MDXCI

MDXCIAnno diCristoMDXCI. IndizioneIV.Innocenzo IXpapa 1.Rodolfo IIimperadore 16.Più che mai e in maniera disusata si provarono nel verno e nei mesi susseguentidi quest'anno i terribili morsi della fame in Italia, ed anche fuori d'Italia, di maniera che non altro che pianti e grida s'udivano in ogni parte. I duchi di Firenze, Ferrara, Urbino ed altri principi, e spezialmente la saggia repubblica di Venezia, non perdonarono a spesa veruna per tirar grani da lontanissime contrade, a fin di soccorrere al bisogno de' loro popoli. Sopra tutto fu afflitta Roma da questo flagello per la sua gran popolazione, e certamente non mancò il buonpapa Gregorio XIVdi far quanto era in sua mano per rimediarvi, avendo impiegato almeno cento mila scudi d'oro per far venire frumenti stranieri, oltre alle pubbliche e private limosine che continuamente andò facendo ai poveri. I venti contrarii non lasciavano approdar le navi che conducevano quel soccorso. A questo malore s'aggiunse una perniciosa epidemia, probabilmente originata o dalla mancanza o dalla mala qualità dei cibi, per cui gran copia di gente sorpresa da deliquii, o da acute febbri, perì. E la mortalità fu sì grande in Abbruzzo, Marca, Umbria e Romagna, che per mancamento di chi lavorasse i terreni, la penuria continuò anche da lì innanzi. Per questo flagello, come raccontano il Ciaconio e il Cicarelli, mancarono di vita in Roma sessanta mila persone: il che quasi non par credibile. Medesimamente in quest'anno più che mai infierirono i banditi in Campagna di Roma e in Romagna. Per conto di questa ultima provincia, mosso dal pontefice,Alfonso ducadi Ferrara seppe trovar la maniera di purgarla da quei tanti masnadieri, inviando il conte Enea Montecuccoli con assai squadre di cavalli e fanti, e certe carrette conducenti artiglierie colle loro troniere, le quali nello spazio di due mesi parte uccisero, parte dissiparono quella canaglia, di modo che rifiorì ivi la quiete, e si potè da lì innanzi portar l'oro in palma di mano per quei paesi. Nel Cesenatico restò anche preso Alfonso Piccolomini gran caporione diquelle masnade, e condotto a Firenze, quivi trovò quel fine che conveniva ai meriti suoi. Non passarono già con eguale felicità gli affari nei contorni di Roma, dove Marco Sciarra con grosse bande di quella mala razza, imponendo grosse taglie a quanti ricchi, ed anche vescovi, gli cadeano nelle mani, saccheggiando le terre, bruciando la biade mature, e commettendo altri mali, ogni dì più s'ingagliardiva. Per reprimere costui Onorato Gaetano duca di Sermoneta, Virginio Orsino, Carlo Spinello venuti con molte schiere da Napoli ed altri nobili baroni, uscirono in campagna, fecero varie zuffe; ma in fine, trovando poco onore e men profitto contra di tal gente brava e disperata, furono costretti a lasciare ad altri l'impresa.Bastava lo zelo della religione, di cui sommamente era accesopapa Gregorio, perchè egli tutto s'interessasse nella difesa dei cattolici di Francia, ma vi s'aggiunsero le forti istanze diFilippo IIre di Spagna, divenuto manifesto fautore dell'unione o sia lega chiamata santa, per motivo anch'egli di religione, tuttochè fosse creduto che altre ragioni di politica, e di profittare per sè in quelle turbolenze, si mischiassero in quel suo impegno. Pertanto il pontefice s'obbligò di pagare ogni mese alla lega suddetta quindici mila scudi d'oro; inviò anche lettere fulminanti in Francia contra del re Arrigo e de' suoi seguaci, le quali, se crediamo agli scrittori franzesi, cagionarono piuttosto male che bene, perchè esacerbarono forte quel re in tempo che egli dava speranza di ricevere istruzioni intorno alla religione, e mostrava disposizioni favorevoli al cattolicismo. Oltre a ciò, il papa ordinò che si