MCCCCLXX

MCCCCLXXAnno diCristoMCCCCLXX. Indiz.III.Paolo IIpapa 7.Federigo IIIimperadore 19.Passò tutto l'anno presente senza rumori di guerra; quiete si trovò dappertutto. Pure più che in altri tempi fu essa piena di affanni, a ragion de' felici progressi dell'armi diMaometto IIimperadorede' Turchi, le quali riempirono di terrore tutte le contrade italiane[Raynaldus, Annal. Eccles. Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Italic.]. Avea giurato questo Barbaro di non voler mai posa, finchè non avesse sterminati i cristiani, ed abolita la santa nostra religione. Però con immenso esercito passò in persona all'isola di Negroponte, sottoposta allora all'inclita repubblica di Venezia, ed imprese l'assedio della città capitale nel mese di giugno. Molti e ferocissimi furono gli assalti, perchè era città fortissima, e tenuta per inespugnabile, senza curare il sultano se sagrificava le vite di parecchie migliaia dei suoi, per la grande ansietà di far quello acquisto. Soccorso non venne mai alla oppressa città, o perchè non poteano competere colle tante forze dei Maomettani quelle della sola repubblica veneta, o perchè avendo essa in mare una bella flotta, troppo tardi questa accorse in aiuto[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.]. Fu anche tacciatoNiccolò Canalegeneral de' Veneziani di non aver ben provveduta di presidio quell'importante città, e di non avere o impedito o rotto (con supporre che agevolmente si potesse) il ponte fabbricato da' Turchi per passare nell'isola. Comunque sia, fu presa per assalto la città di Negroponte nel dì 12 di luglio con grande mortalità di Turchi, ma con essere poi messa a fil di spada la maggior parte dei soldati ed abitanti cristiani. Questo gran colpo, fatto dal comune nimico con danno e vergogna del cristianesimo, mise il cervello a partito al pontefice Paolo, che, lasciata andare la briga di Rimini e la collera contra delre Ferdinando, cominciò a trattar caldamente con lui e cogli altri principi d'Italia per rinnovare ed assodar la lega sacra. Meglio sarebbe stato il provvedere, quand'era tempo, acciocchè non cadesse Costantinopoli in mano di que' cani, e dopo anche la sua caduta più proprio sarebbe stato l'impiegar in Levante l'armi cristiane contra de' Turchi,e non già in Italia contra degli altri cristiani. Ma il male è vecchio, e questo dura ancora, anzi è cresciuto, e la mia penna non osa dire di più. Si conchiuse dunque nel dì 22 di dicembre[Raynaldus, Annal. Eccles. Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.]una lega fra ilpapa, ilre Ferdinando, Galeazzo Maria duca di Milanoe iFiorentini, essendo anche entrati in essa come principali contraentiBorso ducadi Modena, signor di Ferrara, ed altri principi e comunità.Fu circa questi tempi che in Roma venne istituita un'accademia d'uomini dotti[Platina, in Vita Pauli II Papae.]. Di questi abbondava anche allora quella gran città. Imperocchè, spezialmente nel presente secolo, gl'ingegni italiani si applicarono a far rifiorire le lingue greca e latina e l'erudizione; nè solo in Roma, città sempre asilo di chi si distinse nella letteratura, ma anche in Napoli, Venezia, Milano, Firenze, Ferrara, Brescia, e in non poche altre città, nelle quali si trovavano valentuomini, e fra essi molti che fecero e fan tuttavia grande onore all'Italia, grammatici, poeti, oratori, storici, ec. Applicaronsi in oltre alcuni a coltivar meglio di prima la filosofia, chi illustrando Aristotile, e chi resuscitando gl'insegnamenti di Platone; fra i quali ultimi salì in sommo credito per la singolar sua industriaMarsilio FicinoFiorentino. Nell'accademia romana, in cui si contavanoPomponio Leto, il Platinae molti altri cospicui letterati, si cominciò ancora a studiare ex professo l'erudizione romana, le antichità, le medaglie, e particolarmente la filosofia platonica. Ma insorsero tosto timori che studio tale tendesse a risvegliare la filosofia degli accademici, non quella che propriamente vien da Socrate e da Platone, ma la susseguente, che insegnava a dubitare di tutto. Nacquero inoltre sospetti, che si tramassero insidie alla vita del medesimo pontefice; e però di quei letterati chi fuggì, e chi, posto in prigione, non andòesente dai tormenti. Anche aBartolomeo Platinatoccò la medesima disavventura, e dopo il patimento di varii mesi di carcere, per interposizione diFrancesco Gonzagacardinale di Mantova, fu liberato[Ammirati, Istor. Fiorent.]. Restano tuttavia le sue doglianze nella vita del medesimo pontefice Paolo II, il quale perciò non fu creduto che contasse fra i suoi pregi quello d'amare e favorire chi amava e coltivava le buone lettere. Corse pericolo in questo anno ancora la Lombardia che si accendesse nuovo incendio di guerra, perchèGaleazzo Maria ducadi Milano, sdegnato contra de' signori di Correggio, raccomandati de' Veneziani, avea già mosse le armi contra di loro, ed era venuto per questo a Parma. Il saggioduca BorsoEstense, glorioso anche pel titolo di essere stato il paciere d'Italia[Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.], corse tosto a Parma, e tanto si adoperò, che si placò il di lui sdegno, e si deposero l'armi.

