MCCCXVAnno diCristomcccxv. IndizioneXIII.Sede romana vacante.Imperio vacante.Seguitò ancora in quest'anno la discordia fra i cardinali, di modo che neppur fu dato un successore alla cattedra di san Pietro. In Germania continuò la guerra fraLodovico il BavaroeFederigo Austriaco, re eletti.Leopoldo, fratello di Federigo, fece di molte prodezze, ma restò più che mai imbrogliato e diviso il regno. In Italia prosperamente camminarono gli affari dei Ghibellini. AveaUguccione dalla Faggiuola[Giovanni Villani, lib. 9, cap. 70. Storie Pistolesi. Cortus, Hist. Albertinus Mussat., et alii.], signor di Pisa e Lucca, assediato con gran vigore la forte terra di Montecatino, e tentata ancora, ma indarno,la presa di Pistoia. Risoluto di voler la terra suddetta, ne continuò ostinatamente l'assedio. Stavano per questo in gran pena i Fiorentini. Già era venuto nell'anno precedente in loro aiutoPietro, fratello delre Roberto; ma il re, intendendo come cresceva sempre più l'ardire e la forza d'Uguccione e de' Pisani, e degli altri Ghibellini di Toscana, ad istanza di essi Fiorentini, benchè contro il suo volere, vi mandòFilippo principedi Taranto altro suo fratello. Questi, conducendo seco cinquecento uomini d'armi e ilprincipe Carlosuo figliuolo, arrivò a Firenze nel dì 11 di luglio dell'anno presente. Aveano intanto i Fiorentini preparata una bella armata coll'aiuto dei Bolognesi, Sanesi, Perugini e d'altri Guelfi di Toscana e Romagna, il cui numero fu detto ascendere (se pur si può credere) a circa sessanta mila persone; ed, unito che fu con loro il rinforzo del suddetto principe di Taranto, uscirono in campagna per isnidar Uguccione da Montecatino nel dì 6 d'agosto, e vennero in Val di Nievole. Benchè di gran lunga inferior di forze, pure assai forte era Uguccione, trovandosi con lui i Pisani, Lucchesi, e gran copia di Ghibellini toscani, ed alcune schiere inviategli daMatteo Visconte. Suppliva il suo senno a quel che gli mancava d'armati. Più dì stettero a vista i due eserciti, e finalmente Uguccione, perchè gli veniva tolta la vettovaglia mandata da Lucca, fu forzato a levare il campo; ma con tal maestria lo levò, che, prevedendo battaglia coi nemici, si trovò in statodi ben riceverla[Johan. de Bazano, Chron. Mutinens., tom. 15 Rer. Ital.]. Vennero infatti le due armate alle mani nel dì 29 di agosto, festa della Decollazione di san Giovanni Batista; il combattimento fu duro e sanguinoso, e la vittoria infine si dichiarò in favor d'Uguccione[Chron. Senense, tom. 15 Rer. Ital.]: vittoria delle più memorabili di questi tempi, per la quantità degli uccisi e per l'incredibil bottino. Vi restòmortoCarlofigliuolo del principeFilippoePietrofratello del re Roberto restò sommerso in una palude fuggendo, senza che il suo corpo mai si trovasse. Molti altri baroni e contestabili vi lasciarono la vita, oltre a più di due mila soldati uccisi ed altri assai annegati, e più di due mille e cinquecento prigioni, fra' quali cento quattordici delle migliori case di Firenze, e moltissimi delle altre città, annoverati dall'autore della Cronica di Siena. Perdè anche Uguccione in questa giornata Francesco suo figliuolo, ma senza punto scomporsi all'avviso di sua morte. Se gli arrendè poi Montecatino, ed egli mise per signore in Lucca Neri, altro suo figliuolo. Per sì grave disgrazia non si avvilirono punto i Fiorentini; e tanto più fecero coraggio, perchè il re Roberto, sempre più impegnandosi a sostenerli, inviò tosto in loro aiuto il conte d'Andria e di Monte Scaglioso, appellato il conte Novello, con dugento cavalieri. Maggiormente ancora risorse la loro fortuna nell'anno seguente, per quel che diremo.Non ebbero minor felicità in