Ghiacciaio di Money fra la Punta Cisseta e la Roccia VivaGhiacciaio di Money fra la Punta Cisseta e la Roccia VivaDa una fotografia dell’ing. A. Druetti presa dall’estremità ovest della fronte del Ghiacciaio della Tribolazione.
Ghiacciaio di Money fra la Punta Cisseta e la Roccia VivaDa una fotografia dell’ing. A. Druetti presa dall’estremità ovest della fronte del Ghiacciaio della Tribolazione.
Piede del Ghiacciaio di Grand-Croux con veduta del Ghiacciaio della TribolazionePiede del Ghiacciaio di Grand-Croux con veduta del Ghiacciaio della TribolazioneDa una fotografia dell’ing. A. Druetti presa da levante.
Piede del Ghiacciaio di Grand-Croux con veduta del Ghiacciaio della TribolazioneDa una fotografia dell’ing. A. Druetti presa da levante.
L’ora tarda ed il tempo male promettente non ci permisero di fare analoga segnalazione sul ghiacciaio sud il quale ha la sua linea di massima pendenza diretta da est ad ovest con una lunghezza orizzontale in quel verso di 925 metri; la sua larghezza massima è di quasi un chilometro ed il dislivello di 350 metri. Dal crestone sovraccennato potemmo osservare a volo d’uccello questo ghiacciaio il quale, salvo la mole maggiore, si trova nelle stesse condizioni di quello nord.
L’entità del loro detrito morenico, che pare sproporzionata alla potenzialità di questi due piccoli ghiacciai, si spiega colla natura delle rocce incassanti: gneiss tabulari eminentemente scistosi, calcescisti e calcari cristallini, nelle quali rocce la stratificazione molto accentuata con forte inclinazione favorisce la degradazione loro, i franamenti e le lavine.
Se questo vallone, diretto da nord a sud, non può competere col vicino di Valnontey per copia e maestosità di ghiacciai, gli è però degno compagno per la ricchezza di vette che offre allo sguardo del visitatore e lo supera in regolarità d’andamento e selvatichezza di paesaggio.
E qui non possiamo trattenerci dal riportare integralmente la scultoria descrizione che ne fa l’amico G. Bobba nella sua interessante raccolta di escursioni[75].
«La sua forma regolare di enorme fosso rettilineo, scavato in modo uniforme fra due sponde che l’azione potente degli antichi ghiacciai andò spianando e lisciando, e la mancanza di risalti nella parte più bassa gli danno parvenza d’una via ciclopica, fiancheggiata da tetri edifizi. Il «thalweg» che conserva fin quasi ai piedi dell’ultimo ghiacciaio una larghezza costante di circa 1\2 km. era altra volta verdeggiante di prati; ora innumerevoli frane di sassi scese dalle sponde, massi giganti piombati dall’alto, e capricciose incursioni del torrente lo han ridotto in una triste maceria distendentesi senza tregua da un capo all’altro; alcuni miserabili pascoli quasi soffocati dalle macie, una capannuccia a mezzo il cammino, pochi alberi solitarii, tutto s’accorda nell’improntare di selvatichezza inospitale quel chiuso vallone.»
In questo vallone si verifica lo stesso fatto che in quello di Bardoney e che ancora non rilevammo: là tre piccoli ghiacciaii due di Lavina sul fianco est e con esposizione ad ovest, ed il piccolo ghiacciaio terminale di Bardoney con esposizione a nord: qui pure tre ghiacciai, due (Arolla e Sengie) sul fianco est con esposizione ad ovest, ed uno terminale, quello di Valeille, con esposizione prevalente a nord. In tutti due i valloni v’è mancanza pressochè assoluta di ghiacciai sul fianco ovest esposto ad oriente. Ora, essendo l’esposizione a levante più propizia alla conservazione dei ghiacciai che non quella a ponente, bisogna ricercare nella maggiore ripidezza del fianco ovest la causa della mancanza di ghiacciai.
Ghiacciaio d’Arolla.—Questo ghiacciaio, così chiamato nelle varie carte, compresa quella al 50.000 dell’I. G. M. portante l’indicazione «levata nel 1881», è invece detto ghiacciaio di Rol nell’altra carta al 50.000 dell’I. G. M. portante la dicitura «levata nel 1882» e nel suo ingrandimento al 25.000; lo stesso accade in dette tre carte per la denominazione della Punta detta Grand’Arolla in quella 1881 e Punta Rol in quella 1882 e nell’ingrandimento al 25.000; nasce inoltre confusione fra il M. Veso nella prima e la Punta di Forches (di Forzo) nelle altre due.
In tutte tre poi queste carte osservasi un grave errore, già segnalato nel suo citato lavoro dell’avv. Bobba, il quale, riferendosi alla carta al 50.000 dell’I. G. M., dice: «il ghiacciaio del Rol su di essa confonde la propria onda con quella del ghiacciaio delle Sengie tra la Punta Rol e la quota 3105, sicchè pare che dal vallone dell’Arolla si possa senz’altro, passando pel ghiacciaio omonimo e con tutta facilità, raggiungere il piano superiore del ghiacciaio delle Sengie e di là il Colle di Forzo o quel di Monveso, soltanto cioè con una traversata in piano di due ghiacciai. Invece, il ghiacciaio d’Arolla termina verso S. sopra l’orlo di una elevata scarpa, alta in media oltre 300 m., che altro non è se non il prolungamento della cresta O. della Punta di Forzo..... sulla carta Paganini tale bastione spicca in modo chiarissimo»; così pure sulla cartina dei signori Yeld e Coolidge e sulla carta al 100.000 annessa alla recentissimaGuida delle Alpi Occidentali(Vol. IIº Graje e Pennine, Parte 2ª) dei signori G. Bobba e L. Vaccarone.
Il ghiacciaio d’Arolla ha un’estensione massima nel senso nord-sud di 1250 metri, per una media estensione est-ovest di 800 m., con un dislivello massimo di 300 metri. Nella fronte di questo ghiacciaio si possono considerare tre protuberanze, quasi tre rami. Abbiamo collocato il segnale + Nº 11-D.P.—1895 tuttoscolpito e colorato in minio sulle rocce che limitano a nord il ramo mediano che è il più proteso. Una freccia scolpita nei due estremi e colorata a minio in tutta la sua lunghezza dà l’allineamento alla fronte: questo allineamento passa per il punto dove la cresta divisoria fra i due ghiacciai d’Arolla e delle Sengie cambia natura cessando le rocce d’aspetto liscio per succedervi invece quelle di aspetto scabro. Un analogo segnale disponemmo pure sul ramo sud del ghiacciaio e vi tracciammo l’indicazione + Nº 12—D.P.—1895.
