MDCCXAnno diCristoMDCCX. IndizioneIII.Clemente XIpapa 11.Giuseppeimperadore 6.Ebbe in quest'anno il ponteficeClemente XIvarii insulti alla sua sanità, che fecero dubitar non poco di qualche pericolo di sua vita; ma appena egli si rimise in migliore stato, che, siccome principe di grande attività, tornò ad ingolfarsi nell'uno e nell'altro governo, ben per lui scabroso ne' correnti tempi, sì per cagion de' riti cinesi, e della persecuzione mossa contro ilcardinale di Tournon, detenuto come prigione in Macao, come ancora per la nimicizia dichiarata dal re CattolicoFilippo Valla corte di Roma a cagion della ricognizione delre Carlo III. Contuttociò qualche calma si godeva non meno in Roma che nel resto d'Italia, a riserva delle contribuzioni intimate da' Tedeschi, e di chi sofferì i loro quartieri. Fu anche travagliato da varii malori di sanità con tutta la sua famigliaVittorio Amedeoduca di Savoia, che gl'impedirono l'uscire in campagna, oltre all'averne egli poca voglia per le già dette controversie colla corte di Vienna, ostinata in non voler dare esecuzione al pattuito. Pertanto più tosto apparenza di guerra, che guerra guerreggiata fu nel Piemonte. S'incamminò bensì il marescialloconte di Dauna mezzo luglio verso la valle di Barcellonetta col forte dell'armata collegata, mostrando di aver delle mire contra di Ambrun e Guilestre; ma avendo trovato ai confini ilduca di Bervichassistito da un potente esercito, e apprendendo l'avvicinamento dellenevi a quelle montagne, si ritirò presto alle pianure del Piemonte: il che diede un gran comodo ai Franzesi di spignere buona parte delle lor soldatesche ai danni delre Carlo IIIin Catalogna, e di riportar due vittorie, siccome diremo. Era già stato con sentenza del consiglio aulico in Vienna dichiarato ribello e decaduto da' suoi StatiFrancesco Picoduca della Mirandola; ed avendo l'imperador Giuseppesomma necessità di danaro per l'urgente bisogno delle sue armate, mise in vendita il ducato della Mirandola e marchesato della Concordia, dappoichè non potè esso duca pagar la tassa a lui prescritta per ricuperar quello Stato. Molti furono i concorrenti a questo incanto o mercato.Rinaldo d'Esteduca di Modena, per timore che gli venisse ai fianchi con quell'acquisto qualche troppo potente persona, si affacciò anch'egli, e fu preferito agli altri. Più di ducento mila doble costò a lui quel paese, di cui poscia, col consenso degli elettori, fu investito nell'anno seguente da sua maestà cesarea. Ma nel dì 28 di settembre grande afflizione provò esso duca di Modena per la morte della duchessaCarlotta Felicita di Brunsvichsua consorte, e sorella della regnanteimperadrice Amalia.Avea nel precedente anno il re CristianissimoLuigi XIV, per far credere alle potenze collegate di voler egli abbandonare gl'interessi del reFilippo Vsuo nipote, richiamate di Spagna le sue milizie. Non atterrito per questo quel generoso monarca, tali misure d'economia e tali ripieghi prese, che formò un poderoso esercito di nazionali e Valloni, alla testa di cui sul principio di maggio uscì egli stesso in campagna, ardendo di voglia di far giornata coll'oste dell'emulo reCarlo III. S'era postato nelle vicinanze di Belaguer l'avveduto maresciallo diStaremberg, finchè gli arrivassero i soccorsi aspettati dall'Italia. Arrivati questi, anche il re Carlo passò all'armata, e marciò contra gli Spagnuoli. Presso ad Almenaro, nel dì 27 di luglio, seguì un caldofatto d'armi, in cui fu astretto il re Filippo a battere la ritirata con perdita di varii stendardi e bandiere e di molto bagaglio. Peggio gli sarebbe avvenuto, se la notte sopraggiunta non metteva freno ai vincitori. Dopo l'acquisto di Bolbastro, Huesca ed altri luoghi dell'Aragona, s'inviò il re Carlo col suo esercito alla volta di Saragozza capitale di quel regno. Nel dì 20 di agosto si trovarono di nuovo a fronte le nemiche armate in vicinanza di quella città, e si venne alla seconda battaglia, in cui rimasero totalmente disfatti gli Spagnuoli con perdere quasi tutta l'artiglieria, quindici stendardi e più di cinquanta bandiere. La fama portò che due mila fra gli estinti e feriti fossero quei della parte austriaca vincitrice, e cinque mila i morti e tre mila i rimasti prigioni dall'altra parte. Se non furono tanti, certo è almeno che si trovò sommamente estenuata l'armata del re Filippo, e che dopo sì felice avvenimento il re Carlo trionfante entrò