Ad ogni, modo, ci pare quasi certo chei larici della Stellasianogli alberi viventi più in alto non solo dell’Europa, ma anche di tutte le catene attorno al Mediterraneoe sino alle isole Canarie, eccettuando forse il Caucaso. Nelle Alpi settentrionali non vi sono alberi sopra i 2450 m.; nel Delfinato, secondo Schlagintweit, crescono larici ed arole sino ai 2500 m., e nei Pirenei, sul Canigou, abeti rossi a 2410 m.; perfino il Juniperus fœtidissima, nel Tauro, non sembra superi i 2600 m. È vero che non sappiamo niente di sicuro sul limite degli alberi nelle Alpi Marittime ad ovest della Tinea; ma, stante la denudazione molto avanzata di quelle montagne, è molto improbabile che abbiano alberi sopra i 2500 m., tranne forse nel vecchio e bandito bosco della Sylve, sul fianco meridionale della Valle dell’Ubayette.
Rileviamo qui il fatto che lacresta della Stellasi trovasul lato nord delle Alpi Marittime, quindi essanon ha più alcun rapporto col clima mediterraneo; inoltre è degna di nota (sebbenefortuita) la suavicinanza alla più alta montagna delle Alpi Marittime, di cui non è che un contrafforte. Non è però difficile spiegare la straordinaria estensione in altitudine degli alberi sopra il vallone Lourousa: i fianchi della Stella formano un dorso diretto a nord-ovest, dai fianchi ripidi, ma non troppo precipitosi per impedire lo sviluppo di un bosco, e sempre più dolci man mano che si scende; vi mancano i burroni sassosi, le frane ed i canali di valanghe; i monti a settentrione ritengono i venti del nord, e densi vapori caldi salgono, quasi ogni sera, dalle sorgenti solforose verso oriente. Più importante ancora è il fatto, che il bosco della Stella è molto distante dall’abitato di Valdieri e poche decine di anni fa era accessibile con difficoltà; ora, da oltre trenta anni, esso fu lasciato e perfino ingrandito, affine di proteggere lo stabilimento delle Terme contro possibili valanghe e per offrire piacevole passeggio ai villeggianti. Esso occupa circa cento ettari, cominciando immediatamente dietro lo Stabilimento, dal quale un delizioso sentiero conduce per esso nel vallone Lourousa. Le radure prative, i solchi che servono allo scolo delle acque nella primavera, ed i dirupi che ne interrompono qua e là la continuità, aumentano il pittoresco del paesaggio, e permettono di gettare lo sguardo sui monti veramente colossali che s’innalzano d’attorno. Nella parte più bassa abbondano i faggi, tra i quali vedonsi esemplari di magnifico fusto, slanciati e diritti: uno dei più grossi porta sulla corteccia le parole «Dio grande» incise da un ammiratore. Più in alto cominciano a predominare gli abeti bianchi, generalmente molto regolari ed eleganti. Sopra i 1500 m. mostransi poi magnifici abeti rossi, e quindi i larici si fanno sempre più numerosi, finchè rimangono i soli rappresentanti.
Oltre al pino, ai due abeti ed al larice, le Alpi Marittime superiori vantano ancora tre conifere assai meno comuni.—Iltasso(taxus baccata), albero diffuso dalla Siberia orientale sino all’Algeria ed alle isole Azzorre e di cui nell’Inghilterra trovansi esemplari la cui età venne calcolata a circa 4000 anni, oggidì è dappertutto raro, cosicchè sparirà tosto o tardi dalle foreste. Nelle Alpi Marittime si trova sparso qua e là, tra 1000 e 1800 m. nei boschi di Mairis, di Libarè vicino a Venanzone, di Beuil tra il Varo e la Tinea, di Courmes (circondario di Grasse), ecc.; secondo il dott. Henry se ne incontrerebbero parecchi grandi tronchi nel basso vallone di Fontanalba, sopra Casterino, in mezzo ai larici, ed uno di essi misura 5 m. di circonferenza, ciò che corrisponderebbe ad una età moltoragguardevoletenutoconto del lentissimo sviluppo di questa specie, di cui ivi mancano affatto gli esemplari giovani.