Lombardia l'armi diMatteo Visconte, capo del ghibellinismo. Volle egli fondare, oppur rifabbricare, dove la Scrivia mette capo nel Po, un castello, a cui diede il nome di Ghibellino, per frenar le scorrerie dei Pavesi contra de' Tortonesi suoi sudditi[Gualvan. Flamma., cap. 354. Bonincontr Morigia, cap. 19, tom. 12 Rer. Italic. Albertinus Mussatus, lib. 7, rubr. 10, tom. 8 Rer. Ital.].Ugo del Balzo, vicario del re Roberto in Piemonte, coi Pavesi, Vercellesi, Alessandrini ed Astigiani, e coi Torriani, per terra e per acqua nel dì 4 di luglio andò a frastornar quel lavoro; ma dalle milizie del Visconte fu rotto. Vi fu ucciso Zonfredo dalla Torre, fratello diPagano vescovodi Padova. Edoardo dalla Torre con ottanta altri nobili di parte guelfa rimase prigione. Guglielmo Ventura[Ventura, Chron. Astense, cap. 79, tom. 11 Rer. Ital. Bonincontr. Morigia. Albertinus Mussatus, et alii.]scrive che fra i prigionieri si contarono il genero e il nipote di Ugo del Balzo, epiù di mille Alessandrini e Valentini. Inoltre nel dì 6 venendo il dì 7 di ottobre, Stefano figliuolo di Matteo Visconte furtivamente circa l'aurora entrò in Pavia, e s'impadronì di quella città. Accorse Ricciardino ossia Riccardino, figliuolo dell'imprigionato Filippone conte di Langusco, per opporsi; ma nella mischia restò ucciso. Con che Matteo restò padrone di sì importante città, con liberar tutti i prigioni, fra' quali Manfredi da Beccaria, e rimettere in città tutti i fuorusciti. Furono in tal congiuntura presi Amorato e Guidotto figliuoli del fu Guido dalla Torre, e commesse di gravi ruberie ed iniquità, ma colla morte di pochi. Così Pavia, con esserne scacciati i Guelfi, tornò ad essere ghibellina; e Matteo Visconte vi fece fabbricare una fortezza per maggiormente assicurarsi di quel popolo. Era in que' tempi il Visconte signor di Milano, Pavia, Piacenza, Como e Bergamo. Provveduto di molti bellicosi figliuoli, al governo di cadauna teneva egli un di essi: il che gliene assodava l'acquisto. Non passò l'anno che anche il popolo di Alessandria[Chron. Astense, cap. 81, tom. 11 Rer. Ital.], per opera di Tommaso del Pozzo, si ribellò al re Roberto, e si diede al medesimo Visconte. Ciò fu nel mese di dicembre. Anche Tortona era stata molto prima presa con armata mano da Marco Visconte figliuolo d'esso Matteo. Bonincontro Morigia racconta[Bonincontrus Morigia, Chron., cap. 19, tom. 12 Rer. Ital.], essere avvenuto quell'acquisto nel dì primo di dicembre, giorno di domenica: il che indica l'anno precedente. Fecero in quest'anno guerra viva a CremonaCane dalla Scalasignor di Verona e Vicenza, ePasserino de' Bonacossisignore di Mantova e Modena[Albertinus Mussatus, lib. 7, rub. 19, tom. 8 Rer. Ital.]. Dopo la presa di alcune castella guidarono lo esercito sino alle porte di quella città, aspettando che si facesse qualche commozione nell'atterrito popolo.Giberto daCorreggio, accorso colà da Parma, tanto animo diede ai Cremonesi, che i nemici, vedendo di perdere quivi il tempo, si ritirarono. Ma Cane in tal occasione (se pur non fu nell'anno seguente) occupò la ricca e popolata terra di Casal Maggiore, e vi lasciò una buona guarnigione. Da queste avversità commossi i Cremonesi si appigliarono al partito di proclamar loro signoreJacopo marchese Cavalcabò, ma con dispiacere della contraria fazione, di cui era capo Ponzino de' Ponzoni. Però tutti questi adirati uscirono della città, e si afforzarono in Soncino, Pizzighettone, e in altre castella di quel territorio. Tolta fu in quest'anno a Matteo Visconte da Maranzio Guinzone, e poi da Soncino Benzone, Crema. Lodrisio Visconte podestà di Bergamo diede una gran rotta al ponte di San Pietro ai Guelfi