MCCCCLXXVIII

MCCCCLXXVIIIAnno diCristoMCCCCLXXVIII. Indiz.XI.SistoIV papa 8.FederigoIII imperadore 27.Non lieve strepito in quest'anno, massimamente in Italia, fece la congiura dei Pazzi[Ammirat., Istor. di Firenze, lib. 24. Angelus Politianus, et alii.]. Potente casa era quella in Firenze, ma, accecata dall'invidia, non sapea sofferire l'autorità superiore che godeano in quella repubblica i due fratelliGiulianoeLorenzo de Medici, personaggi di somma ricchezza, ed insieme di credito singolare anche fuori d'Italia. Trovandosi alloraFrancesco de' Pazzitesoriere del papa, quegli fu in cui cuore nacque il desiderio di atterrar la fortuna de' Medici: cosa non creduta praticabile, se non con levar loro la vita. Favorevole se gli scoprì all'indegna impresa ilconte Girolamo Riarionipote dipapa Sisto, il qual fu sempre un mal arnese, e pregiudicò di molto alla fama del pontefice zio. Odiava costui a dismisura Lorenzo de Medici perchèl'avea trovato contrario a' suoi ingrandimenti, allorchè divenne signor d'Imola, e più paventava di lui dopo la morte di Sisto. Per quanto si potè dedurre da ciò che poscia avvenne, si lasciò il vecchio papa mischiare da questo mal uomo nel nero disegno del Pazzi[Infessura, Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital.]; tanto più che non men egli che ilre Ferdinandoerano disgustati di Lorenzo de Medici per la lega fatta senza di loro co' Veneziani e col duca di Milano; ed amendue speravano che, cadendo i Medici, e prevalendo i Pazzi, Firenze s'unirebbe con loro. Ebbe Francesco de' Pazzi dalla sua ancheFrancesco Salviatiarcivescovo di Pisa, già nemico di Lorenzo, che apposta venne a Firenze per dar mano al fatto, senza mettersi scrupolo, se ad un par suo convenisse un sì fatto mestiere. D'ordine eziandio del papa, da Pisa passò alla medesima cittàRafaello Riariocardinale con titolo di legato, ed ordine di far ciò che gli direbbe esso arcivescovo di Pisa. Finalmente fu data commissione aGian Francesco da Tolentinocapitano del papa di accostarsi a Firenze con due mila fanti per sostenere, occorrendo, i congiurati. Fu scelto il giorno 26 d'aprile ad eseguir la meditata impresa, e scelta la stessa cattedrale di Firenze, e il tempo dello stesso santo sagrifizio, cioè quando si alzava la sacratissima ostia, per compiere così infame opera[Raphael. Volaterran. Geogr., lib. 5. Diar. Parmig., tom. 22 Rer. Ital.]. Fu dunque da Francesco dei Pazzi in quel tempo e luogo uccisoGiuliano de Medici, che col fratello era ito ad accompagnar colà il cardinal Riario. MaLorenzo de Medici, ricevuta una sola leggier ferita nella gola, quasi miracolosamente scampò nella sagristia, dove, serrate le porte, restò in sicuro, e poi si ridusse a casa. Si riempè di tumulto e di grida il tempio tutto; il popolo a gara corse alle armi in favor de' Medici. Era già ito l'arcivescovo di Pisa avanti il fatto con molti de' suoi al palazzo de' signori per impadronirsene,udita che avesse la morte dei Medici. Ma altrimenti passò la faccenda. Preso dalla gente del gonfaloniere, così caldo caldo con un capestro alla gola fu impiccato alle finestre del palazzo medesimo, e secoJacopo SalviatieJacopofigliuolo dello storicoPoggio. Preso ancheFrancesco de' Pazzi, non si tardò punto ad impiccarlo a canto dell'arcivescovo. La medesima pena toccò aJacopoe ad altri della casa dei Pazzi, e a parecchi loro aderenti, essendo asceso il numero dei morti a settanta[Giustiniani, Istoria di Genova, lib. 5.]