MCCCXXVAnno diCristomcccxxv. IndizioneVIII.Giovanni XXIIpapa 10.Imperio vacante.Cominciò in quest'anno gara e discordia fraGaleazzo Viscontesignor di Milano eMarcosuo fratello, che col tempo quasi condusse a precipizio la casa de' Visconti[Bonincon., Chron., lib. 3, cap. 35, tom. 12 Rer. Ital.]. Pretendeva Marco parte nel dominio; altrettanto Lodrisio Visconte lor cugino, allegando le tante fatiche da lor sofferte per tenere in piedi la vacillante fortuna della lor casa. Ma Galeazzo, eletto solo signore dal popolo, non volea compagni nel governo. Diedersi perciò Marco e Lodrisio a far delle combricole e congiure con altri nobili contra di Galeazzo; e perchè scoprirono ch'egli andava maneggiando qualche onorevol accordo conpapa Giovanni, cominciarono a scrivere lettere aLodovico il Bavaro, sollecitandolo a calare in Italia[Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.]. Intanto Galeazzo nel dì 21 di febbraio mosse guerra ai Parmigiani, coll'inviare contra loro il valoroso giovineAzzosuo figliuolo, il quale s'impadronì del castello di Castiglione. Ma, assediato il medesimo castello dai Parmigiani, lo riebbero nel dì 15 di marzo colla libera uscita de' soldati del Visconte. Nel dì seguente si diede allo stesso Azzo Borgo San Donnino: perdita che cagionò sommo affanno ai Parmigiani e Piacentini; tanto più perchè Azzo non tardò a mettere sossopra i loro contadi con saccheggiar ed incendiar molte terre. Perciò nel dì 14 di giugno uniti essi Parmigiani coll'esercito spedito loro da Piacenza dal cardinal legato, impresero l'assedio di Borgo San Donnino. Durante questo assedio nel mese di luglio imarchesi estensi[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]signori di Ferrara,Passerinosignor di Mantova e Modena, eCane dalla Scala, con grosso naviglio per Po andarono ai danni del Piacentino. Più gravi sconcerti seguirono in questi tempi in Toscana[Giovanni Villani, lib. 9, cap. 294. Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.].Filippo Tedicisignor di Pistoia, dopo aver fatta un'ingannevol pace e lega co' Fiorentini, che non gli vollero mai dare un soldo per acquistar essi quella città, come avrebbono potuto, nel dì cinque di maggio per dieci mila fiorini d'oro, e per altri vantaggiosi patti avuti daCastrucciosignor di Lucca, il lasciò entrare con sue genti in Pistoia, dove prese e disarmò il picciolo presidio che vi aveano inviato i Fiorentini, e fece subito dar principio ad un forte castello in essa città. Incredibile fu il dispetto e rabbia de' Fiorentini, che, più del diavolo, aveano paura di Castruccio. Gran consolazione nondimeno e coraggio recò loro il sospirato arrivo diRaimondo da Cardona, richiesto da essi al papa per lor capitano, che nel dì 6 del suddetto mese entrò in Firenze. Al pontefice, che volea mandarlo in Toscana, allegò egli[Bonincontrus, lib. 3, cap. 32, tom. 12 Rer. Italic.]il giuramento fatto a Galeazzo Visconte di non militar per un anno in Italia contra de' Ghibellini; ma il papa se ne rise, con dire che per li capitoli della resa di Monza i prigioni tutti si aveano a rilasciare; e però gli diede l'assoluzione dal giuramento. Venne egli dunque francamente a prendere il comando dell'armata de' Fiorentini con assai Borgognoni e Catalani seco condotti.Presero i Fiorentini per assedio nel dì 22 di maggio il castello d'Artimino[Giovanni Villani, lib. 9, cap. 300 e seg.], e poscia nel dì 12 di giugno fecero uscire in campagna il loro capitano Raimondo con un fiorito esercito di circa due mila e cinquecento cavalli, la maggior parte Francesi, borgognoni e Fiamminghi, e di quindici mila fanti, col carroccio, con somieri più di sei mila, e con mille e trecentotrabacche e padiglioni, senza i rinforzi delle amistà