MCCCCXI

MCCCCXIAnno diCristomccccxi. IndizioneIV.Giovanni XXIIIpapa 2.Sigismondore de' Romani 2.Giunto a Bologna nel dì 16 di gennaio ilre Lodovicod'Angiò[Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rerum Italic.], non lasciò indietro esortazioni e ragioni per condurre a Roma il ponteficeGiovanni XXIII. Dopo averlo disposto a questo viaggio, sul principio di marzo s'inviò egli innanzi a quella volta. Nel dì ultimo di esso mese gli tenne dietro il papa, con lasciare al governo di Bologna il cardinal di Napoli. Nel dì 11 d'aprile giunse nelle vicinanze di Roma[Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital.], e fece dipoi la sua solenne entrata in San Pietro col re Lodovico, che l'addestrava, nel sabbato santo. La festa del popolo romano fu grande. Fatti i preparamenti dell'armata, e benedette le bandiere, uscì il re Lodovico in campagna, incamminandosi nel dì 28 d'aprile verso il regno di Napoli, accompagnato da insigni condottieri d'armi, cioè daPaolo Orsino,Sforza Attendolo,Braccio da MontonePerugino,Gentile da Monterano, dalconte di Tagliacozzoe da una fiorita nobiltà. Circa dodici mila cavalli e numerosa fanteria seco condusse[Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.]. Sul principio del maggio venne a mettersi a fronte di lui ilre Ladislaocon esercito quasi eguale a Roccasecca. Stettero guardandosi le due armate sino al dì 19 d'esso mese[Theodoricus de Niem, in Johanne XXIII. S. Antonin., et alii.], in cui, avendo innanzi il re Ladislao mandato il guanto della disfida, si azzuffarono. Crudele fu la battaglia, e piena in fine la sconfitta di Ladislao colla perdita delle bandiere, tende e bagaglio, e con restar prigionieri il legato del deposto papaGregorio XII,conte da Carrara, iconti d'Aquino,di Celano,d'Alvito, e molti altri de' principali baroni di Napoli. Si salvò Ladislao, e con fatica, a piedi a Roccasecca, e come potè il meglio attese a fortificarsi per impedire i progressi dell'armata vincitrice: il che gli venne fatto. Fu creduto[Ammirato, Istor. Fiorentina, lib. 18.]che l'aver egli guadagnato sotto manoPaolo Orsino, questi andasse tanto tergiversando, che il re si rimise in forze, e fece poi testa a' nemici. S'aggiunse un altro fatto, per cui maggiormente venne calando la bella apparenza di detronizzar Ladislao. Lo scrivo sulla fede di Bonincontro[Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.], perchè a me resta dubbio essere lo stesso che quel dell'anno antecedente. Avea spedito il re Lodovico otto navi grosse e venti galee verso il regno di Napoli, acciocchè per mare secondassero l'impresa della sua armata di terra. Quasi nello stesso tempo che seguì la battaglia poco fa narrata, furono anche assalite le dette navi angioine dalla flotta di Ladislao, consistente in sette galee e sei navi, e furono prese. Giunto questo doloroso avviso alle galee di Lodovico, se n'andarono in Calabria per assistere a Niccolò Ruffo, che s'era in quelle parti insignorito divarie castella, e nel cammino espugnarono Policastro. A nulla poi si ridussero tali conquiste, perchè il re Ladislao, tornato che fu in forze, mandò le sue genti in Calabria, che ricuperarono Crotone e Catanzaro, con obbligare Niccolò Ruffo a salvarsi in Provenza, da dove era venuto. Intanto il re Lodovico, trovati chiusi i passi per inoltrarsi nel regno di Napoli, e mancandogli danaro e viveri per mantenere l'armata, dolente la ricondusse a Roma nel dì 12 di luglio[Antonii Petri Diarii, tom. 24 Rer. Ital.], e poscia nel dì 5 d'agosto imbarcatosi, spiegò le vele verso la Provenza. Fortunato senza dubbio fu in sì disastrosi tempi il re Ladislao; ma molto contribuì a sostenersi contra di quel minaccioso torrente, l'aver egli nell'anno precedente procurato di staccare dalla lega del papa i Fiorentini, i quali stanchi erano omai di tante spese[Ammirat., Istoria Fiorentina, lib. 18.]