MCCCCXLIVAnno diCristomccccxliv. Indiz.VII.Eugenio IVpapa 14.Federigo IIIre de' Romani 5.Trovandosi in FermoBianca Viscontemoglie del conteFrancesco Sforza, quivi nel dì 24 di gennaio diede alla luce un figliuolo[Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 6, tom. 21 Rer. Italic.]; del qual parto fu immantenente spedita la nuova al duca di Milano, padre di lei, per sapere qual nome si dovesse porre al nato figliuolo. Gli fuposto quello diGaleazzo Maria. Fra le sue disavventure ebbe almeno il conte Francesco questa consolazione. Ma, trovandosi senza danari, spedì per ottenerneSigismondo Malatestasuo genero a Venezia, e ne ricavò questi buona somma, e la maggior parte ancora ne ritenne per sè a conto delle sue paghe. All'incontroNiccolò Piccininofu ben rinforzato di gente e danaro dalpapae dalre Alfonso; laonde entrò in campagna per tempo, e cominciò le scorrerie pel territorio di Fermo. Dall'altra parte anche le milizie del re Alfonso ricominciarono la guerra. A Monte Milone si portò il Piccinino, ed, avendo passato il fiume Potenza, fu quivi colto da Ciarpellione, uno de' più valenti condottieri d'armi che si avesse il conte Francesco, e ne riportò una buona pelata colla prigionia di molti de' suoi. Si salvò egli miracolosamente, ritirandosi in una torricella, che rimase intatta, per non avervi fatto mente Ciarpellione. Perchè poi gli venne ordine dal duca di portarsi a Milano, e di fare intanto tregua col conte Francesco, eseguì Niccolò il primo comandamento, ma non già il secondo, avendoglielo impedito il legato del papa. Però, lasciato il comando dell'armata aFrancesco Piccininosuo figliuolo, volò in Lombardia. Trovossi intanto il conte Francesco in gravi angustie, perchè Sigismondo Malatesta l'avea tradito con essersi messo in viaggio colle sue truppe, per andare ad unirsi con lui, ma con aver poi trovati de' pretesti per tornarsene a Rimini. Dall'altro canto, se Francesco Piccinino univa la sua armata coll'aragonese, non vedea modo da poter sostenere la città di Fermo contra di tante forze. Ora per impedir siffatta unione con quella gente che avea, prese lo spediente di andare a visitar esso Francesco Piccinino, che s'era ben postato a Monte Olmo. Secondo il Simonetta, era il dì di venerdì 23 d'agosto, quando gli fu a fronte, e colle schiere in battaglia l'assalì. Ma non battono i conti secondo il calendario.Negli Annali di Forlì è scritto che fu il dì 19 d'esso mese[Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.], e lo stesso vien confermato dalla Cronica di Rimini[Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.], e dal Sanuto[Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.], che per errore dice di maggio. Nè di ciò si può dubitare, stante una lettera scritta nel medesimo dì 19 d'agosto dal conte Francesco a Bologna, come s'ha dalla Cronica d'essa città[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.]. In quel conflitto certo è che segni di gran valore diede Francesco Piccinino colle sue squadre; ma egli combatteva con un capitano che in fatti d'armi fu maraviglioso, nè sapea esser vinto. Mentre si combatteva,Alessandro Sforzaoccupò le tende e il bagaglio de' nemici; poscia seguitò ad incalzarli dal suo canto; nel qual tempo il conte Francesco suo fratello con eguale attenzion ed ardore facea lo stesso dall'altro. In somma restò sbaragliato l'esercito di Francesco Piccinino colla perdita di quasi tre mila cavalli, ed egli col rifugiarsi in una palude cercò di salvarsi, ma da un suo fante tradito fu condotto prigione al conte Francesco. Ebbero fatica a ridursi in salvoil cardinal Domenico Capranicalegato del papa, eMalatestaa Cesena. Nel dì seguente Monte Olmo si rendè al conte Francesco, ed ivi fu ritrovata gran copia d'uffiziali e soldati del Piccinino, che vi si erano rifugiati con assai cavalli e robe preziose. Ciò fatto, marciò il vittorioso Sforza a Macerata, e senza fatica se ne impossessò, siccome ancora di San Severino. Cingoli volle aspettar la forza prima di rendersi, e dopo otto giorni se gli sottomise con altri piccioli luoghi. Intanto esso conte fece tentar di pacepapa Eugenio, che si trovava allora a Perugia, conturbato non poco per le di lui vittorie, dopo aver fulminate le scomuniche nel precedente maggio contra di lui e di Sigismondo Malatesta. Alle istanze del conte diedero maggior polso gli ambasciatori di Venezia e Firenze, di maniera chel'accordo seguì nel dì 10 d'ottobre, con