che vennero dipoi, ed accrebbero quella gente con più di cinquecento cavalieri e cinque mila pedoni. A Pistoia, Castruccio non si trovava allora che con mille e cinquecento cavalli, e la metà di fanteria rispetto a' nemici. Fecero i Fiorentini nella festa di san Giovanni Batista correre il pallio presso alla porta di Pistoia; presero il passo della Gusciana, e la rocca e il ponte di Cappiano[Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. Chron. Senens., tom. 15 Rer. Ital.]; poscia strettamente assediarono Altopascio, e lo costrinsero alla resa. Vinse nel consiglio il parere di chi volle che l'armata s'inoltrasse verso Lucca. Al Poggio fra Montechiaro e Porcari trecento cavalieri de' migliori dello esercito fiorentino furono alle mani con quei di Castruccio, e n'ebbero la peggio, quantunque Castruccio vi restasse scavallato e ferito. Era l'armata dei Fiorentini accampata in sito svantaggioso, e Castruccio ardea di voglia di assalirla; ma troppo era scarso di gente, ed aspettava soccorsi da Galeazzo Visconte e da Passerino de' Bonacossi[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.]. Vi mandò il Visconte Azzo suo figliuolo con ottocento cavalieri tedeschi, il quale, dopo introdotto un buon soccorso nel Borgo di San Donnino assediato dalle genti della Chiesa, marciò a quella volta. AnchePasserinov'inviò ducento altri cavalieri. All'avviso di questo grosso rinforzo giunto a Castruccio, Raimondo da Cardona si ritirò ad Altopascio. Castruccio, che non dormiva, con dei badalucchi tenne tanto a bada la loro armata, che nel dì 23 di settembre arrivato Azzo Visconte coi suoi cavalieri, e formate le schiere, attaccò la battaglia. In poco d'ora furono rotti e sbaragliati i Fiorentini con vittoria segnalata e compiuta; perciocchè, nel tempo stesso che si combattea, l'accorto Castruccio mandò a prendere il ponte a Cappiano, e tagliò il passo a' fuggitivi. Molti ne furono uccisi, molti più ne restaronopresi, fra' quali lo stessoRaimondo da Cardonagenerale con assai baroni franzesi. Tutta la gran salmeria di tende ed arnesi venne alle mani de' vincitori; e si arrenderono poi a Castruccio le castella di Cappiano, Montefalcone ed Altopascio, nel qual ultimo luogo fece prigioni cinquecento soldati. Così in un momento la ridente fortuna de' Fiorentini si cambiò in sospiri e pianti.Nel giugno e luglio di quest'anno[Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital. Moranus, Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]Francesco de' Bonacossi, figliuolo di Passerino signor di Mantova e Modena, fece guerra a Giovanni ed Azzo signori di Sassuolo; tolse loro Fiorano ed assediò la terra di Sassuolo, essendosi uniti al suo esercito in personaCane dalla Scalae i marchesi d'Este. Ebbe quella terra e Monte Zibbio. I Bolognesi, oltre alla protezione da lor professata ai signori di Sassuolo, riceverono anche lettera ed ordine dal papa di procedere ostilmente contra di Passerino, e che si predicasse la crociata contra di lui, siccome dichiarato eretico per l'eresia del ghibellinismo, a fine di frastornar gli aiuti ch'esso Passerino e Cane potessero dare a Castruccio e a Borgo San Donnino assediato. Perciò i Bolognesi con tutte le lor forze nel luglio e ne' seguenti mesi altro mestier non fecero che di saccheggiar le ville di Albareto, Sorbara, Roncaglia, Solara, Camurana, ed assaissime altre, con danno inestimabile dei cittadini e distrittuali di Modena. Nel dì 29 di settembre riuscì a Passerino di avere per tradimento Monte Veglio, castello de' Bolognesi. Corse tosto il popolo di Bologna all'assedio di quel castello, e vi stette sotto un mese e mezzo. Attese intanto Passerino a raunar gente per rimuoverli di là. Venne con assai fanteria e