MCCCXCIVAnno diCristomcccxciv. IndizioneII.Bonifazio IXpapa 6.Venceslaore de' Romani 17.Terminò in quest'anno i suoi giorni l'ambizioso antipapaClemente VII, dimorante allora in Avignone, lodato da quei della sua fazione, detestato e abborrito dagli altri[Vita Clementis antipapae, P. II, tom. 3 Rer. Ital.]. Succedette la morte sua nel dì 16 di settembre, mentre l'Università della Sorbona eCarlo VI redi Franciasi maneggiavano forte per trovar ripiego colla forza allo scandaloso scisma che, tuttavia durando, producea innumerabili sconcerti nella Chiesa di Dio, essendo specialmente divenuta troppo familiare la simonia. Forse questo maneggio accelerò la morte di lui. Ma nulla si guadagnò coll'esser egli mancato di vita; perciocchè i cardinali del seguito suo raunati, senza voler ascoltare ragioni, gli diedero per successore da lì a dodici giorni ilcardinal Pietro di Luna, che prese il nomeBenedetto XIII, uomo d'ingegno destro, molto eloquente e negoziator finissimo. Abbiamo da Teodorico di Niem[Theodoricus de Niem, Hist.]che quest'uomo furbo, finchè fu cardinale, dappertutto parlando ai principi e predicando ai popoli, detestò sempre lo scisma, e fu inteso più volte dire, che s'egli arrivasse mai al papato, avrebbe ridotta la Chiesa alla sua prima unione. Fu questo uno de' motivi per cui i cardinali di Avignone concorsero ad eleggerlo. Mostrò egli anche dipoi la sua premura di metter fine a quella tragedia, in iscrivendo le lettere circolari della sua elezione ai principi: parole speziose per farsi credito, perchè i fatti gridarono dipoi sonoramente in contrario. Intantopapa Bonifazio IXnon tralasciava diligenze per tirar nel suo partito gli aderenti in addietro all'antipapa Clemente, senza punto mostrar disposizione ai ripieghi che si proponevano per levare lo scisma. Nè già mancavano torbidi allo Stato ecclesiastico[Raynaldus, in Annal. Eccles.]. Biordo Perugino proditoriamente s'impadronì d'Assisi nel dì 22 di maggio.Pandolfo Malatestaoccupò Todi, poi Narni; diede il guasto ai territorii di Spoleti e di Terni, e introdusse in Orta i Bretoni ed altri soldati dell'antipapa. Fu perciò fulminata contra di lui la scomunica; ma questi fulmini in que' cattivi tempi poca paura faceano ai potenti di larga coscienza. Anzi abbiamo dalla Cronica di Forlì[Chron. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.]che Carlo e Pandolfo Malatesticomperarono nel dì 13 di luglio Bertinoro da papa Bonifazio per ventidue mila fiorini di oro: il che si dee credere fatto prima della scomunica. Grande applicazione davano intanto ad esso papa gli affari di Napoli[Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.]. Si andava rinforzando il giovinettore Ladislaoper terra e per mare con disegno di tentare qualche impresa contra del nemicore Lodovico d'Angiò. Ma, giunta a Gaeta una fiera pestilenza, si ritirò esso re fuori della città con tutta la corte. Poco vi stette, perchè due galee di Mori fecero in quella marina più di cento schiavi; il che consigliò Ladislao a tornarsene in città. Fu circa questi tempi proposto da' mediatori ch'esso re desse in moglie all'AngioinoGiovannasua sorella, e cadaun d'essi tenesse quel che possedeva. Ladislao escluso da Napoli non vi trovò i suoi conti. Ma per lo sforzo che egli meditava di fare, troppo sfornita trovandosi la di lui borsa, nel dì 27 di ottobre con quattro galee si partì da Gaeta, e andossene a Roma. Per conto degli onori n'ebbe in eccesso, ma non così della pecunia. Tuttavia ricavato dal pontefice e da' cardinali quanto ne potè, nel dì 19 di novembre se nè tornò a Gaeta[Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.]