MDCCLXIII

MDCCLXIIIAnno diCristoMDCCLXIII. IndizioneXI.ClementeXIII papa 6.FrancescoI imperadore 19.Nella scarsezza di materia che all'annalista offre il presente anno, sarà da riferirsi la transazione seguita tra i re di Francia e di Spagna e quello di Sardegna,perchè questo fosse compensato del non asseguito regresso nel ducato di Piacenza.Il quarto articolo preliminare del trattato d'Aquisgrana portava che gli Stati di Parma, Piacenza e Guastalla fossero ceduti, come in fatti furono, all'infante don Filippo, riservato però il diritto di regresso agli attuali possessori, che in quel tempo erano l'imperadrice regina degli Stati di Parma e Guastalla, ed il re di Sardegna per quello di Piacenza; titolo di reversione principalmente fissato pel caso in cui l'infante don Filippo fosse passato al trono di Napoli, o morto fosse senza successione mascolina. Verificatosi il primo caso, per essere il re di Napoli passato alla corona di Spagna, e quindi don Filippo a quella delle Due Sicilie, il re sardo a questo si rivolse, per ottenere ciò che considerava come suo. Don Filippo diresse cotali istanze prima al fratello suo, re di Spagna, indi al re di Francia suo suocero; e quest'ultimo, per distornare i torbidi che potessero insorgere, scrisse di suo pugno al re di Sardegna, che se non si fosse trovato in possesso della città di Piacenza e del suo territorio sino alla Nura nella maniera divisata nel trattato d'Aquisgrana, avrebbe ottenuto un equivalente.Tale impegno fu dal re di Francia partecipato alla corte di Spagna per concertare d'accordo le misure capaci di conservare all'infante don Filippo tutti i suoi Stati e render paghe le giuste domande del re sardo; ma possibil non essendo trovare un territorio che a questo ultimo servisse di compenso senza pregiudizio d'altre potenze, si obbligavano i re di Francia e di Spagna di far godere al re di Sardegna quella stessa rendita annuale, di cui goduto avrebbe se fosse stato attual possessore della città e del territorio di Piacenza. La rendita netta fu per tanto di comune consenso ridotta a trecento ventotto mila lire di Francia, ed il capitale relativo, in somma di otto milioni duecento mila lire della stessamoneta, venne assentato sul palazzo della città di Torino al quattro per cento. E volendo finalmente il re Cristianissimo risarcire il re di Sardegna della privazione delle rendite di quella parte del Piacentino che giace di qua della Nura, dalla morte del re di Spagna Ferdinando VI sino ai 10 di marzo del presente anno, si obbligò di far pagare al re sardo altre cento settantantasei mila trecento trentatrè lire nello spazio di due anni; così rimanendo definitivamente composta l'insorta vertenza.Dopo la breve ducea di dieci mesi terminò di vivere a Venezia Marco Foscarini; e di lì a pochi giorni gli fu dato a successore Alvise Mocenigo, personaggio di somma dignità e prudenza, stato ambasciatore a Parigi, a Roma ed a Napoli, intimo amico del cardinale Fleury, e carissimo a Benedetto XIV.

Nella scarsezza di materia che all'annalista offre il presente anno, sarà da riferirsi la transazione seguita tra i re di Francia e di Spagna e quello di Sardegna,perchè questo fosse compensato del non asseguito regresso nel ducato di Piacenza.

Il quarto articolo preliminare del trattato d'Aquisgrana portava che gli Stati di Parma, Piacenza e Guastalla fossero ceduti, come in fatti furono, all'infante don Filippo, riservato però il diritto di regresso agli attuali possessori, che in quel tempo erano l'imperadrice regina degli Stati di Parma e Guastalla, ed il re di Sardegna per quello di Piacenza; titolo di reversione principalmente fissato pel caso in cui l'infante don Filippo fosse passato al trono di Napoli, o morto fosse senza successione mascolina. Verificatosi il primo caso, per essere il re di Napoli passato alla corona di Spagna, e quindi don Filippo a quella delle Due Sicilie, il re sardo a questo si rivolse, per ottenere ciò che considerava come suo. Don Filippo diresse cotali istanze prima al fratello suo, re di Spagna, indi al re di Francia suo suocero; e quest'ultimo, per distornare i torbidi che potessero insorgere, scrisse di suo pugno al re di Sardegna, che se non si fosse trovato in possesso della città di Piacenza e del suo territorio sino alla Nura nella maniera divisata nel trattato d'Aquisgrana, avrebbe ottenuto un equivalente.

Tale impegno fu dal re di Francia partecipato alla corte di Spagna per concertare d'accordo le misure capaci di conservare all'infante don Filippo tutti i suoi Stati e render paghe le giuste domande del re sardo; ma possibil non essendo trovare un territorio che a questo ultimo servisse di compenso senza pregiudizio d'altre potenze, si obbligavano i re di Francia e di Spagna di far godere al re di Sardegna quella stessa rendita annuale, di cui goduto avrebbe se fosse stato attual possessore della città e del territorio di Piacenza. La rendita netta fu per tanto di comune consenso ridotta a trecento ventotto mila lire di Francia, ed il capitale relativo, in somma di otto milioni duecento mila lire della stessamoneta, venne assentato sul palazzo della città di Torino al quattro per cento. E volendo finalmente il re Cristianissimo risarcire il re di Sardegna della privazione delle rendite di quella parte del Piacentino che giace di qua della Nura, dalla morte del re di Spagna Ferdinando VI sino ai 10 di marzo del presente anno, si obbligò di far pagare al re sardo altre cento settantantasei mila trecento trentatrè lire nello spazio di due anni; così rimanendo definitivamente composta l'insorta vertenza.

Dopo la breve ducea di dieci mesi terminò di vivere a Venezia Marco Foscarini; e di lì a pochi giorni gli fu dato a successore Alvise Mocenigo, personaggio di somma dignità e prudenza, stato ambasciatore a Parigi, a Roma ed a Napoli, intimo amico del cardinale Fleury, e carissimo a Benedetto XIV.


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