cavalleriaRinaldo marchesed'Este e signor di Ferrara.Cane dalla Scalacon molte forze vi giunse anch'egli; ma inteso che Passerino volea aspettareAzzoVisconte, il quale, dopo la vittoria di Castruccio ad Altopascio, dovea restituirsi in Lombardia, se ne tornò a Verona, perchè fra lui eGaleazzo, padre d'esso Azzo, erano nate delle amarezze. Rinaldo Estense fu dichiarato capitan generale dell'armata, ed, arrivate le squadre di Azzo Visconte, passarono tutti il Panaro, la Muzza e la Samoggia, e presentarono la battaglia ai Bolognesi nel luogo di Zappolino, nel dì 15 di novembre. Al primo assalto furono rovesciati i Bolognesi; e però essi attesero a menar non le mani, ma i piedi. Fanno le storie modenesi[Johan. de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Ital.]l'esercito di Bologna consistente in trenta mila fanti e mille e cinquecento cavalli, e quello de' Modenesi in otto mila pedoni e due mila cavalli[Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 9, cap. 321.]. Dicono uccisi più di due mila Bolognesi, e presi più di mille e cinquecento, fra i quali Angelo da San Lupidio podestà di Bologna, Malatestino de' Malatesti, Sassuolo da Sassuolo, Jacopino e Gherardo Rangoni fuorusciti di Modena, Filippo de' Pepoli ed altri nobili. Oltre a mille cavalli, acquistarono i vincitori immensa copia d'armi, tende e bagaglio, che si calcolò ducento mila fiorini d'oro. Nel giorno seguente marciò innanzi il vittorioso esercito; ebbe e saccheggiò il castello di Crespellano; poscia nel dì 17 continuò il viaggio sino al borgo di Panigale e alle porte di Bologna, dove, per far onta a quel popolo, furono corsi tre pallii, uno in onore diAzzo Viscontesignor di Cremona; un altro per limarchesi estensi, ed uno perPasserinosignor di Mantova e Modena. Fu dato il sacco e il fuoco ai palazzi e contorni di Bologna, alle ville di Unzola, Rastellino, Argelata, San Giovanni in Persiceto, Castelfranco ed altre. Nel dì 24 si rendè a Passerino il castello di Bazzano; ed in tal maniera terminò in queste parti la campagna. Cosa dicessero i facili interpreti de' giudizii di Dio, al vedere cotanti sinistri avvenimentidelle crociate di papa Giovanni XXII, io nol so dire.Sul principio di quest'anno, essendo finite le tregue co' Padovani[Cortus. Chron., tom. 12 Rer. Ital. Chron. Patavin., tom. 8 Rer. Ital.],Cane dalla Scalanon tardò a vendicarsi degli affanni a lui dati da quel popolo nell'anno precedente; prese varii luoghi del Padovano, e portò gl'incendii e saccheggi fino alle porte di Padova. S'interposeLodovico il Bavaro, e fece rinnovar la tregua fino alla festa di san Martino; e compromesso fu fatto in lui di quelle differenze. Ma Padova, oltre alla guerra esterna, ne ebbe in quest'anno anche un'interna. Ubertino da Carrara e Tartaro da Lendenara, perchè insolentivano nella città, ed uccisero Guglielmo Dente, furono banditi e ricorsero a Cane Scaligero. Paolo fratello di esso Guglielmo rivolse i pensieri della vendetta contra degli altri Carraresi innocenti, e nel dì 22 di settembre, assistito copertamente dal podestà e dal presidio tedesco, mosse a rumore il popolo contra di essi. Per un'ora si fece aspro combattimento nelle piazze, e così nobilmente si sostennero i valorosi Carraresi, che Paolo Dente fu forzato alla fuga, ma con riportarne essi di molte ferite. Per cagione d'esse Marsilio maggiore picchiò alla porta della morte; Niccolò, Obizzo e Marsilio minore n'ebbero anch'essi la lor parte. Tornarono poscia in Padova Ubertino da Carrara e Tartaro da Lendenara, amendue giovinastri scapestrati. Numero non c'è delle loro insolenze; giustizia più non si faceva in Padova; tutto andava alla peggio. Ne dovea ben ridere Cane, che facea continuamente l'amore a quella nobil