MDXLIIIAnno diCristoMDXLIII. IndizioneI.Paolo IIIpapa 10.Carlo Vimperadore 25.Giacchè l'Augusto Carlomirava da lungi il nuovo gagliardo armamento del re di Francia contro i suoi Stati di Fiandra e d'Italia, e del pari non ignorava aver egli incitato il gran signore Solimano contro dell'Ungheria, e come formidabil fosse la flotta preparata dal Barbarossa contro i cristiani del Mediterraneo: determinò di passar dalla Spagna in Italia, e poscia in Germania, per accudire dove il bisogno maggiore lo richiedesse. Aveva egli fatto riconoscere con solenne funzione dagli Stati di Spagnadon Filipposuo figlio per suo successore in que' regni; e parimente gli avea procacciata in mogliedonna Mariafiglia didon Giovanni redi Portogallo, tuttochè esso suo figlio non avesse che tredici anni. Celebrate poi che furono le nozze nel marzo del presente anno, l'imperadore, imbarcato sulle galee d'Andrea Doria, arrivò felicemente a Genova. In questo mentre, per maggiormente precauzionarsi contro del re Cristianissimo, avea egli contratta lega conArrigo VIII red'Inghilterra; ma lega che sommamente dispiacque alpontefice Paolo, al vedere che quel re, divenuto ribelle alla religion cattolica, veniva ad unirsi con un imperadore, per portar le armi contro la Francia cattolica. Ma noi ora viventi non più facciam caso di siffatte leghe fra cattolici e protestanti, perchè avvezzi a toccar con mano che l'interesse di Stato è pur troppo il primo mobile in cuor de' regnanti, e non già la religione. Ora il pontefice, dacchè seppe il disegno di Carlo Augusto di tornare in Italia, fece proporre un abboccamento con lui, sperando pure, giacchè nulla servivano i mezzi finora adoperati, di poter colla presenza ed eloquenza sua muovere qualche trattato di pace, per cui verisimilmente avea delle buone intenzioni dalla parte de' Franzesi. A questocongresso non inclinava Cesare, perchè, prevedendo che senza cedere alcuna porzion di Stati o diritti non si poteva venir all'accordo, egli non si sentiva voglia di comperar la quiete con suo svantaggio, e però si andava divincolando per fuggir quell'incontro. A Genova, dove egli era pervenuto, si portarono ilmarchese del Vastoedon Ferrante Gonzagaper inchinarlo, ed altrettanto fece anchePier-Luigi Farnese, la cui nuoraMargheritasi fermò a Parma ad oggetto di vedere nel passaggio l'Augusto genitore, con cui di Spagna era venuto eziandio ilduca Ottaviosuo marito. Essendosi ancora portato colàCosimo duca di Firenze, tanto si maneggiò, che l'imperadore, intento a raccoglier moneta, si lasciò indurre a rimettergli le cittadelle di Firenze e di Livorno, con che egli pagasse ducento mila scudi d'oro, come attesta il Segni con altri storici. L'Adriani scrive cento cinquanta mila.Si mosse intanto da Roma l'ansioso papa Paolo coll'accompagnamento sfarzoso di una gran corte, e di mille e quattrocento cavalli a' dì 26 di febbraio, e passando per nevi e ghiacci, arrivò a Bologna, dove sperava che Cesare verrebbe a trovarlo. Ma dacchè ebbe inteso non poter esso Augusto portarsi colà, stante il bisogno di passar frettolosamente in Germania, tanto si adoperò, che fu destinata la terra di Busseto, posta fra Piacenza e Cremona, e posseduta da Girolamo Pallavicino, per luogo del loro congresso. I fatti mostrarono non aver l'imperadore la fretta, con cui egli si schermiva dall'abboccarsi col papa. Ora l'impaziente pontefice si portò sino a Parma e Piacenza, non volendo che gli scappasse di mano l'astuto monarca. E perchè poi si avvide che si differiva il di lui arrivo a Genova, o la partenza di là, determinò di tornarsene a Bologna. Prima nondimeno di portarsi colà, perchè era stato invitato dalduca di Ferrara Ercole IIa visitar la sua capitale, imbarcatosi nel dì 21 d'aprile a Brescello,arrivò lo