MDCCXXII

MDCCXXIIAnno diCristoMDCCXXII. Indiz.XV.Innocenzo XIIIpapa 2.Carlo VIimperatore 12.Godevansi in questo tempo i frutti della pace in Italia, e spezialmente le città maggiori sfoggiavano in divertimenti e solazzi, se non che durava tuttavia l'apprensione della pestilenza, che andava serpeggiando per la Provenza e Linguadoca, scemandosi nondimeno di giorno in giorno il suo corso o per mancanza di essa, o per le buone guardie fatte dai circonvicini paesi. In Roma e in altre città dai ministri di Francia e Spagna grandi allegrezze si fecero per li matrimonii del re Cristianissimo coll'infanta di Spagna, e del principe di Asturias colla figlia del duca reggente. Fu fatto nel dì 9 di gennaio il cambio di queste principesse ai confini dei regni nell'isola dei Fagiani; e l'infanta, tuttochè non per anche moglie, cominciò a godere il titolo di regina di Francia. Fece poi essa il suo ingresso a Parigi nel dì primo di marzo con quella ammirabil magnificenza che massimamente nelle funzioni straordinarie suol praticare quella gran corte. Pensò in questi tempi il re di SardegnaVittorio Amedeodi accasare anch'egli l'unico suo figlioCarlo Emmanueleduca di Savoia, e scelse per consorte di luiAnna Cristinaprincipessa palatina della linea de' principi di Sultzbac, figlia di Teodoro contepalatino del Reno, la quale portò seco in dote, oltre alla bellezza, ogni più amabile qualità. Seguì in Germania questo illustre sposalizio, e nel mese di marzo comparve essa principessa in Italia, con ricevere per gli Stati della repubblica di Venezia e di Milano ogni più magnifico trattamento. Giunta a Vercelli, ivi trovò il re e la regina di Sardegna, che l'accolsero con tenerezza. Suntuose allegrezze dipoi decorarono il suo arrivo a Torino. Vennero nel marzo suddetto a Firenze i principi di Baviera, cioèCarlo Albertoprincipe elettorale, il ducaFerdinandoe il principeTeodoroa visitar la gran principessaViolanteloro zia, governatrice di Siena; e di là passarono i due primi a Roma, a Napoli, a Venezia e ad altre città, con ricevere dappertutto singolari onori, ancorchè secondo l'etichetta viaggiassero incogniti. Diede fine al suo vivere nel dì 12 di agosto dell'anno presenteGiovanni Cornarodoge di Venezia, a cui nella stessa dignità succedette nel dì 28 di esso meseSebastiano Mocenigo. Suntuoso armamento per terra e per mare fece in questi tempi la Porta Ottomana; e perchè insorsero non lievi sospetti nell'isola di Malta che quel turbine avesse da scaricarsi colà, il gran maestro non ommise diligenza alcuna per aver ben fortificata e provveduta di tutto il bisognevole quella città e fortezze. Chiamò colà ancora i cavalieri, ed implorò dal sommo pontefice un convenevol soccorso. Si videro poi rondare per il mare di Sicilia alquanti vascelli turcheschi, e questi anche tentarono di sbarcar gente nell'isola del Gozzo; ma ritrovata quivi buona guarnigione, il bassà comandante si ridusse a chiedere con minaccie al gran maestro la restituzione di tutti gli schiavi turchi. Ne ricevette per risposta, che questa si farebbe, qualora i corsari africani rendessero gli schiavi cristiani, ch'erano in tanto maggior numero. Se ne andarono que' Barbari, e cessò tutta l'apprensione. In fatti non pensava allora il gran signore a Malta,ma bensì alle terribili rivoluzioni della monarchia persiana, che in questi tempi maggiormente bolliva per la ribellione del Mireveis. Di esse voleva profittare la Porta, ed altrettanto meditava di fare il celebre imperadore della RussiaPietro Alessiowitz.Niun principe cattolico v'era stato che non si fosse compiaciuto dell'esaltazione del cardinale Conti al trono pontifizio. Più