assoldassero a sue spese sei mila Svizzeri, due mila fanti italiani e mille cavalli. Avea egli creato duca di Monte Marciano (giacchè quel feudo nella Marca era stato confiscato per la ribellione di Alfonso Piccolomini) ilconte Ercole Sfondratisuo nipote, con avergli anche conferito il grado di generaledella santa Chiesa ed altri onori. Volle egli che questo suo nipote avesse il generalato delle sue milizie destinate in aiuto della Francia; ma queste si andarono lentamente adunando, ed arrivò il mese di luglio che non erano per anche partite dallo Stato di Milano. Si mossero in fine, e con grandi stenti passando in Lorena, e patendo una grave diserzione, ben tardi fecero la loro comparsa in Francia. Dicono che esso papa spendesse per quella guerra più di un mezzo milione di scudi d'oro della camera apostolica, oltre a quaranta mila altri di borsa propria. Anzi il Campana scrive, essersi fatto conto che nei pochi mesi di vita di questo pontefice fosse speso vicino atre milioni di ducati, o sia scudi d'oro (altri dicono anche più),la maggior parte per l'occasione della carestia e delle guerre di Francia. Aggiunge egli nulladimeno, essere stata comune opinione che da' suoi ministri fosse in ciò non ben servito, prevalendosi eglino del troppo buon naturale del pontefice, il quale non figurava in altrui le male qualità che non trovava in sè stesso. Volete udirne una bella? Per attestato del medesimo storico, nell'ultima malattia del papaper parecchi giorni fu egli sostenuto in vita dalla virtù dell'oro macinato e di alcune gioie, che gli si diedero pel valore di quindici mila scudi. Convien ben conchiudere che questo buon papa avesse attorno sè o degli sciocchi medici o dei molto accorti ladri.Portossi sul principio d'agosto dell'anno presente a RomaAlfonso ducadi Ferrara con seguito di secento persone per ottenere dal pontefice, che gli compartì distintissimi onori, la facoltà di potere alla sua morte aver per suo successore nel ducatochi a lui fosse piaciuto, come lasciò veridicamente scritto Bartolomeo Dionigi da Fano storico, e non già come altri mal informati parlarono di quella faccenda. Non aveva egli figli proprii, e desiderava la libertà di eleggere alla successione uno delle duelinee allora esistenti della casa d'Este. Si trovarono a ciò delle difficoltà; ma queste si sarebbono probabilmente superate, se non fosse sopraggiunta la morte dello stessopapa Gregorio XIV, il quale, essendo stato sempre infermiccio, finalmente nel dì 15 d'ottobre fu chiamato da Dio a miglior vita: pontefice piissimo e di ottima volontà, il cui governo, oltre alla brevità, si trovò sempre in tempesta per le pubbliche sciagure.Riaperto il conclave nel dì 29 del suddetto mese, concorsero i voti de' porporati nella persona diGianantonio Facchinetti, chiamato il cardinale Santi Quattro, Bolognese di patria, personaggio di sperimentata bontà e di molta letteratura, ma che per l'età d'anni settantatrè e per l'afflitta sua complessione ben si conosceva di dover essere di brevissima vita, siccome avvenne. Si fece egli chiamareInnocenzo IX. Perchè fossero eletti questi tre ultimi papi quai depositi che la morte in breve ripeterebbe, sarà ciò proceduto da que' medesimi motivi per li quali si son fatti in altri tempi altre simili elezioni. In persona si portòVincenzo ducadi Mantova a Roma a rendere ubbidienza a questo papa, e ne ricevè molte dimostrazioni di stima ed affetto. Quale intanto s'era preveduto, tale si provò l'animo del novello pontefice, cioè tutto rivolto a soccorrere Roma e gli altri Stati della Chiesa nella grave carestia che tuttavia faceva guerra alla povera gente, e a sostenere la lega di Francia contra del re Arrigo. Delle tante gabelle imposte al popolo romano, massimamente da papa