Nel ghiaccio del ramo nord una caverna con vôlta che si protende oltre le rocce potrebbe essere indizio di avanzamento.
Ghiacciaio di Valeille.—È il più ampio del vallone, di cui forma un superbo sfondo ghiacciato; discende da quella cresta arcuata che dalla Punta Sengie, per la Punta Valeille ed il Picco d’Ondezzana, sale al Grand St.-Pierre. La parte sua più elevata è quella che discende dal Grand St.-Pierre presso al Colle di Teleccio (3326 m. secondo la carta I. G. M., 3296 secondo la carta Paganini); la sua fronte si trova invece a 2500 sovra un imbasamento di roccie a picco verso valle e sulle quali il ghiacciaio forma uno splendido coronamento sfavillante ai raggi del sole e sviluppantesi da est ad ovest per circa 400 metri.
Questo piedestallo roccioso presenta una profonda depressione verso ovest, e da questa effluisce un’alta lingua di ghiaccio che forma la parte più avanzata del ghiacciaio e dalla quale sbocca il torrente principale.
Della fronte generale del ghiacciaio abbiamo preso la fotografia addì 19 agosto, dal punto della strada di caccia ove questa è rotta ed attraversata da un torrentello che discende dal fianco sinistro del vallone; e così pure abbiamo preso la fotografia in dettaglio dell’estremità inferiore del ghiacciaio, della predetta lingua di ghiaccio. Sulle rocce a picco che si trovano alla destra della lingua effluente di ghiaccio abbiamo collocato il segnale + Nº 1—95 scolpito e colorato a minio: la retta che unisce questo segnale coll’estremità più protesa del ghiacciaio passa per il Colle di Teleccio nel punto che, osservato dal segnale, appare il più depresso.
Sulle roccie incassanti a sinistra il ghiacciaio, abbiamo pure scolpito il segnale Nº 7, il quale, unito mediante retta col punto A segnato su uno spuntone di roccia emergente dalle morene sul versante sinistro, permette di fissare le parti più prominenti della linea a festoni che costituisce la fronte generale del ghiacciaiosopra il sovraccennato piedestallo roccioso. Questa doppia segnalazione l’abbiamo fatta per le seguenti considerazioni.
La summentovata lingua di ghiaccio che costituisce la parte più avanzata del ghiacciaio deve evidentemente essere molto sensibile anche al più piccolo ingrossarsi del ghiacciaio sovrastante e premente, per cui s’allungherà sensibilmente; ma, per la sua piccola entità rispetto a quella di tutta la fronte del ghiacciaio, riesce certamente meno sensibile alle eventuali diminuzioni nel sovrastante ghiacciaio. Queste saranno pertanto meglio testificate dal superiore allineamento passante per il segnale N. 7 e per i punti più protesi della fronte generale del ghiacciaio, mentre questa fronte, per la sua posizione sull’orlo del piedestallo roccioso, non è adatta a far ben conoscere anche i piccoli avanzamenti del ghiacciaio obbligato a staccarsi e franare giù dal precipizio.—Il segnale N. 1 fu posto addì 7 agosto, e quello N. 7 nel giorno 11 agosto.
In relazione con la grandezza del ghiacciaio di Valeille stanno le sue morene, delle quali molte sono ben caratteristiche e disposte a cordoni molto regolari; ciò si verifica specialmente sul versante sinistro. Presso l’estremità della fronte del ghiacciaio s’innalza una gigantesca morena, terminata a valle da un colossale pignone conico; questa morena, che conviene salire per accedere al ghiacciaio, separa questo da una piccola vedretta che si trova alla sua sinistra, cioè ad ovest.
Il percorrere il ghiacciaio di Valeille riesce molto interessante; sopra la prima caduta di seracchi quasi marginale, la superficie del ghiacciaio si fa ad un tratto molto regolare e sale dolcemente limitata dall’accennata bella morena di sinistra; dopo un non lungo tratto percorso verso sud si arriva nell’interno del circo glaciale, dove il paesaggio è quanto mai strano e caratteristico. E qui l’amico Bobba ci perdoni se ancora una volta ci serviamo delle sue parole: «Mentre si attraversa il ghiacciaio, non so trattenermi dall’ammirare la chiostra strana che lo accerchia; la si direbbe opera d’uomo tanto è regolare: attorno ad una vasta distesa di ghiaccio sbiancato, la cui pianezza non è turbata da alcun rilievo, si eleva una muraglia scoscesa, macchiettata qua e là, e altrove variegata di striscie di neve cui numerosi pinnacoli dalla sembianza arcigna e selvatica coronano; verso ovest, al disopra d’una gradinata di seracchi, si rizza sovrano il Gran San Pietro col suo corteo di Apostoli: alla sua destra l’Ondezzana leva in alto la bruna cervice; verso la valle poi la vista è quasi chiusa dai contrafforti delle cime delleSengie e della Patrì. Così nulla distoglie dalla contemplazione di quel solitario circo, e nulla turba la sensazione d’isolamento che vi si prova»[76].
Continuando a rimontare il ghiacciaio, risvoltando ad ovest si giunge al Colle di Teleccio, il quale (come il Colle di S. Théodule), per le sue presenti condizioni glaciologiche, attesterebbe una locale invasione di ghiaccio, essendone ora completamente coperto, «mentre le descrizioni italiane ed inglesi di trent’anni fa concordano nel parlare delle rocce sulla cima. Si hanno documenti per provare che i pascoli oltre questo colle appartenevano al comune di Cogne in epoca non troppo remota, e prove storiche, etnografiche, tradizionali svariate concordano nel dimostrare che la Valle di Cogne comunicava facilmente con la Valle Soana, attraverso i passi della Nouva e del Bardonney, le cui strade sono ora interrotte da ghiacciai»[77].
Ben altrimenti poderosi che non i precedenti sono i ghiacciai di Valnontey, come quelli che sono alimentati dai più estesi, elevati e potenti circhi glaciali.
In questo vallone, a differenza dei due precedenti, si hanno ghiacciai estesi, oltrechè sullo sfondo, su ambedue i versanti, i quali presentano quasi del pari le condizioni altimetriche atte a contenere la neve cadente dall’atmosfera ed alla sua trasformazione in ghiaccio.
