MDCXLIX

MDCXLIXAnno diCristoMDCXLIX. IndizioneII.Innocenzo Xpapa 6.Ferdinando IIIimperadore 12.Avea fin qui la corte di Francia colle sue armate e co' suoi raggiri tenuta in continui imbrogli l'Europa tutta, e se ne giva superba per aver in più guise indebolita la potenza delle due linee austriache. Di un po' d'umiliazione abbisognava ella, ed appunto cominciò a provarla, perchè l'odio e l'invidia di molti contra delcardinal Mazzarinoproruppe in sedizioni, e finalmente si convertì in una guerra civile. A me non appartiene di dirne di più. Il non potere per questo i Franzesi accudire alle cose d'Italia, e l'essersi per le diserzioni e per le malattie ridotta a poco la loro armata in Lombardia, cagioni furono che il vigilantemarchese di Caracenagiudicò venuto il tempo di mettere in dovereFrancesco I ducadi Modena, che tanto aveva osato contro la corona di Spagna. Pertanto, senza voler aspettar la primavera, sul principio di febbraio mossosi da Cremona con sei mila fanti e tre mila cavalli, ricuperò Casal Maggiore, e, passato il Po, fece un'invasione nello Stato d'esso duca. Giacchè la fortezza di Brescello ben munita non mostrò paura alcuna di lui, s'impadronì di Castelnuovo, Gualtieri e Boretto. Maneggiavasi intantoRanuccio II duca di Parmaper quetar questi rumori, considerandoli per troppo pregiudiciali anche al dominio suo, e riuscì in fine ai suoi ministri di conchiudere la pace fra il Caracena e il duca di Modena. Fu questa sottoscritta nel dì 27 del suddetto mese di febbraio, per cui esso duca rinunziò alla lega co' Franzesi, e promise che ilcardinale Rinaldo d'Estesuo fratello dimetterebbe la protezion della Francia, con fargli sperare gli Spagnuoli una più rilevante ricompensa (fiori che non produssero mai frutti), e con rimettere il duca in grazia e sotto la protezione del re Cattolico. Tornò ancorain Correggio il presidio spagnuolo: condizione che sopra tutto scottò all'Estense. Licenziò esso duca, venuta che fu buona stagione, le truppe franzesi, che s'andarono ad unir coll'altre del Piemonte. Niuna maggior prodezza fece dipoi nell'anno presente il Caracena. Perchè è ben vero ch'egli sorprese nel mese di settembre la terra di Ceva nel Piemonte, e si mise anche all'assedio del castello; ma ritrovato assai duro quell'osso, grande difficoltà de' foraggi fra quelle montagne, e mossa d'armi in soccorso di quella rocca, desistè dall'impresa.Calò nel giugno di quest'anno in ItaliaMaria Annafiglia dell'AugustoFerdinando IIIe dell'imperadrice Mariasorella del re CattolicoFilippo IV, destinata in moglie al medesimo re suo zio. Con pomposa solennità fece ella la sua entrata in Milano, e andò poi ad imbarcarsi al Finale, per passare in Ispagna. In tale occasione il general Pimento, ch'era venuto a riceverla colla flotta spagnuola, spedì gente ad impadronirsi d'Oneglia, marchesato del duca di Savoia nel litorale della Liguria. Ma poco tardò il governator di Villafranca a ripigliarla. Seguirono ancora nell'anno presente le nozze diCarlo II ducadi Mantova conIsabella Chiaraarciduchessa d'Inspruch, sorella dell'arciduca Ferdinando. Questo illustre matrimonio non bastò a guarire quel principe dalla sua dissolutezza di vivere. Non si sapeva intendere perchè il ponteficeInnocenzo X, in tanto bisogno della repubblica veneta per la guerra lagrimevole a lei mossa dai Turchi in Candia, non le prestasse aiuti nell'anno presente, come avea fatto in addietro, e neppure in soccorso di essa inviasse le sue galee. Venne poi a scoprirsi l'arcano. Stava tuttavia sullo stomaco della corte di Roma indigesto il ducato di Castro e Ronciglione, pel cui acquisto s'erano sì inutilmente profusi tanti milioni nella guerra dipapa Urbano VIII. Fra il duca di ParmaRanuccioe i montisti insorgevano sovente delle controversie, perchènon correano i frutti pattuiti; e la protezion