Chapter 56

698.Lettera del 21 maggio 1660 del Ministro De Bordeaux al Cardinale Mazzarino, citata dal Guizot.699.Lettera come sopra del 13 maggio 1660.700.A Lord Say che gli parlava della necessità di escludere dall'oblio almeno qualcheduno dei Giudici, che avevano condannato a morte Carlo I padre del Re, Monk rispose incollerito: «No! neanche un solo: io mi reputerei il primofurfantedel mondo se consentissi ad eccettuarne uno solo.» E col colonnello Hutchinson in altra occasione si espresse: «Dio mi danni, se per la morte del Re, uomo abbia a perdere pure un capello!» Nonostante, l'impeto e la vendetta dei Realisti furono più forti di lui; e quantunque nel Parlamento sostenesse il Partito della moderazione, potè appena ottenere, che il numero degli esclusi regicidi si riducesse a sette, dei quali sei soli patirono la morte. Ma il caso del marchese Argyle presenta tale carattere di tradimento, e di rancore personale, che lo steso Hume storico, di Partitotory, non può nascondere, che anche fra i contemporanei suscitò generale indignazione. Guizot racconta, che Lord Wharncliffe si è ingegnato, comecchè timidamente, ad attenuarne la colpa; ma egli dice, che coteste ragioni non lo persuadono per nulla, e che la indegnissima azione del Monk non merita scusa.701.Anche Monk ebbe a sollecitatore per la restaurazione di Carlo II lo ambasciatore di Francia De Bordeaux, imperciocchè il Cardinale Mazzarino la desiderasse, ma non voleva muovere un passo ond'ella avvenisse; — così Hume ci avverte nella Nota ultima dellaStoria d'Inghilterra. — I ragionamenti di Lord Hamilton, perchè nulla manchi al parallelo, possono paragonarsi alle sollecitazioni del signor De Bordeaux.702.Guizot,Monk, Prefazione, pag. 8 e seg.703.Tutto questo è provato con i Documenti stessi dell'Accusa.704.Quanto siffatte scapigliature mi dolessero, si è visto, e come io rigidamente le rampognassi, e studiassi reprimerle, si è visto del pari; onde io ho scritto quanto sopra non per amore di attenuarle, molto meno per iscusarle, bensì per tôrre a quelle intemperanze le tumidezze barocche con le quali noi le vediamo dipinte dall'Accusa, e dallaItalia Rossa.705.«Al Governatore di Livorno. — Al primo accenno di Reazione arresti, e mandi a Portoferraio: io voglio,che il Paese non rimanga insanguinato di guerra civile.«Guerrazzi.»(Dispaccio telegrafico del 10 aprile 1849. Documenti, pag. 449.)706.Il Ministro si avvisò apprestare i provvedimenti per cagione del suo ufficio, non già per istanza che gliene muovessi io. — «La notte dell'11 al 12 aprile 1849 dopo le ore 12 scese giù al mio Uffizio il Ministro della Guerra Manganaro, e dicendomi: —scriva, — mi dettò ordini ai Comandanti dell'Artiglieria, e della Cavalleria, ed al primo s'ingiungeva facesse trasportare sulla Piazza del Popolo 4 pezzi di Artiglieria, che precedentemente aveva ordinato al medesimo Comandante che stessero pronti.» — (Deposto del Tenente ColonnelloPozzi.)707.«È falso che il Basetti fosse Comandante della Guardia Municipale. Il comando di quella era nel 12 aprile, e successivamente, nel Colonnello Solera.«È falso che le due lettere che cita la corrispondenza di Firenze contenessero l'ordine —di far fuoco sul Popolo nel caso che volesse tentare un movimento rivoluzionario.«È vero che in quel giorno il Basetti ricevette due lettere del Guerrazzi, ambedue intercettate ed aperte; una delle quali consegnatagli dal Capo del Comune nella sua residenza, dove l'Ufficialità della Guardia Municipale si era portata a fare adesione.«Sentito in seguito come testimone nel Processo Guerrazzi fu richiamato a consegnare le indicate due lettere, e le consegnò, ben lontano dal volere aggravato il detenuto, come si vuol far supporre da qualcuno; ma perchè in lode della verità fosse manifesto che falsa era l'opinione che esse contenessero l'ordine di far fuoco sul Popolo.«Ogni maggiordettaglioè impedito dalla pendenza della Procedura.«Il tempo mostrerà se il corrispondente fiorentino ha detto il vero.«Bernardo Basetti.»(Nazionale, 22 maggio 1850.)708.Lettera con la quale Ferdinando Zannetti si dimette dal Comando della Guardia Nazionale. —Conciliatore, 20 aprile 1849.709.Lettera citata. —Conciliatore, 20 aprile 1849.710.Lettera di Ferdinando Zannetti a Pietro Bigazzi. —Conciliatore, 22 aprile 1849.711.Varchi, Firenze 1570, pag. 101.712.Documenti, pag. 394.713.«Al Ministro dell'Interno.«Il Capitano Bernardo Basetti si reca per mio ordine a Firenze. Dalla sua bocca intenderà VS. la cagione che ha mosso questo mio ordine. Più tardi riceverà un rapporto dettagliato sugli avvenimenti.«Pigli.»714.«Al Governatore di Livorno il Ministro dell'Interno.«Che cosa sono questi dispacci sibillini? Non hanno voluto ricevere Basetti? Che cosa è avvenuto? Io vuo' saperlo, e subito.«Guerrazzi.»715.Processo, a c. 2222.Il Conte Digny, a cui viene contestato lo esame Taddei, gira di largo dalla cantonata, e risponde: «non ho la minima memoriache la Notificazione mi fosse comunicata prima di mandarla alle stampe: rammento peraltroperfettamente, che mi fu presentata stampata. I miei Colleghi ed io, vedendo, che cotesto atto partiva unicamente dall'Assemblea, non credemmo doverci opporre alla sua pubblicazione...!» Il Conte Digny non dice la verità; e più oltre vedremo il deposto Taddei confermato pienamente: intanto nota, Lettore onesto, che l'Assemblea annunziando che prenderebbe col Municipio e col Generale della Guardia Civica i provvedimenti necessarii per salvare il Paese; se egli, Conte Digny, credeva che ciò non potesse farsi, nemmeno, come ei falsamente dichiara, avrebbe proceduto da onesto. Il silenzio del presente, che lascia in suo nome consumare un fatto, importa consenso. Il Cavaliere Martelli, uomo probo, che evidentemente dice la verità, ma forse per intempestivi riguardi non la dice intera, confessa questa chiamata, e questo invito del Professore Taddei, Presidente dell'Assemblea, con tanto studio dissimulati dai signori Digny e Brocchi, e che dimostrano l'impegno assunto di operare congiuntamente: «In cotesta mattina fui incaricato di recarmi alla Camera dei Deputati e di pregare il signor Giovacchino Taddei di recarsi al Municipio — » Anzi lo stesso Conte Digny approva i fatti contestati, perchè di tutto lo esposto Taddei non ha memoria che della lettura della Notificazione scritta; dunque il rimanente non impugna; e rispetto allamemoria, vedremo, che quella del Conte Digny, per confessione sua propria, èinfelicissima.716.L'Accusa dellaparola rivoluzionesi spaventa, e pare che trovi in essa il segno di ostilità alla Restaurazione; eppure io adoperava la parola stessa di cui si servì ilConciliatore, organo dei fattori del 12 aprile. (V. Nº del 15 aprile 1849.) «Nei primi momenti ogni politicarivoluzione(giacchè questo nome conviensi ai fatti di distruzione, quanto a quelli di restauro)...» Grande miseria è questa dovere aver lite con l'Accusa perfino intorno alle parole di una lingua, che non sembra essere la sua!717.Infatti ricordo, come se fosse adesso, che l'onorando vecchio rimproverando questa ignobilissima mancanza di fede al nobil Conte, gli diceva:Questa è una baronata! E diceva santamente.718.«Ciò dovrebbe impedire ogni ulteriore resistenza sì per parte dei Municipii tuttora irresoluti...» — (Conciliatore, 16 aprile 1849.)719.Conciliatoredel 24 aprile 1849: «Nè sappiamo per vero dire comprendere da cosa sieno mossi coloro, i quali credono di dare esempio di magnanimi sensi resistendo soli alla universale manifestazione dello spirito pubblico.»720.Macchiavello,Storie, L. III.721.Atto del Municipio fiorentino del 6 maggio 1849, nel Conciliatore di quel giorno.722.Conciliatoredel 29 marzo 1849, e pag. 498 di questaApologia.723.È curiosa quest'altra rivoluzione delConciliatore, organo del Municipio e della Commissione Governativa: prima del 12 aprile me lodava, l'Assemblea riprendeva. (Vedi Nº del 31 marzo 1849.) — Dopo il 12 aprile me riprendeva, l'Assemblea lodava! (Vedi Nº del 13 aprile 1849.)724.Esame del medesimo.725.Esame suddetto.726.Esame Chiarini.727.Questo è un fatto sul quale non fu sentito il signor Chiarini, e sul quale ha da essere richiamato a deporre.728.È il medesimo argomento adoperato a respingere l'esigenze del Popolo fiorentino per la proclamazione della Repubblica: ben è il Popolo fiorentino, diceva io, dei Popoli toscani principalissimo, ma non tutto della Toscana. Se si persuadessero, che la Logica nelle sue regole non concede rivoluzioni, le cose andrebbero nel mondo meglio ordinate, ed anche più onorate.729.Chi sottilmente riguarda il cuore dell'uomo forse in queste parole troverà la ragione del modo tenuto meco dal Municipio, o almeno da taluno dei suoi Membri.730.Conciliatoredel 13 aprile 1849; — le riporto più oltre.731.Martellidepone: «Guerrazzi si adoperò a minutare un Proclama per recarsi al Municipio.» Avvertito, che cotesta minuta fu fatta nelle stanze del Ministro della Guerra, risponde: «Questa minuta fu incominciatadi certonella stanza accanto a quella delle Conferenze, e lasciai che il Guerrazzi scriveva; non so se terminasse.»Panattonidepone: «Come il Municipio aveva inviato alcuni Rappresentanti all'Assemblea, così questa fece altrettanto, e furono proposti Zannetti, e me: esitavamo; ma ho buona memoria che il Conte Digny mi strinse un braccio, e contemporaneamente il Guerrazzi, che avevafrancamente aderito, mi fece un cenno d'incoraggiamento, talchè mi tenni come plenipotenziario anche per la parte di lui.Il Municipio ci sentì formalmente, e forse fu omessa la cautela di un verbale(che però fu promesso di formulare più tardi),ma le proposte conciliative furono pienamente concordate, e il Municipio assentì di mandare una Deputazione all'Assemblea. Furono presenti a cotesto concordato il Marchese Carlo Torrigiani, e in ultimo il Senatore Capoquadri, prendendovi parte eziandio il Deputato Dottore Venturucci, ch'era venuto con noi.»732.In conferma della verità di questi fatti, alla contestazione seguente: — «Guerrazzi nei suoi esami parlando della deputazione del Municipio, che si recò come sopra all'Assemblea, si esprime nei seguenti termini: — venne il Municipio all'Assemblea dichiarando, che il Popolo fiorentino aveva restaurata la Monarchia Costituzionale di Leopoldo II; io per certo non aveva nulla da opporre, anzi feci considerare, che onde fosse il consenso più pieno, e non paresse che il Municipio di Firenze volesse imporre agli altri Municipii toscani, gioverebbe assai che l'Assemblea aderisse al voto municipale. Piacque la proposta, ea richiestadel signor Digny, e di altri Priori del Municipio fiorentino, io stesso ne distesi la formula la quale rimase presso cotesti signori;» — ilsignor Dott. Venturuccirisponde: «Questo accaddeveramente, ma dalle due alle tre pomeridiane, allorquando l'Assemblea erasi ritirata nelle stanze del Ministro della Guerra, ed è verissimo che il signor Guerrazzi stese una specie diultimatum, che io stesso verso le 3 e ½ recai al Municipio.» La medesima contestazione è fatta all'Avv. Panattoni, e provoca la seguente risposta, la quale non accenna al successo nelle stanze del Ministro della Guerra, bensì all'altro, che avvenne nella Sala delle Conferenze, dove, in sostanza, i medesimi trattati si agitarono, comecchè si conchiudessero in guisa diversa: «Questo appunto si accorda col mio concetto. Anzi devo soggiungere, che il lunedì 9 aprile con alcuni amici ritenevo, che non si considerassero renunzianti Capponi, Corbani, e Castinelli; volli interpellarne il Capo del Potere Esecutivo, il quale non contraddisse; onde se il Guerrazzi fosse stato contrario non lo poteva dissimulare.» Il PresidenteTaddeidepone: «Inoltrata l'ora, e i Deputati rimasti nella Sala delle Conferenze essendosi recati nel Ministero della Guerra, ebbe luogo un altro abboccamento con i Commissionati del Municipio, ai quali fu fatta la proposizione, che, se non tutta l'Assemblea doveva riunirsi al Municipio, e alla Commissione Governativa, si riunisse loro almeno una Deputazione tratta dal seno della stessa Assemblea. Il signor Guerrazzi stesso ne formulò la domanda, ma neanche questa venne accettata.»Martellifinalmente depone anch'egli di questa minuta, che ritiene incominciata nella Sala delle Conferenze; il quale aggiunge che gli mostraitutta propensione per conciliare le cose, e gli dissi, spaventarmi i Partiti, e che, se fosse stato utile conciliarli, ero pronto a farlo. — Da tutto questo la onesta Accusa ricava, che io mi mostrai avverso alla Restaurazione.733.Lo stipendio ministeriale sotto il Ministero Ridolfi sommò a L. 18,000 annue; il Marchese Capponi lo ridusse a L. 14,000; da me fu ridotto a L. 12,000: nei 5 mesi e 15 giorni che ho tenuto il maestrato, ho rimesso di mio Lire 5333. 6. 