MDLXXVII

MDLXXVIIAnno diCristoMDLXXVII. IndizioneV.GregorioXIII papa 6.RodolfoII imperadore 2.I maggiori pensieri delpontefice Gregorioerano sempre rivolti o alla difesa o all'accrescimento della religione cattolica, e ad opere, delle quali durasse anche ne' secoli avvenire l'utilità. Nel presente anno fondò egli in Roma il collegio de' Greci, affinchè quivi si ricevessero ed istruissero i giovanetti di quella nazione, insegnando loro spezialmente la antica lingua greca, le scienze e l'erudizione,onde tornati alle lor case potessero promuovere l'unione di quegli scismatici colla Chiesa cattolica romana. Cessò finalmente in Venezia la peste, e si restituì il commercio, ed allora fu che quel pio senato in rendimento di grazie a Dio per questo benefizio fece fabbricare la magnifica chiesa del Redentore, secondo l'architettura di Andrea Palladio. Diede qui fine ai suoi giorni nel dì 4 di giugnoLuigi Mocenigodoge di quella repubblica, e nel dì 11 d'esso mese in luogo suo fu elettoSebastiano Veniero, quegli che fu generale nella gloriosa vittoria di Lepanto. Ma non terminò questo anno senza un terribile incendio, che nel dì 20 di dicembre consumò tutto il magnifico palazzo pubblico di Venezia, e massimamente la sala del gran consiglio, dove perirono i ritratti dei dogi, e molte altre insigni dipinture fatte da Gian-Bellino, da Tiziano, dal Pordenone e da altri valenti pittori, colle storie della pace seguita fra papa Alessandro III e Federigo I imperadore. Intanto di male in peggio andavano gli affari della religione in Francia e in Fiandra. Svegliossi di nuovo la guerra degli ugonotti o calvinisti contra delre Arrigo III, e quantunque l'armi dei cattolici prevalessero in molti luoghi, e il papa non mancasse di mandar buona somma di contanti in aiuto loro; pure il re, perchè scoprì fatta lega da quegli eretici con Elisabetta regina d'Inghilterra, col Palatino, col principe d'Oranges e con altri protestanti di Germania, si lasciò indurre a far pace con loro. Fu questa conchiusa nel parlamento della città di Blois, e ordinato che per tutto il regno pubblicamente si esercitasse la sola religione cattolica, ma con permettere la libertà delle coscienze ad essi ugonotti, e l'esercizio della falsa loro credenza nelle loro case, nei luoghi posseduti dai baroni, e in un borgo almeno di cadauna provincia, con altri vantaggi di quella setta: il che non si può dire qual gran dispiacere recasse al pontefice ed a tutti i buoni cattolici. E soprattuttose ne risentì molto il re di Spagna, ben prevedendo le perniciose conseguenze che produr potrebbe nei Paesi Bassi questo esempio, e come da lì innanzi sarebbe facile agli ugonotti il dar calore e braccio alla ribellione fiamminga.Presero infatti nell'anno presente in Fiandra una pessima piega quegli affari. Troppo erano esacerbati gli animi di que' popoli contro gli Spagnuoli; però si accordarono tutte le diecisette provincie in non voler riconosceredon Giovanni d'Austriaper loro governatore, s'egli non cacciava da' lor paesi le soldatesche spagnuole, con protestar nondimeno di voler sempre salda l'ubbidienza al re Cattolico, e la conservazione della religione cattolica romana. Tal protesta veniva dal cuore di molti di que' popoli; ma non pochi altri coi desiderii e coi disegni interni smentivano ciò che dicea la voce, null'altro aspettando, se non che fossero licenziati gli Spagnuoli, per poter fare peggio di prima. Stette perplesso un pezzo don Giovanni, s'egli dovea cedere a così dure condizioni. Tale era nondimeno la premura sua di calmar quell'incendio, che si lusingò di venirne a fine con darsi per vinto. Ebbe maniera d'indurre gli ammutinati spagnuoli a passare in Italia; entrò poi fra gli strepitosi viva in Brusselles; gli fu prestato il giuramento; parve cessata affatto tutta la passata burrasca. Ma che? chiunque avea il cuor guasto dall'eresia, e massimamente gli Olandesi e Zelandesi cominciarono a mostrarsi renitenti a sottoscrivere l'editto che obbligava a ritener la sola fede romana. Il principe di Oranges movea quante macchine potea per alienar gli animi dall'ubbidienza, e per attizzare il fuoco. Fu infine creduto ch'egli tentasse di fur prigione don Giovanni, il quale certo è che oramai accortosi del passo falso da lui fatto, e che ogni giorno più veniva scemando la sua autorità, fu costretto a ritirarsi a Namur, e a richiamar d'Italia gli Spagnuoli. Sicchèsi venne a nuova rottura. L'Oranges fu chiamato come per dittatore dell'unione di tutte le provincie; e perciocchè egli cominciò ad operare con gran despotismo, quegli Stati passarono alla risoluzione di eleggere un nuovo governatore, e con istupore d'ognuno scelto fu l'arciduca Mattias, il quale senza saputa e consenso dell'Augusto suo fratelloRodolfo(almeno questi così protestava) passò in Fiandra, e fu, con quelle condizioni che vollero gli elettori, proclamato governatore, ed obbligato a prendere per luogotenente il principe d'Oranges. Oh allora sì che maggiormente s'imbrogliarono le carte in que' paesi, e l'eresia sguazzò.

