Chapter 21

146.Lettere, vol. I, f. 17 v.147.Lettere, vol. I, f. 34 v.148.Lettere, vol. I, f. 199 r.149.Lettere, vol. I, f. 85 r. Vero è che molti anni dopo il Franco scriveva in uno dei sonetti contro l’Aretino:Muojon di fame, e per l’Italia vannoMille buon spirti miseri e dolenti,Ignudi e scalzi, dibattendo i denti,Per un ladro spedale che non hanno.E chiamava quei buoni spiriti a raccolta, li invitava ad esser tutti di un parere, e a levar alto la voceContro l’infami e pessime brigateChe ne potrien volendo sostenere.150.Lettere, vol. I, f. 33 r.151.Lettere, vol. IV, f. 131 r.152.Lettere, vol. I, f. 264 r.153.Lettere, vol. III, f. 225 r.154.CapitoloDella poesia.155.Opere, ediz. di Venezia, 1740, vol. I, pp. 220-1.156.VediCappelli,Pietro Aretino e una sua lettera inedita a Francesco I re di Francia, in Atti e mem. delle rr. Deput. di st. patria per le prov. mod. e parm., t. III, pp. 75-88.157.Lettere di diversi eccellentissimi uominiraccolte dalDolce, vol. I, Venezia, 1559, p. 227.158.Atto V, sc. 12.159.La Scolastica, atto III, sc. 4. Vedi anche ciò che l’Ariosto dice agli spettatori nel Prologo deiSuppositi, e cfr. la sua satiraA Pietro Bembo.160.Sul Genesi, XIX, 4, 5.161.Vita Leonis X, l. IV.162.Le rime burlesche edite e inedite diAntonfrancesco Grazzinidetto ilLasca, per cura diCarlo Verzone, Firenze, 1882, pp. 336, 515. Vedi anche pp. 638, 639.163.La Cortegiana, atto I, sc. 22;Il Marescalco, atto II, sc. 4 e sc. 11. Vedi pure ciò che l’Aretinodice della sorte che toccava ai paggi,Ragionamento delle corti, Venezia, 1539, f. 7.164.Les vies des dames galantes, ediz. di Leida, 1722, vol. I, p. 216.165.Op. cit., disc. LXXIX, p. 622.166.Vita, l. II, c. 29.167.Vedi il capitoloSopra un garzone.168.Vedi anche ciò che dice nel capitoloAlli signori abati. Cfr. l’Orlando innamoratorifatto da lui, l. III, c. 9.169.VediLe rime diMichelangelo Buonarroti,cavate dagli autografi e pubblicate daC. Guasti, Firenze, 1863, pp. 5-21, 26, 162.170.VediSolerti,Anche Torquato Tasso?nelGiornale storico della letteratura italiana, vol. IX, pp. 431-40.171.CapitoloDelle campane.172.Veggasi pure nel rarissimo volume intitolatoPoesie da fuoco di diversi autori, Lucerna, 1651, una certaPersuasiva efficace, ecc.173.Lo Ipocrito, Prologo.174.Galliccioli,Delle memorie venete antiche, profane ed ecclesiastiche, Venezia, 1795, vol. I, p. 260;Gamba,Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano, Venezia, 1832, p. 58.175.Molte notizie concernenti il vizio in Venezia si hanno nel volumeLeggi e memorie venete sulla prostituzione sino alla caduta della Repubblica, a spese del conte di Orford, Venezia, 1870-2.176.Mutinelli,Storia arcana ed aneddottica d’Italia raccontata dai veneti ambasciatori, Venezia, 1855-8, vol. I, p. 50.177.Mutinelli,Op. cit., p. 121. Vedi per altre notizieCorradi,Nuovi documenti per la storia delle malattie veneree in Italia dalla fine del Quattrocento alla metà del Cinquecento, inAnnali universali di medicina, volume CCLXIX, 1884.178.Novelle, parte I, nov. 6 e nov. 30. Vedi pare la novella 13 dellePorretanediSabadino degli Arienti.179.IlCanello, in quel suo ingegnoso capitolo sullaVita privata del Cinquecento, che è il secondo dellaStoria della letteratura italiana del secolo XVI(Milano, 1880), sostenne, tra l’altro (pp. 20-2), che il vizio decrebbe nel Cinquecento, anzi cessò pressochè interamente. È questa una opinione in tutto erronea. Il vizio crebbe anzi a dismisura, e una delle ragioni del suo crescere fu il propagarsi della sifilide.180.Lettere, vol. I, f. 85 v.181.Giovanni Burcharddescrive la seguente mascherata fatta in Roma nel decembre del 1502 (Diarium sive rerum urbanarum commentarii, ediz. di Parigi, 1883-5, t. III, p. 227): «Post prandium iverunt ad plateam S. Petri triginta mascherati habentes nasos longos et grossos in formam priaporum sive membrorum virilium in magna quantitate, precedente valisia cardinalari habente scutum cum tribus taxillis, quam sequebantur scutiferi et illos mallerii, post quos equitavit unus in veste longa e capello antiquo cardinalari: etiam mallerii equitabant asinos, et aliqui eorum tam parvos quod pedibus eorum terram tangebant et simul cum asinis ambulabant, illis insidentes. Ascenderunt ad plateolam inter portam palatii et audientiam ubi ostenderunt se Pape qui erat in fenestra supra portam in logia Paulina; deinde equitaverunt per totam Urbem». Di così bella mascherata, della quale si sarà compiaciuto non poco il sollazzevole papa Alessandro, non fa cenno l’Ademollonel libro suoAlessandro VI, Giulio II e Leone X nel carnevale di Roma, Firenze, 1886.182.Bernardino Arelio parla di unaPuttana errantee la sua lettera è del 17 d’ottobre del 1531. Il poema del Veniero venne fuori appunto in quel torno di tempo; però è da creder senz’altro che ad esso alluda l’Arelio.183.Qui mi bisogna intrattener di me, per un istante il lettore. Il sig.Carlo Dejob, nel suo recente libroDe l’influence du Concile de Trente sur la littérature et le beaux-arts chez les peuples catholiques(Parigi, 1884), attribuisce a me (cap. VI, pp. 275 sgg.) le stesse opinioni professate dal Canello circa la pretesa rigenerazione morale d’Italia nel Cinquecento, e me le attribuisce in grazia di uno scritto vecchio già d’una decina d’anni, e che io non avrei mai immaginato dovesse procurarmi una così fatta sorpresa. (Vedi ne’ mieiStudii drammatici, Torino, 1878, lo studio intitolatoTre commedie italiane del Cinquecento). Non so come il sig. Dejob abbia lette quelle pagine; so che io non pensava allora della moralità del Cinquecento diversamente da ora. Se poi egli non riesce a vedere la satira morale nè nellaMandragoladelMachiavelli, nè nelCandelajodiGiordano Bruno, la colpa veramente non è mia.184.Vedi un documento di vivo e delicato amor paterno nella lettera a Sebastiano del Piombo, vol. I, f. 114 v.185.VediG. Lafenestre,La vie et l’œuvre de Titien,Parigi, (1886), pp. 124-6.186.Lettere, vol. IV, f. 184 v.187.Lettere, vol. I, f. 42 v.188.Lettere, vol. I, f. 56 v.189.Lettere, vol. II, f. 33 r.190.Lettere scritte a Pietro Aretinoemendate per cura di Teodorico Landoni, Bologna, 1873-5, vol. I, parte I, p. 319.191.Vedi nellaNuova Antologia, serie II, t. LIII, uno scritto delPanzacchidal titoloPietro Aretino innamorato.192.Lettere, vol. I, f. 33 r.193.Lettere, vol. I, f. 81 r.194.Lettere, vol. I, f. 86 v.195.Lettere, vol. I, f. 145 r.196.Lettere, vol. I, f. 21 v.197.Ciò si rileva da una lettera inedita che è nell’archivio di Mantova.Sinigaglia, Op. cit., p. 101.198.Lettere, vol. I, f. 204 r.199.Lettere, vol. III, f. 340 r.200.Op. cit., p. 127.201.Op. cit., vol. II, p. 127.202.