Sisto, egli immantenente ne levò non so quante, e compartì ad esso popolo altre grazie. E perciocchè s'era inteso che passassero male gli affari della lega suddetta in Francia, le promise cinquanta mila scudi al mese, con sollecitar ancheAlessandro ducadi Parma a recarle aiuto. In somma, disposizioni in lui si miravano per fare un ottimo governo, perchè, sebben pel suo naturale era tardo nelle risoluzioni e nell'accordar le grazie, pureriuscivano poi queste maggiormente maturate dalla prudenza. Ma non tardò la morte a privar la cristianità di sì buon pastore. Nel dì 21 di dicembre si trovò egli indisposto, e sopraggiunta poi la febbre con flusso nel dì 29 d'esso mese, secondo alcuni, rendè l'anima al creatore, o piuttosto nel dì 30, secondo altri, per essere succeduta la sua morte nella notte avanzata precedente ad esso dì 30. L'elezione dunque d'un nuovo pontefice fu riserbata all'anno seguente.Con varia fortuna continuò ancora in quest'annoCarlo Emmanuele ducadi Savoia la guerra di là dai monti. Erano stati da gran tempo i Marsiliesi in dubbio se avessero a mettersi anch'eglino sotto la di lui proiezione, come aveano fatto quei di Aix e d'altri luoghi della Provenza; ma finalmente prevalse il partito di chi era a lui favorevole. Entrò dunque in essa città il duca nel dì 2 di marzo, accolto con gran solennità e festa da quel popolo. Ma cotali acquisti del duca, benchè fatti con belle proteste di sola protezione, e non già di dominio, pur venivano mirati di mal occhio non solamente dal re Arrigo, ma anche dalla stessa lega cattolica, temendo essi che il re di Spagna meditasse di mettere il medesimo duca suo genero sul trono di Francia. Fu in questi tempi preso Granoble nel Delfinato dagli ugonotti; e perciocchè il duca scarseggiava di gente, e più di denaro per soddisfare ai presenti bisogni, e la Provenza si scansava dal darne, con allegare la sua impotenza; passò il medesimo duca in Ispagna per implorar soccorsi dal re, ed impetrò danaro, pensioni per li suoi figli e molti altri donativi. Tornò poscia in Provenza sul principio di luglio con tredici galee cariche di fanteria spagnuola. Entrò in Arles, prese altri luoghi; ma a Pontecarrate ebbe una fiera sconfitta dal Lesdiguieres, il qual poscia s'impadronì di Barcelonetta, e diede altre percosse ai Savoiardi. In Francia fu di nuovo in pericolo la città di Parigi di esser sorpresadall'armi del re Arrigo, il quale nell'anno presente s'impossessò di Ciartres, di Noion e di altri luoghi. All'incontro, la città di Bordeos si diede alla lega. Poi verso il principio di novembre venne pensiero ad esso re, assistito dagli Inglesi, di mettere l'assedio alla vasta e forte città di Roano, ancorchè sapesse che gran provvisione di soldati, vettovaglie e munizioni ivi si trovava. Peggio passò per li cattolici in Fiandra, perciocchè il conte Maurizio di Nassau, generale delle Provincie Unite, ossia eretiche, raunava di grandi forze; e il duca di ParmaAlessandrocomandava a soldatesche ben sovente ammutinate per la mancanza delle paghe, le quali tutto dì erano promesse dal re Cattolico, e mai non si vedeano comparire; oltre di che, da esso re era egli di tanto in tanto premurosamente incitato a portar soccorsi alla lega franzese. Mirabil fu la prestezza del suddetto conte Maurizio, per cui vennero alle sue mani Vesterlò, Zutfen, Deventer ed altre minori piazze. Una brutta percossa toccò ancora alla cavalleria del Farnese, nel mentre che egli era accampato ad un forte opposto a Nimega. Il peggio fu che anche la stessa Nimega, per tumulto ivi nato, si rendè alle armi d'esso Maurizio. Con tutto questo dai replicati comandamenti venuti da Madrid fu sforzato il Farnese a mettersi in ordine per dar soccorso all'assediata città di Roano.

