MDCXCVIII

MDCXCVIIIAnno diCristoMDCXCVIII. IndizioneVI.Innocenzo XIIpapa 8.Leopoldoimperadore 41.Dopo la memorabil vittoria riportata dall'armi imperiali a Zenta colla fuga dello stesso Gran signoreMustafà II, ognun si aspettava maggiori progressi di Cesare in Ungheria; tanta era la costernazione de' Turchi e la lor debolezza.Tempo ancora più favorevole di questo non potea darsi, dacchè l'Augusto Leopoldo, sbrigato dalle guerre colla Francia, si trovava in istato di operar con braccio forte contro il comune nemico, e a ciò l'animavano i Veneziani, e lo zelantissimo pontefice prometteva gagliardi soccorsi in danaro. Ma in Vienna si macinavano altre idee, stante la vacillante sanità diCarlo IIre di Spagna, colla cui morte, appresa sempre per vicina, verrebbe a vacare quella gran monarchia per difetto di prole. A tal successione aspirava l'imperadore per l'arciduca Carlosuo secondogenito, sì perchè retaggio dell'augusta casa d'Austria, e sì perchè la linea austriaca di Germania era chiamata a quei regni da' testamenti dei precedenti re dell'altra linea di Spagna. L'Inghilterra e l'Olanda, siccome interessate anche esse nella preveduta mutazion di cose, non cessavano d'ispirare a Cesare la necessità di prepararsi a questo grande avvenimento, acciocchè l'oramai troppo possente corona di Francia non ne profittasse. Quindi nacque nell'Augusto monarca il desiderio di pacificarsi colla Porta; e però la corte di Inghilterra, che s'era esibita di trattarne, spedì ordini premurosi almilord Pagetsuo ambasciatore a Costantinopoli, di farne l'apertura col primovisire Cussein, da cui fu ben ricevuta sì fatta proposizione. Il piano di questa pace o tregua si riduceva ad un punto solo, cioè che tanto l'imperadore, Veneziani, Moscoviti e Polacchi, quanto i Turchi, restassero possessori di tutto quanto aveano conquistato negli anni addietro. Se ne mostrò pago il divano, e per conseguente furono eletti i plenipotenziarii di tutte le potenze, e scelto per luogo del congresso Carlowitz posto fra Salankement e Peter-Waradino, dove si cominciarono colla mediazione degl'Inglesi e Olandesi a spianare le difficoltà occorrenti che consistevano in determinare i confini, e in pretendere la demolizione d'alcuni forti e piazze. Si andò per tutto quest'annocombattendo fra i plenipotenziarii, nè si potè smaltire tutto sino al gennaio dell'anno seguente, che pose fine alle lor contese, e sigillò, siccome diremo, la tregua fra loro. Intanto sì i Veneziani che Cesare continuarono, più in apparenza che in sostanza, la guerra anche nell'anno presente. Per quanto potè si studiò il capitan generaleDelfinodi tirare a battaglia il Mezzomorto bassà comandante della flotta turchesca, ma costui cauto andò sempre schivando il cimento, se non che nel dì 21 di settembre si attaccarono l'armate nemiche. E pure il Musulmano seppe a tempo battere la ritirata e sottrarsi al periglio. Altro dipoi non operarono i Veneziani, che bruciare il paese nemico per terra, ed esigere contribuzioni colle scorrerie di mare in varie contrade de' Turchi.Intanto nei gabinetti segretamente si lavorava per prevenire un nuovo sconvolgimento di cose, qualora mancasse di vitaCarlo IIre di Spagna. Massimamente ne trattò con gli Inglesi ed Olandesi il ministro di Francia; e all'Haia, nel dì 11 d'ottobre fu sottoscritto un trattato di partaggio della monarchia di Spagna, rapportato dal Lunig, dal Du-Mont e da altri; per cui, venendo il caso suddetto, alprincipe elettoralefiglio diMassimiliano elettor di Bavierae dell'arciduchessa Antonia, cioè di una figlia dell'imperator Leopoldo, e diMargherita Teresasorella del regnante suddetto re Carlo, fu assegnata la successione dei regni di Spagna, siccome più prossimo dei discendenti dalre Filippo IV, eccettuati alcuni pezzi di essa monarchia. ALuigi Delfinoprimogenito del re Cristianissimo per le ragioni della regina sua madre e dell'avola, amendue spagnuole, furono riservati i regni di Napoli e Sicilia, colle fortezze poste nella maremma di Siena, il marchesato del Finale, e la provincia di Guipuscoa colle piazze di San Sebastiano e Fonterabia. Similmente all'arciduca Carlosecondogenito dell'imperadore, in compenso delle pretensioni delle auguste due linee,avea da toccare il ducato di Milano. In caso poi che mancasse prima del tempo il principe elettoral di Baviera, fu dichiarato a parte, che l'elettore suo padre succederebbe nella suddetta monarchia, colle riserve sopra espresse. Il gran concetto in cui è il