città. Dopo la vittoria di Altopascio stette poco in riposo il prodeCastrucciosignor di Lucca e di Pistoia. Prese Segna, ed ivi si afforzò nel dì 30 di settembre[Giovanni Villani, lib. 9, cap. 315.], e poscia cominciò le sue scorrerie fino alle porte di Firenze, saccheggiando, bruciando e guastando tutto quel paese. Nellafesta di san Francesco, a dì 4 d'ottobre, fece sotto quella città correre tre pallii, uno da uomini a cavallo, un altro da fanti a piè, ed il terzo da meretrici: il tutto in dispetto e vergogna de' Fiorentini, i quali, quantunque avessero dentro gran cavalleria e gente a piè innumerabile, pure non osarono mai d'uscire a fargli contrasto. Tornò Castruccio nel dì 26 d'ottobre a dar loro un altro rinfresco; ed Azzo Visconte, che tuttavia era con lui, volendo rendere la pariglia a' Fiorentini, i quali aveano fatto correre il pallio sotto Milano, ne fece correre anche egli uno alla lor vista, e poi s'inviò verso Modena, siccome abbiam detto. Prese Castruccio la Rocca di Carmignano, il castello degli Strozzi ed altri luoghi, e con sua oste andò scorrendo infino a Prato. Gran costernazione era in Firenze per tali disastri, a' quali ancora s'aggiunse un'epidemia per la tanta gente rifuggita nella città. Ben cento mila fiorini d'oro ricavò Castruccio dal riscatto de' prigioni fatti in quest'anno, col qual rinforzo gagliardamente sostenne la guerra. Per altro era anch'egli scomunicato e condannato dal papa qual nemico della Chiesa ed eretico. Per essere diffamato per tale, niente più vi voleva che l'essere ghibellino. Fu nell'ottobre di quest'anno[Henric., Rebdorf. Cortus. Hist., tom. 12 Rer. Ital. Giovanni Villani, et alii.]cheLodovico il Bavarorimise in libertàFederigo ducad'Austria, il quale, vinto dagli affanni della prigionia, fece a lui una cessione di tutti i suoi diritti sopra la corona. Ma, secondo alcuni scrittori, non è ben chiaro in che consistesse l'accordo seguito fra loro. I documenti portati dal Rinaldi[Raynal., in Annal. Eccles.]abbastanza confermano che Federigo fece quella rinunzia, benchè forse se ne pentisse dipoi, e che il papa la dichiarò nulla; e cheLeopoldosuo fratello, il quale non vi acconsentì, nell'anno seguente terminò colla morte tutte le sue contese. Spedì nel maggio di quest'anno ilre Robertoaidanni della SiciliaCarlo ducadi Calabria suo figliuolo con una formidabile flotta di galee e di legni grossi da trasporto, fra' quali si contarono venti galee di Genovesi[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.]. Oltre alla gran fanteria, menò egli circa due mila e cinquecento cavalli. Sbarcata presso a Palermo questa potente armata, imprese l'assedio di quella città, e vi stette sotto più di cinque mesi, con guastare intanto ed incendiar molte parti di quell'isola, e poi se ne tornò con Dio. Non altra gloria che questa riportò egli nel suo ritorno a Napoli. Leggesi questa guerra descritta da Niccolò Speciale[Nicolaus Specialis, lib. 7, cart. 17, tom. 10 Rer. Ital.]. Erano gli Aragonesi e Catalani all'assedio di Cagliari in Sardegna, città che forse sola restava ai Pisani in quell'isola. Nel dicembre fecero essi Pisani armare venti galee ai fuorusciti genovesi, padroni di Savona, e con queste ed altre loro navi fecero vela per soccorrere quella città. Ma i Catalani, con prendere otto di quelle galee, obbligarono l'altre a ritornarsene indietro con poco loro piacere. Nell'anno 1297 s'era data la città di Comacchio adAzzo marchesed'Este, signor di Ferrara, Modena e Reggio[Piena Esposizione, cart. 268 e 365.]. Le disgrazie poi sopravvenute alla casa d'Este nel 1308 la fecero passare in altre mani. Nel dì 6 di febbraio dell'anno presente tornò essa spontaneamente sotto la dolce signoria de' marchesi d'Este Rinaldo ed Obizzo, dominanti in Ferrara.