in Saragozza fra gl'incessanti plausi di quel popolo. Se egli avesse dipoi seguitato il saggio parere dello Staremberg, il quale insisteva che si avesse ad inseguire il fuggitivo re Filippo ritirato a Vagliadolid, forse gran piega prendevano le sue speranze alla corona di Spagna. Ma prevalse il sentimento dell'umore gagliardo dell'IngleseStenop, che si avesse a marciare a Madrid. Occupata la reggia, più facilmente cadrebbe il resto.In quella real città si lasciò vedere il re Carlo, ma ricevuto senza gran segnale di amore in quel popolo, e non venne dal cuore quel poco giubilo che se ne mostrò. Diede egli con ciò assai tempo al re Filippo di rinforzarsi di gente, e di provveder la sua armata di un generale di primo grido, cioè delduca di Vandomo, che comparve dopo la metà di settembre a Vagliadolid colduca di Noaglies. Intanto nello sterile territorio di Madrid mancarono le provvisioni per l'armata del re Carlo, e nella città alzarono forte la testa i partigiani del re Filippo. Vennerospediti potenti rinforzi di gente al nipote dal re Cristianissimo, e all'incontro mai non vennero i Portoghesi ad unirsi col re Carlo, il quale perciò, all'accostarsi del verno, determinò di ritirarsi verso la Catalogna. Con sì mal ordine seguì la ritirata, che il re Filippo, già rientrato in Madrid, si mosse per assalire gl'Inglesi, che marciavano molto separati dagli Alemanni, e li raggiunse al grosso borgo di Briguela o sia Brihuega. Dato l'assalto a quelle miserabili mura, e mancate le munizioni agl'Inglesi, furono essi costretti a rendersi prigionieri in numero di più di tre mila collo stesso orgoglioso Stenop. Al romore del pericolo degl'Inglesi con isforzate marcie era accorso il maresciallo di Staremberg, e benchè non consapevole della lor disavventura, pure coraggiosamente arrivato a Villa Viziosa nel dì 20 di dicembre volle attaccar battaglia coll'esercito gallispano. Il valore dell'una e dell'altra parte fu incredibile, e la notte sola diede fine al macello, con restare gli Austriaci padroni del campo e di molte insegne, ma colla perdita di circa tre mila morti nel conflitto. Maggior fu creduto il numero degli uccisi dall'altra parte. Nulladimeno diversamente contarono i Gallispani questa sanguinosa battaglia, con attribuirsene la vittoria, e fu cantato perciò ilTe Deuma Parigi. Ed è la verità che anche gli Spagnuoli presero molte bandiere, e fecero bottino di molto bagaglio; e che lo Staremberg, trovando sì infievolito il suo picciol corpo di gente, e mancante affatto di vettovaglia, fu obbligato a ritirarsi frettolosamente verso l'Aragona, e a lasciar indietro tutto il cannone: il che servì non poco a giustificare la relazione contraria. E perciocchè un'armata di venti mila Franzesi venuta dal Rossiglione avea impreso l'assedio di Girona in Catalogna, lo Staremberg abbandonò Saragozza e quanto aveva acquistato nell'Aragonese, e si ritirò a Barcellona a scrivere compassionevoli lettere a tutti i collegati per ottenere soccorsi. Ed ecco quante varie scenee vicende vide in quest'anno la Spagna fra le sanguinose dispute dei due competitori monarchi.Aspirava pure il re Cristianissimo alla pace, e non lasciò di stuzzicar di nuovo gli Olandesi per mezzo del Pettecun, residente del duca di Holstein all'Haia, adoperato anche nell'anno precedente per mezzano in così scabroso affare, affinchè dessero orecchio alle proposizioni, per mettere una volta fine al sangue di tanta gente, e alla desolazione de' regni. Tuttochè sentissero tuttavia gli alleati il bruciore di essere stati burlati nell'anno addietro dal gabinetto di Francia, pure s'indussero ad entrar di nuovo in un congresso, con destinare a tal fine la città di Gertrudemberga. Gran contrasto fu ivi; saldo il re Cristianissimo in non voler prendere le armi contro il re nipote; discordi gli alleati nelle lor pretensioni, perchè gli Anglolandi consentivano a rilasciare al reFilippo Vuna porzione della monarchia spagnuola; laddove ilconte di Zizendorfplenipotenziario cesareo negava qualsivoglia smembramento della medesima. Per più mesi durò la battaglia di quelle teste politiche, e in fine tutto andò in fascio, senza potersi in guisa alcuna ottenere nè dagli uni nè dagli altri il loro intento. Giovò nondimeno alla Francia quest'altro tentativo per seminar gelosie e discordie fra le potenze nemiche: del che seppe ben ella profittare nel tempo avvenire. Imputò intanto