. Avvenne che mentre egli dimorava in Roma, gl'insolenti Banderesi romani, cioè i capurioni delle milizie urbane, si levarono a rumore contra del papa, talmente ch'egli corse anche pericolo della vita. Il re colle sue guardie si oppose, e gli riuscì poi di mettere la concordia fra loro. Scrive Sozomeno storico ciò succeduto nel mese di maggio. Abbiam veduto che, secondo gli Annali Napoletani, Ladislao di ottobre si trasferì a Roma.Perderono i Fiorentini quest'anno, a dì 17 di marzo, oppure, come ha Matteo Griffoni[Matthaeus de Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital.], nel mese d'agosto, il prode lor capitano, stato dianzi gran masnadiere d'Italia, cioèGiovanni Aucud, al quale fu data con sommo onore sepoltura inSanta Maria del Fiore, dove tuttavia si mira la di lui memoria. A forza di danari s'accordarono conBiordo Perugino. Costui, dopo avere smunto dai Sanesi venti mila fiorini d'oro, entrò nella Romagna, e diede il sacco a varie terre.Jacopo di Appiano, tiranno di Pisa, temendo di costui, impetrò daGian-Galeazzo Viscontequattrocento lancie, ed egli ben volentieri le spedì colà, per meglio assicurarsi di quella città. Turbata fu più che mai, nell'anno presente, la città di Genova dalla discordia e dalle sedizioni de' Guelfi e de' Ghibellini[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.]. Il già dogeAntoniotto Adornocon isforzi novi tentò di risalire sul trono, e deporre il doge Antonio di Montaldo. Furono in armi tutte le fazioni. Veggendo il Montaldo di non potere resistere alla possanza degli avversarii, nel dì 24 di maggio, deposte le redini del governo, si ritirò a Savona, indi a Gavi, per far guerra alla città.Niccolò di Zoaglioin luogo suo fu eletto doge; ma per poco tempo, perchè gli succedette colla forzaAntonio di Guarco, proclamato doge da buona parte del popolo. Contra di questo nuovo doge essendo entrato in GenovaAntoniotto Adorno, trovatosi abbandonato da' suoi, restò prigione; ma fu rilasciato con varii patti. Sino al dì ultimo d'agosto Antonio di Guarco tenne saldo il suo governo: ma, essendo rientrato in Genova l'Adorno, ed accolto con sonoro applauso da numeroso popolo, nella notte precedente al dì 3 di settembre esso Guarco prese la fuga, e si salvò anch'egli a Savona. Prevalendo allora i Ghibellini contra de' Guelfi, attaccarono il fuoco al palazzo dell'arcivescovo, cioè diJacopo del Fiesco, e ad altre case dei nobili guelfi. Nello stesso dì 3 di settembre da' suoi parziali fu di nuovo eletto dogeAntoniotto Adorno, ma con restare in armi i depostiAntonio di Montaldo, eAntonio di Guarco, i quali mossero le armi straniere contro la patria per sostenere la pugna. Infatti nell'anno presente, chiamato daessi ilsire di CossìFranzese, ed assistito daCarlo marchesedel Carretto, e dai nobiliDoria, entrò armato nella riviera occidentale di Genova, e prese Diano, con far correre voce di sottoporre quella contrada al re di Francia. Ma non avendo tali forze da poter compiere sì vasto disegno, non tardò molto a ritirarsi. Restò la città di Genova e tutto il suo territorio in gran confusione per tali discordie e per tanti pretendenti.Era, siccome dicemmo, succeduto al padre nella signoria di FerraraNiccolò II marchese d'Este[Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.]. Contra di questo giovinetto principe insorseAzzo marchese Estensefigliuolo di quelmarchese Francescoche fuoruscito di Ferrara, e divenuto generale delle armi diGaleazzo Visconte, vedemmo far guerra agli Estensi allora dominanti. Ora anch'egli animato dall'età del marchese Niccolò incapace del governo e sotto mano fiancheggiato daGian-Galeazzosignor di Milano[Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital.], cominciò più trame contro lo Stato di Ferrara, e trasse varii nobili e vassalli della casa d'Este nel suo partito.Obizzo da Monte-Garullo, castellano nelle montagne del Frignano, fu il primo ad alzar bandiera, con occupar varie castella di quelle contrade. Accorse l'esercito del marchese, ed unito coi Lucchesi nemici del medesimo Monte-Garullo, lo obbligò, dopo varie battaglie ed assedii, a