MCCCLXXVI

MCCCLXXVIAnno diCristomccclxxvi. Indiz.XIV.Gregorio XIpapa 7.Carlo IVimperadore 22.Sempre più andarono peggiorando in quest'anno gli affari temporali della Chiesa romana in Italia. Pareva che tutti i popoli, anche delle più minute terre, andassero a guadagnar indulgenza, ribellandosi al papa loro legittimo signore. Ascoli si rivoltò; Civita Vecchia, Ravenna ed altre città non vollero essere da meno.Guglielmo cardinalelegato apostolico tenne colla sua presenza per quanto potè in ubbidienza la città di Bologna[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Matthaeus de Griffon., Chron., tom. eod.]; ma quel popolo al vederne tanti altri, che, scosso il giogo, aveano ripigliata la libertà, segretamente ancora stuzzicato da' Fiorentini,autori di tutte queste sedizioni, finalmente nella mattina del dì 20 di marzo, mostrando sospetto che il cardinale fosse dietro a vendere Bologna aNiccolò marchesedi Ferrara[Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital.]per mancanza di danari (che neppur un soldo veniva da Avignone), levarono rumore, e presero il palazzo. Fuggì travestito il legato, e poscia se ne andò a Ferrara. Fu dato il sacco a tutto il suo avere e a tutta la famiglia sua. Poscia, dacchè si furono que' cittadini impadroniti del castello di San Felice, che furiosamente fu smantellato, formarono governo popolare, e mandarono a Firenze per aver soccorso. Prima di questo avvenimento, cioè sul fine di dicembre, anche la città di Forlì[Chron. Foroliviense, tom. 22 Rer. Ital.], dopo avere scacciata la fazione guelfa, si sottrasse alla signoria della Chiesa, e nel dì dell'Epifania dell'anno presente acclamò per suo signoreSinibaldo, figliuolo diFrancesco degli Ordelaffi, il quale nell'anno 1373 era mancato di vita in servigio de' Veneziani.A sì fatti sconcerti vennero dietro in breve innumerabili mali in Italia. Soggiornava in Faenza il vescovo d'Ostia, conte della Romagna; e perciocchèAstorreossiaAstorgio de' Manfrediteneva pratiche per far ribellare ancor quella città, nè mancavano ivi risse e tumulti, chiamò colàGiovanni Aucud, che co' suoi Inglesi era all'assedio di Granaruolo[Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.]. Entrato che fu l'Aucud colla sua gente, cominciò a fare istanza per le sue paghe. Perchè era vota la borsa del ministro pontificio, trovò l'iniquo inglese la maniera di pagarsi alle spese dell'infelice città[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.], oppur ciò fu a lui ordinato, come fama corse, dallo stesso conte della Romagna, ch'era il peggior uomo del mondo. Col pretesto dunque che meditassero ribellione, trecento de' principali cittadini cacciò in prigione; spinse fuor di città gli altri (eranocirca undici mila persone dell'uno e dell'altro sesso), con ritener solamente quelle donne che piacquero a lui ed ai suoi. Tutta la città con inudita crudeltà fu interamente data a sacco, e vi restarono trucidate circa trecento persone, massimamente fanciulli. Ecco quai cani tenessero allora al suo servigio in Italia i ministri pontificii. Nel mese d'aprile anche Imola si sottrasse all'ubbidienza del papa, e ne divenne poco appresso padroneBeltrame degli Alidosi. Di Camerino parimente e di Macerata in queste rivoluzioni s'impadronìRidolfo da Varano, personaggio di gran valore. Chiaramente conobbe allorapapa Gregorio XIa quanti malanni avessero non men egli che i suoi predecessori esposta l'Italia, e soprattutto gli Stati della Chiesa colla lor lontananza. Perciò allora fu che prese la risoluzione di trasportar la corte di qua da' monti per timore di perdere tutto, giacchè Roma stessa tutta era in confusione, e buona parte de' baroni romani in rivolta. Ma conoscendo che la presenza sua sarebbe riuscita un inutile spauracchio, se non veniva fiancheggiata dall'armi, assoldò in breve tempo un esercito di Bretoni sì poderoso, che, secondo il comune uso d'ingrandir sempre il numero de' combattenti e i successi delle battaglie, fama fu che ascendesse a quattordici mila cavalli. Alcuni dicono dodici mila. Buonincontro[Bonincontrus, Annal. tom. 21 Rer. Ital.]non li fa più di sei mila cavalli, ed altri non più di quattro. Certo non furono solamente ottocento, come ha il Corio[Corio, Istoria di Milano.]