MCCXCI

MCCXCIAnno diCristomccxci. IndizioneIV.Niccolò IVpapa 4.Ridolfore de' Romani 19.Lagrimevole fu quest'anno per la perdita della riguardevol città d'Accon, ossia d'Acri, fatta dai cristiani in Soria. Era questa città, dopo le disgrazie di Gerusalemme, divenuta un celebre emporio de' fedeli in quelle parti; ma nel suo governo non si mirava che confusione e discordia, perchè ogni nazione ed ognuno degli ordini de' cavalieri vi mantenevano una specie di comando, potendo condannare a morte i loro sudditi. Il lusso e la lussuria vi aveano posto un gran piede, e l'ultimo pensiero era quello della religione. Una man di pellegrini, arrivati di fresco colà, senza voler osservare la tregua stabilita col sultano d'Egitto[S. Antonin., Hist., tom. 3. Sanutus, Histor., lib. 3. Ptolom., Hist. Eccl., tom. 11 Rer. Ital.], cominciò per divozione a spogliare i mercatanti saraceni, e fece anche delle scorrerie nel paese nemico. Allora il sultano inviò suoi ambasciatori, chiedendo la riparazion dei danni, e che se gli mandassero i malfattori. Con delle magre scuse fu risposto. Laonde egli nel dì 5 d'aprile con un'armata, per quanto si disse, di sessanta mila cavalli e di cento sessanta mila pedoni pose l'assedio a quella città, e nel dì 18 di maggio, dato un terribil generale assalto, i suoi v'entrarono vittoriosi[Bartholomaeus de Neocastro, cap. 120, tom. 13 Rer. Ital.]. Senza perdonar a sesso od età, si fece un orrido macello di que' cristiani che non poterono salvarsi colla fuga; e fra questi vi perì in una scialuppa, fuggendo,Niccolò patriarcadi Gerusalemme. Si fa ascendere a sessanta mila persone il numero de' morti e prigioni; ed immense furono le ricchezze trovate dai Saraceni in una città di tanto commercio. A così infausta nuova non credettero più d'essere sicuri i cristiani abitanti in Tiro, ed,abbandonata quella città, si ritirarono in Cipri. Baruto fu preso a tradimento. Così non restò più un palmo di terreno ai Latini in quelle parti, dopo tanto sangue sparso, e dopo tanti tesori consumati nello spazio di quasi cento anni per fare e mantener le conquiste di Terra santa. Trafitti dal dolore rimasero per tal disavventura gli animi dei cristiani europei, e specialmente se ne dolse il romano pontefice[Raynald., in Annal. Ecclesiast.], il quale tornò con più vigorose lettere e patetiche esortazioni e promesse d'indulgenze a scuotere tutti i principi sì ecclesiastici che secolari, per muovergli a nuove crociate. Ma l'Europa cristiana aveva ormai dai passati successi e da molti inconvenienti, che non occorre riferire, assai conosciuto quello che si potea sperare per l'avvenire, e massimamente qual fosse la difficoltà di cominciar da capo, dopo aver perduto tutto. Perciò di belle parole vennero in risposta, ma niuno più si accinse daddovero a nuove spedizioni; e andò poscia in fascio ogni progetto e disegno per la morte del medesimo pontefice, e per la lunga susseguente vacanza della santa Sede: del che parlaremo all'anno seguente. Fu in quest'anno[Albertus Argentin. Siero, in Histor. Ptolomaeus Lucensis, Giovanni Villani ed altri.]nel dì 15 di luglio chiamato da Dio a miglior vitaRidolfo rede' Romani, principe glorioso per le sue molte virtù, e più ancora glorioso per tanti illustri imperadori che da lui discesero, con venir finalmente meno la sua maschile discendenza con grave danno di tutta la cristianità nell'anno 1740, conservandosi la femminile inMaria Teresad'Austria regina di Ungheria e di Boemia, e gran duchessa di Toscana. Successore di Ridolfo nel ducato d'Austria e in altri Stati fuAlberto Isuo primogenito, e sino al seguente anno non si conchiuse l'elezione