I maggiori pensieri delpontefice Gregorioerano sempre rivolti o alla difesa o all'accrescimento della religione cattolica, e ad opere, delle quali durasse anche ne' secoli avvenire l'utilità. Nel presente anno fondò egli in Roma il collegio de' Greci, affinchè quivi si ricevessero ed istruissero i giovanetti di quella nazione, insegnando loro spezialmente la antica lingua greca, le scienze e l'erudizione,onde tornati alle lor case potessero promuovere l'unione di quegli scismatici colla Chiesa cattolica romana. Cessò finalmente in Venezia la peste, e si restituì il commercio, ed allora fu che quel pio senato in rendimento di grazie a Dio per questo benefizio fece fabbricare la magnifica chiesa del Redentore, secondo l'architettura di Andrea Palladio. Diede qui fine ai suoi giorni nel dì 4 di giugnoLuigi Mocenigodoge di quella repubblica, e nel dì 11 d'esso mese in luogo suo fu elettoSebastiano Veniero, quegli che fu generale nella gloriosa vittoria di Lepanto. Ma non terminò questo anno senza un terribile incendio, che nel dì 20 di dicembre consumò tutto il magnifico palazzo pubblico di Venezia, e massimamente la sala del gran consiglio, dove perirono i ritratti dei dogi, e molte altre insigni dipinture fatte da Gian-Bellino, da Tiziano, dal Pordenone e da altri valenti pittori, colle storie della pace seguita fra papa Alessandro III e Federigo I imperadore. Intanto di male in peggio andavano gli affari della religione in Francia e in Fiandra. Svegliossi di nuovo la guerra degli ugonotti o calvinisti contra delre Arrigo III, e quantunque l'armi dei cattolici prevalessero in molti luoghi, e il papa non mancasse di mandar buona somma di contanti in aiuto loro; pure il re, perchè scoprì fatta lega da quegli eretici con Elisabetta regina d'Inghilterra, col Palatino, col principe d'Oranges e con altri protestanti di Germania, si lasciò indurre a far pace con loro. Fu questa conchiusa nel parlamento della città di Blois, e ordinato che per tutto il regno pubblicamente si esercitasse la sola religione cattolica, ma con permettere la libertà delle coscienze ad essi ugonotti, e l'esercizio della falsa loro credenza nelle loro case, nei luoghi posseduti dai baroni, e in un borgo almeno di cadauna provincia, con altri vantaggi di quella setta: il che non si può dire qual gran dispiacere recasse al pontefice ed a tutti i buoni cattolici. E soprattuttose ne risentì molto il re di Spagna, ben prevedendo le perniciose conseguenze che produr potrebbe nei Paesi Bassi questo esempio, e come da lì innanzi sarebbe facile agli ugonotti il dar calore e braccio alla ribellione fiamminga.

Presero infatti nell'anno presente in Fiandra una pessima piega quegli affari. Troppo erano esacerbati gli animi di que' popoli contro gli Spagnuoli; però si accordarono tutte le diecisette provincie in non voler riconosceredon Giovanni d'Austriaper loro governatore, s'egli non cacciava da' lor paesi le soldatesche spagnuole, con protestar nondimeno di voler sempre salda l'ubbidienza al re Cattolico, e la conservazione della religione cattolica romana. Tal protesta veniva dal cuore di molti di que' popoli; ma non pochi altri coi desiderii e coi disegni interni smentivano ciò che dicea la voce, null'altro aspettando, se non che fossero licenziati gli Spagnuoli, per poter fare peggio di prima. Stette perplesso un pezzo don Giovanni, s'egli dovea cedere a così dure condizioni. Tale era nondimeno la premura sua di calmar quell'incendio, che si lusingò di venirne a fine con darsi per vinto. Ebbe maniera d'indurre gli ammutinati spagnuoli a passare in Italia; entrò poi fra gli strepitosi viva in Brusselles; gli fu prestato il giuramento; parve cessata affatto tutta la passata burrasca. Ma che? chiunque avea il cuor guasto dall'eresia, e massimamente gli Olandesi e Zelandesi cominciarono a mostrarsi renitenti a sottoscrivere l'editto che obbligava a ritener la sola fede romana. Il principe di Oranges movea quante macchine potea per alienar gli animi dall'ubbidienza, e per attizzare il fuoco. Fu infine creduto ch'egli tentasse di fur prigione don Giovanni, il quale certo è che oramai accortosi del passo falso da lui fatto, e che ogni giorno più veniva scemando la sua autorità, fu costretto a ritirarsi a Namur, e a richiamar d'Italia gli Spagnuoli. Sicchèsi venne a nuova rottura. L'Oranges fu chiamato come per dittatore dell'unione di tutte le provincie; e perciocchè egli cominciò ad operare con gran despotismo, quegli Stati passarono alla risoluzione di eleggere un nuovo governatore, e con istupore d'ognuno scelto fu l'arciduca Mattias, il quale senza saputa e consenso dell'Augusto suo fratelloRodolfo(almeno questi così protestava) passò in Fiandra, e fu, con quelle condizioni che vollero gli elettori, proclamato governatore, ed obbligato a prendere per luogotenente il principe d'Oranges. Oh allora sì che maggiormente s'imbrogliarono le carte in que' paesi, e l'eresia sguazzò.


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