MCCCXVIII

MCCCXVIIIAnno diCristomcccxviii. IndizioneI.Giovanni XXIIpapa 3.Imperio vacante.Diedesi nel dì 25 di marzo di questo anno principio ad una memorabile dolorosa scena in Genova[Georgius Stella, Annales Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 9, cap. 68.], per l'implacabil discordia di que' cittadini. I Doria e gli Spinoli fuorusciti ghibellini, pieni di astio contra de' Fieschi, Grimaldi e degli altri Guelfi dominanti nella patria, fecero venir di Lombardia con un possente esercito di cavalleria e fanteriaMarco Viscontefigliuolo diMatteo, il quale, unito colle forze d'essi fuorusciti, cinse d'assedio la città di Genova, città ben provveduta prima dai Guelfi, e con impareggiabil coraggio da loro difesa. La torre del Faro per due mesi si tenne salda contro tutti gli sforzi degli assedianti. Infine fu presa; preso ancora fu il borgo di Prea e quel di Sant'Agnese nel dì 27 di giugno, e si cominciò a tormentare colle macchine la città medesima. Trovandosi in questa maniera molto allo stretto i Genovesi dominanti, spedirono ambasciatori alre Roberto, esponendogli quel che loro avveniva per avere aderito alle di lui insinuazioni, ed offerendogli la signoria della città, purchè in tanto bisogno recasse loro soccorso. Non altro che questo desiderava ed aspettava Roberto. Però, messa insieme una flotta di ventisette galee e di quaranta uscieri, cioè navi grosse da trasporto, e di altri legni, dove imbarcò mille e dugento cavalieri, sei mila fanti e copiosa vettovaglia[Chron. Astense, cap. 99, tom. 9 Rer. Ital.], in persona egli stesso colla regina sua moglie, e conFilippo principedi Taranto eGiovanni principedella Morea, suoi fratelli, venne a Genova nel dì 20 di luglio, e vi fece nel dì seguente la sua solenne entrata. Poscia nel dì 27 d'esso mese fu data a lui, e insieme apapa Giovanni, la signoria assoluta di Genova perdieci anni avvenire. Era un'apparenza quella compagnia del papa. Roberto se ne serviva per fare paura ai Ghibellini, e maggiormente assodare la sua fazione e signoria in quella città. Non cessò per questo l'armata ghibellina di far guerra viva alla città, molestandola continuamente coi trabucchi e colle altre macchine da guerra e con varii assalti; e, tuttochè Roberto avesse un poderoso esercito, superiore di molto a quel de' nemici, per gli aiuti a lui venuti dalla Toscana, pure, tenendo i nemici le fortezze d'intorno, campeggiar non poteva, e gli conveniva dimorare stretto nella città. Di grandi prodezze si fecero in tal occasione da amendue le parti; ma troppo io mi dilungherei se volessi narrarle. Arrivò a tanta audaciaMarco Visconte, che mandò a sfidare lo stesso re di combattere con lui a corpo a corpo per terminar quella contesa: del che molto si offese, e grande sdegno ne prese Roberto.Secondo il pessimo costume di questi sì sconvolti tempi, turbossi nell'anno presente la quiete di Modena[Moranus, Chron. Mutinens., tom 11 Rer. Ital. Johann. de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Ital.], dove era signorePasserino de' Bonacossi, signore ancora di Mantova. Zaccheria de' Tosabecchi gli tolse la nobil terra di Carpi nel dì 17 di gennaio. Nella mezza notte dello stesso giorno Francesco dalla Mirandola con Prendiparte suo figliuolo e Guido de' Pii, nobili e potenti di questa città, che nel precedente anno aveano ricevuto per grazia di rientrarci, mossero a rumore il popolo modenese, e coll'armi costrinsero i provvisionati di Passerino a ritirarsi nelle case de' nobili di Fredo, dove assediati, impetrarono poi l'uscita libera fuori della città. CosìFrancesco