MDLXXIX

MDLXXIXAnno diCristoMDLXXIX. Indiz.VII.GregorioXIII papa 8.RodolfoII imperadore 4.Andavano ben d'accordo ilpontefice GregorioeFilippo redi Spagna in conservar la quiete d'Italia; e però qui si godeva una somma tranquillità, e solamente aveano luogo le arti e i divertimenti della pace. In quest'anno ancora esso pontefice, siccome quegli che ogni dì pensava a lodevolmente impiegare i beni e le rendite del sacrario e dei suoi Stati, instituì in Roma un nobile collegio per gl'Inglesi, volendo che ivi si allevassero cinquanta giovani di quella nazione, e loro s'insegnassero le scienze. A tal fine assegnò a quel luogo l'annua rendita di tre mila scudi d'oro. Fece ancora fabbricare un ponte a Forlì sul fiume Montone per comodo de' viandanti. Passarono alle seconde nozze in quest'anno due dei primarii principi dell'Italia, cioèAlfonso II ducadi Ferrara, con cui si accoppiòMargheritafiglia diGuglielmo ducadi Mantova. Questo principe, che in tutte le occasioni inclinava alla magnificenza, ad anche di troppo, perchè a sostener le tante sue spese gli conveniva poi accrescere i dazii e le gabelle con doglianzedei sudditi, solennizzò con archi trionfali, con feste, giostre ed altri suntuosi sollazzi la venuta di quella principessa a Ferrara. Arrivò essa nel dì 25 di gennaio al delizioso luogo di Belvedere fuori di essa città, e da lì a due giorni fece la sua grandiosa entrata con incredibil concorso di nobiltà straniera. Ma soprattutto rendè riguardevole quella funzione la presenza di molti gran principi, giunti colà nel suddetto giorno 25 di gennaio, cioè diFerdinando d'Austriaarciduca, delcardinale Andreae diCarlosuoi figliuoli, diMassimilianofiglio dell'imperadore, diFerdinando principedi Baviera, diArrigo principedi Brunswich, e diVincenzo principedi Mantova. Fu spezialmente ammirata la nave che il duca fece fabbricar da più artefici nello spazio di due mesi, destinata a condurre da Mantova a Ferrara per Po la suddetta principessa. Sembrava per la grandezza un comodo palazzo, tutto messo ad oro con pitture e tappezzerie di rara valuta. Passò anche il gran duca di ToscanaFrancescoalle seconde nozze con Bianca figlia di Bartolommeo Cappello, nobile veneziano. Fuggita questa dalla casa paterna per que' motivi che si leggono presso Traiano Boccalino ed altri autori, si ricoverò in Firenze. Venuta curiosità al gran duca di vederla, non gli mancarono mezzi per appagar questo suo desio. Trovò egli una giovine, in cui non si sa se maggior fosse la beltà del corpo o la vivacità dello spirito. Però talmente se ne invaghì, che, provvedutala di un palazzo, la mantenne da lì innanzi in forma magnifica, con ricavarne anche prole, non senza amare doglianze della gran duchessa sua moglie, a cui fu creduto che siffatti disgusti abbreviassero la vita. Morta poi questa, il gran duca, consigliato dalla passion sua, e vinto dalle lagrime di Bianca Cappello, determinò di sposarla. Il saggio senato veneto, per condecorare un sì nobil matrimonio, dichiarò essa Bianca figlia della repubblica, e coll'inviare ambasciatori a Firenze maggiormente aumentò l'onoree l'allegria di quelle nozze, che poi riuscirono poco felici.Grande armamento per ordine diFilippo II redi Spagna fu fatto in Italia nel presente anno. Ebbedon Pietro, fratello del gran duca di Toscana, l'incombenza di assoldare dieci mila fanti in Napoli, Roma e Lombardia. Sotto il comando ancora diFabrizio Colonnae diGiovanni Cardonasi raunò una possente flotta, composta di cento galee, quaranta navi, due galeazze, un galeone ed altri legni minori. Di questa armata fu creato capitan generale ilmarchese di Santa Croce. Non pochi lunarii faceano i politici sopra questo poderoso apparato di guerra, chi immaginandone un motivo e chi un altro. Il tempo decifrò l'arcano, e si vennero a scoprir le mire del re Cattolico sopra il regno di Portogallo. In effetto saltarono fuori in questi tempi le pretensioni di parecchi principi a quella corona, che si prevedeva vicina ad esser vacante per la troppo avanzata età delre Arrigogià cardinale. Erano questi concorrentiEmmanuel Filiberto ducadi Savoia,Ranuccio Farnesefiglio diAlessandroprincipe di Parma,don Antoniofiglio di un principe della casa di Portogallo, pretendente sè stesso legittimo, e preteso da altri bastardo; eCaterinamoglie del duca di Braganza. Ma Filippo II re di Spagna, perchè nato da Isabella di Portogallo, e per la maggior potenza, parve assistito da più vigorose ragioni. A lui riuscì ancora di trarre dalla sua il re Arrigo. Per dare maggior polso alla sua pretensione, giudicò egli