MDLIVAnno diCristoMDLIV. IndizioneXII.Giulio IIIpapa 5.Carlo Vimperadore 36.Principe di somma avvedutezza s'era fin qui fatto conoscereCosimo de Medici ducadi Firenze; ma specialmente in questo anno diede gran prova del suo coraggio coll'imprendere guerra aperta contro di Siena, da cui s'era saggiamente astenuto in addietro al vedere sì contrabbilanciate le forze franzesi colle imperiali. S'era egli segretamente tenuto sempre forte nel partito di Cesare, benchè per altra parte praticasse molte finezze coi ministri della Francia. Ma dacchè si venne a scoprire (a cagion della congiura dell'anno precedente, vera o pretesa che fosse) troppo congiunto di massime in favore di Cesare, s'avvide egli tosto del mal animo conceputo contro di lui dai Franzesi. E tanto più, perchè ilre Arrigo, invece del Termes, passato in Corsica, avea spedito a Siena per comandante delle sue armiPietro StrozziFiorentino fuoruscito, persona di gran credito nell'arte della guerra, ed insieme il maggior nemico che s'avesse la casa de Medici. Nè durò fatica ad accorgersi che il medesimo Strozzi macchinava contra dei suoi Stati. Però animosamente determinò di voler egli piuttosto far guerra a' Sanesi, che di aspettarla in casa sua. Intorno a ciò s'intese prima coll'imperador Carlo V, il quale (tanta era la sua ansietà di veder cacciati dalla Toscana i Franzesi) non solamente consentì a concedergli il dominio di Siena, se gli riusciva di conquistarla, ma gli promise anche soccorsi. Che l'imperador nondimeno promettesse allora quella città al duca, se ne può fondatamente dubitare. Similmente si assicurò Cosimo dipapa Giulio, col promettere in moglie la terza sua figliaIsabellaa Fabiano di lui nipote, a cui assegnò in feudo Monte San Sovino con titolo di marchese. Non essendosi poi effettuate queste nozze vivente il papa,molto meno si effettuarono dopo la sua morte. Corse anche voce ch'esso pontefice concorresse alle spese di quella guerra con quindici mila scudi il mese. Ciò poi che accresceva la speranza al duca Cosimo, era l'osservare in tale stato il re di Francia per la gran guerra sua coll'imperadore e coi Genovesi, che non gli resterebbe voglia nè potere di accudire alle cose della Toscana. Gli avea dianzi l'Augusto monarca inviato per general di milizieGian-Giacomo de Medicimarchese di Marignano, il più astuto uomo che si trovasse nel mestier della guerra. Alla testa e al valore di costui il duca appoggiò l'esecuzione dei disegni stabiliti fra loro. Era il mese di gennaio, e in Siena si stava in allegria e senza buona guardia, perchè senza sospetto di aver per nemico il duca di Firenze. E molto meno ne sospettava ilcardinal di Ferrara, con cui fin qui l'accorto duca avea mantenuta una mirabil confidenza ed amicizia. Ora Cosimo, dopo aver tenute per quattro giorni chiuse le porte di Firenze, Pisa, Arezzo e Volterra, e fatto intanto segretamente raunare e marciare tanto le fanterie da soldo che le bande forensi, nella notte precedente al dì 29 di gennaio (il Sardi ha la notte del dì 26) con gran copia di scale si presentò egli col marchese di Marignano ad un forte già fabbricato dai Franzesi fuori della porta di Siena, chiamata di Camollia; e trovatolo mal custodito da quaranta soldati, che furono tosto fatti prigioni, se ne impadronì. Gran rumore, gran timore di tradimenti si svegliò in Siena; ma, chiarito ch'entro la città non v'erano mali umori, si attese dipoi alla difesa, e maggiormente si assicurò ed animò quel popolo al comparire di Pietro Strozzi, che non era in Siena quando accadde la novità suddetta.Allora il duca Cosimo, cavatasi affatto la maschera, dichiarò la guerra a Siena e a' Franzesi; diede ampia facoltà, anzi ordine a tutti i suoi popoli di procedere a' danni de' Sanesi: nel che fuegli ben servito. Prese al suo soldo da varie parti quante soldatesche potè, e, se vogliamo stare al Segni, formò un esercito di ventiquattro mila fanti tra Italiani, Spagnuoli e Tedeschi, e mille