Ilpinus montanaMill., limitato ai sistemi montuosi centrali dell’Europa, con numerose e svariate forme, si distingue dal pino selvatico per il suo fusto più compatto, i suoi aghi pronunziatamente verdi, i coni ottusi e talvolta curvati, ecc. La sua forma arborea (f. uncinata) predomina sul versante spagnuolo dei Pirenei, mentre nelle Alpi è diffusa dal Ventoux all’Engadina. Nelle Alpi Marittime viene menzionata nelle foreste di Mollières, di Fremamorta, di Salèses, di Cavallé, delle Finestre e dell’Aution; trovasi anche, secondo l’Ardoino, sul Colle di Tenda, mentre noi non lo trovammo nel bacino del Roja, ma nella Valmasca (da m. 1750 sul fianco sud a 2150 m. nel vallone dell’Agnel) e su ambidue i fianchi del Monte Urno, ove cresce a 2100 m. insieme agli ultimi larici. V’è una delle varietà arbustiformi di questa specie, probabilmente la f. pumilio, la quale dalle Alpi, in cui non fu finora menzionata a sud del Delfinato, passa ai Carpazi, al sistema Sudetico ed ai Balcani settentrionali, mentre sull’Appennino, dalla Majella all’Aspromonte, cresce un’altra forma (f. magellensis, da taluni però considerata quale varietà nana del pino di Corsica). Gli esemplari che trovai sono arbusti alti da 1 a 3 m., con tronchi in parte abbastanza larghi e lunghi, però curvati in forma di S, con rami drizzati all’estremità, gli aghi mostranti un verde vivo, e coi coni radunati tre per tre (due orizzontali ed uno verticale). Il Dellepiane menziona foreste di Pinus montana sui fianchi meridionali dei Pizzi di Cornia e d’Ormea, sopra la Valle del Tanaro, quasi sino a 2400 m.
L’arola(Pinus cembra) è, come il larice, un’albero di Siberia confinato, nell’Europa, alle Alpi ed ai Tatra, e facentesi sempre più raro. Però, nelle Alpi Marittime non è così raro come lo fa credere Ardoino, che lo menziona solo in pochi luoghi isolati, tra il vallone di Jallorgues sopra San Dalmazzo Selvatico e la Cima di Nauca sopra Fontana; sul fianco sud delle Alpi Ligustiche pare manchi affatto, eccettuati gli esemplari recentemente piantati a sud-est del Colle di Tenda; non credo poi che si trovi nelle valli di Vinadio. Quest’albero si trova qui ben raramente sotto a 1750 m. (in Val Gordolasca forse già a 1600 m.); è comune nei boschi di larici della Valmasca, ove rimonta quasi tanto alto che il larice, sul Monte Peiracuerta e sopra il vallone dell’Agnel (forse ad oltre 2300 m.), nella Valle dell’Inferno (sino a 2350 m. a sud-est del Lago Carbone) e sul fianco orientale dellaVal Gordolasca; trovasi poi nelle foreste del Borreone, del Cavallé, di Saléses e di Fremamorta (quivi sino a 2350 m.). Ma specialmenterimarchevole è la sua diffusione sul lato nord delle Alpi Marittime. Già nel 1892 notammo, nel vallone della Barra, dietro a San Giacomo, ad oltre 2000 m. sulle ripide creste laterali, alberi nerastri molto distinti dalle boscaglie di faggi ed ontani, che soli crescono sui fianchi inferiori; negli anni seguenti, ritrovammo lo stesso fenomeno nelle valli attigue, e riconoscemmo che tali alberi erano arole. Nel vallone di Monte Colomb, ove trovansi giovani boscaglie di faggi, al di sopra di questi da 1850 m. in su, vedonsi in molti siti le arole, sempre separate tra loro da spazi abbastanza grandi e spesso affatto isolate, raramente riunite in piccoli gruppi; sulle scoscese creste che dominano il gias