Picodalla Mirandola si fece proclamar signore di Modena. Niccolò da Fredo gli consegnò dipoi Spilamberto, per liberar Giovanni suo fratello dalle carceri, e similmente Arrivieri da Magreta gli rassegnò il suo castello. Nel dì primo di marzo tutti gli sbanditi da Modena rientrarono nella cittàcon gran festa; ma nel dì 2 d'aprile il suddetto Francesco bandì le famiglie dei nobili da Fredo, da Magreta e de' Buzzalini; le quali, ricorse a Passerino, fecero che egli con Cane dalla Scala e molte schiere d'armati nel dì 27 di luglio venisse ad assediar Modena. Vedendo poi che niuna commozione si facea nella città, e dato in darno un assalto dai fuorusciti, se ne andarono tutti dopo sette dì, malcontenti. Più felicemente riuscì ai collegati Ghibellini l'impresa di Cremona, dove signoreggiava ilmarchese Jacopo Cavalcabòdi fazione guelfa. Diedero essi nuovo aiuto aPonzino de' Ponzoni[Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.]; e questi, con intelligenza d'alcuni cittadini, entrò la mattina per tempo nel dì 9 d'aprile (il Corio[Corio, Istor. di Milano.]scrive di febbraio, ma credo con errore) in quella città, e prese la piazza. Allora il Cavalcabò in fretta coi suoi seguaci scappò fuori della città[Giovanni Villani, lib. 9. cap. 89.]. Il Ponzone dipoi fu proclamato dal popolo signore di Cremona, ma di Cremona città oramai spopolata ed impoverita per le tante passate sciagure. Giovanni da Bazano scrive[Johann. de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Italic.]che Passerino dei Bonacossi fu dipoi creato signor di quella città. Anche in Padova accadde mutazion di governo[Cortus. Chron., tom. 9 Rer. Ital. Ferretus Vicentinus, tom. 12 Rer. Ital. Chron. Patavin., tom. 8 Rer. Ital.]. Dacchè riuscì alla accortezza e potenza diJacopo da Carrarae de' suoi consorti di far ritirare da quella città la ricca ed emula casa de' Macaruffi con altre potenti famiglie, e con Albertino Mussato istorico, facile fu a lui di ottenere ancora il principato di quella città. Fece pertanto esso Carrarese raunare il consiglio generale dei Padovani, dove espose la necessità di quei tempi d'eleggere un signore perpetuo, in cui stesse la balia e la cura del pubblico governo per cagion de' correnti bisogni. Il concerto era fatto; senza venireallo scrutinio, tutti i Guelfi e i Ghibellini ancora, con segreto contento di Cane dalla Scala, gridarono lor signore Jacopo da Carrara, che fu il primo di sua casa a signoreggiar quella terra. Questi poi, per quanto potè, cercò l'amicizia di Cane: al qual fine promise ancora di dar per moglieTaddeasua figliuola di età puerile aMastinonipote d'esso Cane. In un parlamento tenuto a dì 16 di dicembre in Soncino, fu nel presente anno[Ferretus Vicentinus, lib. 7, tom, 9 Rer. Ital. Gualv. Flamma, cap. 357, tom. 11 Rer. Ital. Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.]dichiarato il suddetto Cane dalla Scala capitan generale della lega dei Ghibellini collo stipendio di mille fiorini d'oro per mese. Se crediamo a Galvano Fiamma, fu questo un ripiego preso dalla sagacità diMatteo Visconte, perchè il re Roberto facea di grandi esibizioni a Cane per istaccarlo dagli altri Ghibellini. Aveva esso Cane[Cortus. Chron., tom. 12 Rer. Ital.]dei trattati con alcuni cittadini di Trivigi, e vogliosissimo di quell'acquisto, nel dì primo d'ottobre spedì colà Uguccion dalla Faggiuola suo capitan generale coll'esercito suo. Non ebbe effetto la congiura. Tuttavia in suo potere vennero le principali terre di quel contado, cioè Noale, Asolo, Monte di Belluna, e fu cominciato un blocco a quella città.

