MCCCLXIX

MCCCLXIXAnno diCristomccclxix. IndizioneVII.Urbano Vpapa 8.Carlo IVimperatore 15.Venne sul principio di novembre dell'anno presente a RomaGiovanni Paleologo imperadorde' Greci[Raynaldus, in Annal. Eccl.]. Il bisogno in cui egli si trovava del soccorso dei Latini per resistere alla sempre più crescente potenza de' Turchi, fatta ancor questa volta tacere la greca superbia, l'indusse a venire a' piedi del romano pontefice, dove, senza farsi molto pregare, abiurò gli errori de' suoi nazionali, e riconobbe la superiore autorità del papa nella Chiesa di Dio. Poco giovò al greco Augusto questo suo viaggio, e poco la di lui professione della fede alla Chiesa latina. Non era in questi tempi men valenteBernabò Viscontenegli affari della guerra che nei maneggi di gabinetto. Fin l'annoaddietro, parte col segreto favore dei duchi d'Austria e di Baviera suoi generi, e parte, come corse la voce, e confessa il Corio[Corio, Istor. di Milano.], con regali disturbò tutti i disegni e gli sforzi diCarlo IV imperadorecontra di lui, e riportò una tregua coll'armata de' collegati. Andò poscia egli destramente trattando con esso Augusto e col papa di pace, tanto che questa si stabilì fra esso lui,Galeazzosuo fratello,Can Signore dalla Scala, ed aderenti dall'un canto[Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital.], e dall'altro ilpontefice, l'imperadore, lareina Giovanna, ilmarchese d'Este, iGonzaghi, Francesco da Carrara, iMalatestie icomuni di SienaePerugia. Nel dì 13 di febbraio fu pubblicata questa pace, e demolita la bastia già fabbricata da Bernabò nel serraglio di Mantova. A questo gran guadagno si ridusse tanto sforzo d'un imperadore e di tanti suoi collegati. Fermavasi tuttavia in Siena esso imperador Carlo, dove facea da padrone assoluto con rabbia grande de' nobili, perchè esclusi, e non minore del popolo, che più non comandava le feste. I Salimbeni soli e Malatesta erano quelli che giravano le ruote del governo[Cronica di Siena, tom. eod.]. Ma nel dì 18 di gennaio cominciò il popolo a rumoreggiare; e, prese le armi, si attruppò, perchè erano stati deposti i suoi difensori. Uscì l'imperadore di palazzo, e colla barbuta in capo, e con circa tre mila cavalieri, accompagnato da Malatesta Unghero, trasse al rumore per isbandar quella gente. Ma i Sanesi coraggiosamente gli vennero contro, ed attaccarono battaglia al campo; battaglia che durò ben sette ore colla morte di molti baroni e di più di quattrocento uomini dell'imperadore. Rimase il popolo padrone del campo, e prese circa mille e ducento cavalli, e molte armi ed arnesi.Malatestacotanto si raccomandò, che fu lasciato uscire di città con ducento cavalieri. Altrettanto fecero i Salimbeni. L'imperadore si rifugiònel palazzo, e restò quivi assediato. In tale stato altro scampo non ebbe che di venire ad un accordo con ricavar danari in compenso del danno e vergogna a lui fatta. Cinque mila fiorini ricevè in contanti allora, quindici altri mila furono promessi in tre paghe: con che perdonò ai Sanesi, e, confermati tutti i lor privilegii, assai malcontento se n'andò a Lucca. Forte gli batteva tuttavia il cuore. Fu in rotta coi Pisani; ma poi tra l'aggiustamento che fece con loro, e l'aver fatto ripatriare Pietro Gambacorta[Tronci, Annal. Pisan.], ne ricavò un regalo di cinquanta mila fiorini. Per altrettanta somma fece accordo coi Fiorentini. Sottrasse Lucca dal dominio de' Pisani per le tante istanze di quel popolo, che gli promisero altri venticinque mila fiorini, e quivi lasciò per governatore ilcardinal Guido di Monforte. Poscia nel mese di luglio s'inviò coll'imperadrice alla volta di Bologna[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.], dove fu a riceverloNiccolò marchesedi Este, e, condottolo a Ferrara con grande onore, andò poi accompagnandolo sino ai confini del suo Stato. Imbarcossi Carlo colla moglie, e passò in Germania, seco portando grosse somme d'oro, di cui era stato diligente cacciatore, con empiere l'Italia di carte pecore, ma seco molto più di vergogna portando per essere venuto in Italia a pacificarla, ed avendola più che mai scompigliata, e per avere prostituita in varie maniere la sublime dignità imperatoria.Guerra fu in quest'anno frapapa Urbano Ve iPerugini[Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Ital.]