. Diede il pontefice il comando di quest'armata aRoberto cardinaledella basilica de' dodici Apostoli, fratello del conte di Genevra, cioè ad un mal arnese, che zoppicava d'un piede, e maggiori vizii nascondeva nel petto.Costui, dichiarato legato apostolico, calò in Italia, e sul principio di luglio arrivò con quella perfida e bestial gentesul Bolognese[Matth. de Griffon., Chronic., tom. 18 Rer. Ital.]. Dopo essersi impadronito di Crespellano, Monteveglio ed altri luoghi, cominciò delle fiere ostilità contra de' Bolognesi; ma più si applicò a dei trattati segreti per ricuperar Bologna.Ridolfo da Camerino, generale de' Fiorentini, che ivi si trovava, uomo accorto, non mai volle uscire a battaglia. Proverbiato per questo, rispondeva:Io non voglio uscire, perchè altri entri. Nel dì 11 di settembre scoperte le mine tenute da esso cardinale in Bologna, ne pagarono il fio alcuni nobili che teneano mano alla congiura, coll'esserne stati alcuni decapitati, ed altri banditi. Continuò poi per tutto l'autunno la guerra sul Bolognese, commettendo i Bretoni ogni maggior crudeltà, con desolar tutto, e incendiar molte migliaia di case. Il Cronista Bolognese[Cronica di Bologna, tom. eod.]ce ne lasciò una lagrimevol descrizione, accompagnato da gravi doglianze contro i pastori della Chiesa.I FiorentinieBernabò Viscontenon dimenticarono di dar soccorso in questi pericoli a Bologna. MaNiccolò marchese di Ferrarafavoriva la parte del papa, e fu creduto che il cardinale gli volesse vendere quella città. Intanto il papa conchiuse pace conGaleazzo Visconte[Gazata, Chron., tom. eod.], rilasciando a lui la città di Vercelli, Castello San Giovanni, e circa cento altre castella sul Piacentino, Pavese e Novarese: con che Galeazzo sborsasse in varie rate ducento mila fiorini d'oro. Ma ripugnando il vescovo di Vercelli a restituire Vercelli, Galeazzo ne entrò in possesso solamente nell'anno seguente, essendo stato tradito il vescovo da' suoi, e fatto prigione. Allo sdegno del papa contra de' Fiorentini, i quali aveano eccitato sì grave incendio negli Stati della Chiesa, parve poco il mettere l'interdetto a Firenze, il fulminare contra di quei magistrati le più terribili scomuniche ed altre pene. Stese ancora il gastigo contra diqualunque Fiorentino che si trovasse in Europa, dando facoltà a cadauno di farli schiavi, e di occupar le loro mercatanzie ed ogni loro avere; e però in qualche luogo di Francia ed Inghilterra[Annales Mediolanenses, tom. 16 Rer. Ital.], quasi fosse un enorme delitto l'essere Fiorentino, fu mirabilmente eseguita la concession papale, benchè si trattasse di tante persone innocenti, le quali niuna relazion aveano colle risoluzioni prese in Firenze: cosa che può far orrore ai nostri giorni, e dovea farlo anche allora. Furono cacciati da Avignone, e ne fuggirono da altri paesi per paura di tali pene tanti Fiorentini, che, venuti in Italia, poteano formare un'altra città. Fu posto l'interdetto a Pisa e a Genova, perchè que' popoli non aveano scacciato i Fiorentini.La speranza intanto di rimediare a tanti sconvolgimenti di cose parea riposta nella venuta del pontefice; nè mancarono persone pie, e, fra l'altre, santaCaterina da Siena, che con lettere calde il sollecitarono a tal risoluzione, promettendogli cose grandi, se si lasciava vedere in Italia[Vita Gregorii XI, P. II, tom. 3 Rer. Ital.]