. Sotto buona guardia fu ritenuto il giovinettocardinal Riario, che asseriva di non essere punto stato consapevole del trattato, e verisimilmente diceva il vero. Nondimeno scrivono altri[Anton. Gall., Comment., tom. 23 Rer. Italic.]ch'egli fu maltrattato in quel furore di popolo. Certo è che venne poi rimesso in libertà, per non irritare maggiormente il papa.Riferita a Roma la riuscita di questo orrido fatto[Raynaldus, Annal. Eccles.]il pontefice, trovandola diversa da quel che desiderava e sperava, montò forte in collera contra dei Fiorentini; e preso il pretesto che Lorenzo dei Medici e i magistrati di Firenze avessero commesso un troppo enorme delitto con levar la vita ad un arcivescovo, e con ritener prigione un cardinale legato, ed avessero dianzi prestato aiuto ai nemici della Chiesa, fulminò contra d'essi tutte le scomuniche e maledizioni del cielo, e l'interdetto alla lor città. Nè questo bastò[Diar. Parmens., tom. 22 Rer. Ital.]. Si servirono tanto egli quanto ilre Ferdinandodi questa occasione per occupar tutti i danari e beni degl'innocenti Fiorentini che si trovarono in Roma e in regno di Napoli, e per muovere guerra alla repubblica fiorentina. Nella lor lega si lasciarono indurre ancora i Sanesi. Scapitò di molto per tali fatti la fama del ponteficeSisto, nè passò molto che si dichiararono contra di lui e in favoredi Lorenzo de Medici e de' FiorentiniLodovico XIre di Francia, lareggenzadi Milano, iVeneziani,Ercole ducadi Ferrara,Roberto Malatestasignor di Rimini, ed altri. Anzi il re di Francia parlò alto contra d'esso papa. Anche l'imperador FederigoeMattia Corvinore d'Ungheria spedirono oratori al pontefice, pregandolo di desistere dalla guerra contra de' Fiorentini, e di volgere le sue armi e il danaro della Chiesa in difesa della cristianità ogni dì più oppressa da' Turchi. Parlarono ad un sordo: più potè nel cuore del papa l'ambiziosa politica delconte Girolamosuo nipote e delre Ferdinando, che ogni altro riflesso conveniente al sacro suo ministero. Per questo e per altri motivi i Veneziani[Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.], il meglio che poterono, conchiusero la pace co' Turchi: il che produsse altri maggiori disastri alle terre de' cristiani, e rendè più superbo e potente l'imperadore ottomano. Altri sconcerti originati da questo biasimevol impegno di papa Sisto si vedranno in breve, essendo entrati in guerra, a cagion di ciò, tutti i principi d'Italia. Ed ecco dove si lasciavano trasportare allora i papi per cagion di quel nepotismo, da cui finalmente abbiam veduto esenti, ai dì nostri, alcuni saggi pontefici, e da cui specialmente alieno rimiriamo il glorioso pontificato del regnante papa Benedetto XIV.Spedirono intanto sì il pontefice Sisto come il re Ferdinando le loro milizie in Toscana addosso ai Fiorentini, che si trovavano allora mal provveduti di genti d'armi, e senza capitan generale. Una delle applicazioni diFerdinandoe d'essopapagenovese, per distorreBona duchessadi Milano dal soccorrere Firenze, fu quella di procurare una nuova rivoluzione in Genova[Anton. Gallus, Comment., tom. 23 Rer. Ital.].Prospero Adorno, posto ivi per governatore dalla duchessa, dimentico della sua fede, prestò volentieri orecchio al trattato. Gli vennero in soccorso da Napoli alcune naviarmate[Corio, Istor. di Milano.]; ed allorchè, per ordine della duchessa, arrivò a Genova il vescovo di Como per deporre l'Adorno, e prendere il governo della città, cioè nel dì 25 di giugno, i Genovesi fecero una rivolta, e costrinsero i Milanesi a ridursi nel castelletto.Roberto da San Severino, gran perturbatore dell'Italia, trasse subito al rumore, chiamato non so se dal re Ferdinando, oppur da' Genovesi[Ripalta, Annal. Placent., tom. 20 Rer. Ital.]; ed, entrato in Genova, nel dì 16 di luglio, attese ad ammassar gente insieme con Prospero Adorno per opporsi