avere il papa lasciate al medesimo conte in feudo con titolo di marchese tutte le terre da lui possedute e ricuperate prima del dì 15 oppure 18 del mese suddetto. A riserva d'Osimo, Recanati, Fabriano ed Ancona, il resto della Marca ubbidiva ai suoi cenni.Era venuto a MilanoNiccolò Piccinino, chiamatovi, come dissi (non si sa bene il motivo) dal duca. Non gli si partiva dal cuore l'affanno per la perdita di Bologna[Corio, Istor. di Milano.], e per la sconfitta a lui data dal conte Francesco Sforza. A questi pensieri, che il laceravano di dentro, si aggiunse l'altra dolorosa nuova non solo della rotta di Francesco suo figliuolo, ma d'esser egli anche caduto prigione nelle mani dell'emulo ossia nemico Sforza. Soccombè in fine alla malinconia, ed, infermatosi, terminò il corso del suo vivere nel dì 15 oppure 16 d'ottobre[Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital.]: con che mancò uno de' più insigni generali d'armata che s'avesse l'Italia, a cui niun altro si potea anteporre, se non Francesco Sforza. Nelle spedizioni la sua attività e prestezza non ebbe pari; ma egli si prometteva molto della fortuna, e però azzardava bene spesso nelle sue imprese: laddove lo Sforza sempre operava con saviezza, e sapea cedere e temporeggiare, quando lo richiedeva il bisogno, nè temerariamente mai procedeva in ciò che imprendeva. Per la morte del Piccinino sommamente si afflisse il ducaFilippo Maria, rimasto privo di sì valente, onorato e fedele capitano; nè potendo far altro, si rivolse a beneficare i di lui figliuoliFrancescoeJacopo, con aver ottenuta la libertà del primo dal conte Francesco, e con chiamarli amendue a Milano. Accadde ancora nell'anno presente[Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.]la morte diOddo-Antonioconte di Montefeltro e d'Urbino, personaggiodi costumi sfrenati e d'insoffribil lussuria. Per cagione di questi suoi vizii fu egli nella notte del dì 22 di luglio da molti congiurati ucciso, e in luogo suo proclamato signoreFederigosuo fratello, e figliuolo bastardo diGuidantoniogià conte, ancorchè comunemente creduto fosse figliuolo diBernardino dalla Cardadegli Ubaldini. Questi, essendo ito a Fermo per visitare il conte Francesco, stabilì tosto con esso lui lega difensiva ed offensiva. Venne a morte anche in quest'anno[Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.], nel dì 8 o pure 24 di settembre,Gian-Francesco da Gonzagamarchese di Mantova, assai invecchiato, ed ebbe per successoreLodovicosuo figliuolo. Fu parimente chiamato da Dio a miglior vita nella città dell'Aquila a dì 20 di maggio[Raynaldus, Annal. Eccles.]frateBernardino da Sienadell'ordine de' Minori, celebre missionario di questi tempi, che per le sue luminose virtù venne poi aggregato al ruolo de' santi. Similmente finì di vivere[Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.]Leonardo Aretino, segretario della repubblica fiorentina, uomo celebre allora per la sua letteratura e perizia della lingua greca. Si ammalò nel dì 5 d'aprile[Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.]di sì pericolosa malattiaAlfonso redi Aragona e delle Due Sicilie, che corse in fin voce che era morto. Gran bisbiglio e movimento fu nei baroni del regno, di modo tale che guarito il re, ben s'avvide del poco capitale che potea farsi della fede de' regnicoli. Diede egli in questo anno[Istoria Napol., tom. 23 Rer. Ital.]per moglie adon Ferdinandoduca di Calabria suo figliuoloIsabella di Chiaramonte, nipote diGian Antonio Orsinoprincipe di Taranto. Maritò eziandio Maria sua figliuola col marcheseLionello d'Estesignor di Ferrara, Modena e Reggio. Fu pertanto speditoBorso d'Estefratello d'esso marchese con due galee veneziane a levar questa principessa che, accompagnata dal principe di Salerno,arrivò a Ferrara nel dì 24 d'aprile[Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.]. Memorabil fu la magnificenza di queste nozze per la quantità delle feste e dei varii solazzi, che durarono quindici giorni coll'intervento degli ambasciatori di tutti i principi d'Italia. Fece guerra in quest'anno il re Alfonso adAntonio Santigliasignore di Cotrone, Catanzaro ed altri luoghi in Calabria, e gli tolse tutti quegli Stati. Condiscese anche a far pace coi Genovesi[Giustiniani, Istor. di Genova. Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.], co' quali era in guerra da gran tempo, e gli obbligò a pagargli ogni anno a titolo di censo un bacile d'argento, con accordar loro varii privilegii.