. Perchè alla lor signoria erano state tolte le città d'Assisi e di Città di Castello, sdegnossi forte quel popolo contro il pontefice, e gli negava ubbidienza; anzi fece delle scorrerie fin sotto Viterbo, dove soggiornava lo stesso Urbano. Perciò contra di loro fu inviato un esercito con tali forze[Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.], che nel presente anno, dopo molto contrasto,Perugia abbassò l'ali, e si sottomise al legittimo suo sovrano. Più strepito fece in Toscana un'altra guerra. Erasi dianzi ribellata ai Fiorentini la riguardevol terra di San Miniato. Dacchè fu uscito di Toscana l'imperadore, il comune di Firenze spedì l'esercito suo ad assediarla; maBernabò Visconte, che sempre andava in traccia di nuove brighe, si fece avanti, allegando di essere stato creato vicario di San Miniato dall'imperadore, e che, se non dismettevano quella danza, vi sarebbe entrato anch'egli colle sue armi. Non se ne misero pensiero i Fiorentini. Bernabò, condotta al suo soldo la compagnia degl'Inglesi diGiovanni Aucud, di cui s'era servito per dare soccorso a' Perugini contro le genti del papa[Annal. Mediol., tom. 16 Rer. Ital.], la spinse in Toscana per far levar quell'assedio. Generale dei Fiorentini era alloraGiovanni MalataccaReggiano, per attestato della Cronica Estense[Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital.], non sussistendo, come scrive l'Ammirati[Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 13.], ch'egli avesse finita la sua condotta, e in suo luogo fosse subentrato Bartolino de Losco ossia de Bosco. Il Malatacca, siccome personaggio pratico del suo mestiere, non volea battaglia, tenendosi assai sicuro nelle sue bastie o trincee; ma i baldanzosi uffiziali di Firenze col comando e con pungenti parole il costrinsero al combattimento a Ponteadera. Fu disfatto il suo esercito nel dì 8 di dicembre dall'Aucud, ed esso Malatacca fatto prigione. Non cessò per questo l'assedio, perchè vi restavano le bastie, e colà i Fiorentini mandarono nuova gente. L'Aucud, dopo la vittoria, diede il guasto al distretto di Firenze sino alle porte.Erasi ribellata ai Veneziani la città di Trieste[Caresin., Chron. Venet., tom. 12 Rer. Ital.]. Quest'anno valorosamente la ripigliarono. Di nuovo ancora si risvegliò la guerra fraGaleazzo VisconteeGiovanni marchesedi Monferrato[Petrus Azarius, Chron. Regiens., tom. 16 Rer. Ital.].Dopo la morte diLionelloossiaLionetto, figliuolo del re d'Inghilterra e genero di Galeazzo, la città d'Alba ed assai altre castella in Piemonte, date in dote alla figliuola, rimasero in potere di Odoardo il Dispensiere, che co' suoi Inglesi le tenne forte senza volerle restituire, ed anche per tradimento disfece un esercito inviato contra di lui. Ma gli mancava la pecunia. Il marchese di Monferrato corse al mercato, e collo sborso di ventisei mila fiorini d'oro ottenne in pegno dal Dispensiere quello Stato, come apparisce dallo strumento stipulato nel dì 27 d'ottobre, e rapportato da Benvenuto da San Giorgio[Benvenuto da S. Giorgio, Istor. del Monferrato, tom. 23 Rer. Ital.]. Per questa cagione da Galeazzo fu intimata la guerra al marchese, e le sue milizie passarono a dare il guasto al Monferrato. Vicendevolmente il marchese, che avea preso ai suoi stipendii il Dispensiere e gl'Inglesi, entrò nel Novarese, con saccheggiar il paese, e bruciar le terre di Biandrate e Garlasco. La città di Sarzana in quest'anno spontaneamente si diede aBernabò Visconte, ed egli tentò anche l'acquisto di Lucca, che non gli venne fatto[Corio, Istor. di Milano.]. Nacque nell'anno presente a' dì 10 di giugno in CotignuolaSforza Attendolo, che vedremo celebre nel proseguimento della storia, e padre diFrancesco Sforza ducadi Milano. Negli Annali Milanesi[Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Italic.](forse con più fondamento) vien riferita la di lui nascita al dì 29 d'esso mese, giorno di martedì. Turbolenze grandi furono in Pisa, ePietro Gambacortatanto seppe fare, che fu eletto capitano delle masnade, grado di molta considerazione in quella città. Per la quale elezione rimasero sconcertate le macchine di Bernabò Visconte, che amoreggiava quella città, o almeno si studiava di rimettere nel suo primiero posto il decadutoGiovanni dell'Agnello.

