MCCCCLXXXVIII

MCCCCLXXXVIIIAnno diCristoMCCCCLXXXVIII. Indiz.VI.Innocenzo VIIIpapa 5.Federigo IIIimperadore 37.Le novità della Romagna quelle sono che somministrano argomento alla storia di quest'anno. Signore di Forlì e di Imola era il conteGirolamo Riario, già da noi veduto nipote di papaSisto IV, ed arbitro della corte romana sotto quel pontificato. Aveva egli nobilitate le suddette due città con molte fabbriche ed ornamenti[Jacobus Philipp. Bergom., Hist.]. Contuttociò co' malvagi suoi costumi s'era tirato addosso l'odio della maggior parte de' cittadini di Forlì. Però, formata contra di lui una congiura, nel dì 15 d'aprile (l'Infessura[Infessura, Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital.]ci dice nel dì 7, e la Cronica di Siena[Allegretti, Diar. Sanese, tom. 23 Rer. Ital.]nel dì 14, e così par che fosse, asserendolo anche una Cronica di Bologna[Cronica di Bologna MS. nella Libreria Estense.]) fu da molti, e specialmente da alcuni maggiormente beneficati da lui, ucciso, ignominiosamente strascinato il suo cadavero, e presaCaterina Sforza, sorella del duca di Milano e moglie sua, co' suoi figliuoli. S'impadronirono i congiurati della città, ma non della rocca. Era Caterina donna d'animo grande e sagace. Minacciata di morte, se non facea rendere la fortezza, ottenne di potervi entrare per indurre quel castellano alla resa. Ma entrata, virilmente cominciò, alzate le bandiere del duca di Milano, a far guerra alla città, minacciando agli uccisori del marito l'ultimo eccidio, se offesi avessero i suoi figliuoli, stante il soccorso che s'aspettava da Milano. Secondo la suddetta Cronica Bolognese, composta da autore contemporaneo, allora fu, che presentatisi i malfattorialle mura della rocca, e preparate le forche, mostrarono di voler impiccare i di lei figliuoli, s'ella non si arrendeva. Ma rispose loro quella forte femmina, che se avessero fatti perir que' figliuoli, restavano a lei le forme per farne degli altri, e v'ha chi dice (questa giunta forse fu immaginata, e non vera) aver anche ella alzata la gonna per chiarirli che dicea la verità. Non eseguirono il crudel disegno que' micidiali, ed intanto arrivò sotto ForlìGiovanni Bentivogliocon più di tre mila tra cavalli e fanti; e da lì a non molto giunse ancora un altro rinforzo di soldatesche spedite con somma fretta da Milano sotto il comando diGian-Galeazzo San Severino. Stretti così da ogni lato i cittadini, nè vedendo comparire i soccorsi che speravano dal papa, dimandarono di capitolare: laonde nel dì 29 d'aprile fu riconosciuto e proclamato signore di ForlìOttaviano Riarioprimogenito dell'ucciso conte Girolamo[Sanuto, Ist. Ven., tom. 22 Rer. Ital.]. Fu creduto da alcuni che si facesse questa tragedia per dar quelle terre aFranceschetto Cibòfigliuolo del papa; ma quando ciò fosse stato, altre misure avrebbe preso il papa, affinchè l'impresa riuscisse a tenore de' suoi desiderii.Poco stette ad udirsi un'altra scena in Romagna. Nel dì 31 di maggio essendo andatoGaleotto de' Manfredisignor di Faenza a visitare in sua cameraFrancescasua moglie, figliuola diGiovanni Bentivoglio, ch'era, o fingeva d'essere inferma, restò quivi ucciso, con persuasione universale che ciò seguisse per ordine della stessa moglie, da cui era fieramente, a cagione di alcuni di lui amorazzi, odiato. Fu in armi la città, e prestamente corse colà il Bentivoglio con alcune genti d'armi per procurar di quietare il rumore, e di assicurare il dominio adAstorrefigliuolo dell'ucciso, e nipote suo. Ma i Fiorentini, siccome coloro che sospettavano fatto quel colpo dal Bentivoglio con disegno di usurparquella città (lo che non è credibile per riguardo che la figliuola avea successione), oppure per timore che il duca di Milano vi mettesse i piedi, attizzarono i villani di Val di Lamone e il popolo, con rappresentar loro mal intenzionato e complice del delitto il Bentivoglio. Fecesi pertanto una general sollevazione contra di lui, in guisa tale che poco mancò che non rimanesse vittima del loro furore. Restò non di meno preso e condotto a Modigliana nelle forze de' Fiorentini. Ma perchè ilre Ferdinandoe ilduca di Milano, parte con preghiere e parte con minaccie di guerra, fecero calde istanze per la di lui liberazione[Cronica MS. di Bologna.], nel dì 13 di giugno fu rilasciato, e nel dì seguente sano e salvo arrivò a Bologna; dove dianzi appena fu udita la di lui prigionia, che più di quindici mila Bolognesi armati corsero a Castel Bolognese con disegno di far guerra a Faenza; e l'avrebbono fatta, se non era in altra maniera provveduto alla di lui salvezza. Succedette dunque nella signoria di FaenzaAstorre de' Manfredi, in età di soli tre anni. Francesca sua madre ebbe il comiato, e se ne ritornò a Bologna.Parve poco aLodovico Sforzala dedizione fatta nel precedente anno dai Genovesi della loro città al ducaGian-Galeazzosuo nipote[Corio, Istoria di Milano. Giustiniani, Istor. di Genova.]. Ossia ch'egli, col volere di più, accendesse nuovo fuoco in quella città, oppure che questo naturalmente nascesse in un popolo sempre inclinato alle mutazioni e alle novità: certo è che nel mese d'agostoObietto del Fiescoentrò con gente armata in Genova, e dipoi corse a quel rumore ancheBatista Fregoso, cadaun d'essi contra del cardinalPaolo Fregoso, governatore allora della città. Si ritirò il cardinale nel castelletto; a questo fu messo l'assedio. Era grande la discordia fra i cittadini; chi inclinava a darsi al re di Francia (e fu anche spedito per questo alui), chi al duca di Milano, e chi a ripigliare l'antica libertà. Dopo molti dibattimenti, essendosi accordati insieme gli Adorni e i Fieschi, e giunto colàGian-Francesco San Severinocon molte brigate d'armati, fu determinato di cedere di nuovo coi patti e privilegii consueti il dominio di Genova aGian-Galeazzoduca di Milano. Spedirono perciò sul fine di ottobre sedici ambasciatori a Milano, ai quali fu data l'udienza nel giorno creduto propizio, secondo l'ora astrologica: che di queste pazze fantasie era attentissimo osservatore ancheLodovico il Moro, ed altri non pochi infatuati di quel secolo e de' precedenti. Al cardinal Fregoso fu promessa una pensione annua di seimila ducati, e cedette il castelletto.Agostino Adornoper dieci anni ebbe il governo della città a nome del duca. Ottenne in questo anno papaInnocenzo VIIIdaPietro d'Aubussongran mastro de' cavalieri oggidì chiamati di Malta,ZemossiaZizim, fratello diBaiazetteimperador de' Turchi[Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.], il quale era negli anni addietro, caduto prigione nelle mani dei cavalieri suddetti. Scoprissi in Bologna sul fine di novembre[Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital. Cronica MS. di Bologna.]una gran congiura contro la vita diGiovanni de' Bentivoglie dei suoi figliuoli. Scoperta che fu, costò la vita a molti, che non poterono fuggire.

