MDCV

MDCVAnno diCristoMDCV. IndizioneIII.Leone XIpapa 1.Paolo Vpapa 1.Rodolfo IIimperadore 30.In occasione di un libro pubblicato negli anni addietro dal padre Molina della compagnia di Gesù, in cui si trattavadi concordare col libero arbitrio dell'uomo la necessità della divina grazia, era insorta in Ispagna una fierissima guerra di penne fra i Domenicani e i Gesuiti. Al tribunal primario della fede, cioè a quello del romano pontefice, fu portata questa sempre scabrosissima controversia, e deputata una congregazion di cardinali e di dottissimi teologi, assistendovi in persona lo stesso pontefice. Scelti i più valorosi campioni da amendue le parti, gran tempo si arringò e disputò; ed allorchè parea che ilpontefice Clemente, inclinando alla parte dei domenicani, fosse per venire alla definizion della lite, gli fu forza di rimetterla indecisa al suo successore. Imperocchè, essendosi infievolita non solamente la sua sanità, ma anche la sua testa, di modo che non battea più a segno, nè egli era più atto agli affari, fu poi preso nel dì 10 di febbraio più aspramente che mai dalla podagra, la quale da gran tempo lo affliggeva, e crescendo ogni dì più il malore, finalmente nel dì 3 di marzo passò il santo padre a miglior vita, lasciando dopo di sè un gran nome non meno pel suo zelo nel pastorale impiego che per la sua severità ed attenzione al governo civile. Lasciò ancora in grande auge, e con illustri parentele, e con gradi lucrosi, e con fabbriche sontuose i suoi nipoti e pronipoti, tre dei quali fregiati della sacra porpora. Ma parve che Dio, i cui giudizii son troppo occulti, non volesse lasciar prendere le radici alla sua schiatta; perciocchè, siccome scrisse con esclamazione e maraviglia il cardinale Bentivoglio, da lì ad alquanti anni:Morì papa Clemente, morì il cardinale Aldobrandino(dopo aver provato sotto Paolo V de' disgustosi contrattempi),son morti i cinque nipoti che aveano due altri cardinali fra loro; mancarono tutti i maschi di quella casa, e mancò finalmente con essi ogni successione, ed insieme ogni grandezza del sangue lor proprio. Entrati poscia i cardinali in conclave nel dì 14 di marzo,fu per più giorni in predicamento e vicinanza al triregno il dignissimoCardinal Baronio. Ma in fine nel primo dì di aprile concorsero i voti del sacro collegio nelcardinale Alessandro de MediciFiorentino, vecchio di settanta anni, personaggio dotato di amabil gravità e prudenza, e pieno di sante intenzioni, che assunse il nome di Leone XI. Creato papa, senza dimora liberò le provincie da molte gravezze loro imposte da Clemente VIII. E perchè erano assai conosciute le nobili sue prerogative, straordinario fu il giubilo del popolo romano per la di lui esaltazione, universali le speranze di goder sotto di lui un felicissimo reggimento. Ma appena coronato nel dì 11 del suddetto mese nella basilica Lateranense, cadde infermo, e nel dì 27 seguente chiuse gli occhi alle umane grandezze, avendo goduto per soli ventisei giorni il pontificato. Durante la sua malattia, benchè importunato da molti a dare il suo cappello ad un suo pronipote, che per altro ne era degno, non vi si seppe indurre, nè più volle vedere il suo confessore stesso, che perorò per lui. Il cardinal di Perrona e il Doglioni scrivono che fu sospettata la sua morte di veleno per una rosa a lui data nella basilica Lateranense; ma, sparato il suo cadavero, si conobbe mancato di morte naturale.Raunatosi dunque di nuovo il sacro collegio, dopo gran dibattimento, venuta la sera del dì 16 di maggio, cadde l'elezione nella persona delcardinal Camillo Borghese, di origine Sanese, ma nato in Roma nell'anno 1552, e promosso alla sacra porpora cardinalizia nel 1596 daClemente VIII. Prese egli il nome diPaolo V. Perchè l'età sua non era che di anni cinquantatrè, o pure cinquantaquattro, l'esaltazione sua fu accolta con istupore, ma molto