stesso giorno in vicinanza di Ferrara, dove nel dì seguente fece la sua solenne entrata. La magnificenza, con cui fu egli accolto dal duca e dalla nobiltà e popolo ferrarese, gli spettacoli e divertimenti a lui dati, e l'immenso concorso di foresteria a quella città, vengono descritti nel Diario manuscritto di Antonio Isnardi, e in altre storie ferraresi. Ne ho parlato anch'io nella seconda parte delle Antichità Estensi. Quivi si fermò per tre giorni il papa, dopo di che si restituì a Bologna. Venne finalmente la sospirata nuova che l'imperadore era per muoversi da Genova; laonde il pontefice corse a Parma, e nel dì 21 giugno passò a Busseto. A quella terra nel giorno seguente arrivò parimente l'Augusto Carlo, e furono amendue ad uno stretto colloquio di più ore. Per quanto si affaticasse il santo padre per indurre l'imperadore a dar mano alla pace, con cedere lo Stato di Milano ad un figlio del re di Francia, il trovò sempre più saldo di una torre. Però venne egli a proporre per mezzo termine che sua maestà desse aPier-Luigi Farnese, oppure adOttaviosuo nipote, quel ducato, cioè a persone divotissime di Cesare e del sacro romano imperio: proposizione non nuova agli orecchi di quel monarca, il quale seppe ben difendersi da questo assalto, ancor che molto perorassero le lagrime delladuchessa Margheritafiglia di esso Augusto, ed inoltre gli fosse esibito grossissimo censo in avvenire, e di presente una strabocchevol somma di danaro, che papa Paolo s'era studiato di ammassare in varie guise per questo fine.Voce comune fu che questo desiderato ingrandimento della casa Farnese fosse, non dirò l'unico, ma uno de' principali incentivi, per cui il papa, nulla curando i disagi de' viaggi e della stagione, la poca sua sanità, e l'età ormai inclinante alla decrepitezza, anzi dimenticando il decoro della sublime sua dignità, corresse dietro all'Augusto Carlo,che poi si sbrigò presto di lui[Raynaldus, Annal. Eccles.]. Lo stesso cardinal Sadoleto, che pure stava allora in Francia, confessò che, prima anche dell'abboccamento di Busseto, era corsa la fama che per privati interessi il papa avesse impreso questo viaggio. Cesare Campana[Campana, Vita di Filippo II.], e molto più il cardinal Pallavicino[Pallavicino, Storia del Concilio.], per gratitudine alla memoria di un papa, da cui la insigne compagnia di Gesù riconosce la prima sua approvazione, amendue lontani di tempo, prendono qui a volere smentir quella voce. Ma difficile è che mai la schiantino dal cuore degli accorti lettori. Perciocchè l'addurre che il Giovio e due o tre altri storici han preso abbaglio in altri punti di storia, niuna forza ha, perchè troppo pruova; e potrebbonsi con arme sì comode mettere in dubbio infinite altre vere asserzioni degli storici. Ognun sa se gagliardo fosse, per non dir di più, anche in Paolo III il prurito di portar la sua casa ad onori sublimi di principato; poco ancora staremo a vederne una indubitata pruova. Qui poi abbiam la corrente degli storici che asseriscono quel fatto, anche prima del congresso di Busseto; e la maggior parte contemporanei, e non solo d'Italia, ma di Francia e di Spagna. Per tacere degli altri, Alessandro Sardi[Sardi, Istor. MSta.], che in questi tempi fioriva, e lasciò una Storia manoscritta, di cui mi servo, va in ciò d'accordo cogli altri. Onofrio Panvinio[Panvinio, Vite de' Papi.], che pescava in buoni gabinetti, afferma, avereil papa fatto all'aperta intenderequesta sua proposizione all'imperadore. E Bonaventura Angeli[Angeli, Storia di Parma.], che non ignorava gl'interessi di casa Farnese, e dedicò la sua Storia alduca Ranuccio, non dovea certo tener per sogno le condizioni proposte da papa Paolo per ottenere il ducato di Milano al figlio, le quali son riferitedall'Adriani. Più