MCCLXIX

MCCLXIXAnno diCristomcclxix. IndizioneXII.Santa Sede vacante.Imperio vacante.Altro non rimaneva in Puglia che la città di Lucera ossia Nocera, nido degli infedeli, cioè de' Saraceni, la quale alre Carloricusasse ubbidienza. Ne imprese egli l'assedio[Sabas Malaspina, lib. 4, cap. 20,], e tanto vi stette sotto, che quel popolo, dopo essersi ridotto a pascersi d'erba, e dopo aver perduta gran gente, si diede a discrezione nelle mani d'esso re. Divise egli i sopravvissuti per varie provincie, affinchè non potessero più alzare la testa e raunarsi;e molti d'essi abbracciarono, almeno in apparenza, la fede di Gesù Cristo[Monachus Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Italic.]. Furono diroccate le muraglie di quella città, e quanti cristiani disertori ivi si trovarono furono senza misericordia tutti messi a filo di spada. Giunta a Napoli la nuovaregina Margheritadi Borgogna, moglie del re Carlo, si solennizzò il suo arrivo con incredibil magnificenza ed allegrezza. Ne lasciò una descrizione Saba Malaspina. Festa si fece ancora in Toscana per li prosperi avvenimenti de' Guelfi[Ricordan. Malaspina, cap. 194.]. Erano venuti nel mese di giugno al castello di Colle in Valdelsa i Sanesi colle masnade de' Tedeschi, Spagnuoli, Pisani, e coi rinforzi degli usciti di Firenze e d'altri Ghibellini, sotto il comando di Provenzano Selvani governatore di Siena, e del conte Guido Novello. A questo avviso si mosse Giambertoldo, vicario del re Carlo in Firenze, co' suoi Franzesi, co' Fiorentini e con altri aiuti delle terre guelfe di Toscana; e, dato loro battaglia, li ruppe e sconfisse, con grandissima perdita dei Sanesi. A messer Provenzano, che restò preso, fu mozzo il capo e portato sopra una lancia per tutto il campo. Andarono poscia i Fiorentini in soccorso de' Lucchesi contro ai Pisani; fu preso da loro per forza il castello d'Asciano; giunsero sino alle porte di Pisa, e quivi i Lucchesi per vergogna de' Pisani fecero battere moneta. Ma nello stesso anno l'acque del fiume d'Arno per disordinato diluvio, e perchè i legnami condotti da esse fecero rosta al ponte di Santa Trinita, crebbero tanto, che allagarono la maggior parte di Firenze, e si levarono finalmente in collo quel ponte e l'altro alla Carraia. Cessò di vivere nel mese di maggio ilmarchese ObertoPelavicino in uno dei suoi castelli, se crediamo al Sigonio, senza cercar l'assoluzione dalle scomuniche. Ma ci assicura l'autore della Cronica diPiacenza[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.], dopo varii elogi della sua prudenza, affabilità e potenza, ch'egli ricevette tutti i sacramenti della Chiesa, e con grande esemplarità morì fra le braccia dei religiosi, ridotto, dopo la signoria di tante città, in assai basso stato. Continuarono nulladimeno Manfredi suo figliuolo, e i di lui nipoti a posseder molte castella, e lungamente sostennero di poi il decoro di quell'antica e nobil famiglia. Peggior condizione fu quella di Buoso da Doara[Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.], che tanta figura aveva anch'egli fatta nel mondo negli anni addietro. Iti nel mese di luglio i Cremonesi coll'oste loro alla Rocchetta, dove egli soggiornava, il costrinsero in fine a capitolarne la resa. Fu diroccata quella fortezza, ed egli ritiratosi nelle montagne, fece ben varii sforzi per ringambarsi, ma infine dopo qualche anno poveramente terminò i suoi giorni. È considerabile una notizia a noi conservata dalla suddetta Cronica di Piacenza. Le mire del re Carlo tendevano alla signoria di tutta la