MDXVIIIAnno diCristoMDXVIII. IndizioneVI.LeoneX papa 6.MassimilianoI re de' Romani 26.Fu questo dopo tante guerre un anno di pace tanto in Italia, quanto negli altri regni cristiani, se non che gran timore era in Roma e ne' popoli italiani che il gran Sultano de' Turchi Selim volgesse le armi contro le provincie cristiane.Papa Leone, affinchè questo tiranno non trovasse sprovvedute le contrade cristiane, più che mai si diede ad incitare i monarchi battezzati ad una lega, non solamente per fargli fronte occorrendo, ma anche per invadere preventivamente da più parti i di lui Stati. A questo fine spedì aMassimiliano Cesareilcardinale di San Sisto, ed altri cardinali di grande autorità aire di Francia,SpagnaedInghilterra, avendo prima intimata una tregua di cinque anni ad essi e a tutti gli altri principi cristiani. Andarono questi legati, ma nulla operarono di sostanziale per sì rilevante affare, se non che furono intimate le decime al clero, ed anche ben pagate, ma senza che queste s'impiegassero poi contro il nemico comune. Pensava ognun di que' monarchi a' proprii interessi più che a quelli della cristianità. Eppure, se mai giusto fu il timore della potenza turchesca, certamente fu in questo tempo. Imperocchè regnava Selim, uno de' più feroci e crudeli sultani diquella nazione. Invasato costui dallo spirito de' conquistatori e dall'amor della gloria, avea già sì dilatato il suo imperio, che oramai ognun diffidava di resistergli. Principi di gran potenza per più secoli erano stati fin qui i sultani, ossia soldani d'Egitto, siccome possessori non solo di quel vasto e fertilissimo paese, ma anche della Palestina, Soria e di una parte dell'Arabia, e guerniti sempre d'un possente esercito di Mammalucchi, non dissimili dai giannizzeri turcheschi. S'invogliò Selim di stendere la sua signoria sopra quelle ricchissime contrade, e però, ammassato un formidabile esercito, fingendo di volerla contro il sofì di Persia, già da lui sconfitto, all'improvviso piombò addosso a Damasco e alle altre città di Soria, delle quali, non men che di Gerusalemme, s'impadronì. Spinse poi l'armi vittoriose contro il sultano di Egitto, che restò sconfitto e ucciso in una gran battaglia. Succeduto a lui un altro sultano, fu anch'egli preso e fatto ignominiosamente morire. In una parola, con infinito spargimento di sangue e di crudeltà e saccheggi innumerabili rimase distrutta affatto la monarchia di que' soldani, e tutto il loro impero sottoposto al giogo de' Turchi. Tanti progressi del tiranno d'Oriente, e per li quali venne egli a raddoppiar le entrate della sua camera, e che spezialmente accaddero ne' due prossimi passati anni, bastavano bene ad atterrir l'Italia, e chiunque era confinante alla smisurata potenza di Selimo. Ma si aggiunse ch'egli si diede ad armare una bella flotta di navi: segno ch'egli meditava qualche grande impresa contro i Cristiani. Però avea ben ragion di temere papa Leone. Fece egli fare in Roma solenni processioni di penitenza, alle quali anche intervenne con pie' nudi, e non tralasciò diligenza veruna per muovere i potentati della Cristianità ad una lega e crociata contra di un sì forte non mai sazio conquistatore.Ma in mezzo a questi timori non dimenticava esso pontefice l'ingrandimentodella propria casa. Aveva egli già concertato l'accasamento diLorenzo duca di Urbinosuo nipote conmadama Maddalenadella casa de' duchi o conti di Bologna in Piccardia. I Sammartani la chiamano[Sammarthan., Histoire de la Maison de France.]Maddalena della Torre contessa d'Auvergne, e il Belcaire[Belcaire, Commentar. Rerum Gallicar., lib. 16.]la dice figlia d'una sorella diFrancesco Borbone duca di Vandomo, di sangue reale. Venuta la primavera di quest'anno, Lorenzo, passato a Firenze, ivi fece un suntuoso preparamento per la sua andata in Francia. Secondo l'Anonimo Padovano, seco condusse cinquecento cavalli ed infiniti carriaggi. Era in questo tempo nato aFrancesco I redi Francia un figlio maschio, che fu poiFrancesco II; e perchè egli attendeva a guadagnarsi sempre più la benevolenza del papa sulla speranza d'averlo propizio per la difesa dello Stato di Milano, desiderò che esso pontefice fosse padrino al battesimo del figliuolo. Per questa cagione, siccome scrive il Guicciardini, Lorenzo affrettato a compiere quel viaggio, avendo prese le poste arrivò a Parigi, dove, nel dì 25 d'aprile, conAntonio duca di LorenaeMargherita d'Alenzonsorella del re tenne al sacro fonte il nato Delfino. Furono in tal congiuntura per dieci giorni fatte immense allegrezze, banchetti, giostre e tornei, ne' quali anche Lorenzo si fece conoscere valoroso cavaliere. Furono poi celebrate con regal pompa le di lui nozze; nè il re Cristianissimo lasciò indietro onore alcuno che non compartisse a lui, massimamente all'udire le grandi proteste ch'egli fece d'un perpetuo attaccamento suo e del pontefice alla di lui corona. Portò in questa occasione Lorenzo un breve del papa che concedeva al re di potere ad arbitrio suo valersi delle decime