Diedesi nel dì 25 di marzo di questo anno principio ad una memorabile dolorosa scena in Genova[Georgius Stella, Annales Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 9, cap. 68.], per l'implacabil discordia di que' cittadini. I Doria e gli Spinoli fuorusciti ghibellini, pieni di astio contra de' Fieschi, Grimaldi e degli altri Guelfi dominanti nella patria, fecero venir di Lombardia con un possente esercito di cavalleria e fanteriaMarco Viscontefigliuolo diMatteo, il quale, unito colle forze d'essi fuorusciti, cinse d'assedio la città di Genova, città ben provveduta prima dai Guelfi, e con impareggiabil coraggio da loro difesa. La torre del Faro per due mesi si tenne salda contro tutti gli sforzi degli assedianti. Infine fu presa; preso ancora fu il borgo di Prea e quel di Sant'Agnese nel dì 27 di giugno, e si cominciò a tormentare colle macchine la città medesima. Trovandosi in questa maniera molto allo stretto i Genovesi dominanti, spedirono ambasciatori alre Roberto, esponendogli quel che loro avveniva per avere aderito alle di lui insinuazioni, ed offerendogli la signoria della città, purchè in tanto bisogno recasse loro soccorso. Non altro che questo desiderava ed aspettava Roberto. Però, messa insieme una flotta di ventisette galee e di quaranta uscieri, cioè navi grosse da trasporto, e di altri legni, dove imbarcò mille e dugento cavalieri, sei mila fanti e copiosa vettovaglia[Chron. Astense, cap. 99, tom. 9 Rer. Ital.], in persona egli stesso colla regina sua moglie, e conFilippo principedi Taranto eGiovanni principedella Morea, suoi fratelli, venne a Genova nel dì 20 di luglio, e vi fece nel dì seguente la sua solenne entrata. Poscia nel dì 27 d'esso mese fu data a lui, e insieme apapa Giovanni, la signoria assoluta di Genova perdieci anni avvenire. Era un'apparenza quella compagnia del papa. Roberto se ne serviva per fare paura ai Ghibellini, e maggiormente assodare la sua fazione e signoria in quella città. Non cessò per questo l'armata ghibellina di far guerra viva alla città, molestandola continuamente coi trabucchi e colle altre macchine da guerra e con varii assalti; e, tuttochè Roberto avesse un poderoso esercito, superiore di molto a quel de' nemici, per gli aiuti a lui venuti dalla Toscana, pure, tenendo i nemici le fortezze d'intorno, campeggiar non poteva, e gli conveniva dimorare stretto nella città. Di grandi prodezze si fecero in tal occasione da amendue le parti; ma troppo io mi dilungherei se volessi narrarle. Arrivò a tanta audaciaMarco Visconte, che mandò a sfidare lo stesso re di combattere con lui a corpo a corpo per terminar quella contesa: del che molto si offese, e grande sdegno ne prese Roberto.