Italia, secondato in ciò per amore o per forza dai papi. A questo fine mandò suoi ambasciatori alle città di Lombardia, e questi ottennero che si tenesse in Cremona un gran parlamento, in cui fu esposto il desiderio d'esso re di ottenere il dominio di tutte le città che seguitavano la parte della Chiesa, ossia la guelfa, con promettere a tutti protezione e molti vantaggi. Concorrevano a darsegli i Piacentini, Cremonesi, Parmigiani, Modenesi, Ferraresi e Reggiani. Ma di contrario parere furono i Milanesi, Comaschi, Vercellini, Novaresi, Alessandrini, Tortonesi. Torinesi, Pavesi, Bergamaschi, Bolognesi e il marchese di Monferrato, consentendo bensì di averlo per amico, ma non già per signore. Per questa discordia finì il parlamento, senza che il re Carlo riportasse alcun frutto delle sue alte idee. Il popolo di Piacenza nell'anno presente,ricevuti dei rinforzi da Milano e da Parma, si portò all'assedio della rocca di Bardi, posseduta dal conte Ubertino Lando, e vi consumò intorno di molta gente. Dopo cinque mesi l'ebbero a patti, e vi posero un buon presidio. Ma il conte Ubertino virilmente seguitò più che prima a far guerra a Piacenza, e le tolse alcune castella, uccidendo e menando prede in gran copia.Accadde in quest'anno[Gualvan. Flamma, cap. 305.], cheNapo, ossiaNapoleone, signor di Milano e di Lodi, essendosi portato a quest'ultima città, fu insultato dalla potente famiglia de' Vestarini, gittato da cavallo e vilmente trattato. Tornossene a Milano, pieno di confusione e vergogna, ma più dello spirito della vendetta. Nè differì il farla. Con potente esercito andò colà, ed, espugnata la città nel dì di santa Margherita, mandò nelle prigioni di Milano Sozzino de' Vestarini; due suoi figliuoli fece crudelmente morire; ordinò la fabbrica di due fortezze in quella città, ed esaltò la famiglia guelfa di Fissiraga, la quale col tempo usurpò quel dominio. Fecero oste nell'anno presente i Modenesi colla lor fanteria e cavalleria nel Frignano contro Guidino da Montecuccolo, per cagione d'un castello da lui tolto ai Serafinelli[Memorial. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.]. Ma sopraggiunto il conte Maghinardo con gran quantità di cavalleria bolognese, si venne ad una fiera zuffa, in cui rimase sconfitto l'esercito modenese, e quasi tutti i Reggiani, accorsi in aiuto d'essi Modenesi, vi lasciarono la vita. Covando i Torriani signori di Milano un fiero sdegno contra de' Bresciani[Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Ital.], ostilmente nell'anno precedente erano entrati nel loro territorio, ed aveano prese le terre di Capriolo e Palazzuolo, mentre i Bresciani si trovavano all'assedio di Minervio. Per comporre questa discordia, si erano interpostiFilippo arcivescovodiRavenna e legato pontificio,Obizzo marchesed'Este e signor di Ferrara eLodovico contedi San Bonifazio, con riuscir loro di far ritirare le armi de' Torriani, e di liberar Minervio dall'assedio. Ma perciocchè insistevano i Torriani che fossero rimessi in Brescia i fuorusciti, al che consentivano i nobili della città, si sollevò il popolo di contrario parere nel dì 28 d'agosto d'esso anno contra dei nobili, e parte di loro spinse fuori della città, e parte presi ritenne nelle carceri. Il perchè in questo anno il re Carlo, che facea l'amore a questa sì potente città, v'inviò suoi ambasciatori per mettervi pace, e v'andarono quegli ancora de' Bolognesi. Fu in fine conchiuso che i prigioni fossero inviati a' confini nella città d'Alba, di cui, siccome ancora d'altre terre nel Piemonte, era allora signore il re Carlo[Caffari, Annal. Genuens., lib. 8, tom. 6 Rer. Ital.]