8, come ne fa fede il libro di Amministrazione delle miepochissime sostanze, tenuto dal signor Giovanni Bertani.La schifosa calunnia fu desunta dai due milioni, che l'Assemblea Costituente mi stanziò per le spese della Guerra, — ma i Buoni del Tesoro, i quali dovevano rappresentare questi2 milioni di lire, non furono, — non che spesi, — stampati!!734.Digny dice, che i signori Bulgarini e Capaccioli ebbero eziandio lo incarico di significarmi reietta la mia novissima proposta, e sarà.735.Esaminiamo prima le provetestimoniali, poi discuteremo lerazionali.Martelli. «Nel tempo chesi parlavanella Sala delle Conferenze dei Deputati» (equivoca con le stanze del Ministro della Guerra), «Guerrazzi disse: fargli paura Livorno; e si offerì andarvi per conciliare; disse inoltre,avere rubato tanto, che non aveva un soldo. Il Dignynon disprezzò questo progetto» (notisi che parla un Commissionato del Municipio), «ed io fui quello, chedisse non essere di ostacolo il danaro. Fu parlato di questo progetto alla Commissione Governativa, e fu rigettato.» — Chiarini. «Infatti il signor Guerrazzi, se avesse voluto, avrebbe potuto fuggire per mettersi in salvo come procurò mettere in salvo i Deputati dell'Assemblea; pranzai secondo il solito seco, e lo riscontrai sempre tranquillo a fronte delle grida disoneste e minacciose, che contro lui si emettevano sopra la Piazza del Granduca.» —Papadopulo. «Mi pare avere inteso, che appunto per la restaurazione del Governo gli fosse proposto recarsi a Livorno per persuadere il Popolo a fare lo stesso. Egli acconsentì, e stabilirono di fare la gita al tocco di notte.» —Ulacco. «A me pare di certo, che lo stesso Guerrazzi aderisse di venire a Livorno per l'oggetto di persuadere i Repubblicani a ritornare sotto il Governo Toscano.» —Nespoli. «In cotesto giorno sentivo, che il Popolo era irritato contro il Guerrazzi, e nel timore che irrompesse, e sfogasse delle vendette sopra di lui, due volte, per quanto mi pare, fui ad avvertirlo, insinuandogli di mettersi in salvo, ed offerendogli anche di mandare verso il Prato una compagnia di Guardia Nazionale per tutelarlo nello andare alla Via ferrata Leopolda; la mattina ricusò accennando non avere alcun timore, la seconda fra le 2 e le 3 dopo mezzo giorno,per quanto mi pare, mi fecetravederedi essere in trattative con altre persone da dovere aspettare, senza però che io sapessi nè su che cosa, nè con chi le avessependenti; in questo secondo incontro eravi anche il Generale Zannetti, che venne via meco, e non rammento se dicesse ritornare.» —Chiarini. «Nespoli Emilio offrì farlo scortare dalla Guardia Nazionale fino alla Stazione della Strada ferrata: il signor Guerrazzi ricusò per aspettare le comunicazioni del Municipio dietro i concerti già tenuti precedentemente.» —Zannetti. «Non lo ricordo particolarmente, ma è possibile, che io mi ci sia trovato (col Nespoli), ed anche abbia promesso al Guerrazzi di tutelarlo, perchè non facevo che adempire al dovere del mio grado.» E più oltre: «In aggiunta devo dire che anche nella mattinata del 12 io ebbi a trovarmi col signor Guerrazzi in Camera delle Conferenze, unitamente amoltiDeputati, ed una Deputazione del Municipio, composta dei signori Digny, Martelli, e Brocchi; e poi più tardi nelle stanze del Ministro della Guerra; ecome tanto là che qui si trattassein sostanzadi unire il voto della Camera a quello del Municipio; come fosseincaricatoil signor Guerrazzi di stendere la formula del Decreto per la nuova Commissione Governativa; come appuntoper ottenere l'unionedel voto della Camera con quello del Municipio si proponesse dal signor Guerrazzi di associare alla Commissione il signor Professore Taddei che rappresentava la Camera per esserne Presidente, e il Professore Zannetti come Generale della Guardia Nazionale. La Commissione Governativa non aderì accettare la formula data dal signor Guerrazzi per quanto la Commissione del MunicipioAVESSE ADERITO.» Interrogato solennemente, — s'è vero quello che il Guerrazzi dice diessersi fermato a Firenze a disposizione della Commissione Governativa, e più tardi essersi dato nelle mani ai Membri del Municipio fiorentino, ed a Lui Testimone nella sua qualità di Generale, sotto fede che non si sarebbe attentato alla di lui libertà; — risponde senza ambagi: «È innegabile quanto dice il signor Guerrazzi, ed è appunto per ciò, che io diceva nel principio, o nel corso di questo mio esame, e precisamente quando mi richiamava al giorno 12, — che mi riconduceva ad una epoca dolorosa, —PERCHÈ, CONTRO MIA VOLONTÀ, DIVENTAI COMPLICE DI UNA MANCATA PAROLA!»Esaminiamo Digny, e Brocchi. —Brocchi. «L'Avvocato Guerrazzi.... chiedeva una missione onorifica per Livorno, ed ebbeevasiva risposta.... e qui dirò una volta per sempre, lo che avrei dovuto forse premettere, che lo stato del mio animo il 12 era tale da non potermi oggi riportare alla mente, che dei fatti complessi, molte circostanze tornandomi nuove, come se in quei fatti io non avessi rappresentato una parte principale.» — Messala, cavaliere romano, avendo rilevata una sconcia battitura sul capo, dimenticati tutti i numeri, non gli rammentava che dall'uno al cinque; — ma indi a poco la memoria del Brocchi, cessato lo ecclissi, s'illumina di nuovo per affermare, che il Collega Martelli confondeepoche e fatti, e per ricordarsi, che non essi offrivano a me, bensì io proponeva loro recarmi a Livorno con missione onorevole, come si rileva ancora dalla mia scrittura indirizzata alla Commissione Governativa: «Guerrazzi minutò» (ilBrocchidichiara) «un Proclama per conciliare i diversi, anzi i contrarii atti pubblicati dal Municipio, e dallasedicenteAssemblea; —mi pareproponesse una Commissione mista da aggiungersi al Municipio; —mi pare, ma non ricordo bene, portassi io questa minuta al Municipio, — ma per concorde opinione di non accettare quella proposta, intorno alla quale tanto io, che Digny, non ci eravamo impegnati a nulla.» —Digny. «Andai a cercarlo nelle stanze del Ministro della Guerra: quivi Guerrazzi e i Deputatiper evitare collisioni persistevanoa domandare un Proclama comune col Municipio; sebbene iofacessi sentireDIFFICILE» (si noti) «una transazione, Guerrazzida un lato, Ciprianidall'altro, si mettono a formulare progetti!» Qui Guerrazzi gli dice: «voi già sapete, che io vedeva volgere le cose alla Restaurazione» (il Brocchi non concorda; egli ha inteso, che le mie parole suonavano: «tutti lavorammo nel senso della Restaurazione»); «la vostra grande difficoltà è Livorno; io posso accomodare ogni cosa; potreste mandarmici perinterino;» ma egli avendo risposto evasivamente, io soggiungo: «ho rubato tanto, che non ho un quattrino, e ve lo dico per vostra regola...;»però dichiara non potere asserire di ripetere le precisissime parole. — E fa bene ad avvertirlo, perchèsono parole ebbre coteste sue. — Più oltre nel recarsi in Palazzo con tutti i Colleghiseppe, che il Guerrazzi desiderava vederlo in serata. — Più oltre dichiara: «Essereun fattoche il Guerrazzi, e gli altri, che volevano indurre il Municipio a concertarsi coll'Assemblea, siappoggiasserospecialmente sul bisogno delloappoggio(sic) dei Rappresentanti di tutte le Popolazioni toscane per essere riconosciuto da esse, ed in questa idea (e non può reputarsi cattiva) avere il Guerrazzi ed altri Deputati composti variiprogettidi Proclami; ritenere forse il Guerrazzi perrichiestale parole che io dissi: — fate se credete nuove proposizioni.» E se vuolsi conoscere per confessione sua propria quale sia la fede di questo Conte, basta considerare quanto non dubita raccontarci più oltre, e confrontarlo con le parole superiormente trascritte: «facevo sentiredifficileuna transazione: — del resto io rammento benissimo che io andava per la seconda volta in Palazzo, conla certezza che nessuna transazione sarebbe accettata. — Bulgarini e Capaccioli, avvisarono, credo, il Guerrazzi della risoluzione definitiva, e per Capaccioli Guerrazzi mi fece dire che desiderava vedermi in serata;» onde non sa come io ritenga aver egli promesso di vedermi con ordini od altro. Io non istò ad analizzare questo mucchio di lordure; tutta l'acqua dell'Arno non basta a lavarle.Proverazionalisono la facoltà mia di partire: partirono tutti, perchè non io? Me aveva affidato di accoglienza e di asilo il Britanno Legato; me ad ogni evento, col mezzo del suo Segretario, l'Ambasciatore Francese profferiva tutelare con bella gentilezza fino dalla mattina nel suo palazzo; me vollero trarre seco loro i Deputati che pei passi sgombrati accompagnai onde uscissero incolumi. Me il Colonnello Nespoli e il Generale Zannetti erano venuti a prendere per iscortarmi fino alla Stazione della Strada Ferrata; me il Tommi, me il Manganaro proffersero condurre via; che più? Il Municipio stesso e la Commissione mandavano a invitarmi, o intimarmi, o comandarmia partire; perchè dunque rimasi? Alle azioni umane, in ispecie se così inopportunamente singolari, bisogna pure assegnare proporzionato motivo.Dignysi arrampica ai ragnateli per escludere il convegno, e allega la chiamata del Capaccioli; questi non sa, che io rispondevo alla domanda del Conte, e tali per lo appunto suonavano le mie parole: «Ditegli, che lo aspetto nelle mie stanze.» E se non fosse così, a qual fine, per qual causa, doveva io mandare pel Conte? Forse, com'egli dichiara, per dirgli io che volevo andare a Livorno?.... Gagliofferie sono queste. — O che bisogno avevo io di chiamare alle ore quattro del pomeriggio il Conte per dirgli la sera che volevo partire per Livorno, mentre a cotesta ora potevo essere arrivato? — Avevo dato parola, e lo aspettai, quantunque non mi paresse sicuro il fermarmi. Rideranno certo i giovani Riformatori della Società della mia pertinacia ad osservare la parola, ma io già sono vecchio, e quando era giovane trovai che nel mondo costumavasi ancora mantenere le parole date.736.Esodo, cap. X.737.«In certi tempi si manifestano tali eccessi di febbre nelle civili società, che le stesse Assemblee forza è che assumano indole democratica, e con estrema caldezza favoriscano la causa del Popolo. Nè questo successe unicamente ai tempi nostri, ma il Consiglio di Castiglia, il Parlamento di Francia, e le Assemblee degli stessi nostri antichi Baroni somministrano altrettanti esempii in conferma di questa verità.» — (Edinburgh Review. Vita di Lord Melbourne, Ministro inglese.)738.Siccome le prove non sono mai troppe, mi capita tra i piedi ilPopolanodel 7 marzo 1849, ed in proposito delle elezioni mi occorre questo passo: «Tutto compreso,conviene confessare che la idea rivoluzionaria, repubblicana, unitaria, non brilla per la dappocaggine di quelli che la dovrebbero rappresentare nell'Assemblea dei120.»739.L'avvivai, l'atteggiai, le diedi moto,Le diedi affetto.....(Versi sotto il ritratto di Masaccio.)740.Le parole in carattere italico sono testuali del Conte.741.Testimoni. —Pellegrini.«Di parlargli (a Guerrazzi) non ebbi luogo; bensì lo vedevo, perchè passeggiava fumando per le stanze, ed anzi aveva qualche volta attorno a sè una bambina sua nipote, la quale piangeva nel sentire gli schiamazzi di piazza, e le cose che si dicevano contro di lui, ed il Guerrazzi sentivo che la consolava dicendole: «non avesse paura, che non gli facevano nulla.» Alla interrogazione se mi mostrassi turbato, il medesimo testimone risponde: «vidi, che non faceva altro che passeggiare in su e in giù con serietà, e fumando; ma io poi non so qual fosse il suo carattere.»Bernicchi, Armannini, Chiarini, Pellegrini, Mosti, Zucconi, Papadopulo e Ulacco: — ai miei occhi pareva, che fosse com'era sempre, serio, e sostenuto: — lo vedevo passeggiare, ma sempre tranquillo. Il signor Guerrazzi anche lassù nel Forte vedevo stare pensieroso, e passeggiare, ma senza dir nulla. — Era tranquillo, e faceva coraggio a noi. — Noi eravamo sgomenti, ma egli ci dava coraggio, e pareva tranquillo.»742.Orsini.«In cotesta sera mi fece calare per mezzo di un lenzuolo sul tetto, che resta di sotto, ma mi fece subito ritirare su; — peraltro, prima che fossi calato sul tettino, ci si voleva calare egli.» —Pellegrini.«Intenda bene, che il signor Guerrazzi non è che cercasse fuggire, almeno per quello che diceva, ma unicamente per salvarsi dal furore del Popolo, che gli minacciava la morte.» —Orsini, Papadopulo, e Armannini: «Sentii che lo persuadevano a mettersi in salvo dal furore del Popolo, che minacciava sfondare la porta di Palazzo Vecchio» (così almeno davano ad intendere) «ed entrare in casa. Il Guerrazzi ricusava dicendo: «che non aveva fatto male a nessuno, che aveva impedito il più possibile la guerra civile, che aveva governato il meglio che avesse potuto.» Insistendo peraltro, egli disse: «bene, vediamo se ci è modo.» —Chiarini.«Unicamente come misura di precauzione per sottrarlo al furore del Popolo, fu fatto non so da chi scendere il Rossino onde vedere se vi fosse stato luogo a celare il signor Guerrazzi nel caso in cui il Popolo avesse potuto irrompere, — sicchè le pratiche ulteriori furono più lo effetto delle premure di tutti, che sue.»743.Pellegrini.