. Infatti, nel gennaio del presente anno furono sottoscritti i capitoli della pace fra loro, il più importante de' quali fu, ch'egli per sessanta mila fiorini d'oro vendè a' Fiorentini la città di Cortona: del che grande allegrezza fu fatta in Firenze per questo accrescimento di potenza. Dopo aver papa Giovanni nel dì 5 di giugno creati tredici cardinali, tutte persone di merito, grandi processi fabbricò dipoi contra del re Ladislao[Diario Ferrarese, tom. 24 Rer. Ital.]; e nel dì 9 di settembre il dichiarò scomunicato e privato di tutti i suoi titoli e dominii: armi che contra d'un principe tale, poco curante della religione, si trovarono affatto spuntate.Dacchè il popolo di Bologna vide partito il papa, da cui in addietro, quando era solamente cardinale, era stato governato con mano assai pesante, sentì risorgere il desiderio dell'antica sua libertà. Scoppiò questo tumore nel dì 12 di maggio[Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Italic. Cronica di Bologna, tom. eod. Diario Ferrar., ubi supra.]. Corsero que' cittadini all'armi, gridando:Viva il popolo e le arti; e ilcardinale legato si ritirò nel castello, oppur nella casa d'un mercatante, e fu dato il sacco al suo palazzo. Assediato il castello, si tenne saldo sino al dì 28 del mese suddetto, in cui si rendè ai cittadini, salva la roba e le persone, e fu poi disfatto. Sul principio di giugnoCarlo Malatesta, gran protettore di papaGregorio XII, arrivò colle sue genti d'armi a San Giovanni in Persiceto, terra da lui posseduta, ed assediata inutilmente nel precedente aprile dai Bolognesi: il che inteso da essi, tornarono nel dì 11 d'esso giugno a mettervi il campo. Ritrovato l'osso duro, fu giudicato meglio di far pace col Malatesta, il quale non solo restò padrone di San Giovanni, ma ancora si fece pagar trenta mila lire da essi Bolognesi. Anche il popolo della città di Forlì, udita la rivoluzion di Bologna, si levò a rumore, e, scacciati gli uffiziali del papa, acclamò per suo signoreNiccolò marchesedi Ferrara[Diario Ferrarese, tom. 24 Rer. Ital. Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. Chron. Foroliviens., tom. 19 Rer. Ital.], il cui capitano Guido Torello ivi si trovava con un corpo d'armati. Ma entrati in essa cittàGiorgioedAntonio degli Ordelaffinel dì 7 di giugno con due mila pedoni, ne presero il possesso, e dopo qualche tempo costrinsero alla loro ubbidienza la rocca e la cittadella. Poco profittò Antonio di tal acquisto, perchè macchinando di levare il comando, e fors'anche la vita a Giorgio, scoperto il trattato (se pur fu vero), nel dì 30 di agosto venne preso e confinato in prigione da esso Giorgio, il quale restò solo padrone. Allora i Forlivesi per opera di Carlo Malatesta si partirono dall'ubbidienza di papa Giovanni, e aderirono a papa Gregorio. Nel dicembre ancora di quest'anno[Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.]si accese guerra fraSigismondo re de' Romani, d'Ungheria e Boemia, e i Veneziani, pretendendo il re che gli fosse restituita Zara colla Dalmazia. Entrati gli Ungheri nel Friuli, presero Udine, Marano e Porto Gruaro, talmenteche il patriarca d'Aquileia scappò a Venezia. Impadronitisi ancora di Cividal di Belluno, Feltro e Serravalle, minacciavano di peggio; se non che i Veneziani, con incredibil diligenza formato un copioso armamento, e tolto al loro servigio per generaleCarlo Malatesta, ruppero il corso alle conquiste di que' Barbari. Nella state di quest'anno[Diario Ferrarese, tom. 24 Rer. Ital.]Niccolò marchesed'Este, signor di Ferrara, Modena, Reggio e Parma, essendo molestato daOrlando Pallavicino, che tenea occupato Borgo San Donnino, spedì colà il valoroso suo capitanUguccion de' Contrariicon due mila cavalli e molta fanteria. Varie castella tolse Uguccione ad Orlando, e il ridusse a tale che fu obbligato a cedere la nobil terra di Borgo San Donnino al marchese, il qual, fattolo venire a Ferrara, il prese al suo servigio con decorosa provvisione. Era già entrato Facino Cane in Pavia[Id., ibid. Corio, Istoria di Milano.], nè altro più restava aFilippo Maria Visconteche quel fortissimo castello, dove s'era chiuso. Ma postovi l'assedio da Facino, gli convenne capitolare e rendersi. Fra i capitoli vi fu che Filippo Maria ritenesse il titolo di conte di Pavia, ma conte solo di nome, perciocchè Facino mise sua gente nel castello, ed era padron di tutto, dando al misero principe quanto gli bastava per vivere e mantenere una scarsa corte. Dopo questo andò Facino a far guerra aPandolfo Malatestasignore di Brescia, ma senza apparir sulle prime se fosse guerra vera o da burla.

