MCCCCXXV

MCCCCXXVAnno diCristomccccxxv. Indiz.III.Martino Vpapa 9.Sigismondore de' Romani 16.Degli affari di Napoli in questi tempi non ho scrittore antico che ne parli; e certo nulla di rilevante occorse in quelle parti. Nè ilpontefice Martinomi porge motivo di parlare d'alcuna azione sua appartenente all'Italia. La sola guerra de' Fiorentini col duca di Milano quella è che diede allora pascolo agli amatori delle novelle[Ammirat., Istoria Fiorentina, lib. 19.]. Aveano essi Fiorentini condotto al loro soldoOddo Fortebracciofigliuolo del già defunto Braccio, eNiccolò Piccinino, che aveano, col radunar le disperse milizie braccesche, messainsieme una picciola armata. Correva il mese di gennaio, quando fu ordinato a questi due condottieri di passar l'Apennino per venire in Romagna ad unirsi colle altre soldatesche fiorentine. Eglino, benchè mal volentieri, in tempo sì aspro si misero in viaggio; ma, giunti in Val di Lamone nel dì primo di febbraio, parte dai paesani di Maradi che presero le armi, e parte dalla gente del duca posta in aguati, furono assaliti, sconfitti e i più fatti prigioni. Vi lasciò la vita il suddetto figliuolo di Braccio valorosamente combattendo[Matth. de Griffonib., Chron., tom. 18 Rer. Italic.], e fra gli altri rimasero prigionieri il suddetto Niccolò Piccinino conFrancescosuo figliuolo,Niccolò da Tolentinoe ilconte Niccola Orsino, che furono condotti a Faenza[Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.], giacchèGuidazzo de' Manfredisignore di quella città era allora in buona armonia col duca di Milano. Ma o sia, come alcuni vogliono[Chron. Foroliviens., tom. 19 Rer. Ital.], che il Piccinino si prevalesse di questa sua disgrazia in favore de' Fiorentini, oppure che ilconte Guidantonioda Urbino, o, come vuole il Poggio[Poggius, Hist., lib. 5, tom. 20 Rer. Ital.], lo stessoCarlo Malatestagli facesse mutar animo: fuor di dubbio è che il signor di Faenza in quest'anno, nel dì 29 di marzo, ripudiata l'amicizia del duca di Milano, ed ottenute vantaggiose condizioni, entrò in lega co' Fiorentini, che mandarono tosto a lui un rinforzo di due mila persone. Mossero nello stesso tempo i Fiorentini contra del duca di MilanoTommaso da Campofregosogià doge di Genova, e signore allora di Sarzana, ed inoltre lo stessoAlfonso re di Aragona, il quale, disgustato di lui e dei Genovesi per la guerra fattagli in Napoli, comandò che la sua flotta ostilmente procedesse contra di Genova[Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.]. Comparvero dunque ventiquattro galee catalane nel dì 24 di aprile davanti a Genova,ad alta voce gridando le ciurme:Vivano i Campo Campofregosi, credendo forse che la fazion de' Fregosi facesse movimento. Nulla di ciò seguì; anzi fu in armi tutto il popolo per la difesa, perchè il solo nome de' Catalani, troppo odiati in essa città, bastava a concitar ciascuno contro di quella nazione. Però fecero vela i Catalani alla volta di Porto-Fino, e, saccheggiato quel luogo, andarono poi girando per quelle riviere affin di secondare ed avvalorare i tentativi che nello stesso tempo fece Tommaso da Campofregoso unito con altri fuorusciti di Genova, a' quali riuscì di prendere Rapallo, Recco, Sestri, Moneglia, Castiglione, Chiavari ed altri luoghi. Fece il duca armare in Genova dieciotto galee ed otto grosse navi per opporle ai Catalani, e queste nulla operarono. Gli convenne anche d'inviare cinque mila fanti, comandati daNiccolò Terzoa