ragionevol cosa dunque è il sostenere che principalmente si movesse il pontefice al suddetto viaggio ed abboccamento per maneggiar la pace in bene della cristianità; e che v'ingroppasse poi il progetto dell'acquisto di Milano pel figlio o nipote, giacchè si trovò Cesare troppo alieno dal sacrificare quel bel paese alle voglie del re di Francia. Hanno i lettori a perdonarmi se qui mi son fermato alquanto per amore della verità, credendo io infine che nulla pregiudichi all'onor di questo pontefice l'aver procurato l'ingrandimento de' suoi piuttosto cogli Stati altrui che con quelli della Chiesa.S'inviò poscia l'Augusto Carloverso la Germania, e il papa malcontento se ne tornò a Roma. In questo mentre si cominciò a provar da' cristiani qual flagello avesse tirato sopra di loro la disordinata passione del re chiamato Cristianissimo. Avea il Barbarossa, per ordine di Solimano, allestita una formidabile flotta di galee, fuste e legni da carico, con quattordici mila Turchi da sbarco, e con essa verso il fine di aprile fece vela, giugnendo poi al Faro di Messina sul fine di giugno. V'era sopra anche Antonio Polino, ministro del re di Francia, come direttore di sì detestabil impresa. Per lo spavento si fuggirono gli abitatori di Reggio di Calabria. Dato prima il sacco alla misera città, ne fece poi la rabbia turchesca un falò, oltre al tagliare gli alberi fruttiferi, le vigne e le palme di quel paese. Di là condussero que' Barbari gran copia di anime cristiane in servitù. Inferiti altri danni alle riviere della Lucania e Puglia, arrivò la flotta infedele alla sboccatura del Tevere: il che mise in somma costernazione la stessa città di Roma, talmente che, sebbene il Polino assicurasse ilcardinal di Carpireggente, che niun pericolo v'era, pure non si potè impedire la fuga di moltissimi in luoghi più sicuri. Di là navigò, senza far altri danni, il Barbarossa fino a Marsilia, dove si vede trionfalmente accolto questo gran nemicodel nome cristiano nel mese di luglio. Perchè era andato a male un trattato dei ministri franzesi di sorprendere il castello di Nizza in Provenza, irritato ilre Francesco, ordinò che le sue galee, sotto il comando diFrancesco di Borboneconte d'Anghien di sangue reale, unite all'armata turchesca, andassero all'assedio della città di Nizza. Si sostennero con vigore que' terrazzani dal dì 10 d'agosto sino al dì 22 contro il continuo fuoco delle artiglierie, e contro gli assalti de' Turchi; ma infine, conoscendosi incapaci di resistere più lungamente a tante forze nemiche, capitolarono con oneste condizioni la resa. Si applicò dipoi il Barbarossa a combattere il castello, alla cui difesa stavano Andrea di Monforte e Paolo Simeone cavalier di Malta, risoluti di resistere sino all'ultimo fiato. IntantoCarlo duca di Savoia, stando in Vercelli, non potea darsi pace per le sventure della sua città di Nizza; e però tanto pregò e scongiurò ilmarchese del Vasto, che l'indusse a muovere le sue milizie verso Genova, per portare soccorso all'assediata cittadella. Imbarcatisi dunque amendue colla gente sulle galee diAndrea Doria, andarono a posarsi a Villafranca: il che bastò perchè il Barbarossa e i Franzesi, dopo aver dato il sacco alla città, sciogliessero l'assedio, con ridursi il generale turchesco per mare a Tolone, dove colle sue truppe svernò, ma non senza gravissimo danno de' Provenzali. Ed ecco a che si ridussero tutte le prodezze di quel Barbaro e de' suoi collegati franzesi in quelle parti.Dacchè ebbe il duca di Savoia rinfrescata di gente la fortezza, e ben vettovagliata la città di Nizza, dove richiamò gli abitanti fuggiti, tornò col marchese del Vasto in Piemonte, ed imprese l'assedio della città di Mondovì, con alzarvi tre batterie. Gran tempo vi stettero