MCCCXLIVAnno diCristomcccxliv. IndizioneXII.Clemente VIpapa 3.Imperio vacante.Nel dì 28 o 29 di maggio mancò di vita in FerraraNiccolò marchesed'Este, e al corpo di lui con gran solennità fu data sepoltura[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Johannes de Bazano, Chron. Mutinense, tom. eod.]. Restò perciò unico signore di Ferrara e Modena il marchese Obizzo, il quale in quest'anno appunto acconciò i suoi interessi con papaClemente VI, ricevendo da lui la conferma del vicariato di Ferrara, con promettere l'annuo censo per quella città alla santa Sede, e un altro per Argenta all'arcivescovo di Ravenna. In molte angustie si trovavano in questi tempiAzzoeGuido da Correggiosignori di Parma. Durava contra di loro la nemicizia diMastino dalla Scala, collegato degli Estensi e de' Pepoli. Aveano anche sulle spalle i Sanvitali, Rossi, Lupi ed altre potenti famiglie fuoruscite di quella città, che faceano lor temere qualche occulta congiura fra gli stessi cittadini. Vennero dunque in parere di vendere Parma al suddetto marchese Obizzo per settanta mila fiorini d'oro. Non fu difficile al marchese di ottenere da Mastino dalla Scala il beneplacito di accudire a questo trattato, perchè così veniva lo Scaligero a vendicarsi de' Correggeschi, e s'impediva che Parma non cadesse nelle mani di Luchino Visconte, principe che più degli altri pensava adilatare il suo dominio. Stabilito il contratto nel dì 23 d'ottobre[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.], fu spedito dal marchese con alcune squadre di cavalleria e fanteria Giberto da Fogliano a prendere il possesso di quella città, che gli fu dato dal suddetto Azzo da Correggio. Ma restò ben deluso Guido suo fratello, perchè Azzo, aggraffato tutto quell'oro, niuna parte a lui ne lasciò toccare; laonde Guido con Giberto ed Azzo suoi figliuoli disgustato si ritirò a Brescello e Correggio sue terre. Tenuto fu poscia un parlamento in Modena nel dì quarto di novembre, dove, intervenutiMastino dalla Scala, e il suddettoAzzoconGiovannisuo fratello e Cagnolo nipote, cederono ogni lor ragione sopra Parma al marchese Obizzo. Disposte in questa maniera le cose, ed ottenuto un passaporto daFilippino da Gonzagasignore di Reggio, si mosse da Modena il marchese nel dì 10 di novembre con quantità numerosa di fanti e cavalli per andare a visitar l'acquistata città. Seco eranoMalatestasignore di Rimini,Ostasio da Polentasignor di Ravenna e Cervia,Giovannifiglio diAlberghettino dei Manfredisignor d'Imola, ed altra fiorita nobiltà. Incontrato ed accolto con somma allegrezza dai Parmigiani, nel dì 24 di novembre fu da essi eletto e proclamato per loro signore. Fin qui il sereno non potea essere più bello, ma durò ben poco.In questo mentre Filippino da Gonzaga, ito a Milano, congiurò con Luchino Visconte alla rovina dell'Estense, e niuna difficoltà trovò in lui, perchè gli fece sperar l'acquisto di Parma. Luchino, senza mettersi in pena per la tregua già stabilita coll'Estense, diede al Gonzaga ottocento cavalieri, e molte bande di fanti e balestrieri, che segretamente per varie vie s'inviarono a Reggio[Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.]. Ora nel dì 6 di dicembre, dopo aver lasciato buon ordine in Parma, si mise in viaggioil marchese colle sue genti per tornarsene a Modena, e si fermò la notte a Montecchio. Nel giorno seguente, arrivate le sue milizie alla villa di Rivalta del distretto di Reggio di Lombardia, scoppiò il tradimento del Gonzaga, ch'era in agguato con tutte le sue forze, ed improvvisamente assalì i mal venuti. Marciavano senza alcuna ordinanza e con tutta pace le genti dell'Estense, e perciò furono ben tosto messe in isconfitta, restando prigioni settecento ventidue persone, e fra loro molti contestabili e nobili, cioè Giberto da Fogliano con un figliuolo e nipote, Giovanni de' Malatesti da Rimini, Sassuolo da Sassuolo, ed altri ch'io tralascio. Per la valida difesa de' Tedeschi fu riscosso dalle mani de' nemici ilmarchese FrancescoEstense figliuolo del fuBertoldo. Veniva dietro alle sue genti il marchese Obizzo cogli altri signori, e, udito l'inaspettato colpo, si ritirò a Montecchio, e di là a Parma. Gran rumore fece per tutta Lombardia la fellonia ed infame impresa di Filippino da Gonzaga[Giovanni Villani, lib. 12, cap. 34. Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.]; ed egli se ne scusava con dire d'aver bensì conceduto il passaporto per l'andare, ma non già pel ritornare: scusa da non adoperarsi se non da principi di mala fede e di poca onoratezza. Dopo avere il marchese Obizzo lasciato per suo vicario in Parma il marchese Francesco suddetto, nel dì 21 di dicembre venne a Piolo, poscia a Frassinoro e Monfestino, e nel dì del santo Natale fu in Modena.Mastino dalla Scala, ilPepolieFrancesco degli Ordelaffi, ognun di essi gli mandò rinforzi di gente. ErasiLuchino Viscontedisgustato co' Pisani[Giovanni Villani, lib. 12, cap. 25.]pel mal trattamento (diceva egli) da lor fatto aGiovanni da Oleggiosuo capitano[Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.], e per aver essi cacciati dalla città di Lucca i figliuoli di Castruccio. Ai potenti non mancano mai pretesti per isfoderar la spada contra chi è da meno,Mandò perciò in aiuto del vescovo di Luni mille e ducento cavalieri. Pietrasanta e Massa furono prese dal vescovo, e la gente di Luchino nel dì 5 d'aprile in una battaglia diede una fiera percossa ai Pisani, e passò anche sul loro contado, prendendo varie terre. Se non era la pestilenza ch'entrò nell'armata del Visconte, si trovava a mal partito il comune di Pisa. La instabile città di Genova cangiò di doge sul fine di quest'anno[Georg. Stella, Annal. Genuens., tom. 18 Rer. Ital.]. Era malvedutoSimone Boccanegradalle quattro principali famiglie di quella città, cioè dai Doria, Spinoli, Fieschi e Grimaldi, in parte allora fuoruscite. Di gran partigiani aveano queste entro e fuori di Genova. Però venuti i fuorusciti ne' borghi della città, senza recar danno alcuno, il Boccanegra, accortosi di quel che si tramava, non volle aspettare di scendere per forza, ma occultamente nel dì 23 di dicembre si ritirò co' fratelli e colla famiglia, andando a Pisa. Entrarono gli usciti; la pace si ristabilì, e poi, non senza tumulto, fu nel giorno di Natale proclamato doge di quella cittàGiovanni da Murtadell'ordine de' nobili. Ma poco stette a sconvolgersi Genova per la divisione e discordia, troppo allora familiare in quell'altero popolo, siccome apparirà all'anno seguente.
Nel dì 28 o 29 di maggio mancò di vita in FerraraNiccolò marchesed'Este, e al corpo di lui con gran solennità fu data sepoltura[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Johannes de Bazano, Chron. Mutinense, tom. eod.]. Restò perciò unico signore di Ferrara e Modena il marchese Obizzo, il quale in quest'anno appunto acconciò i suoi interessi con papaClemente VI, ricevendo da lui la conferma del vicariato di Ferrara, con promettere l'annuo censo per quella città alla santa Sede, e un altro per Argenta all'arcivescovo di Ravenna. In molte angustie si trovavano in questi tempiAzzoeGuido da Correggiosignori di Parma. Durava contra di loro la nemicizia diMastino dalla Scala, collegato degli Estensi e de' Pepoli. Aveano anche sulle spalle i Sanvitali, Rossi, Lupi ed altre potenti famiglie fuoruscite di quella città, che faceano lor temere qualche occulta congiura fra gli stessi cittadini. Vennero dunque in parere di vendere Parma al suddetto marchese Obizzo per settanta mila fiorini d'oro. Non fu difficile al marchese di ottenere da Mastino dalla Scala il beneplacito di accudire a questo trattato, perchè così veniva lo Scaligero a vendicarsi de' Correggeschi, e s'impediva che Parma non cadesse nelle mani di Luchino Visconte, principe che più degli altri pensava adilatare il suo dominio. Stabilito il contratto nel dì 23 d'ottobre[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.], fu spedito dal marchese con alcune squadre di cavalleria e fanteria Giberto da Fogliano a prendere il possesso di quella città, che gli fu dato dal suddetto Azzo da Correggio. Ma restò ben deluso Guido suo fratello, perchè Azzo, aggraffato tutto quell'oro, niuna parte a lui ne lasciò toccare; laonde Guido con Giberto ed Azzo suoi figliuoli disgustato si ritirò a Brescello e Correggio sue terre. Tenuto fu poscia un parlamento in Modena nel dì quarto di novembre, dove, intervenutiMastino dalla Scala, e il suddettoAzzoconGiovannisuo fratello e Cagnolo nipote, cederono ogni lor ragione sopra Parma al marchese Obizzo. Disposte in questa maniera le cose, ed ottenuto un passaporto daFilippino da Gonzagasignore di Reggio, si mosse da Modena il marchese nel dì 10 di novembre con quantità numerosa di fanti e cavalli per andare a visitar l'acquistata città. Seco eranoMalatestasignore di Rimini,Ostasio da Polentasignor di Ravenna e Cervia,Giovannifiglio diAlberghettino dei Manfredisignor d'Imola, ed altra fiorita nobiltà. Incontrato ed accolto con somma allegrezza dai Parmigiani, nel dì 24 di novembre fu da essi eletto e proclamato per loro signore. Fin qui il sereno non potea essere più bello, ma durò ben poco.