Le novità della Romagna quelle sono che somministrano argomento alla storia di quest'anno. Signore di Forlì e di Imola era il conteGirolamo Riario, già da noi veduto nipote di papaSisto IV, ed arbitro della corte romana sotto quel pontificato. Aveva egli nobilitate le suddette due città con molte fabbriche ed ornamenti[Jacobus Philipp. Bergom., Hist.]. Contuttociò co' malvagi suoi costumi s'era tirato addosso l'odio della maggior parte de' cittadini di Forlì. Però, formata contra di lui una congiura, nel dì 15 d'aprile (l'Infessura[Infessura, Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital.]ci dice nel dì 7, e la Cronica di Siena[Allegretti, Diar. Sanese, tom. 23 Rer. Ital.]nel dì 14, e così par che fosse, asserendolo anche una Cronica di Bologna[Cronica di Bologna MS. nella Libreria Estense.]) fu da molti, e specialmente da alcuni maggiormente beneficati da lui, ucciso, ignominiosamente strascinato il suo cadavero, e presaCaterina Sforza, sorella del duca di Milano e moglie sua, co' suoi figliuoli. S'impadronirono i congiurati della città, ma non della rocca. Era Caterina donna d'animo grande e sagace. Minacciata di morte, se non facea rendere la fortezza, ottenne di potervi entrare per indurre quel castellano alla resa. Ma entrata, virilmente cominciò, alzate le bandiere del duca di Milano, a far guerra alla città, minacciando agli uccisori del marito l'ultimo eccidio, se offesi avessero i suoi figliuoli, stante il soccorso che s'aspettava da Milano. Secondo la suddetta Cronica Bolognese, composta da autore contemporaneo, allora fu, che presentatisi i malfattorialle mura della rocca, e preparate le forche, mostrarono di voler impiccare i di lei figliuoli, s'ella non si arrendeva. Ma rispose loro quella forte femmina, che se avessero fatti perir que' figliuoli, restavano a lei le forme per farne degli altri, e v'ha chi dice (questa giunta forse fu immaginata, e non vera) aver anche ella alzata la gonna per chiarirli che dicea la verità. Non eseguirono il crudel disegno que' micidiali, ed intanto arrivò sotto ForlìGiovanni Bentivogliocon più di tre mila tra cavalli e fanti; e da lì a non molto giunse ancora un altro rinforzo di soldatesche spedite con somma fretta da Milano sotto il comando diGian-Galeazzo San Severino. Stretti così da ogni lato i cittadini, nè vedendo comparire i soccorsi che speravano dal papa, dimandarono di capitolare: laonde nel dì 29 d'aprile fu riconosciuto e proclamato signore di ForlìOttaviano Riarioprimogenito dell'ucciso conte Girolamo[Sanuto, Ist. Ven., tom. 22 Rer. Ital.]. Fu creduto da alcuni che si facesse questa tragedia per dar quelle terre aFranceschetto Cibòfigliuolo del papa; ma quando ciò fosse stato, altre misure avrebbe preso il papa, affinchè l'impresa riuscisse a tenore de' suoi desiderii.