. Ma nel viaggio da frate Taione e da Buoso da Doara, che era ancor vivo, furono liberati, con restar prigioni cento cavalieri che li scortavano. Nè mancarono novità in Verona. Vi fu ucciso Turisendo dei Turisendi[Paris de Cereta, Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.], uno de' maggiorenti; ed essendo fuggiti dalla città molti ivi detenuti prigioni, s'impadronirono essi delle terre di Legnago, Villa Franca, Soave e d'altre castella. Fatta anche lega con Lodovico conte di San Bonifazio, e cogli altri usciti di Verona, cominciarono contra diMastino dalla Scalasignor di Verona un'aspra guerra, che durò per più di due anni. Furono cagione cotali novità che la maggior parte de' nobili veronesi, de' quali ci conservò Parisio da Cereta il catalogo, furono cacciati da Verona e banditi: con che Mastino maggiormente assodò la sua signoria sopra il popolo di quella città, e ricuperò poscia l'una dietro l'altra le terre predette. Circa questi tempi anche in Mantova avvennero funeste dissensioniper la rivalità delle potenti famiglie[Platina. Hist. Mantuan., tom. 20 Rer. Ital.]. I conti diCasalaltoaiutati daPinamonte de' Bonacolsi, ossiade' Bonacossi, fecero colla forza sloggiare i nobiliZanicalicon tutti i loro aderenti; e poscia Pinamonte, avendo proditoriamente prese l'armi col popolo, ne scacciò gli stessi conti, ed arrivò a farsi proclamar signore di Mantova: in quali anni precisamente seguissero tali mutazioni, nol so io dire. Il Platina nella Storia di Mantova, che le descrive, e mostra mischiato in quelle turbolenzeObizzo marchesed'Este, siccome quegli che aspirava al dominio di Mantova, non ne assegna gli anni: difetto non lieve della storia sua. Ma veggasi all'anno 1272. Cessar dovette in questi tempi anche la potenza diLodovico contedi S. Bonifazio, sostenuta per molti anni nella città di Mantova. Che l'anno presente i Piacentini, i Milanesi e parecchi altri popoli di Lombardia giurassero fedeltà aCarlo redi Sicilia e Puglia, e il prendessero per loro signore, lo scrive l'autore della Cronica di Piacenza[Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.]. Ma quest'ultima partita non par molto sussistente. Verisimilmente altro non fecero che dichiararsi aderenti al re Carlo, e mettersi sotto la di lui protezione, ma non già sotto la di lui signoria.

Altro non rimaneva in Puglia che la città di Lucera ossia Nocera, nido degli infedeli, cioè de' Saraceni, la quale alre Carloricusasse ubbidienza. Ne imprese egli l'assedio[Sabas Malaspina, lib. 4, cap. 20,], e tanto vi stette sotto, che quel popolo, dopo essersi ridotto a pascersi d'erba, e dopo aver perduta gran gente, si diede a discrezione nelle mani d'esso re. Divise egli i sopravvissuti per varie provincie, affinchè non potessero più alzare la testa e raunarsi;e molti d'essi abbracciarono, almeno in apparenza, la fede di Gesù Cristo[Monachus Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Italic.]. Furono diroccate le muraglie di quella città, e quanti cristiani disertori ivi si trovarono furono senza misericordia tutti messi a filo di spada. Giunta a Napoli la nuovaregina Margheritadi Borgogna, moglie del re Carlo, si solennizzò il suo arrivo con incredibil magnificenza ed allegrezza. Ne lasciò una descrizione Saba Malaspina. Festa si fece ancora in Toscana per li prosperi avvenimenti de' Guelfi[Ricordan. Malaspina, cap. 194.]