. Perciò, venuto egli a Marsiglia nel dì 22 di settembre, e servito dipoi dalle galee dellaregina Giovanna, de'GenovesiePisani, s'imbarcò nel dì 2 d'ottobre, e nel dì 18 arrivò a Genova, dove si fermò alquanti giorni, a cagion del mare grosso, che per tutto il viaggio gli fu contrario, di modo che per quella fortuna si affogò il vescovo di Luni, e si ruppero molti legni. Finalmente giunse a Corneto, e, quivi sbarcato, celebrò poi le feste del santo Natale. Accorsero gli ambasciatori romani[Raynaldus, Annal. Eccles.]a complimentarlo, e gli diedero con uno strumento il pieno ed assoluto dominio di Roma, conservando nondimeno varii loro usi e privilegii. Guerra fu in questo anno fraLeopoldo ducad'Austria e iVenezianiper segreti impulsi, come fucreduto, diFrancesco da Carrara[Caresinus, Chron., tom. 12 Rer. Ital. Redusius, Chron., tom. 19 Rer. Ital.]. Possedeva il duca le città di Feltro e di Belluno. Di colà a dì 15 di maggio spedì egli senza disfida alcuna tre mila cavalli addosso al territorio di Trevigi, che fecero in quelle parti un gran guasto, e piantarono dipoi due bastie a Quero. Forniti che si furono di gente i Veneziani, espugnarono quelle bastie, e il lor generaleJacopo de' CavalliVeronese passò fin sotto Feltro, e vi mise l'assedio, ma poi se ne ritirò. Succedette anche un fatto d'armi colla peggio de' Veneziani. Interpostosi finalmente mediatoreLodovico red'Ungheria, seguì fra loro una tregua di due anni, che fece depor l'armi ad amendue le parti. Arrivato a Napoli[Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.]nel dì 25 di marzo dell'anno presenteOttone duca di Brunsvich, solennemente sposò laregina Giovanna. Riuscì parimente in quest'anno[Albert. Argentinensis, Chron. Magdeburgense.]aCarlo IV imperadoredi far eleggereVenceslaosuo figliuolo re de' Romani: il che seguì nelle feste di Pentecoste; ma gli convenne comperar questa elezione dagli elettori con esorbitante somma di danaro; cioè con promettere a cadaun di essi venti mila fiorini. Ne scarseggiava egli assaissimo, e però impegnò loro i dazii e le rendite dell'imperio.

Sempre più andarono peggiorando in quest'anno gli affari temporali della Chiesa romana in Italia. Pareva che tutti i popoli, anche delle più minute terre, andassero a guadagnar indulgenza, ribellandosi al papa loro legittimo signore. Ascoli si rivoltò; Civita Vecchia, Ravenna ed altre città non vollero essere da meno.Guglielmo cardinalelegato apostolico tenne colla sua presenza per quanto potè in ubbidienza la città di Bologna[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Matthaeus de Griffon., Chron., tom. eod.]; ma quel popolo al vederne tanti altri, che, scosso il giogo, aveano ripigliata la libertà, segretamente ancora stuzzicato da' Fiorentini,autori di tutte queste sedizioni, finalmente nella mattina del dì 20 di marzo, mostrando sospetto che il cardinale fosse dietro a vendere Bologna aNiccolò marchesedi Ferrara[Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital.]per mancanza di danari (che neppur un soldo veniva da Avignone), levarono rumore, e presero il palazzo. Fuggì travestito il legato, e poscia se ne andò a Ferrara. Fu dato il sacco a tutto il suo avere e a tutta la famiglia sua. Poscia, dacchè si furono que' cittadini impadroniti del castello di San Felice, che furiosamente fu smantellato, formarono governo popolare, e mandarono a Firenze per aver soccorso. Prima di questo avvenimento, cioè sul fine di dicembre, anche la città di Forlì[Chron. Foroliviense, tom. 22 Rer. Ital.], dopo avere scacciata la fazione guelfa, si sottrasse alla signoria della Chiesa, e nel dì dell'Epifania dell'anno presente acclamò per suo signoreSinibaldo, figliuolo diFrancesco degli Ordelaffi, il quale nell'anno 1373 era mancato di vita in servigio de' Veneziani.