Études sur W. Shakspeare, Marie Stuart et l’Arétin, Parigi, 1851, p. 387.203.Il Sinigaglia di questo ritratto non dice altro, se non che appartenne già ad un signor Carovana di Firenze.204.Lettere, vol. I, f. 279 v., 280 r.205.Lettere, vol. II, f. 36 r.206.Lettere, vol. IV, f. 161 r.207.Lettere, vol. V, f. 299 r.208.Lettere, vol. V, f. 320 r.209.Lettere, vol. I, f. 136 r.210.Lettere, vol. I, f. 247 r.211.Vedi, per es., la lettera a Lodovico Dolce, vol. I, f. 122 r.212.Lettere, vol. V, f. 16 r.213.Lettere, vol. V, f. 1 r.214.Lettere, vol. II, f. 118 v.215.Op. cit., p. 132.216.Lettere, vol. II, f. 7 r.217.Lettere, vol. II, f. 43 v.218.Lettere, vol. I, f. 21 v.219.Lettere, vol. II, f. 122 r.220.Lettere, vol. I, f. 210 r.221.Lettere, vol. I, f. 226 v.222.Vedi in questo volume lo scritto che segue:I pedanti.223.Lettere, vol. III, f. 157 v.224.Lettere, vol. III, f. 72 r.225.Lettere, vol. I, f. 431 r.226.Lettere, vol. I, f. 431 r.227.Lettere, vol. III, f. 72 r.228.Lettere, vol. I, f. 99 r.229.Lettere, vol. II, f. 75 r.230.Lettere, vol. II, f. 52 r.231.Lettere, vol. I, f. 21 v.232.Lettere, vol. III, f. 288 r.233.Lettere, vol. I, f. 106 v.234.Lettere, vol. II, f. 121 v.235.Lettere, vol. I, f. 253 v.236.Lettere, vol. III, f. 48 v.237.Lettere, vol. II, f. 27 r.238.Lettere, vol. II, f. 82 v.239.Lettere, vol. I, f. 146 v.240.Lettere, vol. I, f. 193 v.241.Lettere, vol. I, f. 202 v.242.Lettere, vol. I, f. 169 v.243.Lettere, vol. I, f. 215 r.244.Sansovino,Sette libri di satire, f. 198 v.245.Venezia, 1550, f. 33 v.246.Lettere, vol. V, f. 284 v.247.Lettere, vol. VI, f. 5 r.248.Lettere, vol. V, f. 185 v.249.Op. cit., pp. 470-1.250.Lettere, vol. I, f. 226 v.251.Cap. I, st. 17 sgg.252.Die Cultur der Renaissance in Italien, 3ª ediz., Lipsia, 1877-8, vol. I, p. 191.253.Menagiana, vol. II, p. 109.254.Lettere, vol. V, f. 185 r.255.Ediz. di Firenze, 1570, p. 60.256.Vedi ciò che del vestire e dell’aspetto del pedante in genere dicono: ilCaro, nel Commento di ser Agresto, ecc.; Pietro Aretino,Ragionamenti, parte I, giornata II, Cosmopoli, 1660, pp. 77-8;Cesare Caporali, nella prima parte di quel suo capitolo che appunto s’intitolaIl Pedante, d’onde attinseMathurin Régnierpel suoRepas ridicule;Tommaso Garzoni, nellaPiazza universale di tutte le professioni del mondo, ediz. di Venezia, 1587, p. 91.257.Parte X.258.Loc. cit.259.Se ne può vedere qualche esempio nelleFaceziedelDomenichi, ediz. di Venezia, 1599, pp. 63, 382; nellaSaggia pazziadiAntonio Maria Spelta, Pavia, 1607, l. II, c. 4; nelDiporto dei viandantidiCristoforo Zabata, Pavia, 1596, p. 120; nelFuggiloziodiTommaso Costo, Venezia, 1601, p. 245.260.I Marmi, ediz. di Firenze, 1863, vol. I, p. 104.261.Cent. I, ragg. 77.262.Le pistole vulgari, Risposta della Lucerna, ediz. di Venezia, 1542, f. 192 v.263.Ragguagli di Parnaso, cent. I, ragg. 53.264.Nel dialogo intitolatoAntonius.265.Genialium dierum, I, 21; III, 19. Il Pontano ed Alessandro degli Alessandri parlano di grammatici latini; ma loSpeltasi lagna anche molto della pedanteria dei grammatici volgari,Op. cit., l. II, c. 5.266.Garzoni,loc. cit.267.Franco,Dialogi piacevoli, ediz. di Venezia, 1541, f. 70 r.268.Ediz. cit., dial. II.269.Tale epistola non si legge, se non erro, che nella prima edizione dellePístole vulgari, Venezia, 1539.270.Op. cit., p. 319.271.Loc. cit.Tali esempii sono riferiti anche dalloSpelta,Op. cit., pp. 29-30.272.Essais, c. XXIV.273.Poesie diFrancesco Ruspoli, Livorno, 1882, son. LXXV.274.Venezia, 1554, ricordo CXXIII.275.Vedi qui addietro pp. 125 sgg. Del resto diceva sin da’ suoi tempi il Boccaccio che di quel vizio si credevano comunemente macchiati i grammatici,Commento della Divina Commedia, ediz. di Firenze, 1863, vol. II, p. 420.276.Mondi celesti, terrestri et infernali, Venezia, 1583, p. 250.277.Maccaronea II.278.Le diece veglie, Treviso, 1602, p. 264.279.La vie de Gargantua et de Pantagruel, l. I, cc. XIV, XV. I varii libri ricordati dal Rabelais furono veramente tutti molto usati nell’insegnamento.280.De pueris statim ac liberaliter instituendis.281.Loc. cit.282.Lettera al pedante Picard.Oeuvres comiques, galantes et littéraires, Parigi, 1858, p. 154.283.Li capitoli faceti editi ed inediti di mess.Agnolo Alloridetto ilBronzino, Venezia, 1822, capitoloDel Bisogno.284.Ediz. di Pavia, 1567, ff. 11 r. sgg.285.Maccaronea II.286.Op. cit., p. 28.287.Atto III, sc. 2.288.Parte I, giornata II.289.Le satire alla berniesca, Torino, 1549.290.Le rime burlesche sopra varii et piacevoli soggetti, Venezia, 1570, capitolo XLII.291.Dialogo IV, ediz. cit., f. 70 v.292.Della famosissima compagnia della Lesina, Dialogo, Capitoli, Ragionamenti, ediz. di Venezia, 1664, p. 157.293.Op. cit.294.Veggasi, per esempio, ciò che ne diceStefano Guazzonel suo libro intitolatoLa civil conversatione, Venezia, 1575, p. 383.295.Lettere, ediz. di Venezia, 1545, lett. LI, al Giovio.296.VediFontanini,Biblioteca dell’eloquenza italianacon note di Apostolo Zeno, edizione di Venezia, 1753, vol. I, p. 35, eSabbadini,Storia del ciceronianismo, Torino, 1886, pp. 127 sgg.297.Il Cortegiano, l. I, c. 37, ediz. di Firenze, 1854.298.Dice Aonio Paleario in un dialogo intitolatoIl Grammatico ovvero delle false esercitazioni delle scuole: «Non è maggior sciocchezza al mondo che voler essere volgar latino, o latino volgare. Da questi errori sono nati gli stili falsi toscani del Polifilo, e gli stili falsi latini, o moderni, di che è impestato il mondo». Seguita dicendo che alle scuole dei grammatici si imparava a scrivere il latino grammaticalmente, ma non latinamente; che usciti dopo molti anni di scuola, i giovani non sapevano scrivere nè una epistola latina, nè una epistola volgare, e che i grammatici imbastardivano così l’una come l’altra lingua. Il dialogo fu stampato la prima volta in Milano, nel 1557, poi in Perugia nel 1717.299.VediGenthe,Geschichte der macaronischen Poesie, Lipsia, 1836, pp. 83-94.300.Il sonetto è curioso: eccolo.Fra gli Hetrusci gloriosi, et il collegioDi noi magistri, che la lingua vetereSostenemo, e inalciamo fin all’aethere,È nobil lite, et un dissidio egregio.In contumelia nostra, et in dispregio,Allegan quei, che dal Donato flectereNon sapemo il sermon, nè men connectereFabula alcuna senza l’Apulegio.Considerar devrian pur questi Tusculi,Che del Donato senza li principiiL’antica lingua si potria dispergere.Così veggiamo di giustitia emergereDal Donato Praetore i firmi initii:Dunque il Donato è sopra gli altri opusculi.