ciascuna delle parti all'altra la colpa di lasciar continuare la guerra; e questa in fatti anche nel presente anno fu ben calda in Fiandra, dove alla primavera fu posto l'assedio dalduca di Marlborougalla città di Douai. La difesa di quella piazza fatta dal tenente generaleconte Albergottifiorentino, accrebbe al sommo la gloria del suo nome. Indarno tentò ilmaresciallo di Villarsdi soccorrerla, e però colla più onorevol capitolazione nel dì 26 di giugno quella città col forte della Scarpa fu ceduta all'armi dei collegati. Passarono poi questi col campo sotto Bettunes, piazza assai provvedutadi fortificazioni regolari, con trovarvisi alla difesa il celebre luogotenente generaleVauban, che la sostenne sino al dì 29 di agosto, in cui ne seguì la resa. Quindi si presentò l'oste nemica sotto San Venanzio ed Aire. La prima di queste piazze fece resistenza solamente dodici giorni; ma l'altra per cinquantotto dì faticò gli assedianti con grave lor perdita, e in fine il dì 9 di novembre si lasciò vincere. Nè si dee tacere che in quest'anno succederono notabili mutazioni di ministri nella corte d'Inghilterra, e gran bollore di animi si trovò in Londra fra i due contrarii partiti dei Toris e de' Vigt. In favore de' primi pubblicamente predicò un dottore Sacheverel, che maggiormente accese il fuoco, gran partigiano dell'appellata Chiesa anglicana. Queste novità molto poscia influirono a condurre laregina Annanei voleri della Francia, siccome vedremo. Essendo mancato di vita sul fine di settembre ilcardinale Vincenzo GrimaniVeneto, vicerè di Napoli, si trovò nelle cedole dell'Interimnominato a quella illustre carica ilconte Carlo BorromeoMilanese, che verso la metà del seguente mese comparve in quella metropoli, e fu appresso confermato dal reCarlo IIInel possesso di sì nobile impiego.
Ebbe in quest'anno il ponteficeClemente XIvarii insulti alla sua sanità, che fecero dubitar non poco di qualche pericolo di sua vita; ma appena egli si rimise in migliore stato, che, siccome principe di grande attività, tornò ad ingolfarsi nell'uno e nell'altro governo, ben per lui scabroso ne' correnti tempi, sì per cagion de' riti cinesi, e della persecuzione mossa contro ilcardinale di Tournon, detenuto come prigione in Macao, come ancora per la nimicizia dichiarata dal re CattolicoFilippo Valla corte di Roma a cagion della ricognizione delre Carlo III. Contuttociò qualche calma si godeva non meno in Roma che nel resto d'Italia, a riserva delle contribuzioni intimate da' Tedeschi, e di chi sofferì i loro quartieri. Fu anche travagliato da varii malori di sanità con tutta la sua famigliaVittorio Amedeoduca di Savoia, che gl'impedirono l'uscire in campagna, oltre all'averne egli poca voglia per le già dette controversie colla corte di Vienna, ostinata in non voler dare esecuzione al pattuito. Pertanto più tosto apparenza di guerra, che guerra guerreggiata fu nel Piemonte. S'incamminò bensì il marescialloconte di Dauna mezzo luglio verso la valle di Barcellonetta col forte dell'armata collegata, mostrando di aver delle mire contra di Ambrun e Guilestre; ma avendo trovato ai confini ilduca di Bervichassistito da un potente esercito, e apprendendo l'avvicinamento dellenevi a quelle montagne, si ritirò presto alle pianure del Piemonte: il che diede un gran comodo ai Franzesi di spignere buona parte delle lor soldatesche ai danni delre Carlo IIIin Catalogna, e di riportar due vittorie, siccome diremo. Era già stato con sentenza del consiglio aulico in Vienna dichiarato ribello e decaduto da' suoi StatiFrancesco Picoduca della Mirandola; ed avendo l'imperador Giuseppesomma necessità di danaro per l'urgente bisogno delle sue armate, mise in vendita il ducato della Mirandola e marchesato della Concordia, dappoichè non potè esso duca pagar la tassa a lui prescritta per ricuperar quello Stato. Molti furono i concorrenti a questo incanto o mercato.Rinaldo d'Esteduca di Modena, per timore che gli venisse ai fianchi con quell'acquisto qualche troppo potente persona, si affacciò anch'egli, e fu preferito agli altri. Più di ducento mila doble costò a lui quel paese, di cui poscia, col consenso degli elettori, fu investito nell'anno seguente da sua maestà cesarea. Ma nel dì 28 di settembre grande afflizione provò esso duca di Modena per la morte della duchessaCarlotta Felicita di Brunsvichsua consorte, e sorella della regnanteimperadrice Amalia.