del papa non mancava a questi creditori. Furono spediti dalla camera pontificia commessarii colà, per costringere il duca ai dovuti pagamenti; ma vi trovarono i di lui soldati che non intendeano questa canzone, e si opposero; laonde furono costretti a ritornarsene quali erano venuti. Se ne adirò forte il papa, e fu creduto che ilcardinal Pancirolisegretario di Stato, edonna Olimpiacognata del papa, siccome nemici del duca, attizzassero maggiormente il fuoco. Facevansi perciò dei preparamenti per passare a maggior rottura; ma interposti gli uffizii del gran ducaFerdinando IIe delcardinale Albornoz, si sarebbe verisimilmente trovato temperamento, se un atto bestiale de' ministri del duca, oppure di un solo di essi, non avesse condotto al precipizio le cose.Era stato eletto dal papa e consecrato vescovo di CastroCristoforo Giarda. Contuttochè fosse detto all'orecchio a questo prelato che Ranuccio nol volea nei suoi Stati, pure, affidato dalla sua dignità, e, come si può credere, spinto anche da Roma, colà s'inviò. Per istrada da alquanti sicarii fu a lui tolta la vita, e la colpa di questo orrido e sacrilego misfatto fondatamente si rovesciò sopra il duca di Parma. Non istette più allora a segno il papa, e spedì tosto il conte Davide Vidman e Girolamo Gabrielli con alcune migliaia di armati a cignere Castro di assedio. A questo avviso anche il duca di Parma si diede a far leva di gente; e figurandosi di poter distogliere da quella impresa il papa, principe che non amava molto di spendere, appena ebbe formato un picciolo corpo d'armata, che l'inviò alla volta dello Stato pontificio, con ordine di pagar tutto, e di non inferir molestia a chicchessia. Alla testa di questi bravi combattenti marciava il marchese Gaufrido di nazion franzese, uomo di bassissima condizione, che preso al servigio in qualità di maestro della lingua franzese dal fuduca Odoardo, talmente s'eraavanzato nella grazia di lui e del figlio Ranuccio, che facea la figura di primo ministro in quella corte. Costui dovea saper tutti i mestieri, e volle darsi a conoscere anche per valoroso condottier d'armi. La disgrazia portò che giunto sul Bolognese a San Pietro in Casale, ivi trovò il marchese Luigi Mattei spedito con gente dal pontefice, ed assistito da molta nobiltà bolognese e ferrarese, che colla strage di non pochi il mise in rotta, e fecelo tornare pien di vergogna a Parma. Della lontananza di lui e della sua sfortuna si prevalse intanto chi l'odiava per iscreditarlo presso il duca Ranuccio, esagerando spezialmente che da lui solo era proceduto l'ammazzamento del vescovo. Fu dunque il Gaufrido immantinente cacciato in prigione e processato, e si trovarono tali i suoi reati (se veri o falsi, nol so) che perdè la vita e quanti beni aveva accumulato, cioè, per quanto fu creduto, di un valsente di quattrocento mila scudi, rimasero applicati al fisco. Sperò ancora Ranuccio di potere, col gastigo di costui, placare il papa. Ma questi, dappoichè Castro, vinto dalla fame, fu costretto e rendersi, ordinò che si demolisse del pari la fortezza, e quante chiese, conventi e case ivi si contavano, che tutte furono uguagliate al suolo, con essersi ivi alzata una sola colonna, dove era scritto: QUI FU CASTRO. La sedia episcopale venne trasferita ad Acquapendente. Perchè il duca di Parma mancava di forze per reggere a quel contrasto, anzi si facea correre voce che l'armi pontificie intendeano di passare sul Parmigiano, si appigliò al consiglio de' saggi, e si accordò colla camera apostolica, cedendole Castro e Ronciglione, con riserbarsi la facoltà di ricuperar quello Stato, pagando i debiti, de' quali intanto essa camera si caricò.Famoso fu quest'anno per avere l'iniquo Cromuele e i fanatici parlamentarii condottoCarlo I Stuardo red'Inghilterra a lasciare il capo sopra un pubblico palco