MCCCCLXXIIAnno diCristoMCCCCLXXII. Indiz.V.SistoIV papa 2.FederigoIII imperadore 21.Non mostrò minor zelo de' predecessori ilpontefice Sistoper opporsi agli smoderati progressi delle armi turchesche in Levante[Raynaldus, Annal. Eccl.]. A questo fine intimò le decime agli ecclesiastici in varii regni, e spedì legati per raccogliere la pecunia. Uno di questi fu il cardinalRodrigo Borgiavescovo di Valenza (posciaAlessandro VIpapa), che, in ricompensa di avere co' suoi maneggi aiutato Sisto a conseguire il papato, ottenne d'andar legato in Ispagna, dove, per testimonianza del cardinal di Pavia[Jacobus Papiensis Cardinal., Epist. 134.], fece un gran bottino per sè, con aggravio degli Spagnuoli, e senza profitto della guerra contra del Turco. Armò dunque il papa trentaquattro galee, e ne diede il comando al cardinaleOlivieri Caraffa. Cinquanta altre ne misero in mare i Veneziani, e ventiquattro il re di NapoliFerdinando. Saccheggiò varii paesi de' Turchi, prese, mise a sacco e poi diede alle fiamme la città delle Smirne; e qui terminarono tutte le prodezze, che certo non guastarono punto gli affari del tiranno d'Oriente, al quale con più fortunatisuccessi fece negli stessi tempi guerraUsumcassanore di Persia. Con tutto ciò tornato a Roma nel gennaio seguente esso cardinale, vi fece la sua entrata come trionfante con venticinque Turchi prigioni, e dodici cammelli che portavano le spoglie de' nemici. In mezzo a questi pensieri militari non ommettevapapa Sistoquello d'ingrandire i suoi nipoti bassamente nati; che questa era la principal cura dei papi d'allora. Creò prefetto di RomaLeonardo dalla Rovere, figliuolo d'un suo fratello, e gli procurò un riguardevole accasamento, cioè una figliuola bastarda delre Ferdinando. Diede parimente la sacra porpora aGiuliano, figliuolo anch'esso di un suo fratello, il qual poi fupapa Giulio II. Ma spezialmente inclinava il suo amore a due suoi nipoti, cioè aPietroeGirolamo Riarii, con tale eccesso, che fu creduto esser eglino piuttosto figliuoli che nipoti suoi. Pietro, di vil fraticello francescano che era, divenne amplissimo cardinale del titolo di San Sisto, patriarca di Costantinopoli e poi arcivescovo di Firenze. Come in fine esaltasse l'altro nipote Girolamo, lo vedremo a suo tempo. Seppe ben profittare il re Ferdinando del soverchio genio di questo papa verso i nipoti, perchè col mezzo del sopraddetto matrimonio ricuperò da lui il ducato di Sora[Jacobus Papiensis, Ep. 134, 439. Raynaldus, Annales Eccl.], ed ottenne non solamente la remission de' censi non pagati in addietro pel regno di Napoli, ma anche l'esenzione dal pagar censo in avvenire sua vita naturale durante: il che diede occasione di non poche doglianze ai cardinali zelanti.Per cagione d'una miniera d'allume di rocca scoperta circa questi tempi nel territorio di Volterra, nacque non lieve discordia nell'anno presente fra la repubblica fiorentina, padrona di quella città, e il popolo della medesima[Anton. Hyvan., Comment., tom. 23 Rer. Ital. Ammirat., Istoria di Firenze, lib. 23.],pretendendo non men gli uni che gli altri l'utile di quella scoperta. Vennero per questo litigio i Volterrani alla ribellione; laonde i Fiorentini, preso per loro generaleFederigo conted'Urbino, inviarono il campo intorno a Volterra, da ogni parte bloccandola. Anche il papa vi mandò molte delle sue milizie per timore che questo picciolo fuoco crescendo producesse un incendio maggiore. Ne ebbero ancora dal duca di Milano. Per alcun tempo fu angustiata quella città in maniera che, non apparendo speranza di soccorso, furono obbligati i cittadini a sottomettersi. I capitoli dell'accordo erano già sottoscritti, e dovea restar salva la città; ma uno scellerato Veneziano, per nome Giovanni, di nascosto v'introdusse i soldati, e gli animò al sacco. Restò la misera città preda di quella sregolata gente, contuttochè il conte d'Urbino facesse ogni sforzo per frenare tanta iniquità, e facesse poi impiccare quel Veneziano. Così tornò Volterra alle mani de' Fiorentini, e laddove essa dianzi si pretendea piuttosto collegata che suddita loro, perdè tutti i suoi privilegii, e si vide piantare addosso una fortezza capace di tenerla in freno da lì innanzi. Passò a miglior vita nel dì 28 di marzo[Guichenon, Hist. de Maison de Savoye.], vigilia di PasquaAmedeo IXduca di Savoia in età di soli trentasette anni. Nei bei giorni della sua vita fu egli afflitto dal mal caduco, ossia dall'epilessia; ma egli, siccome pieno delle massime sante del Vangelo, riceveva questa afflizione col medesimo volto, con cui altri riceve la felicità di questa vita. Inesplicabil era il suo amore e la sua liberalità verso de' poveri; in una parola, tali furono le sue virtù, e massimamente la religione e pietà, che meritò da' suoi popoli il titolo dibeato; e fu anche detto che alla sua tomba erano per virtù divina succedute varie miracolose guarigioni. A lui succedette nel ducato di Savoia e principato di PiemonteFilibertosuo figliuolo primogenito.