all'armata milanese, che già prevedevano, oppure sapevano, si andava allestendo per portare soccorso al castelletto e riacquistar la città. In fatti spiccò da Milano un poderoso esercito, ma condotto da un capitano inesperto, cioè daSforza Viscontebastardo, a cui fu dato per consiglierePier Francesco Visconte. Valicato l'Apennino, calò quest'armata alla volta di Genova. Il San Severino, oltre all'aver fatte molte fortificazioni fuori di Genova, finse una lettera scritta da Milano al vescovo di Como, ed intercetta, da cui appariva promesso il sacco di Genova ai soldati, e che si leverebbe ogni privilegio ai cittadini. Letta questa in pubblico, fece diventar come tanti lioni i per altro bellicosi e bravi Genovesi. Però con questo ardore usciti contra dell'esercito duchesco nel dì 7 d'agosto, lo misero in rotta, e fecero una sterminata copia di prigioni. Al vedere come disperato il caso di Genova, fu presa in Milano un'altra risoluzione, cioè di spedire colàBatistino Fregoso, e, cedendo a lui le fortezze, di aiutarlo a divenire doge della sua patria. Così fu fatto. Entrato in Genova il Fregoso, vi trovò la dissensione fra i capi: il che facilitò a lui la maniera di cacciar fuori della città Prospero Adorno e Roberto da San Severino, e di farsi proclamar doge. Ma quasi tutta la Riviera di Levante restò all'ubbidienza dell'Adorno e del San Severino, il quale ultimo, dopoaver fallito questo colpo, si diede a fabbricar altre macchine contro al governo di Milano. Oltre a ciò il papa e il re Ferdinando mossero un'altra tempesta addosso ai Milanesi, con fare che gli Svizzeri, gente bellicosa e fiera, assoluti dal papa dai giuramento che aveano di non offendere lo Stato di Milano, cominciassero contra di esso Stato la guerra[Diar. Parm., tom. 22 Rer. Ital.]. Costoro, dopo essersi impadroniti di varie castella, posero l'assedio a Lugano nel mese di novembre. Poco vi si fermarono, perchè spedito colàFederigonovello marchese di Mantova con buon nerbo di gente, meglio stimarono di ritirarsi. E gli affari avrebbono in quelle parti presa miglior piega, se il grosso presidio di Belinzona non avesse temerariamente voluto incalzare gli Svizzeri nella lor ritirata per aspre montagne. Imperocchè i Milanesi tra per li sassi rotolati giù dai nemici, e per la fuga di un mulo impaurito, furono sì fattamente presi da timor panico, che più di ottocento persone o annegate od uccise vi restarono, e gli altri perderono armi e bagaglio.Erano già, siccome dissi, entrate in Toscana nel mese di luglio l'armi del papa e del re Ferdinando, comandate daAlfonso ducadi Calabria e daFederigo ducad'Urbino. Fu loro facile l'impossessarsi di alcune castella, perchè i Fiorentini andavano raunando gente, facendone venir di Lombardia, ma non ne aveano tante da poter contrastare in campagna col nemico esercito. Si applicò Alfonso duca all'assedio della Castellina, e nel dì 14 d'agosto l'ebbe a patti, con seguitar poscia a prendere altre terre. Volendo intanto i Fiorentini e la duchessa di Milano provvedersi d'un capitan generale, parve loro più a proposito d'ogni altroErcole ducadi Ferrara; e il condussero, ancorchè fosse genero del re Ferdinando[Ammirati, Istor. di Firenze, lib. 24.]