sotto, e più vi sarebbero stati, se non fossero cadute loro in mano le lettere che colà inviava il signor di Butieres general dei Franzesi in Piemonte. Ne furono fintedelle altre, colle quali si ordinava al comandante di Mondovì di capitolare, perchè non gli si potea dar soccorso: il che fece rendere le città. Susseguentemente s'impadronirono essi di Caramagna, di Raconigi, Carmagnola e Carignano; nel qual ultimo luogo il marchese lasciò un buon presidio, e poi si ritirò a' quartieri d'inverno a Milano. Quanto all'imperador Carlo, fece egli guerra nella bassa Germania, e ridusse a' suoi voleri il nemicoGuglielmo duca di Cleves. Nell'esercito suo militarono alcune migliaia di fanti e cavalli italiani, e molti insigni uffiziali di questa nazione, e fra essiCamillo Colonna, Antonio Doria, don Francesco d'Este. Ilmarchese di Marignanoera generale dell'artiglieria; mastro di campo generaleStefano Colonna, e luogotenente generaledon Ferrante Gonzaga. Ma in Ungheria peggiorarono di molto gli affari dei cristiani nell'anno presente. Avea ilpontefice Paoloinviato in aiuto diFerdinando re de' Romanie d'Ungheria,Giambatista SavelloeGiulio Orsinocon quattro mila fanti italiani. Venuto lo stesso Solimano gran signore con un esercito, dicono, di ducento mila persone, non trovò forze tali che potessero far fronte alla sua potenza; però gli riuscì di sottomettere all'imperio suo la metropolitana città di Strigonia, Cinque Chiese, Alba Regale con altri luoghi, essendo arrivato troppo tardi l'esercito del re Ferdinando per opporsi a tali conquiste. In Italia, mentre erano spedite in Levante dal Barbarossa quattro navi, dove dicono imbarcati cinque mila cristiani dell'uno e dell'altro sesso, con ducento sacre vergini destinate ai serragli turcheschi, s'incontrarono esse nella squadra delle galee di Napoli, comandata da don Garzia figlio del vicerè, e furono felicemente prese e condotte a Messina.
Giacchè l'Augusto Carlomirava da lungi il nuovo gagliardo armamento del re di Francia contro i suoi Stati di Fiandra e d'Italia, e del pari non ignorava aver egli incitato il gran signore Solimano contro dell'Ungheria, e come formidabil fosse la flotta preparata dal Barbarossa contro i cristiani del Mediterraneo: determinò di passar dalla Spagna in Italia, e poscia in Germania, per accudire dove il bisogno maggiore lo richiedesse. Aveva egli fatto riconoscere con solenne funzione dagli Stati di Spagnadon Filipposuo figlio per suo successore in que' regni; e parimente gli avea procacciata in mogliedonna Mariafiglia didon Giovanni redi Portogallo, tuttochè esso suo figlio non avesse che tredici anni. Celebrate poi che furono le nozze nel marzo del presente anno, l'imperadore, imbarcato sulle galee d'Andrea Doria, arrivò felicemente a Genova. In questo mentre, per maggiormente precauzionarsi contro del re Cristianissimo, avea egli contratta lega conArrigo VIII red'Inghilterra; ma lega che sommamente dispiacque alpontefice Paolo, al vedere che quel re, divenuto ribelle alla religion cattolica, veniva ad unirsi con un imperadore, per portar le armi contro la Francia cattolica. Ma noi ora viventi non più facciam caso di siffatte leghe fra cattolici e protestanti, perchè avvezzi a toccar con mano che l'interesse di Stato è pur troppo il primo mobile in cuor de' regnanti, e non già la religione. Ora il pontefice, dacchè seppe il disegno di Carlo Augusto di tornare in Italia, fece proporre un abboccamento con lui, sperando pure, giacchè nulla servivano i mezzi finora adoperati, di poter colla presenza ed eloquenza sua muovere qualche trattato di pace, per cui verisimilmente avea delle buone intenzioni dalla parte de' Franzesi. A questocongresso non inclinava Cesare, perchè, prevedendo che senza cedere alcuna porzion