Murajon, se ne vedono sino a 2350 m.; sulla cresta del Tor sino a circa 2400 m., ed a simile altitudine ne crescono numerose tra le balze sotto il Lago della Roccia, mentre mancano affatto nel vallone del Vej del Bouc. Nel vallone della Ruina, oggidì affatto privo di boschi, le prime arole si mostrano tra 1700 e 1800 m. sulla parete a sud del lago e sulla cresta orientale; sopra il bacino del Monighet soprano rimontano molto alto su ambidue i lati, specialmente sulla Rocca Barbis, sotto il Colle Chiapous, ove ve n’è una a 2400 m. Nei boschi di conifere attorno alle Terme di Valdieri non incontrammo arole, ma se ne trovano nel vallone di Meiris, insieme a larici, a sud del Lago Sottano (1850 m.) ed a 2000 m. sulle rocce vicino alla strada. Da questa diffusione dell’arola si potrà argomentare che in queste valli v’erano un tempo grandi foreste di tali alberi, rivestenti le pendici forse da 1600 m. in su; ora non ne sono rimaste che poche traccie nei siti più favorevoli od inaccessibili all’uomo.
Leboscagliedella regione alpestre si possono suddividere in quelle deiluoghi freschie bene irrigati, ove predomina unagrande varietà di cespugli a foglie caduchee in quelle dellesecche pendici, costituite per lo più da una specie sola.—Le prime trovansi specialmente nei burroni umidi, lungo i rivi e su pendii non troppo ripidi, esposti verso nord; le più estese sono nelle vallate settentrionali, specialmente dietro al gias Murajon, nel vallone della Barra sotto il Prajet, sulla parete a sud del Lago della Ruina, sul fianco ovest di Val Pesio, ecc., mentre a meriggio della grande catena le trovammo meglio sviluppate nella Valmasca. La loro fisonomia è molto differente da quella delle foreste subalpine, rassomigliando esse piuttosto alle boscaglie di betulle nane della Lapponia. Scendendo dalle tristissimepetraie dei circhi superiori, si giunge quasi all’improvviso in quei folti e freschi recessi di grandi arbusti verdi, il cui fogliame molto svariato, ma sempre abbastanza largo, mantiene l’umidità del suolo, cosicchè tra le muffe e lungo i ruscelli crescono alte erbe e felci, che mancano quasi affatto ai radi e secchi boschi di larici; gli animali vi trovano un sicuro riparo, le farfalle, gli insetti e gli uccellini animano questa vegetazione attraente, che nell’autunno brilla dei più vivi colori, mentre nell’inverno sparisce affatto sotto le nevi.
Nelle valli settentrionali è specialmente comune ilfaggio, che, sotto forma di arbusto, riveste pendici abbastanza ripide, nel vallone di Meiris (lungo la strada fino a pressochè m. 1850), sul Matto dietro le Terme di Valdieri, nel vallone di Monte Colomb (a m. 1700 sul fianco orientale, a quasi m. 1800 sulla Cucetta e vicino al gias Murajon), nei burroni ad ovest della Val Pesio (tra 1400 e 1800 m.), ecc.
L’ontano verde(Alnus viridis), che comincia in generale laddove cessa il nocciuolo, accompagna spesso gli arbusti di faggi, mentre più in alto forma talvolta per sè solo boscaglie abbastanza estese, lungo le balze rocciose; sul lato sud, scende a 1200 m. ad ovest di Tenda e a 1300 m. sul Monte Mulacier dietro a Mentone. Nel vallone di Meiris trovasi fra 1500 e 2250 m.; ad est del Lago Brocan e a sud del gias Murajon sino a 2150; sul fianco del Colle Chiapous, come sulle creste della Mourionera e della Cucetta, sino a circa 2300 m.