Più che mai e in maniera disusata si provarono nel verno e nei mesi susseguentidi quest'anno i terribili morsi della fame in Italia, ed anche fuori d'Italia, di maniera che non altro che pianti e grida s'udivano in ogni parte. I duchi di Firenze, Ferrara, Urbino ed altri principi, e spezialmente la saggia repubblica di Venezia, non perdonarono a spesa veruna per tirar grani da lontanissime contrade, a fin di soccorrere al bisogno de' loro popoli. Sopra tutto fu afflitta Roma da questo flagello per la sua gran popolazione, e certamente non mancò il buonpapa Gregorio XIVdi far quanto era in sua mano per rimediarvi, avendo impiegato almeno cento mila scudi d'oro per far venire frumenti stranieri, oltre alle pubbliche e private limosine che continuamente andò facendo ai poveri. I venti contrarii non lasciavano approdar le navi che conducevano quel soccorso. A questo malore s'aggiunse una perniciosa epidemia, probabilmente originata o dalla mancanza o dalla mala qualità dei cibi, per cui gran copia di gente sorpresa da deliquii, o da acute febbri, perì. E la mortalità fu sì grande in Abbruzzo, Marca, Umbria e Romagna, che per mancamento di chi lavorasse i terreni, la penuria continuò anche da lì innanzi. Per questo flagello, come raccontano il Ciaconio e il Cicarelli, mancarono di vita in Roma sessanta mila persone: il che quasi non par credibile. Medesimamente in quest'anno più che mai infierirono i banditi in Campagna di Roma e in Romagna. Per conto di questa ultima provincia, mosso dal pontefice,Alfonso ducadi Ferrara seppe trovar la maniera di purgarla da quei tanti masnadieri, inviando il conte Enea Montecuccoli con assai squadre di cavalli e fanti, e certe carrette conducenti artiglierie colle loro troniere, le quali nello spazio di due mesi parte uccisero, parte dissiparono quella canaglia, di modo che rifiorì ivi la quiete, e si potè da lì innanzi portar l'oro in palma di mano per quei paesi. Nel Cesenatico restò anche preso Alfonso Piccolomini gran caporione diquelle masnade, e condotto a Firenze, quivi trovò quel fine che conveniva ai meriti suoi. Non passarono già con eguale felicità gli affari nei contorni di Roma, dove Marco Sciarra con grosse bande di quella mala razza, imponendo grosse taglie a quanti ricchi, ed anche vescovi, gli cadeano nelle mani, saccheggiando le terre, bruciando la biade mature, e commettendo altri mali, ogni dì più s'ingagliardiva. Per reprimere costui Onorato Gaetano duca di Sermoneta, Virginio Orsino, Carlo Spinello venuti con molte schiere da Napoli ed altri nobili baroni, uscirono in campagna, fecero varie zuffe; ma in fine, trovando poco onore e men profitto contra di tal gente brava e disperata, furono costretti a lasciare ad altri l'impresa.