Non mostrò minor zelo de' predecessori ilpontefice Sistoper opporsi agli smoderati progressi delle armi turchesche in Levante[Raynaldus, Annal. Eccl.]. A questo fine intimò le decime agli ecclesiastici in varii regni, e spedì legati per raccogliere la pecunia. Uno di questi fu il cardinalRodrigo Borgiavescovo di Valenza (posciaAlessandro VIpapa), che, in ricompensa di avere co' suoi maneggi aiutato Sisto a conseguire il papato, ottenne d'andar legato in Ispagna, dove, per testimonianza del cardinal di Pavia[Jacobus Papiensis Cardinal., Epist. 134.], fece un gran bottino per sè, con aggravio degli Spagnuoli, e senza profitto della guerra contra del Turco. Armò dunque il papa trentaquattro galee, e ne diede il comando al cardinaleOlivieri Caraffa. Cinquanta altre ne misero in mare i Veneziani, e ventiquattro il re di NapoliFerdinando. Saccheggiò varii paesi de' Turchi, prese, mise a sacco e poi diede alle fiamme la città delle Smirne; e qui terminarono tutte le prodezze, che certo non guastarono punto gli affari del tiranno d'Oriente, al quale con più fortunatisuccessi fece negli stessi tempi guerraUsumcassanore di Persia. Con tutto ciò tornato a Roma nel gennaio seguente esso cardinale, vi fece la sua entrata come trionfante con venticinque Turchi prigioni, e dodici cammelli che portavano le spoglie de' nemici. In mezzo a questi pensieri militari non ommettevapapa Sistoquello d'ingrandire i suoi nipoti bassamente nati; che questa era la principal cura dei papi d'allora. Creò prefetto di RomaLeonardo dalla Rovere, figliuolo d'un suo fratello, e gli procurò un riguardevole accasamento, cioè una figliuola bastarda delre Ferdinando. Diede parimente la sacra porpora aGiuliano, figliuolo anch'esso di un suo fratello, il qual poi fupapa Giulio II. Ma spezialmente inclinava il suo amore a due suoi nipoti, cioè aPietroeGirolamo Riarii, con tale eccesso, che fu creduto esser eglino piuttosto figliuoli che nipoti suoi. Pietro, di vil fraticello francescano che era, divenne amplissimo cardinale del titolo di San Sisto, patriarca di Costantinopoli e poi arcivescovo di Firenze. Come in fine esaltasse l'altro nipote Girolamo, lo vedremo a suo tempo. Seppe ben profittare il re Ferdinando del soverchio genio di questo papa verso i nipoti, perchè col mezzo del sopraddetto matrimonio ricuperò da lui il ducato di Sora[Jacobus Papiensis, Ep. 134, 439. Raynaldus, Annales Eccl.], ed ottenne non solamente la remission de' censi non pagati in addietro pel regno di Napoli, ma anche l'esenzione dal pagar censo in avvenire sua vita naturale durante: il che diede occasione di non poche doglianze ai cardinali zelanti.
Per cagione d'una miniera d'allume di rocca scoperta circa questi tempi nel territorio di Volterra, nacque non lieve discordia nell'anno presente fra la repubblica fiorentina, padrona di quella città, e il popolo della medesima[Anton. Hyvan., Comment., tom. 23 Rer. Ital. Ammirat., Istoria di Firenze, lib. 23.],pretendendo non men gli uni che gli altri l'utile di quella scoperta. Vennero per questo litigio i Volterrani alla ribellione; laonde i Fiorentini, preso per loro generaleFederigo conted'Urbino, inviarono il campo intorno a Volterra, da ogni parte bloccandola. Anche il papa vi mandò molte delle sue milizie per timore che questo picciolo fuoco crescendo producesse un incendio maggiore. Ne ebbero ancora dal duca di Milano. Per alcun tempo fu angustiata quella città in maniera che, non apparendo speranza di soccorso, furono obbligati i cittadini a sottomettersi. I capitoli dell'accordo erano già sottoscritti, e dovea restar salva la città; ma uno scellerato Veneziano, per nome Giovanni, di nascosto v'introdusse i soldati, e gli animò al sacco. Restò la misera città preda di quella sregolata gente, contuttochè il conte d'Urbino facesse ogni sforzo per frenare tanta iniquità, e facesse poi impiccare quel Veneziano. Così tornò Volterra alle mani de' Fiorentini, e laddove essa dianzi si pretendea piuttosto collegata che suddita loro, perdè tutti i suoi privilegii, e si vide piantare addosso una fortezza capace di tenerla in freno da lì innanzi. Passò a miglior vita nel dì 28 di marzo[Guichenon, Hist. de Maison de Savoye.], vigilia di PasquaAmedeo IXduca di Savoia in età di soli trentasette anni. Nei bei giorni della sua vita fu egli afflitto dal mal caduco, ossia dall'epilessia; ma egli, siccome pieno delle massime sante del Vangelo, riceveva questa afflizione col medesimo volto, con cui altri riceve la felicità di questa vita. Inesplicabil era il suo amore e la sua liberalità verso de' poveri; in una parola, tali furono le sue virtù, e massimamente la religione e pietà, che meritò da' suoi popoli il titolo dibeato; e fu anche detto che alla sua tomba erano per virtù divina succedute varie miracolose guarigioni. A lui succedette nel ducato di Savoia e principato di PiemonteFilibertosuo figliuolo primogenito.