MCCLXIAnno diCristomcclxi. IndizioneIV.Urbano IVpapa 1.Imperio vacante.Dimorava tuttavia in Viterbo papaAlessandro IV, quando Iddio il chiamò a miglior vita nel dì 25 di maggio dell'anno presente[Henric. Stero. Theodoric. Vallicolor., in Vita Urbani IV, P. I, tom. 3 Rer. Ital. Nangius, et alii.], per premiare la sua placida pietà e rara umiltà, per le quali virtùegli si astenne sempre dall'imbrogliare il mondo con guerre: sebbene riportò per questo il titolo di semplice e di troppo buono da chi o non assai conosce lo spirito della Chiesa, od è pieno solamente dello spirito del mondo. Raunaronsi i cardinali per l'elezione del successore. Erano solamente otto, e neppur queste otto teste seppero per più di tre mesi accordarsi ad elegger alcun di loro: tanto avea saputo penetrare in quel piccolo drappello la discordia e l'invidia. Per accidente capitò alla sacra corteJacopo patriarcadi Gerusalemme, nato bensì in Troia di Francia, di padre plebeo[S. Antonin., P. III, tit. 19.], ma di elevato ingegno, di molta prudenza, di gran sapere e d'altre belle doti ornato, per le quali era già salito in alto, e meritò ancora di giugnere al non più oltre. Giacchè apparenza non si vedeva che i cardinali dal lor grembo cavassero un nuovo papa, s'avvisarono essi di sollevare alla cattedra di san Pietro il suddetto patriarca. Nel dì dunque 29 d'agosto l'elessero, ed egli assunse il nome diUrbano IV. Siccome uomo di petto e di massime diverse dal suo predecessore, non tardò a far conoscere il suo sdegno contra di Manfredi, occupatore del regno di Sicilia, e a preparare i mezzi per abbatterlo. Il Rinaldi, seguitando il Summonte autore moderno, e gli slogati racconti di Matteo Spinelli, crede[Raynald., in Annal. Eccles.]che in quest'annoRoberto contedi Fiandra venisse in Italia con buon esercito, e spedito dal pontefice minacciasse d'entrare in Puglia, a cui si opponesse colle sue forze Manfredi. Se questo accadesse veramente nell'anno presente, io non ardirei di asserirlo. Abbiamo bensì di certo che, trovando esso papa Urbano sì sminuito il collegio dei cardinali, nel dicembre di quest'anno fece una promozione al cardinalato di nove personaggi, insigni non meno per la bontà della vita che per la letteratura. Quanto aManfredi, circa questi tempi egli cominciò untrattato d'alleanza conJacopo red'Aragona, esibendo al di lui figliuoloPietroper moglieCostanza, a lui nata daBeatricefigliuola diAmedeo contedi Savoia, e sua prima moglie. Gli offeriva anche dote grossa. Il non aver Manfredi figliuoli maschi fece in fine credere assai vantaggioso questo partito agli Aragonesi. E quantunque il papa facesse di grandi maneggi per disturbar tali nozze, pure si conclusero, e Costanza nobilmente accompagnata passò a Barcellona nell'anno seguente. Uno strano accidente occorse pure circa questi tempi in Sicilia. All'osservare alcuni che un certo pitocco, per nome Giovanni da Cocchiera, ossia da Calcara, uomo assai attampato[Sabas Malaspina. Continuator Nicolai de Jamsilla. Barthol. de Neocastro.], rassomigliava forte nelle fattezze al defunto imperadorFederigo II, cominciò una voce, che s'andò sempre più ingrossando, che Federigo era vivo. Negava il pezzente d'essere tale; ma non mancarono persone che per loro fini particolari l'indussero in fine a spacciarsi per desso: cosa che cagionò dei gravi tumulti per tutta l'isola. Si ritirò costui nella città di Agosta, e quivi cominciò a trattarsi da principe, e a sostener bene il suo personaggio nella commedia con folla di gente bassa che gli prestava fede. Ma Riccardo conte di Marsico prese così ben le sue misure, che trucidati alcuni dei suoi partigiani, e sbandati gli altri, diede all'impostore quel guiderdone che conveniva al suo merito. Si trasferì poscia in Sicilia il re Manfredi, per quetare i moti di quei popoli, e specialmente di chi mirava di mal occhio la casa di Suevia. Tenne un general parlamento in Palermo, ricevette de' considerabili donativi, ne fece egli degli altri secondo il suo costume, e con ciò risorse dappertutto la pace.Passò quest'anno per Milano ilcardinale Ottavianodegli Ubaldini, che veniva di Francia[Gualvan. Flamma, Manipul. Flor., cap. 297.]