MCCCCLXXVI

MCCCCLXXVIAnno diCristoMCCCCLXXVI. Indiz.IX.SistoIV papa 6.FederigoIII imperadore 25.Fiera inondazione del Tevere nel gennaio di quest'anno, cagionata dalle strabocchevoli pioggie, allagò molta parte di Roma, e recò gravissimi danni a quegli abitanti[Jacobus Card. Papiens., Ep. 642.]. Ossia che la peste venisse altronde portata in quella città, oppure, come è più probabile, s'infettasse l'aria nel diseccarsi dell'acque corrotte, una micidiale epidemia assalì nei mesi seguenti il popolo romano, con farne molta strage[Infessura, Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital.]. Per isfuggire i pericoli di questo malore, il ponteficeSistose n'andò alla buon'aria di Campagnano. Succedette nel dì primo di settembre una gran turbolenza nella città di Ferrara[Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.]. Se ne stava in MantovaNiccolò d'Estenipote d'Ercole I ducadi Ferrara, meditando sempre le maniere di levar la signoria ad esso suo zio. Se l'intese conGaleazzo Mariaduca di Milano, principe di perversa politica, ed ebbe anche braccio daLodovico marchesedi Mantova suo parente. Pertanto nella mattina del dìsuddetto con cinque navi cariche di armati giunse a Ferrara, in tempo appunto che il duca era ito alla nobil sua villa di Belriguardo; e, siccome egli avea delle intelligenze con alcuni suoi aderenti in quella città, non gli fu difficile l'entrarvi per un portello. A dirittura andato alla piazza, l'occupò, gridando i suoi:Vela, vela, e fece rompere tutte le carceri. A questo impensato accidente laduchessa Leonorae donSigismondo di Estesuo cognato se ne fuggirono in Castello Vecchio, dove neppur era provvision di vivere per un giorno. Si credeva Niccolò che il popolo s'avesse a sollevare in suo favore; ma niuno si mosse, amando tutti il presente legittimo governo. Portato con tutta fretta sì disgustoso avviso alduca Ercole, tosto montò a cavallo per venire a Ferrara; ma per via fattogli credere che Niccolò era venuto con quattordici mila persone, ed essere perduta la città, mutato cammino, s'inviò alla volta d'Argenta, e andò a fortificarsi a Lugo. Intanto, accortosi Niccolò che non batteano i conti da lui fatti sopra il popolo, e che anzi cominciavano i cittadini a prendere l'armi contra di lui, ed era uscito don Sigismondo con gente per venirgli addosso, uscì frettolosamente di città, e, passato il Po con parte dei suoi, se ne fuggì pel territorio del Bondeno. Ma que' contadini, già informati dell'affare, tanto l'inseguirono, ammazzando quanti cadevano nelle lor mani, che fecero prigione lui ed alcuni de' suoi capitani. Fu condotto l'infelice Niccolò a Ferrara, dove nel giorno seguente arrivato il duca Ercole, ed accolto con festose acclamazioni dal popolo, nel caldo del suo sdegno fece tagliare la testa a lui, ed impiccare per la gola alcuni dei di lui seguaci rimasti prigioni. Tale fu il fine di questa breve tragedia. Avea il duca nel dì 21 di luglio avuta la consolazione della nascita d'un figliuolo a lui partorito da Leonora d'Aragona sua moglie, al quale, in memoria delre Alfonsoavolo suo materno, fu posto il nome diAlfonso. Questi poi col tempo riuscì uno dei più prodi e celebri principi d'Italia.Era da molto tempo stabilito il matrimonio diBeatricefigliuola diFerdinando redi Napoli, e sorella della suddetta Leonora duchessa di Ferrara, coll'insigne re d'UngheriaMattia Corvino[Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.]. Se gli diede effetto nel dì 15 di settembre dell'anno presente, in cui questa principessa fu sposata in Napoli, e coronata regina d'Ungheria dal cardinaleOlivieri Caraffa. S'imbarcò ella nel dì 2 d'ottobre a Manfredonia con quattro galee e molti altri legni, per passare in Ungheria: pure certo è che la medesima pervenne a Ferrara nel dì 16 di ottobre, dove con grande onore fu ricevuta dal duca suo cognato, e si fecero molte feste, finchè nel dì 21 si rimise in viaggio. Avea fin quiGaleazzo Maria Sforzaduca di Milano governati i suoi popoli, non già secondo le saggie massime diFrancescosuo padre, ma con quelle che gli dettava il suo capriccioso e tirannico genio[Corio, Ist. di Milano.]. Benchè non gli mancassero delle belle qualità, pure l'eccesso della sua ambizione, libidine e crudeltà produsse il frutto ordinario de' vizii, cioè l'odio quasi universal della gente. Per motivi particolari di sdegno contra di lui congiurarono insiemeGian-Andrea Lampugnano,Girolamo OlgiatoeCarlo Visconte, nobili milanesi, di levarlo di vita; ed aspettarono a fare il colpo nel dì 26 di dicembre, in cui esso duca soleva portarsi alla basilica di Santo Stefano[Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital. Ripalta, Annal. Placent., tom. 20 Rer. Ital.]