Bastava lo zelo della religione, di cui sommamente era accesopapa Gregorio, perchè egli tutto s'interessasse nella difesa dei cattolici di Francia, ma vi s'aggiunsero le forti istanze diFilippo IIre di Spagna, divenuto manifesto fautore dell'unione o sia lega chiamata santa, per motivo anch'egli di religione, tuttochè fosse creduto che altre ragioni di politica, e di profittare per sè in quelle turbolenze, si mischiassero in quel suo impegno. Pertanto il pontefice s'obbligò di pagare ogni mese alla lega suddetta quindici mila scudi d'oro; inviò anche lettere fulminanti in Francia contra del re Arrigo e de' suoi seguaci, le quali, se crediamo agli scrittori franzesi, cagionarono piuttosto male che bene, perchè esacerbarono forte quel re in tempo che egli dava speranza di ricevere istruzioni intorno alla religione, e mostrava disposizioni favorevoli al cattolicismo. Oltre a ciò, il papa ordinò che si assoldassero a sue spese sei mila Svizzeri, due mila fanti italiani e mille cavalli. Avea egli creato duca di Monte Marciano (giacchè quel feudo nella Marca era stato confiscato per la ribellione di Alfonso Piccolomini) ilconte Ercole Sfondratisuo nipote, con avergli anche conferito il grado di generaledella santa Chiesa ed altri onori. Volle egli che questo suo nipote avesse il generalato delle sue milizie destinate in aiuto della Francia; ma queste si andarono lentamente adunando, ed arrivò il mese di luglio che non erano per anche partite dallo Stato di Milano. Si mossero in fine, e con grandi stenti passando in Lorena, e patendo una grave diserzione, ben tardi fecero la loro comparsa in Francia. Dicono che esso papa spendesse per quella guerra più di un mezzo milione di scudi d'oro della camera apostolica, oltre a quaranta mila altri di borsa propria. Anzi il Campana scrive, essersi fatto conto che nei pochi mesi di vita di questo pontefice fosse speso vicino atre milioni di ducati, o sia scudi d'oro (altri dicono anche più),la maggior parte per l'occasione della carestia e delle guerre di Francia. Aggiunge egli nulladimeno, essere stata comune opinione che da' suoi ministri fosse in ciò non ben servito, prevalendosi eglino del troppo buon naturale del pontefice, il quale non figurava in altrui le male qualità che non trovava in sè stesso. Volete udirne una bella? Per attestato del medesimo storico, nell'ultima malattia del papaper parecchi giorni fu egli sostenuto in vita dalla virtù dell'oro macinato e di alcune gioie, che gli si diedero pel valore di quindici mila scudi. Convien ben conchiudere che questo buon papa avesse attorno sè o degli sciocchi medici o dei molto accorti ladri.

Portossi sul principio d'agosto dell'anno presente a RomaAlfonso ducadi Ferrara con seguito di secento persone per ottenere dal pontefice, che gli compartì distintissimi onori, la facoltà di potere alla sua morte aver per suo successore nel ducatochi a lui fosse piaciuto, come lasciò veridicamente scritto Bartolomeo Dionigi da Fano storico, e non già come altri mal informati parlarono di quella faccenda. Non aveva egli figli proprii, e desiderava la libertà di eleggere alla successione uno delle duelinee allora esistenti della casa d'Este. Si trovarono a ciò delle difficoltà; ma queste si sarebbono probabilmente superate, se non fosse sopraggiunta la morte dello stessopapa Gregorio XIV, il quale, essendo stato sempre infermiccio, finalmente nel dì 15 d'ottobre fu chiamato da Dio a miglior vita: pontefice piissimo e di ottima volontà, il cui governo, oltre alla brevità, si trovò sempre in tempesta per le pubbliche sciagure.

Riaperto il conclave nel dì 29 del suddetto mese, concorsero i voti de' porporati nella persona diGianantonio Facchinetti, chiamato il cardinale Santi Quattro, Bolognese di patria, personaggio di sperimentata bontà e di molta letteratura, ma che per l'età d'anni settantatrè e per l'afflitta sua complessione ben si conosceva di dover essere di brevissima vita, siccome avvenne. Si fece egli chiamareInnocenzo IX. Perchè fossero eletti questi tre ultimi papi quai depositi che la morte in breve ripeterebbe, sarà ciò proceduto da que' medesimi motivi per li quali si son fatti in altri tempi altre simili elezioni. In persona si portòVincenzo ducadi Mantova a Roma a rendere ubbidienza a questo papa, e ne ricevè molte dimostrazioni di stima ed affetto. Quale intanto s'era preveduto, tale si provò l'animo del novello pontefice, cioè tutto rivolto a soccorrere Roma e gli altri Stati della Chiesa nella grave carestia che tuttavia faceva guerra alla povera gente, e a sostenere la lega di Francia contra del re Arrigo. Delle tante gabelle imposte al popolo romano, massimamente da papa Sisto, egli immantenente ne levò non so quante, e compartì ad esso popolo altre grazie. E perciocchè s'era inteso che passassero male gli affari della lega suddetta in Francia, le promise cinquanta mila scudi al mese, con sollecitar ancheAlessandro ducadi Parma a recarle aiuto. In somma, disposizioni in lui si miravano per fare un ottimo governo, perchè, sebben pel suo naturale era tardo nelle risoluzioni e nell'accordar le grazie, pureriuscivano poi queste maggiormente maturate dalla prudenza. Ma non tardò la morte a privar la cristianità di sì buon pastore. Nel dì 21 di dicembre si trovò egli indisposto, e sopraggiunta poi la febbre con flusso nel dì 29 d'esso mese, secondo alcuni, rendè l'anima al creatore, o piuttosto nel dì 30, secondo altri, per essere succeduta la sua morte nella notte avanzata precedente ad esso dì 30. L'elezione dunque d'un nuovo pontefice fu riserbata all'anno seguente.