gabinetto di Francia di superar tutti gli altri in accortezza, fece credere alla gente sensata, che ilre Luigi XIVcontuttociò tendesse ad assorbire l'intera monarchia di Spagna per uno dei suoi nipoti, e che non ad altro fine acconsentisse a quello spartimento, che per tirar dalla sua con questo spauracchio i ministri della corte di Spagna, conosciuti troppo abborrenti da ogni divisione dei lor dominii. E certamente ben seppero i Franzesi far giocare questa carta in Ispagna, dove in questo mentre il lor ambasciatore non lasciava indietro diligenza e dolcezza alcuna, per guadagnarsi il cuore di chiunque era più potente presso al re Carlo e alla regina sua moglie. All'incontro ilconte di Harrach, ambasciatore cesareo alla corte di Madrid, non sapea trovar la carta del navigare, e commise vari passi falsi ed errori, de' quali è da vedere il primo tomo della storia di Europa del marchese Francesco Ottieri: libro saggiamente composto, e pure sì indegnamente trattato, per aver solamente detto quell'autore, che nell'elezione diAugusto re di Polonia, l'abate diPolignac, poscia cardinale, non aprì ben gli occhi in tal occasione. Era stato richiamato in Ispagna ilmarchese di Leganes, e destinato al governo di MilanoCarlo principe di Vandemontdella casa di Lorena, il cui figlio militava nelle truppe dell'imperadore. Giunse questo principe a Milano colla principessa sua moglie nel dì 24 di maggio, e cominciò un trattamento superiore a quello de' suoi predecessori. Fra le altre sue pompe uscendo egli per la città, era tirato il suo cocchio da otto maestosi cavalli. Si applicò egli tosto a liberar lo stato dagli assassini, che in gran copia infestavano le strade e gli abitanti.Nel giugno dell'anno presente fu presa da gran costernazione la città di Napoli per l'orribile strepito che faceva il monte Vesuvio. Vomitò esso da lì a poco sì sterminata quantità di cenere, che scurò l'aria, e coprì i tetti e le piazze di quella città all'altezza di un piede. Quindi sfogò la sua collera con una gran pioggia di sassi, e con cinque fiumane di fuoco, composte dì materie bituminose a guisa di ferro fuso. Da questi torrenti, che scesero alla Torre del Greco in mare, non solo restò ridotto come un deserto quel luogo, ma i contorni ancora colle deliziose vigne e palazzi andarono tutti in rovina. Più di seimila persone, avendo prima presa la fuga, si rifugiarono in Napoli, e furono ben accolte e alimentate dalla singolar pietà delcardinal Cantelmoarcivescovo. Un altro non men grave flagello toccò nel dì 20 di giugno alla cittadella di Torino. Svegliatosi per aria un gran temporale sul far del giorno, da un fulmine figlio della terra o delle nuvole, venne attaccato il fuoco al magazzino della polve, coperto in maniera da potere resistere alle bombe: disavventura, a cui sono soggetti i ricettacoli di molta polve da fuoco. Sì orribile fu lo scoppio, che rovesciò tutte le fabbriche di essa cittadella colla morte di dodici ufiziali e di quattrocento soldati, oltre ai feriti. Si scossero tutte le case della città; ogni finestra e gran copia di mobili andò in pezzi, s'aprirono le porte delle chiese, e si credettero gli abitanti di essere al fine dei lor giorni. Il danno recato dalla violenza di questo accidente si fece ascendere a tre milioni di lire; e maggiore incomparabilmente sarebbe stato, se il fuoco del magazzino non avesse volto verso la campagna lo scagliamento delle pietre. Per segnali dell'ira di Dio e per preludi di maggiori sciagure furono presi questi sì funesti avvenimenti. E certamente era ben seguita la pace, ma già si scorgea non doversene sperare se non breve la durata, stando ognuno in apprensione di maggiori sconvolgimenti in Europa,a cagion della monarchia di Spagna vicina a restar vedova. E già la Francia e il duca di SavoiaVittorio Amedeofaceano grandi armamenti, per essere pronti alle rivoluzioni, che non poteano mancare, mancando di vita ilre Carlo II. Nel dì 2 di luglio di questo anno aRinaldo d'Esteduca di Modena nacque il suo primogenitoFrancesco Maria, oggidì duca, con somma consolazione dei popoli suoi. Era vacato in Roma per la morte delcardinal Paluzzo Altieriil riguardevol posto di camerlengo della santa romana Chiesa, posto in addietro venale e di gran lucro. Con sua bolla pubblicata nel dì 24 d'agosto il ponteficeInnocenzo XIIsoppresse e vietò per l'avvenire la venalità di questa carica, con applicar buona parte de' frutti d'essa all'ospizio dei poveri, o alla stessa camera apostolica.