Secondo il pessimo costume di questi sì sconvolti tempi, turbossi nell'anno presente la quiete di Modena[Moranus, Chron. Mutinens., tom 11 Rer. Ital. Johann. de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Ital.], dove era signorePasserino de' Bonacossi, signore ancora di Mantova. Zaccheria de' Tosabecchi gli tolse la nobil terra di Carpi nel dì 17 di gennaio. Nella mezza notte dello stesso giorno Francesco dalla Mirandola con Prendiparte suo figliuolo e Guido de' Pii, nobili e potenti di questa città, che nel precedente anno aveano ricevuto per grazia di rientrarci, mossero a rumore il popolo modenese, e coll'armi costrinsero i provvisionati di Passerino a ritirarsi nelle case de' nobili di Fredo, dove assediati, impetrarono poi l'uscita libera fuori della città. CosìFrancesco Picodalla Mirandola si fece proclamar signore di Modena. Niccolò da Fredo gli consegnò dipoi Spilamberto, per liberar Giovanni suo fratello dalle carceri, e similmente Arrivieri da Magreta gli rassegnò il suo castello. Nel dì primo di marzo tutti gli sbanditi da Modena rientrarono nella cittàcon gran festa; ma nel dì 2 d'aprile il suddetto Francesco bandì le famiglie dei nobili da Fredo, da Magreta e de' Buzzalini; le quali, ricorse a Passerino, fecero che egli con Cane dalla Scala e molte schiere d'armati nel dì 27 di luglio venisse ad assediar Modena. Vedendo poi che niuna commozione si facea nella città, e dato in darno un assalto dai fuorusciti, se ne andarono tutti dopo sette dì, malcontenti. Più felicemente riuscì ai collegati Ghibellini l'impresa di Cremona, dove signoreggiava ilmarchese Jacopo Cavalcabòdi fazione guelfa. Diedero essi nuovo aiuto aPonzino de' Ponzoni[Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.]; e questi, con intelligenza d'alcuni cittadini, entrò la mattina per tempo nel dì 9 d'aprile (il Corio[Corio, Istor. di Milano.]scrive di febbraio, ma credo con errore) in quella città, e prese la piazza. Allora il Cavalcabò in fretta coi suoi seguaci scappò fuori della città[Giovanni Villani, lib. 9. cap. 89.]. Il Ponzone dipoi fu proclamato dal popolo signore di Cremona, ma di Cremona città oramai spopolata ed impoverita per le tante passate sciagure. Giovanni da Bazano scrive[Johann. de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Italic.]che Passerino dei Bonacossi fu dipoi creato signor di quella città. Anche in Padova accadde mutazion di governo[Cortus. Chron., tom. 9 Rer. Ital. Ferretus Vicentinus, tom. 12 Rer. Ital. Chron. Patavin., tom. 8 Rer. Ital.]. Dacchè riuscì alla accortezza e potenza diJacopo da Carrarae de' suoi consorti di far ritirare da quella città la ricca ed emula casa de' Macaruffi con altre potenti famiglie, e con Albertino Mussato istorico, facile fu a lui di ottenere ancora il principato di quella città. Fece pertanto esso Carrarese raunare il consiglio generale dei Padovani, dove espose la necessità di quei tempi d'eleggere un signore perpetuo, in cui stesse la balia e la cura del pubblico governo per cagion de' correnti bisogni. Il concerto era fatto; senza venireallo scrutinio, tutti i Guelfi e i Ghibellini ancora, con segreto contento di Cane dalla Scala, gridarono lor signore Jacopo da Carrara, che fu il primo di sua casa a signoreggiar quella terra. Questi poi, per quanto potè, cercò l'amicizia di Cane: al qual fine promise ancora di dar per moglieTaddeasua figliuola di età puerile aMastinonipote d'esso Cane. In un parlamento tenuto a dì 16 di dicembre in Soncino, fu nel presente anno[Ferretus Vicentinus, lib. 7, tom, 9 Rer. Ital. Gualv. Flamma, cap. 357, tom. 11 Rer. Ital. Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.]dichiarato il suddetto Cane dalla Scala capitan generale della lega dei Ghibellini collo stipendio di mille fiorini d'oro per mese. Se crediamo a Galvano Fiamma, fu questo un ripiego preso dalla sagacità diMatteo Visconte, perchè il re Roberto facea di grandi esibizioni a Cane per istaccarlo dagli altri Ghibellini. Aveva esso Cane[Cortus. Chron., tom. 12 Rer. Ital.]dei trattati con alcuni cittadini di Trivigi, e vogliosissimo di quell'acquisto, nel dì primo d'ottobre spedì colà Uguccion dalla Faggiuola suo capitan generale coll'esercito suo. Non ebbe effetto la congiura. Tuttavia in suo potere vennero le principali terre di quel contado, cioè Noale, Asolo, Monte di Belluna, e fu cominciato un blocco a quella città.


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