d'un nuovo re.Trattossi alla gagliarda in quest'annonella città d'Aix in Provenza la pace fraAlfonso red'Aragona eCarlo IIre di Napoli, coll'assistenza di due cardinali legati e degli ambasciatori aragonesi. Fu conchiuso, siccome apparisce dalla capitolazione riferita da Bartolommeo di Neocastro: che cesserebbe ogni guerra dei re di Francia e di Napoli contra dell'Aragona, e si restituirebbono gli ostaggi; cheCarlo di Valoisrinunzierebbe a tutte le sue pretensioni sopra il regno aragonese: che Alfonso non darebbe alcun soccorso direttamente o indirettamente alla Sicilia, e andrebbe a militare in Terra santa, e poi procederebbe ostilmente contro la Sicilia, per farla restituire al re Carlo II. E per ottenere che Carlo di Valois, fratello di Filippo re di Francia, facesse quella rinunzia, il re Carlo II gli diede in moglie Margherita sua figliuola, e in dote le contee d'Angiò e del Maine. Tralascio il resto, per dire che l'esecuzione d'esso trattato rimase frastornata dalla morte del medesimore Alfonso, succeduta circa il dì 18 di giugno dell'anno presente[Nicol. Specialis, Hist. Sicul., lib. 2, cap. 17, tom. 10 Rer. Ital.], mentre egli era in procinto di ricevere in moglie una figliuola del re d'Inghilterra. Gran doglia avea provatoGiacomo redi Sicilia all'avviso che il re Alfonso suo fratello avesse abbandonato tutti i di lui interessi per migliorar i proprii; e giacchè per lui non v'era pace, con quaranta galee passò in Calabria, dove s'impadronì della città di Gieraci e d'altre terre. Sopraggiuntagli poi la nuova della morte inaspettata del fratello re, in fretta se ne tornò a Messina; e, dichiarato suo vicario in Sicilia l'infantedon Federigosuo minor fratello collaregina Costanzasua madre, s'imbarcò e fece vela verso la Catalogna. Approdò nelle spiagge di Valenza nel dì 6 d'agosto; passò dipoi a Barcellona, e prese il possesso de' regni paterni. Era intanto venuto il re Carlo II coi due cardinali nel mese di marzo aGenova[Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Ital.], dove fermatosi qualche giorno, trattò con que' cittadini di ottener da essi un grosso rinforzo di galee per l'impresa di Sicilia, e trovò molti particolari che s'impegnarono al suo servigio[Bartholomaeus de Neocastro, cap. 119, tom. 13 Rer. Ital.], ma non già il comune. Però, divolgatosi in Sicilia un tale armamento più ancora di quel che era, l'infante don Federigo inviò un suo ambasciatore a Genova, pel cui maneggio esso comune ordinò che niuno ardisse di prendere parte negli affari della Sicilia. Abbiamo dagli Annali di Genova che in quest'anno i Pisani da Piombino passarono all'isola dell'Elba, e, preso il paese, s'applicarono all'assedio di quel castello, detenuto dai Genovesi. Vi accorse bensì Giorgio Doria con tre galee, un galeone ed altri legni per farli sloggiare; ma furono sì destri i Pisani, che riuscì loro di rimettersi in possesso di quella terra. Per valore eziandio delconte Guidoda Montefeltro, tolsero essi Pisani il castello di Pontedera ai Fiorentini[Giovanni Villani, lib. 7, cap. 147.]. Cessò nell'anno presente in Genova la capitaneria diOberto Spinolae diCorrado Doria, e fu dato quell'ufficio ad Antonio Lanfranco de' Soardi da Bergamo, anteponendo quel popolo il governo de' forestieri a quello dei suoi proprii cittadini. Era tuttavia nelle carceri di RavennaStefano dalla Colonnaconte della Romagna[Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.]