Ilsorbo(S. aucuparia) non è raro già lungo i rivi delle vallate montane, scendendo fino a Robilante (m. 700) sulla Vermenagna, a Demonte, ecc.; nelle valli superiori trovasi specialmente sotto forma di arbusto bellissimo, col suo fogliame pinnato, verde chiaro, dentellato e colle ombrelle di frutti simili a coralli; però non è raro incontrarlo, sino ai più alti siti dove cresce, sotto forma di albero alto parecchi metri; trovasi in tutte queste valli, a 1750 m. nel vallone di Vallasco, a 1800 m. nella Valmasca, nel bosco della Stella, a sud del Lago della Ruina, e perfino a 2000 m. tra le arole a sud del gias Murajon.
IlCotoneaster vulgarised ilPrunus brigantiacanon sembrano oltrepassare i 1800 m., essendo questo anche pressochè il limite superiore di diverserose(R. alpina a m. 1850, sopra il vallone Vej del Bouc) e del Rhamnus alpinus. Illampone(Rubus idæus) rimonta talvolta più alto di 2000 m. (a 2300 m. sul fianco est del Colle Chiapous). IlSalix nigricans(sugli schisti umidi) a 2050 m. (vallone di Caramagna, ecc.). IlCytisus alpinus, sotto forma dipiccolo albero, è comune tra 1400 e 1700 m. nelle boscaglie e nelle foreste attorno alle Terme di Valdieri, poi nella Val Gordolasca, ecc., mentre ilSambucus racemosasi tiene circa nella stessa zona. A tutti questi cespugli aggiungesi poi ilrododendro, che nelle boscaglie a sud del Lago della Ruina vedesi in esemplari molto cospicui, con foglie abbastanza lunghe; più raramente il Ginepro nano e la Dafne alpina.
Assai più bassi sono ivaccinii, che specialmente nelle valli settentrionali rivestono da loro soli gran parte delle pendici superiori; predomina ilmirtillo(V. myrtillus), che scende raramente sotto ai 1600 m. (a 1500 m. nei valloni di Meiris e Desertetto), rimontando a 2300 m. sopra il Lago sottano di Valmasca e quello dell’Olio come anche ad est del Colle Chiapous, a 2350 m. dietro il Lago Vej del Bouc, ecc. IlV. uliginosum, più piccolo, non si trova quasi sotto a 1800 m. (nel bosco della Stella a 1700 m.), ma cresce ancora tra aride rocce, perfino sulle cime del Diavolo e della Valletta Grande, e sul Passo di Valmiana (circa m. 2920). IlV. vitis idæa, dal fogliame sempre verde, sembra sia limitato qui alle alte vallate della Stura e della Tinea. Nella stessa zona trovansi l’Arctostaphylos uva-ursi (Cima del Diavolo, ecc.) e l’Empetrum nigrum, abbastanza raro, mentretre piccolissimi salici(S. reticulata, S. retusa, S. herbacea) sono limitati alle alte cime, quest’ultima trovandosi per esempio sulla Cima del Diavolo (m. 2687).
Sulle pendici più aride, formano a loro soli grandi boscaglie il rododendro ed il ginepro nano, quasi mai riuniti, ma dividendosi talvolta i due fianchi di una valletta. Ilrododendro(R. ferrugineum), alto sino ad un metro, è il più comune fra tutti gli arbusti delle Alpi Marittime, tra 1500 e 2200 m.; però non abbiamo particolari sulla sua diffusione nel territorio francese, ove manca almeno, a quanto pare, alle calde montagne calcaree dei circondari di Grasse e di Nizza, mentre nelle Alpi Ligustiche trovasi ancora sul lato nord del Bric dell’Agnellino tra Finale e Bardineto, ad appena m. 1300 sul mare, la cui costa rivestita da palme ed aranci è ivi distante appena 10 chilometri. Nella Val Roja, vedonsi rododendri a 1400 m. nella foresta di Maima a nord-ovest di Tenda. Il magnifico aspetto di quei cespugli fioriti si può avere qui nel giugno e sino alla metà di luglio; sul lato nord non raramente ancora verso la fine d’agosto, mentre trovai perfino un’esemplare fiorito il 15 settembre 1892 nella Val Gordolasca; sui rami trovansi escrescenze simili a piccole pesche e che hanno un gusto dolcigno, alquanto resinoso.