. Ne partì mal soddisfattode' Torriani, e seco condusse alla corte pontificiaOttonedella nobil casa de' Visconti di Milano, che era allora solamente canonico nella terra di Desio; Ottone, dissi, che vedremo in breve arcivescovo di Milano. Giunto in Bologna esso cardinale[Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.], per commissione avutane dal papa, trattò della liberazion degli ostaggi romani; ed ottenutala, levò l'interdetto alla città, e restituì tutti i privilegii a quei cittadini. Fecero in quest'anno lega i nobili usciti di Milano col comune di Bergamo; nè solamente furono ammessi in quella città, ma insieme con essi, passato il fiume Adda, presero ed incendiarono Licurti castello de' Milanesi. Allora il popolo di Milano tutto in armi uscì in campagna, pieno di mal talento contra de' Bergamaschi, i quali, senza voler aspettare la lor visita, spedirono tosto per aver pace. L'ottennero, ma a condizione di rifar tutti i danni al popolo di Licurti, e di licenziare i nobili milanesi: il che ebbe effetto. Si ridussero molti di que' nobili a Brianza, ed occuparono il castello di Tabiago; ma corso colà Martino dalla Torre con buono sforzo di gente, obbligò i difensori alla resa, e tutti li condusse incatenati nelle carceri di Milano. In quest'anno Giacomazzo dei Trotti e parecchi altri, già stati della fazione di Salinguerra, fecero in Ferrara[Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital.]una congiura contra diAzzo VII marchesed'Este loro signore. Scoperta la trama, e presi, lasciarono il capo sopra il patibolo. Nella Cronica di Bologna ciò viene riferito all'anno seguente. Nella città d'Asti ebbe principio una fiera nimicizia tra i Solari e i Gruttuarii[Guillelmus Ventur., tom. 16 Rer. Ital.], due principali famiglie d'essa città, per cui seguirono molti omicidii, ed altri gravi sconcerti, che durarono anni parecchi. Essendosi il popolo di Piacenza[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.]di già accordato colmarchese ObertoPelavicino, in quest'anno gli diede la signoriadella città per quattro anni avvenire, ed egli ne venne a prendere il possesso con grandioso accompagnamento, e poi se ne tornò a Cremona. Visconte Pelavicino suo nipote, lasciato da lui suo vicario in Piacenza, da lì a non molto ito con ischiere armate a Tortona, indusse quel popolo a mettersi nella stessa maniera sotto la signoria del marchese Oberto suo zio. Tolta fu in quest'anno ai Latini la città di Costantinopoli dai Greci[Raynald., Annal. Eccles.]. Vi entròMichele Paleologo, il quale s'era fatto proclamare imperador d'Oriente.Baldovino imperadorelatino sulle navi de' Veneziani fuggito, si ritirò a Negroponte. Nè si dee tacere una vergognosa azione dei Genovesi d'allora[Caffari, Annal. Genuens, lib. 6, tom. 6 Rer. Ital.]. L'implacabile odio che essi aveano conceputo contra dei Veneziani per la rotta lor data ad Accon, congiunto coll'avidità del guadagno, li spinse a far lega con esso Paleologo, il qual diede loro in premio la città di Smirna con varie esenzioni e privilegii[Monach. Patavinus, in Chron.]