raccolte per la meditata crociata, con obbligo poi di restituir quel danaro quando si avesse a procedercontra del Turco. Ed ecco dove andavano a finire tanti sussidii del clero: il che faceva poi gridare i partigiani della nascente eresia di Lutero, i quali arrabbiatamente declamavano contra il progetto d'essa crociata. Venne poi Lorenzo colla consorte per mare a Livorno, ed indi a Firenze, dove per otto giorni continui si fecero incredibili suntuose allegrezze. Cresceva intanto a furia l'incendio commosso in Germania dal suddetto Lutero, perchè sostenuto daFederigo duca di Sassonia. Perciò papa Leone giudicò bene d'inviare in GermaniaTommaso da Vio cardinale, insigne teologo scolastico di questi tempi, appellato il cardinal Gaetano. Andò egli: seco s'abboccò Lutero: si venne alle dispute sopra le indulgenze; ma infine il porporato si trovò deluso. Lutero, uomo pien di alterigia, avea cominciata la guerra alla Chiesa sua madre, era risoluto di continuarla, perchè si sentiva sicure le spalle; nè un cervello sì bollente e superbo si sarebbe mai ridotto a disdirsi. StetteAlfonso ducadi Ferrara aspettando con impazienza che passassero i sette mesi che papa Leone s'era preso di tempo col re di Francia per restituirgli Modena, Reggio e Rubiera. Ma passò altro che sette mesi, senza che se ne vedesse esecuzione alcuna. Ne fece egli istanze a Roma, e si trovò che le promesse di questo pontefice, anche autenticate da strumenti e brevi, solamente significavano di voler fare quello che tornasse il conto a lui, e non altrimenti. Determinò per questo il duca, nel dì 14 di novembre, di portarsi in persona a Parigi per implorar di nuovo la protezione del re, e tornò di colà nel seguente febbraio con buona provvision di parole, perchè in que' tempi si guardava ognuno dal disgustare un papa, e molto più premeva a quel re di tenerselo amico, dacchè era divenuto signor di Milano.
Fu questo dopo tante guerre un anno di pace tanto in Italia, quanto negli altri regni cristiani, se non che gran timore era in Roma e ne' popoli italiani che il gran Sultano de' Turchi Selim volgesse le armi contro le provincie cristiane.Papa Leone, affinchè questo tiranno non trovasse sprovvedute le contrade cristiane, più che mai si diede ad incitare i monarchi battezzati ad una lega, non solamente per fargli fronte occorrendo, ma anche per invadere preventivamente da più parti i di lui Stati. A questo fine spedì aMassimiliano Cesareilcardinale di San Sisto, ed altri cardinali di grande autorità aire di Francia,SpagnaedInghilterra, avendo prima intimata una tregua di cinque anni ad essi e a tutti gli altri principi cristiani. Andarono questi legati, ma nulla operarono di sostanziale per sì rilevante affare, se non che furono intimate le decime al clero, ed anche ben pagate, ma senza che queste s'impiegassero poi contro il nemico comune. Pensava ognun di que' monarchi a' proprii interessi più che a quelli della cristianità. Eppure, se mai giusto fu il timore della potenza turchesca, certamente fu in questo tempo. Imperocchè regnava Selim, uno de' più feroci e crudeli sultani diquella nazione. Invasato costui dallo spirito de' conquistatori e dall'amor della gloria, avea già sì dilatato il suo imperio, che oramai ognun diffidava di resistergli. Principi di gran potenza per più secoli erano stati fin qui i sultani, ossia soldani d'Egitto, siccome possessori non solo di quel vasto e fertilissimo paese, ma anche della Palestina, Soria e di una parte dell'Arabia, e guerniti sempre d'un possente esercito di Mammalucchi, non dissimili dai giannizzeri turcheschi. S'invogliò Selim di stendere la sua signoria sopra quelle ricchissime contrade, e però, ammassato un formidabile esercito, fingendo di volerla contro il sofì di Persia, già da lui sconfitto, all'improvviso piombò addosso a Damasco e alle altre città di Soria, delle quali, non men che di Gerusalemme, s'impadronì. Spinse poi l'armi vittoriose contro il sultano di Egitto, che restò sconfitto e ucciso in una gran battaglia. Succeduto a lui un altro sultano, fu anch'egli preso e fatto ignominiosamente morire. In una parola, con infinito spargimento di sangue e di crudeltà e saccheggi innumerabili rimase distrutta affatto la monarchia di que' soldani, e tutto il loro impero sottoposto al giogo de' Turchi. Tanti progressi del tiranno d'Oriente, e per li quali venne egli a raddoppiar le entrate della sua camera, e che spezialmente accaddero ne' due prossimi passati anni, bastavano bene ad atterrir l'Italia, e chiunque era confinante alla smisurata potenza di Selimo. Ma si aggiunse ch'egli si diede ad armare una bella flotta di navi: segno ch'egli meditava qualche grande impresa contro i Cristiani. Però avea ben ragion di temere papa Leone. Fece egli fare in Roma solenni processioni di penitenza, alle quali anche intervenne con pie' nudi, e non tralasciò diligenza veruna per muovere i potentati della Cristianità ad una lega e crociata contra di un sì forte non mai sazio conquistatore.