più con allegrezza, e spezialmente del popolo romano, che non crede mai sì ben collocata la tiara pontificia, che quando la vede in capo ai suoi cittadini. Confessano tutti gli scrittoriaver egli portato seco a sì eccelsa dignità un complesso di tali virtù e prerogative sì di animo che d'ingegno, che luogo non restò alla giusta censura, nè bisogno di adulazione per tessere le sue lodi. Spezialmente campeggiava in lui l'illibatezza dei costumi, l'amore e la pratica della religione, la soavità del tratto, e un'altezza di pensieri desiderosa e capace di cose grandi. Differì egli la sua coronazione sino al dì 5 di novembre, nè volle nel bollore della sua creazione dispensar grazie, dicendo che troppo facile era allora il chiedere e concedere disavvedutamente cose ingiuste, e doversi con maturità accordar le giuste. Siccome questo pontefice era, sopra ogni altra cosa, animato forte per sostenere l'immunità e i privilegii del clero, così poco stette a far valere questo suo spirito contra di varii principi d'Italia. Ma il più strepitoso impegno suo fu quello ch'ei prese contro la repubblica di Venezia, sì per aver ella fatto carcerare un canonico di Vicenza e l'abbate di Nervesa, come ancora per avere rinnovato un antico decreto, che non potessero gli ecclesiastici acquistar da lì innanzi beni stabili, con obbligo, se loro ne fosse lasciato per testamento, di venderli, e finalmente per essere stata proibita la fabbrica di nuove chiese senza licenza del senato. Per questo concepì gran fuoco il pontefice, e nel dicembre spedì un breve aldoge Marino Grimanicon intimazione di scomunica, se non si rivocavano quelle leggi, e non si consegnavano quei prigioni al nunzio Mattei. Presentò esso nunzio nel dì di Natale dell'anno presente questo breve ai consiglieri, giacchè il doge suddetto si trovava agli estremi di sua vita; e in fatti cessò di vivere in quello stesso giorno. Fu poscia eletto doge in suo luogo nel dì 10 di gennaio dell'anno seguenteLeonardo Donato.Battaglia fu in quest'anno fra le armate navali spagnuola ed olandese verso Cales colla peggio della prima. In Fiandra, dove militavano il principe diAvellino, Francesco Colonna principe di Palestrina, Andrea Acquaviva principe di Caserta, Alessandro del Monte, con altri nobili e soldati d'Italia, si aprì la campagna dai cattolici, e il marcheseAmbrogio Spinolagenerale dell'armi andò a mettere l'assedio ad Oldensee, e poscia a Linghen, ed amendue que' luoghi vennero alla sua ubbidienza. Di là passato a Vactendonch, vi trovò gran resistenza, e seguì anche una calda azione fra i soldati del conte Maurizio e dello Spinola, in cui colto da una cannonata, restò ucciso il conte Trivulzio Milanese, e prigione Niccolò Doria parente dello Spinola. Contuttociò, a forza di mine e di sanguinosi assalti fu parimente quella piazza ridotta alla necessità di rendersi con buoni patti per la guarnigione. Impadronissi lo Spinola anche di Cracove, piccolo sì, ma forte castello. All'incontro, in Ungheria andarono le cose alle peggio. Con un esercito di cinquanta mila combattenti impresero i Turchi l'assedio dell'insigne città di Strigonia. Continuò questo per un mese, sostenendo vigorosamente i cristiani ogni sforzo de' nemici a costo delle loro vite, essendone stati uccisi circa novecento dei più valorosi. Ma accesosi il fuoco nelle case de' soldati per cagion di alcune mine, che scoppiarono, si rallentò la loro difesa, nè altro da lì innanzi si udì, che istanze al comandante di rendere la città. Il perchè venne essa in potere dei nemici nel dì 3 d'ottobre, e ne uscirono salvi circa mille vili difensori cristiani: perdita di gran considerazione per l'imperadore e per la fede di Cristo. Era intanto incoraggito esso Augusto a proseguir la guerra dagli ambasciatori del re di Persia, le cui armi riportarono in questi tempi non lievi vantaggi sopra i Turchi.