chieder mercè. Venne con salvo condotto a Ferrara, ed ottenne da chi gli prestò fede più di quel che poteva sperare. Sollevossi ancoraFrancesco signor di Sassuolo, ed aiutato daAzzo signor di Rodea, prese Monte Baranzone ed altri luoghi in quelle parti. Era liberal di promesse il marchese Azzo verso chiunque gli aderiva[Delayto, Annal., ubi sup.]; e, facendo loro sperare alcuno degli Stati che si doveano conquistare, od altri premii, sollevò altri vassalli della casa d'Este contro il marchese Niccolò, con giugnere a farsi de' partigiani in Ferrarastessa. Tuttavia, a riserva di alcune terre che si ribellarono, non potè Azzo far progressi, perchè da Venezia, Bologna e Firenze vennero nuovi soccorsi a Ferrara; edAzzo da Castello, valoroso mastro di guerra, general del marchese Niccolò, non solamente fece svanir tutti i disegni dei nemici, ma anche assediò Castellarano, finchè tra la vicinanza del verno, e le genti che segretamente spediva in aiuto de' ribelli Gian-Galeazzo Visconte, gli convenne ritirarsi. Ribellatasi nel dì 7 di marzo di quest'anno[Hist. Sicula, tom. 24 Rer. Ital.]la città di Catania adon Martino redi Sicilia, per mare e per terra fu da lui assediata, e colla fame forzata a rendersi nel dì 5 d'agosto. Cento mila fiorini d'oro dovettero pagar que' cittadini in pena della loro ribellione. Già pensavaCarlo VI redi Francia allo acquisto di Genova[Corio, Istor. di Milano.]; e, per non aver contrario Gian-Galeazzo Visconte, conchiuse seco una lega in quest'anno; ed allora fu[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.]che il Visconte cominciò ad inquartar coll'arme sue del biscione i gigli della real casa di Francia. Anche ilsire di Cossì, a nome diLodovicodivenutoduca d'Orleanse signore di Asti, cioè del marito diValentina Visconte[Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. Ital.], nel dì 16 d'ottobre fece lega conTeodoro marchesedi Monferrato, ed in questa entrò ancheAmedeo di Savoiaprincipe della Morea.
Terminò in quest'anno i suoi giorni l'ambizioso antipapaClemente VII, dimorante allora in Avignone, lodato da quei della sua fazione, detestato e abborrito dagli altri[Vita Clementis antipapae, P. II, tom. 3 Rer. Ital.]. Succedette la morte sua nel dì 16 di settembre, mentre l'Università della Sorbona eCarlo VI redi Franciasi maneggiavano forte per trovar ripiego colla forza allo scandaloso scisma che, tuttavia durando, producea innumerabili sconcerti nella Chiesa di Dio, essendo specialmente divenuta troppo familiare la simonia. Forse questo maneggio accelerò la morte di lui. Ma nulla si guadagnò coll'esser egli mancato di vita; perciocchè i cardinali del seguito suo raunati, senza voler ascoltare ragioni, gli diedero per successore da lì a dodici giorni ilcardinal Pietro di Luna, che prese il nomeBenedetto XIII, uomo d'ingegno destro, molto eloquente e negoziator finissimo. Abbiamo da Teodorico di Niem[Theodoricus de Niem, Hist.]che quest'uomo furbo, finchè fu cardinale, dappertutto parlando ai principi e predicando ai popoli, detestò sempre lo scisma, e fu inteso più volte dire, che s'egli arrivasse mai al papato, avrebbe ridotta la Chiesa alla sua prima unione. Fu questo uno de' motivi per cui i cardinali di Avignone concorsero ad eleggerlo. Mostrò egli anche dipoi la sua premura di metter fine a quella tragedia, in iscrivendo le lettere circolari della sua elezione ai principi: parole speziose per farsi credito, perchè i fatti gridarono dipoi sonoramente in contrario. Intantopapa Bonifazio IXnon tralasciava diligenze per tirar nel suo partito gli aderenti in addietro all'antipapa Clemente, senza punto mostrar disposizione ai ripieghi che si proponevano per levare lo scisma. Nè già mancavano torbidi allo Stato ecclesiastico[Raynaldus, in Annal. Eccles.]