146.Lettere, vol. I, f. 17 v.

146.Lettere, vol. I, f. 17 v.

147.Lettere, vol. I, f. 34 v.

147.Lettere, vol. I, f. 34 v.

148.Lettere, vol. I, f. 199 r.

148.Lettere, vol. I, f. 199 r.

149.Lettere, vol. I, f. 85 r. Vero è che molti anni dopo il Franco scriveva in uno dei sonetti contro l’Aretino:Muojon di fame, e per l’Italia vannoMille buon spirti miseri e dolenti,Ignudi e scalzi, dibattendo i denti,Per un ladro spedale che non hanno.E chiamava quei buoni spiriti a raccolta, li invitava ad esser tutti di un parere, e a levar alto la voceContro l’infami e pessime brigateChe ne potrien volendo sostenere.

149.Lettere, vol. I, f. 85 r. Vero è che molti anni dopo il Franco scriveva in uno dei sonetti contro l’Aretino:

Muojon di fame, e per l’Italia vannoMille buon spirti miseri e dolenti,Ignudi e scalzi, dibattendo i denti,Per un ladro spedale che non hanno.

Muojon di fame, e per l’Italia vannoMille buon spirti miseri e dolenti,Ignudi e scalzi, dibattendo i denti,Per un ladro spedale che non hanno.

Muojon di fame, e per l’Italia vanno

Mille buon spirti miseri e dolenti,

Ignudi e scalzi, dibattendo i denti,

Per un ladro spedale che non hanno.

E chiamava quei buoni spiriti a raccolta, li invitava ad esser tutti di un parere, e a levar alto la voce

Contro l’infami e pessime brigateChe ne potrien volendo sostenere.

Contro l’infami e pessime brigateChe ne potrien volendo sostenere.

Contro l’infami e pessime brigate

Che ne potrien volendo sostenere.

150.Lettere, vol. I, f. 33 r.

150.Lettere, vol. I, f. 33 r.

151.Lettere, vol. IV, f. 131 r.

151.Lettere, vol. IV, f. 131 r.

152.Lettere, vol. I, f. 264 r.

152.Lettere, vol. I, f. 264 r.

153.Lettere, vol. III, f. 225 r.

153.Lettere, vol. III, f. 225 r.

154.CapitoloDella poesia.

154.CapitoloDella poesia.

155.Opere, ediz. di Venezia, 1740, vol. I, pp. 220-1.

155.Opere, ediz. di Venezia, 1740, vol. I, pp. 220-1.

156.VediCappelli,Pietro Aretino e una sua lettera inedita a Francesco I re di Francia, in Atti e mem. delle rr. Deput. di st. patria per le prov. mod. e parm., t. III, pp. 75-88.

156.VediCappelli,Pietro Aretino e una sua lettera inedita a Francesco I re di Francia, in Atti e mem. delle rr. Deput. di st. patria per le prov. mod. e parm., t. III, pp. 75-88.

157.Lettere di diversi eccellentissimi uominiraccolte dalDolce, vol. I, Venezia, 1559, p. 227.