molto efficaci l'armi, mentre gli altri suoi rivali non altro metteano in campo che ragioni comperate dalle penne dei più rinomati legisti di questo tempo, senza badare che le carte per l'ordinario non conquistano i regni. Si interpose papaGregorio XIII, desideroso di comporre quel litigio; e sul principio restò accettata la sua mediazione; ma nel progresso ne fu egli escluso. Come fosse poi sciolto questo nodo, lo vedremo all'anno seguente. La prudenza e il valorediAlessandro Farnesein Fiandra produssero nel presente anno buoni effetti; perciocchè a lui riuscì di prendere, dopo lungo e faticoso assedio, l'importante piazza di Mastrich ed altri luoghi. Grande strage, furioso saccheggio fu ivi fatto. Nel medesimo tempo si studiò egli di guadagnar gli animi dei malcontenti cattolici. Trattossi dunque di pace con alcune provincie, dove prevaleva la vera religione; e fu questa conchiusa, principalmente colla condizione che il principe governatore licenziasse tutte le milizie forestiere, cioè spagnuole, italiane e tedesche, e si valesse solamente di quelle del paese. Così fece egli dopo la presa di Mastrich. Però fin d'allora si cominciò a sempre più conoscere inevitabile il taglio delle provincie de' Paesi Bassi, essendo restate più che mai pertinaci nella ribellione quelle di Olanda, Zelanda, Utrecht ed altre, chiamate le sette provincie unite. Nella Fiandra stessa alzavano tuttavia bandiera contro il re le città di Cambrai, Anversa, Brusselles, Gante e Tournai.

Andavano ben d'accordo ilpontefice GregorioeFilippo redi Spagna in conservar la quiete d'Italia; e però qui si godeva una somma tranquillità, e solamente aveano luogo le arti e i divertimenti della pace. In quest'anno ancora esso pontefice, siccome quegli che ogni dì pensava a lodevolmente impiegare i beni e le rendite del sacrario e dei suoi Stati, instituì in Roma un nobile collegio per gl'Inglesi, volendo che ivi si allevassero cinquanta giovani di quella nazione, e loro s'insegnassero le scienze. A tal fine assegnò a quel luogo l'annua rendita di tre mila scudi d'oro. Fece ancora fabbricare un ponte a Forlì sul fiume Montone per comodo de' viandanti. Passarono alle seconde nozze in quest'anno due dei primarii principi dell'Italia, cioèAlfonso II ducadi Ferrara, con cui si accoppiòMargheritafiglia diGuglielmo ducadi Mantova. Questo principe, che in tutte le occasioni inclinava alla magnificenza, ad anche di troppo, perchè a sostener le tante sue spese gli conveniva poi accrescere i dazii e le gabelle con doglianzedei sudditi, solennizzò con archi trionfali, con feste, giostre ed altri suntuosi sollazzi la venuta di quella principessa a Ferrara. Arrivò essa nel dì 25 di gennaio al delizioso luogo di Belvedere fuori di essa città, e da lì a due giorni fece la sua grandiosa entrata con incredibil concorso di nobiltà straniera. Ma soprattutto rendè riguardevole quella funzione la presenza di molti gran principi, giunti colà nel suddetto giorno 25 di gennaio, cioè diFerdinando d'Austriaarciduca, delcardinale Andreae diCarlosuoi figliuoli, diMassimilianofiglio dell'imperadore, diFerdinando principedi Baviera, diArrigo principedi Brunswich, e diVincenzo principedi Mantova. Fu spezialmente ammirata la nave che il duca fece fabbricar da più artefici nello spazio di due mesi, destinata a condurre da Mantova a Ferrara per Po la suddetta principessa. Sembrava per la grandezza un comodo palazzo, tutto messo ad oro con pitture e tappezzerie di rara valuta. Passò anche il gran duca di ToscanaFrancescoalle seconde nozze con Bianca figlia di Bartolommeo Cappello, nobile veneziano. Fuggita questa dalla casa paterna per que' motivi che si leggono presso Traiano Boccalino ed altri autori, si ricoverò in Firenze. Venuta curiosità al gran duca di vederla, non gli mancarono mezzi per appagar questo suo desio. Trovò egli una giovine, in cui non si sa se maggior fosse la beltà del corpo o la vivacità dello spirito. Però talmente se ne invaghì, che, provvedutala di un palazzo, la mantenne da lì innanzi in forma magnifica, con ricavarne anche prole, non senza amare doglianze della gran duchessa sua moglie, a cui fu creduto che siffatti disgusti abbreviassero la vita. Morta poi questa, il gran duca, consigliato dalla passion sua, e vinto dalle lagrime di Bianca Cappello, determinò di sposarla. Il saggio senato veneto, per condecorare un sì nobil matrimonio, dichiarò essa Bianca figlia della repubblica, e coll'inviare ambasciatori a Firenze maggiormente aumentò l'onoree l'allegria di quelle nozze, che poi riuscirono poco felici.

