MDCXXIIIAnno diCristoMDCXXIII. IndizioneVI.Urbano VIIIpapa 1.Ferdinando IIimperadore 5.Avea il duca di Baviera Massimiliano nella guerra mossa contro Federigo elettor palatino, siccome dicemmo, fatto l'acquisto d'Eidelberga e di tutto il Palatinato inferiore. In essa città si trovava un'insigne biblioteca di antichi codici scritti a mano, ebraici, greci, latini e d'altre lingue, raccolti, per quanto fu divolgato, da tutti i monisterii di quella provincia, introdotta che vi fu l'eresia. Attento il pontefice Gregorio a profittar anch'egli dell'altrui naufragio, sì per qualche ricompensa de' sussidii prestati al duca in quell'impresa, come ancora per la pretensione che appartenesse alla santa Sede quel tesoro di manuscritti, come spoglio di luoghi sacri, fece gagliarde istanze di ottenerli, e il duca vi condiscese. Scrivono alcuni che la persona inviata dal papa ad Eidelberga per trasportar que' codici a Roma, a cagion della poca sua accortezza, lasciò sfiorar quella sì riguardevole libreria, essendone stati asportati i codici migliori. Non pochi certamente se ne trovano nella imperiale biblioteca di Vienna. Di poca attenzione per questo fu accusato Leone Allacci, uomo di gran credito per la sua erudizione e per tanti libri dati alla luce, giacchè a lui fu appoggiata l'incombenza suddetta. Non cessavano intanto i maneggi della repubblica veneta e del duca di Savoia alla corte del re Cristianissimo, per trarre dalle mani degli Austriaci laValtellina, e gli altri paesi occupati nella Rhetia. E perchè si scorgeva troppo manifesto l'artificio degli Spagnuoli di dar sempre belle parole, senza mai venire ai fatti, finalmente sul principio di febbraio fu conchiuso a Parigi di adoperar mezzi più forti per terminar questa briga. Si stabilì dunque una lega delre Lodovico XIII, dellarepubblica venetae delducasuddetto, affin di obbligare tanto ilre Cattolicoche l'arciduca Leopoldoa rimettere in pristino le cose de' Grigioni, salva sempre nella Valtellina la religione cattolica. Non sembra che la corte di Francia nudrisse vera voglia d'impiegar le sue armi in questo litigio, e fu piuttosto creduto che il solo strepito della formata confederazione metterebbe il cervello a partito agli Austriaci, siccome appunto avvenne. Era già stato altre volte messo in campo il partito di consegnare in deposito al papa tutte le fortezze occupate o fabbricate dagli Austriaci nella Rhetia e Valtellina, acciocchè la santità sua le guernisse con presidio suo proprio, e tenesse quel paese finchè fosse assicurato il punto della religione d'essa Valtellina per l'avvenire. Ora ilre Filippo IVnel dì 17 del suddetto febbraio spedì l'ordine che si dovesse far la consegna d'esse fortezze, forse lusingato dalla speranza di far anche buon mercato col mezzo d'un pontefice, in cui non si potea presumere molta inclinazione ai Grigioni seguaci dell'eresia. Ripugnavano a questo impegno i cardinali per timore che entrasse in un labirinto la dignità della santa Sede, stante non poter ella trattare con essi Grigioni, e il rischio di disgustar infine alcuna delle potenze interessate. Ma i nipoti del papa, siccome pensionarii della Spagna, col forte motivo di risparmiare una guerra all'Italia e di poter meglio accudire agl'interessi della religione nella Valtellina, trassero la santità sua ad accettare il deposito. Pertanto nel mese di maggio spedì il ponteficedon Orazio Ludovisiosuo fratello, creato sui primi giorni del di lui pontificato generaledella Chiesa, e poscia divenuto duca di Fiano, che con cinquecento cavalli e mille e cinquecento fanti nel dì 6 di giugno prese il possesso dei forti della Valtellina, e dopo molti contrasti anche di Chiavenna e della Riva. Nel qual tempo l'arciduca Leopoldo ritirò il presidio da altri luoghi della Rhetia: con che per ora si tolsero i semi di una grave perturbazione alla Lombardia; e tutti i negoziati per tal pendenza si ridussero alla corte di Roma, giacchè a lei era rimessa la deliberazione di questo affare.Perchè il papa dopo il deposito parve che non si affrettasse, come bramavano i Franzesi, a sentenziare sulla Valtellina, e andava prolungando i negoziati, non mancò gente maliziosa che sognò in lui inclinazione a ritener quel dominio per la Chiesa romana, o a trasferirlo ne' suoi nipoti. Ma a questi lunarii e sospetti mise fine la morte che nel dì 8 di luglio rapì alla terra essoGregorio XVpontefice degno di più lunga vita, e glorioso per non avere ommessa diligenza veruna per sostenere la religion cattolica in Germania, e la