Poco stette ad udirsi un'altra scena in Romagna. Nel dì 31 di maggio essendo andatoGaleotto de' Manfredisignor di Faenza a visitare in sua cameraFrancescasua moglie, figliuola diGiovanni Bentivoglio, ch'era, o fingeva d'essere inferma, restò quivi ucciso, con persuasione universale che ciò seguisse per ordine della stessa moglie, da cui era fieramente, a cagione di alcuni di lui amorazzi, odiato. Fu in armi la città, e prestamente corse colà il Bentivoglio con alcune genti d'armi per procurar di quietare il rumore, e di assicurare il dominio adAstorrefigliuolo dell'ucciso, e nipote suo. Ma i Fiorentini, siccome coloro che sospettavano fatto quel colpo dal Bentivoglio con disegno di usurparquella città (lo che non è credibile per riguardo che la figliuola avea successione), oppure per timore che il duca di Milano vi mettesse i piedi, attizzarono i villani di Val di Lamone e il popolo, con rappresentar loro mal intenzionato e complice del delitto il Bentivoglio. Fecesi pertanto una general sollevazione contra di lui, in guisa tale che poco mancò che non rimanesse vittima del loro furore. Restò non di meno preso e condotto a Modigliana nelle forze de' Fiorentini. Ma perchè ilre Ferdinandoe ilduca di Milano, parte con preghiere e parte con minaccie di guerra, fecero calde istanze per la di lui liberazione[Cronica MS. di Bologna.], nel dì 13 di giugno fu rilasciato, e nel dì seguente sano e salvo arrivò a Bologna; dove dianzi appena fu udita la di lui prigionia, che più di quindici mila Bolognesi armati corsero a Castel Bolognese con disegno di far guerra a Faenza; e l'avrebbono fatta, se non era in altra maniera provveduto alla di lui salvezza. Succedette dunque nella signoria di FaenzaAstorre de' Manfredi, in età di soli tre anni. Francesca sua madre ebbe il comiato, e se ne ritornò a Bologna.

Parve poco aLodovico Sforzala dedizione fatta nel precedente anno dai Genovesi della loro città al ducaGian-Galeazzosuo nipote[Corio, Istoria di Milano. Giustiniani, Istor. di Genova.]. Ossia ch'egli, col volere di più, accendesse nuovo fuoco in quella città, oppure che questo naturalmente nascesse in un popolo sempre inclinato alle mutazioni e alle novità: certo è che nel mese d'agostoObietto del Fiescoentrò con gente armata in Genova, e dipoi corse a quel rumore ancheBatista Fregoso, cadaun d'essi contra del cardinalPaolo Fregoso, governatore allora della città. Si ritirò il cardinale nel castelletto; a questo fu messo l'assedio. Era grande la discordia fra i cittadini; chi inclinava a darsi al re di Francia (e fu anche spedito per questo alui), chi al duca di Milano, e chi a ripigliare l'antica libertà. Dopo molti dibattimenti, essendosi accordati insieme gli Adorni e i Fieschi, e giunto colàGian-Francesco San Severinocon molte brigate d'armati, fu determinato di cedere di nuovo coi patti e privilegii consueti il dominio di Genova aGian-Galeazzoduca di Milano. Spedirono perciò sul fine di ottobre sedici ambasciatori a Milano, ai quali fu data l'udienza nel giorno creduto propizio, secondo l'ora astrologica: che di queste pazze fantasie era attentissimo osservatore ancheLodovico il Moro, ed altri non pochi infatuati di quel secolo e de' precedenti. Al cardinal Fregoso fu promessa una pensione annua di seimila ducati, e cedette il castelletto.Agostino Adornoper dieci anni ebbe il governo della città a nome del duca. Ottenne in questo anno papaInnocenzo VIIIdaPietro d'Aubussongran mastro de' cavalieri oggidì chiamati di Malta,ZemossiaZizim, fratello diBaiazetteimperador de' Turchi[Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.], il quale era negli anni addietro, caduto prigione nelle mani dei cavalieri suddetti. Scoprissi in Bologna sul fine di novembre[Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital. Cronica MS. di Bologna.]una gran congiura contro la vita diGiovanni de' Bentivoglie dei suoi figliuoli. Scoperta che fu, costò la vita a molti, che non poterono fuggire.


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