Sestri, per impedire i progressi del Campofregoso aiutato da' Fiorentini. Ma questa gente, venuta alle mani co' nemici, rimase sconfitta colla prigionia di più di mille persone, e morte di circa settecento. Per tale disgrazia concepì il duca dei sospetti contra di alcuni Genovesi, e li mandò a' confini. IntantoGuido Torellogenerale dell'armata ducale, ch'era in Romagna, passò in Toscana su quello d'Arezzo, e portò la guerra in casa altrui. Furono in campagna anche le milizie fiorentine; e, passato, nel dì 9 d'ottobre, in vicinanza della terra d'Anghiari, quivi ebbero una gran rotta con perdita o prigionia di moltissimi cavalli e fanti[Billius, Hist., lib. 4, tom. 19 Rer. Ital.]. Successivamente presso alla Faggiuola rimase disfatto un altro lor corpo d'armati con lasciarvi prigioni più di mille fanti. A queste disavventure s'aggiunse la terza. Rimesso in libertàNiccolò Piccinino, era ritornato al loro servigio; e perchè il tiravano in lungo senza accordargli la sua riferma, come egli ne faceva istanza, perduta la pazienza, all'improvviso si partì da loro colle sue truppe,e si ritirò a Perugia sua patria (forse nella primavera dell'anno seguente), e fu ingaggiato al suo servigio dal duca di Milano[Gino Capponi, Coment., tom. 18 Rer. Ital.]. Per questo, secondo l'uso di questi tempi, si vide dipinto esso Piccinino nel palazzo pubblico di Firenze qual traditore appiccato per un piede. La stessa pena, qualunque sia, patirono[Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.]Alberico contedi Cunio,Ardizzone da Carrara, Cristoforo da Lavelloed altri capitani, che in quest'anno si ritirarono dal servigio dei Fiorentini.Non però fra queste sciagure si avvilì punto l'animo grande di quel popolo. Attesero essi a provvedersi altronde di gente; ma la maggior loro speranza la misero nel soccorso de' Veneziani[Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Italic.]. Spedirono dunque a Venezia nel novembre per ambasciatoreLorenzo Ridolfi, oppure, come scrive il Poggio,Palla StrozzieGiovanni de Medici, che rappresentarono lo stato vacillante della repubblica fiorentina: caduta la quale, anche la Terra ferma de' Veneziani restava in pericolo di perdersi. Pervennero anche colà gli ambasciatori del duca a sostener le ragioni di lui[Billius, Histor., lib. 5, tom. 19 Rer. Ital.], e ad impedire il negoziato de' Fiorentini. Mostrò quel saggio senato desiderio che il duca s'acconciasse co' Fiorentini; e il duca non mancò di propor loro pace o tregua; ma nè l'uno nè l'altro piacque ai Fiorentini, i quali co' Veneziani pretendeano che il duca lasciasse Genova in libertà, nè s'impacciasse negli affari della Romagna: al che il duca non seppe acconsentire. Sicchè nell'anno appresso strinsero insieme lega Venezia e Firenze, con obbligazione imposta a' Fiorentini di pagare la metà della spesa, facendosi guerra col duca di Milano. Indubitata cosa è poi che il principal promotore di questa guerra fu ilconte Francesco Carmagnola, insigne capitano di questi tempi: tanto seppe egli soffiar nel fuoco,ed accendere l'animo de' Veneti contra del Visconte, i quali già apprendevano che il duca senza freno era dietro ad ingoiare chiunque gli era vicino. Disgustato, siccome dissi, del duca, per colpa nondimeno de' mali arnesi ch'egli teneva in sua corte, arrivò il Carmagnola per gli Svizzeri a Venezia nel dì 23 dì febbraio, travestito con venti famigli e gran tesoro. Ebbe subito da' Veneziani la