157.Lettere di diversi eccellentissimi uominiraccolte dalDolce, vol. I, Venezia, 1559, p. 227.

158.Atto V, sc. 12.

158.Atto V, sc. 12.

159.La Scolastica, atto III, sc. 4. Vedi anche ciò che l’Ariosto dice agli spettatori nel Prologo deiSuppositi, e cfr. la sua satiraA Pietro Bembo.

159.La Scolastica, atto III, sc. 4. Vedi anche ciò che l’Ariosto dice agli spettatori nel Prologo deiSuppositi, e cfr. la sua satiraA Pietro Bembo.

160.Sul Genesi, XIX, 4, 5.

160.Sul Genesi, XIX, 4, 5.

161.Vita Leonis X, l. IV.

161.Vita Leonis X, l. IV.

162.Le rime burlesche edite e inedite diAntonfrancesco Grazzinidetto ilLasca, per cura diCarlo Verzone, Firenze, 1882, pp. 336, 515. Vedi anche pp. 638, 639.

162.Le rime burlesche edite e inedite diAntonfrancesco Grazzinidetto ilLasca, per cura diCarlo Verzone, Firenze, 1882, pp. 336, 515. Vedi anche pp. 638, 639.

163.La Cortegiana, atto I, sc. 22;Il Marescalco, atto II, sc. 4 e sc. 11. Vedi pure ciò che l’Aretinodice della sorte che toccava ai paggi,Ragionamento delle corti, Venezia, 1539, f. 7.

163.La Cortegiana, atto I, sc. 22;Il Marescalco, atto II, sc. 4 e sc. 11. Vedi pure ciò che l’Aretinodice della sorte che toccava ai paggi,Ragionamento delle corti, Venezia, 1539, f. 7.

164.Les vies des dames galantes, ediz. di Leida, 1722, vol. I, p. 216.

164.Les vies des dames galantes, ediz. di Leida, 1722, vol. I, p. 216.

165.Op. cit., disc. LXXIX, p. 622.

165.Op. cit., disc. LXXIX, p. 622.

166.Vita, l. II, c. 29.

166.Vita, l. II, c. 29.

167.Vedi il capitoloSopra un garzone.

167.Vedi il capitoloSopra un garzone.

168.Vedi anche ciò che dice nel capitoloAlli signori abati. Cfr. l’Orlando innamoratorifatto da lui, l. III, c. 9.

168.Vedi anche ciò che dice nel capitoloAlli signori abati. Cfr. l’Orlando innamoratorifatto da lui, l. III, c. 9.

169.VediLe rime diMichelangelo Buonarroti,cavate dagli autografi e pubblicate daC. Guasti, Firenze, 1863, pp. 5-21, 26, 162.

169.VediLe rime diMichelangelo Buonarroti,cavate dagli autografi e pubblicate daC. Guasti, Firenze, 1863, pp. 5-21, 26, 162.

170.VediSolerti,Anche Torquato Tasso?nelGiornale storico della letteratura italiana, vol. IX, pp. 431-40.

170.VediSolerti,Anche Torquato Tasso?nelGiornale storico della letteratura italiana, vol. IX, pp. 431-40.

171.CapitoloDelle campane.

171.CapitoloDelle campane.

172.Veggasi pure nel rarissimo volume intitolatoPoesie da fuoco di diversi autori, Lucerna, 1651, una certaPersuasiva efficace, ecc.

172.Veggasi pure nel rarissimo volume intitolatoPoesie da fuoco di diversi autori, Lucerna, 1651, una certaPersuasiva efficace, ecc.

173.Lo Ipocrito, Prologo.

173.Lo Ipocrito, Prologo.

174.Galliccioli,Delle memorie venete antiche, profane ed ecclesiastiche, Venezia, 1795, vol. I, p. 260;Gamba,Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano, Venezia, 1832, p. 58.

174.Galliccioli,Delle memorie venete antiche, profane ed ecclesiastiche, Venezia, 1795, vol. I, p. 260;Gamba,Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano, Venezia, 1832, p. 58.

175.Molte notizie concernenti il vizio in Venezia si hanno nel volumeLeggi e memorie venete sulla prostituzione sino alla caduta della Repubblica, a spese del conte di Orford, Venezia, 1870-2.

175.Molte notizie concernenti il vizio in Venezia si hanno nel volumeLeggi e memorie venete sulla prostituzione sino alla caduta della Repubblica, a spese del conte di Orford, Venezia, 1870-2.

176.Mutinelli,Storia arcana ed aneddottica d’Italia raccontata dai veneti ambasciatori, Venezia, 1855-8, vol. I, p. 50.

176.Mutinelli,Storia arcana ed aneddottica d’Italia raccontata dai veneti ambasciatori, Venezia, 1855-8, vol. I, p. 50.

177.Mutinelli,Op. cit., p. 121. Vedi per altre notizieCorradi,Nuovi documenti per la storia delle malattie veneree in Italia dalla fine del Quattrocento alla metà del Cinquecento, inAnnali universali di medicina, volume CCLXIX, 1884.

177.Mutinelli,Op. cit., p. 121. Vedi per altre notizieCorradi,Nuovi documenti per la storia delle malattie veneree in Italia dalla fine del Quattrocento alla metà del Cinquecento, inAnnali universali di medicina, volume CCLXIX, 1884.

178.Novelle, parte I, nov. 6 e nov. 30. Vedi pare la novella 13 dellePorretanediSabadino degli Arienti.

178.Novelle, parte I, nov. 6 e nov. 30. Vedi pare la novella 13 dellePorretanediSabadino degli Arienti.

179.IlCanello, in quel suo ingegnoso capitolo sullaVita privata del Cinquecento, che è il secondo dellaStoria della letteratura italiana del secolo XVI(Milano, 1880), sostenne, tra l’altro (pp. 20-2), che il vizio decrebbe nel Cinquecento, anzi cessò pressochè interamente. È questa una opinione in tutto erronea. Il vizio crebbe anzi a dismisura, e una delle ragioni del suo crescere fu il propagarsi della sifilide.

179.IlCanello, in quel suo ingegnoso capitolo sullaVita privata del Cinquecento, che è il secondo dellaStoria della letteratura italiana del secolo XVI(Milano, 1880), sostenne, tra l’altro (pp. 20-2), che il vizio decrebbe nel Cinquecento, anzi cessò pressochè interamente. È questa una opinione in tutto erronea. Il vizio crebbe anzi a dismisura, e una delle ragioni del suo crescere fu il propagarsi della sifilide.

180.Lettere, vol. I, f. 85 v.

180.Lettere, vol. I, f. 85 v.