cavalli. Asprissima guerra si fece dipoi, non già di combattimenti fra i soldati, ma di desolazione agl'innocenti contadini, ed anche con impiccarne e con violare le donne. Contuttociò nella notte precedente al venerdì santo, Ascanio della Cornia e Ridolfo Baglione con tre mila fanti e quattrocento cavalli andando per sorprendere Chiusi, dove aveano un trattato, ma doppio, furono disfatti i Franzesi, restando il primo con altri mille e cinquecento prigione, e l'altro ucciso. Nel dì 12 di giugno Pietro Strozzi, segretamente uscito di Siena con tre mila fanti e trecento cavalli, arditamente entrò nello Stato fiorentino, e, passato l'Arno, penetrò fino sul Lucchese, per quivi raccogliere quattro mila (altri dicono due mila) Grigioni, ed altre milizie spedite da Parma e dalla Mirandola, colle quali formò un'armata di dieci mila fanti e secento cavalli. Gli avea sempre tenuto dietro il marchese di Marignano con grosso corpo di gente; ed, arrivato a Pescia, gran ventura fu la sua che lo Strozzi non conoscesse il vantaggio esibitogli dalla fortuna di poterlo battere a man salva, perchè, oltre all'essere il marchese inferiore di gente, in quella terra non trovò da vivere per un giorno, essendo allora afflitta tutta la Toscana da un'aspra carestia. Si mosse bensì a quella volta lo Strozzi, ma il marchese, presa la fuga, si ridusse in salvo a Pistoia, il che diede campo allo Strozzi di insignorirsi di Pescia, Montecarlo, Buggiano, Montevetolino ed altri luoghi di Val di Nievole. Perchè vennero di poi meno allo Strozzi le speranze di ricevere altri maggiori rinforzi di Franzesi e di Turchi, a lui promessi dalla corte di Francia, e perchè udì pervenuto a Pisa don Giovanni di Luna con quattro mila fanti italiani, due mila tedeschi e quattrocentocavalli, spediti da Milano in soccorso del duca Cosimo, se ne tornò verso Siena. Ebbe dipoi a patti il castello di Marciano, e a forza d'armi quel di Foiano nel dì 23 di luglio, con trovar in amendue gran copia di grano, che servì di buon ristoro all'esercito suo. In questo mentre giunsero ad unirsi col marchese di Marignano tre mila fanti assoldati da Camillo Colonna in Roma, e trecento uomini d'armi inviati dal regno di Napoli: con che il duca di Firenze fu di parere che si venisse a battaglia, contuttochè di contrario sentimento fosse lo stesso marchese con altri uffiziali.Erano le tredici ore della mattina del dì 2 d'agosto, quando il marchese, che dianzi era in procinto di ritirarsi, chiaramente scoprì che Pietro Strozzi s'era da Marciano messo in cammino per ritirarsi a Lucignano, o pure a Foiano. Mandò un corpo di cavalleria a pizzicarlo; ed allora fu che lo Strozzi, vedendo di non potere schivar con onore la battaglia, mise in ordinanza le sue genti, e si affrontò col nemico. Ma quella non fu propriamente battaglia, perciocchè, essendo generale della cavalleria franzese il giovinetto conte della Mirandola Lodovico, il suo luogotenente Lodovico Borgonovo, chiamato Bighetto dal Campana, che reggea la truppa, oppure portava lo stendardo di esso generale, appena urtato dalla cavalleria nemica, prese vergognosamente la fuga, lasciando senza difesa le povere fanterie. Lo Strozzi si vide tosto perduto, e tuttochè restringesse i battaglioni ad un fosso, pure non potè impedire che non fossero in breve tempo sloggiati dall'artiglieria e cavalleria nemica, andando tutti appresso in rotta, e restando trucidato chi non godeva il privilegio delle buone gambe. Secondo gli scrittori fiorentini, quasi quattro mila dell'esercito franzese rimasero estinti sul campo; copioso fu il numero de' prigioni; e ben cento bandiere guadagnate furono portate per trofeo a Firenze. Tutto il bagaglio, le artiglierie e l'armi venneroalle mani de' vincitori. Erano corsi molto prima a questa danza assaissimi Fiorentini, parte d'essi fuorusciti, ed altri solamente perchè appetitosi della libertà della patria. Sette d'essi rimasti prigionieri ebbero poi reciso il