. Giunse questo principe a Firenze nel dì 8 disettembre, ed, uscito in campagna, raffrenò i nemici, e portò gran danno ai Sanesi collegati con loro. Così passò l'anno presente; restando nondimeno i Fiorentini in male stato, perchè v'era discordia nel campo loro, e pochi erano i sussidii mandati dal re di Francia, dalla duchessa di Milano e da' Veneziani. Presero eglino inoltre al loro soldoRoberto Malatestasignor di Pesaro. AncheGiovanni Bentivoglio, arbitro allora del governo di Bologna, fu in loro aiuto. In Venezia nell'anno presente a dì 6 di maggio[Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.]terminò sua vitaAndrea Vendraminodoge di quella repubblica, a cui succedette in essa dignitàGiovanni Mocenigonel dì 18 d'esso mese; e poco stette ad entrare in quella città la peste, che portò al sepolcro alcune migliaia di persone e molti nobili, con essere durata sino al novembre. Parimente in quest'anno nel mese di giugno[Diar. Parmens., tom eod.]passò all'altra vitaLodovico Gonzagamarchese di Mantova: con che pervenne il dominio di quello Stato aFederigosuo primogenito, il quale fu condotto al suo soldo dalla duchessa di Milano. Nel Mantovano giunsero in questi tempi nuvoli di locuste, che occuparono circa trenta miglia di lunghezza verso il Bresciano, e quattro miglia di larghezza. Distrussero tutte l'erbe e foglie di quella contrada; e fattane, per ordine del marchese, con poco garbo strage senza seppellirle, infettarono poi l'aria, cagionando una micidiale epidemia ne' corpi umani. In quest'anno parimente la peste infierì non solamente nelle armate nemiche guerreggianti in Toscana, ma anche in Roma, Bologna, Mantova, Modena, Brescia, Bergamo e nella Romagna.

Non lieve strepito in quest'anno, massimamente in Italia, fece la congiura dei Pazzi[Ammirat., Istor. di Firenze, lib. 24. Angelus Politianus, et alii.]. Potente casa era quella in Firenze, ma, accecata dall'invidia, non sapea sofferire l'autorità superiore che godeano in quella repubblica i due fratelliGiulianoeLorenzo de Medici, personaggi di somma ricchezza, ed insieme di credito singolare anche fuori d'Italia. Trovandosi alloraFrancesco de' Pazzitesoriere del papa, quegli fu in cui cuore nacque il desiderio di atterrar la fortuna de' Medici: cosa non creduta praticabile, se non con levar loro la vita. Favorevole se gli scoprì all'indegna impresa ilconte Girolamo Riarionipote dipapa Sisto, il qual fu sempre un mal arnese, e pregiudicò di molto alla fama del pontefice zio. Odiava costui a dismisura Lorenzo de Medici perchèl'avea trovato contrario a' suoi ingrandimenti, allorchè divenne signor d'Imola, e più paventava di lui dopo la morte di Sisto. Per quanto si potè dedurre da ciò che poscia avvenne, si lasciò il vecchio papa mischiare da questo mal uomo nel nero disegno del Pazzi[Infessura, Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital.]; tanto più che non men egli che ilre Ferdinandoerano disgustati di Lorenzo de Medici per la lega fatta senza di loro co' Veneziani e col duca di Milano; ed amendue speravano che, cadendo i Medici, e prevalendo i Pazzi, Firenze s'unirebbe con loro. Ebbe Francesco de' Pazzi dalla sua ancheFrancesco Salviatiarcivescovo di Pisa, già nemico di Lorenzo, che apposta venne a Firenze per dar mano al fatto, senza mettersi scrupolo, se ad un par suo convenisse un sì fatto mestiere. D'ordine eziandio del papa, da Pisa passò alla medesima cittàRafaello Riariocardinale con titolo di legato, ed ordine di far ciò che gli direbbe esso arcivescovo di Pisa. Finalmente fu data commissione aGian Francesco da Tolentinocapitano del papa di accostarsi a Firenze con due mila fanti per sostenere, occorrendo, i congiurati. Fu scelto il giorno 26 d'aprile ad eseguir la meditata impresa, e scelta la stessa cattedrale di Firenze, e il tempo dello stesso santo sagrifizio, cioè quando si alzava la sacratissima ostia, per compiere così infame opera[Raphael. Volaterran. Geogr., lib. 5. Diar. Parmig., tom. 22 Rer. Ital.]