Cominciò in quest'anno gara e discordia fraGaleazzo Viscontesignor di Milano eMarcosuo fratello, che col tempo quasi condusse a precipizio la casa de' Visconti[Bonincon., Chron., lib. 3, cap. 35, tom. 12 Rer. Ital.]. Pretendeva Marco parte nel dominio; altrettanto Lodrisio Visconte lor cugino, allegando le tante fatiche da lor sofferte per tenere in piedi la vacillante fortuna della lor casa. Ma Galeazzo, eletto solo signore dal popolo, non volea compagni nel governo. Diedersi perciò Marco e Lodrisio a far delle combricole e congiure con altri nobili contra di Galeazzo; e perchè scoprirono ch'egli andava maneggiando qualche onorevol accordo conpapa Giovanni, cominciarono a scrivere lettere aLodovico il Bavaro, sollecitandolo a calare in Italia[Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.]. Intanto Galeazzo nel dì 21 di febbraio mosse guerra ai Parmigiani, coll'inviare contra loro il valoroso giovineAzzosuo figliuolo, il quale s'impadronì del castello di Castiglione. Ma, assediato il medesimo castello dai Parmigiani, lo riebbero nel dì 15 di marzo colla libera uscita de' soldati del Visconte. Nel dì seguente si diede allo stesso Azzo Borgo San Donnino: perdita che cagionò sommo affanno ai Parmigiani e Piacentini; tanto più perchè Azzo non tardò a mettere sossopra i loro contadi con saccheggiar ed incendiar molte terre. Perciò nel dì 14 di giugno uniti essi Parmigiani coll'esercito spedito loro da Piacenza dal cardinal legato, impresero l'assedio di Borgo San Donnino. Durante questo assedio nel mese di luglio imarchesi estensi[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]signori di Ferrara,Passerinosignor di Mantova e Modena, eCane dalla Scala, con grosso naviglio per Po andarono ai danni del Piacentino. Più gravi sconcerti seguirono in questi tempi in Toscana[Giovanni Villani, lib. 9, cap. 294. Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.].Filippo Tedicisignor di Pistoia, dopo aver fatta un'ingannevol pace e lega co' Fiorentini, che non gli vollero mai dare un soldo per acquistar essi quella città, come avrebbono potuto, nel dì cinque di maggio per dieci mila fiorini d'oro, e per altri vantaggiosi patti avuti daCastrucciosignor di Lucca, il lasciò entrare con sue genti in Pistoia, dove prese e disarmò il picciolo presidio che vi aveano inviato i Fiorentini, e fece subito dar principio ad un forte castello in essa città. Incredibile fu il dispetto e rabbia de' Fiorentini, che, più del diavolo, aveano paura di Castruccio. Gran consolazione nondimeno e coraggio recò loro il sospirato arrivo diRaimondo da Cardona, richiesto da essi al papa per lor capitano, che nel dì 6 del suddetto mese entrò in Firenze. Al pontefice, che volea mandarlo in Toscana, allegò egli[Bonincontrus, lib. 3, cap. 32, tom. 12 Rer. Italic.]il giuramento fatto a Galeazzo Visconte di non militar per un anno in Italia contra de' Ghibellini; ma il papa se ne rise, con dire che per li capitoli della resa di Monza i prigioni tutti si aveano a rilasciare; e però gli diede l'assoluzione dal giuramento. Venne egli dunque francamente a prendere il comando dell'armata de' Fiorentini con assai Borgognoni e Catalani seco condotti.