quiete in Italia. Neppur egli dimenticò di arricchire, per quanto potè, la propria casa, ma con onesti mezzi. Impetrò specialmente dal re Cattolico che si maritasse con un suo nipote l'unica figlia ed erede del principe di Venosa, che portò in dote un'annua rendita di quaranta mila ducati in tanti feudi del regno di Napoli. Nè poco contribuì a questo ingrandimento ilcardinale Lodovico Ludovisionipote, il quale, per risparmiare al pontefice zio le brighe spinose del governo, le assunse egli, lasciando che il papa si divertisse in ascoltar le accademie istituite da lui nel palazzo, alle quali interveniva con piacere, siccome persona dottissima e amante dei professori delle lettere. Questo cardinal padrone nondimeno riportò lode d'aver esercitata la giustizia, e mantenuta l'abbondanza de' viveri e grani in Roma, in tempi di notabil carestia, ed esercitata in varie maniere la sua pietà e la sua carità verso de' poveri.Acquistò poi la casa Ludovisia l'insigne principato di Piombino, che ultimamente, per mancanza della medesima, è ricaduto col mezzo della madre Ludovisia indonGaetano Boncompagnoduca di Sora. Avea il pontefice Gregorio pubblicato nell'anno 1621 due riguardevoli costituzioni intorno all'elezione de' romani pontefici, che anche oggidì servono di norma ai conclavi per procedere con voti segreti in quel delicato impiego. Adunato pertanto il sacro collegio, concorsero nel dì 6 d'agosto i concordi voti, dove meno inclinava l'opinion dei politici e dei curiosi, cioè nella personadel cardinal Maffeo Barberinodi patria Fiorentino, non senza stupore di chiunque mirava caduta la sacra tiara in un personaggio di età di soli cinquantacinque anni e di complessione molto robusta, con rimaner troncate le speranze ai vecchi cardinali di giugnere a maneggiar le chiavi di san Pietro. Era questo porporato uomo di amenissimo ingegno, ed eccellente massimamente nelle lettere umane, ed assai versato negli affari di Stato, per gl'impieghi importanti da lui sostenuti con gran decoro in addietro. Prese egli il nome diUrbano VIII; e contuttochè nelle prime apparisse in lui disposizione a farla da padre comune senza veruna parzialità, pure tardò poco a trapelare in lui non lieve inclinazione alla Francia, ed unione con chi sofferiva mal volentieri la prepotenza de' ministri spagnuoli. Trovossi ben tosto il nuovo pontefice in molte angustie a ragion dell'impegno preso dall'antecessore della Valtellina; giacchè, disputandosi a chi dovesse toccare il mantenimento di que' presidii, ne voleano per onore tutto il peso gli Spagnuoli, mentre all'incontro pretendeano anche i Franzesi per loro decoro concorrere alla metà della spesa; e intanto, senza mai accordarsi, venne a restar quella milizia tutta a carico della sola camera apostolica. Fioccavano poi le istanze di Francia, Venezia e Savoia, per ultimar questo affare, e il papa non ne trovava la via, per nontirarsi addosso il disgusto della corte di Madrid. Però con varii dibattimenti, ma senza conclusione alcuna intorno a quegli affari, passò l'anno presente. Merito grande s'era acquistato coll'imperadorFerdinando IIil cattolico duca di BavieraMassimilianopel suo valore in avere restituito alla casa d'Austria il regno della ribellata Boemia, ed avere atterrato l'eretico palatinoFederigo, tuttochè della propria casa. Volle l'Augusto signore premiarlo, e compensarlo ancora per le immense spese fatte in difesa sua; e però, oltre all'avergli dato il dominio del Palatinato superiore, trasferì eziandio in lui nel dì 25 di febbraio la dignità elettorale, tolta già al ducaGian-Federigosuo antenato dall'imperador Carlo V. A tal disposizione gran contrasto fecero alquanti principi, e massimamente i protestanti; ma infine ebbe adempimento la cesarea volontà, con singolar approvazione della corte di Roma. Pagò nel dì 12 d'agosto dell'anno presente il tributo della mortalitàAntonio Priulidoge di Venezia, e in luogo suo fu elettoFrancesco Contarino. Venne parimente a morteFederigo della Rovereprincipe d'Urbino, unico figlio diFrancesco Maria ducadi quelle contrade; nè del suo matrimonio conClaudia de Medicifiglia diFerdinando I gran ducadi Toscana (la qual poscia passò alle seconde nozze coll'arciduca Leopoldo) altra prole restò che una picciola principessa per nomeVittoria. E perciocchè non v'era apparenza che il vecchio duca potesse più avere successione legittima maschile, la corte di Roma cominciò tosto ad adocchiar quel ducato, come Stato vicino a ricadere alla camera apostolica, e a far preparamenti per assicurarsene in avvenire il dominio.
