MDCCLXXXVIIIAnno diCristoMDCCLXXXVIII. Indiz.VI.PioVI papa 14.GiuseppeII imperadore 24.Comincia quest'anno colle convulsioni della natura che desolarono gli Stati del pontefice. Rimini varie scosse ne sentì successivamente, a brevi intervalli, una più forte dell'altra. Scrollarono molti edifizii, e quelli che in piedi rimasero davano nelle soffitte e nelle pareti segni della potenza del terremoto; chiese e palagi, oggetti spaventevoli di compassione. Gli abitanti atterriti e dal terrore inseguiti, fuggiano per le piazze, uscian dalla città all'aperta campagna, asilo cercando anche dove men sicuro asilo era. Molti caddero vittima del disastro. Lungo tempo i tremebondi Riminesi soggiornavano sotto le tende, anche nelle crude notti dell'invernal stagione. E Pio VI, padre e signore, ad accorrere in sollievo de' suoi sudditi, de' suoi figli, inviando loro non meno pronti che generosi soccorsi.I due vulcani di Napoli e di Sicilia, se colle eruzioni straordinarie non cagionarono grandi danni, sommo spavento destarono. Nell'Etna fu maggiore che non nel 1779: l'arena e le pietre caddero sino sulla città di Messina, sulle campagne adiacenti, su quelle dell'opposta Calabria, sopra tutte le isole circostanti, e sino in Malta. Nè il Vesuvio volle esser da meno: nel tempo stesso cominciò a gettar fiamme, e scorrendo la lava lateralmente nel vallone che divide quella montagna dall'altra di Somma, portò il terrore nell'anima degli abitatori della più deliziosa parte dell'Italia.Volle il re di Napoli mettere in piedi una rispettabile marineria: trentadue legni da guerra, tra navi, fregate, corvette, brigantini e galeotte, senza contare gli sciabecchi, gli ebbe costruiti ne' due arsenali di Napoli e Castellamare, trovandosi egli continuamente presente ad affrettare ai lavori.Con queste forze gli venne fatto di reprimere le piraterie dei Barbareschi che pareva avessero preso di mira particolarmente i legni mercantili napoletani. Erano coloro in quest'anno usciti a corseggiare più forti e più numerosi del solito, sotto pretesto di doversi, come tributarii, unire alla flotta ottomana contro i Russi. A maggior sicurezza, il re conchiuse un trattato di commercio e di navigazione coll'imperatrice Caterina II, soprattutto pei porti russi sul mar Nero, co' quali erasi stabilito un traffico proficuo ad ambe le nazioni.Nè soli i Barbareschi abusavano dell'occasione della guerra tra i Turchi ed i Russi, onde insultare persino quelle nazioni colle quali erano in pace le loro reggenze; meno non ne abusavano alcuni altri Europei, dandosi alla pirateria con bandiera russa. Se non che, a porvi un argine, sorse Caterina con provvidenze opportune; e la repubblica di Venezia, però che non erasi ancor potuta conchiudere coi Tunisini la pace, faceva dal suo capitano delle navi Angelo Emo, di cui abbiam detto, battere colla poderosa sua squadra di ottanta legni armati le acque del Mediterraneo, perchè rispettata fosse la veneziana neutralità, protetto il commercio, tolto di mezzo qualunque disordine.A dì 31 di gennaio passò di questa vita in Roma, nell'età di sessantasette anni, Carlo Odoardo della regal casa Stuarda, figliuolo di Giacomo III e nipote di Giacomo II, re d'Inghilterra, della cui impresa, a ricovrare il regno intesa, il sommo Muratori espose le vicende nell'anno 1745.
Comincia quest'anno colle convulsioni della natura che desolarono gli Stati del pontefice. Rimini varie scosse ne sentì successivamente, a brevi intervalli, una più forte dell'altra. Scrollarono molti edifizii, e quelli che in piedi rimasero davano nelle soffitte e nelle pareti segni della potenza del terremoto; chiese e palagi, oggetti spaventevoli di compassione. Gli abitanti atterriti e dal terrore inseguiti, fuggiano per le piazze, uscian dalla città all'aperta campagna, asilo cercando anche dove men sicuro asilo era. Molti caddero vittima del disastro. Lungo tempo i tremebondi Riminesi soggiornavano sotto le tende, anche nelle crude notti dell'invernal stagione. E Pio VI, padre e signore, ad accorrere in sollievo de' suoi sudditi, de' suoi figli, inviando loro non meno pronti che generosi soccorsi.
I due vulcani di Napoli e di Sicilia, se colle eruzioni straordinarie non cagionarono grandi danni, sommo spavento destarono. Nell'Etna fu maggiore che non nel 1779: l'arena e le pietre caddero sino sulla città di Messina, sulle campagne adiacenti, su quelle dell'opposta Calabria, sopra tutte le isole circostanti, e sino in Malta. Nè il Vesuvio volle esser da meno: nel tempo stesso cominciò a gettar fiamme, e scorrendo la lava lateralmente nel vallone che divide quella montagna dall'altra di Somma, portò il terrore nell'anima degli abitatori della più deliziosa parte dell'Italia.
Volle il re di Napoli mettere in piedi una rispettabile marineria: trentadue legni da guerra, tra navi, fregate, corvette, brigantini e galeotte, senza contare gli sciabecchi, gli ebbe costruiti ne' due arsenali di Napoli e Castellamare, trovandosi egli continuamente presente ad affrettare ai lavori.
Con queste forze gli venne fatto di reprimere le piraterie dei Barbareschi che pareva avessero preso di mira particolarmente i legni mercantili napoletani. Erano coloro in quest'anno usciti a corseggiare più forti e più numerosi del solito, sotto pretesto di doversi, come tributarii, unire alla flotta ottomana contro i Russi. A maggior sicurezza, il re conchiuse un trattato di commercio e di navigazione coll'imperatrice Caterina II, soprattutto pei porti russi sul mar Nero, co' quali erasi stabilito un traffico proficuo ad ambe le nazioni.
Nè soli i Barbareschi abusavano dell'occasione della guerra tra i Turchi ed i Russi, onde insultare persino quelle nazioni colle quali erano in pace le loro reggenze; meno non ne abusavano alcuni altri Europei, dandosi alla pirateria con bandiera russa. Se non che, a porvi un argine, sorse Caterina con provvidenze opportune; e la repubblica di Venezia, però che non erasi ancor potuta conchiudere coi Tunisini la pace, faceva dal suo capitano delle navi Angelo Emo, di cui abbiam detto, battere colla poderosa sua squadra di ottanta legni armati le acque del Mediterraneo, perchè rispettata fosse la veneziana neutralità, protetto il commercio, tolto di mezzo qualunque disordine.
A dì 31 di gennaio passò di questa vita in Roma, nell'età di sessantasette anni, Carlo Odoardo della regal casa Stuarda, figliuolo di Giacomo III e nipote di Giacomo II, re d'Inghilterra, della cui impresa, a ricovrare il regno intesa, il sommo Muratori espose le vicende nell'anno 1745.