. Biordo Perugino proditoriamente s'impadronì d'Assisi nel dì 22 di maggio.Pandolfo Malatestaoccupò Todi, poi Narni; diede il guasto ai territorii di Spoleti e di Terni, e introdusse in Orta i Bretoni ed altri soldati dell'antipapa. Fu perciò fulminata contra di lui la scomunica; ma questi fulmini in que' cattivi tempi poca paura faceano ai potenti di larga coscienza. Anzi abbiamo dalla Cronica di Forlì[Chron. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.]che Carlo e Pandolfo Malatesticomperarono nel dì 13 di luglio Bertinoro da papa Bonifazio per ventidue mila fiorini di oro: il che si dee credere fatto prima della scomunica. Grande applicazione davano intanto ad esso papa gli affari di Napoli[Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.]. Si andava rinforzando il giovinettore Ladislaoper terra e per mare con disegno di tentare qualche impresa contra del nemicore Lodovico d'Angiò. Ma, giunta a Gaeta una fiera pestilenza, si ritirò esso re fuori della città con tutta la corte. Poco vi stette, perchè due galee di Mori fecero in quella marina più di cento schiavi; il che consigliò Ladislao a tornarsene in città. Fu circa questi tempi proposto da' mediatori ch'esso re desse in moglie all'AngioinoGiovannasua sorella, e cadaun d'essi tenesse quel che possedeva. Ladislao escluso da Napoli non vi trovò i suoi conti. Ma per lo sforzo che egli meditava di fare, troppo sfornita trovandosi la di lui borsa, nel dì 27 di ottobre con quattro galee si partì da Gaeta, e andossene a Roma. Per conto degli onori n'ebbe in eccesso, ma non così della pecunia. Tuttavia ricavato dal pontefice e da' cardinali quanto ne potè, nel dì 19 di novembre se nè tornò a Gaeta[Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.]. Avvenne che mentre egli dimorava in Roma, gl'insolenti Banderesi romani, cioè i capurioni delle milizie urbane, si levarono a rumore contra del papa, talmente ch'egli corse anche pericolo della vita. Il re colle sue guardie si oppose, e gli riuscì poi di mettere la concordia fra loro. Scrive Sozomeno storico ciò succeduto nel mese di maggio. Abbiam veduto che, secondo gli Annali Napoletani, Ladislao di ottobre si trasferì a Roma.
Perderono i Fiorentini quest'anno, a dì 17 di marzo, oppure, come ha Matteo Griffoni[Matthaeus de Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital.], nel mese d'agosto, il prode lor capitano, stato dianzi gran masnadiere d'Italia, cioèGiovanni Aucud, al quale fu data con sommo onore sepoltura inSanta Maria del Fiore, dove tuttavia si mira la di lui memoria. A forza di danari s'accordarono conBiordo Perugino. Costui, dopo avere smunto dai Sanesi venti mila fiorini d'oro, entrò nella Romagna, e diede il sacco a varie terre.Jacopo di Appiano, tiranno di Pisa, temendo di costui, impetrò daGian-Galeazzo Viscontequattrocento lancie, ed egli ben volentieri le spedì colà, per meglio assicurarsi di quella città. Turbata fu più che mai, nell'anno presente, la città di Genova dalla discordia e dalle sedizioni de' Guelfi e de' Ghibellini[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.]. Il già dogeAntoniotto Adornocon isforzi novi tentò di risalire sul trono, e deporre il doge Antonio di Montaldo. Furono in armi tutte le fazioni. Veggendo il Montaldo di non potere resistere alla possanza degli avversarii, nel dì 24 di maggio, deposte le redini del governo, si ritirò a Savona, indi a Gavi, per far guerra alla città.Niccolò di Zoaglioin luogo suo fu eletto doge; ma per poco tempo, perchè gli succedette colla forzaAntonio di Guarco, proclamato doge da buona parte del popolo. Contra di questo nuovo doge essendo entrato in GenovaAntoniotto Adorno, trovatosi abbandonato da' suoi, restò prigione; ma fu rilasciato con varii patti. Sino al dì ultimo d'agosto Antonio di Guarco tenne saldo il suo governo: ma, essendo rientrato in Genova l'Adorno, ed accolto con sonoro applauso da numeroso popolo, nella notte precedente al dì 3 di settembre esso Guarco