. Fu dunque da Francesco dei Pazzi in quel tempo e luogo uccisoGiuliano de Medici, che col fratello era ito ad accompagnar colà il cardinal Riario. MaLorenzo de Medici, ricevuta una sola leggier ferita nella gola, quasi miracolosamente scampò nella sagristia, dove, serrate le porte, restò in sicuro, e poi si ridusse a casa. Si riempè di tumulto e di grida il tempio tutto; il popolo a gara corse alle armi in favor de' Medici. Era già ito l'arcivescovo di Pisa avanti il fatto con molti de' suoi al palazzo de' signori per impadronirsene,udita che avesse la morte dei Medici. Ma altrimenti passò la faccenda. Preso dalla gente del gonfaloniere, così caldo caldo con un capestro alla gola fu impiccato alle finestre del palazzo medesimo, e secoJacopo SalviatieJacopofigliuolo dello storicoPoggio. Preso ancheFrancesco de' Pazzi, non si tardò punto ad impiccarlo a canto dell'arcivescovo. La medesima pena toccò aJacopoe ad altri della casa dei Pazzi, e a parecchi loro aderenti, essendo asceso il numero dei morti a settanta[Giustiniani, Istoria di Genova, lib. 5.]. Sotto buona guardia fu ritenuto il giovinettocardinal Riario, che asseriva di non essere punto stato consapevole del trattato, e verisimilmente diceva il vero. Nondimeno scrivono altri[Anton. Gall., Comment., tom. 23 Rer. Italic.]ch'egli fu maltrattato in quel furore di popolo. Certo è che venne poi rimesso in libertà, per non irritare maggiormente il papa.

Riferita a Roma la riuscita di questo orrido fatto[Raynaldus, Annal. Eccles.]il pontefice, trovandola diversa da quel che desiderava e sperava, montò forte in collera contra dei Fiorentini; e preso il pretesto che Lorenzo dei Medici e i magistrati di Firenze avessero commesso un troppo enorme delitto con levar la vita ad un arcivescovo, e con ritener prigione un cardinale legato, ed avessero dianzi prestato aiuto ai nemici della Chiesa, fulminò contra d'essi tutte le scomuniche e maledizioni del cielo, e l'interdetto alla lor città. Nè questo bastò[Diar. Parmens., tom. 22 Rer. Ital.]. Si servirono tanto egli quanto ilre Ferdinandodi questa occasione per occupar tutti i danari e beni degl'innocenti Fiorentini che si trovarono in Roma e in regno di Napoli, e per muovere guerra alla repubblica fiorentina. Nella lor lega si lasciarono indurre ancora i Sanesi. Scapitò di molto per tali fatti la fama del ponteficeSisto, nè passò molto che si dichiararono contra di lui e in favoredi Lorenzo de Medici e de' FiorentiniLodovico XIre di Francia, lareggenzadi Milano, iVeneziani,Ercole ducadi Ferrara,Roberto Malatestasignor di Rimini, ed altri. Anzi il re di Francia parlò alto contra d'esso papa. Anche l'imperador FederigoeMattia Corvinore d'Ungheria spedirono oratori al pontefice, pregandolo di desistere dalla guerra contra de' Fiorentini, e di volgere le sue armi e il danaro della Chiesa in difesa della cristianità ogni dì più oppressa da' Turchi. Parlarono ad un sordo: più potè nel cuore del papa l'ambiziosa politica delconte Girolamosuo nipote e delre Ferdinando, che ogni altro riflesso conveniente al sacro suo ministero. Per questo e per altri motivi i Veneziani[Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.], il meglio che poterono, conchiusero la pace co' Turchi: il che produsse altri maggiori disastri alle terre de' cristiani, e rendè più superbo e potente l'imperadore ottomano. Altri sconcerti originati da questo biasimevol impegno di papa Sisto si vedranno in breve, essendo entrati in guerra, a cagion di ciò, tutti i principi d'Italia. Ed ecco dove si lasciavano trasportare allora i papi per cagion di quel nepotismo, da cui finalmente abbiam veduto esenti, ai dì nostri, alcuni saggi pontefici, e da cui specialmente alieno rimiriamo il glorioso pontificato del regnante papa Benedetto XIV.