A questo bacino abbiamo rivolto quelle speciali cure che, secondo noi, sono richieste per uno studio completo del fenomeno glaciale; e siccome un primo fattore a conoscersi è la superficie del bacino alimentante i ghiacciai, così con l’aiuto dei punti della rete geodetica e con osservazioni topografiche dirette abbiamo individuato con la massima cura la linea di cresta che circonda la Valnontey, dal Colle Lauzon per l’Herbetet, il Gran Paradiso, la Roccia Viva, il Grand St.-Pierre, fino alla Punta Valletta. Crediamo però cosa prematura il dare ora la lunga tabella delle coordinate topografiche di tutti i vertici di tale linea poligonale, inquantochè allo stato attuale molto incompleto delle nostre osservazioni, non ce ne possiamo ancora servire per verunaapplicazione. Ci servirà poi per calcolare le superficie alimentanti i singoli ghiacciai, ed il rapporto dell’area di questi a quella dei rispettivi valloncini.
Se si avesse piena fiducia nelle diverse carte della regione nelle quali sono segnati i ghiacciai, evidentemente, conoscendo le date dei diversi rilevamenti, si avrebbero dei preziosi elementi, paragonando i limiti glaciali delle varie carte, per determinare il regime dei ghiacciai nell’intervallo trascorso tra un rilevamento e l’altro; ma ciò purtroppo non è. Perciò abbiamo pensato di procurarci noi stessi con un rilevamento diretto l’andamento della fronte dei diversi ghiacciai di Valnontey. Diamo qui appresso le coordinate di vari punti delle fronti glaciali, avvertendo però che, in causa del sistema delle intersezioni che dovemmo adottare, soltanto pochi punti potemmo fissare, per cui la spezzata che unisce tali punti non può ancora rappresentare il detto andamento in modo soddisfacente e definitivo.
Le coordinate sono riferite ad un punto facilmente ritrovabile e non discosto dalle fronti dei ghiacciai: esso è la testata sud del secondo ponte sopra Vermiana.
La convenzione per i segni è la solita, cioè: la retta Nord-Sud ci dà l’asse +X,-X, e la retta Est-Ovest l’asse +Y,-Y.
I diversi punti rilevati sulla fine dell’agosto 1895 hanno così le seguenti coordinate piane ortogonali:
Il punto Nº 1 è la bocca orientale del ghiacciaio della Tribolazione.
Il punto Nº 1 è la bocca orientale del ghiacciaio della Tribolazione.
Coordinato questo rilevamento con quello accennato precedentemente della linea di cresta, alcuni dei punti principali di essa, riferiti alla stessa origine, assumono le seguenti coordinate:
Costrutte le coordinate di detti punti, e riportando questi sulla carta dell’I. G. M. al 25.000, si ha una coincidenza assai soddisfacente, le piccole differenze essendo logicamente ascrivibili ai difetti che alle tavolette dell’I. G. M. provengono dalla tiratura, dalla qualità della carta e dal loro stato di conservazione. Inoltre il punto Nº 1 viene a coincidere esattamente colla bocca del ghiacciaio della Tribolazione risultante dalla tavoletta al 25.000 ed ivi segnata colla quota 2394. Dichiariamo però che, per il motivo sovraccennato, non ci facciamo lecito inferire da questa coincidenza, che tutti gli scarti in più od in meno che si verificano nei punti da noi rilevati dalla linea frontale dei ghiacciai segnata su detta carta rappresentino altrettanti avanzamenti o regressi dei ghiacciai stessi. Anche la spezzata da noi rilevata ha bisogno di maggiori controlli e di essere completata, il che speriamo di poter far presto, punto dissimulandoci le gravi difficoltà, poichè trattasi di lavoro lungo, disagevole ed anche pericoloso per le frequenti cadute di massi dalle fronti dei ghiacciai.
Ghiacciaio dell’Herbetet.—Questo ghiacciaio è rinchiuso fra due alte creste, di cui quella a nord (sinistra) lo separa dal ghiacciaio di Grand Sertz, e quella a sud (destra) formante uno degli spigoli ascendenti al vertice della piramide dell’Herbetet, lo separa dal ghiacciaio di Dzasset detto della Gran Serra nella carta Paganini ed ancora dell’Herbetet nella carta dell’I. G. M.
Verso ovest è limitato da un’alta parete di roccia tagliata a picco presentante due depressioni a nord ed a sud: il Colle Nord (3260 m., carta Paganini) ed il Colle Sud (3315 m., carta Paganini) dell’Herbetet. La sua linea di massima pendenza discende pressochè dalla vetta dell’Herbetet (3778 metri) in direzione sud-ovest—nord-est per piegare poi a circa metà cammino ad est-nord-est, con un percorso orizzontale di 1700 metri e con un dislivello di quasi 820 metri.
La sua parte superiore forma per un’altezza di 450 metri un sottile manto di ghiaccio dell’ardita piramide, il quale interseca uno spigolo saliente diretto da sud a nord col ramo destro del contiguo ghiacciaio del Gran Neiron; la parte inferiore che costituisce la gran massa del ghiacciaio ha pendìo regolare, e la sua superficie pochissimo accidentata, con rari crepacci trasversali, è paragonabile a quella di un ellisse avente l’asse maggiore lungo m. 1350 ed il minore 600 metri. La sua fronte termina in una scarpa a pendìo assai forte e regolarissimo e poggia su un terreno pianeggiante e regolare sul quale l’acqua che esce dalghiacciaio è obbligata a ristagnare in sottilissimi bacini prima d’arrivare all’orlo verso valle di tale spianata per precipitarsi quindi nel sottostante vallone. La lunghezza di quel «boden» glaciale è di una quarantina di metri; esso s’appoggia su una morena frontale intatta. La morena laterale destra è sviluppatissima specialmente in altezza e compresa per lungo fra due speroni rocciosi; oltre questa si vede un’altra morena gigantesca che, salendo, va ad unirsi con altra appartenente al Dzasset, e tutte due riunite vanno ad appoggiarsi in alto al crestone che sale alla punta dell’Herbetet. A sinistra del «boden» invece non vi è quasi morena, ma subito roccie lisciate e senza strie. Sovra queste poi, addossato ad una scoscesa ed alta parete, si vede un notevole e regolare cordone morenico che, sempre addossato a detta parete, risale tutto il fianco sinistro del ghiacciaio fin verso il Colle Nord. Questo cordone e la grossa morena laterale di destra appaiono contemporanee e costituirono in un certo tempo le due morene laterali del ghiacciaio.