. Il pontefice Niccolò, per rimediare al bisogno di quella provincia, dove già s'erano ribellate alla Chiesa romana varie città, dichiarò conte della RomagnaIldobrandino da Romenavescovo di Arezzo, il quale nel mese di agosto venne a Castrocaro, e poscia a Faenza, dove fu onorevolmente ricevuto. Chiamati colà ad un parlamento gli ambasciatori di Rimini, Cesena, Forlì, Bologna e Firenze, si trattò della liberazione del suddetto Stefano, il quale fu rilasciato dai Polentani, condannati anchea pagare tre mila fiorini d'oro[Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 6.]in risarcimento de' danni a lui inferiti. Ma dipoi ebbe esso Ildobrandino delle liti col popolo di Cesena, che non voleva ricevere dalle di lui mani un podestà, e con quello di Faenza, che gli serrò le porte in faccia per timore che vi volesse introdurre i Manfredi. Tutto nondimeno si acconciò per la molta sua destrezza e pazienza. Per attestato della Cronica di Parma[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Annales Mediolanenses, tom. 16 Rer. Ital.], in quest'annoBardelone, figliuolo diPinamontede' Bonacossi signore di Mantova, mal sofferendo che il padre lasciasse comandar le feste aCarpio, non so se suo fratello maggiore o minore, e l'avesse anche nel testamento dichiarato suo successore nel dominio, prese egli le redini del governo, cacciò in prigione esso suo padre col fratello e con altri molti, fece pace cogli Scaligeri signori di Verona, e lega coi Veneziani, Padovani e Bolognesi. La Cronica Estense[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]mette questo fatto sotto l'anno seguente, e chiamaTainocon più ragione l'imprigionato di lui fratello. Vien così nominato anche nelle Croniche di Roma, e da Bartolommeo Platina[Platina, Hist. Mantuan., tom. 20 Rer. Ital.]. Finalmente in quest'anno nel dì 11 di novembre si diede fine alla lunga guerra, durata fin qui tra i Veneziani dall'una parte, e il patriarca d'Aquileia, il conte di Gorizia e i Triestini dall'altra[Contin. Dandol., tom. 12 Rer. Ital.].

Lagrimevole fu quest'anno per la perdita della riguardevol città d'Accon, ossia d'Acri, fatta dai cristiani in Soria. Era questa città, dopo le disgrazie di Gerusalemme, divenuta un celebre emporio de' fedeli in quelle parti; ma nel suo governo non si mirava che confusione e discordia, perchè ogni nazione ed ognuno degli ordini de' cavalieri vi mantenevano una specie di comando, potendo condannare a morte i loro sudditi. Il lusso e la lussuria vi aveano posto un gran piede, e l'ultimo pensiero era quello della religione. Una man di pellegrini, arrivati di fresco colà, senza voler osservare la tregua stabilita col sultano d'Egitto[S. Antonin., Hist., tom. 3. Sanutus, Histor., lib. 3. Ptolom., Hist. Eccl., tom. 11 Rer. Ital.], cominciò per divozione a spogliare i mercatanti saraceni, e fece anche delle scorrerie nel paese nemico. Allora il sultano inviò suoi ambasciatori, chiedendo la riparazion dei danni, e che se gli mandassero i malfattori. Con delle magre scuse fu risposto. Laonde egli nel dì 5 d'aprile con un'armata, per quanto si disse, di sessanta mila cavalli e di cento sessanta mila pedoni pose l'assedio a quella città, e nel dì 18 di maggio, dato un terribil generale assalto, i suoi v'entrarono vittoriosi[Bartholomaeus de Neocastro, cap. 120, tom. 13 Rer. Ital.]