Spedirono intanto sì il pontefice Sisto come il re Ferdinando le loro milizie in Toscana addosso ai Fiorentini, che si trovavano allora mal provveduti di genti d'armi, e senza capitan generale. Una delle applicazioni diFerdinandoe d'essopapagenovese, per distorreBona duchessadi Milano dal soccorrere Firenze, fu quella di procurare una nuova rivoluzione in Genova[Anton. Gallus, Comment., tom. 23 Rer. Ital.].Prospero Adorno, posto ivi per governatore dalla duchessa, dimentico della sua fede, prestò volentieri orecchio al trattato. Gli vennero in soccorso da Napoli alcune naviarmate[Corio, Istor. di Milano.]; ed allorchè, per ordine della duchessa, arrivò a Genova il vescovo di Como per deporre l'Adorno, e prendere il governo della città, cioè nel dì 25 di giugno, i Genovesi fecero una rivolta, e costrinsero i Milanesi a ridursi nel castelletto.Roberto da San Severino, gran perturbatore dell'Italia, trasse subito al rumore, chiamato non so se dal re Ferdinando, oppur da' Genovesi[Ripalta, Annal. Placent., tom. 20 Rer. Ital.]; ed, entrato in Genova, nel dì 16 di luglio, attese ad ammassar gente insieme con Prospero Adorno per opporsi all'armata milanese, che già prevedevano, oppure sapevano, si andava allestendo per portare soccorso al castelletto e riacquistar la città. In fatti spiccò da Milano un poderoso esercito, ma condotto da un capitano inesperto, cioè daSforza Viscontebastardo, a cui fu dato per consiglierePier Francesco Visconte. Valicato l'Apennino, calò quest'armata alla volta di Genova. Il San Severino, oltre all'aver fatte molte fortificazioni fuori di Genova, finse una lettera scritta da Milano al vescovo di Como, ed intercetta, da cui appariva promesso il sacco di Genova ai soldati, e che si leverebbe ogni privilegio ai cittadini. Letta questa in pubblico, fece diventar come tanti lioni i per altro bellicosi e bravi Genovesi. Però con questo ardore usciti contra dell'esercito duchesco nel dì 7 d'agosto, lo misero in rotta, e fecero una sterminata copia di prigioni. Al vedere come disperato il caso di Genova, fu presa in Milano un'altra risoluzione, cioè di spedire colàBatistino Fregoso, e, cedendo a lui le fortezze, di aiutarlo a divenire doge della sua patria. Così fu fatto. Entrato in Genova il Fregoso, vi trovò la dissensione fra i capi: il che facilitò a lui la maniera di cacciar fuori della città Prospero Adorno e Roberto da San Severino, e di farsi proclamar doge. Ma quasi tutta la Riviera di Levante restò all'ubbidienza dell'Adorno e del San Severino, il quale ultimo, dopoaver fallito questo colpo, si diede a fabbricar altre macchine contro al governo di Milano. Oltre a ciò il papa e il re Ferdinando mossero un'altra tempesta addosso ai Milanesi, con fare che gli Svizzeri, gente bellicosa e fiera, assoluti dal papa dai giuramento che aveano di non offendere lo Stato di Milano, cominciassero contra di esso Stato la guerra[Diar. Parm., tom. 22 Rer. Ital.]