Presero i Fiorentini per assedio nel dì 22 di maggio il castello d'Artimino[Giovanni Villani, lib. 9, cap. 300 e seg.], e poscia nel dì 12 di giugno fecero uscire in campagna il loro capitano Raimondo con un fiorito esercito di circa due mila e cinquecento cavalli, la maggior parte Francesi, borgognoni e Fiamminghi, e di quindici mila fanti, col carroccio, con somieri più di sei mila, e con mille e trecentotrabacche e padiglioni, senza i rinforzi delle amistà che vennero dipoi, ed accrebbero quella gente con più di cinquecento cavalieri e cinque mila pedoni. A Pistoia, Castruccio non si trovava allora che con mille e cinquecento cavalli, e la metà di fanteria rispetto a' nemici. Fecero i Fiorentini nella festa di san Giovanni Batista correre il pallio presso alla porta di Pistoia; presero il passo della Gusciana, e la rocca e il ponte di Cappiano[Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. Chron. Senens., tom. 15 Rer. Ital.]; poscia strettamente assediarono Altopascio, e lo costrinsero alla resa. Vinse nel consiglio il parere di chi volle che l'armata s'inoltrasse verso Lucca. Al Poggio fra Montechiaro e Porcari trecento cavalieri de' migliori dello esercito fiorentino furono alle mani con quei di Castruccio, e n'ebbero la peggio, quantunque Castruccio vi restasse scavallato e ferito. Era l'armata dei Fiorentini accampata in sito svantaggioso, e Castruccio ardea di voglia di assalirla; ma troppo era scarso di gente, ed aspettava soccorsi da Galeazzo Visconte e da Passerino de' Bonacossi[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.]. Vi mandò il Visconte Azzo suo figliuolo con ottocento cavalieri tedeschi, il quale, dopo introdotto un buon soccorso nel Borgo di San Donnino assediato dalle genti della Chiesa, marciò a quella volta. AnchePasserinov'inviò ducento altri cavalieri. All'avviso di questo grosso rinforzo giunto a Castruccio, Raimondo da Cardona si ritirò ad Altopascio. Castruccio, che non dormiva, con dei badalucchi tenne tanto a bada la loro armata, che nel dì 23 di settembre arrivato Azzo Visconte coi suoi cavalieri, e formate le schiere, attaccò la battaglia. In poco d'ora furono rotti e sbaragliati i Fiorentini con vittoria segnalata e compiuta; perciocchè, nel tempo stesso che si combattea, l'accorto Castruccio mandò a prendere il ponte a Cappiano, e tagliò il passo a' fuggitivi. Molti ne furono uccisi, molti più ne restaronopresi, fra' quali lo stessoRaimondo da Cardonagenerale con assai baroni franzesi. Tutta la gran salmeria di tende ed arnesi venne alle mani de' vincitori; e si arrenderono poi a Castruccio le castella di Cappiano, Montefalcone ed Altopascio, nel qual ultimo luogo fece prigioni cinquecento soldati. Così in un momento la ridente fortuna de' Fiorentini si cambiò in sospiri e pianti.
Nel giugno e luglio di quest'anno[Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital. Moranus, Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]Francesco de' Bonacossi, figliuolo di Passerino signor di Mantova e Modena, fece guerra a Giovanni ed Azzo signori di Sassuolo; tolse loro Fiorano ed assediò la terra di Sassuolo, essendosi uniti al suo esercito in personaCane dalla Scalae i marchesi d'Este. Ebbe quella terra e Monte Zibbio. I Bolognesi, oltre alla protezione da lor professata ai signori di Sassuolo, riceverono anche lettera ed ordine dal papa di procedere ostilmente contra di Passerino, e che si predicasse la crociata contra di lui, siccome dichiarato eretico per l'eresia del ghibellinismo, a fine di frastornar gli aiuti ch'esso Passerino e Cane potessero dare a Castruccio e a Borgo San Donnino assediato. Perciò i Bolognesi con tutte le lor forze nel luglio e ne' seguenti mesi altro mestier non fecero che di saccheggiar le ville di Albareto, Sorbara, Roncaglia, Solara, Camurana, ed assaissime altre, con danno inestimabile dei cittadini e distrittuali di Modena. Nel dì 29 di settembre riuscì a Passerino di avere per tradimento Monte Veglio, castello de' Bolognesi. Corse tosto il popolo di Bologna all'assedio di quel castello, e vi stette sotto un mese e mezzo. Attese intanto Passerino a raunar gente per rimuoverli di là. Venne con assai fanteria e cavalleriaRinaldo marchesed'Este e signor di