«Una Guardia Nazionale, — venuta circa le ore 2 dopo mezza notte — a portare un biglietto al signor Guerrazzi...»744.Vedi in fondo del libro ilRegistrodei malati, feriti, e morti dell'armata toscana nella campagna di Lombardia, alla lettera G. — Questo giovanotto, di casa, piuttostochè comoda, doviziosa, mi venne presentato tuttavia infermo dal padre suo mentre sedevo Ministro di S. A. Taluno (ai Ministri di rado mancano lusingatori) m'insinuava procurargli dalla generosità del Granduca la Croce del Merito, al che risposi: «Ai miei parenti sia più bello meritare Croce, che portarla.» E si ebbe come gli altri la comune medaglia.745.Questa è la ragione per cui vedremo in breve nel Mandato della Comune inserita la frase: «imprestito a carico del R. Erario.»746.E sì, che bastava dicesse per me le poche parole che per testimonianza di Santo Antonino Arcivescovo di Firenze, non pure gli amici, ma i neutrali favellavano, quando prevalsi gli emuli volevano condurre a morte Cosimo dei Mediciil vecchio: «Alii non solum amici, sed neutrales ad bonum et pacem Reipublicæ intendentes e contrario loquebantur dicentes: —quid mali fecit homo iste?» — (Opera, T. III, p. 523.) — Io pure comparendo davanti al Popolo fiorentino avrei adoperato la formula antica con la quale gli s'indirizzava Dante Alighieri: «Popule mi, quid feci tibi?»747.Dopo la perdita di 77 mila uomini Maometto s'impossessò di Negroponte, di cui sostenne l'assedio Paolo Erizzo. Ridotto agli estremi egli ebbe a capitolare; e fu una condizione della resa avere salva la testa. Maometto per odioso cavillo fece segare il prode guerriero pel mezzo procurando non gli fosse minimamente offesa la testa. Questa efferatezza però deve porsi tra i fatti di cui giova dubitare, dacchè molti accidenti della vita di Maometto la smentiscono, e Marino Sanuto, esattissimo fra gli storici di quei tempi, non la rammenta. — (Daru,Storia della Repubblica di Venezia.Capolago, T. III, pag. 346.)748.PapadopuloeUlacco. «La mattina dopo ritornò lo Zannetti con uno, che non mi rammento chi fosse, e pei corridori dei Pitti lo condussero a Belvedere promettendogli fargli avere un passaporto onde andasse subito all'estero.» Il Cavaliere Martelli e il Generale Zannetti tornando in Palazzo persuasero i servitori Armannini e Zucconi, che furono poi ritenuti carcerati in San Giorgio, e alle Murate, e finalmenterilegati(povera gente!)unoa Pescia, l'altroa Casciana, e Ulacco anch'esso a Parrana. —Zucconi. «Nel quartiere di Palazzo Vecchio stemmo fino al 13 aprile: in quel giorno il signor Guerrazzi essendo stato trasportato con quelli della sua famiglia a Belvedere, io lo seguitai anche costì, perchè il signor Generale Zannetti e l'Architetto signor Martelli, che lo avevano accompagnato, tornati al quartiereindusserotanto me che l'altro servitore Luigi Armannini ad andare noi pure in quel Forte a continuare il nostro servizio presso al signor Guerrazzi,lusingandoci che dopo due o tre giorni quando in ispecie fosse stato un poco quietato il Popolo, che faceva chiasso, e minacciava di morte il signor Guerrazzi, saremmo usciti.749.Quantunque io creda fermamente, che gli Ufficiali di questo corpo non possano essere confusi co' loro ribaldi soldati, i quali a questa ora saranno stati espulsi di certo, pure io dichiaro, che il contegno loro fu quale si conviene a persone onorate. Questo poi io dico perchè è vero, e non per vili riguardi, e penso che cotesti bravi Ufficiali mi crederanno.750.«Illustrissimo Signore.«Al seguito della richiesta di V. S. Illustriss.aa mia cura inoltrata al Ministro di Giustizia e Grazia, ricevo commissione di parteciparle che le Carte e Documenti esistenti negli Archivii delle RR. Segreterie, da esaminarsi nello interesse della nota causa di Perduellione, sono posti a disposizione del Tribunale Istruente, e perciò il Ministro incaricato potrà presentarsi a tale uopo, ogni qualvolta lo creda opportuno, dirigendosi per migliore indicazione al signor Segretario aggiunto del Ministero dell'Interno, Ottavio Andreucci.«Frattanto con distinta stima ho il pregio di confermarmi,«Di V. S. Illustrissima,«Devotiss. e Obbligatiss. Servitore«A. Lorini.«Dall'Uffizio del Regio Procuratore di Firenze, li 11 giugno 1849. (Ricevuta il 12 detto.)«Al Signor Giudice Direttore degli Atti Criminali.»«N. B.Il sottoscritto Ministro, appena passatagli la presente Officiale, essendosi, per l'oggetto di che in essa, trasferito al Ministero dell'Interno presso il signor Segretario aggiunto Avvocato Andreucci, e successivamente, di concerto con lui, a quello di Giustizia e Grazia, è rimasto quivi stabilito che a sua cura si sarebbero riunite le Carte e Documenti di che si parla in questa medesima Officiale, ed esistenti negli Archivii delle RR. Segreterie ed altrove, per esserne poi fatta la trasmissione al Tribunale Istruente.«Dini.»(RISERVATISSIMA.)«Illustrissimo Signore,«Quest'Uffizio accompagna a V. S. Illustrissima numero 36 Documenti, la maggior parte lettere originali, più Nº 12 Ricevute e riscontri di pagamento parimente originali, e Nº 10 Minute di Dispacci telegrafici, perchè ne sia fatto l'uso di ragione nella Causa di Perduellione costì pendente.«Vi troverà annessa una nota di riscontro, che firmata vorrà tornarmi nell'accusare il ricevimento di quanto sopra. E mi pregio segnarmi con distinta stima,«Di V. S. Illustrissima,«Devotissimo Servitore«F. Fortiniff.«Dalla Residenza del Regio Procuratore Generale alla Corte R. di Firenze, li 10 settembre 1849. (Ricevuta il dì 11 settembre.)«Al Signor Giudice Direttore degli Atti Criminali di Firenze.»Alle istanze del Guerrazzi poi l'Accusa sentite come rispondeva:«Il Regio Procuratore Generale,«Vista la presente istanza defensionale nell'interesse di Francesco Domenico Guerrazzi;«Attesochè non sia nelle facoltà dei Tribunali di ordinare che sieno aperti e posti a disposizione dei terzi, ec. — ancorchè Difensori, ec. — gli Archivii contenenti il Carteggio e le Corrispondenze del Ministero ec., e si ritenga solo ammissibile la domanda di comunicazione di certi Documenti relativi a certi fatti perchè abbiano rilevanza in causa ec.;«È di parere che la istanza medesima non debba essere accolta, ec.«Fatto li 11 ottobre 1850.«Bicchierai.»751.Il Marchese di Pomeras nell'11 novembre 1671, condannato a morte, passando per Laval assistè al suo supplizio, e molto si dolse col pittore, che assai male ne aveva rappresentato la effigie; la sera poi andò a cenare, e a dormire col Giudice, che lo aveva condannato. Lo narra la Contessa di Sévigné. — (Fletcher,I grandi giorni dell'Avernia. — Revue des Deux Mondes, Tome 11e, Paris, pag. 21.)752.Cavaliere Senatore Professor Giovanni Resini.Biografia del Prof. Pietro Obici. Pisa, Nistri, 1851, pag. 6.753.Nelson raccomandò nel suo testamento Emma, la Erodiade della tradita capitolazione Ruffo, al Governo inglese, ma questo ricompensò tutti i membri della sua famiglia, e passò in oblio Emma Hamilton la mala femmina, come quella che lo aveva spinto a disonorare una vita tutta gloria con azione vituperosa. — (Vita di Nelson.Rev. Brit. Tomo VII, p. 117.)754.Come in questa seconda, e troppo più iniqua replica.755.Come in questa seconda, e troppo più iniqua replica!756.Alexandre Dumas,Impressions de Voyage757.Querini.Vita di Carlo Zeno.758.Questo Documento occorre fra quelli, che l'Accusa non ha reputato di suointeressestampare nelmostruosoVolume.759.«Mirifica procuratione abjectissimum negotium pro amplissimo ornamento expedendum Thebanis reddidit.» — (Valerio Massimo,Factorum Dictorumque memorabilium, Lib. III, cap. 7.)760.Il condannato alla galera a vita, poichè vi aveva consumato 30 anni, domandava e otteneva per benigna consuetudine la grazia della rimanente pena. SE venisse rispettata, il maximum dell'Ergastolonondovrebbepassare 22 anni e mezzo; la Casa di Forza nondovrebbeprolungarsi oltre i 4 anni e mezzo; e quella di Detenzione nondovrebbedurare più di un anno; ma non è così in pratica; e mi dicono perfino di condannati alla Casa di Forza a 97 mesi. — Se le cose stanno come mi suppongono, parrebbe, che grande incertezza governasse tanto importante soggetto.761.«Il Nuovo Messia, la sua legge e i suoi discepoli, o le Rivoluzioni nella Penisola italica spiegate per mezzo delle loro cause. Catechismo morale-polilico-teorico-pratico, estratto dalle opere del sig. Guerrazzi avvocato livornese; del Padre Pasquale Cappuccino nel Convento di Gibilmanna in Sicilia. Traduzione dal Francese. Firenze 1849.» Tale è il titolo di una opera di 12 pagine! — O uomini di Mindia, diceva Diogene vedendo le porte sperticate di cotesta terra, chiudete le porte, che non abbia a scappare la città!762.«La Italia. Storia di due anni 1848-1849, scritta da C. Augusto Vecchi; — dedicata ai Forti, alle Madri, e alle Vergini innamorate.» (Torino. C. Perrin, 1851.)763.Citando a memoria commetto alcuni errori, che sono emendati da quanto vengo esponendo qui oltre.764.E non è vero.765.Senza ira, come senza rancore: riuscì a voi salvare la Repubblica Romana?766.Questo mettere a un mazzo Guicciardino e Machiavello non a giudizioso. Chiunque però si faccia a governare gli Stati con sicurezza di sbagliare meno che può, forza è che adoperi il modo sperimentale di considerare le umane cose da cotesti due politici gravissimi insegnato. Altro è il modo di esaminare, ed altro lo scopo: quello è l'arnese, e questo è la opera. Lo scopo ai dì nostri diversifica assai da quello dei tempi del Machiavello; il modo di esaminare è ottimo ancora al presente, perchè fondato sopra la esperienza.767.Le manifestazioni, che mi vedeva fare dintorno, davvero non mi ricordavano punto nè Leonida, nè Pietro Micca, nè il vescovo Germanos. Molti dei prodi giovani erano morti!... — Altri accorsero alla voce nostra per difendere la Patria, ma ohimè! inesperti, e neppure moltissimi, male potevano avventurarsi in campagna aperta; soccorsi, e confortati dal consenso universale, avrebbero potuto guardare i posti alla frontiera, e salvare l'onore; di più non credo, nè altri può credere con fondamento, che potessero fare.768.Forse per avere scritto romanzi e poesie si ha da crederebbe si possa fare la guerra senza cannoni, e senza soldati? — Intorno alla virtù dello entusiasmo ho detto altrove; divina cosa ella è, ma non si possono pretendere prodigi da quella; e questo entusiasmo non ha bisogno delle perette per sollevarsi; nè il Paese allora era disposto a dare corpo alle immaginazioni degli esaltati. Nelle opere che leggo, vedo Filippiche sempre, o nere o rosse; non istorie, nè materia da storie.769.Qui due errori: uno di giudizio; l'altro di fatto. Non è vero, che il voto universale fosse di unirsi con Roma; non è vero, che fossero eletti i Deputati a formar parte della Costituente Italiana.770.Messa da parte la tumida esagerazione delle parole, e del concetto di questa scrittura, devo confessare, che la persona meno acconcia a persuadermi era il signor Maestri, il quale appoggiandosi agli esaltati del paese, e di fuori, opponeva ai ragionamenti le fantasie di mente accesa, la violenza, e spesso ancora parole meno che oneste. Proconsolo sì, non Legato, e la Repubblica Romana ai giorni nostri non mi pareva tale che potesse o dovesse spedire Popilii.771.Voto popolare, è vero; ma non voto universale del Popolo, nè espresso nei modi convenienti di chi dispone di cosa solenne.772.Ministro mi fece il Principe; Membro del Governo Provvisorio le Camere del Parlamento Toscano, e il Popolo; Partiti opposti io non blandii: fummo d'accordo a consultare il voto universale; e questo difesi. I Repubblicani presentendo sfavorevole il voto universale si sforzarono strascinare il Popolo, o metterlo in compromesso tale, che non potesse più tornare addietro; e queste sono male arti, e in tutti così, rossi come neri.773.Lo Scrittore servendo al Partito giudica senza esame: egli non ha mai letto i miei Scrittipolitici. Appena vennero i tempi opportuni per occuparmipraticamentedelle cose del Paese, l'Apologiaprova come sempre le Dottrine Costituzionali sostenessi.774.Amo il Popolo davvero, e quindi aborro prevalermi della sua esaltazione per perderlo: tutti desidereremmo la Italia unita in una sola Nazione, ma questo non importa già che nutrendo simile desiderio l'uomo politico deva rigettare il bene possibile, per tenere dietro a cosa, che i tempi non consentivano nè gli uomini.775.Richelieu scrisse tragedie, Canning poesie, Martinez della Rosa commedie, nè penso che governassero gli Stati con le loro opere letterarie. Lo Autore può scrivere quello che vuole: il Ministro fa quello che deve; e le reti dello Ambasciatore sono prette immaginazioni; e chi sia questo Ambasciatore dallemillemiglia non è facile a comprendersi.776.Il Piemonte mi offriva pegno di accomodare probabilmente le cose d'Italia; la Repubblica Romana a scomodarle sempre più. Qui nota, lettore; glizelantidel Piemonte mi accusano propenso alla Repubblica Romana; glizelantiRepubblicani propenso al Piemonte!777.Volendo reggere colpositivismo, per necessità dovevo accostarmi al Partito dei positivi. E ritenute le proposizioni, che pure va dettando lo Scrittore, — che la fuga del Principe non appresi per cosa di grave momento, e vidi sempre in lui il filo per uscire dal laberinto; — che fui oppositore costante alla Unificazione con Roma, in ispecie a quel misleale bandirla, e lasciare poi alla Costituente lalibertàdel