capo, e il duca Cosimo, confiscati i beni di chiunque avea prese l'armi contra di lui, o tenute corrispondenze co' nemici, mirabilmente ingrassò il suo patrimonio e fisco. E ben fu questa vittoria che finì di assicurar la signoria di esso Cosimo, e gli accrebbe tal riputazione, che giunse, siccome vedremo, ad unire anche Siena al suo dominio. Salvossi lo Strozzi ferito in due luoghi a Lucignano, e quindi a Montalcino. Appresso fu Lucignano vilmente ceduto da Alto Conti agl'imperiali, dove si conservava gran copia di vettovaglie. Parimente ricuperò il duca tutte le castella dianzi perdute in Val di Nievole. Dopo di che il marchese di Marignano voltò tutte le sue forze contro il distretto di Siena, conquistando Monteregioni, Murlo e Casoli (a cui fu dato il sacco contro i patti) ed altre castella: con che venne maggiormente a strignersi l'assedio, o, per dir meglio, il blocco di Siena. Pietro Strozzi, a cui non piaceva di restar quivi rinchiuso, uscitone nella notte del dì 11 di ottobre, si ridusse a Porto Ercole, dove attese a fortificar quella piazza.In quest'anno ancora si ravvivò la guerra in Piemonte. Erasi portato alla corte di Cesaredon Ferrante Gonzagagovernator di Milano, per rispondere alle molte querele ed accuse portate colà non meno dai Milanesi stanchi del suo governo, che da don Giovanni di Luna castellano di Milano, lasciando suo luogotenente in essa città di Milano Gomez Suarez di Figheroa. Fece questi levar l'assedio posto dal maresciallo franzese a Valfenere; ricuperò Aqui, Sommariva ed altri luoghi. Ma il Brisac fece molto di più, perchè s'impadronì nel dì 29 di dicembre della città d'Ivrea, ceduta dal Morales, perchè la guarnigione spagnuolanon pagata ricusava di combattere. Ebbe dipoi Biella, e fece fortificare Santià per incomodar Vercelli e Crescentino. Già dicemmo occupata buona parte della Corsica dall'armi franzesi; e però i Genovesi nell'anno addietro si affrettarono a far gente per sostenere e ricuperar quell'isola tanto utile e decorosa al loro dominio. Uniti otto mila fanti, dichiararono generale di quest'armata il principe di Melfi, cioè il celebreAndrea Doria, che, quantunque giunto all'età di ottantaquattro anni, conservava una vigorosa sanità e vecchiezza, nè ricusò per amor della patria le fatiche di tale impiego. Mandò egli innanzi Agostino Spinola suo luogotenente a Calvi con tre mila fanti, i quali costrinsero il signor di Tremes a ritirarsi di là. Scrive il Sardi, che, giunto colà il Doria, ricuperò la Bastia, città che altri pretendono conservata da' Genovesi. Certo è bensì ch'egli mise l'assedio a San Fiorenzo, terra valorosamente difesa da Giordano Orsino con due mila fanti francesi. La buona ventura de' Genovesi portò, che, preparata in Marsiglia una buona flotta per portare soccorso agli assediati, dopo aver messo alla vela, fu colta da un vento maestrale sì indiscreto, che sei galee, andando attraverso, perirono verso Piombino, e le altre malmenate se ne tornarono in Provenza. Perciò nel febbraio di quest'anno fu necessitato l'Orsino a capitolar la resa d'esso San Fiorenzo, salve nondimeno le persone presidiarie, con patto che queste fossero trasportate fuori dell'isola. Restarono poi quivi arenati i disegni dell'una e dell'altra parte. Nell'anno presente continuò la guerra fra l'imperador Carlo VedArrigo II re di Francianei Paesi Bassi, con vantaggio piuttosto dell'ultimo. E il principedon Filippo, dall'Augusto padre dichiarato re di Napoli e duca di Milano, passò con accompagnamento magnifico in Inghilterra, dove si solennizzarono le sue nozze collaregina Maria: avvenimento di somma allegrezza per lutti i regni professanti la religioncattolica, quantunque mal veduto dalla corte di Francia, a cui dava troppo da pensare ogni innalzamento della casa di Austria. Poco potè godere della sua dignitàMarcantonio Trevisanopiissimo doge di Venezia, perchè da improvvisa morte fu rapito nel dì 31 di maggio, ed ebbe nel dì 11 di giugno per successoreFrancesco Veniero.