181.Giovanni Burcharddescrive la seguente mascherata fatta in Roma nel decembre del 1502 (Diarium sive rerum urbanarum commentarii, ediz. di Parigi, 1883-5, t. III, p. 227): «Post prandium iverunt ad plateam S. Petri triginta mascherati habentes nasos longos et grossos in formam priaporum sive membrorum virilium in magna quantitate, precedente valisia cardinalari habente scutum cum tribus taxillis, quam sequebantur scutiferi et illos mallerii, post quos equitavit unus in veste longa e capello antiquo cardinalari: etiam mallerii equitabant asinos, et aliqui eorum tam parvos quod pedibus eorum terram tangebant et simul cum asinis ambulabant, illis insidentes. Ascenderunt ad plateolam inter portam palatii et audientiam ubi ostenderunt se Pape qui erat in fenestra supra portam in logia Paulina; deinde equitaverunt per totam Urbem». Di così bella mascherata, della quale si sarà compiaciuto non poco il sollazzevole papa Alessandro, non fa cenno l’Ademollonel libro suoAlessandro VI, Giulio II e Leone X nel carnevale di Roma, Firenze, 1886.

181.Giovanni Burcharddescrive la seguente mascherata fatta in Roma nel decembre del 1502 (Diarium sive rerum urbanarum commentarii, ediz. di Parigi, 1883-5, t. III, p. 227): «Post prandium iverunt ad plateam S. Petri triginta mascherati habentes nasos longos et grossos in formam priaporum sive membrorum virilium in magna quantitate, precedente valisia cardinalari habente scutum cum tribus taxillis, quam sequebantur scutiferi et illos mallerii, post quos equitavit unus in veste longa e capello antiquo cardinalari: etiam mallerii equitabant asinos, et aliqui eorum tam parvos quod pedibus eorum terram tangebant et simul cum asinis ambulabant, illis insidentes. Ascenderunt ad plateolam inter portam palatii et audientiam ubi ostenderunt se Pape qui erat in fenestra supra portam in logia Paulina; deinde equitaverunt per totam Urbem». Di così bella mascherata, della quale si sarà compiaciuto non poco il sollazzevole papa Alessandro, non fa cenno l’Ademollonel libro suoAlessandro VI, Giulio II e Leone X nel carnevale di Roma, Firenze, 1886.

182.Bernardino Arelio parla di unaPuttana errantee la sua lettera è del 17 d’ottobre del 1531. Il poema del Veniero venne fuori appunto in quel torno di tempo; però è da creder senz’altro che ad esso alluda l’Arelio.

182.Bernardino Arelio parla di unaPuttana errantee la sua lettera è del 17 d’ottobre del 1531. Il poema del Veniero venne fuori appunto in quel torno di tempo; però è da creder senz’altro che ad esso alluda l’Arelio.

183.Qui mi bisogna intrattener di me, per un istante il lettore. Il sig.Carlo Dejob, nel suo recente libroDe l’influence du Concile de Trente sur la littérature et le beaux-arts chez les peuples catholiques(Parigi, 1884), attribuisce a me (cap. VI, pp. 275 sgg.) le stesse opinioni professate dal Canello circa la pretesa rigenerazione morale d’Italia nel Cinquecento, e me le attribuisce in grazia di uno scritto vecchio già d’una decina d’anni, e che io non avrei mai immaginato dovesse procurarmi una così fatta sorpresa. (Vedi ne’ mieiStudii drammatici, Torino, 1878, lo studio intitolatoTre commedie italiane del Cinquecento). Non so come il sig. Dejob abbia lette quelle pagine; so che io non pensava allora della moralità del Cinquecento diversamente da ora. Se poi egli non riesce a vedere la satira morale nè nellaMandragoladelMachiavelli, nè nelCandelajodiGiordano Bruno, la colpa veramente non è mia.

183.Qui mi bisogna intrattener di me, per un istante il lettore. Il sig.Carlo Dejob, nel suo recente libroDe l’influence du Concile de Trente sur la littérature et le beaux-arts chez les peuples catholiques(Parigi, 1884), attribuisce a me (cap. VI, pp. 275 sgg.) le stesse opinioni professate dal Canello circa la pretesa rigenerazione morale d’Italia nel Cinquecento, e me le attribuisce in grazia di uno scritto vecchio già d’una decina d’anni, e che io non avrei mai immaginato dovesse procurarmi una così fatta sorpresa. (Vedi ne’ mieiStudii drammatici, Torino, 1878, lo studio intitolatoTre commedie italiane del Cinquecento). Non so come il sig. Dejob abbia lette quelle pagine; so che io non pensava allora della moralità del Cinquecento diversamente da ora. Se poi egli non riesce a vedere la satira morale nè nellaMandragoladelMachiavelli, nè nelCandelajodiGiordano Bruno, la colpa veramente non è mia.

184.Vedi un documento di vivo e delicato amor paterno nella lettera a Sebastiano del Piombo, vol. I, f. 114 v.

184.Vedi un documento di vivo e delicato amor paterno nella lettera a Sebastiano del Piombo, vol. I, f. 114 v.

185.VediG. Lafenestre,La vie et l’œuvre de Titien,Parigi, (1886), pp. 124-6.

185.VediG. Lafenestre,La vie et l’œuvre de Titien,Parigi, (1886), pp. 124-6.

186.Lettere, vol. IV, f. 184 v.

186.Lettere, vol. IV, f. 184 v.

187.Lettere, vol. I, f. 42 v.

187.Lettere, vol. I, f. 42 v.

188.Lettere, vol. I, f. 56 v.

188.Lettere, vol. I, f. 56 v.

189.Lettere, vol. II, f. 33 r.

189.Lettere, vol. II, f. 33 r.

190.Lettere scritte a Pietro Aretinoemendate per cura di Teodorico Landoni, Bologna, 1873-5, vol. I, parte I, p. 319.

190.Lettere scritte a Pietro Aretinoemendate per cura di Teodorico Landoni, Bologna, 1873-5, vol. I, parte I, p. 319.

191.Vedi nellaNuova Antologia, serie II, t. LIII, uno scritto delPanzacchidal titoloPietro Aretino innamorato.

191.Vedi nellaNuova Antologia, serie II, t. LIII, uno scritto delPanzacchidal titoloPietro Aretino innamorato.

192.Lettere, vol. I, f. 33 r.

192.Lettere, vol. I, f. 33 r.

193.Lettere, vol. I, f. 81 r.

193.Lettere, vol. I, f. 81 r.

194.Lettere, vol. I, f. 86 v.

194.Lettere, vol. I, f. 86 v.