Il rododendro, come anche tutti i cespugli robusti, manca affatto ai carsi che attorniano la Cima di Marguareis, ma si trova però nelle Alpi Ligustiche, sulle rocce marmoree del Colle della Boaira, sulla Cima di Velega, nei rami terminali di Val Pesio, sul Monte Armetta sopra Ormea, ecc. Nel gruppo centrale delle Alpi Marittime esso forma invece spesso boscaglie fittissime, quasi impenetrabili all’uomo, cosicchè costituiscono il rifugio preferito dai fagiani e da altra selvaggina. Nella Valmasca, piccoli esemplari vedonsi ancora sopra il Lago del Basto e poco sotto al Lago Agnel (m. 2426), mentre sui fianchi dei valloni della Gordolasca e di Peirabroc trovansi sino a 2500 m.; i più alto-viventi li vedemmo sulla Cima del Diavolo (m. 2687), nelle fessure ad oriente del Colletto Ciaminejas (m. 2770), sul Colle Chiapous (a quasi m. 2520) ed attraverso i massi sul fianco nord del Passo di Valmiana, a circa 2700 m.
IlJuniperus nana, che pare non scenda sotto ai 1600 m., è specialmente diffuso nei burroni laterali di Val Gordolasca, sui colli Chiapous e Vej del Bouc (sino a 2300 m.), ecc.
Accanto alle boscaglie crescono spesso grandi e fittissime erbe, che ricoprono, per es., gran parte dei valloncini ad ovest della Val Pesio, del vallone della Barra, delle balze a sud del Lago della Ruina, ecc., distinguendosi pel loro fogliame largo ed elegante, come per la varietà dei loro vistosissimi fiori. Primeggiano fra essi: Delphinium elatum (talvolta alto da 1 a 2 metri), Aconitum napellus e lycoctonum, Anemone alpina, Aquilegia alpina (lungo i rivi nel bacino del Roja, ecc.), Polygala alpestris, Fragaria vesca, Athamanta cretensis, Eryngium alpinum (la «regina delle Alpi», abbastanza rara: vallone di Finestre, del Piz, ecc.), Valeriana montana e saliunca, Cirsium eriophorum e spinosissimum, Carlina acaulis, Solidago virgo aurea, Petasites albus, Aster alpinus, Arnica montana, Phyteuma orbiculare e Halleri, Campanula spicata, diverse genziane (così la G. asclepiadea, coi fiori d’un bell’azzurro), Digitalis ambigua, Nepeta nepetella (nei luoghi piuttosto secchi, così sul Colle di Tenda), Plantago alpina, Polygonum bistorta (attorno ai gias), Chenopodium Bonus Henricus, Thesium alpinum, Urtica dioica, Alchemilla alpina, Veratrum album, Fritillaria involucrata, Allium Schœnoprasum, Pteris aquilina, Lycopodium selago, ecc.
Fra itratti aridi della zona subalpinai più tristi forse, sotto il riguardo della flora, sono glialtipiani calcarei del Marguareis, ove non cresce altra pianta legnosa tranne la Daphne cneorum, mentre primeggiano erbe grigie e spinose che ricordano i montidella Siria; numerosi sono i cardi. Poco più ricca è la flora delleclapere, comprendendo oltre ai licheni (Lecidea geographica, ecc.), parecchie delle grandi erbe già citate. Spesseggiano l’Aconitum lycoctonum, la Scabiosa vestita, l’Adenostyles leucophylla (Lago Agnel ecc.) e alpina (ancora oltre i 2900 m. sul Passo di Valmiana), l’Arnica montana, l’Aronicum doronicum, l’Armeria alpina, il Myosotis alpestris, il Verbascum nigrum, il Thymus serpyllum (a quasi 2620 m. sul lato ovest del Colle Vej del Bouc, ecc.), la Stipa pennata e parecchie felci (Pteris aquilina, sui fianchi del Passo di Valmiana a quasi m. 2500; Allosurus crispus, sulla Cima del Diavolo e su quella della Valletta Grande m. 2812).