Dopo la memorabil vittoria riportata dall'armi imperiali a Zenta colla fuga dello stesso Gran signoreMustafà II, ognun si aspettava maggiori progressi di Cesare in Ungheria; tanta era la costernazione de' Turchi e la lor debolezza.Tempo ancora più favorevole di questo non potea darsi, dacchè l'Augusto Leopoldo, sbrigato dalle guerre colla Francia, si trovava in istato di operar con braccio forte contro il comune nemico, e a ciò l'animavano i Veneziani, e lo zelantissimo pontefice prometteva gagliardi soccorsi in danaro. Ma in Vienna si macinavano altre idee, stante la vacillante sanità diCarlo IIre di Spagna, colla cui morte, appresa sempre per vicina, verrebbe a vacare quella gran monarchia per difetto di prole. A tal successione aspirava l'imperadore per l'arciduca Carlosuo secondogenito, sì perchè retaggio dell'augusta casa d'Austria, e sì perchè la linea austriaca di Germania era chiamata a quei regni da' testamenti dei precedenti re dell'altra linea di Spagna. L'Inghilterra e l'Olanda, siccome interessate anche esse nella preveduta mutazion di cose, non cessavano d'ispirare a Cesare la necessità di prepararsi a questo grande avvenimento, acciocchè l'oramai troppo possente corona di Francia non ne profittasse. Quindi nacque nell'Augusto monarca il desiderio di pacificarsi colla Porta; e però la corte di Inghilterra, che s'era esibita di trattarne, spedì ordini premurosi almilord Pagetsuo ambasciatore a Costantinopoli, di farne l'apertura col primovisire Cussein, da cui fu ben ricevuta sì fatta proposizione. Il piano di questa pace o tregua si riduceva ad un punto solo, cioè che tanto l'imperadore, Veneziani, Moscoviti e Polacchi, quanto i Turchi, restassero possessori di tutto quanto aveano conquistato negli anni addietro. Se ne mostrò pago il divano, e per conseguente furono eletti i plenipotenziarii di tutte le potenze, e scelto per luogo del congresso Carlowitz posto fra Salankement e Peter-Waradino, dove si cominciarono colla mediazione degl'Inglesi e Olandesi a spianare le difficoltà occorrenti che consistevano in determinare i confini, e in pretendere la demolizione d'alcuni forti e piazze. Si andò per tutto quest'annocombattendo fra i plenipotenziarii, nè si potè smaltire tutto sino al gennaio dell'anno seguente, che pose fine alle lor contese, e sigillò, siccome diremo, la tregua fra loro. Intanto sì i Veneziani che Cesare continuarono, più in apparenza che in sostanza, la guerra anche nell'anno presente. Per quanto potè si studiò il capitan generaleDelfinodi tirare a battaglia il Mezzomorto bassà comandante della flotta turchesca, ma costui cauto andò sempre schivando il cimento, se non che nel dì 21 di settembre si attaccarono l'armate nemiche. E pure il Musulmano seppe a tempo battere la ritirata e sottrarsi al periglio. Altro dipoi non operarono i Veneziani, che bruciare il paese nemico per terra, ed esigere contribuzioni colle scorrerie di mare in varie contrade de' Turchi.

Intanto nei gabinetti segretamente si lavorava per prevenire un nuovo sconvolgimento di cose, qualora mancasse di vitaCarlo IIre di Spagna. Massimamente ne trattò con gli Inglesi ed Olandesi il ministro di Francia; e all'Haia, nel dì 11 d'ottobre fu sottoscritto un trattato di partaggio della monarchia di Spagna, rapportato dal Lunig, dal Du-Mont e da altri; per cui, venendo il caso suddetto, alprincipe elettoralefiglio diMassimiliano elettor di Bavierae dell'arciduchessa Antonia, cioè di una figlia dell'imperator Leopoldo, e diMargherita Teresasorella del regnante suddetto re Carlo, fu assegnata la successione dei regni di Spagna, siccome più prossimo dei discendenti dalre Filippo IV, eccettuati alcuni pezzi di essa monarchia. ALuigi Delfinoprimogenito del re Cristianissimo per le ragioni della regina sua madre e dell'avola, amendue spagnuole, furono riservati i regni di Napoli e Sicilia, colle fortezze poste nella maremma di Siena, il marchesato del Finale, e la provincia di Guipuscoa colle piazze di San Sebastiano e Fonterabia. Similmente all'arciduca Carlosecondogenito dell'imperadore, in compenso delle pretensioni delle auguste due linee,avea da toccare il ducato di Milano. In caso poi che mancasse prima del tempo il principe elettoral di Baviera, fu dichiarato a parte, che l'elettore suo padre succederebbe nella suddetta monarchia, colle riserve sopra espresse. Il gran concetto in cui è il gabinetto di Francia di superar tutti gli altri in accortezza, fece credere alla