Avea nel precedente anno il re CristianissimoLuigi XIV, per far credere alle potenze collegate di voler egli abbandonare gl'interessi del reFilippo Vsuo nipote, richiamate di Spagna le sue milizie. Non atterrito per questo quel generoso monarca, tali misure d'economia e tali ripieghi prese, che formò un poderoso esercito di nazionali e Valloni, alla testa di cui sul principio di maggio uscì egli stesso in campagna, ardendo di voglia di far giornata coll'oste dell'emulo reCarlo III. S'era postato nelle vicinanze di Belaguer l'avveduto maresciallo diStaremberg, finchè gli arrivassero i soccorsi aspettati dall'Italia. Arrivati questi, anche il re Carlo passò all'armata, e marciò contra gli Spagnuoli. Presso ad Almenaro, nel dì 27 di luglio, seguì un caldofatto d'armi, in cui fu astretto il re Filippo a battere la ritirata con perdita di varii stendardi e bandiere e di molto bagaglio. Peggio gli sarebbe avvenuto, se la notte sopraggiunta non metteva freno ai vincitori. Dopo l'acquisto di Bolbastro, Huesca ed altri luoghi dell'Aragona, s'inviò il re Carlo col suo esercito alla volta di Saragozza capitale di quel regno. Nel dì 20 di agosto si trovarono di nuovo a fronte le nemiche armate in vicinanza di quella città, e si venne alla seconda battaglia, in cui rimasero totalmente disfatti gli Spagnuoli con perdere quasi tutta l'artiglieria, quindici stendardi e più di cinquanta bandiere. La fama portò che due mila fra gli estinti e feriti fossero quei della parte austriaca vincitrice, e cinque mila i morti e tre mila i rimasti prigioni dall'altra parte. Se non furono tanti, certo è almeno che si trovò sommamente estenuata l'armata del re Filippo, e che dopo sì felice avvenimento il re Carlo trionfante entrò in Saragozza fra gl'incessanti plausi di quel popolo. Se egli avesse dipoi seguitato il saggio parere dello Staremberg, il quale insisteva che si avesse ad inseguire il fuggitivo re Filippo ritirato a Vagliadolid, forse gran piega prendevano le sue speranze alla corona di Spagna. Ma prevalse il sentimento dell'umore gagliardo dell'IngleseStenop, che si avesse a marciare a Madrid. Occupata la reggia, più facilmente cadrebbe il resto.
In quella real città si lasciò vedere il re Carlo, ma ricevuto senza gran segnale di amore in quel popolo, e non venne dal cuore quel poco giubilo che se ne mostrò. Diede egli con ciò assai tempo al re Filippo di rinforzarsi di gente, e di provveder la sua armata di un generale di primo grido, cioè delduca di Vandomo, che comparve dopo la metà di settembre a Vagliadolid colduca di Noaglies. Intanto nello sterile territorio di Madrid mancarono le provvisioni per l'armata del re Carlo, e nella città alzarono forte la testa i partigiani del re Filippo. Vennerospediti potenti rinforzi di gente al nipote dal re Cristianissimo, e all'incontro mai non vennero i Portoghesi ad unirsi col re Carlo, il quale perciò, all'accostarsi del verno, determinò di ritirarsi verso la Catalogna. Con sì mal ordine seguì la ritirata, che il re Filippo, già rientrato in Madrid, si mosse per assalire gl'Inglesi, che marciavano molto separati dagli Alemanni, e li raggiunse al grosso borgo di Briguela o sia Brihuega. Dato l'assalto a quelle miserabili mura, e mancate le munizioni agl'Inglesi, furono essi costretti a rendersi prigionieri in numero di più di tre mila collo stesso orgoglioso Stenop. Al romore del pericolo degl'Inglesi con isforzate marcie era accorso il maresciallo di Staremberg, e benchè non consapevole della lor disavventura, pure coraggiosamente arrivato a Villa Viziosa nel dì 20 di dicembre volle attaccar battaglia coll'esercito gallispano. Il valore dell'una e dell'altra parte fu incredibile, e la notte sola diede fine al macello, con restare gli Austriaci padroni del campo e di molte insegne, ma colla perdita di circa tre mila morti nel conflitto. Maggior fu creduto il numero degli uccisi dall'altra parte. Nulladimeno diversamente contarono i Gallispani questa sanguinosa battaglia, con attribuirsene la vittoria, e fu cantato perciò ilTe Deuma Parigi. Ed è la verità che anche gli Spagnuoli presero molte bandiere, e fecero bottino di molto bagaglio; e che lo Staremberg, trovando sì infievolito il suo picciol corpo di gente, e mancante affatto di vettovaglia, fu obbligato a ritirarsi frettolosamente verso l'Aragona, e a lasciar indietro tutto il cannone: il che servì non poco a giustificare la relazione contraria. E perciocchè un'armata di venti mila Franzesi venuta dal Rossiglione avea impreso l'assedio di Girona in Catalogna, lo Staremberg abbandonò Saragozza e quanto aveva acquistato nell'Aragonese, e si ritirò a Barcellona a scrivere compassionevoli lettere a tutti i collegati per ottenere soccorsi. Ed ecco quante varie scenee vicende vide in quest'anno la Spagna fra le sanguinose dispute dei due competitori monarchi.