ratificarla; — che giunto al Potere ebbi modo a fare proclamare la Repubblica, e non volli; — che propenso al Piemonte erami spino negli occhi la Repubblica Romana; — che la Unificazione con Roma prima della battaglia di Novara per non increscere a Piemonte respinsi, e dopo per evitare, come credeva, la invasione straniera; — che finalmente i Repubblicani avrebbero dovuto mettermi in prigione: — ritenute tutte queste proposizioni, non mi sembra che stia a martello supporre che volessi rendermi necessario a tutti i Partiti; almeno del Repubblicano non diventavo benemerito; ma Partito e Logica non si sposeranno mai. Il signor Rusconi ha voluto fare di me la seconda edizione di lord Ashley, che poi fu conte di Shaftesbury, ed uno del Ministero Cabal sotto Carlo II; ma egli ha mancato di avvertire come questo uomo insigne per improbità politica non si opponeva mai ai Partiti, bensì si gettava in balía di quello, che più gli appariva zelato, e promosso dal Popolo. Parteggiò col Cronvello finchè visse, e dopo la sua morte attese ad unirsi alle fortune della Restaurazione. Salcio sempre, e ferro mai; così stette a galla sempre; ma, ripeto, Logica e Partito non sonodestinatia sposarsi. (Vedi Hume,Storia d'Inghilterra, Capitolo 65.)778.E prima, e dopo lo infortunio di Novara, pretesi che con buona fede s'interrogasse la universalità dei Toscani sopra le sorti del Paese. Tutto è qui; la mia anima non si noleggia ai Partiti, e la mia rettitudine per scilocco o tramontana non varia. Il Paese doveva consultarsi; anche i Repubblicani ne andarono d'accordo: dunque il voto universale doveva rispettarsi, e aspettarsi: poi i Repubblicani il voto universale pretesero non rispettare nè aspettare; ma allora, era il Popolo, o un Partito, che voleva imporre la Repubblica?779.Questo è vaniloquio. L'onore dell'uomo di Stato consiste nel procurare il maggior bene, e nello evitare più che possa mali al suo Paese. Noi non avevamo a sostenere per punto di onore la Repubblica, perchè non l'avevamo proclamata.780.Chi mi fa rimprovero di non essere morto, quantunque Ministro di Repubblica, prima di tutto èvivo! Ciò posto, dirò: appunto perchè conoscevo i sentimenti del Popolo aborrii di eccitarlo, e strascinarlo come si pretendeva; invece di salvare me solo nello esizio di tutti, operai in modo da salvare glialtrie perdereme solo. — Il signor Rusconi, che fu Ministro, dovrebbe sapere, che i Ministri non si dilettano a immaginare, ma a raccogliere i fatti, e su quelli fondare i giudizii e le azioni; chi altramente fa, sè perde ed altrui.781.Il Dottore Maestri pur troppo si atteggiava, come ho detto, a Proconsolo, piuttostochè a Ministro di Stato amico. Lascio considerare se le sue teorie fossero accettabili: mettere a cimento la salute di un Popolo per principii, che appartenevano ad un Partito violento sì, ma in minorità nel Paese, non è probità di cittadino, bensì opera di fazioso. Il signor Rusconi pensa accusarmi, e, se non isbaglio, fa la mia apologia. Io che sono uomo all'antica, per esempio, credo, che il Popolo si accomoderebbe più volentieri con un Re come Enrico IV, che s'ingegnava a fare in modo che tutte le domeniche avesse la gallina in pentola, che col signor Rusconi, il quale s'ingegnerebbe a farlo impiccare per la maggiore gloria ed esaltazione della Repubblica.782.Il sig. Rusconi erra: non io accettai, ma il signor Montanelli accolse le trattative sopra 8 punti come si è veduto nella Apologia; ed in questo fummo discordi, sicchè egli mi lasciò a discutere solo il negozio con lo insistentissimo signor Maestri: la violenza di questo Signore giunse a tale, che io scrissi a Roma, lo avrei fatto scortare ai confini se non si richiamava, e mi fu promesso. — Tutto per forza, e sempre hanno preteso da me e da altrui. — Finchè non incontrano opposizione essi sono larghi di blande parole, ma se taluno si avvisa contradirli indracano, violentano, e oltraggiano..... come tutti i Partiti in generale, senza eccezione di alcuno.783.Non dica ilPopolo, ma la parte del Popolo, che unita ai non Toscani dominava tiranna in quel momento. E in quanto asincerità, io non aveva promesso nulla.784.Fu parlato di cambio di milizie, ma il Governo di Roma voleva mandare Volontarii, ed io non gli accettai. — Quello che più importava era la difesa comune; invitato a inviare per questo scopo ufficiali a Bologna, gli mandai, e non trovarono nessuno! — Questo fatto mi somministrò la misura della concludenza delle proposte fattemi. Il signor Berti Pichat venne da Bologna portando carta del Governo per farne danaro con qualunque sagrifizio; e questo fatto mi somministrò la misura dei termini ai quali si trovava ridotta la finanza romana, che si voleva mescolare con la nostra. Delle proposizioni senza ambiguità dissi avrei accettato quelle, che per giudizio del Consiglio di Stato non avrebbero pregiudicato la libertà del voto del Popolo Toscano. Giudicate come vi pare, ma narrate secondo la verità e la rettitudine. I passi ce gli spianava pur troppo la Repubblica Romana, ma bisogna andare prima d'accordo sul dove ella ce gli spianava.785.Non è vero: fu affrettata quanto più si potè, nè si poteva fare in meno tempo; assolvendo perfino da talune formalità, che pure sembravano necessarie; e gli Atti del Governo riferiti dalMonitore, e dall'Accusanel Volume dei Documenti, ne fanno piena testimonianza.786.Non feci io il Discorso di apertura, nè lo lessi: lo scrisse e lo lesse il signor Montanelli. Consideri il signor Rusconi, che con tanta inesattezza non si giudica, nè si condanna.787.Anche questo non è vero; dimostrando la difficoltà, che il Popolo Toscano aderisse alla Unificazione, gli diceva che non avrebbe acconsentito a perdere i vantaggi di Stato a parte; e che gl'interessi materiali non si possono ad un tratto distruggere: ma è proprio una miseria parlare di questi negozii ai Repubblicani socialisti, i quali presumono condurci alla ricchezza universale traverso il fallimento universale. Il signor Rusconi è socialista, e sul principio della sua opera, senza pietà neanche pei suoi amici, li dichiara apertamente ignoranti tutti; pensiamo un po' che cosa dovessi parergli io, che non sono dei suoi! Ma perchè anche egli non ha esposto il suobalsamoper sanare i mali della Società? — Questi uomini siffatti di dura cervice non vogliono capire come invano si strascinino Popoli a cose a cui reluttino. Sia male o bene la vitalità municipale in Italia qui non importa discorrere, ma la pretensione di passare la spugna sopra la medesima è follia. Sicilia e Venezia pure allegavano le stesse ragioni per ricusarsi alla Unificazione, e il Rusconi si arrovella contro gli uomini che gli palesavano queste repugnanze nazionali. Le idee fisse generano questo male, che vedendosi un lato solo della quistione, gli altri non si vogliono guardare, e si termina col non capire più nulla. — Intorno poi ai motivi del differire a proclamare la Repubblica, mostrai essere semplicissimi, e consistere nel non volerla i Toscani, e nel pretendere (e qui errai) che anche i Partitanti della Repubblica, oppressi dalla evidenza dei fatti da me e da altri in cotesto tempo raccolti, se ne persuadessero.788.Ripeto, che il Discorso non fu mio; fu composto, e letto dal signor Montanelli. Con tanta inesattezza probità non consente giudicare.789.Anzi cospirava a rovesciarmi: ma una volta la Costituente Toscana riunita, io era sottoposto; e quando una Assemblea uscita dalvoto universalenon voleva intendere di Repubblica e di Unificazione, si ha da credere che esprimesse il parere della maggiorità della nazione, e lo esprimeva. Se non è così, voto universale che significa?Votate liberissimamente come vogliamo noi; non era un po' questa la pretensione repubblicana?790.Quanto sia vero questo, si è veduto.791.L'Assemblea conoscendo le mie intenzioni mi prescelse, e nonmi disfeci. Montanelli desiderò andare altrove perchè conosceva a prova la inanità delle pretensioni repubblicane, anzi socialistiche, e si partì amico da me, nè crede adesso, che io gli abbia fatto torto.792.Falso anche questo: furono i partigiani del signor Rusconi chea forza vollero pubblicoquesto rapporto, e lo ebbero secondo laverità. Forse era falso? — Può dirlo falso il signor Rusconi? E se fu, com'era, vero, dovevo io mentire all'Assemblea, cheordinòle si dicesse pubblicamente la verità, proponente Pigli? Così non si giudica con probità.793.Che io al desiderio del Montanelli compiacendo consentissi ad allontanarlo, è vero; ma che io lo allontanassi con forza o con astuzia, non è vero. Montanelli conobbe inevitabile la Restaurazione, la volle operata secondo il mio concetto; e amò andare lontano per salvarsi dalle quotidiane molestie degli amici del signor Rusconi.794.Qui occorrono spropositi quante parole. Io volli nulla, ripeto; volli quello che al Popolo piacque, pacato e illuminato sopra i suoi interessi. La unione al Piemonte è un sogno. Il Granduca poteva tornare senza armi straniere, se la resistenza di Livorno non era; e Livorno non avrebbe resistito (e lo dichiarò), se il Municipio Fiorentino avesse accettata l'adesione dell'Assemblea Costituente; e se il Principe voleva assicurarsi con un polso di armati, una Legge votata gli dava facoltà di condurre 5000 uomini da potenza amica, e costituzionale, e non vi sarebbe stato bisogno di chiamare, o forse, come credo piuttosto (nonostante le apparenze contrarie), sopportare gli Austriaci. E le mie risoluzioni perchè non dovevano essereleali? Non è egli desso quegli che dichiara non avere voluto io mai la Repubblica? aver potuto bandirla, ed essermi opposto prima e dopo la sventura di Novara? Dunque, in che, e come non eranoleali? Questi ProcuratoriRegii, repubblicani, o no, ragionano tutti ad un modo.795.Ai Corpi Lombardi; che venivano per mare, facevo osservare come fosse più giudizioso proseguire per quella via fino a Civitavecchia, — e meno che al signor Rusconi, a tutti parrà, com'è, così; agli altri che si presentarono dalla parte di terra fu data abilità a passare, ed ebbero soccorsi. Non sono stato mai così stupido da credere alla gratitudine degli uomini: ho pensato a fare il mio dovere, e basta. Io poi sono di quelli, che non vedono che gloria sia innalzare una bandiera per abbandonarla subito nel sangue e nel fango; i tentativi insensati scemano il credito e tolgono il coraggio. I Toscani furono eccitati a difendere le frontiere, e lo hanno dimostrato i Documenti. La difesa per salvare l'onore si sarebbe fatta, ed anche per dare motivo alla diplomazia di tenere lontano lo straniero;di più non credo; ma ci voleva tempo. — Il signor Rusconi appartiene alla scuola di coloro, che danno allo entusiasmo la virtù dei denti del serpente di Cadmo. Venezia prima che si dichiarasse Repubblica non difese forse la sua Indipendenza? Falsare il vero non è virtù da Repubblicano, che io sappia.796.Dai solenni svarioni intorno a quanto avvenne in Firenze nell'11 aprile, e che tutti conoscono, si argomenti la esattezza e la probità dello Scrittore. Così Scrittorinerierossi, indemoniati dal maligno spirito di Parte, alterano i fatti, o gl'immaginano, falsano i giudizii, buona fede e morale e onestà calpestano per servire ai proprii furori. Anch'essi faranno bene, perchè insegneranno ai Popoli il fastidio delle esagerazioni, e porranno in credito il linguaggio sincero, sperimentato ed esatto, che si desidera dalla gravità delle cose, e di cui i nostri padri ci lasciarono nobili documenti, a modo di esempio il Machiavelli (che il signor Rusconi disprezza) nei Discorsi su le Deche di Tito Livio.797.Tutto questo è un finimondo di bugie.798.Cioè dai Repubblicani; ed ecco come è consentaneo seco lo Autore, che io volevo rendermi necessario a tutti i Partiti. Il Partito vinto mi voleva mettere in prigione! il vittorioso mi ci ha messo. Raccomando la Storia del Dottore.799.Come! Poco sopra i miei scritti predicano ilsagrificio, la gloria, la Repubblicaec. — Adesso porto ilpessimismodei mieiscrittinel Governo. — E con questa coerenza ed esattezza si scrivono Storie! Machiavelli, e Guicciardini, bisogna dire, che le scrivevano con più fondamento.800.Il signor Rusconi mi darebbe diritto di recriminare intorno alla falsità dei suoi fatti, e alla fallacia, per non dire peggio, dei suoi giudizii, ma le condizioni fra noi sono diverse; egli ètristamenteesule, iobeatamenteprigione, e sotto processo. Renunzio a questo diritto per augurargli però miglior mente, e miglior cuore: miglior mente, per astenersi dal dettare scritture che sono una contradizione perpetua fra loro, e ponderare con più gravità quanto gli sfugge dalla bocca; perchè se il parlare (e si vede) poco gli costa, tacere gli costerebbe anche meno; — migliore cuore, onde comprenda quanto sia disonesto gravare la reputazione di chi non può, come vorrebbe, difendersi, e sta in carcere, scontando le insanie o le perfidie altrui.801.Ovidio,de Remedio Amoris, libro I.802.Documenti, pag. 448, 511, 513, 514, 525. — A Livorno Piemontesi furono coloro, che le armi del Console sardo abbatterono. — (Ivi, pag. 513.)