gente sensata, che ilre Luigi XIVcontuttociò tendesse ad assorbire l'intera monarchia di Spagna per uno dei suoi nipoti, e che non ad altro fine acconsentisse a quello spartimento, che per tirar dalla sua con questo spauracchio i ministri della corte di Spagna, conosciuti troppo abborrenti da ogni divisione dei lor dominii. E certamente ben seppero i Franzesi far giocare questa carta in Ispagna, dove in questo mentre il lor ambasciatore non lasciava indietro diligenza e dolcezza alcuna, per guadagnarsi il cuore di chiunque era più potente presso al re Carlo e alla regina sua moglie. All'incontro ilconte di Harrach, ambasciatore cesareo alla corte di Madrid, non sapea trovar la carta del navigare, e commise vari passi falsi ed errori, de' quali è da vedere il primo tomo della storia di Europa del marchese Francesco Ottieri: libro saggiamente composto, e pure sì indegnamente trattato, per aver solamente detto quell'autore, che nell'elezione diAugusto re di Polonia, l'abate diPolignac, poscia cardinale, non aprì ben gli occhi in tal occasione. Era stato richiamato in Ispagna ilmarchese di Leganes, e destinato al governo di MilanoCarlo principe di Vandemontdella casa di Lorena, il cui figlio militava nelle truppe dell'imperadore. Giunse questo principe a Milano colla principessa sua moglie nel dì 24 di maggio, e cominciò un trattamento superiore a quello de' suoi predecessori. Fra le altre sue pompe uscendo egli per la città, era tirato il suo cocchio da otto maestosi cavalli. Si applicò egli tosto a liberar lo stato dagli assassini, che in gran copia infestavano le strade e gli abitanti.

Nel giugno dell'anno presente fu presa da gran costernazione la città di Napoli per l'orribile strepito che faceva il monte Vesuvio. Vomitò esso da lì a poco sì sterminata quantità di cenere, che scurò l'aria, e coprì i tetti e le piazze di quella città all'altezza di un piede. Quindi sfogò la sua collera con una gran pioggia di sassi, e con cinque fiumane di fuoco, composte dì materie bituminose a guisa di ferro fuso. Da questi torrenti, che scesero alla Torre del Greco in mare, non solo restò ridotto come un deserto quel luogo, ma i contorni ancora colle deliziose vigne e palazzi andarono tutti in rovina. Più di seimila persone, avendo prima presa la fuga, si rifugiarono in Napoli, e furono ben accolte e alimentate dalla singolar pietà delcardinal Cantelmoarcivescovo. Un altro non men grave flagello toccò nel dì 20 di giugno alla cittadella di Torino. Svegliatosi per aria un gran temporale sul far del giorno, da un fulmine figlio della terra o delle nuvole, venne attaccato il fuoco al magazzino della polve, coperto in maniera da potere resistere alle bombe: disavventura, a cui sono soggetti i ricettacoli di molta polve da fuoco. Sì orribile fu lo scoppio, che rovesciò tutte le fabbriche di essa cittadella colla morte di dodici ufiziali e di quattrocento soldati, oltre ai feriti. Si scossero tutte le case della città; ogni finestra e gran copia di mobili andò in pezzi, s'aprirono le porte delle chiese, e si credettero gli abitanti di essere al fine dei lor giorni. Il danno recato dalla violenza di questo accidente si fece ascendere a tre milioni di lire; e maggiore incomparabilmente sarebbe stato, se il fuoco del magazzino non avesse volto verso la campagna lo scagliamento delle pietre. Per segnali dell'ira di Dio e per preludi di maggiori sciagure furono presi questi sì funesti avvenimenti. E certamente era ben seguita la pace, ma già si scorgea non doversene sperare se non breve la durata, stando ognuno in apprensione di maggiori sconvolgimenti in Europa,a cagion della monarchia di Spagna vicina a restar vedova. E già la Francia e il duca di SavoiaVittorio Amedeofaceano grandi armamenti, per essere pronti alle rivoluzioni, che non poteano mancare, mancando di vita ilre Carlo II. Nel dì 2 di luglio di questo anno aRinaldo d'Esteduca di Modena nacque il suo primogenitoFrancesco Maria, oggidì duca, con somma consolazione dei popoli suoi. Era vacato in Roma per la morte delcardinal Paluzzo Altieriil riguardevol posto di camerlengo della santa romana Chiesa, posto in addietro venale e di gran lucro. Con sua bolla pubblicata nel dì 24 d'agosto il ponteficeInnocenzo XIIsoppresse e vietò per l'avvenire la venalità di questa carica, con applicar buona parte de' frutti d'essa all'ospizio dei poveri, o alla stessa camera apostolica.


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