in Londra: iniquità detestata dall'Europatutta. In Venezia, all'incontro, si fece gran festa per una vittoria riportata da Jacopo da Riva contro l'armata navale de' Turchi. Ancorchè questa si trovasse numerosa di settantadue galee, dieci maone ed undici vascelli, e si fosse ricoverata nel porto di Focchie, il da Riva nel dì 6 di maggio animosamente colle navi venete, fra le quali erano alquanti vascelli olandesi, andò ad assalirla. Attaccarono i Veneti il fuoco ai legni nemici, tredici dei quali rimasero incendiati; e se il vento non si voltava, anche il resto andava a perire. In mano de' Veneziani vennero una nave turchesca, una galeazza e una galea sottile. Più di quattro mila Turchi fra soldati e marinari fu creduto che perdessero ivi la vita. Il Valiero nondimeno lascia intendere che tal vittoria troppo fu amplificata, e riuscì più di nome che di fatti. Tali prodezze bensì fecero in quest'anno i difensori della città di Candia, che i Turchi slargarono quell'assedio, ritirandosi ai primi alloggiamenti; ma non cessarono per questo i combattimenti in quelle parti. Nel dicembre un'utile costituzione fu pubblicata dapapa Innocenzo X, in cui comandò che si desse nota fedele di tutti i monisteri e conventi dell'Italia, delle loro rendite e del numero dei religiosi ivi abitanti, proibendo intanto il vestire nuovi religiosi. Questo era un preliminare della santa intenzione del pontefice di abolir tutti i conventi, dove pel poco numero dei convittori non si potea conservar la regolar disciplina.

Avea fin qui la corte di Francia colle sue armate e co' suoi raggiri tenuta in continui imbrogli l'Europa tutta, e se ne giva superba per aver in più guise indebolita la potenza delle due linee austriache. Di un po' d'umiliazione abbisognava ella, ed appunto cominciò a provarla, perchè l'odio e l'invidia di molti contra delcardinal Mazzarinoproruppe in sedizioni, e finalmente si convertì in una guerra civile. A me non appartiene di dirne di più. Il non potere per questo i Franzesi accudire alle cose d'Italia, e l'essersi per le diserzioni e per le malattie ridotta a poco la loro armata in Lombardia, cagioni furono che il vigilantemarchese di Caracenagiudicò venuto il tempo di mettere in dovereFrancesco I ducadi Modena, che tanto aveva osato contro la corona di Spagna. Pertanto, senza voler aspettar la primavera, sul principio di febbraio mossosi da Cremona con sei mila fanti e tre mila cavalli, ricuperò Casal Maggiore, e, passato il Po, fece un'invasione nello Stato d'esso duca. Giacchè la fortezza di Brescello ben munita non mostrò paura alcuna di lui, s'impadronì di Castelnuovo, Gualtieri e Boretto. Maneggiavasi intantoRanuccio II duca di Parmaper quetar questi rumori, considerandoli per troppo pregiudiciali anche al dominio suo, e riuscì in fine ai suoi ministri di conchiudere la pace fra il Caracena e il duca di Modena. Fu questa sottoscritta nel dì 27 del suddetto mese di febbraio, per cui esso duca rinunziò alla lega co' Franzesi, e promise che ilcardinale Rinaldo d'Estesuo fratello dimetterebbe la protezion della Francia, con fargli sperare gli Spagnuoli una più rilevante ricompensa (fiori che non produssero mai frutti), e con rimettere il duca in grazia e sotto la protezione del re Cattolico. Tornò ancorain Correggio il presidio spagnuolo: condizione che sopra tutto scottò all'Estense. Licenziò esso duca, venuta che fu buona stagione, le truppe franzesi, che s'andarono ad unir coll'altre del Piemonte. Niuna maggior prodezza fece dipoi nell'anno presente il Caracena. Perchè è ben vero ch'egli sorprese nel mese di settembre la terra di Ceva nel Piemonte, e si mise anche all'assedio del castello; ma ritrovato assai duro quell'osso, grande difficoltà de' foraggi fra quelle montagne, e mossa d'armi in soccorso di quella rocca, desistè dall'impresa.