Sulle sovraccennate roccie liscie abbiamo posto il segnale N. 10, + D.P. 95, scolpito e colorato in minio. L’allineamento passante per questo segnale e il piede della scarpa terminale del ghiacciaio colpisce l’estremità est della Testa di Valnontey.
La fotografia qui riprodotta della fronte di questo ghiacciaio fu presa dalla morena frontale un po’ a destra, alle ore 15 del giorno 15 agosto con cielo purissimo e sole ardente. In questa fotografia, del ghiacciaio non si vede che la scarpa terminale; una parte del «boden» antistante alla scarpa riesce evidente; le rocce su cui ponemmo il segnale N. 10 si osservano alla destra presso l’estremità della scarpa e sovra di esse il cordone morenico sinistro sul quale più a monte si riversano copiose lavine dalla scoscesa parete del fianco sinistro; sullo sfondo appariscono i due Colli citati, Nord e Sud, nelle due depressioni estreme a destra ed a sinistra; da quest’ultima si innalza la piramide dell’Herbetet.
Un’altra fotografia che qui pure si riproduce prendemmo alle ore 13,30 dello stesso giorno dal Colle Sud dell’Herbetet: nei piani anteriori primeggia il sottostante ghiacciaio; a sinistra si vede la sua morena laterale sinistra colle sovrastanti lavine; nello sfondo si ha il panorama dei ghiacciai di Valletta a sinistra, di Patrì nel mezzo, e la parte nord di quello di Money a destra.
Tutte le circostanze osservate alla fronte del ghiacciaio accusano in questo un periodo di ritiro verificantesi ancora all’atto della nostra visita.
Ghiacciaio della Tribolazione.—Questo, e per sviluppo e per dislivello, è il maggiore dei ghiacciai di Valnontey. Se si comprende nella sua superficie anche quella del ghiacciaio di Dzasset o della Gran Serra, il quale vi si unisce per la sua estremità inferiore (Vedi carta Paganini), la sua area orizzontale, depurata da quella occupata dalle creste e spuntoni rocciosi intermedi, risulta di non meno di sette chilometri quadrati e un quarto.
Nelle carte dell’I. G. M. al 50.000 ed al 25.000 ed in quella al 100.000 annessa alla recente «Guida» di Bobba e Vaccarone il ghiacciaio di Dzasset figura staccato da quello della Tribolazione; l’unione dei due ghiacciai risulta invece dalla cartina dei signori Yeld e Coolidge, ancora più intima che non dalla carta del Paganini.
In questa sua vasta estensione il ghiacciaio riceve alimentazione dal più elevato circo che in direzione nord-sud dall’Herbetet, per la Becca di Montandeyné, arriva al Gran Paradiso per risvoltare verso est fino alla Testa di Valnontey; di qui una cresta discendente da sud a nord lo separa dal ghiacciaio di Grand Croux, ma questa cresta alla quota 2950 presenta una breccia d’un centinaio di metri, per la quale una parte del suo ghiaccio si precipita con una rapida caduta di seracs sul sottostante ramo sinistro del Grand Croux.
Dalle sue massime altezze fino ai piedi delle sue fronti misura una caduta di livello di circa 1500 metri. Ha superficie relativamente pianeggiante e regolare nelle parti più elevate; presenta enormi crepacci nelle parti medie ed una superficie assai tormentata specialmente verso i lati; nelle sue parti inferiori per il forte pendìo precipita rapido a valle con lunga caduta di seracs, che visti dal basso appaiono sotto forma di spettacolosa gradinata.
Esso scavalca le ultime balze e raggiunge il fondo sassoso della valle dividendosi in due rami, ciascuno dei quali si protende con una fronte gigantesca suddivisa in altre minori. Queste particolarità risultano chiaramente dalla carta del Paganini, dove al piede del ramo sinistro è assegnata la quota 2407, ed al piede delle due teste in cui termina il ramo destro rispettivamente le due quote 2375 e 2391.
Come già dicemmo, la testa del ghiacciaio costituente la bocca orientale del ramo destro, l’abbiamo fissata con operazioni topografiche mediante le sue coordinate riferite alla testata sud del sovraccennato ponte sul torrente del vallone.
Il limite della testa del ramo sinistro l’abbiamo fissato mediante l’allineamento passante per esso e per i due segnali N. 5 e 6 scolpitisulle roccie di sinistra a conveniente distanza e resi facilmente ritrovabili da colorazioni a minio; il segnale N. 6 riesce anche più visibile perchè è scolpito più in alto a sinistra, su una parete di roccia perfettamente piana e presentante numerosissime striature del ghiacciaio.
Di questa testata di ghiaccio abbiamo presa la qui riprodotta fotografia addì 9 agosto alle ore 15,15 dal lato ovest; in essa l’estrema protuberanza di ghiaccio, la bocca principale da cui esce il torrente in sulla sinistra (a destra nella fotografia), nonchè altre due minori più verso l’apice della testata, scorgonsi chiaramente. Il ghiaccio è cosparso di detriti e sporco di melma nella parte rientrante dove è aperta la bocca principale del torrente; è molto più pulito e limpido nella parte prominente che per le spaccature sulla cresta rassomiglia ad una piccola catena di rupi scoscese.
Del ghiacciaio della Tribolazione abbiamo pure preso una veduta panoramica addì 11 agosto da uno spuntone di roccia poco a sud dei casolari di Money, sul quale abbiamo posto l’indicazione a minio: S. F.—1895.
Nell’altra fotografia qui riprodotta, e che fu specialmente presa per avere il dettaglio della scarpa terminale del ghiacciaio di Grand Croux, si vede pure nello sfondo la gran discesa di seracs del ramo sinistro della Tribolazione, la testata di cui abbiamo parlato, e, verso destra, le roccie su cui stanno i due segnali numeri 5 e 6.
Le morene che si osservano presso la fronte glaciale sono recentissime; non si ha vera morena frontale caratteristica perchè il suo materiale viene travolto di mano in mano che si deposita; bella e potente la morena più antica che si addossa al fianco sinistro del vallone, sulla quale viene a terminare, nelle rovine d’un appostamento, la strada di caccia. Più verso il thalweg, in direzione della separazione fra il ghiacciaio della Tribolazione e quello di Grand Croux, si allunga un’altra morena recentissima di forma regolarissima e caratteristica.
Ghiacciai di Grand Croux e di Money.—Questi due ghiacciai li riuniamo in un solo capitolo, perchè havvi assai confusione a loro riguardo nelle diverse carte.