Passò tutto l'anno presente senza rumori di guerra; quiete si trovò dappertutto. Pure più che in altri tempi fu essa piena di affanni, a ragion de' felici progressi dell'armi diMaometto IIimperadorede' Turchi, le quali riempirono di terrore tutte le contrade italiane[Raynaldus, Annal. Eccles. Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Italic.]. Avea giurato questo Barbaro di non voler mai posa, finchè non avesse sterminati i cristiani, ed abolita la santa nostra religione. Però con immenso esercito passò in persona all'isola di Negroponte, sottoposta allora all'inclita repubblica di Venezia, ed imprese l'assedio della città capitale nel mese di giugno. Molti e ferocissimi furono gli assalti, perchè era città fortissima, e tenuta per inespugnabile, senza curare il sultano se sagrificava le vite di parecchie migliaia dei suoi, per la grande ansietà di far quello acquisto. Soccorso non venne mai alla oppressa città, o perchè non poteano competere colle tante forze dei Maomettani quelle della sola repubblica veneta, o perchè avendo essa in mare una bella flotta, troppo tardi questa accorse in aiuto[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.]. Fu anche tacciatoNiccolò Canalegeneral de' Veneziani di non aver ben provveduta di presidio quell'importante città, e di non avere o impedito o rotto (con supporre che agevolmente si potesse) il ponte fabbricato da' Turchi per passare nell'isola. Comunque sia, fu presa per assalto la città di Negroponte nel dì 12 di luglio con grande mortalità di Turchi, ma con essere poi messa a fil di spada la maggior parte dei soldati ed abitanti cristiani. Questo gran colpo, fatto dal comune nimico con danno e vergogna del cristianesimo, mise il cervello a partito al pontefice Paolo, che, lasciata andare la briga di Rimini e la collera contra delre Ferdinando, cominciò a trattar caldamente con lui e cogli altri principi d'Italia per rinnovare ed assodar la lega sacra. Meglio sarebbe stato il provvedere, quand'era tempo, acciocchè non cadesse Costantinopoli in mano di que' cani, e dopo anche la sua caduta più proprio sarebbe stato l'impiegar in Levante l'armi cristiane contra de' Turchi,e non già in Italia contra degli altri cristiani. Ma il male è vecchio, e questo dura ancora, anzi è cresciuto, e la mia penna non osa dire di più. Si conchiuse dunque nel dì 22 di dicembre[Raynaldus, Annal. Eccles. Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.]una lega fra ilpapa, ilre Ferdinando, Galeazzo Maria duca di Milanoe iFiorentini, essendo anche entrati in essa come principali contraentiBorso ducadi Modena, signor di Ferrara, ed altri principi e comunità.

Fu circa questi tempi che in Roma venne istituita un'accademia d'uomini dotti[Platina, in Vita Pauli II Papae.]. Di questi abbondava anche allora quella gran città. Imperocchè, spezialmente nel presente secolo, gl'ingegni italiani si applicarono a far rifiorire le lingue greca e latina e l'erudizione; nè solo in Roma, città sempre asilo di chi si distinse nella letteratura, ma anche in Napoli, Venezia, Milano, Firenze, Ferrara, Brescia, e in non poche altre città, nelle quali si trovavano valentuomini, e fra essi molti che fecero e fan tuttavia grande onore all'Italia, grammatici, poeti, oratori, storici, ec. Applicaronsi in oltre alcuni a coltivar meglio di prima la filosofia, chi illustrando Aristotile, e chi resuscitando gl'insegnamenti di Platone; fra i quali ultimi salì in sommo credito per la singolar sua industriaMarsilio FicinoFiorentino. Nell'accademia romana, in cui si contavanoPomponio Leto, il Platinae molti altri cospicui letterati, si cominciò ancora a studiare ex professo l'erudizione romana, le antichità, le medaglie, e particolarmente la filosofia platonica. Ma insorsero tosto timori che studio tale tendesse a risvegliare la filosofia degli accademici, non quella che propriamente vien da Socrate e da Platone, ma la susseguente, che insegnava a dubitare di tutto. Nacquero inoltre sospetti, che si tramassero insidie alla vita del medesimo pontefice; e però di quei letterati chi fuggì, e chi, posto in prigione, non andòesente dai tormenti. Anche aBartolomeo Platinatoccò la medesima disavventura, e dopo il patimento di varii mesi di carcere, per interposizione diFrancesco Gonzagacardinale di Mantova, fu liberato[Ammirati, Istor. Fiorent.]. Restano tuttavia le sue doglianze nella vita del medesimo pontefice Paolo II, il quale perciò non fu creduto che contasse fra i suoi pregi quello d'amare e favorire chi amava e coltivava le buone lettere. Corse pericolo in questo anno ancora la Lombardia che si accendesse nuovo incendio di guerra, perchèGaleazzo Maria ducadi Milano, sdegnato contra de' signori di Correggio, raccomandati de' Veneziani, avea già mosse le armi contra di loro, ed era venuto per questo a Parma. Il saggioduca BorsoEstense, glorioso anche pel titolo di essere stato il paciere d'Italia[Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.], corse tosto a Parma, e tanto si adoperò, che si placò il di lui sdegno, e si deposero l'armi.


Back to IndexNext