698.Lettera del 21 maggio 1660 del Ministro De Bordeaux al Cardinale Mazzarino, citata dal Guizot.

699.Lettera come sopra del 13 maggio 1660.

700.A Lord Say che gli parlava della necessità di escludere dall'oblio almeno qualcheduno dei Giudici, che avevano condannato a morte Carlo I padre del Re, Monk rispose incollerito: «No! neanche un solo: io mi reputerei il primofurfantedel mondo se consentissi ad eccettuarne uno solo.» E col colonnello Hutchinson in altra occasione si espresse: «Dio mi danni, se per la morte del Re, uomo abbia a perdere pure un capello!» Nonostante, l'impeto e la vendetta dei Realisti furono più forti di lui; e quantunque nel Parlamento sostenesse il Partito della moderazione, potè appena ottenere, che il numero degli esclusi regicidi si riducesse a sette, dei quali sei soli patirono la morte. Ma il caso del marchese Argyle presenta tale carattere di tradimento, e di rancore personale, che lo steso Hume storico, di Partitotory, non può nascondere, che anche fra i contemporanei suscitò generale indignazione. Guizot racconta, che Lord Wharncliffe si è ingegnato, comecchè timidamente, ad attenuarne la colpa; ma egli dice, che coteste ragioni non lo persuadono per nulla, e che la indegnissima azione del Monk non merita scusa.

701.Anche Monk ebbe a sollecitatore per la restaurazione di Carlo II lo ambasciatore di Francia De Bordeaux, imperciocchè il Cardinale Mazzarino la desiderasse, ma non voleva muovere un passo ond'ella avvenisse; — così Hume ci avverte nella Nota ultima dellaStoria d'Inghilterra. — I ragionamenti di Lord Hamilton, perchè nulla manchi al parallelo, possono paragonarsi alle sollecitazioni del signor De Bordeaux.

702.Guizot,Monk, Prefazione, pag. 8 e seg.

703.Tutto questo è provato con i Documenti stessi dell'Accusa.

704.Quanto siffatte scapigliature mi dolessero, si è visto, e come io rigidamente le rampognassi, e studiassi reprimerle, si è visto del pari; onde io ho scritto quanto sopra non per amore di attenuarle, molto meno per iscusarle, bensì per tôrre a quelle intemperanze le tumidezze barocche con le quali noi le vediamo dipinte dall'Accusa, e dallaItalia Rossa.

705.«Al Governatore di Livorno. — Al primo accenno di Reazione arresti, e mandi a Portoferraio: io voglio,che il Paese non rimanga insanguinato di guerra civile.

«Guerrazzi.»

(Dispaccio telegrafico del 10 aprile 1849. Documenti, pag. 449.)

706.Il Ministro si avvisò apprestare i provvedimenti per cagione del suo ufficio, non già per istanza che gliene muovessi io. — «La notte dell'11 al 12 aprile 1849 dopo le ore 12 scese giù al mio Uffizio il Ministro della Guerra Manganaro, e dicendomi: —scriva, — mi dettò ordini ai Comandanti dell'Artiglieria, e della Cavalleria, ed al primo s'ingiungeva facesse trasportare sulla Piazza del Popolo 4 pezzi di Artiglieria, che precedentemente aveva ordinato al medesimo Comandante che stessero pronti.» — (Deposto del Tenente ColonnelloPozzi.)

707.«È falso che il Basetti fosse Comandante della Guardia Municipale. Il comando di quella era nel 12 aprile, e successivamente, nel Colonnello Solera.

«È falso che le due lettere che cita la corrispondenza di Firenze contenessero l'ordine —di far fuoco sul Popolo nel caso che volesse tentare un movimento rivoluzionario.

«È vero che in quel giorno il Basetti ricevette due lettere del Guerrazzi, ambedue intercettate ed aperte; una delle quali consegnatagli dal Capo del Comune nella sua residenza, dove l'Ufficialità della Guardia Municipale si era portata a fare adesione.

«Sentito in seguito come testimone nel Processo Guerrazzi fu richiamato a consegnare le indicate due lettere, e le consegnò, ben lontano dal volere aggravato il detenuto, come si vuol far supporre da qualcuno; ma perchè in lode della verità fosse manifesto che falsa era l'opinione che esse contenessero l'ordine di far fuoco sul Popolo.

«Ogni maggiordettaglioè impedito dalla pendenza della Procedura.

«Il tempo mostrerà se il corrispondente fiorentino ha detto il vero.

«Bernardo Basetti.»

(Nazionale, 22 maggio 1850.)

708.Lettera con la quale Ferdinando Zannetti si dimette dal Comando della Guardia Nazionale. —Conciliatore, 20 aprile 1849.

709.Lettera citata. —Conciliatore, 20 aprile 1849.

710.Lettera di Ferdinando Zannetti a Pietro Bigazzi. —Conciliatore, 22 aprile 1849.

711.Varchi, Firenze 1570, pag. 101.

712.Documenti, pag. 394.

713.«Al Ministro dell'Interno.

«Il Capitano Bernardo Basetti si reca per mio ordine a Firenze. Dalla sua bocca intenderà VS. la cagione che ha mosso questo mio ordine. Più tardi riceverà un rapporto dettagliato sugli avvenimenti.

«Pigli.»

714.«Al Governatore di Livorno il Ministro dell'Interno.

«Che cosa sono questi dispacci sibillini? Non hanno voluto ricevere Basetti? Che cosa è avvenuto? Io vuo' saperlo, e subito.

«Guerrazzi.»

715.Processo, a c. 2222.

Il Conte Digny, a cui viene contestato lo esame Taddei, gira di largo dalla cantonata, e risponde: «non ho la minima memoriache la Notificazione mi fosse comunicata prima di mandarla alle stampe: rammento peraltroperfettamente, che mi fu presentata stampata. I miei Colleghi ed io, vedendo, che cotesto atto partiva unicamente dall'Assemblea, non credemmo doverci opporre alla sua pubblicazione...!» Il Conte Digny non dice la verità; e più oltre vedremo il deposto Taddei confermato pienamente: intanto nota, Lettore onesto, che l'Assemblea annunziando che prenderebbe col Municipio e col Generale della Guardia Civica i provvedimenti necessarii per salvare il Paese; se egli, Conte Digny, credeva che ciò non potesse farsi, nemmeno, come ei falsamente dichiara, avrebbe proceduto da onesto. Il silenzio del presente, che lascia in suo nome consumare un fatto, importa consenso. Il Cavaliere Martelli, uomo probo, che evidentemente dice la verità, ma forse per intempestivi riguardi non la dice intera, confessa questa chiamata, e questo invito del Professore Taddei, Presidente dell'Assemblea, con tanto studio dissimulati dai signori Digny e Brocchi, e che dimostrano l'impegno assunto di operare congiuntamente: «In cotesta mattina fui incaricato di recarmi alla Camera dei Deputati e di pregare il signor Giovacchino Taddei di recarsi al Municipio — » Anzi lo stesso Conte Digny approva i fatti contestati, perchè di tutto lo esposto Taddei non ha memoria che della lettura della Notificazione scritta; dunque il rimanente non impugna; e rispetto allamemoria, vedremo, che quella del Conte Digny, per confessione sua propria, èinfelicissima.

716.L'Accusa dellaparola rivoluzionesi spaventa, e pare che trovi in essa il segno di ostilità alla Restaurazione; eppure io adoperava la parola stessa di cui si servì ilConciliatore, organo dei fattori del 12 aprile. (V. Nº del 15 aprile 1849.) «Nei primi momenti ogni politicarivoluzione(giacchè questo nome conviensi ai fatti di distruzione, quanto a quelli di restauro)...» Grande miseria è questa dovere aver lite con l'Accusa perfino intorno alle parole di una lingua, che non sembra essere la sua!

717.Infatti ricordo, come se fosse adesso, che l'onorando vecchio rimproverando questa ignobilissima mancanza di fede al nobil Conte, gli diceva:Questa è una baronata! E diceva santamente.

718.«Ciò dovrebbe impedire ogni ulteriore resistenza sì per parte dei Municipii tuttora irresoluti...» — (Conciliatore, 16 aprile 1849.)

719.Conciliatoredel 24 aprile 1849: «Nè sappiamo per vero dire comprendere da cosa sieno mossi coloro, i quali credono di dare esempio di magnanimi sensi resistendo soli alla universale manifestazione dello spirito pubblico.»

720.Macchiavello,Storie, L. III.

721.Atto del Municipio fiorentino del 6 maggio 1849, nel Conciliatore di quel giorno.

722.Conciliatoredel 29 marzo 1849, e pag. 498 di questaApologia.

723.È curiosa quest'altra rivoluzione delConciliatore, organo del Municipio e della Commissione Governativa: prima del 12 aprile me lodava, l'Assemblea riprendeva. (Vedi Nº del 31 marzo 1849.) — Dopo il 12 aprile me riprendeva, l'Assemblea lodava! (Vedi Nº del 13 aprile 1849.)

724.Esame del medesimo.

725.Esame suddetto.

726.Esame Chiarini.

727.Questo è un fatto sul quale non fu sentito il signor Chiarini, e sul quale ha da essere richiamato a deporre.

728.È il medesimo argomento adoperato a respingere l'esigenze del Popolo fiorentino per la proclamazione della Repubblica: ben è il Popolo fiorentino, diceva io, dei Popoli toscani principalissimo, ma non tutto della Toscana. Se si persuadessero, che la Logica nelle sue regole non concede rivoluzioni, le cose andrebbero nel mondo meglio ordinate, ed anche più onorate.

729.Chi sottilmente riguarda il cuore dell'uomo forse in queste parole troverà la ragione del modo tenuto meco dal Municipio, o almeno da taluno dei suoi Membri.

730.Conciliatoredel 13 aprile 1849; — le riporto più oltre.

731.Martellidepone: «Guerrazzi si adoperò a minutare un Proclama per recarsi al Municipio.» Avvertito, che cotesta minuta fu fatta nelle stanze del Ministro della Guerra, risponde: «Questa minuta fu incominciatadi certonella stanza accanto a quella delle Conferenze, e lasciai che il Guerrazzi scriveva; non so se terminasse.»Panattonidepone: «Come il Municipio aveva inviato alcuni Rappresentanti all'Assemblea, così questa fece altrettanto, e furono proposti Zannetti, e me: esitavamo; ma ho buona memoria che il Conte Digny mi strinse un braccio, e contemporaneamente il Guerrazzi, che avevafrancamente aderito, mi fece un cenno d'incoraggiamento, talchè mi tenni come plenipotenziario anche per la parte di lui.Il Municipio ci sentì formalmente, e forse fu omessa la cautela di un verbale(che però fu promesso di formulare più tardi),ma le proposte conciliative furono pienamente concordate, e il Municipio assentì di mandare una Deputazione all'Assemblea. Furono presenti a cotesto concordato il Marchese Carlo Torrigiani, e in ultimo il Senatore Capoquadri, prendendovi parte eziandio il Deputato Dottore Venturucci, ch'era venuto con noi.»

732.In conferma della verità di questi fatti, alla contestazione seguente: — «Guerrazzi nei suoi esami parlando della deputazione del Municipio, che si recò come sopra all'Assemblea, si esprime nei seguenti termini: — venne il Municipio all'Assemblea dichiarando, che il Popolo fiorentino aveva restaurata la Monarchia Costituzionale di Leopoldo II; io per certo non aveva nulla da opporre, anzi feci considerare, che onde fosse il consenso più pieno, e non paresse che il Municipio di Firenze volesse imporre agli altri Municipii toscani, gioverebbe assai che l'Assemblea aderisse al voto municipale. Piacque la proposta, ea richiestadel signor Digny, e di altri Priori del Municipio fiorentino, io stesso ne distesi la formula la quale rimase presso cotesti signori;» — ilsignor Dott. Venturuccirisponde: «Questo accaddeveramente, ma dalle due alle tre pomeridiane, allorquando l'Assemblea erasi ritirata nelle stanze del Ministro della Guerra, ed è verissimo che il signor Guerrazzi stese una specie diultimatum, che io stesso verso le 3 e ½ recai al Municipio.» La medesima contestazione è fatta all'Avv. Panattoni, e provoca la seguente risposta, la quale non accenna al successo nelle stanze del Ministro della Guerra, bensì all'altro, che avvenne nella Sala delle Conferenze, dove, in sostanza, i medesimi trattati si agitarono, comecchè si conchiudessero in guisa diversa: «Questo appunto si accorda col mio concetto. Anzi devo soggiungere, che il lunedì 9 aprile con alcuni amici ritenevo, che non si considerassero renunzianti Capponi, Corbani, e Castinelli; volli interpellarne il Capo del Potere Esecutivo, il quale non contraddisse; onde se il Guerrazzi fosse stato contrario non lo poteva dissimulare.» Il PresidenteTaddeidepone: «Inoltrata l'ora, e i Deputati rimasti nella Sala delle Conferenze essendosi recati nel Ministero della Guerra, ebbe luogo un altro abboccamento con i Commissionati del Municipio, ai quali fu fatta la proposizione, che, se non tutta l'Assemblea doveva riunirsi al Municipio, e alla Commissione Governativa, si riunisse loro almeno una Deputazione tratta dal seno della stessa Assemblea. Il signor Guerrazzi stesso ne formulò la domanda, ma neanche questa venne accettata.»Martellifinalmente depone anch'egli di questa minuta, che ritiene incominciata nella Sala delle Conferenze; il quale aggiunge che gli mostraitutta propensione per conciliare le cose, e gli dissi, spaventarmi i Partiti, e che, se fosse stato utile conciliarli, ero pronto a farlo. — Da tutto questo la onesta Accusa ricava, che io mi mostrai avverso alla Restaurazione.

733.Lo stipendio ministeriale sotto il Ministero Ridolfi sommò a L. 18,000 annue; il Marchese Capponi lo ridusse a L. 14,000; da me fu ridotto a L. 12,000: nei 5 mesi e 15 giorni che ho tenuto il maestrato, ho rimesso di mio Lire 5333. 6. 8, come ne fa fede il libro di Amministrazione delle miepochissime sostanze, tenuto dal signor Giovanni Bertani.La schifosa calunnia fu desunta dai due milioni, che l'Assemblea Costituente mi stanziò per le spese della Guerra, — ma i Buoni del Tesoro, i quali dovevano rappresentare questi2 milioni di lire, non furono, — non che spesi, — stampati!!