Fra lespecie che crescono nelle anfrattuosità delle roccemeritano speciale menzione: Paronychia serpyllifolia (rocce calcaree), Dianthus neglectus, Sedum anacampseros, Sempervivum piliferum e arachnoideum, Saxifraga aspera, S. aizoon, S. cæsia, Hieracium villosum, Gentiana verna, Allium narcissiflorum, ecc.;in una zona più elevatatengonsi Viola calcarata, Lychnis flos Jovis, Arenaria recurva, Meum athamanticum, Erigeron alpinus, Phyteuma pauciflorum, Veronica Allionii e alpina, Pedicularis Allionii, Carex sempervirens, ecc.
L’edelweiss(Leontopodium alpinum) non fu trovato da noi nel massiccio di gneiss; però, a quanto si dice, esiste sui monti attorno al Lago Agnel. Sulle alture di Peirafica è forse più comune che in nessun altro luogo delle Alpi, e sulle rupi scoscese calcaree delle Alpi Ligustiche se ne trovano bellissimi esemplari (sin oltre a 4 centim. di diametro). Il più basso punto ove cresce questo celebre fiore è forse la cresta di Monte Armetta (m. 1700), il più alto invece il Capelet di Raus (m. 2627).
Ponendo qui termine a questo nostro saggio, certamente incompleto per quanto risulti esteso, non esitiamo a soggiungere che ben altro di notevole vi è da dire sulle Alpi Marittime. Chi volesse descrivere la loro fauna, avrebbe da menzionare specie affatto meridionali, quali il gecco, la lacerta ocellata (lunga quasi un metro), la genetta, il fiammingo, la tarantola, non mancando per contro gli animali strettamente alpini.
Dai tempi più remoti poi, questo paese, limitrofo tra Gallia e Italia, offrendo i passi alpestri più vicini al mare, fu attraversato e disputato dai popoli più diversi, occupandolo in parte i Fenici, gli Etruschi, i Greci, i Celti, i Romani, i Longobardi, i Saraceni, ecc. Delle epoche storiche più diverse rimangono traccie:le imponenti fortezze neolitiche, costrutte con enormi massi sulle alture di Grasse e del Varo; le rozze incisioni delle Meraviglie, i dolmen, le tombe celtiche e romane, la strada militare che anticamente conduceva dalla Valle della Tinea alle Alpi Cozie, l’altare romano sul Monte Tournairet, le antiche escavazioni della Miniera di Valauria, attribuite ai Saraceni, le numerose e ben conservate rovine medioevali, come il borgo abbandonato di Castelnuovo sopra Nizza, e mille altre vestigia di più civiltà.
Quanto varie sono poi anche oggidì le condizioni della popolazione e dell’incivilimento: a Nizza il lusso più raffinato, la vita parigina, le splendide feste, e poco lungi contrade selvaggie, poveri villaggi piantati su rocce a picco;—a Monaco, giardini affascinanti, nei quali pur troppo spesso giacciono le salme degli infelici che v’hanno perduto la loro fortuna, ed in fondo alla Val Tinea i casolari di Prat, i cui abitanti non poterono trovare finora le seicento lire necessarie per acquistare un terreno ad uso di cimitero, cosicchè devono seppellire i loro morti in un’orribile sentina!