Trovandosi in FermoBianca Viscontemoglie del conteFrancesco Sforza, quivi nel dì 24 di gennaio diede alla luce un figliuolo[Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 6, tom. 21 Rer. Italic.]; del qual parto fu immantenente spedita la nuova al duca di Milano, padre di lei, per sapere qual nome si dovesse porre al nato figliuolo. Gli fuposto quello diGaleazzo Maria. Fra le sue disavventure ebbe almeno il conte Francesco questa consolazione. Ma, trovandosi senza danari, spedì per ottenerneSigismondo Malatestasuo genero a Venezia, e ne ricavò questi buona somma, e la maggior parte ancora ne ritenne per sè a conto delle sue paghe. All'incontroNiccolò Piccininofu ben rinforzato di gente e danaro dalpapae dalre Alfonso; laonde entrò in campagna per tempo, e cominciò le scorrerie pel territorio di Fermo. Dall'altra parte anche le milizie del re Alfonso ricominciarono la guerra. A Monte Milone si portò il Piccinino, ed, avendo passato il fiume Potenza, fu quivi colto da Ciarpellione, uno de' più valenti condottieri d'armi che si avesse il conte Francesco, e ne riportò una buona pelata colla prigionia di molti de' suoi. Si salvò egli miracolosamente, ritirandosi in una torricella, che rimase intatta, per non avervi fatto mente Ciarpellione. Perchè poi gli venne ordine dal duca di portarsi a Milano, e di fare intanto tregua col conte Francesco, eseguì Niccolò il primo comandamento, ma non già il secondo, avendoglielo impedito il legato del papa. Però, lasciato il comando dell'armata aFrancesco Piccininosuo figliuolo, volò in Lombardia. Trovossi intanto il conte Francesco in gravi angustie, perchè Sigismondo Malatesta l'avea tradito con essersi messo in viaggio colle sue truppe, per andare ad unirsi con lui, ma con aver poi trovati de' pretesti per tornarsene a Rimini. Dall'altro canto, se Francesco Piccinino univa la sua armata coll'aragonese, non vedea modo da poter sostenere la città di Fermo contra di tante forze. Ora per impedir siffatta unione con quella gente che avea, prese lo spediente di andare a visitar esso Francesco Piccinino, che s'era ben postato a Monte Olmo. Secondo il Simonetta, era il dì di venerdì 23 d'agosto, quando gli fu a fronte, e colle schiere in battaglia l'assalì. Ma non battono i conti secondo il calendario.Negli Annali di Forlì è scritto che fu il dì 19 d'esso mese[Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.], e lo stesso vien confermato dalla Cronica di Rimini[Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.], e dal Sanuto[Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.], che per errore dice di maggio. Nè di ciò si può dubitare, stante una lettera scritta nel medesimo dì 19 d'agosto dal conte Francesco a Bologna, come s'ha dalla Cronica d'essa città[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.]. In quel conflitto certo è che segni di gran valore diede Francesco Piccinino colle sue squadre; ma egli combatteva con un capitano che in fatti d'armi fu maraviglioso, nè sapea esser vinto. Mentre si combatteva,Alessandro Sforzaoccupò le tende e il bagaglio de' nemici; poscia seguitò ad incalzarli dal suo canto; nel qual tempo il conte Francesco suo fratello con eguale attenzion ed ardore facea lo stesso dall'altro. In somma restò sbaragliato l'esercito di Francesco Piccinino colla perdita di quasi tre mila cavalli, ed egli col rifugiarsi in una palude cercò di salvarsi, ma da un suo fante tradito fu condotto prigione al conte Francesco. Ebbero fatica a ridursi in salvoil cardinal Domenico Capranicalegato del papa, eMalatestaa Cesena. Nel dì seguente Monte Olmo si rendè al conte Francesco, ed ivi fu ritrovata gran copia d'uffiziali e soldati del Piccinino, che vi si erano rifugiati con assai cavalli e robe preziose. Ciò fatto, marciò il vittorioso Sforza a Macerata, e senza fatica se ne impossessò, siccome ancora di San Severino. Cingoli volle aspettar la forza prima di rendersi, e dopo otto giorni se gli sottomise con altri piccioli luoghi. Intanto esso conte fece tentar di pacepapa Eugenio, che si trovava allora a Perugia, conturbato non poco per le di lui vittorie, dopo aver fulminate le scomuniche nel precedente maggio contra di lui e di Sigismondo Malatesta. Alle istanze del conte diedero maggior polso gli ambasciatori di Venezia e Firenze, di maniera chel'accordo seguì nel dì 10 d'ottobre, con avere il papa lasciate al medesimo conte in feudo con titolo di marchese tutte le terre da lui possedute e ricuperate prima del dì 15 oppure 18 del mese suddetto. A riserva d'Osimo, Recanati, Fabriano ed Ancona, il resto della Marca ubbidiva ai suoi cenni.