di Stati o diritti non si poteva venir all'accordo, egli non si sentiva voglia di comperar la quiete con suo svantaggio, e però si andava divincolando per fuggir quell'incontro. A Genova, dove egli era pervenuto, si portarono ilmarchese del Vastoedon Ferrante Gonzagaper inchinarlo, ed altrettanto fece anchePier-Luigi Farnese, la cui nuoraMargheritasi fermò a Parma ad oggetto di vedere nel passaggio l'Augusto genitore, con cui di Spagna era venuto eziandio ilduca Ottaviosuo marito. Essendosi ancora portato colàCosimo duca di Firenze, tanto si maneggiò, che l'imperadore, intento a raccoglier moneta, si lasciò indurre a rimettergli le cittadelle di Firenze e di Livorno, con che egli pagasse ducento mila scudi d'oro, come attesta il Segni con altri storici. L'Adriani scrive cento cinquanta mila.
Si mosse intanto da Roma l'ansioso papa Paolo coll'accompagnamento sfarzoso di una gran corte, e di mille e quattrocento cavalli a' dì 26 di febbraio, e passando per nevi e ghiacci, arrivò a Bologna, dove sperava che Cesare verrebbe a trovarlo. Ma dacchè ebbe inteso non poter esso Augusto portarsi colà, stante il bisogno di passar frettolosamente in Germania, tanto si adoperò, che fu destinata la terra di Busseto, posta fra Piacenza e Cremona, e posseduta da Girolamo Pallavicino, per luogo del loro congresso. I fatti mostrarono non aver l'imperadore la fretta, con cui egli si schermiva dall'abboccarsi col papa. Ora l'impaziente pontefice si portò sino a Parma e Piacenza, non volendo che gli scappasse di mano l'astuto monarca. E perchè poi si avvide che si differiva il di lui arrivo a Genova, o la partenza di là, determinò di tornarsene a Bologna. Prima nondimeno di portarsi colà, perchè era stato invitato dalduca di Ferrara Ercole IIa visitar la sua capitale, imbarcatosi nel dì 21 d'aprile a Brescello,arrivò lo stesso giorno in vicinanza di Ferrara, dove nel dì seguente fece la sua solenne entrata. La magnificenza, con cui fu egli accolto dal duca e dalla nobiltà e popolo ferrarese, gli spettacoli e divertimenti a lui dati, e l'immenso concorso di foresteria a quella città, vengono descritti nel Diario manuscritto di Antonio Isnardi, e in altre storie ferraresi. Ne ho parlato anch'io nella seconda parte delle Antichità Estensi. Quivi si fermò per tre giorni il papa, dopo di che si restituì a Bologna. Venne finalmente la sospirata nuova che l'imperadore era per muoversi da Genova; laonde il pontefice corse a Parma, e nel dì 21 giugno passò a Busseto. A quella terra nel giorno seguente arrivò parimente l'Augusto Carlo, e furono amendue ad uno stretto colloquio di più ore. Per quanto si affaticasse il santo padre per indurre l'imperadore a dar mano alla pace, con cedere lo Stato di Milano ad un figlio del re di Francia, il trovò sempre più saldo di una torre. Però venne egli a proporre per mezzo termine che sua maestà desse aPier-Luigi Farnese, oppure adOttaviosuo nipote, quel ducato, cioè a persone divotissime di Cesare e del sacro romano imperio: proposizione non nuova agli orecchi di quel monarca, il quale seppe ben difendersi da questo assalto, ancor che molto perorassero le lagrime delladuchessa Margheritafiglia di esso Augusto, ed inoltre gli fosse esibito grossissimo censo in avvenire, e di presente una strabocchevol somma di danaro, che papa Paolo s'era studiato di ammassare in varie guise per questo fine.