Ferrara.Cane dalla Scalacon molte forze vi giunse anch'egli; ma inteso che Passerino volea aspettareAzzoVisconte, il quale, dopo la vittoria di Castruccio ad Altopascio, dovea restituirsi in Lombardia, se ne tornò a Verona, perchè fra lui eGaleazzo, padre d'esso Azzo, erano nate delle amarezze. Rinaldo Estense fu dichiarato capitan generale dell'armata, ed, arrivate le squadre di Azzo Visconte, passarono tutti il Panaro, la Muzza e la Samoggia, e presentarono la battaglia ai Bolognesi nel luogo di Zappolino, nel dì 15 di novembre. Al primo assalto furono rovesciati i Bolognesi; e però essi attesero a menar non le mani, ma i piedi. Fanno le storie modenesi[Johan. de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Ital.]l'esercito di Bologna consistente in trenta mila fanti e mille e cinquecento cavalli, e quello de' Modenesi in otto mila pedoni e due mila cavalli[Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 9, cap. 321.]. Dicono uccisi più di due mila Bolognesi, e presi più di mille e cinquecento, fra i quali Angelo da San Lupidio podestà di Bologna, Malatestino de' Malatesti, Sassuolo da Sassuolo, Jacopino e Gherardo Rangoni fuorusciti di Modena, Filippo de' Pepoli ed altri nobili. Oltre a mille cavalli, acquistarono i vincitori immensa copia d'armi, tende e bagaglio, che si calcolò ducento mila fiorini d'oro. Nel giorno seguente marciò innanzi il vittorioso esercito; ebbe e saccheggiò il castello di Crespellano; poscia nel dì 17 continuò il viaggio sino al borgo di Panigale e alle porte di Bologna, dove, per far onta a quel popolo, furono corsi tre pallii, uno in onore diAzzo Viscontesignor di Cremona; un altro per limarchesi estensi, ed uno perPasserinosignor di Mantova e Modena. Fu dato il sacco e il fuoco ai palazzi e contorni di Bologna, alle ville di Unzola, Rastellino, Argelata, San Giovanni in Persiceto, Castelfranco ed altre. Nel dì 24 si rendè a Passerino il castello di Bazzano; ed in tal maniera terminò in queste parti la campagna. Cosa dicessero i facili interpreti de' giudizii di Dio, al vedere cotanti sinistri avvenimentidelle crociate di papa Giovanni XXII, io nol so dire.
Sul principio di quest'anno, essendo finite le tregue co' Padovani[Cortus. Chron., tom. 12 Rer. Ital. Chron. Patavin., tom. 8 Rer. Ital.],Cane dalla Scalanon tardò a vendicarsi degli affanni a lui dati da quel popolo nell'anno precedente; prese varii luoghi del Padovano, e portò gl'incendii e saccheggi fino alle porte di Padova. S'interposeLodovico il Bavaro, e fece rinnovar la tregua fino alla festa di san Martino; e compromesso fu fatto in lui di quelle differenze. Ma Padova, oltre alla guerra esterna, ne ebbe in quest'anno anche un'interna. Ubertino da Carrara e Tartaro da Lendenara, perchè insolentivano nella città, ed uccisero Guglielmo Dente, furono banditi e ricorsero a Cane Scaligero. Paolo fratello di esso Guglielmo rivolse i pensieri della vendetta contra degli altri Carraresi innocenti, e nel dì 22 di settembre, assistito copertamente dal podestà e dal presidio tedesco, mosse a rumore il popolo contra di essi. Per un'ora si fece aspro combattimento nelle piazze, e così nobilmente si sostennero i valorosi Carraresi, che Paolo Dente fu forzato alla fuga, ma con riportarne essi di molte ferite. Per cagione d'esse Marsilio maggiore picchiò alla porta della morte; Niccolò, Obizzo e Marsilio minore n'ebbero anch'essi la lor parte. Tornarono poscia in Padova Ubertino da Carrara e Tartaro da Lendenara, amendue giovinastri scapestrati. Numero non c'è delle loro insolenze; giustizia più non si faceva in Padova; tutto andava alla peggio. Ne dovea ben ridere Cane, che facea continuamente l'amore a quella nobil città. Dopo la vittoria di Altopascio