In questo mentre Filippino da Gonzaga, ito a Milano, congiurò con Luchino Visconte alla rovina dell'Estense, e niuna difficoltà trovò in lui, perchè gli fece sperar l'acquisto di Parma. Luchino, senza mettersi in pena per la tregua già stabilita coll'Estense, diede al Gonzaga ottocento cavalieri, e molte bande di fanti e balestrieri, che segretamente per varie vie s'inviarono a Reggio[Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.]. Ora nel dì 6 di dicembre, dopo aver lasciato buon ordine in Parma, si mise in viaggioil marchese colle sue genti per tornarsene a Modena, e si fermò la notte a Montecchio. Nel giorno seguente, arrivate le sue milizie alla villa di Rivalta del distretto di Reggio di Lombardia, scoppiò il tradimento del Gonzaga, ch'era in agguato con tutte le sue forze, ed improvvisamente assalì i mal venuti. Marciavano senza alcuna ordinanza e con tutta pace le genti dell'Estense, e perciò furono ben tosto messe in isconfitta, restando prigioni settecento ventidue persone, e fra loro molti contestabili e nobili, cioè Giberto da Fogliano con un figliuolo e nipote, Giovanni de' Malatesti da Rimini, Sassuolo da Sassuolo, ed altri ch'io tralascio. Per la valida difesa de' Tedeschi fu riscosso dalle mani de' nemici ilmarchese FrancescoEstense figliuolo del fuBertoldo. Veniva dietro alle sue genti il marchese Obizzo cogli altri signori, e, udito l'inaspettato colpo, si ritirò a Montecchio, e di là a Parma. Gran rumore fece per tutta Lombardia la fellonia ed infame impresa di Filippino da Gonzaga[Giovanni Villani, lib. 12, cap. 34. Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.]; ed egli se ne scusava con dire d'aver bensì conceduto il passaporto per l'andare, ma non già pel ritornare: scusa da non adoperarsi se non da principi di mala fede e di poca onoratezza. Dopo avere il marchese Obizzo lasciato per suo vicario in Parma il marchese Francesco suddetto, nel dì 21 di dicembre venne a Piolo, poscia a Frassinoro e Monfestino, e nel dì del santo Natale fu in Modena.Mastino dalla Scala, ilPepolieFrancesco degli Ordelaffi, ognun di essi gli mandò rinforzi di gente. ErasiLuchino Viscontedisgustato co' Pisani[Giovanni Villani, lib. 12, cap. 25.]pel mal trattamento (diceva egli) da lor fatto aGiovanni da Oleggiosuo capitano[Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.], e per aver essi cacciati dalla città di Lucca i figliuoli di Castruccio. Ai potenti non mancano mai pretesti per isfoderar la spada contra chi è da meno,Mandò perciò in aiuto del vescovo di Luni mille e ducento cavalieri. Pietrasanta e Massa furono prese dal vescovo, e la gente di Luchino nel dì 5 d'aprile in una battaglia diede una fiera percossa ai Pisani, e passò anche sul loro contado, prendendo varie terre. Se non era la pestilenza ch'entrò nell'armata del Visconte, si trovava a mal partito il comune di Pisa. La instabile città di Genova cangiò di doge sul fine di quest'anno[Georg. Stella, Annal. Genuens., tom. 18 Rer. Ital.]. Era malvedutoSimone Boccanegradalle quattro principali famiglie di quella città, cioè dai Doria, Spinoli, Fieschi e Grimaldi, in parte allora fuoruscite. Di gran partigiani aveano queste entro e fuori di Genova. Però venuti i fuorusciti ne' borghi della città, senza recar danno alcuno, il Boccanegra, accortosi di quel che si tramava, non volle aspettare di scendere per forza, ma occultamente nel dì 23 di dicembre si ritirò co' fratelli e colla famiglia, andando a Pisa. Entrarono gli usciti; la pace si ristabilì, e poi, non senza tumulto, fu nel giorno di Natale proclamato doge di quella cittàGiovanni da Murtadell'ordine de' nobili. Ma poco stette a sconvolgersi Genova per la divisione e discordia, troppo allora familiare in quell'altero popolo, siccome apparirà all'anno seguente.