. Giunto colà il duca colle sue guardie, e con una fiorita corte, i tre congiurati in mezzo a quella gran truppa arditamente se gli avventarono addosso, e con più ferite lo stesero morto a terra. In quel fiero miscuglio intricatosi nel fuggire fra le gonnelle delle donne il Lampugnano, restò anch'esso ucciso. Ebbero l'Olgiato e il Visconte la fortuna di trapelarper la gente, e di correre a nascondersi; ma, scoperti, furono consegnati alla giustizia, e poi squartati vivi. All'Olgiato, giovine di gran fuoco, non vi fu maniera di far conoscere il fallo suo, non iscusabile davanti a Dio[Anton. Gallus, in Comment., tom. 23 Rer. Ital.], sostenendo egli sempre, anzi pregiandosi di aver fatto un sacrifizio, di cui dovea aspettarsi premio da Dio e dagli uomini. Così terminò sua vita quel principe, e la morte sua fu principio di non poche calamità, che afflissero dipoi la misera Italia, avendo egli lasciato dopo di sè Gian-Galeazzo Maria suo primogenito di età di soli otto anni, e però incapace del governo, che fu bensì quietamente proclamato duca, ma con pervenire la reggenza di quegli Stati alladuchessa Bonadi Savoia sua madre. Trovossi tosto quella saggia principessa attorniata e battuta daSforza ducadi Bari, eLodovico,AscanioedOttavianofratelli dell'ucciso duca, e dianzi banditi, che non tardarono a sconvolgere tutta la lor casa e il ducato di Milano, siccome vedremo. Andarono da tutte le parti ambasciatori a condolersi colla duchessa dell'atroce caso, e ad esibir soccorsi; ma cominciò nel cuore stesso della famiglia Sforza a formarsi un tarlo, i cui perniciosi effetti compariranno in breve. Nel dì 23 di febbraio di quest'anno[Sanuto, Ist. Ven., tom. 22 Rer Ital.]essendo mancato di vitaPietro Mocenigodoge di Venezia, in luogo suo fu sostituitoAndrea Vendramino.

Fiera inondazione del Tevere nel gennaio di quest'anno, cagionata dalle strabocchevoli pioggie, allagò molta parte di Roma, e recò gravissimi danni a quegli abitanti[Jacobus Card. Papiens., Ep. 642.]. Ossia che la peste venisse altronde portata in quella città, oppure, come è più probabile, s'infettasse l'aria nel diseccarsi dell'acque corrotte, una micidiale epidemia assalì nei mesi seguenti il popolo romano, con farne molta strage[Infessura, Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital.]. Per isfuggire i pericoli di questo malore, il ponteficeSistose n'andò alla buon'aria di Campagnano. Succedette nel dì primo di settembre una gran turbolenza nella città di Ferrara[Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.]. Se ne stava in MantovaNiccolò d'Estenipote d'Ercole I ducadi Ferrara, meditando sempre le maniere di levar la signoria ad esso suo zio. Se l'intese conGaleazzo Mariaduca di Milano, principe di perversa politica, ed ebbe anche braccio daLodovico marchesedi Mantova suo parente. Pertanto nella mattina del dìsuddetto con cinque navi cariche di armati giunse a Ferrara, in tempo appunto che il duca era ito alla nobil sua villa di Belriguardo; e, siccome egli avea delle intelligenze con alcuni suoi aderenti in quella città, non gli fu difficile l'entrarvi per un portello. A dirittura andato alla piazza, l'occupò, gridando i suoi:Vela, vela, e fece rompere tutte le carceri. A questo impensato accidente laduchessa Leonorae donSigismondo di Estesuo cognato se ne fuggirono in Castello Vecchio, dove neppur era provvision di vivere per un giorno. Si credeva Niccolò che il popolo s'avesse a sollevare in suo favore; ma niuno si mosse, amando tutti il presente legittimo governo. Portato con tutta fretta sì disgustoso avviso alduca Ercole, tosto montò a cavallo per venire a Ferrara; ma per via fattogli credere che Niccolò era venuto con quattordici mila persone, ed essere perduta la città, mutato cammino, s'inviò alla volta d'Argenta, e andò a fortificarsi a Lugo. Intanto, accortosi Niccolò che non batteano i conti da lui fatti sopra il popolo, e che anzi cominciavano i cittadini a prendere l'armi contra di lui, ed era uscito don Sigismondo con gente per venirgli addosso, uscì frettolosamente di città, e, passato il Po con parte dei suoi, se ne fuggì pel territorio del Bondeno. Ma que' contadini, già informati dell'affare, tanto l'inseguirono, ammazzando quanti cadevano nelle lor mani, che fecero prigione lui ed alcuni de' suoi capitani. Fu condotto l'infelice Niccolò a Ferrara, dove nel giorno seguente arrivato il duca Ercole, ed accolto con festose acclamazioni dal popolo, nel caldo del suo sdegno fece tagliare la testa a lui, ed impiccare per la gola alcuni dei di lui seguaci rimasti prigioni. Tale fu il fine di questa breve tragedia. Avea il duca nel dì 21 di luglio avuta la consolazione della nascita d'un figliuolo a lui partorito da Leonora d'Aragona sua moglie, al quale, in memoria delre Alfonsoavolo suo materno, fu posto il nome diAlfonso. Questi poi col tempo riuscì uno dei più prodi e celebri principi d'Italia.