condotta di trecento cavalli, e l'annua pensione di sei mila ducati. Si sa ancora ch'egli rivelò a quella signoria non pochi segreti del duca: lo che servì ad incoraggirli alla guerra. Mancò di vita per la pestilenza nel luglio di quest'anno[Annales Foroliv., tom. 22 Rer. Ital.]il fanciulloTebaldo Ordelaffisignore di Forlì, per cagione di cui era insorta la guerra in Romagna. Dimorava in questi tempi[Billius, lib. 4 Hist., tom. 19 Rer. Ital.]Gabrino Fondolo, già tiranno di Cremona, in Castiglione, forte castello, poche miglia distante da quella città. Entrò in sospetto il duca della sua fede per certi di lui andamenti, e per aver trattato con de' Veneziani. Troppo difficil cosa era il prendere questa volpe nella tana. Ne assunse la cura l'Oldrado suo compadre e caro amico, il quale, condotti seco alquanti armati, passando fuori di Castiglione e fingendo che si fosse sferrato un cavallo, mandò a prendere un marescalco nella terra. Avvisato di ciò Gabrino, mandò ad invitare il compadre, che mostrò d'avere gran fretta e dispiacere di non poterlo vedere. Uscì fuori allora lo stesso Gabrino, e mentre parla all'amico, attorniato dagli armati vien preso. Entrò immantenente l'Oldrado nel castello, imprigionò due figliuoli di Gabrino con tutta la sua famiglia, e s'impossessò, a nome del duca, de' tesori di costui, che erano molti. Condotto Gabrino a Pavia, e processato, fu poi trasferito a Milano, dove sopra un pubblico palco lasciò la testa. Venne in quest'anno al soldo del duca suddettoil giovaneFrancesco Sforzacon mille e cinquecento cavalli, gente valorosa, che avea servito sottoSforzasuo padre. Altrettanto fece ancheGiovanni da Camerino,Ardiccion da Carraraed altri capitani, che aveano abbandonato il servigio de' Fiorentini. E nel settembre[Chron. Foroliv., tom. 19 Rer. Ital.]fu assediata la città di Faenza dalle armi del duca, ma senza profitto alcuno.

Degli affari di Napoli in questi tempi non ho scrittore antico che ne parli; e certo nulla di rilevante occorse in quelle parti. Nè ilpontefice Martinomi porge motivo di parlare d'alcuna azione sua appartenente all'Italia. La sola guerra de' Fiorentini col duca di Milano quella è che diede allora pascolo agli amatori delle novelle[Ammirat., Istoria Fiorentina, lib. 19.]. Aveano essi Fiorentini condotto al loro soldoOddo Fortebracciofigliuolo del già defunto Braccio, eNiccolò Piccinino, che aveano, col radunar le disperse milizie braccesche, messainsieme una picciola armata. Correva il mese di gennaio, quando fu ordinato a questi due condottieri di passar l'Apennino per venire in Romagna ad unirsi colle altre soldatesche fiorentine. Eglino, benchè mal volentieri, in tempo sì aspro si misero in viaggio; ma, giunti in Val di Lamone nel dì primo di febbraio, parte dai paesani di Maradi che presero le armi, e parte dalla gente del duca posta in aguati, furono assaliti, sconfitti e i più fatti prigioni. Vi lasciò la vita il suddetto figliuolo di Braccio valorosamente combattendo[Matth. de Griffonib., Chron., tom. 18 Rer. Italic.], e fra gli altri rimasero prigionieri il suddetto Niccolò Piccinino conFrancescosuo figliuolo,Niccolò da Tolentinoe ilconte Niccola Orsino, che furono condotti a Faenza[Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.], giacchèGuidazzo de' Manfredisignore di quella città era allora in buona armonia col duca di Milano. Ma o sia, come alcuni vogliono[Chron. Foroliviens., tom. 19 Rer. Ital.], che il Piccinino