Nella carta dell’I. G. M. al 50.000 portante l’indicazione «levata nel 1882» e nel relativo ingrandimento al 25.000 è designata col nome di Grand Croux l’enorme e continua estensione di ghiaccio che dalle punte Testa di Valnontey, Becca di Gay, Roccia Viva, Grand St.-Pierre, Tour St.-André ed altre ancora,scende a valle suddividendosi più in basso in tre rami colossali. Porta poi il nome di ghiacciaio di Money quello che discende dalla Punta Patrì, dal Coupé di Money, dalla Tour St.-Ours ecc. Questo secondo ghiacciaio è invece il ghiacciaio di Patrì che è perfettamente separato da quello di Money dal crestone 3493-3333-3100 della carta Paganini.
Nell’altra carta al 50.000 pure dell’I. G. M., portante l’indicazione «levata nel 1881» il ghiacciaio di Grand Croux è limitato fra la Testa di Valnontey e la Roccia Viva; ghiacciaio di Money è denominata l’altra grande estensione di ghiaccio che si estende fin oltre la Tour St.-André e che discende al basso in due rami principali. Quello che abbiamo detto ghiacciaio di Patrì non porta ivi alcuna indicazione.
Nella cartina dei signori Yeld e Coolidge si chiama invece Grand Croux l’omonimo della carta precedente più il ramo sinistro (sud) del ghiacciaio di Money; sotto questa denominazione poi si comprende il restante ramo destro più una plaga di ghiaccio che si estende senza interruzione fino alla Punta Patrì corrispondente al ghiacciaio di Patrì, mentre l’indicazione di quest’ultimo è segnata oltre la punta ed in modo incerto.
La disposizione e la configurazione di tutte queste masse di ghiaccio risultano chiaramente dalla carta del Paganini; separazione netta fra il Grand Croux ed il Money non c’è, ma possiamo scegliere la linea che discende dalla Roccia Viva e raggiunge e si continua nel crestone 3287-2957 della carta Paganini[78]. Daremo al ghiacciaio di Money la stessa estensione della carta al 50.000 dell’I. G. M. levata nel 1881, oltre la quale havvi il ghiacciaio di Patrì. Analogamente hanno fatto i signori Bobba e Vaccarone nella carta al 100.000 annessa alla loro guida.
Se per la glaciologia le carte dell’I. G. M. fossero attendibili, dal confronto delle condizioni di estensione del ghiacciaio di Grand Croux ivi riferite al 1881 con quelle risultanti dalla carta del Paganini e con quelle osservate nell’estate scorsa, si dovrebbe dire che questo ghiacciaio si sia di molto allungato in un decennio, ma ciò non è: e la nostra asserzione fondiamo non soltanto sulla poca fede che abbiamo per questo riguardo su dette carte, ma su altre osservazioni di cui diremo. La fronte del ghiacciaio di Grand Croux è quella che attualmente discende più in basso di tutte le altre dei ghiacciai di Valnontey: ciò risulta anche dalla carta del Paganini dove essa porta la quota 2340.
La superficie di questo ghiacciaio è molto accidentata per un buon terzo della sua estensione in alto verso sud-est, diventa regolare nella parte centrale ed in tutta la sua parte sinistra dove apparisce quale potente fiumana di ghiaccio che discende fino all’estremo limite inferiore, e la cui regolarità non è disturbata che dalla non molto accentuata caduta di seracs fra le quote 2530 e 2420.
Il limite estremo della sua fronte l’abbiamo individuato con un allineamento passante per esso e per i tre segnali N. 2, 3, e 4 scolpiti colla solita croce su tre grossi massi stabili di parecchi metri cubi di volume, facilmente ritrovabili e così disposti: il masso portante il segnale N. 2 è sulla morena sinistra del vallone, poco discosto dal sovraccennato appostamento di caccia diroccato; il masso del segnale N. 3 è sulla cresta del lungo e regolarissimo cordone morenico che si trova sul prolungamento della separazione fra i due ghiacciai della Tribolazione e di Grand Croux; il segnale N. 4 infine trovasi su un colossale masso posto sulla destra della testata in questione, fra le molte ramificazioni di torrentelli scendenti dal ghiacciaio, e da essa poco discosto.
L’estremità della fronte di questo ghiacciaio, che sotto forma di cuneo gigantesco s’inoltra nel greto del fondo della valle, è riprodotta nell’annessa fotografia; questa fu presa addì 9 agosto alle ore 16,15 dalla parte di levante nei pressi del masso portante il segnale N. 4. In essa si scorgono pure sullo sfondo i seracs e l’estremità occidentale del ghiacciaio della Tribolazione, come già abbiamo accennato.
Il ghiacciaio di Money nella sua parte alta sud-ovest discendente dalla Roccia Viva è molto accidentato e si distingue malamente da quello di Grand Croux; nella restante sua parte elevata è diviso in due bacini alimentanti, o circhi terminali, dal crestone che discende dalla Tour St.-Ours (3602 m.) in direzione est-ovest. Queste due plaghe ghiacciate si riuniscono a valle di detto crestone alla quota 3219 per tosto separarsi nuovamente in due rami alla quota 3150 in causa di altra cresta di roccia.
Fatta astrazione della sovraccennata parte triangolare a sud-ovest presso la Roccia Viva, il ghiacciaio di Money ha superficie e pendìo assai regolare per due buoni terzi della sua estensione, regolarità alquanto turbata nella striscia che unisce la estremità inferiore con quella superiore dei due sovraccennati crestoni divisori. La regolarità va diminuendo e la pendenza aumentando nei due rami inferiori in cui si suddivide e termina il ghiacciaio. In complesso, la sua superficie è più pianeggiantee meno tormentata che non quella dei ghiacciai di Grand Croux e della Tribolazione.
Il ramo di destra del ghiacciaio di Money termina inferiormente con tre testate presso le quote 2605, 2673 e 2614 della carta Paganini.
Scelto un grosso blocco di gneiss sulla morena laterale destra, sulla sua parete che guarda il ghiacciaio scolpimmo il segnale + Nº 8, 1895, D.P. e sulla sua faccia superiore tracciammo col minio una freccia cogli estremi scolpiti. Questa freccia che, prolungata, passerebbe per il centro della sottostante croce, segna l’allineamento passante per il piede della testata di destra del ghiacciaio ed inoltre la sua visuale mira alla base a sinistra dell’osservatore della Testa di Valnontey. La visuale che dal segnale va all’estremità della testata intermedia del ghiacciaio colpisce esattamente la punta della Becca di Gay; finalmente, la visuale che passa per l’estremità della testata sinistra passa pure per il punto dove la cresta rocciosa discendente dalla Becca di Gay si proietta sulla cresta ghiacciata del Colle di Grand Croux.