stette poco in riposo il prodeCastrucciosignor di Lucca e di Pistoia. Prese Segna, ed ivi si afforzò nel dì 30 di settembre[Giovanni Villani, lib. 9, cap. 315.], e poscia cominciò le sue scorrerie fino alle porte di Firenze, saccheggiando, bruciando e guastando tutto quel paese. Nellafesta di san Francesco, a dì 4 d'ottobre, fece sotto quella città correre tre pallii, uno da uomini a cavallo, un altro da fanti a piè, ed il terzo da meretrici: il tutto in dispetto e vergogna de' Fiorentini, i quali, quantunque avessero dentro gran cavalleria e gente a piè innumerabile, pure non osarono mai d'uscire a fargli contrasto. Tornò Castruccio nel dì 26 d'ottobre a dar loro un altro rinfresco; ed Azzo Visconte, che tuttavia era con lui, volendo rendere la pariglia a' Fiorentini, i quali aveano fatto correre il pallio sotto Milano, ne fece correre anche egli uno alla lor vista, e poi s'inviò verso Modena, siccome abbiam detto. Prese Castruccio la Rocca di Carmignano, il castello degli Strozzi ed altri luoghi, e con sua oste andò scorrendo infino a Prato. Gran costernazione era in Firenze per tali disastri, a' quali ancora s'aggiunse un'epidemia per la tanta gente rifuggita nella città. Ben cento mila fiorini d'oro ricavò Castruccio dal riscatto de' prigioni fatti in quest'anno, col qual rinforzo gagliardamente sostenne la guerra. Per altro era anch'egli scomunicato e condannato dal papa qual nemico della Chiesa ed eretico. Per essere diffamato per tale, niente più vi voleva che l'essere ghibellino. Fu nell'ottobre di quest'anno[Henric., Rebdorf. Cortus. Hist., tom. 12 Rer. Ital. Giovanni Villani, et alii.]cheLodovico il Bavarorimise in libertàFederigo ducad'Austria, il quale, vinto dagli affanni della prigionia, fece a lui una cessione di tutti i suoi diritti sopra la corona. Ma, secondo alcuni scrittori, non è ben chiaro in che consistesse l'accordo seguito fra loro. I documenti portati dal Rinaldi[Raynal., in Annal. Eccles.]abbastanza confermano che Federigo fece quella rinunzia, benchè forse se ne pentisse dipoi, e che il papa la dichiarò nulla; e cheLeopoldosuo fratello, il quale non vi acconsentì, nell'anno seguente terminò colla morte tutte le sue contese. Spedì nel maggio di quest'anno ilre Robertoaidanni della SiciliaCarlo ducadi Calabria suo figliuolo con una formidabile flotta di galee e di legni grossi da trasporto, fra' quali si contarono venti galee di Genovesi[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.]. Oltre alla gran fanteria, menò egli circa due mila e cinquecento cavalli. Sbarcata presso a Palermo questa potente armata, imprese l'assedio di quella città, e vi stette sotto più di cinque mesi, con guastare intanto ed incendiar molte parti di quell'isola, e poi se ne tornò con Dio. Non altra gloria che questa riportò egli nel suo ritorno a Napoli. Leggesi questa guerra descritta da Niccolò Speciale[Nicolaus Specialis, lib. 7, cart. 17, tom. 10 Rer. Ital.]. Erano gli Aragonesi e Catalani all'assedio di Cagliari in Sardegna, città che forse sola restava ai Pisani in quell'isola. Nel dicembre fecero essi Pisani armare venti galee ai fuorusciti genovesi, padroni di Savona, e con queste ed altre loro navi fecero vela per soccorrere quella città. Ma i Catalani, con prendere otto di quelle galee, obbligarono l'altre a ritornarsene indietro con poco loro piacere. Nell'anno 1297 s'era data la città di Comacchio adAzzo marchesed'Este, signor di Ferrara, Modena e Reggio[Piena Esposizione, cart. 268 e 365.]. Le disgrazie poi sopravvenute alla casa d'Este nel 1308 la fecero passare in altre mani. Nel dì 6 di febbraio dell'anno presente tornò essa spontaneamente sotto la dolce signoria de' marchesi d'Este Rinaldo ed Obizzo, dominanti in Ferrara.