In occasione di un libro pubblicato negli anni addietro dal padre Molina della compagnia di Gesù, in cui si trattavadi concordare col libero arbitrio dell'uomo la necessità della divina grazia, era insorta in Ispagna una fierissima guerra di penne fra i Domenicani e i Gesuiti. Al tribunal primario della fede, cioè a quello del romano pontefice, fu portata questa sempre scabrosissima controversia, e deputata una congregazion di cardinali e di dottissimi teologi, assistendovi in persona lo stesso pontefice. Scelti i più valorosi campioni da amendue le parti, gran tempo si arringò e disputò; ed allorchè parea che ilpontefice Clemente, inclinando alla parte dei domenicani, fosse per venire alla definizion della lite, gli fu forza di rimetterla indecisa al suo successore. Imperocchè, essendosi infievolita non solamente la sua sanità, ma anche la sua testa, di modo che non battea più a segno, nè egli era più atto agli affari, fu poi preso nel dì 10 di febbraio più aspramente che mai dalla podagra, la quale da gran tempo lo affliggeva, e crescendo ogni dì più il malore, finalmente nel dì 3 di marzo passò il santo padre a miglior vita, lasciando dopo di sè un gran nome non meno pel suo zelo nel pastorale impiego che per la sua severità ed attenzione al governo civile. Lasciò ancora in grande auge, e con illustri parentele, e con gradi lucrosi, e con fabbriche sontuose i suoi nipoti e pronipoti, tre dei quali fregiati della sacra porpora. Ma parve che Dio, i cui giudizii son troppo occulti, non volesse lasciar prendere le radici alla sua schiatta; perciocchè, siccome scrisse con esclamazione e maraviglia il cardinale Bentivoglio, da lì ad alquanti anni:Morì papa Clemente, morì il cardinale Aldobrandino(dopo aver provato sotto Paolo V de' disgustosi contrattempi),son morti i cinque nipoti che aveano due altri cardinali fra loro; mancarono tutti i maschi di quella casa, e mancò finalmente con essi ogni successione, ed insieme ogni grandezza del sangue lor proprio. Entrati poscia i cardinali in conclave nel dì 14 di marzo,fu per più giorni in predicamento e vicinanza al triregno il dignissimoCardinal Baronio. Ma in fine nel primo dì di aprile concorsero i voti del sacro collegio nelcardinale Alessandro de MediciFiorentino, vecchio di settanta anni, personaggio dotato di amabil gravità e prudenza, e pieno di sante intenzioni, che assunse il nome di Leone XI. Creato papa, senza dimora liberò le provincie da molte gravezze loro imposte da Clemente VIII. E perchè erano assai conosciute le nobili sue prerogative, straordinario fu il giubilo del popolo romano per la di lui esaltazione, universali le speranze di goder sotto di lui un felicissimo reggimento. Ma appena coronato nel dì 11 del suddetto mese nella basilica Lateranense, cadde infermo, e nel dì 27 seguente chiuse gli occhi alle umane grandezze, avendo goduto per soli ventisei giorni il pontificato. Durante la sua malattia, benchè importunato da molti a dare il suo cappello ad un suo pronipote, che per altro ne era degno, non vi si seppe indurre, nè più volle vedere il suo confessore stesso, che perorò per lui. Il cardinal di Perrona e il Doglioni scrivono che fu sospettata la sua morte di veleno per una rosa a lui data nella basilica Lateranense; ma, sparato il suo cadavero, si conobbe mancato di morte naturale.