Venne sul principio di novembre dell'anno presente a RomaGiovanni Paleologo imperadorde' Greci[Raynaldus, in Annal. Eccl.]. Il bisogno in cui egli si trovava del soccorso dei Latini per resistere alla sempre più crescente potenza de' Turchi, fatta ancor questa volta tacere la greca superbia, l'indusse a venire a' piedi del romano pontefice, dove, senza farsi molto pregare, abiurò gli errori de' suoi nazionali, e riconobbe la superiore autorità del papa nella Chiesa di Dio. Poco giovò al greco Augusto questo suo viaggio, e poco la di lui professione della fede alla Chiesa latina. Non era in questi tempi men valenteBernabò Viscontenegli affari della guerra che nei maneggi di gabinetto. Fin l'annoaddietro, parte col segreto favore dei duchi d'Austria e di Baviera suoi generi, e parte, come corse la voce, e confessa il Corio[Corio, Istor. di Milano.], con regali disturbò tutti i disegni e gli sforzi diCarlo IV imperadorecontra di lui, e riportò una tregua coll'armata de' collegati. Andò poscia egli destramente trattando con esso Augusto e col papa di pace, tanto che questa si stabilì fra esso lui,Galeazzosuo fratello,Can Signore dalla Scala, ed aderenti dall'un canto[Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital.], e dall'altro ilpontefice, l'imperadore, lareina Giovanna, ilmarchese d'Este, iGonzaghi, Francesco da Carrara, iMalatestie icomuni di SienaePerugia. Nel dì 13 di febbraio fu pubblicata questa pace, e demolita la bastia già fabbricata da Bernabò nel serraglio di Mantova. A questo gran guadagno si ridusse tanto sforzo d'un imperadore e di tanti suoi collegati. Fermavasi tuttavia in Siena esso imperador Carlo, dove facea da padrone assoluto con rabbia grande de' nobili, perchè esclusi, e non minore del popolo, che più non comandava le feste. I Salimbeni soli e Malatesta erano quelli che giravano le ruote del governo[Cronica di Siena, tom. eod.]. Ma nel dì 18 di gennaio cominciò il popolo a rumoreggiare; e, prese le armi, si attruppò, perchè erano stati deposti i suoi difensori. Uscì l'imperadore di palazzo, e colla barbuta in capo, e con circa tre mila cavalieri, accompagnato da Malatesta Unghero, trasse al rumore per isbandar quella gente. Ma i Sanesi coraggiosamente gli vennero contro, ed attaccarono battaglia al campo; battaglia che durò ben sette ore colla morte di molti baroni e di più di quattrocento uomini dell'imperadore. Rimase il popolo padrone del campo, e prese circa mille e ducento cavalli, e molte armi ed arnesi.Malatestacotanto si raccomandò, che fu lasciato uscire di città con ducento cavalieri. Altrettanto fecero i Salimbeni. L'imperadore si rifugiònel palazzo, e restò quivi assediato. In tale stato altro scampo non ebbe che di venire ad un accordo con ricavar danari in compenso del danno e vergogna a lui fatta. Cinque mila fiorini ricevè in contanti allora, quindici altri mila furono promessi in tre paghe: con che perdonò ai Sanesi, e, confermati tutti i lor privilegii, assai malcontento se n'andò a Lucca. Forte gli batteva tuttavia il cuore. Fu in rotta coi Pisani; ma poi tra l'aggiustamento che fece con loro, e l'aver fatto ripatriare Pietro Gambacorta[Tronci, Annal. Pisan.], ne ricavò un regalo di cinquanta mila fiorini. Per altrettanta somma fece accordo coi Fiorentini. Sottrasse Lucca dal dominio de' Pisani per le tante istanze di quel popolo, che gli promisero altri venticinque mila fiorini, e quivi lasciò per governatore ilcardinal Guido di Monforte. Poscia nel mese di luglio s'inviò coll'imperadrice alla volta di Bologna[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.], dove fu a riceverloNiccolò marchesedi Este, e, condottolo a Ferrara con grande onore, andò poi accompagnandolo sino ai confini del suo Stato. Imbarcossi Carlo colla moglie, e passò in Germania, seco portando grosse somme d'oro, di cui era stato diligente cacciatore, con empiere l'Italia di carte pecore, ma seco molto più di vergogna portando per essere venuto in Italia a pacificarla, ed avendola più che mai scompigliata, e per avere prostituita in varie maniere la sublime dignità imperatoria.