Principe di somma avvedutezza s'era fin qui fatto conoscereCosimo de Medici ducadi Firenze; ma specialmente in questo anno diede gran prova del suo coraggio coll'imprendere guerra aperta contro di Siena, da cui s'era saggiamente astenuto in addietro al vedere sì contrabbilanciate le forze franzesi colle imperiali. S'era egli segretamente tenuto sempre forte nel partito di Cesare, benchè per altra parte praticasse molte finezze coi ministri della Francia. Ma dacchè si venne a scoprire (a cagion della congiura dell'anno precedente, vera o pretesa che fosse) troppo congiunto di massime in favore di Cesare, s'avvide egli tosto del mal animo conceputo contro di lui dai Franzesi. E tanto più, perchè ilre Arrigo, invece del Termes, passato in Corsica, avea spedito a Siena per comandante delle sue armiPietro StrozziFiorentino fuoruscito, persona di gran credito nell'arte della guerra, ed insieme il maggior nemico che s'avesse la casa de Medici. Nè durò fatica ad accorgersi che il medesimo Strozzi macchinava contra dei suoi Stati. Però animosamente determinò di voler egli piuttosto far guerra a' Sanesi, che di aspettarla in casa sua. Intorno a ciò s'intese prima coll'imperador Carlo V, il quale (tanta era la sua ansietà di veder cacciati dalla Toscana i Franzesi) non solamente consentì a concedergli il dominio di Siena, se gli riusciva di conquistarla, ma gli promise anche soccorsi. Che l'imperador nondimeno promettesse allora quella città al duca, se ne può fondatamente dubitare. Similmente si assicurò Cosimo dipapa Giulio, col promettere in moglie la terza sua figliaIsabellaa Fabiano di lui nipote, a cui assegnò in feudo Monte San Sovino con titolo di marchese. Non essendosi poi effettuate queste nozze vivente il papa,molto meno si effettuarono dopo la sua morte. Corse anche voce ch'esso pontefice concorresse alle spese di quella guerra con quindici mila scudi il mese. Ciò poi che accresceva la speranza al duca Cosimo, era l'osservare in tale stato il re di Francia per la gran guerra sua coll'imperadore e coi Genovesi, che non gli resterebbe voglia nè potere di accudire alle cose della Toscana. Gli avea dianzi l'Augusto monarca inviato per general di milizieGian-Giacomo de Medicimarchese di Marignano, il più astuto uomo che si trovasse nel mestier della guerra. Alla testa e al valore di costui il duca appoggiò l'esecuzione dei disegni stabiliti fra loro. Era il mese di gennaio, e in Siena si stava in allegria e senza buona guardia, perchè senza sospetto di aver per nemico il duca di Firenze. E molto meno ne sospettava ilcardinal di Ferrara, con cui fin qui l'accorto duca avea mantenuta una mirabil confidenza ed amicizia. Ora Cosimo, dopo aver tenute per quattro giorni chiuse le porte di Firenze, Pisa, Arezzo e Volterra, e fatto intanto segretamente raunare e marciare tanto le fanterie da soldo che le bande forensi, nella notte precedente al dì 29 di gennaio (il Sardi ha la notte del dì 26) con gran copia di scale si presentò egli col marchese di Marignano ad un forte già fabbricato dai Franzesi fuori della porta di Siena, chiamata di Camollia; e trovatolo mal custodito da quaranta soldati, che furono tosto fatti prigioni, se ne impadronì. Gran rumore, gran timore di tradimenti si svegliò in Siena; ma, chiarito ch'entro la città non v'erano mali umori, si attese dipoi alla difesa, e maggiormente si assicurò ed animò quel popolo al comparire di Pietro Strozzi, che non era in Siena quando accadde la novità suddetta.