734.Digny dice, che i signori Bulgarini e Capaccioli ebbero eziandio lo incarico di significarmi reietta la mia novissima proposta, e sarà.

735.Esaminiamo prima le provetestimoniali, poi discuteremo lerazionali.

Martelli. «Nel tempo chesi parlavanella Sala delle Conferenze dei Deputati» (equivoca con le stanze del Ministro della Guerra), «Guerrazzi disse: fargli paura Livorno; e si offerì andarvi per conciliare; disse inoltre,avere rubato tanto, che non aveva un soldo. Il Dignynon disprezzò questo progetto» (notisi che parla un Commissionato del Municipio), «ed io fui quello, chedisse non essere di ostacolo il danaro. Fu parlato di questo progetto alla Commissione Governativa, e fu rigettato.» — Chiarini. «Infatti il signor Guerrazzi, se avesse voluto, avrebbe potuto fuggire per mettersi in salvo come procurò mettere in salvo i Deputati dell'Assemblea; pranzai secondo il solito seco, e lo riscontrai sempre tranquillo a fronte delle grida disoneste e minacciose, che contro lui si emettevano sopra la Piazza del Granduca.» —Papadopulo. «Mi pare avere inteso, che appunto per la restaurazione del Governo gli fosse proposto recarsi a Livorno per persuadere il Popolo a fare lo stesso. Egli acconsentì, e stabilirono di fare la gita al tocco di notte.» —Ulacco. «A me pare di certo, che lo stesso Guerrazzi aderisse di venire a Livorno per l'oggetto di persuadere i Repubblicani a ritornare sotto il Governo Toscano.» —Nespoli. «In cotesto giorno sentivo, che il Popolo era irritato contro il Guerrazzi, e nel timore che irrompesse, e sfogasse delle vendette sopra di lui, due volte, per quanto mi pare, fui ad avvertirlo, insinuandogli di mettersi in salvo, ed offerendogli anche di mandare verso il Prato una compagnia di Guardia Nazionale per tutelarlo nello andare alla Via ferrata Leopolda; la mattina ricusò accennando non avere alcun timore, la seconda fra le 2 e le 3 dopo mezzo giorno,per quanto mi pare, mi fecetravederedi essere in trattative con altre persone da dovere aspettare, senza però che io sapessi nè su che cosa, nè con chi le avessependenti; in questo secondo incontro eravi anche il Generale Zannetti, che venne via meco, e non rammento se dicesse ritornare.» —Chiarini. «Nespoli Emilio offrì farlo scortare dalla Guardia Nazionale fino alla Stazione della Strada ferrata: il signor Guerrazzi ricusò per aspettare le comunicazioni del Municipio dietro i concerti già tenuti precedentemente.» —Zannetti. «Non lo ricordo particolarmente, ma è possibile, che io mi ci sia trovato (col Nespoli), ed anche abbia promesso al Guerrazzi di tutelarlo, perchè non facevo che adempire al dovere del mio grado.» E più oltre: «In aggiunta devo dire che anche nella mattinata del 12 io ebbi a trovarmi col signor Guerrazzi in Camera delle Conferenze, unitamente amoltiDeputati, ed una Deputazione del Municipio, composta dei signori Digny, Martelli, e Brocchi; e poi più tardi nelle stanze del Ministro della Guerra; ecome tanto là che qui si trattassein sostanzadi unire il voto della Camera a quello del Municipio; come fosseincaricatoil signor Guerrazzi di stendere la formula del Decreto per la nuova Commissione Governativa; come appuntoper ottenere l'unionedel voto della Camera con quello del Municipio si proponesse dal signor Guerrazzi di associare alla Commissione il signor Professore Taddei che rappresentava la Camera per esserne Presidente, e il Professore Zannetti come Generale della Guardia Nazionale. La Commissione Governativa non aderì accettare la formula data dal signor Guerrazzi per quanto la Commissione del MunicipioAVESSE ADERITO.» Interrogato solennemente, — s'è vero quello che il Guerrazzi dice diessersi fermato a Firenze a disposizione della Commissione Governativa, e più tardi essersi dato nelle mani ai Membri del Municipio fiorentino, ed a Lui Testimone nella sua qualità di Generale, sotto fede che non si sarebbe attentato alla di lui libertà; — risponde senza ambagi: «È innegabile quanto dice il signor Guerrazzi, ed è appunto per ciò, che io diceva nel principio, o nel corso di questo mio esame, e precisamente quando mi richiamava al giorno 12, — che mi riconduceva ad una epoca dolorosa, —PERCHÈ, CONTRO MIA VOLONTÀ, DIVENTAI COMPLICE DI UNA MANCATA PAROLA!»

Esaminiamo Digny, e Brocchi. —Brocchi. «L'Avvocato Guerrazzi.... chiedeva una missione onorifica per Livorno, ed ebbeevasiva risposta.... e qui dirò una volta per sempre, lo che avrei dovuto forse premettere, che lo stato del mio animo il 12 era tale da non potermi oggi riportare alla mente, che dei fatti complessi, molte circostanze tornandomi nuove, come se in quei fatti io non avessi rappresentato una parte principale.» — Messala, cavaliere romano, avendo rilevata una sconcia battitura sul capo, dimenticati tutti i numeri, non gli rammentava che dall'uno al cinque; — ma indi a poco la memoria del Brocchi, cessato lo ecclissi, s'illumina di nuovo per affermare, che il Collega Martelli confondeepoche e fatti, e per ricordarsi, che non essi offrivano a me, bensì io proponeva loro recarmi a Livorno con missione onorevole, come si rileva ancora dalla mia scrittura indirizzata alla Commissione Governativa: «Guerrazzi minutò» (ilBrocchidichiara) «un Proclama per conciliare i diversi, anzi i contrarii atti pubblicati dal Municipio, e dallasedicenteAssemblea; —mi pareproponesse una Commissione mista da aggiungersi al Municipio; —mi pare, ma non ricordo bene, portassi io questa minuta al Municipio, — ma per concorde opinione di non accettare quella proposta, intorno alla quale tanto io, che Digny, non ci eravamo impegnati a nulla.» —Digny. «Andai a cercarlo nelle stanze del Ministro della Guerra: quivi Guerrazzi e i Deputatiper evitare collisioni persistevanoa domandare un Proclama comune col Municipio; sebbene iofacessi sentireDIFFICILE» (si noti) «una transazione, Guerrazzida un lato, Ciprianidall'altro, si mettono a formulare progetti!» Qui Guerrazzi gli dice: «voi già sapete, che io vedeva volgere le cose alla Restaurazione» (il Brocchi non concorda; egli ha inteso, che le mie parole suonavano: «tutti lavorammo nel senso della Restaurazione»); «la vostra grande difficoltà è Livorno; io posso accomodare ogni cosa; potreste mandarmici perinterino;» ma egli avendo risposto evasivamente, io soggiungo: «ho rubato tanto, che non ho un quattrino, e ve lo dico per vostra regola...;»però dichiara non potere asserire di ripetere le precisissime parole. — E fa bene ad avvertirlo, perchèsono parole ebbre coteste sue. — Più oltre nel recarsi in Palazzo con tutti i Colleghiseppe, che il Guerrazzi desiderava vederlo in serata. — Più oltre dichiara: «Essereun fattoche il Guerrazzi, e gli altri, che volevano indurre il Municipio a concertarsi coll'Assemblea, siappoggiasserospecialmente sul bisogno delloappoggio(sic) dei Rappresentanti di tutte le Popolazioni toscane per essere riconosciuto da esse, ed in questa idea (e non può reputarsi cattiva) avere il Guerrazzi ed altri Deputati composti variiprogettidi Proclami; ritenere forse il Guerrazzi perrichiestale parole che io dissi: — fate se credete nuove proposizioni.» E se vuolsi conoscere per confessione sua propria quale sia la fede di questo Conte, basta considerare quanto non dubita raccontarci più oltre, e confrontarlo con le parole superiormente trascritte: «facevo sentiredifficileuna transazione: — del resto io rammento benissimo che io andava per la seconda volta in Palazzo, conla certezza che nessuna transazione sarebbe accettata. — Bulgarini e Capaccioli, avvisarono, credo, il Guerrazzi della risoluzione definitiva, e per Capaccioli Guerrazzi mi fece dire che desiderava vedermi in serata;» onde non sa come io ritenga aver egli promesso di vedermi con ordini od altro. Io non istò ad analizzare questo mucchio di lordure; tutta l'acqua dell'Arno non basta a lavarle.

Proverazionalisono la facoltà mia di partire: partirono tutti, perchè non io? Me aveva affidato di accoglienza e di asilo il Britanno Legato; me ad ogni evento, col mezzo del suo Segretario, l'Ambasciatore Francese profferiva tutelare con bella gentilezza fino dalla mattina nel suo palazzo; me vollero trarre seco loro i Deputati che pei passi sgombrati accompagnai onde uscissero incolumi. Me il Colonnello Nespoli e il Generale Zannetti erano venuti a prendere per iscortarmi fino alla Stazione della Strada Ferrata; me il Tommi, me il Manganaro proffersero condurre via; che più? Il Municipio stesso e la Commissione mandavano a invitarmi, o intimarmi, o comandarmia partire; perchè dunque rimasi? Alle azioni umane, in ispecie se così inopportunamente singolari, bisogna pure assegnare proporzionato motivo.Dignysi arrampica ai ragnateli per escludere il convegno, e allega la chiamata del Capaccioli; questi non sa, che io rispondevo alla domanda del Conte, e tali per lo appunto suonavano le mie parole: «Ditegli, che lo aspetto nelle mie stanze.» E se non fosse così, a qual fine, per qual causa, doveva io mandare pel Conte? Forse, com'egli dichiara, per dirgli io che volevo andare a Livorno?.... Gagliofferie sono queste. — O che bisogno avevo io di chiamare alle ore quattro del pomeriggio il Conte per dirgli la sera che volevo partire per Livorno, mentre a cotesta ora potevo essere arrivato? — Avevo dato parola, e lo aspettai, quantunque non mi paresse sicuro il fermarmi. Rideranno certo i giovani Riformatori della Società della mia pertinacia ad osservare la parola, ma io già sono vecchio, e quando era giovane trovai che nel mondo costumavasi ancora mantenere le parole date.

736.Esodo, cap. X.

737.«In certi tempi si manifestano tali eccessi di febbre nelle civili società, che le stesse Assemblee forza è che assumano indole democratica, e con estrema caldezza favoriscano la causa del Popolo. Nè questo successe unicamente ai tempi nostri, ma il Consiglio di Castiglia, il Parlamento di Francia, e le Assemblee degli stessi nostri antichi Baroni somministrano altrettanti esempii in conferma di questa verità.» — (Edinburgh Review. Vita di Lord Melbourne, Ministro inglese.)

738.Siccome le prove non sono mai troppe, mi capita tra i piedi ilPopolanodel 7 marzo 1849, ed in proposito delle elezioni mi occorre questo passo: «Tutto compreso,conviene confessare che la idea rivoluzionaria, repubblicana, unitaria, non brilla per la dappocaggine di quelli che la dovrebbero rappresentare nell'Assemblea dei120.»

739.

L'avvivai, l'atteggiai, le diedi moto,Le diedi affetto.....(Versi sotto il ritratto di Masaccio.)

L'avvivai, l'atteggiai, le diedi moto,

Le diedi affetto.....

(Versi sotto il ritratto di Masaccio.)

740.Le parole in carattere italico sono testuali del Conte.

741.Testimoni. —Pellegrini.«Di parlargli (a Guerrazzi) non ebbi luogo; bensì lo vedevo, perchè passeggiava fumando per le stanze, ed anzi aveva qualche volta attorno a sè una bambina sua nipote, la quale piangeva nel sentire gli schiamazzi di piazza, e le cose che si dicevano contro di lui, ed il Guerrazzi sentivo che la consolava dicendole: «non avesse paura, che non gli facevano nulla.» Alla interrogazione se mi mostrassi turbato, il medesimo testimone risponde: «vidi, che non faceva altro che passeggiare in su e in giù con serietà, e fumando; ma io poi non so qual fosse il suo carattere.»Bernicchi, Armannini, Chiarini, Pellegrini, Mosti, Zucconi, Papadopulo e Ulacco: — ai miei occhi pareva, che fosse com'era sempre, serio, e sostenuto: — lo vedevo passeggiare, ma sempre tranquillo. Il signor Guerrazzi anche lassù nel Forte vedevo stare pensieroso, e passeggiare, ma senza dir nulla. — Era tranquillo, e faceva coraggio a noi. — Noi eravamo sgomenti, ma egli ci dava coraggio, e pareva tranquillo.»

742.Orsini.«In cotesta sera mi fece calare per mezzo di un lenzuolo sul tetto, che resta di sotto, ma mi fece subito ritirare su; — peraltro, prima che fossi calato sul tettino, ci si voleva calare egli.» —Pellegrini.«Intenda bene, che il signor Guerrazzi non è che cercasse fuggire, almeno per quello che diceva, ma unicamente per salvarsi dal furore del Popolo, che gli minacciava la morte.» —Orsini, Papadopulo, e Armannini: «Sentii che lo persuadevano a mettersi in salvo dal furore del Popolo, che minacciava sfondare la porta di Palazzo Vecchio» (così almeno davano ad intendere) «ed entrare in casa. Il Guerrazzi ricusava dicendo: «che non aveva fatto male a nessuno, che aveva impedito il più possibile la guerra civile, che aveva governato il meglio che avesse potuto.» Insistendo peraltro, egli disse: «bene, vediamo se ci è modo.» —Chiarini.«Unicamente come misura di precauzione per sottrarlo al furore del Popolo, fu fatto non so da chi scendere il Rossino onde vedere se vi fosse stato luogo a celare il signor Guerrazzi nel caso in cui il Popolo avesse potuto irrompere, — sicchè le pratiche ulteriori furono più lo effetto delle premure di tutti, che sue.»

743.Pellegrini.«Una Guardia Nazionale, — venuta circa le ore 2 dopo mezza notte — a portare un biglietto al signor Guerrazzi...»