Ma lasciamo le miserie umane, e torniamo fra la semplice e cordiale popolazione alpestre, la più naturale forse che ora esiste. Facciamo di meglio, saliamo sulle alte cime ove spira quella vivida aria che ritempra il corpo e l’anima. Ed allora vedremo con uno sguardo, distesa sotto di noi, tutta questa ricchezza e varietà degli incanti, dal mare alla pianura, dai sempreverdi giardini alle cupe foreste, ai prati alpestri ed ai fiorellini che crescono sull’orlo dei nevati. E se allora non sentiamo in noi qualche riflesso dell’eterna forza e virtù della natura, avremo perduto il sentimento che dà il maggior pregio alla vita umana ed a cui si deve ogni progresso: l’amore dell’alto!
Fritz Mader(Sezione di Torino).
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NOTE:[83]Il rifugio della Barma fu trovato da noi, l’anno scorso 1895, completamente devastato, la porta della camera riservata agli alpinisti aperta e mancante perfino di serratura.[84]Di questa cima, poichè ebbi occasione di ritornarvi e di fare uno speciale e minuto studio della regione in cui sorge, mi riservo di trattarne in apposito articolo.[85]Vedi“Riv. Mens. C. A. I.„1892, pag. 82.[86]Vedi l’articolo diA. Viglino:Quattro giorni fra le Alpi Marittime, nella“Rivista Mensile„,vol. XIV (1895), pag. 460-469.[87]Vedi“Boll. C. A. I.„vol. XXVI, pag. 310.[88]Nel settembre del 1895, dopo una stagione molto nevosa, trovammo il ghiacciaio assai più esteso, coperto da neve molle e mancante della bergsrunde. La morena era più larga e ferma.[89]Quest’ultima, alta 35 m., è in un sito molto romantico; l’abisso largo 5 m., che essa forma, fu saltato dal sig. tenente Cornaro, presenti parecchi signori di Nizza.
[83]Il rifugio della Barma fu trovato da noi, l’anno scorso 1895, completamente devastato, la porta della camera riservata agli alpinisti aperta e mancante perfino di serratura.
[83]Il rifugio della Barma fu trovato da noi, l’anno scorso 1895, completamente devastato, la porta della camera riservata agli alpinisti aperta e mancante perfino di serratura.
[84]Di questa cima, poichè ebbi occasione di ritornarvi e di fare uno speciale e minuto studio della regione in cui sorge, mi riservo di trattarne in apposito articolo.
[84]Di questa cima, poichè ebbi occasione di ritornarvi e di fare uno speciale e minuto studio della regione in cui sorge, mi riservo di trattarne in apposito articolo.
[85]Vedi“Riv. Mens. C. A. I.„1892, pag. 82.
[85]Vedi“Riv. Mens. C. A. I.„1892, pag. 82.
[86]Vedi l’articolo diA. Viglino:Quattro giorni fra le Alpi Marittime, nella“Rivista Mensile„,vol. XIV (1895), pag. 460-469.
[86]Vedi l’articolo diA. Viglino:Quattro giorni fra le Alpi Marittime, nella“Rivista Mensile„,vol. XIV (1895), pag. 460-469.
[87]Vedi“Boll. C. A. I.„vol. XXVI, pag. 310.
[87]Vedi“Boll. C. A. I.„vol. XXVI, pag. 310.
[88]Nel settembre del 1895, dopo una stagione molto nevosa, trovammo il ghiacciaio assai più esteso, coperto da neve molle e mancante della bergsrunde. La morena era più larga e ferma.
[88]Nel settembre del 1895, dopo una stagione molto nevosa, trovammo il ghiacciaio assai più esteso, coperto da neve molle e mancante della bergsrunde. La morena era più larga e ferma.
[89]Quest’ultima, alta 35 m., è in un sito molto romantico; l’abisso largo 5 m., che essa forma, fu saltato dal sig. tenente Cornaro, presenti parecchi signori di Nizza.
[89]Quest’ultima, alta 35 m., è in un sito molto romantico; l’abisso largo 5 m., che essa forma, fu saltato dal sig. tenente Cornaro, presenti parecchi signori di Nizza.
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L’illustrazione di pagina196nel testo originale si trova a pagina195.
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