. Erano venuti nel mese di giugno al castello di Colle in Valdelsa i Sanesi colle masnade de' Tedeschi, Spagnuoli, Pisani, e coi rinforzi degli usciti di Firenze e d'altri Ghibellini, sotto il comando di Provenzano Selvani governatore di Siena, e del conte Guido Novello. A questo avviso si mosse Giambertoldo, vicario del re Carlo in Firenze, co' suoi Franzesi, co' Fiorentini e con altri aiuti delle terre guelfe di Toscana; e, dato loro battaglia, li ruppe e sconfisse, con grandissima perdita dei Sanesi. A messer Provenzano, che restò preso, fu mozzo il capo e portato sopra una lancia per tutto il campo. Andarono poscia i Fiorentini in soccorso de' Lucchesi contro ai Pisani; fu preso da loro per forza il castello d'Asciano; giunsero sino alle porte di Pisa, e quivi i Lucchesi per vergogna de' Pisani fecero battere moneta. Ma nello stesso anno l'acque del fiume d'Arno per disordinato diluvio, e perchè i legnami condotti da esse fecero rosta al ponte di Santa Trinita, crebbero tanto, che allagarono la maggior parte di Firenze, e si levarono finalmente in collo quel ponte e l'altro alla Carraia. Cessò di vivere nel mese di maggio ilmarchese ObertoPelavicino in uno dei suoi castelli, se crediamo al Sigonio, senza cercar l'assoluzione dalle scomuniche. Ma ci assicura l'autore della Cronica diPiacenza[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.], dopo varii elogi della sua prudenza, affabilità e potenza, ch'egli ricevette tutti i sacramenti della Chiesa, e con grande esemplarità morì fra le braccia dei religiosi, ridotto, dopo la signoria di tante città, in assai basso stato. Continuarono nulladimeno Manfredi suo figliuolo, e i di lui nipoti a posseder molte castella, e lungamente sostennero di poi il decoro di quell'antica e nobil famiglia. Peggior condizione fu quella di Buoso da Doara[Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.], che tanta figura aveva anch'egli fatta nel mondo negli anni addietro. Iti nel mese di luglio i Cremonesi coll'oste loro alla Rocchetta, dove egli soggiornava, il costrinsero in fine a capitolarne la resa. Fu diroccata quella fortezza, ed egli ritiratosi nelle montagne, fece ben varii sforzi per ringambarsi, ma infine dopo qualche anno poveramente terminò i suoi giorni. È considerabile una notizia a noi conservata dalla suddetta Cronica di Piacenza. Le mire del re Carlo tendevano alla signoria di tutta la Italia, secondato in ciò per amore o per forza dai papi. A questo fine mandò suoi ambasciatori alle città di Lombardia, e questi ottennero che si tenesse in Cremona un gran parlamento, in cui fu esposto il desiderio d'esso re di ottenere il dominio di tutte le città che seguitavano la parte della Chiesa, ossia la guelfa, con promettere a tutti protezione e molti vantaggi. Concorrevano a darsegli i Piacentini, Cremonesi, Parmigiani, Modenesi, Ferraresi e Reggiani. Ma di contrario parere furono i Milanesi, Comaschi, Vercellini, Novaresi, Alessandrini, Tortonesi. Torinesi, Pavesi, Bergamaschi, Bolognesi e il marchese di Monferrato, consentendo bensì di averlo per amico, ma non già per signore. Per questa discordia finì il parlamento, senza che il re Carlo riportasse alcun frutto delle sue alte idee. Il popolo di Piacenza nell'anno presente,ricevuti dei rinforzi da Milano e da Parma, si portò all'assedio della rocca di Bardi, posseduta dal conte Ubertino Lando, e vi consumò intorno di molta gente. Dopo cinque mesi l'ebbero a patti, e vi posero un buon presidio. Ma il conte Ubertino virilmente seguitò più che prima a far guerra a Piacenza, e le tolse alcune castella, uccidendo e menando prede in gran copia.