Avea il duca di Baviera Massimiliano nella guerra mossa contro Federigo elettor palatino, siccome dicemmo, fatto l'acquisto d'Eidelberga e di tutto il Palatinato inferiore. In essa città si trovava un'insigne biblioteca di antichi codici scritti a mano, ebraici, greci, latini e d'altre lingue, raccolti, per quanto fu divolgato, da tutti i monisterii di quella provincia, introdotta che vi fu l'eresia. Attento il pontefice Gregorio a profittar anch'egli dell'altrui naufragio, sì per qualche ricompensa de' sussidii prestati al duca in quell'impresa, come ancora per la pretensione che appartenesse alla santa Sede quel tesoro di manuscritti, come spoglio di luoghi sacri, fece gagliarde istanze di ottenerli, e il duca vi condiscese. Scrivono alcuni che la persona inviata dal papa ad Eidelberga per trasportar que' codici a Roma, a cagion della poca sua accortezza, lasciò sfiorar quella sì riguardevole libreria, essendone stati asportati i codici migliori. Non pochi certamente se ne trovano nella imperiale biblioteca di Vienna. Di poca attenzione per questo fu accusato Leone Allacci, uomo di gran credito per la sua erudizione e per tanti libri dati alla luce, giacchè a lui fu appoggiata l'incombenza suddetta. Non cessavano intanto i maneggi della repubblica veneta e del duca di Savoia alla corte del re Cristianissimo, per trarre dalle mani degli Austriaci laValtellina, e gli altri paesi occupati nella Rhetia. E perchè si scorgeva troppo manifesto l'artificio degli Spagnuoli di dar sempre belle parole, senza mai venire ai fatti, finalmente sul principio di febbraio fu conchiuso a Parigi di adoperar mezzi più forti per terminar questa briga. Si stabilì dunque una lega delre Lodovico XIII, dellarepubblica venetae delducasuddetto, affin di obbligare tanto ilre Cattolicoche l'arciduca Leopoldoa rimettere in pristino le cose de' Grigioni, salva sempre nella Valtellina la religione cattolica. Non sembra che la corte di Francia nudrisse vera voglia d'impiegar le sue armi in questo litigio, e fu piuttosto creduto che il solo strepito della formata confederazione metterebbe il cervello a partito agli Austriaci, siccome appunto avvenne. Era già stato altre volte messo in campo il partito di consegnare in deposito al papa tutte le fortezze occupate o fabbricate dagli Austriaci nella Rhetia e Valtellina, acciocchè la santità sua le guernisse con presidio suo proprio, e tenesse quel paese finchè fosse assicurato il punto della religione d'essa Valtellina per l'avvenire. Ora ilre Filippo IVnel dì 17 del suddetto febbraio spedì l'ordine che si dovesse far la consegna d'esse fortezze, forse lusingato dalla speranza di far anche buon mercato col mezzo d'un pontefice, in cui non si potea presumere molta inclinazione ai Grigioni seguaci dell'eresia. Ripugnavano a questo impegno i cardinali per timore che entrasse in un labirinto la dignità della santa Sede, stante non poter ella trattare con essi Grigioni, e il rischio di disgustar infine alcuna delle potenze interessate. Ma i nipoti del papa, siccome pensionarii della Spagna, col forte motivo di risparmiare una guerra all'Italia e di poter meglio accudire agl'interessi della religione nella Valtellina, trassero la santità sua ad accettare il deposito. Pertanto nel mese di maggio spedì il ponteficedon Orazio Ludovisiosuo fratello, creato sui primi giorni del di lui pontificato generaledella Chiesa, e poscia divenuto duca di Fiano, che con cinquecento cavalli e mille e cinquecento fanti nel dì 6 di giugno prese il possesso dei forti della Valtellina, e dopo molti contrasti anche di Chiavenna e della Riva. Nel qual tempo l'arciduca Leopoldo ritirò il presidio da altri luoghi della Rhetia: con che per ora si tolsero i semi di una grave perturbazione alla Lombardia; e tutti i negoziati per tal pendenza si ridussero alla corte di Roma, giacchè a lei era rimessa la deliberazione di questo affare.