744.Vedi in fondo del libro ilRegistrodei malati, feriti, e morti dell'armata toscana nella campagna di Lombardia, alla lettera G. — Questo giovanotto, di casa, piuttostochè comoda, doviziosa, mi venne presentato tuttavia infermo dal padre suo mentre sedevo Ministro di S. A. Taluno (ai Ministri di rado mancano lusingatori) m'insinuava procurargli dalla generosità del Granduca la Croce del Merito, al che risposi: «Ai miei parenti sia più bello meritare Croce, che portarla.» E si ebbe come gli altri la comune medaglia.

745.Questa è la ragione per cui vedremo in breve nel Mandato della Comune inserita la frase: «imprestito a carico del R. Erario.»

746.E sì, che bastava dicesse per me le poche parole che per testimonianza di Santo Antonino Arcivescovo di Firenze, non pure gli amici, ma i neutrali favellavano, quando prevalsi gli emuli volevano condurre a morte Cosimo dei Mediciil vecchio: «Alii non solum amici, sed neutrales ad bonum et pacem Reipublicæ intendentes e contrario loquebantur dicentes: —quid mali fecit homo iste?» — (Opera, T. III, p. 523.) — Io pure comparendo davanti al Popolo fiorentino avrei adoperato la formula antica con la quale gli s'indirizzava Dante Alighieri: «Popule mi, quid feci tibi?»

747.Dopo la perdita di 77 mila uomini Maometto s'impossessò di Negroponte, di cui sostenne l'assedio Paolo Erizzo. Ridotto agli estremi egli ebbe a capitolare; e fu una condizione della resa avere salva la testa. Maometto per odioso cavillo fece segare il prode guerriero pel mezzo procurando non gli fosse minimamente offesa la testa. Questa efferatezza però deve porsi tra i fatti di cui giova dubitare, dacchè molti accidenti della vita di Maometto la smentiscono, e Marino Sanuto, esattissimo fra gli storici di quei tempi, non la rammenta. — (Daru,Storia della Repubblica di Venezia.Capolago, T. III, pag. 346.)

748.PapadopuloeUlacco. «La mattina dopo ritornò lo Zannetti con uno, che non mi rammento chi fosse, e pei corridori dei Pitti lo condussero a Belvedere promettendogli fargli avere un passaporto onde andasse subito all'estero.» Il Cavaliere Martelli e il Generale Zannetti tornando in Palazzo persuasero i servitori Armannini e Zucconi, che furono poi ritenuti carcerati in San Giorgio, e alle Murate, e finalmenterilegati(povera gente!)unoa Pescia, l'altroa Casciana, e Ulacco anch'esso a Parrana. —Zucconi. «Nel quartiere di Palazzo Vecchio stemmo fino al 13 aprile: in quel giorno il signor Guerrazzi essendo stato trasportato con quelli della sua famiglia a Belvedere, io lo seguitai anche costì, perchè il signor Generale Zannetti e l'Architetto signor Martelli, che lo avevano accompagnato, tornati al quartiereindusserotanto me che l'altro servitore Luigi Armannini ad andare noi pure in quel Forte a continuare il nostro servizio presso al signor Guerrazzi,lusingandoci che dopo due o tre giorni quando in ispecie fosse stato un poco quietato il Popolo, che faceva chiasso, e minacciava di morte il signor Guerrazzi, saremmo usciti.

749.Quantunque io creda fermamente, che gli Ufficiali di questo corpo non possano essere confusi co' loro ribaldi soldati, i quali a questa ora saranno stati espulsi di certo, pure io dichiaro, che il contegno loro fu quale si conviene a persone onorate. Questo poi io dico perchè è vero, e non per vili riguardi, e penso che cotesti bravi Ufficiali mi crederanno.

750.«Illustrissimo Signore.

«Al seguito della richiesta di V. S. Illustriss.aa mia cura inoltrata al Ministro di Giustizia e Grazia, ricevo commissione di parteciparle che le Carte e Documenti esistenti negli Archivii delle RR. Segreterie, da esaminarsi nello interesse della nota causa di Perduellione, sono posti a disposizione del Tribunale Istruente, e perciò il Ministro incaricato potrà presentarsi a tale uopo, ogni qualvolta lo creda opportuno, dirigendosi per migliore indicazione al signor Segretario aggiunto del Ministero dell'Interno, Ottavio Andreucci.

«Frattanto con distinta stima ho il pregio di confermarmi,

«Di V. S. Illustrissima,

«Devotiss. e Obbligatiss. Servitore«A. Lorini.

«Dall'Uffizio del Regio Procuratore di Firenze, li 11 giugno 1849. (Ricevuta il 12 detto.)

«Al Signor Giudice Direttore degli Atti Criminali.»

«N. B.Il sottoscritto Ministro, appena passatagli la presente Officiale, essendosi, per l'oggetto di che in essa, trasferito al Ministero dell'Interno presso il signor Segretario aggiunto Avvocato Andreucci, e successivamente, di concerto con lui, a quello di Giustizia e Grazia, è rimasto quivi stabilito che a sua cura si sarebbero riunite le Carte e Documenti di che si parla in questa medesima Officiale, ed esistenti negli Archivii delle RR. Segreterie ed altrove, per esserne poi fatta la trasmissione al Tribunale Istruente.

«Dini.»

(RISERVATISSIMA.)

«Illustrissimo Signore,

«Quest'Uffizio accompagna a V. S. Illustrissima numero 36 Documenti, la maggior parte lettere originali, più Nº 12 Ricevute e riscontri di pagamento parimente originali, e Nº 10 Minute di Dispacci telegrafici, perchè ne sia fatto l'uso di ragione nella Causa di Perduellione costì pendente.

«Vi troverà annessa una nota di riscontro, che firmata vorrà tornarmi nell'accusare il ricevimento di quanto sopra. E mi pregio segnarmi con distinta stima,

«Di V. S. Illustrissima,

«Devotissimo Servitore«F. Fortiniff.

«Dalla Residenza del Regio Procuratore Generale alla Corte R. di Firenze, li 10 settembre 1849. (Ricevuta il dì 11 settembre.)

«Al Signor Giudice Direttore degli Atti Criminali di Firenze.»

Alle istanze del Guerrazzi poi l'Accusa sentite come rispondeva:

«Il Regio Procuratore Generale,

«Vista la presente istanza defensionale nell'interesse di Francesco Domenico Guerrazzi;

«Attesochè non sia nelle facoltà dei Tribunali di ordinare che sieno aperti e posti a disposizione dei terzi, ec. — ancorchè Difensori, ec. — gli Archivii contenenti il Carteggio e le Corrispondenze del Ministero ec., e si ritenga solo ammissibile la domanda di comunicazione di certi Documenti relativi a certi fatti perchè abbiano rilevanza in causa ec.;

«È di parere che la istanza medesima non debba essere accolta, ec.

«Fatto li 11 ottobre 1850.

«Bicchierai.»

751.Il Marchese di Pomeras nell'11 novembre 1671, condannato a morte, passando per Laval assistè al suo supplizio, e molto si dolse col pittore, che assai male ne aveva rappresentato la effigie; la sera poi andò a cenare, e a dormire col Giudice, che lo aveva condannato. Lo narra la Contessa di Sévigné. — (Fletcher,I grandi giorni dell'Avernia. — Revue des Deux Mondes, Tome 11e, Paris, pag. 21.)

752.Cavaliere Senatore Professor Giovanni Resini.Biografia del Prof. Pietro Obici. Pisa, Nistri, 1851, pag. 6.

753.Nelson raccomandò nel suo testamento Emma, la Erodiade della tradita capitolazione Ruffo, al Governo inglese, ma questo ricompensò tutti i membri della sua famiglia, e passò in oblio Emma Hamilton la mala femmina, come quella che lo aveva spinto a disonorare una vita tutta gloria con azione vituperosa. — (Vita di Nelson.Rev. Brit. Tomo VII, p. 117.)

754.Come in questa seconda, e troppo più iniqua replica.

755.Come in questa seconda, e troppo più iniqua replica!

756.Alexandre Dumas,Impressions de Voyage

757.Querini.Vita di Carlo Zeno.

758.Questo Documento occorre fra quelli, che l'Accusa non ha reputato di suointeressestampare nelmostruosoVolume.

759.«Mirifica procuratione abjectissimum negotium pro amplissimo ornamento expedendum Thebanis reddidit.» — (Valerio Massimo,Factorum Dictorumque memorabilium, Lib. III, cap. 7.)

760.Il condannato alla galera a vita, poichè vi aveva consumato 30 anni, domandava e otteneva per benigna consuetudine la grazia della rimanente pena. SE venisse rispettata, il maximum dell'Ergastolonondovrebbepassare 22 anni e mezzo; la Casa di Forza nondovrebbeprolungarsi oltre i 4 anni e mezzo; e quella di Detenzione nondovrebbedurare più di un anno; ma non è così in pratica; e mi dicono perfino di condannati alla Casa di Forza a 97 mesi. — Se le cose stanno come mi suppongono, parrebbe, che grande incertezza governasse tanto importante soggetto.

761.«Il Nuovo Messia, la sua legge e i suoi discepoli, o le Rivoluzioni nella Penisola italica spiegate per mezzo delle loro cause. Catechismo morale-polilico-teorico-pratico, estratto dalle opere del sig. Guerrazzi avvocato livornese; del Padre Pasquale Cappuccino nel Convento di Gibilmanna in Sicilia. Traduzione dal Francese. Firenze 1849.» Tale è il titolo di una opera di 12 pagine! — O uomini di Mindia, diceva Diogene vedendo le porte sperticate di cotesta terra, chiudete le porte, che non abbia a scappare la città!

762.«La Italia. Storia di due anni 1848-1849, scritta da C. Augusto Vecchi; — dedicata ai Forti, alle Madri, e alle Vergini innamorate.» (Torino. C. Perrin, 1851.)

763.Citando a memoria commetto alcuni errori, che sono emendati da quanto vengo esponendo qui oltre.

764.E non è vero.

765.Senza ira, come senza rancore: riuscì a voi salvare la Repubblica Romana?

766.Questo mettere a un mazzo Guicciardino e Machiavello non a giudizioso. Chiunque però si faccia a governare gli Stati con sicurezza di sbagliare meno che può, forza è che adoperi il modo sperimentale di considerare le umane cose da cotesti due politici gravissimi insegnato. Altro è il modo di esaminare, ed altro lo scopo: quello è l'arnese, e questo è la opera. Lo scopo ai dì nostri diversifica assai da quello dei tempi del Machiavello; il modo di esaminare è ottimo ancora al presente, perchè fondato sopra la esperienza.

767.Le manifestazioni, che mi vedeva fare dintorno, davvero non mi ricordavano punto nè Leonida, nè Pietro Micca, nè il vescovo Germanos. Molti dei prodi giovani erano morti!... — Altri accorsero alla voce nostra per difendere la Patria, ma ohimè! inesperti, e neppure moltissimi, male potevano avventurarsi in campagna aperta; soccorsi, e confortati dal consenso universale, avrebbero potuto guardare i posti alla frontiera, e salvare l'onore; di più non credo, nè altri può credere con fondamento, che potessero fare.

768.Forse per avere scritto romanzi e poesie si ha da crederebbe si possa fare la guerra senza cannoni, e senza soldati? — Intorno alla virtù dello entusiasmo ho detto altrove; divina cosa ella è, ma non si possono pretendere prodigi da quella; e questo entusiasmo non ha bisogno delle perette per sollevarsi; nè il Paese allora era disposto a dare corpo alle immaginazioni degli esaltati. Nelle opere che leggo, vedo Filippiche sempre, o nere o rosse; non istorie, nè materia da storie.

769.Qui due errori: uno di giudizio; l'altro di fatto. Non è vero, che il voto universale fosse di unirsi con Roma; non è vero, che fossero eletti i Deputati a formar parte della Costituente Italiana.

770.Messa da parte la tumida esagerazione delle parole, e del concetto di questa scrittura, devo confessare, che la persona meno acconcia a persuadermi era il signor Maestri, il quale appoggiandosi agli esaltati del paese, e di fuori, opponeva ai ragionamenti le fantasie di mente accesa, la violenza, e spesso ancora parole meno che oneste. Proconsolo sì, non Legato, e la Repubblica Romana ai giorni nostri non mi pareva tale che potesse o dovesse spedire Popilii.

771.Voto popolare, è vero; ma non voto universale del Popolo, nè espresso nei modi convenienti di chi dispone di cosa solenne.

772.Ministro mi fece il Principe; Membro del Governo Provvisorio le Camere del Parlamento Toscano, e il Popolo; Partiti opposti io non blandii: fummo d'accordo a consultare il voto universale; e questo difesi. I Repubblicani presentendo sfavorevole il voto universale si sforzarono strascinare il Popolo, o metterlo in compromesso tale, che non potesse più tornare addietro; e queste sono male arti, e in tutti così, rossi come neri.

773.Lo Scrittore servendo al Partito giudica senza esame: egli non ha mai letto i miei Scrittipolitici. Appena vennero i tempi opportuni per occuparmipraticamentedelle cose del Paese, l'Apologiaprova come sempre le Dottrine Costituzionali sostenessi.

774.Amo il Popolo davvero, e quindi aborro prevalermi della sua esaltazione per perderlo: tutti desidereremmo la Italia unita in una sola Nazione, ma questo non importa già che nutrendo simile desiderio l'uomo politico deva rigettare il bene possibile, per tenere dietro a cosa, che i tempi non consentivano nè gli uomini.

775.Richelieu scrisse tragedie, Canning poesie, Martinez della Rosa commedie, nè penso che governassero gli Stati con le loro opere letterarie. Lo Autore può scrivere quello che vuole: il Ministro fa quello che deve; e le reti dello Ambasciatore sono prette immaginazioni; e chi sia questo Ambasciatore dallemillemiglia non è facile a comprendersi.

776.Il Piemonte mi offriva pegno di accomodare probabilmente le cose d'Italia; la Repubblica Romana a scomodarle sempre più. Qui nota, lettore; glizelantidel Piemonte mi accusano propenso alla Repubblica Romana; glizelantiRepubblicani propenso al Piemonte!