Calò nel giugno di quest'anno in ItaliaMaria Annafiglia dell'AugustoFerdinando IIIe dell'imperadrice Mariasorella del re CattolicoFilippo IV, destinata in moglie al medesimo re suo zio. Con pomposa solennità fece ella la sua entrata in Milano, e andò poi ad imbarcarsi al Finale, per passare in Ispagna. In tale occasione il general Pimento, ch'era venuto a riceverla colla flotta spagnuola, spedì gente ad impadronirsi d'Oneglia, marchesato del duca di Savoia nel litorale della Liguria. Ma poco tardò il governator di Villafranca a ripigliarla. Seguirono ancora nell'anno presente le nozze diCarlo II ducadi Mantova conIsabella Chiaraarciduchessa d'Inspruch, sorella dell'arciduca Ferdinando. Questo illustre matrimonio non bastò a guarire quel principe dalla sua dissolutezza di vivere. Non si sapeva intendere perchè il ponteficeInnocenzo X, in tanto bisogno della repubblica veneta per la guerra lagrimevole a lei mossa dai Turchi in Candia, non le prestasse aiuti nell'anno presente, come avea fatto in addietro, e neppure in soccorso di essa inviasse le sue galee. Venne poi a scoprirsi l'arcano. Stava tuttavia sullo stomaco della corte di Roma indigesto il ducato di Castro e Ronciglione, pel cui acquisto s'erano sì inutilmente profusi tanti milioni nella guerra dipapa Urbano VIII. Fra il duca di ParmaRanuccioe i montisti insorgevano sovente delle controversie, perchènon correano i frutti pattuiti; e la protezion del papa non mancava a questi creditori. Furono spediti dalla camera pontificia commessarii colà, per costringere il duca ai dovuti pagamenti; ma vi trovarono i di lui soldati che non intendeano questa canzone, e si opposero; laonde furono costretti a ritornarsene quali erano venuti. Se ne adirò forte il papa, e fu creduto che ilcardinal Pancirolisegretario di Stato, edonna Olimpiacognata del papa, siccome nemici del duca, attizzassero maggiormente il fuoco. Facevansi perciò dei preparamenti per passare a maggior rottura; ma interposti gli uffizii del gran ducaFerdinando IIe delcardinale Albornoz, si sarebbe verisimilmente trovato temperamento, se un atto bestiale de' ministri del duca, oppure di un solo di essi, non avesse condotto al precipizio le cose.