Giunto a Bologna nel dì 16 di gennaio ilre Lodovicod'Angiò[Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rerum Italic.], non lasciò indietro esortazioni e ragioni per condurre a Roma il ponteficeGiovanni XXIII. Dopo averlo disposto a questo viaggio, sul principio di marzo s'inviò egli innanzi a quella volta. Nel dì ultimo di esso mese gli tenne dietro il papa, con lasciare al governo di Bologna il cardinal di Napoli. Nel dì 11 d'aprile giunse nelle vicinanze di Roma[Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital.], e fece dipoi la sua solenne entrata in San Pietro col re Lodovico, che l'addestrava, nel sabbato santo. La festa del popolo romano fu grande. Fatti i preparamenti dell'armata, e benedette le bandiere, uscì il re Lodovico in campagna, incamminandosi nel dì 28 d'aprile verso il regno di Napoli, accompagnato da insigni condottieri d'armi, cioè daPaolo Orsino,Sforza Attendolo,Braccio da MontonePerugino,Gentile da Monterano, dalconte di Tagliacozzoe da una fiorita nobiltà. Circa dodici mila cavalli e numerosa fanteria seco condusse[Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.]. Sul principio del maggio venne a mettersi a fronte di lui ilre Ladislaocon esercito quasi eguale a Roccasecca. Stettero guardandosi le due armate sino al dì 19 d'esso mese[Theodoricus de Niem, in Johanne XXIII. S. Antonin., et alii.], in cui, avendo innanzi il re Ladislao mandato il guanto della disfida, si azzuffarono. Crudele fu la battaglia, e piena in fine la sconfitta di Ladislao colla perdita delle bandiere, tende e bagaglio, e con restar prigionieri il legato del deposto papaGregorio XII,conte da Carrara, iconti d'Aquino,di Celano,d'Alvito, e molti altri de' principali baroni di Napoli. Si salvò Ladislao, e con fatica, a piedi a Roccasecca, e come potè il meglio attese a fortificarsi per impedire i progressi dell'armata vincitrice: il che gli venne fatto. Fu creduto[Ammirato, Istor. Fiorentina, lib. 18.]che l'aver egli guadagnato sotto manoPaolo Orsino, questi andasse tanto tergiversando, che il re si rimise in forze, e fece poi testa a' nemici. S'aggiunse un altro fatto, per cui maggiormente venne calando la bella apparenza di detronizzar Ladislao. Lo scrivo sulla fede di Bonincontro[Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.], perchè a me resta dubbio essere lo stesso che quel dell'anno antecedente. Avea spedito il re Lodovico otto navi grosse e venti galee verso il regno di Napoli, acciocchè per mare secondassero l'impresa della sua armata di terra. Quasi nello stesso tempo che seguì la battaglia poco fa narrata, furono anche assalite le dette navi angioine dalla flotta di Ladislao, consistente in sette galee e sei navi, e furono prese. Giunto questo doloroso avviso alle galee di Lodovico, se n'andarono in Calabria per assistere a Niccolò Ruffo, che s'era in quelle parti insignorito divarie castella, e nel cammino espugnarono Policastro. A nulla poi si ridussero tali conquiste, perchè il re Ladislao, tornato che fu in forze, mandò le sue genti in Calabria, che ricuperarono Crotone e Catanzaro, con obbligare Niccolò Ruffo a salvarsi in Provenza, da dove era venuto. Intanto il re Lodovico, trovati chiusi i passi per inoltrarsi nel regno di Napoli, e mancandogli danaro e viveri per mantenere l'armata, dolente la ricondusse a Roma nel dì 12 di luglio[Antonii Petri Diarii, tom. 24 Rer. Ital.], e poscia nel dì 5 d'agosto imbarcatosi, spiegò le vele verso la Provenza. Fortunato senza dubbio fu in sì disastrosi tempi il re Ladislao; ma molto contribuì a sostenersi contra di quel minaccioso torrente, l'aver egli nell'anno precedente procurato di staccare dalla lega del papa i Fiorentini, i quali stanchi erano omai di tante spese[Ammirat., Istoria Fiorentina, lib. 18.]. Infatti, nel gennaio del presente anno furono sottoscritti i capitoli della pace fra loro, il più importante de' quali fu, ch'egli per sessanta mila fiorini d'oro vendè a' Fiorentini la città di Cortona: del che grande allegrezza fu fatta in Firenze per questo accrescimento di potenza. Dopo aver papa Giovanni nel dì 5 di giugno creati tredici cardinali, tutte persone di merito, grandi processi fabbricò dipoi contra del re Ladislao[Diario Ferrarese, tom. 24 Rer. Ital.]; e nel dì 9 di settembre il dichiarò scomunicato e privato di tutti i suoi titoli e dominii: armi che contra d'un principe tale, poco curante della religione, si trovarono affatto spuntate.