A sì fatti sconcerti vennero dietro in breve innumerabili mali in Italia. Soggiornava in Faenza il vescovo d'Ostia, conte della Romagna; e perciocchèAstorreossiaAstorgio de' Manfrediteneva pratiche per far ribellare ancor quella città, nè mancavano ivi risse e tumulti, chiamò colàGiovanni Aucud, che co' suoi Inglesi era all'assedio di Granaruolo[Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.]. Entrato che fu l'Aucud colla sua gente, cominciò a fare istanza per le sue paghe. Perchè era vota la borsa del ministro pontificio, trovò l'iniquo inglese la maniera di pagarsi alle spese dell'infelice città[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.], oppur ciò fu a lui ordinato, come fama corse, dallo stesso conte della Romagna, ch'era il peggior uomo del mondo. Col pretesto dunque che meditassero ribellione, trecento de' principali cittadini cacciò in prigione; spinse fuor di città gli altri (eranocirca undici mila persone dell'uno e dell'altro sesso), con ritener solamente quelle donne che piacquero a lui ed ai suoi. Tutta la città con inudita crudeltà fu interamente data a sacco, e vi restarono trucidate circa trecento persone, massimamente fanciulli. Ecco quai cani tenessero allora al suo servigio in Italia i ministri pontificii. Nel mese d'aprile anche Imola si sottrasse all'ubbidienza del papa, e ne divenne poco appresso padroneBeltrame degli Alidosi. Di Camerino parimente e di Macerata in queste rivoluzioni s'impadronìRidolfo da Varano, personaggio di gran valore. Chiaramente conobbe allorapapa Gregorio XIa quanti malanni avessero non men egli che i suoi predecessori esposta l'Italia, e soprattutto gli Stati della Chiesa colla lor lontananza. Perciò allora fu che prese la risoluzione di trasportar la corte di qua da' monti per timore di perdere tutto, giacchè Roma stessa tutta era in confusione, e buona parte de' baroni romani in rivolta. Ma conoscendo che la presenza sua sarebbe riuscita un inutile spauracchio, se non veniva fiancheggiata dall'armi, assoldò in breve tempo un esercito di Bretoni sì poderoso, che, secondo il comune uso d'ingrandir sempre il numero de' combattenti e i successi delle battaglie, fama fu che ascendesse a quattordici mila cavalli. Alcuni dicono dodici mila. Buonincontro[Bonincontrus, Annal. tom. 21 Rer. Ital.]non li fa più di sei mila cavalli, ed altri non più di quattro. Certo non furono solamente ottocento, come ha il Corio[Corio, Istoria di Milano.]. Diede il pontefice il comando di quest'armata aRoberto cardinaledella basilica de' dodici Apostoli, fratello del conte di Genevra, cioè ad un mal arnese, che zoppicava d'un piede, e maggiori vizii nascondeva nel petto.

Costui, dichiarato legato apostolico, calò in Italia, e sul principio di luglio arrivò con quella perfida e bestial gentesul Bolognese[Matth. de Griffon., Chronic., tom. 18 Rer. Ital.]. Dopo essersi impadronito di Crespellano, Monteveglio ed altri luoghi, cominciò delle fiere ostilità contra de' Bolognesi; ma più si applicò a dei trattati segreti per ricuperar Bologna.Ridolfo da Camerino, generale de' Fiorentini, che ivi si trovava, uomo accorto, non mai volle uscire a battaglia. Proverbiato per questo, rispondeva:Io non voglio uscire, perchè altri entri. Nel dì 11 di settembre scoperte le mine tenute da esso cardinale in Bologna, ne pagarono il fio alcuni nobili che teneano mano alla congiura, coll'esserne stati alcuni decapitati, ed altri banditi. Continuò poi per tutto l'autunno la guerra sul Bolognese, commettendo i Bretoni ogni maggior crudeltà, con desolar tutto, e incendiar molte migliaia di case. Il Cronista Bolognese[Cronica di Bologna, tom. eod.]ce ne lasciò una lagrimevol descrizione, accompagnato da gravi doglianze contro i pastori della Chiesa.I FiorentinieBernabò Viscontenon dimenticarono di dar soccorso in questi pericoli a Bologna. MaNiccolò marchese di Ferrarafavoriva la parte del papa, e fu creduto che il cardinale gli volesse vendere quella