Accadde in quest'anno[Gualvan. Flamma, cap. 305.], cheNapo, ossiaNapoleone, signor di Milano e di Lodi, essendosi portato a quest'ultima città, fu insultato dalla potente famiglia de' Vestarini, gittato da cavallo e vilmente trattato. Tornossene a Milano, pieno di confusione e vergogna, ma più dello spirito della vendetta. Nè differì il farla. Con potente esercito andò colà, ed, espugnata la città nel dì di santa Margherita, mandò nelle prigioni di Milano Sozzino de' Vestarini; due suoi figliuoli fece crudelmente morire; ordinò la fabbrica di due fortezze in quella città, ed esaltò la famiglia guelfa di Fissiraga, la quale col tempo usurpò quel dominio. Fecero oste nell'anno presente i Modenesi colla lor fanteria e cavalleria nel Frignano contro Guidino da Montecuccolo, per cagione d'un castello da lui tolto ai Serafinelli[Memorial. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.]. Ma sopraggiunto il conte Maghinardo con gran quantità di cavalleria bolognese, si venne ad una fiera zuffa, in cui rimase sconfitto l'esercito modenese, e quasi tutti i Reggiani, accorsi in aiuto d'essi Modenesi, vi lasciarono la vita. Covando i Torriani signori di Milano un fiero sdegno contra de' Bresciani[Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Ital.], ostilmente nell'anno precedente erano entrati nel loro territorio, ed aveano prese le terre di Capriolo e Palazzuolo, mentre i Bresciani si trovavano all'assedio di Minervio. Per comporre questa discordia, si erano interpostiFilippo arcivescovodiRavenna e legato pontificio,Obizzo marchesed'Este e signor di Ferrara eLodovico contedi San Bonifazio, con riuscir loro di far ritirare le armi de' Torriani, e di liberar Minervio dall'assedio. Ma perciocchè insistevano i Torriani che fossero rimessi in Brescia i fuorusciti, al che consentivano i nobili della città, si sollevò il popolo di contrario parere nel dì 28 d'agosto d'esso anno contra dei nobili, e parte di loro spinse fuori della città, e parte presi ritenne nelle carceri. Il perchè in questo anno il re Carlo, che facea l'amore a questa sì potente città, v'inviò suoi ambasciatori per mettervi pace, e v'andarono quegli ancora de' Bolognesi. Fu in fine conchiuso che i prigioni fossero inviati a' confini nella città d'Alba, di cui, siccome ancora d'altre terre nel Piemonte, era allora signore il re Carlo[Caffari, Annal. Genuens., lib. 8, tom. 6 Rer. Ital.]. Ma nel viaggio da frate Taione e da Buoso da Doara, che era ancor vivo, furono liberati, con restar prigioni cento cavalieri che li scortavano. Nè mancarono novità in Verona. Vi fu ucciso Turisendo dei Turisendi[Paris de Cereta, Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.], uno de' maggiorenti; ed essendo fuggiti dalla città molti ivi detenuti prigioni, s'impadronirono essi delle terre di Legnago, Villa Franca, Soave e d'altre castella. Fatta anche lega con Lodovico conte di San Bonifazio, e cogli altri usciti di Verona, cominciarono contra diMastino dalla Scalasignor di Verona un'aspra guerra, che durò per più di due anni. Furono cagione cotali novità che la maggior parte de' nobili veronesi, de' quali ci conservò Parisio da Cereta il catalogo, furono cacciati da Verona e banditi: con che Mastino maggiormente assodò la sua signoria sopra il popolo di quella città, e ricuperò poscia l'una dietro l'altra le terre predette. Circa questi tempi anche in Mantova avvennero funeste dissensioniper la rivalità delle potenti famiglie[Platina. Hist. Mantuan., tom. 20 Rer. Ital.]. I conti diCasalaltoaiutati daPinamonte de' Bonacolsi, ossiade' Bonacossi, fecero colla forza sloggiare i nobiliZanicalicon tutti i loro aderenti; e poscia Pinamonte, avendo proditoriamente prese l'armi col popolo, ne scacciò gli stessi conti, ed arrivò a farsi proclamar signore di Mantova: in quali anni precisamente seguissero tali mutazioni, nol so io dire. Il Platina nella Storia di Mantova, che le descrive, e mostra mischiato in quelle turbolenzeObizzo marchesed'Este, siccome quegli che aspirava al dominio di Mantova, non ne assegna gli anni: difetto non lieve della storia sua. Ma veggasi all'anno 1272. Cessar dovette in questi tempi anche la potenza diLodovico contedi S. Bonifazio, sostenuta per molti anni nella città di Mantova. Che l'anno presente i Piacentini, i Milanesi e parecchi altri popoli di Lombardia giurassero fedeltà aCarlo redi Sicilia e Puglia, e il prendessero per loro signore, lo scrive l'autore della Cronica di Piacenza[Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.]. Ma quest'ultima partita non par molto sussistente. Verisimilmente altro non fecero che dichiararsi aderenti al re Carlo, e mettersi sotto la di lui protezione, ma non già sotto la di lui signoria.


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