Raunatosi dunque di nuovo il sacro collegio, dopo gran dibattimento, venuta la sera del dì 16 di maggio, cadde l'elezione nella persona delcardinal Camillo Borghese, di origine Sanese, ma nato in Roma nell'anno 1552, e promosso alla sacra porpora cardinalizia nel 1596 daClemente VIII. Prese egli il nome diPaolo V. Perchè l'età sua non era che di anni cinquantatrè, o pure cinquantaquattro, l'esaltazione sua fu accolta con istupore, ma molto più con allegrezza, e spezialmente del popolo romano, che non crede mai sì ben collocata la tiara pontificia, che quando la vede in capo ai suoi cittadini. Confessano tutti gli scrittoriaver egli portato seco a sì eccelsa dignità un complesso di tali virtù e prerogative sì di animo che d'ingegno, che luogo non restò alla giusta censura, nè bisogno di adulazione per tessere le sue lodi. Spezialmente campeggiava in lui l'illibatezza dei costumi, l'amore e la pratica della religione, la soavità del tratto, e un'altezza di pensieri desiderosa e capace di cose grandi. Differì egli la sua coronazione sino al dì 5 di novembre, nè volle nel bollore della sua creazione dispensar grazie, dicendo che troppo facile era allora il chiedere e concedere disavvedutamente cose ingiuste, e doversi con maturità accordar le giuste. Siccome questo pontefice era, sopra ogni altra cosa, animato forte per sostenere l'immunità e i privilegii del clero, così poco stette a far valere questo suo spirito contra di varii principi d'Italia. Ma il più strepitoso impegno suo fu quello ch'ei prese contro la repubblica di Venezia, sì per aver ella fatto carcerare un canonico di Vicenza e l'abbate di Nervesa, come ancora per avere rinnovato un antico decreto, che non potessero gli ecclesiastici acquistar da lì innanzi beni stabili, con obbligo, se loro ne fosse lasciato per testamento, di venderli, e finalmente per essere stata proibita la fabbrica di nuove chiese senza licenza del senato. Per questo concepì gran fuoco il pontefice, e nel dicembre spedì un breve aldoge Marino Grimanicon intimazione di scomunica, se non si rivocavano quelle leggi, e non si consegnavano quei prigioni al nunzio Mattei. Presentò esso nunzio nel dì di Natale dell'anno presente questo breve ai consiglieri, giacchè il doge suddetto si trovava agli estremi di sua vita; e in fatti cessò di vivere in quello stesso giorno. Fu poscia eletto doge in suo luogo nel dì 10 di gennaio dell'anno seguenteLeonardo Donato.

Battaglia fu in quest'anno fra le armate navali spagnuola ed olandese verso Cales colla peggio della prima. In Fiandra, dove militavano il principe diAvellino, Francesco Colonna principe di Palestrina, Andrea Acquaviva principe di Caserta, Alessandro del Monte, con altri nobili e soldati d'Italia, si aprì la campagna dai cattolici, e il marcheseAmbrogio Spinolagenerale dell'armi andò a mettere l'assedio ad Oldensee, e poscia a Linghen, ed amendue que' luoghi vennero alla sua ubbidienza. Di là passato a Vactendonch, vi trovò gran resistenza, e seguì anche una calda azione fra i soldati del conte Maurizio e dello Spinola, in cui colto da una cannonata, restò ucciso il conte Trivulzio Milanese, e prigione Niccolò Doria parente dello Spinola. Contuttociò, a forza di mine e di sanguinosi assalti fu parimente quella piazza ridotta alla necessità di rendersi con buoni patti per la guarnigione. Impadronissi lo Spinola anche di Cracove, piccolo sì, ma forte castello. All'incontro, in Ungheria andarono le cose alle peggio. Con un esercito di cinquanta mila combattenti impresero i Turchi l'assedio dell'insigne città di Strigonia. Continuò questo per un mese, sostenendo vigorosamente i cristiani ogni sforzo de' nemici a costo delle loro vite, essendone stati uccisi circa novecento dei più valorosi. Ma accesosi il fuoco nelle case de' soldati per cagion di alcune mine, che scoppiarono, si rallentò la loro difesa, nè altro da lì innanzi si udì, che istanze al comandante di rendere la città. Il perchè venne essa in potere dei nemici nel dì 3 d'ottobre, e ne uscirono salvi circa mille vili difensori cristiani: perdita di gran considerazione per l'imperadore e per la fede di Cristo. Era intanto incoraggito esso Augusto a proseguir la guerra dagli ambasciatori del re di Persia, le cui armi riportarono in questi tempi non lievi vantaggi sopra i Turchi.


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