Guerra fu in quest'anno frapapa Urbano Ve iPerugini[Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Ital.]. Perchè alla lor signoria erano state tolte le città d'Assisi e di Città di Castello, sdegnossi forte quel popolo contro il pontefice, e gli negava ubbidienza; anzi fece delle scorrerie fin sotto Viterbo, dove soggiornava lo stesso Urbano. Perciò contra di loro fu inviato un esercito con tali forze[Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.], che nel presente anno, dopo molto contrasto,Perugia abbassò l'ali, e si sottomise al legittimo suo sovrano. Più strepito fece in Toscana un'altra guerra. Erasi dianzi ribellata ai Fiorentini la riguardevol terra di San Miniato. Dacchè fu uscito di Toscana l'imperadore, il comune di Firenze spedì l'esercito suo ad assediarla; maBernabò Visconte, che sempre andava in traccia di nuove brighe, si fece avanti, allegando di essere stato creato vicario di San Miniato dall'imperadore, e che, se non dismettevano quella danza, vi sarebbe entrato anch'egli colle sue armi. Non se ne misero pensiero i Fiorentini. Bernabò, condotta al suo soldo la compagnia degl'Inglesi diGiovanni Aucud, di cui s'era servito per dare soccorso a' Perugini contro le genti del papa[Annal. Mediol., tom. 16 Rer. Ital.], la spinse in Toscana per far levar quell'assedio. Generale dei Fiorentini era alloraGiovanni MalataccaReggiano, per attestato della Cronica Estense[Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital.], non sussistendo, come scrive l'Ammirati[Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 13.], ch'egli avesse finita la sua condotta, e in suo luogo fosse subentrato Bartolino de Losco ossia de Bosco. Il Malatacca, siccome personaggio pratico del suo mestiere, non volea battaglia, tenendosi assai sicuro nelle sue bastie o trincee; ma i baldanzosi uffiziali di Firenze col comando e con pungenti parole il costrinsero al combattimento a Ponteadera. Fu disfatto il suo esercito nel dì 8 di dicembre dall'Aucud, ed esso Malatacca fatto prigione. Non cessò per questo l'assedio, perchè vi restavano le bastie, e colà i Fiorentini mandarono nuova gente. L'Aucud, dopo la vittoria, diede il guasto al distretto di Firenze sino alle porte.

Erasi ribellata ai Veneziani la città di Trieste[Caresin., Chron. Venet., tom. 12 Rer. Ital.]. Quest'anno valorosamente la ripigliarono. Di nuovo ancora si risvegliò la guerra fraGaleazzo VisconteeGiovanni marchesedi Monferrato[Petrus Azarius, Chron. Regiens., tom. 16 Rer. Ital.].Dopo la morte diLionelloossiaLionetto, figliuolo del re d'Inghilterra e genero di Galeazzo, la città d'Alba ed assai altre castella in Piemonte, date in dote alla figliuola, rimasero in potere di Odoardo il Dispensiere, che co' suoi Inglesi le tenne forte senza volerle restituire, ed anche per tradimento disfece un esercito inviato contra di lui. Ma gli mancava la pecunia. Il marchese di Monferrato corse al mercato, e collo sborso di ventisei mila fiorini d'oro ottenne in pegno dal Dispensiere quello Stato, come apparisce dallo strumento stipulato nel dì 27 d'ottobre, e rapportato da Benvenuto da San Giorgio[Benvenuto da S. Giorgio, Istor. del Monferrato, tom. 23 Rer. Ital.]. Per questa cagione da Galeazzo fu intimata la guerra al marchese, e le sue milizie passarono a dare il guasto al Monferrato. Vicendevolmente il marchese, che avea preso ai suoi stipendii il Dispensiere e gl'Inglesi, entrò nel Novarese, con saccheggiar il paese, e bruciar le terre di Biandrate e Garlasco. La città di Sarzana in quest'anno spontaneamente si diede aBernabò Visconte, ed egli tentò anche l'acquisto di Lucca, che non gli venne fatto[Corio, Istor. di Milano.]. Nacque nell'anno presente a' dì 10 di giugno in CotignuolaSforza Attendolo, che vedremo celebre nel proseguimento della storia, e padre diFrancesco Sforza ducadi Milano. Negli Annali Milanesi[Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Italic.](forse con più fondamento) vien riferita la di lui nascita al dì 29 d'esso mese, giorno di martedì. Turbolenze grandi furono in Pisa, ePietro Gambacortatanto seppe fare, che fu eletto capitano delle masnade, grado di molta considerazione in quella città. Per la quale elezione rimasero sconcertate le macchine di Bernabò Visconte, che amoreggiava quella città, o almeno si studiava di rimettere nel suo primiero posto il decadutoGiovanni dell'Agnello.


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