si prevalesse di questa sua disgrazia in favore de' Fiorentini, oppure che ilconte Guidantonioda Urbino, o, come vuole il Poggio[Poggius, Hist., lib. 5, tom. 20 Rer. Ital.], lo stessoCarlo Malatestagli facesse mutar animo: fuor di dubbio è che il signor di Faenza in quest'anno, nel dì 29 di marzo, ripudiata l'amicizia del duca di Milano, ed ottenute vantaggiose condizioni, entrò in lega co' Fiorentini, che mandarono tosto a lui un rinforzo di due mila persone. Mossero nello stesso tempo i Fiorentini contra del duca di MilanoTommaso da Campofregosogià doge di Genova, e signore allora di Sarzana, ed inoltre lo stessoAlfonso re di Aragona, il quale, disgustato di lui e dei Genovesi per la guerra fattagli in Napoli, comandò che la sua flotta ostilmente procedesse contra di Genova[Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.]. Comparvero dunque ventiquattro galee catalane nel dì 24 di aprile davanti a Genova,ad alta voce gridando le ciurme:Vivano i Campo Campofregosi, credendo forse che la fazion de' Fregosi facesse movimento. Nulla di ciò seguì; anzi fu in armi tutto il popolo per la difesa, perchè il solo nome de' Catalani, troppo odiati in essa città, bastava a concitar ciascuno contro di quella nazione. Però fecero vela i Catalani alla volta di Porto-Fino, e, saccheggiato quel luogo, andarono poi girando per quelle riviere affin di secondare ed avvalorare i tentativi che nello stesso tempo fece Tommaso da Campofregoso unito con altri fuorusciti di Genova, a' quali riuscì di prendere Rapallo, Recco, Sestri, Moneglia, Castiglione, Chiavari ed altri luoghi. Fece il duca armare in Genova dieciotto galee ed otto grosse navi per opporle ai Catalani, e queste nulla operarono. Gli convenne anche d'inviare cinque mila fanti, comandati daNiccolò Terzoa Sestri, per impedire i progressi del Campofregoso aiutato da' Fiorentini. Ma questa gente, venuta alle mani co' nemici, rimase sconfitta colla prigionia di più di mille persone, e morte di circa settecento. Per tale disgrazia concepì il duca dei sospetti contra di alcuni Genovesi, e li mandò a' confini. IntantoGuido Torellogenerale dell'armata ducale, ch'era in Romagna, passò in Toscana su quello d'Arezzo, e portò la guerra in casa altrui. Furono in campagna anche le milizie fiorentine; e, passato, nel dì 9 d'ottobre, in vicinanza della terra d'Anghiari, quivi ebbero una gran rotta con perdita o prigionia di moltissimi cavalli e fanti[Billius, Hist., lib. 4, tom. 19 Rer. Ital.]. Successivamente presso alla Faggiuola rimase disfatto un altro lor corpo d'armati con lasciarvi prigioni più di mille fanti. A queste disavventure s'aggiunse la terza. Rimesso in libertàNiccolò Piccinino, era ritornato al loro servigio; e perchè il tiravano in lungo senza accordargli la sua riferma, come egli ne faceva istanza, perduta la pazienza, all'improvviso si partì da loro colle sue truppe,e si ritirò a Perugia sua patria (forse nella primavera dell'anno seguente), e fu ingaggiato al suo servigio dal duca di Milano[Gino Capponi, Coment., tom. 18 Rer. Ital.]. Per questo, secondo l'uso di questi tempi, si vide dipinto esso Piccinino nel palazzo pubblico di Firenze qual traditore appiccato per un piede. La stessa pena, qualunque sia, patirono[Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.]Alberico contedi Cunio,Ardizzone da Carrara, Cristoforo da Lavelloed altri capitani, che in quest'anno si ritirarono dal servigio dei Fiorentini.