degli altri se ne rallegrò ilre di Portogallo, giacchè in addietro non solamente era egli stato nunzio apostolico a Lisbona, ma anche nel cardinalato protettore della sua corona in Roma. Poco nondimeno stette a nascere non piccolo dissapore fra la santa Sede e quel monarca. Avea il pontefice, in vigore dei suoi saggi riflessi, richiamato dalla corte di Portogallomonsignor Bichinunzio apostolico; ma intestossi quel regnante di non voler permettere che il Bichi se ne andasse, se prima non veniva decorato della sacra porpora, per non essere da meno dei tre maggiori potentati della cristianità, dalle corti de' quali ordinariamente non partono i nunzii senza essere alzati al grado cardinalizio. Parve al sommo pontefice sì fatta pretensione poco giusta, nè andò esente da sospetto di qualche reità lo stesso peraltro innocente nunzio Bichi, quasichè egli contro le costituzioni apostoliche volesse prevalersi della protezione di quel monarca per carpire a viva forza un premio che dovea aspettarsi dall'arbitrio e dalla prudenza del pontefice suo sovrano. Perciò s'imbrogliarono sempre più le faccende, e il papa, risoluto di conservare la sua dignità, stette saldo in richiamare il Bichi, avendo già inviato colàmonsignor Firrao, il quale presentò il breve della sua nunziatura, senza prima avvertire se il predecessore lasciava a lui libero il campo. Costume fu del re di Portogallo, giacchè non poteva coll'angusta estensione del suo regno uguagliar le principali potenze della cristianità, di superarle colla magnificenza de' suoi ministri. Godeva specialmenteRoma della profusione de' suoi tesori, sì perchè l'ambasciator portoghese sfoggiava nelle spese, e sì ancora perchè il re, invogliatosi di avere nel suo patriarca dell'Indie un ritratto del sommo pontefice, si procacciava con man liberale ogni dì nuovi privilegii dalla santa Sede. Ora si avvisò l'ambasciatore portoghese di far paura al papa, e ito all'udienza, da che vide di non far breccia nel cuore di sua santità colle pretese ragioni, diede fuoco all'ultima bomba con dire:Che se gli era negato quella grazia o giustizia, avea ordine dal re di partirsi da Roma. A questa sparata il saggio pontefice, senza alcun segno di commozione, altra risposta non diede, se non:Andate dunque, e ubbidite al vostro padrone. Non era fin qui intervenuta una pace ben chiara che sopisse tutte le controversie vertenti fra l'imperadore e l'Inghilterra dall'un canto, e il re Cattolico dall'altro. Cioè non avea peranche l'AugustoCarlo VIautenticamente rinunziato alle sue pretensioni sopra il regno di Spagna, e nè pure il reFilippo Valle sue sopra i regni di Napoli, Sicilia, Fiandra e Stato di Milano. Per concordare questi punti si era convenuto di tenere nel presente anno un congresso in Cambrai; ma non vi si sapea ridurre il re Cattolico, patendo talvolta i monarchi troppo ribrezzo a cedere fin le speranze, non che il possesso di ogni anche menomo Stato: sì forte è l'incanto del Dominamini nel loro cuore. Faceva in questo mentre gran premura Cesare per ottener dalla santa Sede l'investitura di Sicilia e di Napoli: al che non si era saputo indurre papaClemente XI, nè fin qui il regnanteInnocenzo XIII, per l'opposizione che vi facea la corte di Spagna. Prevalsero infine i pareri della sacra corte in favore d'esso Augusto, giacchè ai diritti di lui s'aggiungeva il rilevante requisito del possesso. Pertanto nel dì 9 di giugno dell'anno presente, secondo la norma delle antiche bolle, fu data all'imperadore l'investitura dei regni suddetti: risoluzione, che quanto piacquealla corte cesarea, altrettanto probabilmente dispiacque a quella di Spagna.