. Senza perdonar a sesso od età, si fece un orrido macello di que' cristiani che non poterono salvarsi colla fuga; e fra questi vi perì in una scialuppa, fuggendo,Niccolò patriarcadi Gerusalemme. Si fa ascendere a sessanta mila persone il numero de' morti e prigioni; ed immense furono le ricchezze trovate dai Saraceni in una città di tanto commercio. A così infausta nuova non credettero più d'essere sicuri i cristiani abitanti in Tiro, ed,abbandonata quella città, si ritirarono in Cipri. Baruto fu preso a tradimento. Così non restò più un palmo di terreno ai Latini in quelle parti, dopo tanto sangue sparso, e dopo tanti tesori consumati nello spazio di quasi cento anni per fare e mantener le conquiste di Terra santa. Trafitti dal dolore rimasero per tal disavventura gli animi dei cristiani europei, e specialmente se ne dolse il romano pontefice[Raynald., in Annal. Ecclesiast.], il quale tornò con più vigorose lettere e patetiche esortazioni e promesse d'indulgenze a scuotere tutti i principi sì ecclesiastici che secolari, per muovergli a nuove crociate. Ma l'Europa cristiana aveva ormai dai passati successi e da molti inconvenienti, che non occorre riferire, assai conosciuto quello che si potea sperare per l'avvenire, e massimamente qual fosse la difficoltà di cominciar da capo, dopo aver perduto tutto. Perciò di belle parole vennero in risposta, ma niuno più si accinse daddovero a nuove spedizioni; e andò poscia in fascio ogni progetto e disegno per la morte del medesimo pontefice, e per la lunga susseguente vacanza della santa Sede: del che parlaremo all'anno seguente. Fu in quest'anno[Albertus Argentin. Siero, in Histor. Ptolomaeus Lucensis, Giovanni Villani ed altri.]nel dì 15 di luglio chiamato da Dio a miglior vitaRidolfo rede' Romani, principe glorioso per le sue molte virtù, e più ancora glorioso per tanti illustri imperadori che da lui discesero, con venir finalmente meno la sua maschile discendenza con grave danno di tutta la cristianità nell'anno 1740, conservandosi la femminile inMaria Teresad'Austria regina di Ungheria e di Boemia, e gran duchessa di Toscana. Successore di Ridolfo nel ducato d'Austria e in altri Stati fuAlberto Isuo primogenito, e sino al seguente anno non si conchiuse l'elezione d'un nuovo re.

Trattossi alla gagliarda in quest'annonella città d'Aix in Provenza la pace fraAlfonso red'Aragona eCarlo IIre di Napoli, coll'assistenza di due cardinali legati e degli ambasciatori aragonesi. Fu conchiuso, siccome apparisce dalla capitolazione riferita da Bartolommeo di Neocastro: che cesserebbe ogni guerra dei re di Francia e di Napoli contra dell'Aragona, e si restituirebbono gli ostaggi; cheCarlo di Valoisrinunzierebbe a tutte le sue pretensioni sopra il regno aragonese: che Alfonso non darebbe alcun soccorso direttamente o indirettamente alla Sicilia, e andrebbe a militare in Terra santa, e poi procederebbe ostilmente contro la Sicilia, per farla restituire al re Carlo II. E per ottenere che Carlo di Valois, fratello di Filippo re di Francia, facesse quella rinunzia, il re Carlo II gli diede in moglie Margherita sua figliuola, e in dote le contee d'Angiò e del Maine. Tralascio il resto, per dire che l'esecuzione d'esso trattato rimase frastornata dalla morte del medesimore Alfonso, succeduta circa il dì 18 di giugno dell'anno presente[Nicol. Specialis, Hist. Sicul., lib. 2, cap. 17, tom. 10 Rer. Ital.], mentre egli era in procinto di ricevere in moglie una figliuola del re d'Inghilterra. Gran doglia avea provatoGiacomo redi Sicilia all'avviso che il re Alfonso suo fratello avesse abbandonato tutti i di lui interessi per migliorar i proprii; e giacchè per lui non v'era pace, con quaranta galee passò in Calabria, dove s'impadronì della città di Gieraci e d'altre terre. Sopraggiuntagli poi la nuova della morte inaspettata del fratello re, in fretta se ne tornò a Messina; e, dichiarato suo vicario in Sicilia l'infantedon Federigosuo minor fratello collaregina Costanzasua madre, s'imbarcò e fece vela verso la Catalogna. Approdò nelle spiagge di Valenza nel dì 6 d'agosto; passò dipoi a Barcellona, e prese il possesso de' regni