bastarono i suddetti ambasciatori, co' quali s'unirono anche quelli di Venezia, per muovere Gregorio a partirsi di Siena. Intanto passarono i termini già accordati pel congresso di Savona[Bonincontrus, Annal., tom, 21 Rer. Ital.], dove s'era portato l'astuto antipapa circa il principio d'ottobre, sparlando forte dell'avversario, quantunque neppur egli si sentisse voglia alcuna di rinunziare il papato, menando a mano chi forse gli credea. Certo nel cuore di tutti e due più poteva l'ambizione che la religione. Lasciossi ben intendere papa Gregorio, stando in Siena, che avrebbe rinunziato[Theodoric. de Niem, lib. 3, cap. 23.], purchè fossero a lui riservati i vescovati di Modone e Corone, e l'arcivescovato di Jorch in Inghilterra creduto allora vacante, benchè tal non fosse, con altre rendite; o purchè a' suoi nipoti fossero concedute in vicariato le città di Faenza, Forti, Orvieto, Corneto ed altri luoghi. Ma i saggi cardinali non crederono di aver tanta autorità da poter promettere ed eseguir le promesse. L'amor de' parenti, siccome vediamo, facea perdere a questo pontefice di mira il buon cammino; e si sa che eglino tutto dì gli mettevano davanti agli occhi pericoli e rovine, s'egli dimetteva la sacra tiara[Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.]. Ora l'antipapaper far bene credere quanto contrario l'animo di Gregorio, altrettanto disposto il suo alla riunione, giacchè l'altro non si volea ridurre in Savona, venne maggiormente ad avvicinarsi a lui[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.]; cioè servito da sei galee passò a Genova, e nel dì 20 di dicembre vi fece la sua solenne entrata.

Paolo Orsinoin quest'anno con due mila lancie andò a Toscanella, dove fu ben ricevuto da quel popolo[Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.]. Ma da lì a qualche tempo, col pretesto che quei cittadini avessero tramata contra di lui una congiura, mise a sacco tutta quella nobil terra, e se ne fece padrone.Luigi de' Casalinel mese d'ottobre[Ammirato, Istor. Fiorentina, lib. 17.]ucciseFrancescosuo zio, oppur cugino, signore di Cortona, e ne usurpò egli il dominio.Lodovico de' Migliorati, siccome già accennai, divenuto signore d'Ascoli, in premio d'aver ceduta quella città al re Ladislao, fu creato conte di Monopello; ma poco ne godè, perchè Ladislao, a cui il mancar fede poco costava, gli ritolse quello Stato. Altre terre della marca d'Ancona furono prese da esso re; eBerardo Varano, signore di Camerino, collegatosi con lui, e ribellatosi al papa, s'impossessò anch'egli di varii luoghi. Dopo la perdita di Pisa era venuto a MilanoGabriello Maria Visconte, e, raccomandatosi al ducaGiovanni-Mariasuo fratello, fu creato suo consigliere, e crebbe molto in autorità. Si prevalsero della di lui lontananza i Genovesi[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.], eBucicaldolor governatore, per impadronirsi di Sarzana, città rimasta in potere d'esso Gabriello. Il danaro fece tutto; e i governatori di quelle fortezze l'un dietro all'altro nel mese d'agosto, ricevuto il contante, le consegnarono ai Genovesi, i quali ne presero il possesso a nome proprio e del re di Francia. Durava la confusione, anzi più che mai cresceva in Milanoper le opposte fazioni de' Guelfi e Ghibellini[Corio, Istor. di Milano.], mancando maniere al giovinetto duca di calmare i loro tumulti. Lo stesso castello fortissimo di porta Zobia a lui non ubbidiva. Mostravano tutti in apparenza qualche rispetto a lui, e che i loro fossero movimenti privati per atterrar cadauno la parte contraria. IntantoFacino Canegran guerriero di questi tempi, che, per attestato di Andrea Redusio[Redus., Chron., tom. 19 Rer. Ital.], si potea appellare un altro Alessandro, venne a Milano in soccorso de' Ghibellini con ischiere numerose di armati. Allora fu[Billius, Hist., lib. 2, tom. 19 Rer. Ital.]che, veggendosi a mal partito, i Guelfi, ricorsero per aiuto aJacopo del Verme, e questi con ingorde promesse trasse colàOttobuono de' Terzicon altre brigate di combattenti. Trovandosi Ottobuono in vicinanza di Binasco, terra occupata da Facino e da Gabriello Maria Visconte[Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.], nel dì 21 di febbraio si mosse in ordinanza di battaglia per assalire il nemico Facino; e per accidente anche Facino era in armi co' suoi per fare lo stesso. Incontratisi dunque gli eserciti, ne seguì un crudel fatto di armi con istrage e prigionia di moltissimi. La notte sola cessar fece il combattimento. Era toccata la peggio ad Ottobuono, ed, irritato per questo, dopo aver ricevuto un rinforzo da Jacopo del Verme, andò con gran furore, non so se in quella oppure in altra notte, ad assalir di nuovo il campo di Facino sul primo sonno. Non si aspettava Facino questa scortese visita; e però furono ben tosto messe in rotta le sue genti. Vi restarono prigionieri circa mille uomini d'armi; Facino si ricoverò in Binasco;Marquardo dalla Rocca, valoroso condottiere d'armi, fatto prigione, ed interrogato da Ottobuono, ove fosse Facino, rispose di non saperlo, e quand'anche lo sapesse, che non l'avrebbe rivelato. L'infuriato Ottobuono allora gli passò colla spada lagola, e il lasciò morto. Ritirossi Facino ad Alessandria; Ottobuono per opera del Verme fu introdotto in Milano. Di che peso fosse costui, non tardò quel popolo a sentirlo. Si studiarono i cittadini di farlo partire, ma non partì senza aver prima cavato dalle borse più di cento mila fiorini d'oro; e poi si unì a Monza conAstorre Viscontebastardo di Bernabò, per far guerra a Milano. Racconto io in poche parole tutti questi fatti, perchè l'assunto mio non mi permette di più. Nè si dee tacere che Jacopo del Verme, già passato al soldo de' Veneziani, e spedito in Levante contro de' Turchi, quivi lasciò poi gloriosamente la vita. In questo anno a dì 17 di marzoFrancesco da Gonzagasignore di Mantova, principe assai rinomato pel suo valore, terminò la sua vita, con succedere a luiGian-Francescosuo figliuolo in età di circa quindici anni[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.]. Corse subito a MantovaCarlo Malatesta, siccome zio materno d'esso novello principe, per dare buon sesto a quel governo. Erasi intanto ritirato a Parma Ottobuono, e perchè il costume suo era di vivere di rapine, passò con più di due mila cavalli, benchè nemicizia dichiarata non vi fosse, sul territorio della Mirandola e di San Felice, fermandosi quivi più d'un mese. Immenso fu il saccheggio ch'egli diede non solamente a quella contrada, ma anche a tutto il basso Modenese. Nè bastò questo alla crudel prepotenza. Sette navi grosse di mercatanti milanesi e veneziani, cariche di mercatanzie per valore di più di cento cinquanta mila fiorini d'oro, andavano giù per Po alla volta di Venezia. Aveano passaporto dello stesso Ottobuono, e a nulla servì; tutto fu preso dall'insaziabile ed infedel tiranno.


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