Dacchè il popolo di Bologna vide partito il papa, da cui in addietro, quando era solamente cardinale, era stato governato con mano assai pesante, sentì risorgere il desiderio dell'antica sua libertà. Scoppiò questo tumore nel dì 12 di maggio[Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Italic. Cronica di Bologna, tom. eod. Diario Ferrar., ubi supra.]. Corsero que' cittadini all'armi, gridando:Viva il popolo e le arti; e ilcardinale legato si ritirò nel castello, oppur nella casa d'un mercatante, e fu dato il sacco al suo palazzo. Assediato il castello, si tenne saldo sino al dì 28 del mese suddetto, in cui si rendè ai cittadini, salva la roba e le persone, e fu poi disfatto. Sul principio di giugnoCarlo Malatesta, gran protettore di papaGregorio XII, arrivò colle sue genti d'armi a San Giovanni in Persiceto, terra da lui posseduta, ed assediata inutilmente nel precedente aprile dai Bolognesi: il che inteso da essi, tornarono nel dì 11 d'esso giugno a mettervi il campo. Ritrovato l'osso duro, fu giudicato meglio di far pace col Malatesta, il quale non solo restò padrone di San Giovanni, ma ancora si fece pagar trenta mila lire da essi Bolognesi. Anche il popolo della città di Forlì, udita la rivoluzion di Bologna, si levò a rumore, e, scacciati gli uffiziali del papa, acclamò per suo signoreNiccolò marchesedi Ferrara[Diario Ferrarese, tom. 24 Rer. Ital. Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. Chron. Foroliviens., tom. 19 Rer. Ital.], il cui capitano Guido Torello ivi si trovava con un corpo d'armati. Ma entrati in essa cittàGiorgioedAntonio degli Ordelaffinel dì 7 di giugno con due mila pedoni, ne presero il possesso, e dopo qualche tempo costrinsero alla loro ubbidienza la rocca e la cittadella. Poco profittò Antonio di tal acquisto, perchè macchinando di levare il comando, e fors'anche la vita a Giorgio, scoperto il trattato (se pur fu vero), nel dì 30 di agosto venne preso e confinato in prigione da esso Giorgio, il quale restò solo padrone. Allora i Forlivesi per opera di Carlo Malatesta si partirono dall'ubbidienza di papa Giovanni, e aderirono a papa Gregorio. Nel dicembre ancora di quest'anno[Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.]si accese guerra fraSigismondo re de' Romani, d'Ungheria e Boemia, e i Veneziani, pretendendo il re che gli fosse restituita Zara colla Dalmazia. Entrati gli Ungheri nel Friuli, presero Udine, Marano e Porto Gruaro, talmenteche il patriarca d'Aquileia scappò a Venezia. Impadronitisi ancora di Cividal di Belluno, Feltro e Serravalle, minacciavano di peggio; se non che i Veneziani, con incredibil diligenza formato un copioso armamento, e tolto al loro servigio per generaleCarlo Malatesta, ruppero il corso alle conquiste di que' Barbari. Nella state di quest'anno[Diario Ferrarese, tom. 24 Rer. Ital.]Niccolò marchesed'Este, signor di Ferrara, Modena, Reggio e Parma, essendo molestato daOrlando Pallavicino, che tenea occupato Borgo San Donnino, spedì colà il valoroso suo capitanUguccion de' Contrariicon due mila cavalli e molta fanteria. Varie castella tolse Uguccione ad Orlando, e il ridusse a tale che fu obbligato a cedere la nobil terra di Borgo San Donnino al marchese, il qual, fattolo venire a Ferrara, il prese al suo servigio con decorosa provvisione. Era già entrato Facino Cane in Pavia[Id., ibid. Corio, Istoria di Milano.], nè altro più restava aFilippo Maria Visconteche quel fortissimo castello, dove s'era chiuso. Ma postovi l'assedio da Facino, gli convenne capitolare e rendersi. Fra i capitoli vi fu che Filippo Maria ritenesse il titolo di conte di Pavia, ma conte solo di nome, perciocchè Facino mise sua gente nel castello, ed era padron di tutto, dando al misero principe quanto gli bastava per vivere e mantenere una scarsa corte. Dopo questo andò Facino a far guerra aPandolfo Malatestasignore di Brescia, ma senza apparir sulle prime se fosse guerra vera o da burla.


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