195.Lettere, vol. I, f. 145 r.

195.Lettere, vol. I, f. 145 r.

196.Lettere, vol. I, f. 21 v.

196.Lettere, vol. I, f. 21 v.

197.Ciò si rileva da una lettera inedita che è nell’archivio di Mantova.Sinigaglia, Op. cit., p. 101.

197.Ciò si rileva da una lettera inedita che è nell’archivio di Mantova.Sinigaglia, Op. cit., p. 101.

198.Lettere, vol. I, f. 204 r.

198.Lettere, vol. I, f. 204 r.

199.Lettere, vol. III, f. 340 r.

199.Lettere, vol. III, f. 340 r.

200.Op. cit., p. 127.

200.Op. cit., p. 127.

201.Op. cit., vol. II, p. 127.

201.Op. cit., vol. II, p. 127.

202.Études sur W. Shakspeare, Marie Stuart et l’Arétin, Parigi, 1851, p. 387.

202.Études sur W. Shakspeare, Marie Stuart et l’Arétin, Parigi, 1851, p. 387.

203.Il Sinigaglia di questo ritratto non dice altro, se non che appartenne già ad un signor Carovana di Firenze.

203.Il Sinigaglia di questo ritratto non dice altro, se non che appartenne già ad un signor Carovana di Firenze.

204.Lettere, vol. I, f. 279 v., 280 r.

204.Lettere, vol. I, f. 279 v., 280 r.

205.Lettere, vol. II, f. 36 r.

205.Lettere, vol. II, f. 36 r.

206.Lettere, vol. IV, f. 161 r.

206.Lettere, vol. IV, f. 161 r.

207.Lettere, vol. V, f. 299 r.

207.Lettere, vol. V, f. 299 r.

208.Lettere, vol. V, f. 320 r.

208.Lettere, vol. V, f. 320 r.

209.Lettere, vol. I, f. 136 r.

209.Lettere, vol. I, f. 136 r.

210.Lettere, vol. I, f. 247 r.

210.Lettere, vol. I, f. 247 r.

211.Vedi, per es., la lettera a Lodovico Dolce, vol. I, f. 122 r.

211.Vedi, per es., la lettera a Lodovico Dolce, vol. I, f. 122 r.

212.Lettere, vol. V, f. 16 r.

212.Lettere, vol. V, f. 16 r.

213.Lettere, vol. V, f. 1 r.

213.Lettere, vol. V, f. 1 r.

214.Lettere, vol. II, f. 118 v.

214.Lettere, vol. II, f. 118 v.

215.Op. cit., p. 132.

215.Op. cit., p. 132.

216.Lettere, vol. II, f. 7 r.

216.Lettere, vol. II, f. 7 r.

217.Lettere, vol. II, f. 43 v.

217.Lettere, vol. II, f. 43 v.

218.Lettere, vol. I, f. 21 v.

218.Lettere, vol. I, f. 21 v.

219.Lettere, vol. II, f. 122 r.

219.Lettere, vol. II, f. 122 r.

220.Lettere, vol. I, f. 210 r.

220.Lettere, vol. I, f. 210 r.

221.Lettere, vol. I, f. 226 v.

221.Lettere, vol. I, f. 226 v.

222.Vedi in questo volume lo scritto che segue:I pedanti.

222.Vedi in questo volume lo scritto che segue:I pedanti.

223.Lettere, vol. III, f. 157 v.

223.Lettere, vol. III, f. 157 v.

224.Lettere, vol. III, f. 72 r.

224.Lettere, vol. III, f. 72 r.

225.Lettere, vol. I, f. 431 r.

225.Lettere, vol. I, f. 431 r.

226.Lettere, vol. I, f. 431 r.

226.Lettere, vol. I, f. 431 r.

227.Lettere, vol. III, f. 72 r.

227.Lettere, vol. III, f. 72 r.

228.Lettere, vol. I, f. 99 r.

228.Lettere, vol. I, f. 99 r.

229.Lettere, vol. II, f. 75 r.

229.Lettere, vol. II, f. 75 r.

230.Lettere, vol. II, f. 52 r.

230.Lettere, vol. II, f. 52 r.

231.Lettere, vol. I, f. 21 v.

231.Lettere, vol. I, f. 21 v.

232.Lettere, vol. III, f. 288 r.

232.Lettere, vol. III, f. 288 r.

233.Lettere, vol. I, f. 106 v.

233.Lettere, vol. I, f. 106 v.

234.Lettere, vol. II, f. 121 v.

234.Lettere, vol. II, f. 121 v.

235.Lettere, vol. I, f. 253 v.

235.Lettere, vol. I, f. 253 v.

236.Lettere, vol. III, f. 48 v.

236.Lettere, vol. III, f. 48 v.

237.Lettere, vol. II, f. 27 r.

237.Lettere, vol. II, f. 27 r.

238.Lettere, vol. II, f. 82 v.

238.Lettere, vol. II, f. 82 v.

239.Lettere, vol. I, f. 146 v.

239.Lettere, vol. I, f. 146 v.

240.Lettere, vol. I, f. 193 v.

240.Lettere, vol. I, f. 193 v.

241.Lettere, vol. I, f. 202 v.

241.Lettere, vol. I, f. 202 v.

242.Lettere, vol. I, f. 169 v.

242.Lettere, vol. I, f. 169 v.

243.Lettere, vol. I, f. 215 r.

243.Lettere, vol. I, f. 215 r.

244.Sansovino,Sette libri di satire, f. 198 v.

244.Sansovino,Sette libri di satire, f. 198 v.

245.Venezia, 1550, f. 33 v.

245.Venezia, 1550, f. 33 v.

246.Lettere, vol. V, f. 284 v.

246.Lettere, vol. V, f. 284 v.

247.Lettere, vol. VI, f. 5 r.

247.Lettere, vol. VI, f. 5 r.

248.Lettere, vol. V, f. 185 v.

248.Lettere, vol. V, f. 185 v.

249.Op. cit., pp. 470-1.

249.Op. cit., pp. 470-1.

250.Lettere, vol. I, f. 226 v.

250.Lettere, vol. I, f. 226 v.

251.Cap. I, st. 17 sgg.

251.Cap. I, st. 17 sgg.

252.Die Cultur der Renaissance in Italien, 3ª ediz., Lipsia, 1877-8, vol. I, p. 191.

252.Die Cultur der Renaissance in Italien, 3ª ediz., Lipsia, 1877-8, vol. I, p. 191.

253.Menagiana, vol. II, p. 109.

253.Menagiana, vol. II, p. 109.

254.Lettere, vol. V, f. 185 r.