Era da molto tempo stabilito il matrimonio diBeatricefigliuola diFerdinando redi Napoli, e sorella della suddetta Leonora duchessa di Ferrara, coll'insigne re d'UngheriaMattia Corvino[Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.]. Se gli diede effetto nel dì 15 di settembre dell'anno presente, in cui questa principessa fu sposata in Napoli, e coronata regina d'Ungheria dal cardinaleOlivieri Caraffa. S'imbarcò ella nel dì 2 d'ottobre a Manfredonia con quattro galee e molti altri legni, per passare in Ungheria: pure certo è che la medesima pervenne a Ferrara nel dì 16 di ottobre, dove con grande onore fu ricevuta dal duca suo cognato, e si fecero molte feste, finchè nel dì 21 si rimise in viaggio. Avea fin quiGaleazzo Maria Sforzaduca di Milano governati i suoi popoli, non già secondo le saggie massime diFrancescosuo padre, ma con quelle che gli dettava il suo capriccioso e tirannico genio[Corio, Ist. di Milano.]. Benchè non gli mancassero delle belle qualità, pure l'eccesso della sua ambizione, libidine e crudeltà produsse il frutto ordinario de' vizii, cioè l'odio quasi universal della gente. Per motivi particolari di sdegno contra di lui congiurarono insiemeGian-Andrea Lampugnano,Girolamo OlgiatoeCarlo Visconte, nobili milanesi, di levarlo di vita; ed aspettarono a fare il colpo nel dì 26 di dicembre, in cui esso duca soleva portarsi alla basilica di Santo Stefano[Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital. Ripalta, Annal. Placent., tom. 20 Rer. Ital.]. Giunto colà il duca colle sue guardie, e con una fiorita corte, i tre congiurati in mezzo a quella gran truppa arditamente se gli avventarono addosso, e con più ferite lo stesero morto a terra. In quel fiero miscuglio intricatosi nel fuggire fra le gonnelle delle donne il Lampugnano, restò anch'esso ucciso. Ebbero l'Olgiato e il Visconte la fortuna di trapelarper la gente, e di correre a nascondersi; ma, scoperti, furono consegnati alla giustizia, e poi squartati vivi. All'Olgiato, giovine di gran fuoco, non vi fu maniera di far conoscere il fallo suo, non iscusabile davanti a Dio[Anton. Gallus, in Comment., tom. 23 Rer. Ital.], sostenendo egli sempre, anzi pregiandosi di aver fatto un sacrifizio, di cui dovea aspettarsi premio da Dio e dagli uomini. Così terminò sua vita quel principe, e la morte sua fu principio di non poche calamità, che afflissero dipoi la misera Italia, avendo egli lasciato dopo di sè Gian-Galeazzo Maria suo primogenito di età di soli otto anni, e però incapace del governo, che fu bensì quietamente proclamato duca, ma con pervenire la reggenza di quegli Stati alladuchessa Bonadi Savoia sua madre. Trovossi tosto quella saggia principessa attorniata e battuta daSforza ducadi Bari, eLodovico,AscanioedOttavianofratelli dell'ucciso duca, e dianzi banditi, che non tardarono a sconvolgere tutta la lor casa e il ducato di Milano, siccome vedremo. Andarono da tutte le parti ambasciatori a condolersi colla duchessa dell'atroce caso, e ad esibir soccorsi; ma cominciò nel cuore stesso della famiglia Sforza a formarsi un tarlo, i cui perniciosi effetti compariranno in breve. Nel dì 23 di febbraio di quest'anno[Sanuto, Ist. Ven., tom. 22 Rer Ital.]essendo mancato di vitaPietro Mocenigodoge di Venezia, in luogo suo fu sostituitoAndrea Vendramino.


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