Voce comune fu che questo desiderato ingrandimento della casa Farnese fosse, non dirò l'unico, ma uno de' principali incentivi, per cui il papa, nulla curando i disagi de' viaggi e della stagione, la poca sua sanità, e l'età ormai inclinante alla decrepitezza, anzi dimenticando il decoro della sublime sua dignità, corresse dietro all'Augusto Carlo,che poi si sbrigò presto di lui[Raynaldus, Annal. Eccles.]. Lo stesso cardinal Sadoleto, che pure stava allora in Francia, confessò che, prima anche dell'abboccamento di Busseto, era corsa la fama che per privati interessi il papa avesse impreso questo viaggio. Cesare Campana[Campana, Vita di Filippo II.], e molto più il cardinal Pallavicino[Pallavicino, Storia del Concilio.], per gratitudine alla memoria di un papa, da cui la insigne compagnia di Gesù riconosce la prima sua approvazione, amendue lontani di tempo, prendono qui a volere smentir quella voce. Ma difficile è che mai la schiantino dal cuore degli accorti lettori. Perciocchè l'addurre che il Giovio e due o tre altri storici han preso abbaglio in altri punti di storia, niuna forza ha, perchè troppo pruova; e potrebbonsi con arme sì comode mettere in dubbio infinite altre vere asserzioni degli storici. Ognun sa se gagliardo fosse, per non dir di più, anche in Paolo III il prurito di portar la sua casa ad onori sublimi di principato; poco ancora staremo a vederne una indubitata pruova. Qui poi abbiam la corrente degli storici che asseriscono quel fatto, anche prima del congresso di Busseto; e la maggior parte contemporanei, e non solo d'Italia, ma di Francia e di Spagna. Per tacere degli altri, Alessandro Sardi[Sardi, Istor. MSta.], che in questi tempi fioriva, e lasciò una Storia manoscritta, di cui mi servo, va in ciò d'accordo cogli altri. Onofrio Panvinio[Panvinio, Vite de' Papi.], che pescava in buoni gabinetti, afferma, avereil papa fatto all'aperta intenderequesta sua proposizione all'imperadore. E Bonaventura Angeli[Angeli, Storia di Parma.], che non ignorava gl'interessi di casa Farnese, e dedicò la sua Storia alduca Ranuccio, non dovea certo tener per sogno le condizioni proposte da papa Paolo per ottenere il ducato di Milano al figlio, le quali son riferitedall'Adriani. Più ragionevol cosa dunque è il sostenere che principalmente si movesse il pontefice al suddetto viaggio ed abboccamento per maneggiar la pace in bene della cristianità; e che v'ingroppasse poi il progetto dell'acquisto di Milano pel figlio o nipote, giacchè si trovò Cesare troppo alieno dal sacrificare quel bel paese alle voglie del re di Francia. Hanno i lettori a perdonarmi se qui mi son fermato alquanto per amore della verità, credendo io infine che nulla pregiudichi all'onor di questo pontefice l'aver procurato l'ingrandimento de' suoi piuttosto cogli Stati altrui che con quelli della Chiesa.
S'inviò poscia l'Augusto Carloverso la Germania, e il papa malcontento se ne tornò a Roma. In questo mentre si cominciò a provar da' cristiani qual flagello avesse tirato sopra di loro la disordinata passione del re chiamato Cristianissimo. Avea il Barbarossa, per ordine di Solimano, allestita una formidabile flotta di galee, fuste e legni da carico, con quattordici mila Turchi da sbarco, e con essa verso il fine di aprile fece vela, giugnendo poi al Faro di Messina sul fine di giugno. V'era sopra anche Antonio Polino, ministro del re di Francia, come direttore di sì detestabil impresa. Per lo spavento si fuggirono gli abitatori di Reggio di Calabria. Dato prima il sacco alla misera città, ne fece poi la rabbia turchesca un falò, oltre al tagliare gli alberi fruttiferi, le vigne e le palme di quel paese. Di là condussero que' Barbari gran copia di anime cristiane in servitù. Inferiti altri danni alle riviere della Lucania e Puglia, arrivò la flotta infedele alla sboccatura del Tevere: il che mise in somma costernazione la stessa città di Roma, talmente che, sebbene il Polino assicurasse ilcardinal di Carpireggente, che niun pericolo v'era, pure non si potè impedire la fuga di moltissimi in luoghi più sicuri. Di là navigò, senza far altri danni, il Barbarossa fino a Marsilia, dove