prese la fuga, e si salvò anch'egli a Savona. Prevalendo allora i Ghibellini contra de' Guelfi, attaccarono il fuoco al palazzo dell'arcivescovo, cioè diJacopo del Fiesco, e ad altre case dei nobili guelfi. Nello stesso dì 3 di settembre da' suoi parziali fu di nuovo eletto dogeAntoniotto Adorno, ma con restare in armi i depostiAntonio di Montaldo, eAntonio di Guarco, i quali mossero le armi straniere contro la patria per sostenere la pugna. Infatti nell'anno presente, chiamato daessi ilsire di CossìFranzese, ed assistito daCarlo marchesedel Carretto, e dai nobiliDoria, entrò armato nella riviera occidentale di Genova, e prese Diano, con far correre voce di sottoporre quella contrada al re di Francia. Ma non avendo tali forze da poter compiere sì vasto disegno, non tardò molto a ritirarsi. Restò la città di Genova e tutto il suo territorio in gran confusione per tali discordie e per tanti pretendenti.
Era, siccome dicemmo, succeduto al padre nella signoria di FerraraNiccolò II marchese d'Este[Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.]. Contra di questo giovinetto principe insorseAzzo marchese Estensefigliuolo di quelmarchese Francescoche fuoruscito di Ferrara, e divenuto generale delle armi diGaleazzo Visconte, vedemmo far guerra agli Estensi allora dominanti. Ora anch'egli animato dall'età del marchese Niccolò incapace del governo e sotto mano fiancheggiato daGian-Galeazzosignor di Milano[Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital.], cominciò più trame contro lo Stato di Ferrara, e trasse varii nobili e vassalli della casa d'Este nel suo partito.Obizzo da Monte-Garullo, castellano nelle montagne del Frignano, fu il primo ad alzar bandiera, con occupar varie castella di quelle contrade. Accorse l'esercito del marchese, ed unito coi Lucchesi nemici del medesimo Monte-Garullo, lo obbligò, dopo varie battaglie ed assedii, a chieder mercè. Venne con salvo condotto a Ferrara, ed ottenne da chi gli prestò fede più di quel che poteva sperare. Sollevossi ancoraFrancesco signor di Sassuolo, ed aiutato daAzzo signor di Rodea, prese Monte Baranzone ed altri luoghi in quelle parti. Era liberal di promesse il marchese Azzo verso chiunque gli aderiva[Delayto, Annal., ubi sup.]; e, facendo loro sperare alcuno degli Stati che si doveano conquistare, od altri premii, sollevò altri vassalli della casa d'Este contro il marchese Niccolò, con giugnere a farsi de' partigiani in Ferrarastessa. Tuttavia, a riserva di alcune terre che si ribellarono, non potè Azzo far progressi, perchè da Venezia, Bologna e Firenze vennero nuovi soccorsi a Ferrara; edAzzo da Castello, valoroso mastro di guerra, general del marchese Niccolò, non solamente fece svanir tutti i disegni dei nemici, ma anche assediò Castellarano, finchè tra la vicinanza del verno, e le genti che segretamente spediva in aiuto de' ribelli Gian-Galeazzo Visconte, gli convenne ritirarsi. Ribellatasi nel dì 7 di marzo di quest'anno[Hist. Sicula, tom. 24 Rer. Ital.]la città di Catania adon Martino redi Sicilia, per mare e per terra fu da lui assediata, e colla fame forzata a rendersi nel dì 5 d'agosto. Cento mila fiorini d'oro dovettero pagar que' cittadini in pena della loro ribellione. Già pensavaCarlo VI redi Francia allo acquisto di Genova[Corio, Istor. di Milano.]; e, per non aver contrario Gian-Galeazzo Visconte, conchiuse seco una lega in quest'anno; ed allora fu[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.]che il Visconte cominciò ad inquartar coll'arme sue del biscione i gigli della real casa di Francia. Anche ilsire di Cossì, a nome diLodovicodivenutoduca d'Orleanse signore di Asti, cioè del marito diValentina Visconte[Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. Ital.], nel dì 16 d'ottobre fece lega conTeodoro marchesedi Monferrato, ed in questa entrò ancheAmedeo di Savoiaprincipe della Morea.