254.Lettere, vol. V, f. 185 r.

255.Ediz. di Firenze, 1570, p. 60.

255.Ediz. di Firenze, 1570, p. 60.

256.Vedi ciò che del vestire e dell’aspetto del pedante in genere dicono: ilCaro, nel Commento di ser Agresto, ecc.; Pietro Aretino,Ragionamenti, parte I, giornata II, Cosmopoli, 1660, pp. 77-8;Cesare Caporali, nella prima parte di quel suo capitolo che appunto s’intitolaIl Pedante, d’onde attinseMathurin Régnierpel suoRepas ridicule;Tommaso Garzoni, nellaPiazza universale di tutte le professioni del mondo, ediz. di Venezia, 1587, p. 91.

256.Vedi ciò che del vestire e dell’aspetto del pedante in genere dicono: ilCaro, nel Commento di ser Agresto, ecc.; Pietro Aretino,Ragionamenti, parte I, giornata II, Cosmopoli, 1660, pp. 77-8;Cesare Caporali, nella prima parte di quel suo capitolo che appunto s’intitolaIl Pedante, d’onde attinseMathurin Régnierpel suoRepas ridicule;Tommaso Garzoni, nellaPiazza universale di tutte le professioni del mondo, ediz. di Venezia, 1587, p. 91.

257.Parte X.

257.Parte X.

258.Loc. cit.

258.Loc. cit.

259.Se ne può vedere qualche esempio nelleFaceziedelDomenichi, ediz. di Venezia, 1599, pp. 63, 382; nellaSaggia pazziadiAntonio Maria Spelta, Pavia, 1607, l. II, c. 4; nelDiporto dei viandantidiCristoforo Zabata, Pavia, 1596, p. 120; nelFuggiloziodiTommaso Costo, Venezia, 1601, p. 245.

259.Se ne può vedere qualche esempio nelleFaceziedelDomenichi, ediz. di Venezia, 1599, pp. 63, 382; nellaSaggia pazziadiAntonio Maria Spelta, Pavia, 1607, l. II, c. 4; nelDiporto dei viandantidiCristoforo Zabata, Pavia, 1596, p. 120; nelFuggiloziodiTommaso Costo, Venezia, 1601, p. 245.

260.I Marmi, ediz. di Firenze, 1863, vol. I, p. 104.

260.I Marmi, ediz. di Firenze, 1863, vol. I, p. 104.

261.Cent. I, ragg. 77.

261.Cent. I, ragg. 77.

262.Le pistole vulgari, Risposta della Lucerna, ediz. di Venezia, 1542, f. 192 v.

262.Le pistole vulgari, Risposta della Lucerna, ediz. di Venezia, 1542, f. 192 v.

263.Ragguagli di Parnaso, cent. I, ragg. 53.

263.Ragguagli di Parnaso, cent. I, ragg. 53.

264.Nel dialogo intitolatoAntonius.

264.Nel dialogo intitolatoAntonius.

265.Genialium dierum, I, 21; III, 19. Il Pontano ed Alessandro degli Alessandri parlano di grammatici latini; ma loSpeltasi lagna anche molto della pedanteria dei grammatici volgari,Op. cit., l. II, c. 5.

265.Genialium dierum, I, 21; III, 19. Il Pontano ed Alessandro degli Alessandri parlano di grammatici latini; ma loSpeltasi lagna anche molto della pedanteria dei grammatici volgari,Op. cit., l. II, c. 5.

266.Garzoni,loc. cit.

266.Garzoni,loc. cit.

267.Franco,Dialogi piacevoli, ediz. di Venezia, 1541, f. 70 r.

267.Franco,Dialogi piacevoli, ediz. di Venezia, 1541, f. 70 r.

268.Ediz. cit., dial. II.

268.Ediz. cit., dial. II.

269.Tale epistola non si legge, se non erro, che nella prima edizione dellePístole vulgari, Venezia, 1539.

269.Tale epistola non si legge, se non erro, che nella prima edizione dellePístole vulgari, Venezia, 1539.

270.Op. cit., p. 319.

270.Op. cit., p. 319.

271.Loc. cit.Tali esempii sono riferiti anche dalloSpelta,Op. cit., pp. 29-30.

271.Loc. cit.Tali esempii sono riferiti anche dalloSpelta,Op. cit., pp. 29-30.

272.Essais, c. XXIV.

272.Essais, c. XXIV.

273.Poesie diFrancesco Ruspoli, Livorno, 1882, son. LXXV.

273.Poesie diFrancesco Ruspoli, Livorno, 1882, son. LXXV.

274.Venezia, 1554, ricordo CXXIII.

274.Venezia, 1554, ricordo CXXIII.

275.Vedi qui addietro pp. 125 sgg. Del resto diceva sin da’ suoi tempi il Boccaccio che di quel vizio si credevano comunemente macchiati i grammatici,Commento della Divina Commedia, ediz. di Firenze, 1863, vol. II, p. 420.

275.Vedi qui addietro pp. 125 sgg. Del resto diceva sin da’ suoi tempi il Boccaccio che di quel vizio si credevano comunemente macchiati i grammatici,Commento della Divina Commedia, ediz. di Firenze, 1863, vol. II, p. 420.

276.Mondi celesti, terrestri et infernali, Venezia, 1583, p. 250.

276.Mondi celesti, terrestri et infernali, Venezia, 1583, p. 250.

277.Maccaronea II.

277.Maccaronea II.

278.Le diece veglie, Treviso, 1602, p. 264.

278.Le diece veglie, Treviso, 1602, p. 264.

279.La vie de Gargantua et de Pantagruel, l. I, cc. XIV, XV. I varii libri ricordati dal Rabelais furono veramente tutti molto usati nell’insegnamento.

279.La vie de Gargantua et de Pantagruel, l. I, cc. XIV, XV. I varii libri ricordati dal Rabelais furono veramente tutti molto usati nell’insegnamento.

280.De pueris statim ac liberaliter instituendis.

280.De pueris statim ac liberaliter instituendis.

281.Loc. cit.

281.Loc. cit.

282.Lettera al pedante Picard.Oeuvres comiques, galantes et littéraires, Parigi, 1858, p. 154.

282.Lettera al pedante Picard.Oeuvres comiques, galantes et littéraires, Parigi, 1858, p. 154.

283.Li capitoli faceti editi ed inediti di mess.Agnolo Alloridetto ilBronzino, Venezia, 1822, capitoloDel Bisogno.

283.Li capitoli faceti editi ed inediti di mess.Agnolo Alloridetto ilBronzino, Venezia, 1822, capitoloDel Bisogno.