Con varia fortuna continuò ancora in quest'annoCarlo Emmanuele ducadi Savoia la guerra di là dai monti. Erano stati da gran tempo i Marsiliesi in dubbio se avessero a mettersi anch'eglino sotto la di lui proiezione, come aveano fatto quei di Aix e d'altri luoghi della Provenza; ma finalmente prevalse il partito di chi era a lui favorevole. Entrò dunque in essa città il duca nel dì 2 di marzo, accolto con gran solennità e festa da quel popolo. Ma cotali acquisti del duca, benchè fatti con belle proteste di sola protezione, e non già di dominio, pur venivano mirati di mal occhio non solamente dal re Arrigo, ma anche dalla stessa lega cattolica, temendo essi che il re di Spagna meditasse di mettere il medesimo duca suo genero sul trono di Francia. Fu in questi tempi preso Granoble nel Delfinato dagli ugonotti; e perciocchè il duca scarseggiava di gente, e più di denaro per soddisfare ai presenti bisogni, e la Provenza si scansava dal darne, con allegare la sua impotenza; passò il medesimo duca in Ispagna per implorar soccorsi dal re, ed impetrò danaro, pensioni per li suoi figli e molti altri donativi. Tornò poscia in Provenza sul principio di luglio con tredici galee cariche di fanteria spagnuola. Entrò in Arles, prese altri luoghi; ma a Pontecarrate ebbe una fiera sconfitta dal Lesdiguieres, il qual poscia s'impadronì di Barcelonetta, e diede altre percosse ai Savoiardi. In Francia fu di nuovo in pericolo la città di Parigi di esser sorpresadall'armi del re Arrigo, il quale nell'anno presente s'impossessò di Ciartres, di Noion e di altri luoghi. All'incontro, la città di Bordeos si diede alla lega. Poi verso il principio di novembre venne pensiero ad esso re, assistito dagli Inglesi, di mettere l'assedio alla vasta e forte città di Roano, ancorchè sapesse che gran provvisione di soldati, vettovaglie e munizioni ivi si trovava. Peggio passò per li cattolici in Fiandra, perciocchè il conte Maurizio di Nassau, generale delle Provincie Unite, ossia eretiche, raunava di grandi forze; e il duca di ParmaAlessandrocomandava a soldatesche ben sovente ammutinate per la mancanza delle paghe, le quali tutto dì erano promesse dal re Cattolico, e mai non si vedeano comparire; oltre di che, da esso re era egli di tanto in tanto premurosamente incitato a portar soccorsi alla lega franzese. Mirabil fu la prestezza del suddetto conte Maurizio, per cui vennero alle sue mani Vesterlò, Zutfen, Deventer ed altre minori piazze. Una brutta percossa toccò ancora alla cavalleria del Farnese, nel mentre che egli era accampato ad un forte opposto a Nimega. Il peggio fu che anche la stessa Nimega, per tumulto ivi nato, si rendè alle armi d'esso Maurizio. Con tutto questo dai replicati comandamenti venuti da Madrid fu sforzato il Farnese a mettersi in ordine per dar soccorso all'assediata città di Roano.


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