Il ramo sinistro del Money discende invece di ben 300 metri più in basso; a 2600 si restringe bruscamente con una linea che è il prolungamento del limite del ramo destro; quindi alla quota 2411 si restringe nuovamente per discendere poi ancora un dislivello di 100 metri e raggiungere così l’estremo limite con una lingua di ghiaccio molto allungata.
È caratteristico l’aspetto che offre questo ramo del ghiacciaio di Money quando lo si osserva da certi punti della valle; osservato per es. dalla morena sinistra, presso la fronte del ghiacciaio della Tribolazione, esso appare come una gigantesca pelle di fiera distesa quale tappeto con una zampa protesa; e noi l’abbiamo chiamatola zampa di leone.
Tale aspetto apparisce molto bene dalla qui riprodotta fotografia presa alle ore 13 del 9 agosto dallo sprone roccioso presso l’estremità sinistra della fronte del ghiacciaio della Tribolazione e sul quale sta il segnale N. 5.
Le irregolarità superficiali del ghiacciaio coi conseguenti effetti d’ombra producono delle screziature che rendono grande l’accennata rassomiglianza. La fotografia abbraccia il tratto di cresta che va dalla Punta Cisseta alla Roccia Viva; vi si vedono nettamente i due rami in cui è diviso il ghiacciaio dal sovradescritto crestone roccioso; sulla destra del quadro appare pure l’estremo lembo destro del ghiacciaio del Grand Croux, separato dal Money da un grosso costolone di roccie.
A quanto precede si riducono le osservazioni da noi fatte sulle condizioni attuali dei ghiacciai del Gruppo del Gran Paradiso; ci rimane a dire di alcune altre osservazioni fatte in passato, ora molto preziose per ricostrurre la storia glaciale contemporanea della Valnontey, risalendo fino a più di 60 anni addietro.
Sopra un macigno sporgentesi presso il letto del torrente, ad un quarto d’ora di cammino circa sopra il ponticello da noi scelto per origine delle nostre coordinate, ritrovammo il segnale postovi nel 1833 dal curato Chamonin ad indicare l’estremo limite cui arrivava in allora il gran ghiacciaio di Valnontey, costituito dall’unione di quelli di Money, di Grand Croux, della Tribolazione e, secondo alcune informazioni, anche da quello dell’Herbetet.
Le coordinate di questo segnale riferite al sovraindicato sistema d’assi ortogonali, sono:
X = -717,42, Y = -387,80.
Abbandonando questo segnale e raggiungendo la strada di caccia dell’Herbetet, dopo breve percorso si arriva al punto in cui questa è attraversata dal torrente che scende dall’Herbetet, dopo di che la strada s’arrampica con comode risvolte su alcune balze di roccie arrotondate e striate. Su una parete verticale di queste roccie sta scolpita la seguente iscrizione:
E. D’Albertis—J. P. Carrel.
Questo è il segnale che nel 1866 l’egregio abate valdostano Giovanni Pietro Carrel e l’illustre esploratore genovese Enrico D’Albertis ponevano per segnalare il limite inferiore del ghiacciaio di Valnontey. Questa segnalazione è completata da altro segnale, posto pure nello stesso anno più in basso presso il torrente: la retta che univa questi due segnali rappresentava, in direzione trasversale all’asse della valle, il detto limite.
Come già per il segnale Chamonin, abbiamo con tutta cura collegato colla nostra poligonale topografica questi due punti, le cui coordinate sono le seguenti:
1º segnale (superiore) X = -1004,17, Y = -547,45
2º segnale (inferiore) X = -1035,05, Y = -530,50
La retta che li unisce quasi in direzione di N.NO.—S.SE. fa colla linea N-S un angolo di 28° 45´ 39″, e la distanza fra i due punti risulta di m. 35,25.
Abbiamo così tre limiti ben accertati nel ghiacciaio di Valnontey in epoche diverse: nel 1833, nel 1866, ed i limiti attuali dei singoli ghiacciai in cui quello si è suddiviso ritirandosi.
Prendendo in considerazione la bocca orientale del ghiacciaio della Tribolazione, di cui conosciamo le coordinate
X = -1082, Y = -1108,
deduciamo che il cammino percorso nel suo regresso dal ghiacciaio dal 1833 al 1866 è di metri 348,21 in 33 anni, cioè m. 10,55 all’anno in media, e che il cammino percorso dal 1866 al 1895 per arrivare all’attuale limite orientale della Tribolazione fu di m. 960,06 in 29 anni, con una velocità media annua di m. 33,10 dato che il cammino siasi sempre effettuato nel senso del ritiro.
La velocità così risultante appare nel secondo trentennio considerato tripla di quella del trentennio precedente; ma tale valore non è applicabile certamente a tutto il periodo 1866-1895, perchè in questo dobbiamo distinguere tre parti, cioè il primo periodo che va dal 1866 al momento in cui il ghiacciaio di Money si è staccato dagli altri due; il secondo che va da questo momento a noi ignoto all’altro pure ignoto in cui si separarono anche i due ghiacciai di Grand Croux e della Tribolazione; il terzo infine che dal momento di quest’ultima separazione arriva fino all’agosto 1895.
In queste tre parti la velocità di regresso dovette evidentemente essere assai differente: dal 1866 fino a quando i tre ghiacciai continuarono ad essere riuniti, una sola era la fronte, e la superficie d’ablazione piccola in confronto della massa glaciale; nella seconda parte la velocità di regresso deve essersi notevolmente accresciuta per l’accresciuta superficie frontale di ablazione; nella terza parte, infine, tale velocità deve essersi ancora aumentata grandemente per i due ultimi ghiacciai, essendosi anche per questi più che raddoppiata la superficie frontale d’ablazione.
Con questa considerazione si potrebbe dar ragione dell’enorme differenza nelle due sovrascritte velocità di ritiro, senza bisogno d’ammettere che sia avvenuto qualche brusco cambiamento nelle condizioni locali regolanti il regime glaciale.
Del resto, l’ultimo valore della velocità di ritiro di quei ghiacciai può essere assai lontano dal vero, anche perchè noi non conosciamo esattamente il momento in cui le fronti dei singoli ghiacciai si disposero nell’attuale loro posizione.