Godevansi in questo tempo i frutti della pace in Italia, e spezialmente le città maggiori sfoggiavano in divertimenti e solazzi, se non che durava tuttavia l'apprensione della pestilenza, che andava serpeggiando per la Provenza e Linguadoca, scemandosi nondimeno di giorno in giorno il suo corso o per mancanza di essa, o per le buone guardie fatte dai circonvicini paesi. In Roma e in altre città dai ministri di Francia e Spagna grandi allegrezze si fecero per li matrimonii del re Cristianissimo coll'infanta di Spagna, e del principe di Asturias colla figlia del duca reggente. Fu fatto nel dì 9 di gennaio il cambio di queste principesse ai confini dei regni nell'isola dei Fagiani; e l'infanta, tuttochè non per anche moglie, cominciò a godere il titolo di regina di Francia. Fece poi essa il suo ingresso a Parigi nel dì primo di marzo con quella ammirabil magnificenza che massimamente nelle funzioni straordinarie suol praticare quella gran corte. Pensò in questi tempi il re di SardegnaVittorio Amedeodi accasare anch'egli l'unico suo figlioCarlo Emmanueleduca di Savoia, e scelse per consorte di luiAnna Cristinaprincipessa palatina della linea de' principi di Sultzbac, figlia di Teodoro contepalatino del Reno, la quale portò seco in dote, oltre alla bellezza, ogni più amabile qualità. Seguì in Germania questo illustre sposalizio, e nel mese di marzo comparve essa principessa in Italia, con ricevere per gli Stati della repubblica di Venezia e di Milano ogni più magnifico trattamento. Giunta a Vercelli, ivi trovò il re e la regina di Sardegna, che l'accolsero con tenerezza. Suntuose allegrezze dipoi decorarono il suo arrivo a Torino. Vennero nel marzo suddetto a Firenze i principi di Baviera, cioèCarlo Albertoprincipe elettorale, il ducaFerdinandoe il principeTeodoroa visitar la gran principessaViolanteloro zia, governatrice di Siena; e di là passarono i due primi a Roma, a Napoli, a Venezia e ad altre città, con ricevere dappertutto singolari onori, ancorchè secondo l'etichetta viaggiassero incogniti. Diede fine al suo vivere nel dì 12 di agosto dell'anno presenteGiovanni Cornarodoge di Venezia, a cui nella stessa dignità succedette nel dì 28 di esso meseSebastiano Mocenigo. Suntuoso armamento per terra e per mare fece in questi tempi la Porta Ottomana; e perchè insorsero non lievi sospetti nell'isola di Malta che quel turbine avesse da scaricarsi colà, il gran maestro non ommise diligenza alcuna per aver ben fortificata e provveduta di tutto il bisognevole quella città e fortezze. Chiamò colà ancora i cavalieri, ed implorò dal sommo pontefice un convenevol soccorso. Si videro poi rondare per il mare di Sicilia alquanti vascelli turcheschi, e questi anche tentarono di sbarcar gente nell'isola del Gozzo; ma ritrovata quivi buona guarnigione, il bassà comandante si ridusse a chiedere con minaccie al gran maestro la restituzione di tutti gli schiavi turchi. Ne ricevette per risposta, che questa si farebbe, qualora i corsari africani rendessero gli schiavi cristiani, ch'erano in tanto maggior numero. Se ne andarono que' Barbari, e cessò tutta l'apprensione. In fatti non pensava allora il gran signore a Malta,ma bensì alle terribili rivoluzioni della monarchia persiana, che in questi tempi maggiormente bolliva per la ribellione del Mireveis. Di esse voleva profittare la Porta, ed altrettanto meditava di fare il celebre imperadore della RussiaPietro Alessiowitz.