. Un forte aiuto per questo di galee, navi e gente contribuirono essi Genovesi al Greco per debellare i Latini. Furono perciò scomunicati da papa Urbano; ma essi più che mai continuarono a far quanto di male poterono ai Veneziani. In Toscana[Ricord. Malaspina, cap. 171.]il conte Guido Novello, vicario del re Manfredi, nel mese di settembre coi ghibellini toscani fece oste contra di Lucca, rifugio de' Guelfi sbanditi. Tolse a quel comune Castelfranco, Santa Maria a Monte e Calvoli; ma non potè aver per assedio Fucecchio. Non veggendo i suddetti fuorusciti fiorentini rimedio alcuno alle loro calamità, si avvisarono di spedire in Germania a chiamarCorradino, figliuolo del già re Corrado, acciocchè venisse in Italia, per opporlo al re Manfredi; ma non vi acconsentì la regina sua madre, tra per l'età troppo giovanile del figliuolo, e per la conoscenza delladifficoltà dell'impresa. Benchè Dio avesse liberata la marca di Trivigi ossia di Verona, dalle barbariche mani della casa da Romano, pure i Veronesi[Paris de Cereta, Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.]seguitavano la lor persecuzione contra di Lodovico conte di San Bonifazio. Ora questi nell'anno presente con altri fuorusciti di Verona, e il marchese Azzo Estense coi Ferraresi ostilmente si mossero, ed arrivarono fin cinque miglia presso a Verona, con credenza di poter entrare in quella città, dove probabilmente aveano delle intelligenze. Andò loro fallito il colpo. Nel tornarsene indietro s'impadronirono di Cologna, Sabbione, Legnago e Porto. Queste ultime due terre da lì a nove mesi tornarono sotto la signoria di Verona. Fu istituito in quest'anno in Bologna[Memor. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. Ghirardacci, Istor. di Bologna nell'indice.]l'ordine militare della B. Vergine Maria da Loteringo di Andalò e Gruamonte de' Caccianemici nobili bolognesi, da Schianca de' Liazari e Bernardino da Sesso, nobili reggiani, e da Rinieri degli Adelardi, nobile modenese, co' quali s'unirono molti altri nobili di esse città. Furono appellati dal popolo frati gaudenti, ossia godenti, perchè teneano le lor mogli e possedevano i lor beni senza fatica o pericolo alcuno, dandosi bel tempo, con godere intanto varii privilegii, diversamente da quel che praticavano i tre insigni ordini militari, istituiti in Terra santa. Col tempo venne meno quest'ordine, ma servì d'esempio ad istituirne degli altri, che tuttavia fioriscono ai nostri giorni.
Dimorava tuttavia in Viterbo papaAlessandro IV, quando Iddio il chiamò a miglior vita nel dì 25 di maggio dell'anno presente[Henric. Stero. Theodoric. Vallicolor., in Vita Urbani IV, P. I, tom. 3 Rer. Ital. Nangius, et alii.], per premiare la sua placida pietà e rara umiltà, per le quali virtùegli si astenne sempre dall'imbrogliare il mondo con guerre: sebbene riportò per questo il titolo di semplice e di troppo buono da chi o non assai conosce lo spirito della Chiesa, od è pieno solamente dello spirito del mondo. Raunaronsi i cardinali per l'elezione del successore. Erano solamente otto, e neppur queste otto teste seppero per più di tre mesi accordarsi ad elegger alcun di loro: tanto avea saputo penetrare in quel piccolo drappello la discordia e l'invidia. Per accidente capitò alla sacra corteJacopo patriarcadi Gerusalemme, nato bensì in Troia di Francia, di padre plebeo[S. Antonin., P. III, tit. 19.], ma di elevato ingegno, di molta prudenza, di gran sapere e d'altre belle doti ornato, per le quali era già salito in alto, e meritò ancora di giugnere al non più oltre. Giacchè apparenza non si vedeva che i cardinali dal lor grembo cavassero un nuovo papa, s'avvisarono essi di sollevare alla cattedra di san Pietro il suddetto patriarca. Nel dì dunque 29 d'agosto l'elessero, ed egli assunse il nome diUrbano IV. Siccome uomo di petto e di massime diverse dal suo predecessore, non tardò a far conoscere il suo sdegno contra di Manfredi, occupatore del regno di Sicilia, e a preparare i mezzi per abbatterlo. Il Rinaldi, seguitando il Summonte autore moderno, e gli slogati racconti di Matteo Spinelli, crede[Raynald., in Annal. Eccles.]che in quest'annoRoberto contedi Fiandra venisse in Italia con buon esercito, e spedito dal pontefice minacciasse d'entrare in Puglia, a cui si opponesse colle sue forze Manfredi. Se questo accadesse veramente nell'anno presente, io non