Vedremo in seguito come da altri dati si deduca per la velocità di ritiro subito dopo il 1866 un valore assai maggiore, ecome verso il 1885 questa sia diminuita assai; manteniamo ciononostante le considerazioni poc’anzi svolte perchè, nella grande incertezza in cui ora ci troviamo riguardo alla legge del ritiro di quei ghiacciai; esse servono, se non ad altro, a sviscerare sempre meglio tutte le particolarità del fenomeno.
Che quei ghiacciai si siano ritirati oltre il limite attuale e quindi nuovamente avanzati, lo neghiamo, e lo neghiamo con certezza almeno fino a tutto il 1889, e non crediamo nemmeno che ciò abbia potuto succedere nei successivi 6 anni, se dobbiamo prestar fede alle informazioni locali.
Che alcuni di quei ghiacciai dopo essersi ritirati si siano nuovamente avanzati dopo il 1881, lo afferma il dott. Virgilio di cui riportiamo integralmente il seguente lungo brano[79]: «I tre maggiori ghiacciai del massiccio del Gran Paradiso, compresi appunto nel Vallone di Valmontey, quelli cioè della Tribolazione, di Grancrou e di Money, hanno subìto in questi ultimi venti anni una marcatissima diminuzione. Nel 1875 le loro estremità riunivansi in una fronte terminale unica; ma dopo il 1875 esse si erano ritirate e disgiunte. Tale periodo di ritiro continua tuttora (1885) per il solo ghiacciaio di Money, mentre per gli altri due si è già iniziato circa dal 1881 il periodo d’avanzamento, per cui questi sono di nuovo uniti per le loro fronti terminali».
«La ragione di questa differenza nelle variazioni periodiche di tre ghiacciai vicinissimi fra di loro, per cui uno trovasi in ritardo circa l’iniziarsi del suo periodo d’avanzamento, periodo già cominciato negli altri due, sta a parer mio, nella conformazione ed orientazione dei rispettivi bacini di raccoglimento delle masse di ghiaccio. Infatti, i bacini glaciali della Tribolazione e di Grancrou sono ampi, pochissimo accidentati e rivolti a nord, mentre quello di Money è molto accidentato, interrotto da speroni rocciosi e rivolto ad ovest. In conseguenza di ciò deve risultare una maggior ablazione per quest’ultimo ghiacciaio.»
Piede del ramo ovest del Ghiacciaio della TribolazionePiede del ramo ovest del Ghiacciaio della TribolazioneDa una fotografia dell’ing. A. Druetti.
Piede del ramo ovest del Ghiacciaio della TribolazioneDa una fotografia dell’ing. A. Druetti.
Scarpa terminale del Ghiacciaio dell’HerbetetScarpa terminale del Ghiacciaio dell’HerbetetDa una fotografia dell’ing. A. Druetti presa dalla parte destra della morena frontale.
Scarpa terminale del Ghiacciaio dell’HerbetetDa una fotografia dell’ing. A. Druetti presa dalla parte destra della morena frontale.
Il Baretti, ricordato il fatto del constatato ritiro di quei ghiacciai dopo il 1865, è più prudente nel pronunciarsi circa un nuovo periodo d’avanzamento, ad ammettere il quale però è propenso. Ecco le sue parole: «Pei ghiacciai che scendono dal Gran Paradiso nel vallone di Valnontey abbiamo il seguente dato, da noi raccolto e consegnato in un lavoro,Per rupi e ghiacci, pubblicato nel 1875: i ghiacciai del bacino nel 1865 si fondevano assieme in una sola fiumana in basso: nel 1874 eranogià disgiunti per ritiro di quasi 750 metri; il ritiro continuò fino al 1883. Non sappiamo quali varianti siano avvenute in questi ultimi nove anni; l’abate Carrel, studiosissimo di cose naturali ed abitante a Cogne, sarebbe la persona adatta in superior grado a tener nota delle variazioni che ora supponiamo nel senso di accrescimento.»[80]
Notiamo intanto che dalle osservazioni del Baretti si deduce una velocità di ritiro nel ghiacciaio di Valnontey di 83 metri all’anno in media nel periodo 1865-1874.
Per meglio conoscere le vicende del fenomeno glaciale in questione, noi ci serviamo appunto delle preziose osservazioni locali fatte dal 1871 al 1889 dall’ab. Carrel, circa la cui competenza in merito condividiamo pienamente l’opinione del Baretti.
L’abate Carrel addì 19 ottobre 1876 fece uno schizzo dei ghiacciai di Valnontey che porta, oltre la sua firma, l’indicazione: «Cette vue a été prise, en montant à l’Herbetet, au point culminant d’où la route royale redescend». In questo stesso punto si recò negli anni successivi a riprendere la stessa veduta e potè così raccogliere una serie di schizzi dai quali appariscono le condizioni di quei ghiacciai nelle epoche seguenti oltre la sovrascritta: 5 novembre 1877, 15 ottobre 1879, 23 settembre 1880, 22 agosto 1883, 2 settembre 1884, 1 ottobre 1886, nel 1888, e 6 settembre 1889[81].
Il cortese abate avendoci consegnati i suoi schizzi (del che vivamente lo ringraziamo) ce ne varremo fin d’ora per chiudere questo lavoro.
Dalla veduta presa il 19 ottobre 1876 il ghiacciaio di Money risulta completamente staccato dagli altri due e confinato nelle rupi scoscese sulle quali si distende attualmente la «zampa di leone»; la sua forma però non è così ristretta, ma presenta una larghezza assai maggiore. Vi si vede inoltre tracciata chiaramente la strada di caccia che, staccandosi da quella dell’Herbetet, attraversa su un ponticello il torrente e sale sul fianco destro della valle, dapprima con parecchi zig-zag e quindi, dopo una larga risvolta, rimonta le rupi sottostanti al ghiacciaio di Money con un’altra serie di fitti zig-zag fino ad un appostamento di caccia.Questa strada ci si disse costrutta nel 1872 o 1873; per cui già a quell’epoca il ghiacciaio di Money si era staccato dagli altri due. Questi costituenti un unico ghiacciaio, dal Carrel detto ora di Valnontey ora di Grand Croux, hanno il loro limite un poco a monte dei primi zig-zag sovraccennati, in un punto che ci pare di poter stabilire alla distanza di 500 metri dal limite del ghiacciaio nel 1866; ne risulterebbe pertanto una media velocità di regresso di 50 metri all’anno.
Dagli schizzi posteriori risulta che negli anni successivi il ghiacciaio di Valnontey andò gradatamente ritirando in alto il suo piede terminale, rimanendo pur sempre uniti i suoi due ghiacciai costituenti fino al 1884; nel 1886 apparisce la separazione dei due ghiacciai che andò sempre meglio accentuandosi negli schizzi relativi al 1888 e 1889.