fuorusciti, colla morte di più di mille d'essi. Furono anche delle novità in Forlì[Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.]; perciocchè i Calboli con Cecco e Sinibaldo degli Ordelaffi vi rientrarono per forza, e ne scacciarono gli Argogliosi, e le genti del re Roberto, nel dì 2, oppure 12 di settembre. Questo medesimo fatto vien descritto da Ferreto Vicentino[Ferretus Vicentinus, lib. 7, tom. 9 Rer. Italic.], con dire che il suddettoCecco, cioèFrancesco degli Ordelaffi, chiuso in una botte, si fece introdurre in Forlì, e quivi, segretamente incitati gli amici alla sollevazione contra del re Roberto, s'impadronì della città, dalla qual poscia cacciati i Calboli, restò egli signore. Ne parla ancora Albertino Mussato[Albertinus Mussatus, lib. 7, rubr. 12.]. Così quella città abbracciò la fazion ghibellina, e seppe sostenersi dipoi contro gli sforzi di Diego vicario delre Roberto. Stando nella terra di Buzzala gli Spinoli ed altri fuorusciti di Genova, faceano guerra alla lor patria[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.]. In Genova si preparò un possente esercito di mille e cinquecento cavalli e di circadieci mila pedoni sotto il comando diManfredino marchesedel Carretto, e si marciò contra degli usciti. Furono ben tre volte respinti i Genovesi, colla morte di più di cinquecento d'essi; infine soperchiando col numero gli avversarii, li misero in fuga; presero, saccheggiarono e distrussero dai fondamenti Buzzala. Ma nel dì seguente eccoli i fuorusciti di nuovo comparire con ducento cavalieri tedeschi, venuti al loro soldo, con tal empito, che n'andò sconfitta l'armata genovese, restandovi uccisi più di mille d'essi, e prigioni fra gli altri il lor capitano e Lamba Doria con due suoi figliuoli[Chron. Astense, cap. 90, tom. 11 Rer. Ital.], i quali collo sborso di diecisette mila fiorini d'oro ricuperarono dipoi la libertà.
Seguitò ancora in quest'anno la discordia fra i cardinali, di modo che neppur fu dato un successore alla cattedra di san Pietro. In Germania continuò la guerra fraLodovico il BavaroeFederigo Austriaco, re eletti.Leopoldo, fratello di Federigo, fece di molte prodezze, ma restò più che mai imbrogliato e diviso il regno. In Italia prosperamente camminarono gli affari dei Ghibellini. AveaUguccione dalla Faggiuola[Giovanni Villani, lib. 9, cap. 70. Storie Pistolesi. Cortus, Hist. Albertinus Mussat., et alii.], signor di Pisa e Lucca, assediato con gran vigore la forte terra di Montecatino, e tentata ancora, ma indarno,la presa di Pistoia. Risoluto di voler la terra suddetta, ne continuò ostinatamente l'assedio. Stavano per questo in gran pena i Fiorentini. Già era venuto nell'anno precedente in loro aiutoPietro, fratello delre Roberto; ma il re, intendendo come cresceva sempre più l'ardire e la forza d'Uguccione e de' Pisani, e degli altri Ghibellini di Toscana, ad istanza di essi Fiorentini, benchè contro il suo volere, vi mandòFilippo principedi Taranto altro suo fratello. Questi, conducendo seco cinquecento uomini d'armi e ilprincipe Carlosuo figliuolo, arrivò a Firenze nel dì 11 di luglio dell'anno presente. Aveano intanto i Fiorentini preparata una bella armata coll'aiuto dei Bolognesi, Sanesi, Perugini e d'altri Guelfi di Toscana e Romagna, il cui numero fu detto ascendere (se pur si può credere) a circa sessanta mila persone; ed, unito che fu con loro il rinforzo del suddetto principe di Taranto, uscirono in campagna per isnidar Uguccione da Montecatino nel dì 6 d'agosto, e vennero in Val di Nievole. Benchè di gran lunga inferior di forze, pure assai forte era Uguccione, trovandosi con lui i Pisani, Lucchesi, e gran copia di Ghibellini toscani, ed alcune schiere inviategli daMatteo Visconte. Suppliva il suo senno a quel che gli mancava d'armati. Più dì stettero a vista i due eserciti, e finalmente Uguccione, perchè gli veniva tolta la vettovaglia mandata da Lucca, fu forzato a levare il campo; ma con tal maestria lo levò, che, prevedendo battaglia coi nemici, si trovò in statodi ben riceverla[Johan. de Bazano, Chron. Mutinens., tom. 15 Rer. Ital.]