paterni. Era intanto venuto il re Carlo II coi due cardinali nel mese di marzo aGenova[Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Ital.], dove fermatosi qualche giorno, trattò con que' cittadini di ottener da essi un grosso rinforzo di galee per l'impresa di Sicilia, e trovò molti particolari che s'impegnarono al suo servigio[Bartholomaeus de Neocastro, cap. 119, tom. 13 Rer. Ital.], ma non già il comune. Però, divolgatosi in Sicilia un tale armamento più ancora di quel che era, l'infante don Federigo inviò un suo ambasciatore a Genova, pel cui maneggio esso comune ordinò che niuno ardisse di prendere parte negli affari della Sicilia. Abbiamo dagli Annali di Genova che in quest'anno i Pisani da Piombino passarono all'isola dell'Elba, e, preso il paese, s'applicarono all'assedio di quel castello, detenuto dai Genovesi. Vi accorse bensì Giorgio Doria con tre galee, un galeone ed altri legni per farli sloggiare; ma furono sì destri i Pisani, che riuscì loro di rimettersi in possesso di quella terra. Per valore eziandio delconte Guidoda Montefeltro, tolsero essi Pisani il castello di Pontedera ai Fiorentini[Giovanni Villani, lib. 7, cap. 147.]. Cessò nell'anno presente in Genova la capitaneria diOberto Spinolae diCorrado Doria, e fu dato quell'ufficio ad Antonio Lanfranco de' Soardi da Bergamo, anteponendo quel popolo il governo de' forestieri a quello dei suoi proprii cittadini. Era tuttavia nelle carceri di RavennaStefano dalla Colonnaconte della Romagna[Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.]. Il pontefice Niccolò, per rimediare al bisogno di quella provincia, dove già s'erano ribellate alla Chiesa romana varie città, dichiarò conte della RomagnaIldobrandino da Romenavescovo di Arezzo, il quale nel mese di agosto venne a Castrocaro, e poscia a Faenza, dove fu onorevolmente ricevuto. Chiamati colà ad un parlamento gli ambasciatori di Rimini, Cesena, Forlì, Bologna e Firenze, si trattò della liberazione del suddetto Stefano, il quale fu rilasciato dai Polentani, condannati anchea pagare tre mila fiorini d'oro[Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 6.]in risarcimento de' danni a lui inferiti. Ma dipoi ebbe esso Ildobrandino delle liti col popolo di Cesena, che non voleva ricevere dalle di lui mani un podestà, e con quello di Faenza, che gli serrò le porte in faccia per timore che vi volesse introdurre i Manfredi. Tutto nondimeno si acconciò per la molta sua destrezza e pazienza. Per attestato della Cronica di Parma[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Annales Mediolanenses, tom. 16 Rer. Ital.], in quest'annoBardelone, figliuolo diPinamontede' Bonacossi signore di Mantova, mal sofferendo che il padre lasciasse comandar le feste aCarpio, non so se suo fratello maggiore o minore, e l'avesse anche nel testamento dichiarato suo successore nel dominio, prese egli le redini del governo, cacciò in prigione esso suo padre col fratello e con altri molti, fece pace cogli Scaligeri signori di Verona, e lega coi Veneziani, Padovani e Bolognesi. La Cronica Estense[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]mette questo fatto sotto l'anno seguente, e chiamaTainocon più ragione l'imprigionato di lui fratello. Vien così nominato anche nelle Croniche di Roma, e da Bartolommeo Platina[Platina, Hist. Mantuan., tom. 20 Rer. Ital.]. Finalmente in quest'anno nel dì 11 di novembre si diede fine alla lunga guerra, durata fin qui tra i Veneziani dall'una parte, e il patriarca d'Aquileia, il conte di Gorizia e i Triestini dall'altra[Contin. Dandol., tom. 12 Rer. Ital.].


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