Non però fra queste sciagure si avvilì punto l'animo grande di quel popolo. Attesero essi a provvedersi altronde di gente; ma la maggior loro speranza la misero nel soccorso de' Veneziani[Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Italic.]. Spedirono dunque a Venezia nel novembre per ambasciatoreLorenzo Ridolfi, oppure, come scrive il Poggio,Palla StrozzieGiovanni de Medici, che rappresentarono lo stato vacillante della repubblica fiorentina: caduta la quale, anche la Terra ferma de' Veneziani restava in pericolo di perdersi. Pervennero anche colà gli ambasciatori del duca a sostener le ragioni di lui[Billius, Histor., lib. 5, tom. 19 Rer. Ital.], e ad impedire il negoziato de' Fiorentini. Mostrò quel saggio senato desiderio che il duca s'acconciasse co' Fiorentini; e il duca non mancò di propor loro pace o tregua; ma nè l'uno nè l'altro piacque ai Fiorentini, i quali co' Veneziani pretendeano che il duca lasciasse Genova in libertà, nè s'impacciasse negli affari della Romagna: al che il duca non seppe acconsentire. Sicchè nell'anno appresso strinsero insieme lega Venezia e Firenze, con obbligazione imposta a' Fiorentini di pagare la metà della spesa, facendosi guerra col duca di Milano. Indubitata cosa è poi che il principal promotore di questa guerra fu ilconte Francesco Carmagnola, insigne capitano di questi tempi: tanto seppe egli soffiar nel fuoco,ed accendere l'animo de' Veneti contra del Visconte, i quali già apprendevano che il duca senza freno era dietro ad ingoiare chiunque gli era vicino. Disgustato, siccome dissi, del duca, per colpa nondimeno de' mali arnesi ch'egli teneva in sua corte, arrivò il Carmagnola per gli Svizzeri a Venezia nel dì 23 dì febbraio, travestito con venti famigli e gran tesoro. Ebbe subito da' Veneziani la condotta di trecento cavalli, e l'annua pensione di sei mila ducati. Si sa ancora ch'egli rivelò a quella signoria non pochi segreti del duca: lo che servì ad incoraggirli alla guerra. Mancò di vita per la pestilenza nel luglio di quest'anno[Annales Foroliv., tom. 22 Rer. Ital.]il fanciulloTebaldo Ordelaffisignore di Forlì, per cagione di cui era insorta la guerra in Romagna. Dimorava in questi tempi[Billius, lib. 4 Hist., tom. 19 Rer. Ital.]Gabrino Fondolo, già tiranno di Cremona, in Castiglione, forte castello, poche miglia distante da quella città. Entrò in sospetto il duca della sua fede per certi di lui andamenti, e per aver trattato con de' Veneziani. Troppo difficil cosa era il prendere questa volpe nella tana. Ne assunse la cura l'Oldrado suo compadre e caro amico, il quale, condotti seco alquanti armati, passando fuori di Castiglione e fingendo che si fosse sferrato un cavallo, mandò a prendere un marescalco nella terra. Avvisato di ciò Gabrino, mandò ad invitare il compadre, che mostrò d'avere gran fretta e dispiacere di non poterlo vedere. Uscì fuori allora lo stesso Gabrino, e mentre parla all'amico, attorniato dagli armati vien preso. Entrò immantenente l'Oldrado nel castello, imprigionò due figliuoli di Gabrino con tutta la sua famiglia, e s'impossessò, a nome del duca, de' tesori di costui, che erano molti. Condotto Gabrino a Pavia, e processato, fu poi trasferito a Milano, dove sopra un pubblico palco lasciò la testa. Venne in quest'anno al soldo del duca suddettoil giovaneFrancesco Sforzacon mille e cinquecento cavalli, gente valorosa, che avea servito sottoSforzasuo padre. Altrettanto fece ancheGiovanni da Camerino,Ardiccion da Carraraed altri capitani, che aveano abbandonato il servigio de' Fiorentini. E nel settembre[Chron. Foroliv., tom. 19 Rer. Ital.]fu assediata la città di Faenza dalle armi del duca, ma senza profitto alcuno.


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