Ma in mezzo a questi timori non dimenticava esso pontefice l'ingrandimentodella propria casa. Aveva egli già concertato l'accasamento diLorenzo duca di Urbinosuo nipote conmadama Maddalenadella casa de' duchi o conti di Bologna in Piccardia. I Sammartani la chiamano[Sammarthan., Histoire de la Maison de France.]Maddalena della Torre contessa d'Auvergne, e il Belcaire[Belcaire, Commentar. Rerum Gallicar., lib. 16.]la dice figlia d'una sorella diFrancesco Borbone duca di Vandomo, di sangue reale. Venuta la primavera di quest'anno, Lorenzo, passato a Firenze, ivi fece un suntuoso preparamento per la sua andata in Francia. Secondo l'Anonimo Padovano, seco condusse cinquecento cavalli ed infiniti carriaggi. Era in questo tempo nato aFrancesco I redi Francia un figlio maschio, che fu poiFrancesco II; e perchè egli attendeva a guadagnarsi sempre più la benevolenza del papa sulla speranza d'averlo propizio per la difesa dello Stato di Milano, desiderò che esso pontefice fosse padrino al battesimo del figliuolo. Per questa cagione, siccome scrive il Guicciardini, Lorenzo affrettato a compiere quel viaggio, avendo prese le poste arrivò a Parigi, dove, nel dì 25 d'aprile, conAntonio duca di LorenaeMargherita d'Alenzonsorella del re tenne al sacro fonte il nato Delfino. Furono in tal congiuntura per dieci giorni fatte immense allegrezze, banchetti, giostre e tornei, ne' quali anche Lorenzo si fece conoscere valoroso cavaliere. Furono poi celebrate con regal pompa le di lui nozze; nè il re Cristianissimo lasciò indietro onore alcuno che non compartisse a lui, massimamente all'udire le grandi proteste ch'egli fece d'un perpetuo attaccamento suo e del pontefice alla di lui corona. Portò in questa occasione Lorenzo un breve del papa che concedeva al re di potere ad arbitrio suo valersi delle decime raccolte per la meditata crociata, con obbligo poi di restituir quel danaro quando si avesse a procedercontra del Turco. Ed ecco dove andavano a finire tanti sussidii del clero: il che faceva poi gridare i partigiani della nascente eresia di Lutero, i quali arrabbiatamente declamavano contra il progetto d'essa crociata. Venne poi Lorenzo colla consorte per mare a Livorno, ed indi a Firenze, dove per otto giorni continui si fecero incredibili suntuose allegrezze. Cresceva intanto a furia l'incendio commosso in Germania dal suddetto Lutero, perchè sostenuto daFederigo duca di Sassonia. Perciò papa Leone giudicò bene d'inviare in GermaniaTommaso da Vio cardinale, insigne teologo scolastico di questi tempi, appellato il cardinal Gaetano. Andò egli: seco s'abboccò Lutero: si venne alle dispute sopra le indulgenze; ma infine il porporato si trovò deluso. Lutero, uomo pien di alterigia, avea cominciata la guerra alla Chiesa sua madre, era risoluto di continuarla, perchè si sentiva sicure le spalle; nè un cervello sì bollente e superbo si sarebbe mai ridotto a disdirsi. StetteAlfonso ducadi Ferrara aspettando con impazienza che passassero i sette mesi che papa Leone s'era preso di tempo col re di Francia per restituirgli Modena, Reggio e Rubiera. Ma passò altro che sette mesi, senza che se ne vedesse esecuzione alcuna. Ne fece egli istanze a Roma, e si trovò che le promesse di questo pontefice, anche autenticate da strumenti e brevi, solamente significavano di voler fare quello che tornasse il conto a lui, e non altrimenti. Determinò per questo il duca, nel dì 14 di novembre, di portarsi in persona a Parigi per implorar di nuovo la protezione del re, e tornò di colà nel seguente febbraio con buona provvision di parole, perchè in que' tempi si guardava ognuno dal disgustare un papa, e molto più premeva a quel re di tenerselo amico, dacchè era divenuto signor di Milano.