777.Volendo reggere colpositivismo, per necessità dovevo accostarmi al Partito dei positivi. E ritenute le proposizioni, che pure va dettando lo Scrittore, — che la fuga del Principe non appresi per cosa di grave momento, e vidi sempre in lui il filo per uscire dal laberinto; — che fui oppositore costante alla Unificazione con Roma, in ispecie a quel misleale bandirla, e lasciare poi alla Costituente lalibertàdel ratificarla; — che giunto al Potere ebbi modo a fare proclamare la Repubblica, e non volli; — che propenso al Piemonte erami spino negli occhi la Repubblica Romana; — che la Unificazione con Roma prima della battaglia di Novara per non increscere a Piemonte respinsi, e dopo per evitare, come credeva, la invasione straniera; — che finalmente i Repubblicani avrebbero dovuto mettermi in prigione: — ritenute tutte queste proposizioni, non mi sembra che stia a martello supporre che volessi rendermi necessario a tutti i Partiti; almeno del Repubblicano non diventavo benemerito; ma Partito e Logica non si sposeranno mai. Il signor Rusconi ha voluto fare di me la seconda edizione di lord Ashley, che poi fu conte di Shaftesbury, ed uno del Ministero Cabal sotto Carlo II; ma egli ha mancato di avvertire come questo uomo insigne per improbità politica non si opponeva mai ai Partiti, bensì si gettava in balía di quello, che più gli appariva zelato, e promosso dal Popolo. Parteggiò col Cronvello finchè visse, e dopo la sua morte attese ad unirsi alle fortune della Restaurazione. Salcio sempre, e ferro mai; così stette a galla sempre; ma, ripeto, Logica e Partito non sonodestinatia sposarsi. (Vedi Hume,Storia d'Inghilterra, Capitolo 65.)

778.E prima, e dopo lo infortunio di Novara, pretesi che con buona fede s'interrogasse la universalità dei Toscani sopra le sorti del Paese. Tutto è qui; la mia anima non si noleggia ai Partiti, e la mia rettitudine per scilocco o tramontana non varia. Il Paese doveva consultarsi; anche i Repubblicani ne andarono d'accordo: dunque il voto universale doveva rispettarsi, e aspettarsi: poi i Repubblicani il voto universale pretesero non rispettare nè aspettare; ma allora, era il Popolo, o un Partito, che voleva imporre la Repubblica?

779.Questo è vaniloquio. L'onore dell'uomo di Stato consiste nel procurare il maggior bene, e nello evitare più che possa mali al suo Paese. Noi non avevamo a sostenere per punto di onore la Repubblica, perchè non l'avevamo proclamata.

780.Chi mi fa rimprovero di non essere morto, quantunque Ministro di Repubblica, prima di tutto èvivo! Ciò posto, dirò: appunto perchè conoscevo i sentimenti del Popolo aborrii di eccitarlo, e strascinarlo come si pretendeva; invece di salvare me solo nello esizio di tutti, operai in modo da salvare glialtrie perdereme solo. — Il signor Rusconi, che fu Ministro, dovrebbe sapere, che i Ministri non si dilettano a immaginare, ma a raccogliere i fatti, e su quelli fondare i giudizii e le azioni; chi altramente fa, sè perde ed altrui.

781.Il Dottore Maestri pur troppo si atteggiava, come ho detto, a Proconsolo, piuttostochè a Ministro di Stato amico. Lascio considerare se le sue teorie fossero accettabili: mettere a cimento la salute di un Popolo per principii, che appartenevano ad un Partito violento sì, ma in minorità nel Paese, non è probità di cittadino, bensì opera di fazioso. Il signor Rusconi pensa accusarmi, e, se non isbaglio, fa la mia apologia. Io che sono uomo all'antica, per esempio, credo, che il Popolo si accomoderebbe più volentieri con un Re come Enrico IV, che s'ingegnava a fare in modo che tutte le domeniche avesse la gallina in pentola, che col signor Rusconi, il quale s'ingegnerebbe a farlo impiccare per la maggiore gloria ed esaltazione della Repubblica.

782.Il sig. Rusconi erra: non io accettai, ma il signor Montanelli accolse le trattative sopra 8 punti come si è veduto nella Apologia; ed in questo fummo discordi, sicchè egli mi lasciò a discutere solo il negozio con lo insistentissimo signor Maestri: la violenza di questo Signore giunse a tale, che io scrissi a Roma, lo avrei fatto scortare ai confini se non si richiamava, e mi fu promesso. — Tutto per forza, e sempre hanno preteso da me e da altrui. — Finchè non incontrano opposizione essi sono larghi di blande parole, ma se taluno si avvisa contradirli indracano, violentano, e oltraggiano..... come tutti i Partiti in generale, senza eccezione di alcuno.

783.Non dica ilPopolo, ma la parte del Popolo, che unita ai non Toscani dominava tiranna in quel momento. E in quanto asincerità, io non aveva promesso nulla.

784.Fu parlato di cambio di milizie, ma il Governo di Roma voleva mandare Volontarii, ed io non gli accettai. — Quello che più importava era la difesa comune; invitato a inviare per questo scopo ufficiali a Bologna, gli mandai, e non trovarono nessuno! — Questo fatto mi somministrò la misura della concludenza delle proposte fattemi. Il signor Berti Pichat venne da Bologna portando carta del Governo per farne danaro con qualunque sagrifizio; e questo fatto mi somministrò la misura dei termini ai quali si trovava ridotta la finanza romana, che si voleva mescolare con la nostra. Delle proposizioni senza ambiguità dissi avrei accettato quelle, che per giudizio del Consiglio di Stato non avrebbero pregiudicato la libertà del voto del Popolo Toscano. Giudicate come vi pare, ma narrate secondo la verità e la rettitudine. I passi ce gli spianava pur troppo la Repubblica Romana, ma bisogna andare prima d'accordo sul dove ella ce gli spianava.

785.Non è vero: fu affrettata quanto più si potè, nè si poteva fare in meno tempo; assolvendo perfino da talune formalità, che pure sembravano necessarie; e gli Atti del Governo riferiti dalMonitore, e dall'Accusanel Volume dei Documenti, ne fanno piena testimonianza.

786.Non feci io il Discorso di apertura, nè lo lessi: lo scrisse e lo lesse il signor Montanelli. Consideri il signor Rusconi, che con tanta inesattezza non si giudica, nè si condanna.

787.Anche questo non è vero; dimostrando la difficoltà, che il Popolo Toscano aderisse alla Unificazione, gli diceva che non avrebbe acconsentito a perdere i vantaggi di Stato a parte; e che gl'interessi materiali non si possono ad un tratto distruggere: ma è proprio una miseria parlare di questi negozii ai Repubblicani socialisti, i quali presumono condurci alla ricchezza universale traverso il fallimento universale. Il signor Rusconi è socialista, e sul principio della sua opera, senza pietà neanche pei suoi amici, li dichiara apertamente ignoranti tutti; pensiamo un po' che cosa dovessi parergli io, che non sono dei suoi! Ma perchè anche egli non ha esposto il suobalsamoper sanare i mali della Società? — Questi uomini siffatti di dura cervice non vogliono capire come invano si strascinino Popoli a cose a cui reluttino. Sia male o bene la vitalità municipale in Italia qui non importa discorrere, ma la pretensione di passare la spugna sopra la medesima è follia. Sicilia e Venezia pure allegavano le stesse ragioni per ricusarsi alla Unificazione, e il Rusconi si arrovella contro gli uomini che gli palesavano queste repugnanze nazionali. Le idee fisse generano questo male, che vedendosi un lato solo della quistione, gli altri non si vogliono guardare, e si termina col non capire più nulla. — Intorno poi ai motivi del differire a proclamare la Repubblica, mostrai essere semplicissimi, e consistere nel non volerla i Toscani, e nel pretendere (e qui errai) che anche i Partitanti della Repubblica, oppressi dalla evidenza dei fatti da me e da altri in cotesto tempo raccolti, se ne persuadessero.

788.Ripeto, che il Discorso non fu mio; fu composto, e letto dal signor Montanelli. Con tanta inesattezza probità non consente giudicare.

789.Anzi cospirava a rovesciarmi: ma una volta la Costituente Toscana riunita, io era sottoposto; e quando una Assemblea uscita dalvoto universalenon voleva intendere di Repubblica e di Unificazione, si ha da credere che esprimesse il parere della maggiorità della nazione, e lo esprimeva. Se non è così, voto universale che significa?Votate liberissimamente come vogliamo noi; non era un po' questa la pretensione repubblicana?

790.Quanto sia vero questo, si è veduto.

791.L'Assemblea conoscendo le mie intenzioni mi prescelse, e nonmi disfeci. Montanelli desiderò andare altrove perchè conosceva a prova la inanità delle pretensioni repubblicane, anzi socialistiche, e si partì amico da me, nè crede adesso, che io gli abbia fatto torto.

792.Falso anche questo: furono i partigiani del signor Rusconi chea forza vollero pubblicoquesto rapporto, e lo ebbero secondo laverità. Forse era falso? — Può dirlo falso il signor Rusconi? E se fu, com'era, vero, dovevo io mentire all'Assemblea, cheordinòle si dicesse pubblicamente la verità, proponente Pigli? Così non si giudica con probità.

793.Che io al desiderio del Montanelli compiacendo consentissi ad allontanarlo, è vero; ma che io lo allontanassi con forza o con astuzia, non è vero. Montanelli conobbe inevitabile la Restaurazione, la volle operata secondo il mio concetto; e amò andare lontano per salvarsi dalle quotidiane molestie degli amici del signor Rusconi.

794.Qui occorrono spropositi quante parole. Io volli nulla, ripeto; volli quello che al Popolo piacque, pacato e illuminato sopra i suoi interessi. La unione al Piemonte è un sogno. Il Granduca poteva tornare senza armi straniere, se la resistenza di Livorno non era; e Livorno non avrebbe resistito (e lo dichiarò), se il Municipio Fiorentino avesse accettata l'adesione dell'Assemblea Costituente; e se il Principe voleva assicurarsi con un polso di armati, una Legge votata gli dava facoltà di condurre 5000 uomini da potenza amica, e costituzionale, e non vi sarebbe stato bisogno di chiamare, o forse, come credo piuttosto (nonostante le apparenze contrarie), sopportare gli Austriaci. E le mie risoluzioni perchè non dovevano essereleali? Non è egli desso quegli che dichiara non avere voluto io mai la Repubblica? aver potuto bandirla, ed essermi opposto prima e dopo la sventura di Novara? Dunque, in che, e come non eranoleali? Questi ProcuratoriRegii, repubblicani, o no, ragionano tutti ad un modo.

795.Ai Corpi Lombardi; che venivano per mare, facevo osservare come fosse più giudizioso proseguire per quella via fino a Civitavecchia, — e meno che al signor Rusconi, a tutti parrà, com'è, così; agli altri che si presentarono dalla parte di terra fu data abilità a passare, ed ebbero soccorsi. Non sono stato mai così stupido da credere alla gratitudine degli uomini: ho pensato a fare il mio dovere, e basta. Io poi sono di quelli, che non vedono che gloria sia innalzare una bandiera per abbandonarla subito nel sangue e nel fango; i tentativi insensati scemano il credito e tolgono il coraggio. I Toscani furono eccitati a difendere le frontiere, e lo hanno dimostrato i Documenti. La difesa per salvare l'onore si sarebbe fatta, ed anche per dare motivo alla diplomazia di tenere lontano lo straniero;di più non credo; ma ci voleva tempo. — Il signor Rusconi appartiene alla scuola di coloro, che danno allo entusiasmo la virtù dei denti del serpente di Cadmo. Venezia prima che si dichiarasse Repubblica non difese forse la sua Indipendenza? Falsare il vero non è virtù da Repubblicano, che io sappia.

796.Dai solenni svarioni intorno a quanto avvenne in Firenze nell'11 aprile, e che tutti conoscono, si argomenti la esattezza e la probità dello Scrittore. Così Scrittorinerierossi, indemoniati dal maligno spirito di Parte, alterano i fatti, o gl'immaginano, falsano i giudizii, buona fede e morale e onestà calpestano per servire ai proprii furori. Anch'essi faranno bene, perchè insegneranno ai Popoli il fastidio delle esagerazioni, e porranno in credito il linguaggio sincero, sperimentato ed esatto, che si desidera dalla gravità delle cose, e di cui i nostri padri ci lasciarono nobili documenti, a modo di esempio il Machiavelli (che il signor Rusconi disprezza) nei Discorsi su le Deche di Tito Livio.

797.Tutto questo è un finimondo di bugie.

798.Cioè dai Repubblicani; ed ecco come è consentaneo seco lo Autore, che io volevo rendermi necessario a tutti i Partiti. Il Partito vinto mi voleva mettere in prigione! il vittorioso mi ci ha messo. Raccomando la Storia del Dottore.

799.Come! Poco sopra i miei scritti predicano ilsagrificio, la gloria, la Repubblicaec. — Adesso porto ilpessimismodei mieiscrittinel Governo. — E con questa coerenza ed esattezza si scrivono Storie! Machiavelli, e Guicciardini, bisogna dire, che le scrivevano con più fondamento.

800.Il signor Rusconi mi darebbe diritto di recriminare intorno alla falsità dei suoi fatti, e alla fallacia, per non dire peggio, dei suoi giudizii, ma le condizioni fra noi sono diverse; egli ètristamenteesule, iobeatamenteprigione, e sotto processo. Renunzio a questo diritto per augurargli però miglior mente, e miglior cuore: miglior mente, per astenersi dal dettare scritture che sono una contradizione perpetua fra loro, e ponderare con più gravità quanto gli sfugge dalla bocca; perchè se il parlare (e si vede) poco gli costa, tacere gli costerebbe anche meno; — migliore cuore, onde comprenda quanto sia disonesto gravare la reputazione di chi non può, come vorrebbe, difendersi, e sta in carcere, scontando le insanie o le perfidie altrui.

801.Ovidio,de Remedio Amoris, libro I.

802.Documenti, pag. 448, 511, 513, 514, 525. — A Livorno Piemontesi furono coloro, che le armi del Console sardo abbatterono. — (Ivi, pag. 513.)


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