Allora il duca Cosimo, cavatasi affatto la maschera, dichiarò la guerra a Siena e a' Franzesi; diede ampia facoltà, anzi ordine a tutti i suoi popoli di procedere a' danni de' Sanesi: nel che fuegli ben servito. Prese al suo soldo da varie parti quante soldatesche potè, e, se vogliamo stare al Segni, formò un esercito di ventiquattro mila fanti tra Italiani, Spagnuoli e Tedeschi, e mille cavalli. Asprissima guerra si fece dipoi, non già di combattimenti fra i soldati, ma di desolazione agl'innocenti contadini, ed anche con impiccarne e con violare le donne. Contuttociò nella notte precedente al venerdì santo, Ascanio della Cornia e Ridolfo Baglione con tre mila fanti e quattrocento cavalli andando per sorprendere Chiusi, dove aveano un trattato, ma doppio, furono disfatti i Franzesi, restando il primo con altri mille e cinquecento prigione, e l'altro ucciso. Nel dì 12 di giugno Pietro Strozzi, segretamente uscito di Siena con tre mila fanti e trecento cavalli, arditamente entrò nello Stato fiorentino, e, passato l'Arno, penetrò fino sul Lucchese, per quivi raccogliere quattro mila (altri dicono due mila) Grigioni, ed altre milizie spedite da Parma e dalla Mirandola, colle quali formò un'armata di dieci mila fanti e secento cavalli. Gli avea sempre tenuto dietro il marchese di Marignano con grosso corpo di gente; ed, arrivato a Pescia, gran ventura fu la sua che lo Strozzi non conoscesse il vantaggio esibitogli dalla fortuna di poterlo battere a man salva, perchè, oltre all'essere il marchese inferiore di gente, in quella terra non trovò da vivere per un giorno, essendo allora afflitta tutta la Toscana da un'aspra carestia. Si mosse bensì a quella volta lo Strozzi, ma il marchese, presa la fuga, si ridusse in salvo a Pistoia, il che diede campo allo Strozzi di insignorirsi di Pescia, Montecarlo, Buggiano, Montevetolino ed altri luoghi di Val di Nievole. Perchè vennero di poi meno allo Strozzi le speranze di ricevere altri maggiori rinforzi di Franzesi e di Turchi, a lui promessi dalla corte di Francia, e perchè udì pervenuto a Pisa don Giovanni di Luna con quattro mila fanti italiani, due mila tedeschi e quattrocentocavalli, spediti da Milano in soccorso del duca Cosimo, se ne tornò verso Siena. Ebbe dipoi a patti il castello di Marciano, e a forza d'armi quel di Foiano nel dì 23 di luglio, con trovar in amendue gran copia di grano, che servì di buon ristoro all'esercito suo. In questo mentre giunsero ad unirsi col marchese di Marignano tre mila fanti assoldati da Camillo Colonna in Roma, e trecento uomini d'armi inviati dal regno di Napoli: con che il duca di Firenze fu di parere che si venisse a battaglia, contuttochè di contrario sentimento fosse lo stesso marchese con altri uffiziali.
Erano le tredici ore della mattina del dì 2 d'agosto, quando il marchese, che dianzi era in procinto di ritirarsi, chiaramente scoprì che Pietro Strozzi s'era da Marciano messo in cammino per ritirarsi a Lucignano, o pure a Foiano. Mandò un corpo di cavalleria a pizzicarlo; ed allora fu che lo Strozzi, vedendo di non potere schivar con onore la battaglia, mise in ordinanza le sue genti, e si affrontò col nemico. Ma quella non fu propriamente battaglia, perciocchè, essendo generale della cavalleria franzese il giovinetto conte della Mirandola Lodovico, il suo luogotenente Lodovico Borgonovo, chiamato Bighetto dal Campana, che reggea la truppa, oppure portava lo stendardo di esso generale, appena urtato dalla cavalleria nemica, prese vergognosamente la fuga, lasciando senza difesa le povere fanterie. Lo Strozzi si vide tosto perduto, e tuttochè restringesse i battaglioni ad un fosso, pure non potè impedire che non fossero in breve tempo sloggiati dall'artiglieria e cavalleria nemica, andando tutti appresso in rotta, e restando trucidato chi non godeva il privilegio delle buone gambe. Secondo gli scrittori fiorentini, quasi quattro mila dell'esercito franzese rimasero estinti sul campo; copioso fu il numero de' prigioni; e ben cento bandiere guadagnate furono portate per trofeo a Firenze. Tutto il bagaglio, le artiglierie e l'armi venneroalle mani de' vincitori. Erano corsi molto prima a questa danza assaissimi Fiorentini, parte d'essi fuorusciti, ed altri solamente perchè appetitosi della libertà della patria. Sette d'essi rimasti prigionieri ebbero poi reciso il capo, e il duca Cosimo, confiscati i