. Vennero infatti le due armate alle mani nel dì 29 di agosto, festa della Decollazione di san Giovanni Batista; il combattimento fu duro e sanguinoso, e la vittoria infine si dichiarò in favor d'Uguccione[Chron. Senense, tom. 15 Rer. Ital.]: vittoria delle più memorabili di questi tempi, per la quantità degli uccisi e per l'incredibil bottino. Vi restòmortoCarlofigliuolo del principeFilippoePietrofratello del re Roberto restò sommerso in una palude fuggendo, senza che il suo corpo mai si trovasse. Molti altri baroni e contestabili vi lasciarono la vita, oltre a più di due mila soldati uccisi ed altri assai annegati, e più di due mille e cinquecento prigioni, fra' quali cento quattordici delle migliori case di Firenze, e moltissimi delle altre città, annoverati dall'autore della Cronica di Siena. Perdè anche Uguccione in questa giornata Francesco suo figliuolo, ma senza punto scomporsi all'avviso di sua morte. Se gli arrendè poi Montecatino, ed egli mise per signore in Lucca Neri, altro suo figliuolo. Per sì grave disgrazia non si avvilirono punto i Fiorentini; e tanto più fecero coraggio, perchè il re Roberto, sempre più impegnandosi a sostenerli, inviò tosto in loro aiuto il conte d'Andria e di Monte Scaglioso, appellato il conte Novello, con dugento cavalieri. Maggiormente ancora risorse la loro fortuna nell'anno seguente, per quel che diremo.
Non ebbero minor felicità in Lombardia l'armi diMatteo Visconte, capo del ghibellinismo. Volle egli fondare, oppur rifabbricare, dove la Scrivia mette capo nel Po, un castello, a cui diede il nome di Ghibellino, per frenar le scorrerie dei Pavesi contra de' Tortonesi suoi sudditi[Gualvan. Flamma., cap. 354. Bonincontr Morigia, cap. 19, tom. 12 Rer. Italic. Albertinus Mussatus, lib. 7, rubr. 10, tom. 8 Rer. Ital.].Ugo del Balzo, vicario del re Roberto in Piemonte, coi Pavesi, Vercellesi, Alessandrini ed Astigiani, e coi Torriani, per terra e per acqua nel dì 4 di luglio andò a frastornar quel lavoro; ma dalle milizie del Visconte fu rotto. Vi fu ucciso Zonfredo dalla Torre, fratello diPagano vescovodi Padova. Edoardo dalla Torre con ottanta altri nobili di parte guelfa rimase prigione. Guglielmo Ventura[Ventura, Chron. Astense, cap. 79, tom. 11 Rer. Ital. Bonincontr. Morigia. Albertinus Mussatus, et alii.]scrive che fra i prigionieri si contarono il genero e il nipote di Ugo del Balzo, epiù di mille Alessandrini e Valentini. Inoltre nel dì 6 venendo il dì 7 di ottobre, Stefano figliuolo di Matteo Visconte furtivamente circa l'aurora entrò in Pavia, e s'impadronì di quella città. Accorse Ricciardino ossia Riccardino, figliuolo dell'imprigionato Filippone conte di Langusco, per opporsi; ma nella mischia restò ucciso. Con che Matteo restò padrone di sì importante città, con liberar tutti i prigioni, fra' quali Manfredi da Beccaria, e rimettere in città tutti i fuorusciti. Furono in tal congiuntura presi Amorato e Guidotto figliuoli del fu Guido dalla Torre, e commesse di gravi ruberie ed iniquità, ma colla morte di pochi. Così Pavia, con esserne scacciati i Guelfi, tornò ad essere ghibellina; e Matteo Visconte vi fece fabbricare una fortezza per maggiormente assicurarsi di quel popolo. Era in que' tempi il Visconte signor di Milano, Pavia, Piacenza, Como e Bergamo. Provveduto