Grande armamento per ordine diFilippo II redi Spagna fu fatto in Italia nel presente anno. Ebbedon Pietro, fratello del gran duca di Toscana, l'incombenza di assoldare dieci mila fanti in Napoli, Roma e Lombardia. Sotto il comando ancora diFabrizio Colonnae diGiovanni Cardonasi raunò una possente flotta, composta di cento galee, quaranta navi, due galeazze, un galeone ed altri legni minori. Di questa armata fu creato capitan generale ilmarchese di Santa Croce. Non pochi lunarii faceano i politici sopra questo poderoso apparato di guerra, chi immaginandone un motivo e chi un altro. Il tempo decifrò l'arcano, e si vennero a scoprir le mire del re Cattolico sopra il regno di Portogallo. In effetto saltarono fuori in questi tempi le pretensioni di parecchi principi a quella corona, che si prevedeva vicina ad esser vacante per la troppo avanzata età delre Arrigogià cardinale. Erano questi concorrentiEmmanuel Filiberto ducadi Savoia,Ranuccio Farnesefiglio diAlessandroprincipe di Parma,don Antoniofiglio di un principe della casa di Portogallo, pretendente sè stesso legittimo, e preteso da altri bastardo; eCaterinamoglie del duca di Braganza. Ma Filippo II re di Spagna, perchè nato da Isabella di Portogallo, e per la maggior potenza, parve assistito da più vigorose ragioni. A lui riuscì ancora di trarre dalla sua il re Arrigo. Per dare maggior polso alla sua pretensione, giudicò egli molto efficaci l'armi, mentre gli altri suoi rivali non altro metteano in campo che ragioni comperate dalle penne dei più rinomati legisti di questo tempo, senza badare che le carte per l'ordinario non conquistano i regni. Si interpose papaGregorio XIII, desideroso di comporre quel litigio; e sul principio restò accettata la sua mediazione; ma nel progresso ne fu egli escluso. Come fosse poi sciolto questo nodo, lo vedremo all'anno seguente. La prudenza e il valorediAlessandro Farnesein Fiandra produssero nel presente anno buoni effetti; perciocchè a lui riuscì di prendere, dopo lungo e faticoso assedio, l'importante piazza di Mastrich ed altri luoghi. Grande strage, furioso saccheggio fu ivi fatto. Nel medesimo tempo si studiò egli di guadagnar gli animi dei malcontenti cattolici. Trattossi dunque di pace con alcune provincie, dove prevaleva la vera religione; e fu questa conchiusa, principalmente colla condizione che il principe governatore licenziasse tutte le milizie forestiere, cioè spagnuole, italiane e tedesche, e si valesse solamente di quelle del paese. Così fece egli dopo la presa di Mastrich. Però fin d'allora si cominciò a sempre più conoscere inevitabile il taglio delle provincie de' Paesi Bassi, essendo restate più che mai pertinaci nella ribellione quelle di Olanda, Zelanda, Utrecht ed altre, chiamate le sette provincie unite. Nella Fiandra stessa alzavano tuttavia bandiera contro il re le città di Cambrai, Anversa, Brusselles, Gante e Tournai.


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