città. Intanto il papa conchiuse pace conGaleazzo Visconte[Gazata, Chron., tom. eod.], rilasciando a lui la città di Vercelli, Castello San Giovanni, e circa cento altre castella sul Piacentino, Pavese e Novarese: con che Galeazzo sborsasse in varie rate ducento mila fiorini d'oro. Ma ripugnando il vescovo di Vercelli a restituire Vercelli, Galeazzo ne entrò in possesso solamente nell'anno seguente, essendo stato tradito il vescovo da' suoi, e fatto prigione. Allo sdegno del papa contra de' Fiorentini, i quali aveano eccitato sì grave incendio negli Stati della Chiesa, parve poco il mettere l'interdetto a Firenze, il fulminare contra di quei magistrati le più terribili scomuniche ed altre pene. Stese ancora il gastigo contra diqualunque Fiorentino che si trovasse in Europa, dando facoltà a cadauno di farli schiavi, e di occupar le loro mercatanzie ed ogni loro avere; e però in qualche luogo di Francia ed Inghilterra[Annales Mediolanenses, tom. 16 Rer. Ital.], quasi fosse un enorme delitto l'essere Fiorentino, fu mirabilmente eseguita la concession papale, benchè si trattasse di tante persone innocenti, le quali niuna relazion aveano colle risoluzioni prese in Firenze: cosa che può far orrore ai nostri giorni, e dovea farlo anche allora. Furono cacciati da Avignone, e ne fuggirono da altri paesi per paura di tali pene tanti Fiorentini, che, venuti in Italia, poteano formare un'altra città. Fu posto l'interdetto a Pisa e a Genova, perchè que' popoli non aveano scacciato i Fiorentini.

La speranza intanto di rimediare a tanti sconvolgimenti di cose parea riposta nella venuta del pontefice; nè mancarono persone pie, e, fra l'altre, santaCaterina da Siena, che con lettere calde il sollecitarono a tal risoluzione, promettendogli cose grandi, se si lasciava vedere in Italia[Vita Gregorii XI, P. II, tom. 3 Rer. Ital.]. Perciò, venuto egli a Marsiglia nel dì 22 di settembre, e servito dipoi dalle galee dellaregina Giovanna, de'GenovesiePisani, s'imbarcò nel dì 2 d'ottobre, e nel dì 18 arrivò a Genova, dove si fermò alquanti giorni, a cagion del mare grosso, che per tutto il viaggio gli fu contrario, di modo che per quella fortuna si affogò il vescovo di Luni, e si ruppero molti legni. Finalmente giunse a Corneto, e, quivi sbarcato, celebrò poi le feste del santo Natale. Accorsero gli ambasciatori romani[Raynaldus, Annal. Eccles.]a complimentarlo, e gli diedero con uno strumento il pieno ed assoluto dominio di Roma, conservando nondimeno varii loro usi e privilegii. Guerra fu in questo anno fraLeopoldo ducad'Austria e iVenezianiper segreti impulsi, come fucreduto, diFrancesco da Carrara[Caresinus, Chron., tom. 12 Rer. Ital. Redusius, Chron., tom. 19 Rer. Ital.]. Possedeva il duca le città di Feltro e di Belluno. Di colà a dì 15 di maggio spedì egli senza disfida alcuna tre mila cavalli addosso al territorio di Trevigi, che fecero in quelle parti un gran guasto, e piantarono dipoi due bastie a Quero. Forniti che si furono di gente i Veneziani, espugnarono quelle bastie, e il lor generaleJacopo de' CavalliVeronese passò fin sotto Feltro, e vi mise l'assedio, ma poi se ne ritirò. Succedette anche un fatto d'armi colla peggio de' Veneziani. Interpostosi finalmente mediatoreLodovico red'Ungheria, seguì fra loro una tregua di due anni, che fece depor l'armi ad amendue le parti. Arrivato a Napoli[Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.]nel dì 25 di marzo dell'anno presenteOttone duca di Brunsvich, solennemente sposò laregina Giovanna. Riuscì parimente in quest'anno[Albert. Argentinensis, Chron. Magdeburgense.]aCarlo IV imperadoredi far eleggereVenceslaosuo figliuolo re de' Romani: il che seguì nelle feste di Pentecoste; ma gli convenne comperar questa elezione dagli elettori con esorbitante somma di danaro; cioè con promettere a cadaun di essi venti mila fiorini. Ne scarseggiava egli assaissimo, e però impegnò loro i dazii e le rendite dell'imperio.


Back to IndexNext