di molti bellicosi figliuoli, al governo di cadauna teneva egli un di essi: il che gliene assodava l'acquisto. Non passò l'anno che anche il popolo di Alessandria[Chron. Astense, cap. 81, tom. 11 Rer. Ital.], per opera di Tommaso del Pozzo, si ribellò al re Roberto, e si diede al medesimo Visconte. Ciò fu nel mese di dicembre. Anche Tortona era stata molto prima presa con armata mano da Marco Visconte figliuolo d'esso Matteo. Bonincontro Morigia racconta[Bonincontrus Morigia, Chron., cap. 19, tom. 12 Rer. Ital.], essere avvenuto quell'acquisto nel dì primo di dicembre, giorno di domenica: il che indica l'anno precedente. Fecero in quest'anno guerra viva a CremonaCane dalla Scalasignor di Verona e Vicenza, ePasserino de' Bonacossisignore di Mantova e Modena[Albertinus Mussatus, lib. 7, rub. 19, tom. 8 Rer. Ital.]. Dopo la presa di alcune castella guidarono lo esercito sino alle porte di quella città, aspettando che si facesse qualche commozione nell'atterrito popolo.Giberto daCorreggio, accorso colà da Parma, tanto animo diede ai Cremonesi, che i nemici, vedendo di perdere quivi il tempo, si ritirarono. Ma Cane in tal occasione (se pur non fu nell'anno seguente) occupò la ricca e popolata terra di Casal Maggiore, e vi lasciò una buona guarnigione. Da queste avversità commossi i Cremonesi si appigliarono al partito di proclamar loro signoreJacopo marchese Cavalcabò, ma con dispiacere della contraria fazione, di cui era capo Ponzino de' Ponzoni. Però tutti questi adirati uscirono della città, e si afforzarono in Soncino, Pizzighettone, e in altre castella di quel territorio. Tolta fu in quest'anno a Matteo Visconte da Maranzio Guinzone, e poi da Soncino Benzone, Crema. Lodrisio Visconte podestà di Bergamo diede una gran rotta al ponte di San Pietro ai Guelfi fuorusciti, colla morte di più di mille d'essi. Furono anche delle novità in Forlì[Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.]; perciocchè i Calboli con Cecco e Sinibaldo degli Ordelaffi vi rientrarono per forza, e ne scacciarono gli Argogliosi, e le genti del re Roberto, nel dì 2, oppure 12 di settembre. Questo medesimo fatto vien descritto da Ferreto Vicentino[Ferretus Vicentinus, lib. 7, tom. 9 Rer. Italic.], con dire che il suddettoCecco, cioèFrancesco degli Ordelaffi, chiuso in una botte, si fece introdurre in Forlì, e quivi, segretamente incitati gli amici alla sollevazione contra del re Roberto, s'impadronì della città, dalla qual poscia cacciati i Calboli, restò egli signore. Ne parla ancora Albertino Mussato[Albertinus Mussatus, lib. 7, rubr. 12.]. Così quella città abbracciò la fazion ghibellina, e seppe sostenersi dipoi contro gli sforzi di Diego vicario delre Roberto. Stando nella terra di Buzzala gli Spinoli ed altri fuorusciti di Genova, faceano guerra alla lor patria[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.]. In Genova si preparò un possente esercito di mille e cinquecento cavalli e di circadieci mila pedoni sotto il comando diManfredino marchesedel Carretto, e si marciò contra degli usciti. Furono ben tre volte respinti i Genovesi, colla morte di più di cinquecento d'essi; infine soperchiando col numero gli avversarii, li misero in fuga; presero, saccheggiarono e distrussero dai fondamenti Buzzala. Ma nel dì seguente eccoli i fuorusciti di nuovo comparire con ducento cavalieri tedeschi, venuti al loro soldo, con tal empito, che n'andò sconfitta l'armata genovese, restandovi uccisi più di mille d'essi, e prigioni fra gli altri il lor capitano e Lamba Doria con due suoi figliuoli[Chron. Astense, cap. 90, tom. 11 Rer. Ital.], i quali collo sborso di diecisette mila fiorini d'oro ricuperarono dipoi la libertà.