beni di chiunque avea prese l'armi contra di lui, o tenute corrispondenze co' nemici, mirabilmente ingrassò il suo patrimonio e fisco. E ben fu questa vittoria che finì di assicurar la signoria di esso Cosimo, e gli accrebbe tal riputazione, che giunse, siccome vedremo, ad unire anche Siena al suo dominio. Salvossi lo Strozzi ferito in due luoghi a Lucignano, e quindi a Montalcino. Appresso fu Lucignano vilmente ceduto da Alto Conti agl'imperiali, dove si conservava gran copia di vettovaglie. Parimente ricuperò il duca tutte le castella dianzi perdute in Val di Nievole. Dopo di che il marchese di Marignano voltò tutte le sue forze contro il distretto di Siena, conquistando Monteregioni, Murlo e Casoli (a cui fu dato il sacco contro i patti) ed altre castella: con che venne maggiormente a strignersi l'assedio, o, per dir meglio, il blocco di Siena. Pietro Strozzi, a cui non piaceva di restar quivi rinchiuso, uscitone nella notte del dì 11 di ottobre, si ridusse a Porto Ercole, dove attese a fortificar quella piazza.
In quest'anno ancora si ravvivò la guerra in Piemonte. Erasi portato alla corte di Cesaredon Ferrante Gonzagagovernator di Milano, per rispondere alle molte querele ed accuse portate colà non meno dai Milanesi stanchi del suo governo, che da don Giovanni di Luna castellano di Milano, lasciando suo luogotenente in essa città di Milano Gomez Suarez di Figheroa. Fece questi levar l'assedio posto dal maresciallo franzese a Valfenere; ricuperò Aqui, Sommariva ed altri luoghi. Ma il Brisac fece molto di più, perchè s'impadronì nel dì 29 di dicembre della città d'Ivrea, ceduta dal Morales, perchè la guarnigione spagnuolanon pagata ricusava di combattere. Ebbe dipoi Biella, e fece fortificare Santià per incomodar Vercelli e Crescentino. Già dicemmo occupata buona parte della Corsica dall'armi franzesi; e però i Genovesi nell'anno addietro si affrettarono a far gente per sostenere e ricuperar quell'isola tanto utile e decorosa al loro dominio. Uniti otto mila fanti, dichiararono generale di quest'armata il principe di Melfi, cioè il celebreAndrea Doria, che, quantunque giunto all'età di ottantaquattro anni, conservava una vigorosa sanità e vecchiezza, nè ricusò per amor della patria le fatiche di tale impiego. Mandò egli innanzi Agostino Spinola suo luogotenente a Calvi con tre mila fanti, i quali costrinsero il signor di Tremes a ritirarsi di là. Scrive il Sardi, che, giunto colà il Doria, ricuperò la Bastia, città che altri pretendono conservata da' Genovesi. Certo è bensì ch'egli mise l'assedio a San Fiorenzo, terra valorosamente difesa da Giordano Orsino con due mila fanti francesi. La buona ventura de' Genovesi portò, che, preparata in Marsiglia una buona flotta per portare soccorso agli assediati, dopo aver messo alla vela, fu colta da un vento maestrale sì indiscreto, che sei galee, andando attraverso, perirono verso Piombino, e le altre malmenate se ne tornarono in Provenza. Perciò nel febbraio di quest'anno fu necessitato l'Orsino a capitolar la resa d'esso San Fiorenzo, salve nondimeno le persone presidiarie, con patto che queste fossero trasportate fuori dell'isola. Restarono poi quivi arenati i disegni dell'una e dell'altra parte. Nell'anno presente continuò la guerra fra l'imperador Carlo VedArrigo II re di Francianei Paesi Bassi, con vantaggio piuttosto dell'ultimo. E il principedon Filippo, dall'Augusto padre dichiarato re di Napoli e duca di Milano, passò con accompagnamento magnifico in Inghilterra, dove si solennizzarono le sue nozze collaregina Maria: avvenimento di somma allegrezza per lutti i regni professanti la religioncattolica, quantunque mal veduto dalla corte di Francia, a cui dava troppo da pensare ogni innalzamento della casa di Austria. Poco potè godere della sua dignitàMarcantonio Trevisanopiissimo doge di Venezia, perchè da improvvisa morte fu rapito nel dì 31 di maggio, ed ebbe nel dì 11 di giugno per successoreFrancesco Veniero.