Era venuto a MilanoNiccolò Piccinino, chiamatovi, come dissi (non si sa bene il motivo) dal duca. Non gli si partiva dal cuore l'affanno per la perdita di Bologna[Corio, Istor. di Milano.], e per la sconfitta a lui data dal conte Francesco Sforza. A questi pensieri, che il laceravano di dentro, si aggiunse l'altra dolorosa nuova non solo della rotta di Francesco suo figliuolo, ma d'esser egli anche caduto prigione nelle mani dell'emulo ossia nemico Sforza. Soccombè in fine alla malinconia, ed, infermatosi, terminò il corso del suo vivere nel dì 15 oppure 16 d'ottobre[Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital.]: con che mancò uno de' più insigni generali d'armata che s'avesse l'Italia, a cui niun altro si potea anteporre, se non Francesco Sforza. Nelle spedizioni la sua attività e prestezza non ebbe pari; ma egli si prometteva molto della fortuna, e però azzardava bene spesso nelle sue imprese: laddove lo Sforza sempre operava con saviezza, e sapea cedere e temporeggiare, quando lo richiedeva il bisogno, nè temerariamente mai procedeva in ciò che imprendeva. Per la morte del Piccinino sommamente si afflisse il ducaFilippo Maria, rimasto privo di sì valente, onorato e fedele capitano; nè potendo far altro, si rivolse a beneficare i di lui figliuoliFrancescoeJacopo, con aver ottenuta la libertà del primo dal conte Francesco, e con chiamarli amendue a Milano. Accadde ancora nell'anno presente[Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.]la morte diOddo-Antonioconte di Montefeltro e d'Urbino, personaggiodi costumi sfrenati e d'insoffribil lussuria. Per cagione di questi suoi vizii fu egli nella notte del dì 22 di luglio da molti congiurati ucciso, e in luogo suo proclamato signoreFederigosuo fratello, e figliuolo bastardo diGuidantoniogià conte, ancorchè comunemente creduto fosse figliuolo diBernardino dalla Cardadegli Ubaldini. Questi, essendo ito a Fermo per visitare il conte Francesco, stabilì tosto con esso lui lega difensiva ed offensiva. Venne a morte anche in quest'anno[Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.], nel dì 8 o pure 24 di settembre,Gian-Francesco da Gonzagamarchese di Mantova, assai invecchiato, ed ebbe per successoreLodovicosuo figliuolo. Fu parimente chiamato da Dio a miglior vita nella città dell'Aquila a dì 20 di maggio[Raynaldus, Annal. Eccles.]frateBernardino da Sienadell'ordine de' Minori, celebre missionario di questi tempi, che per le sue luminose virtù venne poi aggregato al ruolo de' santi. Similmente finì di vivere[Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.]Leonardo Aretino, segretario della repubblica fiorentina, uomo celebre allora per la sua letteratura e perizia della lingua greca. Si ammalò nel dì 5 d'aprile[Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.]di sì pericolosa malattiaAlfonso redi Aragona e delle Due Sicilie, che corse in fin voce che era morto. Gran bisbiglio e movimento fu nei baroni del regno, di modo tale che guarito il re, ben s'avvide del poco capitale che potea farsi della fede de' regnicoli. Diede egli in questo anno[Istoria Napol., tom. 23 Rer. Ital.]per moglie adon Ferdinandoduca di Calabria suo figliuoloIsabella di Chiaramonte, nipote diGian Antonio Orsinoprincipe di Taranto. Maritò eziandio Maria sua figliuola col marcheseLionello d'Estesignor di Ferrara, Modena e Reggio. Fu pertanto speditoBorso d'Estefratello d'esso marchese con due galee veneziane a levar questa principessa che, accompagnata dal principe di Salerno,arrivò a Ferrara nel dì 24 d'aprile[Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.]. Memorabil fu la magnificenza di queste nozze per la quantità delle feste e dei varii solazzi, che durarono quindici giorni coll'intervento degli ambasciatori di tutti i principi d'Italia. Fece guerra in quest'anno il re Alfonso adAntonio Santigliasignore di Cotrone, Catanzaro ed altri luoghi in Calabria, e gli tolse tutti quegli Stati. Condiscese anche a far pace coi Genovesi[Giustiniani, Istor. di Genova. Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.], co' quali era in guerra da gran tempo, e gli obbligò a pagargli ogni anno a titolo di censo un bacile d'argento, con accordar loro varii privilegii.