. Costoro, dopo essersi impadroniti di varie castella, posero l'assedio a Lugano nel mese di novembre. Poco vi si fermarono, perchè spedito colàFederigonovello marchese di Mantova con buon nerbo di gente, meglio stimarono di ritirarsi. E gli affari avrebbono in quelle parti presa miglior piega, se il grosso presidio di Belinzona non avesse temerariamente voluto incalzare gli Svizzeri nella lor ritirata per aspre montagne. Imperocchè i Milanesi tra per li sassi rotolati giù dai nemici, e per la fuga di un mulo impaurito, furono sì fattamente presi da timor panico, che più di ottocento persone o annegate od uccise vi restarono, e gli altri perderono armi e bagaglio.

Erano già, siccome dissi, entrate in Toscana nel mese di luglio l'armi del papa e del re Ferdinando, comandate daAlfonso ducadi Calabria e daFederigo ducad'Urbino. Fu loro facile l'impossessarsi di alcune castella, perchè i Fiorentini andavano raunando gente, facendone venir di Lombardia, ma non ne aveano tante da poter contrastare in campagna col nemico esercito. Si applicò Alfonso duca all'assedio della Castellina, e nel dì 14 d'agosto l'ebbe a patti, con seguitar poscia a prendere altre terre. Volendo intanto i Fiorentini e la duchessa di Milano provvedersi d'un capitan generale, parve loro più a proposito d'ogni altroErcole ducadi Ferrara; e il condussero, ancorchè fosse genero del re Ferdinando[Ammirati, Istor. di Firenze, lib. 24.]. Giunse questo principe a Firenze nel dì 8 disettembre, ed, uscito in campagna, raffrenò i nemici, e portò gran danno ai Sanesi collegati con loro. Così passò l'anno presente; restando nondimeno i Fiorentini in male stato, perchè v'era discordia nel campo loro, e pochi erano i sussidii mandati dal re di Francia, dalla duchessa di Milano e da' Veneziani. Presero eglino inoltre al loro soldoRoberto Malatestasignor di Pesaro. AncheGiovanni Bentivoglio, arbitro allora del governo di Bologna, fu in loro aiuto. In Venezia nell'anno presente a dì 6 di maggio[Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.]terminò sua vitaAndrea Vendraminodoge di quella repubblica, a cui succedette in essa dignitàGiovanni Mocenigonel dì 18 d'esso mese; e poco stette ad entrare in quella città la peste, che portò al sepolcro alcune migliaia di persone e molti nobili, con essere durata sino al novembre. Parimente in quest'anno nel mese di giugno[Diar. Parmens., tom eod.]passò all'altra vitaLodovico Gonzagamarchese di Mantova: con che pervenne il dominio di quello Stato aFederigosuo primogenito, il quale fu condotto al suo soldo dalla duchessa di Milano. Nel Mantovano giunsero in questi tempi nuvoli di locuste, che occuparono circa trenta miglia di lunghezza verso il Bresciano, e quattro miglia di larghezza. Distrussero tutte l'erbe e foglie di quella contrada; e fattane, per ordine del marchese, con poco garbo strage senza seppellirle, infettarono poi l'aria, cagionando una micidiale epidemia ne' corpi umani. In quest'anno parimente la peste infierì non solamente nelle armate nemiche guerreggianti in Toscana, ma anche in Roma, Bologna, Mantova, Modena, Brescia, Bergamo e nella Romagna.


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