Perchè il papa dopo il deposito parve che non si affrettasse, come bramavano i Franzesi, a sentenziare sulla Valtellina, e andava prolungando i negoziati, non mancò gente maliziosa che sognò in lui inclinazione a ritener quel dominio per la Chiesa romana, o a trasferirlo ne' suoi nipoti. Ma a questi lunarii e sospetti mise fine la morte che nel dì 8 di luglio rapì alla terra essoGregorio XVpontefice degno di più lunga vita, e glorioso per non avere ommessa diligenza veruna per sostenere la religion cattolica in Germania, e la quiete in Italia. Neppur egli dimenticò di arricchire, per quanto potè, la propria casa, ma con onesti mezzi. Impetrò specialmente dal re Cattolico che si maritasse con un suo nipote l'unica figlia ed erede del principe di Venosa, che portò in dote un'annua rendita di quaranta mila ducati in tanti feudi del regno di Napoli. Nè poco contribuì a questo ingrandimento ilcardinale Lodovico Ludovisionipote, il quale, per risparmiare al pontefice zio le brighe spinose del governo, le assunse egli, lasciando che il papa si divertisse in ascoltar le accademie istituite da lui nel palazzo, alle quali interveniva con piacere, siccome persona dottissima e amante dei professori delle lettere. Questo cardinal padrone nondimeno riportò lode d'aver esercitata la giustizia, e mantenuta l'abbondanza de' viveri e grani in Roma, in tempi di notabil carestia, ed esercitata in varie maniere la sua pietà e la sua carità verso de' poveri.Acquistò poi la casa Ludovisia l'insigne principato di Piombino, che ultimamente, per mancanza della medesima, è ricaduto col mezzo della madre Ludovisia indonGaetano Boncompagnoduca di Sora. Avea il pontefice Gregorio pubblicato nell'anno 1621 due riguardevoli costituzioni intorno all'elezione de' romani pontefici, che anche oggidì servono di norma ai conclavi per procedere con voti segreti in quel delicato impiego. Adunato pertanto il sacro collegio, concorsero nel dì 6 d'agosto i concordi voti, dove meno inclinava l'opinion dei politici e dei curiosi, cioè nella personadel cardinal Maffeo Barberinodi patria Fiorentino, non senza stupore di chiunque mirava caduta la sacra tiara in un personaggio di età di soli cinquantacinque anni e di complessione molto robusta, con rimaner troncate le speranze ai vecchi cardinali di giugnere a maneggiar le chiavi di san Pietro. Era questo porporato uomo di amenissimo ingegno, ed eccellente massimamente nelle lettere umane, ed assai versato negli affari di Stato, per gl'impieghi importanti da lui sostenuti con gran decoro in addietro. Prese egli il nome diUrbano VIII; e contuttochè nelle prime apparisse in lui disposizione a farla da padre comune senza veruna parzialità, pure tardò poco a trapelare in lui non lieve inclinazione alla Francia, ed unione con chi sofferiva mal volentieri la prepotenza de' ministri spagnuoli. Trovossi ben tosto il nuovo pontefice in molte angustie a ragion dell'impegno preso dall'antecessore della Valtellina; giacchè, disputandosi a chi dovesse toccare il mantenimento di que' presidii, ne voleano per onore tutto il peso gli Spagnuoli, mentre all'incontro pretendeano anche i Franzesi per loro decoro concorrere alla metà della spesa; e intanto, senza mai accordarsi, venne a restar quella milizia tutta a carico della sola camera apostolica. Fioccavano poi le istanze di Francia, Venezia e Savoia, per ultimar questo affare, e il papa non ne trovava la via, per nontirarsi addosso il disgusto della corte di Madrid. Però con varii dibattimenti, ma senza conclusione alcuna intorno a quegli affari, passò l'anno presente. Merito grande s'era acquistato coll'imperadorFerdinando IIil cattolico duca di BavieraMassimilianopel suo valore in avere restituito alla casa d'Austria il regno della ribellata Boemia, ed avere atterrato l'eretico palatinoFederigo, tuttochè della propria casa. Volle l'Augusto signore premiarlo, e compensarlo ancora per le immense spese fatte in difesa sua; e però, oltre all'avergli dato il dominio del Palatinato superiore, trasferì eziandio in lui nel dì 25 di febbraio la dignità elettorale, tolta già al ducaGian-Federigosuo antenato dall'imperador Carlo V. A tal disposizione gran contrasto fecero alquanti principi, e massimamente i protestanti; ma infine ebbe adempimento la cesarea volontà, con singolar approvazione della corte di Roma. Pagò nel dì 12 d'agosto dell'anno presente il tributo della mortalitàAntonio Priulidoge di Venezia, e in luogo suo fu elettoFrancesco Contarino. Venne parimente a morteFederigo della Rovereprincipe d'Urbino, unico figlio diFrancesco Maria ducadi quelle contrade; nè del suo matrimonio conClaudia de Medicifiglia diFerdinando I gran ducadi Toscana (la qual poscia passò alle seconde nozze coll'arciduca Leopoldo) altra prole restò che una picciola principessa per nomeVittoria. E perciocchè non v'era apparenza che il vecchio duca potesse più avere successione legittima maschile, la corte di Roma cominciò tosto ad adocchiar quel ducato, come Stato vicino a ricadere alla camera apostolica, e a far preparamenti per assicurarsene in avvenire il dominio.