Era stato eletto dal papa e consecrato vescovo di CastroCristoforo Giarda. Contuttochè fosse detto all'orecchio a questo prelato che Ranuccio nol volea nei suoi Stati, pure, affidato dalla sua dignità, e, come si può credere, spinto anche da Roma, colà s'inviò. Per istrada da alquanti sicarii fu a lui tolta la vita, e la colpa di questo orrido e sacrilego misfatto fondatamente si rovesciò sopra il duca di Parma. Non istette più allora a segno il papa, e spedì tosto il conte Davide Vidman e Girolamo Gabrielli con alcune migliaia di armati a cignere Castro di assedio. A questo avviso anche il duca di Parma si diede a far leva di gente; e figurandosi di poter distogliere da quella impresa il papa, principe che non amava molto di spendere, appena ebbe formato un picciolo corpo d'armata, che l'inviò alla volta dello Stato pontificio, con ordine di pagar tutto, e di non inferir molestia a chicchessia. Alla testa di questi bravi combattenti marciava il marchese Gaufrido di nazion franzese, uomo di bassissima condizione, che preso al servigio in qualità di maestro della lingua franzese dal fuduca Odoardo, talmente s'eraavanzato nella grazia di lui e del figlio Ranuccio, che facea la figura di primo ministro in quella corte. Costui dovea saper tutti i mestieri, e volle darsi a conoscere anche per valoroso condottier d'armi. La disgrazia portò che giunto sul Bolognese a San Pietro in Casale, ivi trovò il marchese Luigi Mattei spedito con gente dal pontefice, ed assistito da molta nobiltà bolognese e ferrarese, che colla strage di non pochi il mise in rotta, e fecelo tornare pien di vergogna a Parma. Della lontananza di lui e della sua sfortuna si prevalse intanto chi l'odiava per iscreditarlo presso il duca Ranuccio, esagerando spezialmente che da lui solo era proceduto l'ammazzamento del vescovo. Fu dunque il Gaufrido immantinente cacciato in prigione e processato, e si trovarono tali i suoi reati (se veri o falsi, nol so) che perdè la vita e quanti beni aveva accumulato, cioè, per quanto fu creduto, di un valsente di quattrocento mila scudi, rimasero applicati al fisco. Sperò ancora Ranuccio di potere, col gastigo di costui, placare il papa. Ma questi, dappoichè Castro, vinto dalla fame, fu costretto e rendersi, ordinò che si demolisse del pari la fortezza, e quante chiese, conventi e case ivi si contavano, che tutte furono uguagliate al suolo, con essersi ivi alzata una sola colonna, dove era scritto: QUI FU CASTRO. La sedia episcopale venne trasferita ad Acquapendente. Perchè il duca di Parma mancava di forze per reggere a quel contrasto, anzi si facea correre voce che l'armi pontificie intendeano di passare sul Parmigiano, si appigliò al consiglio de' saggi, e si accordò colla camera apostolica, cedendole Castro e Ronciglione, con riserbarsi la facoltà di ricuperar quello Stato, pagando i debiti, de' quali intanto essa camera si caricò.

Famoso fu quest'anno per avere l'iniquo Cromuele e i fanatici parlamentarii condottoCarlo I Stuardo red'Inghilterra a lasciare il capo sopra un pubblico palco in Londra: iniquità detestata dall'Europatutta. In Venezia, all'incontro, si fece gran festa per una vittoria riportata da Jacopo da Riva contro l'armata navale de' Turchi. Ancorchè questa si trovasse numerosa di settantadue galee, dieci maone ed undici vascelli, e si fosse ricoverata nel porto di Focchie, il da Riva nel dì 6 di maggio animosamente colle navi venete, fra le quali erano alquanti vascelli olandesi, andò ad assalirla. Attaccarono i Veneti il fuoco ai legni nemici, tredici dei quali rimasero incendiati; e se il vento non si voltava, anche il resto andava a perire. In mano de' Veneziani vennero una nave turchesca, una galeazza e una galea sottile. Più di quattro mila Turchi fra soldati e marinari fu creduto che perdessero ivi la vita. Il Valiero nondimeno lascia intendere che tal vittoria troppo fu amplificata, e riuscì più di nome che di fatti. Tali prodezze bensì fecero in quest'anno i difensori della città di Candia, che i Turchi slargarono quell'assedio, ritirandosi ai primi alloggiamenti; ma non cessarono per questo i combattimenti in quelle parti. Nel dicembre un'utile costituzione fu pubblicata dapapa Innocenzo X, in cui comandò che si desse nota fedele di tutti i monisteri e conventi dell'Italia, delle loro rendite e del numero dei religiosi ivi abitanti, proibendo intanto il vestire nuovi religiosi. Questo era un preliminare della santa intenzione del pontefice di abolir tutti i conventi, dove pel poco numero dei convittori non si potea conservar la regolar disciplina.


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