Aspirava pure il re Cristianissimo alla pace, e non lasciò di stuzzicar di nuovo gli Olandesi per mezzo del Pettecun, residente del duca di Holstein all'Haia, adoperato anche nell'anno precedente per mezzano in così scabroso affare, affinchè dessero orecchio alle proposizioni, per mettere una volta fine al sangue di tanta gente, e alla desolazione de' regni. Tuttochè sentissero tuttavia gli alleati il bruciore di essere stati burlati nell'anno addietro dal gabinetto di Francia, pure s'indussero ad entrar di nuovo in un congresso, con destinare a tal fine la città di Gertrudemberga. Gran contrasto fu ivi; saldo il re Cristianissimo in non voler prendere le armi contro il re nipote; discordi gli alleati nelle lor pretensioni, perchè gli Anglolandi consentivano a rilasciare al reFilippo Vuna porzione della monarchia spagnuola; laddove ilconte di Zizendorfplenipotenziario cesareo negava qualsivoglia smembramento della medesima. Per più mesi durò la battaglia di quelle teste politiche, e in fine tutto andò in fascio, senza potersi in guisa alcuna ottenere nè dagli uni nè dagli altri il loro intento. Giovò nondimeno alla Francia quest'altro tentativo per seminar gelosie e discordie fra le potenze nemiche: del che seppe ben ella profittare nel tempo avvenire. Imputò intanto ciascuna delle parti all'altra la colpa di lasciar continuare la guerra; e questa in fatti anche nel presente anno fu ben calda in Fiandra, dove alla primavera fu posto l'assedio dalduca di Marlborougalla città di Douai. La difesa di quella piazza fatta dal tenente generaleconte Albergottifiorentino, accrebbe al sommo la gloria del suo nome. Indarno tentò ilmaresciallo di Villarsdi soccorrerla, e però colla più onorevol capitolazione nel dì 26 di giugno quella città col forte della Scarpa fu ceduta all'armi dei collegati. Passarono poi questi col campo sotto Bettunes, piazza assai provvedutadi fortificazioni regolari, con trovarvisi alla difesa il celebre luogotenente generaleVauban, che la sostenne sino al dì 29 di agosto, in cui ne seguì la resa. Quindi si presentò l'oste nemica sotto San Venanzio ed Aire. La prima di queste piazze fece resistenza solamente dodici giorni; ma l'altra per cinquantotto dì faticò gli assedianti con grave lor perdita, e in fine il dì 9 di novembre si lasciò vincere. Nè si dee tacere che in quest'anno succederono notabili mutazioni di ministri nella corte d'Inghilterra, e gran bollore di animi si trovò in Londra fra i due contrarii partiti dei Toris e de' Vigt. In favore de' primi pubblicamente predicò un dottore Sacheverel, che maggiormente accese il fuoco, gran partigiano dell'appellata Chiesa anglicana. Queste novità molto poscia influirono a condurre laregina Annanei voleri della Francia, siccome vedremo. Essendo mancato di vita sul fine di settembre ilcardinale Vincenzo GrimaniVeneto, vicerè di Napoli, si trovò nelle cedole dell'Interimnominato a quella illustre carica ilconte Carlo BorromeoMilanese, che verso la metà del seguente mese comparve in quella metropoli, e fu appresso confermato dal reCarlo IIInel possesso di sì nobile impiego.