Queste osservazioni contraddicono pertanto all’asserzione sovraricordata del dott. Virgilio, perchè, se dopo il 1881 quei due ghiacciai avevano la fronte comune, questo non era per causa d’un avanzamento, ma perchè ancora non s’erano separati, separazione avvenuta verso il 1886 ed esistente tuttora. E che nell’intervallo fra il 1884 ed il 1886 abbia continuato il ritiro in quei ghiacciai lo dimostra la seguente circostanziatissima affermazione scritta di pugno dell’abate Carrel a tergo dello schizzo che porta la data del 1º ottobre 1886 e che si riferisce al ghiacciaio di Grand Croux separato da quello della Tribolazione, ivi detto del Gran Paradiso: «Le 1roctobre 1886 je suis parti de Cogne a 6h¼ du matin, et ayant passé par le sentier de l’Herbétet, je suis arrivé au point culminant d’observation a 9h¼. Le jour n’était pas propice pour dessiner parce que la dernière neige tombée couvrait en partie les roches et ne permettait pas de distinguer d’une manière sûre la roche du glacier. Cependant j’ai pu vérifier que le glacier a reculé de 27 mètres depuis le 2 septembre 1884».
Aggiungeremo ancora che i punti in cui sono segnati i limiti inferiori dei ghiacciai di Grand Croux e della Tribolazione negli ultimi schizzi del 1888 e 1889 ci paiono approssimativamente quelli attuali, ciò che però verificheremo. Inoltre, in tutti 9 gli schizzi il ghiacciaio di Money appare stazionario sulle roccie sulle quali arriva tuttora il suo ramo sinistro.
In quanto poi all’attribuire le differenze nelle variazioni periodiche di ghiacciai, anche vicinissimi, alla conformazione ed orientazione dei rispettivi bacini di raccoglimento delle masse di ghiaccio, siamo in massima d’accordo col dottor Virgilio;ma, venendo al caso concreto, dobbiamo però fare qualche osservazione. Da quanto abbiamo detto precedentemente e che chiaramente risulta dalla semplice ispezione della carta del Paganini, il bacino glaciale del Money è meno accidentato ed interrotto di quelli di Grand Croux e della Tribolazione; e, riguardo all’esposizione, quello di Money, quello di Grand Croux e parte di quello della Tribolazione sono nelle identiche condizioni, cioè con esposizione a nord-ovest, mentre soltanto quello della Tribolazione (e non tutto) è esposto a nord-est.
Noi crediamo più conveniente, per spiegare il più rapido ritiro del ghiacciaio di Money in confronto degli altri due, ricorrere ad un’altra legge esattamente verificata per i ghiacciai della Valnontey, quella cioè per la qualela resistenza dei ghiacciai all’ablazione è tanto maggiore quanto maggiore è l’elevazione dei loro circhi terminali a parità della loro estensione, ed a parità d’elevazione e d’esposizione è tanto maggiore quanto più i ghiacciai sono vicini al centro del massiccio ricoperto di ghiacci. Si sa infatti che la temperatura dell’atmosfera va diminuendo coll’altezza, e, nei limiti delle massime altezze delle nostre montagne, ciò favorisce una maggior precipitazione di acqua allo stato di neve.
Una gran massa ghiacciata, qual è il massiccio del Gran Paradiso, non può a meno di far sentire la sua azione refrigerante intorno e sè, e l’effetto suo va diminuendo naturalmente colla distanza. Ecco infatti che, a parità d’esposizione e d’altre circostanze, noi vediamo nella Valnontey i ghiacciai rialzare la quota del loro limite inferiore di mano in mano che s’allontanano dalle eccelse altezze (Gran Paradiso, Becca di Moncorvè, Punta di Ceresole e Testa di Valnontey) che costituiscono il nocciolo di quella regione ghiacciata. Così noi vediamo i ghiacciai della Tribolazione, di Grand Croux ed il ramo sinistro del Money discendere colle loro fronti sotto i 2400 metri; quindi a destra vanno salendo le fronti del Money a 2600 m. circa, di Patrì a 2750 circa e di Valletta a 2850; e finalmente sulla sinistra le fronti risalgono oltre i 2900 pei ghiacciai di Dzasset e d’Herbetet, a 2950 circa per quello del Sertz ed a circa 3000 per quello di Lauzon.
Da quanto abbiamo esposto si può adunque concludere che i ghiacciai della Valnontey hanno in poche diecine d’anni subìto un rilevantissimo regresso, che se questo non continuò anche negli ultimi anni, in questi si sarà mantenuto uno stato stazionario, ma che tutto porta ad escludere qualsiasi avanzamento.
In relazione coi movimenti oscillatori dei ghiacciai sta evidentemente la piovosità e caduta di neve in un dato periodo di tempo.Le osservazioni fatte a Cogne, ad Aosta e in altre località della valle dall’abate Carrel e da altri fanno constatare una notevole diminuzione nella piovosità della Valle d’Aosta. Non abbiamo ancora i dati relativi a Cogne che il Carrel sta compilando; ma tuttavia non sarà del tutto fuor di luogo riprodurre il seguente quadro compilato e pubblicato[82]da questo prete osservatore e studioso, e che porta la data del 1º luglio 1896. In esso sono comparate le quantità d’acqua caduta ad Aosta sotto forma di pioggia o di neve nel quinquennio 1841-1845 registrate dal canonico Georges Carrel, con quelle relative al quinquennio 1891-1895 notate da J. P. Carrel, esattamente cinquant’anni dopo.
È veramente notevole la diminuzione di più che un terzo fra l’acqua caduta nel primo quinquennio e quella caduta nel secondo.
Quando si potessero avere per tutta la regione alpina i dati pluviometrici per lunga serie d’anni, allora il problema glaciale entrerebbe nel suo vero campo: nel campo della meteorologia.
Prima di por fine a queste pagine registriamo una parola di encomio per la guida Giuseppe Barmaz di Pré-St-Didier che ci fu compagno per una ventina di giorni nelle nostre peregrinazioni. Quanto egli ci fu guida capace e sicura nei pericoli, altrettanto si addimostrò paziente ed intelligente nell’aiutarci nelle nostre disagevoli ricerche e segnalazioni le quali se pur riuscirono così modeste, lo sarebbero forse state ancor più senza l’opera sua.
Torino, luglio 1896.
F. Porrodella Sezione di Cremona.A. Druetti,Relatore.
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