ardirei di asserirlo. Abbiamo bensì di certo che, trovando esso papa Urbano sì sminuito il collegio dei cardinali, nel dicembre di quest'anno fece una promozione al cardinalato di nove personaggi, insigni non meno per la bontà della vita che per la letteratura. Quanto aManfredi, circa questi tempi egli cominciò untrattato d'alleanza conJacopo red'Aragona, esibendo al di lui figliuoloPietroper moglieCostanza, a lui nata daBeatricefigliuola diAmedeo contedi Savoia, e sua prima moglie. Gli offeriva anche dote grossa. Il non aver Manfredi figliuoli maschi fece in fine credere assai vantaggioso questo partito agli Aragonesi. E quantunque il papa facesse di grandi maneggi per disturbar tali nozze, pure si conclusero, e Costanza nobilmente accompagnata passò a Barcellona nell'anno seguente. Uno strano accidente occorse pure circa questi tempi in Sicilia. All'osservare alcuni che un certo pitocco, per nome Giovanni da Cocchiera, ossia da Calcara, uomo assai attampato[Sabas Malaspina. Continuator Nicolai de Jamsilla. Barthol. de Neocastro.], rassomigliava forte nelle fattezze al defunto imperadorFederigo II, cominciò una voce, che s'andò sempre più ingrossando, che Federigo era vivo. Negava il pezzente d'essere tale; ma non mancarono persone che per loro fini particolari l'indussero in fine a spacciarsi per desso: cosa che cagionò dei gravi tumulti per tutta l'isola. Si ritirò costui nella città di Agosta, e quivi cominciò a trattarsi da principe, e a sostener bene il suo personaggio nella commedia con folla di gente bassa che gli prestava fede. Ma Riccardo conte di Marsico prese così ben le sue misure, che trucidati alcuni dei suoi partigiani, e sbandati gli altri, diede all'impostore quel guiderdone che conveniva al suo merito. Si trasferì poscia in Sicilia il re Manfredi, per quetare i moti di quei popoli, e specialmente di chi mirava di mal occhio la casa di Suevia. Tenne un general parlamento in Palermo, ricevette de' considerabili donativi, ne fece egli degli altri secondo il suo costume, e con ciò risorse dappertutto la pace.
Passò quest'anno per Milano ilcardinale Ottavianodegli Ubaldini, che veniva di Francia[Gualvan. Flamma, Manipul. Flor., cap. 297.]. Ne partì mal soddisfattode' Torriani, e seco condusse alla corte pontificiaOttonedella nobil casa de' Visconti di Milano, che era allora solamente canonico nella terra di Desio; Ottone, dissi, che vedremo in breve arcivescovo di Milano. Giunto in Bologna esso cardinale[Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.], per commissione avutane dal papa, trattò della liberazion degli ostaggi romani; ed ottenutala, levò l'interdetto alla città, e restituì tutti i privilegii a quei cittadini. Fecero in quest'anno lega i nobili usciti di Milano col comune di Bergamo; nè solamente furono ammessi in quella città, ma insieme con essi, passato il fiume Adda, presero ed incendiarono Licurti castello de' Milanesi. Allora il popolo di Milano tutto in armi uscì in campagna, pieno di mal talento contra de' Bergamaschi, i quali, senza voler aspettare la lor visita, spedirono tosto per aver pace. L'ottennero, ma a condizione di rifar tutti i danni al popolo di Licurti, e di licenziare i nobili milanesi: il che ebbe effetto. Si ridussero molti di que' nobili a Brianza, ed occuparono il castello di Tabiago; ma corso colà Martino dalla Torre con buono sforzo di gente, obbligò i difensori alla resa, e tutti li condusse incatenati nelle carceri di Milano. In quest'anno Giacomazzo dei Trotti e parecchi altri, già stati della fazione di Salinguerra, fecero in Ferrara[Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital.]una congiura contra diAzzo VII marchesed'Este loro signore. Scoperta la trama, e presi, lasciarono il capo sopra il patibolo. Nella Cronica di Bologna ciò viene riferito all'anno seguente. Nella città d'Asti ebbe principio una