Niun principe cattolico v'era stato che non si fosse compiaciuto dell'esaltazione del cardinale Conti al trono pontifizio. Più degli altri se ne rallegrò ilre di Portogallo, giacchè in addietro non solamente era egli stato nunzio apostolico a Lisbona, ma anche nel cardinalato protettore della sua corona in Roma. Poco nondimeno stette a nascere non piccolo dissapore fra la santa Sede e quel monarca. Avea il pontefice, in vigore dei suoi saggi riflessi, richiamato dalla corte di Portogallomonsignor Bichinunzio apostolico; ma intestossi quel regnante di non voler permettere che il Bichi se ne andasse, se prima non veniva decorato della sacra porpora, per non essere da meno dei tre maggiori potentati della cristianità, dalle corti de' quali ordinariamente non partono i nunzii senza essere alzati al grado cardinalizio. Parve al sommo pontefice sì fatta pretensione poco giusta, nè andò esente da sospetto di qualche reità lo stesso peraltro innocente nunzio Bichi, quasichè egli contro le costituzioni apostoliche volesse prevalersi della protezione di quel monarca per carpire a viva forza un premio che dovea aspettarsi dall'arbitrio e dalla prudenza del pontefice suo sovrano. Perciò s'imbrogliarono sempre più le faccende, e il papa, risoluto di conservare la sua dignità, stette saldo in richiamare il Bichi, avendo già inviato colàmonsignor Firrao, il quale presentò il breve della sua nunziatura, senza prima avvertire se il predecessore lasciava a lui libero il campo. Costume fu del re di Portogallo, giacchè non poteva coll'angusta estensione del suo regno uguagliar le principali potenze della cristianità, di superarle colla magnificenza de' suoi ministri. Godeva specialmenteRoma della profusione de' suoi tesori, sì perchè l'ambasciator portoghese sfoggiava nelle spese, e sì ancora perchè il re, invogliatosi di avere nel suo patriarca dell'Indie un ritratto del sommo pontefice, si procacciava con man liberale ogni dì nuovi privilegii dalla santa Sede. Ora si avvisò l'ambasciatore portoghese di far paura al papa, e ito all'udienza, da che vide di non far breccia nel cuore di sua santità colle pretese ragioni, diede fuoco all'ultima bomba con dire:Che se gli era negato quella grazia o giustizia, avea ordine dal re di partirsi da Roma. A questa sparata il saggio pontefice, senza alcun segno di commozione, altra risposta non diede, se non:Andate dunque, e ubbidite al vostro padrone. Non era fin qui intervenuta una pace ben chiara che sopisse tutte le controversie vertenti fra l'imperadore e l'Inghilterra dall'un canto, e il re Cattolico dall'altro. Cioè non avea peranche l'AugustoCarlo VIautenticamente rinunziato alle sue pretensioni sopra il regno di Spagna, e nè pure il reFilippo Valle sue sopra i regni di Napoli, Sicilia, Fiandra e Stato di Milano. Per concordare questi punti si era convenuto di tenere nel presente anno un congresso in Cambrai; ma non vi si sapea ridurre il re Cattolico, patendo talvolta i monarchi troppo ribrezzo a cedere fin le speranze, non che il possesso di ogni anche menomo Stato: sì forte è l'incanto del Dominamini nel loro cuore. Faceva in questo mentre gran premura Cesare per ottener dalla santa Sede l'investitura di Sicilia e di Napoli: al che non si era saputo indurre papaClemente XI, nè fin qui il regnanteInnocenzo XIII, per l'opposizione che vi facea la corte di Spagna. Prevalsero infine i pareri della sacra corte in favore d'esso Augusto, giacchè ai diritti di lui s'aggiungeva il rilevante requisito del possesso. Pertanto nel dì 9 di giugno dell'anno presente, secondo la norma delle antiche bolle, fu data all'imperadore l'investitura dei regni suddetti: risoluzione, che quanto piacquealla corte cesarea, altrettanto probabilmente dispiacque a quella di Spagna.


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