284.Ediz. di Pavia, 1567, ff. 11 r. sgg.

284.Ediz. di Pavia, 1567, ff. 11 r. sgg.

285.Maccaronea II.

285.Maccaronea II.

286.Op. cit., p. 28.

286.Op. cit., p. 28.

287.Atto III, sc. 2.

287.Atto III, sc. 2.

288.Parte I, giornata II.

288.Parte I, giornata II.

289.Le satire alla berniesca, Torino, 1549.

289.Le satire alla berniesca, Torino, 1549.

290.Le rime burlesche sopra varii et piacevoli soggetti, Venezia, 1570, capitolo XLII.

290.Le rime burlesche sopra varii et piacevoli soggetti, Venezia, 1570, capitolo XLII.

291.Dialogo IV, ediz. cit., f. 70 v.

291.Dialogo IV, ediz. cit., f. 70 v.

292.Della famosissima compagnia della Lesina, Dialogo, Capitoli, Ragionamenti, ediz. di Venezia, 1664, p. 157.

292.Della famosissima compagnia della Lesina, Dialogo, Capitoli, Ragionamenti, ediz. di Venezia, 1664, p. 157.

293.Op. cit.

293.Op. cit.

294.Veggasi, per esempio, ciò che ne diceStefano Guazzonel suo libro intitolatoLa civil conversatione, Venezia, 1575, p. 383.

294.Veggasi, per esempio, ciò che ne diceStefano Guazzonel suo libro intitolatoLa civil conversatione, Venezia, 1575, p. 383.

295.Lettere, ediz. di Venezia, 1545, lett. LI, al Giovio.

295.Lettere, ediz. di Venezia, 1545, lett. LI, al Giovio.

296.VediFontanini,Biblioteca dell’eloquenza italianacon note di Apostolo Zeno, edizione di Venezia, 1753, vol. I, p. 35, eSabbadini,Storia del ciceronianismo, Torino, 1886, pp. 127 sgg.

296.VediFontanini,Biblioteca dell’eloquenza italianacon note di Apostolo Zeno, edizione di Venezia, 1753, vol. I, p. 35, eSabbadini,Storia del ciceronianismo, Torino, 1886, pp. 127 sgg.

297.Il Cortegiano, l. I, c. 37, ediz. di Firenze, 1854.

297.Il Cortegiano, l. I, c. 37, ediz. di Firenze, 1854.

298.Dice Aonio Paleario in un dialogo intitolatoIl Grammatico ovvero delle false esercitazioni delle scuole: «Non è maggior sciocchezza al mondo che voler essere volgar latino, o latino volgare. Da questi errori sono nati gli stili falsi toscani del Polifilo, e gli stili falsi latini, o moderni, di che è impestato il mondo». Seguita dicendo che alle scuole dei grammatici si imparava a scrivere il latino grammaticalmente, ma non latinamente; che usciti dopo molti anni di scuola, i giovani non sapevano scrivere nè una epistola latina, nè una epistola volgare, e che i grammatici imbastardivano così l’una come l’altra lingua. Il dialogo fu stampato la prima volta in Milano, nel 1557, poi in Perugia nel 1717.

298.Dice Aonio Paleario in un dialogo intitolatoIl Grammatico ovvero delle false esercitazioni delle scuole: «Non è maggior sciocchezza al mondo che voler essere volgar latino, o latino volgare. Da questi errori sono nati gli stili falsi toscani del Polifilo, e gli stili falsi latini, o moderni, di che è impestato il mondo». Seguita dicendo che alle scuole dei grammatici si imparava a scrivere il latino grammaticalmente, ma non latinamente; che usciti dopo molti anni di scuola, i giovani non sapevano scrivere nè una epistola latina, nè una epistola volgare, e che i grammatici imbastardivano così l’una come l’altra lingua. Il dialogo fu stampato la prima volta in Milano, nel 1557, poi in Perugia nel 1717.

299.VediGenthe,Geschichte der macaronischen Poesie, Lipsia, 1836, pp. 83-94.

299.VediGenthe,Geschichte der macaronischen Poesie, Lipsia, 1836, pp. 83-94.

300.Il sonetto è curioso: eccolo.Fra gli Hetrusci gloriosi, et il collegioDi noi magistri, che la lingua vetereSostenemo, e inalciamo fin all’aethere,È nobil lite, et un dissidio egregio.In contumelia nostra, et in dispregio,Allegan quei, che dal Donato flectereNon sapemo il sermon, nè men connectereFabula alcuna senza l’Apulegio.Considerar devrian pur questi Tusculi,Che del Donato senza li principiiL’antica lingua si potria dispergere.Così veggiamo di giustitia emergereDal Donato Praetore i firmi initii:Dunque il Donato è sopra gli altri opusculi.

300.Il sonetto è curioso: eccolo.

Fra gli Hetrusci gloriosi, et il collegioDi noi magistri, che la lingua vetereSostenemo, e inalciamo fin all’aethere,È nobil lite, et un dissidio egregio.In contumelia nostra, et in dispregio,Allegan quei, che dal Donato flectereNon sapemo il sermon, nè men connectereFabula alcuna senza l’Apulegio.Considerar devrian pur questi Tusculi,Che del Donato senza li principiiL’antica lingua si potria dispergere.Così veggiamo di giustitia emergereDal Donato Praetore i firmi initii:Dunque il Donato è sopra gli altri opusculi.

Fra gli Hetrusci gloriosi, et il collegioDi noi magistri, che la lingua vetereSostenemo, e inalciamo fin all’aethere,È nobil lite, et un dissidio egregio.In contumelia nostra, et in dispregio,Allegan quei, che dal Donato flectereNon sapemo il sermon, nè men connectereFabula alcuna senza l’Apulegio.Considerar devrian pur questi Tusculi,Che del Donato senza li principiiL’antica lingua si potria dispergere.Così veggiamo di giustitia emergereDal Donato Praetore i firmi initii:Dunque il Donato è sopra gli altri opusculi.

Fra gli Hetrusci gloriosi, et il collegio

Di noi magistri, che la lingua vetere

Sostenemo, e inalciamo fin all’aethere,

È nobil lite, et un dissidio egregio.

In contumelia nostra, et in dispregio,

Allegan quei, che dal Donato flectere

Non sapemo il sermon, nè men connectere

Fabula alcuna senza l’Apulegio.

Considerar devrian pur questi Tusculi,

Che del Donato senza li principii

L’antica lingua si potria dispergere.

Così veggiamo di giustitia emergere

Dal Donato Praetore i firmi initii:

Dunque il Donato è sopra gli altri opusculi.


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