fiera nimicizia tra i Solari e i Gruttuarii[Guillelmus Ventur., tom. 16 Rer. Ital.], due principali famiglie d'essa città, per cui seguirono molti omicidii, ed altri gravi sconcerti, che durarono anni parecchi. Essendosi il popolo di Piacenza[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.]di già accordato colmarchese ObertoPelavicino, in quest'anno gli diede la signoriadella città per quattro anni avvenire, ed egli ne venne a prendere il possesso con grandioso accompagnamento, e poi se ne tornò a Cremona. Visconte Pelavicino suo nipote, lasciato da lui suo vicario in Piacenza, da lì a non molto ito con ischiere armate a Tortona, indusse quel popolo a mettersi nella stessa maniera sotto la signoria del marchese Oberto suo zio. Tolta fu in quest'anno ai Latini la città di Costantinopoli dai Greci[Raynald., Annal. Eccles.]. Vi entròMichele Paleologo, il quale s'era fatto proclamare imperador d'Oriente.Baldovino imperadorelatino sulle navi de' Veneziani fuggito, si ritirò a Negroponte. Nè si dee tacere una vergognosa azione dei Genovesi d'allora[Caffari, Annal. Genuens, lib. 6, tom. 6 Rer. Ital.]. L'implacabile odio che essi aveano conceputo contra dei Veneziani per la rotta lor data ad Accon, congiunto coll'avidità del guadagno, li spinse a far lega con esso Paleologo, il qual diede loro in premio la città di Smirna con varie esenzioni e privilegii[Monach. Patavinus, in Chron.]. Un forte aiuto per questo di galee, navi e gente contribuirono essi Genovesi al Greco per debellare i Latini. Furono perciò scomunicati da papa Urbano; ma essi più che mai continuarono a far quanto di male poterono ai Veneziani. In Toscana[Ricord. Malaspina, cap. 171.]il conte Guido Novello, vicario del re Manfredi, nel mese di settembre coi ghibellini toscani fece oste contra di Lucca, rifugio de' Guelfi sbanditi. Tolse a quel comune Castelfranco, Santa Maria a Monte e Calvoli; ma non potè aver per assedio Fucecchio. Non veggendo i suddetti fuorusciti fiorentini rimedio alcuno alle loro calamità, si avvisarono di spedire in Germania a chiamarCorradino, figliuolo del già re Corrado, acciocchè venisse in Italia, per opporlo al re Manfredi; ma non vi acconsentì la regina sua madre, tra per l'età troppo giovanile del figliuolo, e per la conoscenza delladifficoltà dell'impresa. Benchè Dio avesse liberata la marca di Trivigi ossia di Verona, dalle barbariche mani della casa da Romano, pure i Veronesi[Paris de Cereta, Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.]seguitavano la lor persecuzione contra di Lodovico conte di San Bonifazio. Ora questi nell'anno presente con altri fuorusciti di Verona, e il marchese Azzo Estense coi Ferraresi ostilmente si mossero, ed arrivarono fin cinque miglia presso a Verona, con credenza di poter entrare in quella città, dove probabilmente aveano delle intelligenze. Andò loro fallito il colpo. Nel tornarsene indietro s'impadronirono di Cologna, Sabbione, Legnago e Porto. Queste ultime due terre da lì a nove mesi tornarono sotto la signoria di Verona. Fu istituito in quest'anno in Bologna[Memor. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. Ghirardacci, Istor. di Bologna nell'indice.]l'ordine militare della B. Vergine Maria da Loteringo di Andalò e Gruamonte de' Caccianemici nobili bolognesi, da Schianca de' Liazari e Bernardino da Sesso, nobili reggiani, e da Rinieri degli Adelardi, nobile modenese, co' quali s'unirono molti altri nobili di esse città. Furono appellati dal popolo frati gaudenti, ossia godenti, perchè teneano le lor mogli e possedevano i lor beni senza fatica o pericolo alcuno, dandosi bel tempo, con godere intanto varii privilegii, diversamente da quel che praticavano i tre insigni ordini militari, istituiti in Terra santa. Col tempo venne meno quest'ordine, ma servì d'esempio ad istituirne degli altri, che tuttavia fioriscono ai nostri giorni.