si vede trionfalmente accolto questo gran nemicodel nome cristiano nel mese di luglio. Perchè era andato a male un trattato dei ministri franzesi di sorprendere il castello di Nizza in Provenza, irritato ilre Francesco, ordinò che le sue galee, sotto il comando diFrancesco di Borboneconte d'Anghien di sangue reale, unite all'armata turchesca, andassero all'assedio della città di Nizza. Si sostennero con vigore que' terrazzani dal dì 10 d'agosto sino al dì 22 contro il continuo fuoco delle artiglierie, e contro gli assalti de' Turchi; ma infine, conoscendosi incapaci di resistere più lungamente a tante forze nemiche, capitolarono con oneste condizioni la resa. Si applicò dipoi il Barbarossa a combattere il castello, alla cui difesa stavano Andrea di Monforte e Paolo Simeone cavalier di Malta, risoluti di resistere sino all'ultimo fiato. IntantoCarlo duca di Savoia, stando in Vercelli, non potea darsi pace per le sventure della sua città di Nizza; e però tanto pregò e scongiurò ilmarchese del Vasto, che l'indusse a muovere le sue milizie verso Genova, per portare soccorso all'assediata cittadella. Imbarcatisi dunque amendue colla gente sulle galee diAndrea Doria, andarono a posarsi a Villafranca: il che bastò perchè il Barbarossa e i Franzesi, dopo aver dato il sacco alla città, sciogliessero l'assedio, con ridursi il generale turchesco per mare a Tolone, dove colle sue truppe svernò, ma non senza gravissimo danno de' Provenzali. Ed ecco a che si ridussero tutte le prodezze di quel Barbaro e de' suoi collegati franzesi in quelle parti.
Dacchè ebbe il duca di Savoia rinfrescata di gente la fortezza, e ben vettovagliata la città di Nizza, dove richiamò gli abitanti fuggiti, tornò col marchese del Vasto in Piemonte, ed imprese l'assedio della città di Mondovì, con alzarvi tre batterie. Gran tempo vi stettero sotto, e più vi sarebbero stati, se non fossero cadute loro in mano le lettere che colà inviava il signor di Butieres general dei Franzesi in Piemonte. Ne furono fintedelle altre, colle quali si ordinava al comandante di Mondovì di capitolare, perchè non gli si potea dar soccorso: il che fece rendere le città. Susseguentemente s'impadronirono essi di Caramagna, di Raconigi, Carmagnola e Carignano; nel qual ultimo luogo il marchese lasciò un buon presidio, e poi si ritirò a' quartieri d'inverno a Milano. Quanto all'imperador Carlo, fece egli guerra nella bassa Germania, e ridusse a' suoi voleri il nemicoGuglielmo duca di Cleves. Nell'esercito suo militarono alcune migliaia di fanti e cavalli italiani, e molti insigni uffiziali di questa nazione, e fra essiCamillo Colonna, Antonio Doria, don Francesco d'Este. Ilmarchese di Marignanoera generale dell'artiglieria; mastro di campo generaleStefano Colonna, e luogotenente generaledon Ferrante Gonzaga. Ma in Ungheria peggiorarono di molto gli affari dei cristiani nell'anno presente. Avea ilpontefice Paoloinviato in aiuto diFerdinando re de' Romanie d'Ungheria,Giambatista SavelloeGiulio Orsinocon quattro mila fanti italiani. Venuto lo stesso Solimano gran signore con un esercito, dicono, di ducento mila persone, non trovò forze tali che potessero far fronte alla sua potenza; però gli riuscì di sottomettere all'imperio suo la metropolitana città di Strigonia, Cinque Chiese, Alba Regale con altri luoghi, essendo arrivato troppo tardi l'esercito del re Ferdinando per opporsi a tali conquiste. In Italia, mentre erano spedite in Levante dal Barbarossa quattro navi, dove dicono imbarcati cinque mila cristiani dell'uno e dell'altro sesso, con ducento sacre vergini destinate ai serragli turcheschi, s'incontrarono esse nella squadra delle galee di Napoli, comandata da don Garzia figlio del vicerè, e furono felicemente prese e condotte a Messina.