L'ETNA.L'ETNA.TETRADRAMMA D'ARGENTO, ANNI 476-461 A. C.TETRADRAMMA D'ARGENTO,ANNI 476-461 A. C.(Fot. Pennisi)«Per iscrivere le glorie d'una Città clarissima, sarìa necessario, che nella mia penna per inchiostro corressero distemprati i raggi del Sole. Parlerò di quella Padria de' Tullij, de' Demosteni, e de' più Savij, ch'omai popolassero i Licei di Minerva; di cospicuo Ariopago delle virtù, che trà le Ceneri di cinque volte demolita, ha sempre qual fenice di Eternità impennati i suoi voli al Ciel della Gloria, e del fasto. Sappij, o mio Leggitore cortese, ch'io non ti descriveròfunditusle di lei preeminenze, poichè gli Annali, e i libri, che parlano d'essa hanno riempite le Biblioteche; e così quello che hanno scritto gli Autori d'alta grassa, non conviene à me, che son Pimmeo nello scrivere. Questo sì, che non averà lette le di lei istorie, potrà dal mio breve raguaglio discerner dall'ugnia la corporatura del Leone, e misurarne il solo dito dal piede d'un Gigante. Il mio assunto non è di vergare questi fogli, col portarti allo sguardo l'antiche moli, diroccate dall'Ira tremebonda de' tremuoti, e dal focoso sdegno del contiguo Mongibello; monte gravido di fiamme; mà voglio che la posterità sia in qualche parte informata, qual sia stata questa Città, ultimamente a nostro tempo destrutta.CINTA DI CARLO V.CINTA DI CARLO V. (Fot. Martinez).PANORAMA DAL GOLFO.PANORAMA DAL GOLFO. (Fot. Martinez).PANORAMA DAL FARO.PANORAMA DAL FARO. (Fot. Brogi).VIALE REGINA MARGHERITA.VIALE REGINA MARGHERITA. (Fot. Grita).VIA DELLA MARINA.VIA DELLA MARINA. (Fot. Gentile).«La Città di Catania situata vedeasi a i lidi del mar Jonio, tra il mezzogiorno e l'Oriente à piedi del monte Etna...» — e nello stesso sito preciso si vede ancora, risorta più grande e bella dopo l'ultimo terribile crollo del 1693, del quale appunto Comeindo Muglielgini — anagramma di Domenico Guglielmini, «Frà gli Accademici Infecondi di Roma detto l'Etneo» — diede conto in un volumino, divenuto ora molto raro, che porta per titoloLa Catania destrutta. Il bravo Accademico secentista — della fine del Seicento e della più spagnolesca Sicilia — esclamava nelle prime pagine del suo libretto: «Miseria delle Umane pazzie, che quando l'uomo crede di aversi edificata una casa, che per la vastezza fassi emola coll'aurea di Nerone, allora potrebbe ben dire d'aversi fabricata una Tomba. Tanto esperimentò o mio Leggitore la mia infelice patria Catania, che quelle moli, che servirono di Piramidi, ed Obelischi nella sfoggiatezza de' suoi Teatri, poscia scusarono di sepolcri, col torre lo spirito a cotanti migliaia di cittadini... Ò quanta saria stata prudenza, quella che fu stimata milensagine in un Cinico, che si fabricò un palaggio entro una Botte, che in vero quei che la facevano d'Alessandri coll'abitar vastissime moli si sarebbero contentati d'esser cotanti Diogeni, mentre la stanza d'un Cinico, (ch'era calamita delle sghignazzate), fu più sicura dell'Aule superbissime d'ogni Prencipe. Ò sè potessero articolar la voce quei scheletri, che vittima rimassero dalle rovine; al certo, che ad ogni mortale leggerebbono lezioni di vita su la catreda di morte, acciò ogn'uno si contentasse meglio d'essere Armentiere, e Colono nel mondo, acciò la sua città fosse una Capanna, intessuta d'Alghe, ch'essere un grande trà fastosità di pallaggi. Ò come per fuggire il peso di quei sassi, che provarono addosso, si sarebbono contentati di stanzare sotto la leggierezza delle paglie, col far che fosse suo Cortinaggio un Pagliaio; ò come averebbono lasciati gli origlieri di morbide piume, per andare a posarsi sovra una stola rusticana; purche le fabriche non gli avessero servito di sepolcro...» Se i concittadini dello scrittore, scampati come lui dal terremoto — un terzo soltanto dei ventisettemila Catanesi — non volsero nella mente questi pensieri tanto filosofici, furono nondimeno troppo spaventati dall'immane catastrofe. Appena ventiquattro anni prima, nel 1669, l'Etna aveva fatto sentir loro in altro modo la sua tremenda potenza, investendo la città dal lato di ponente col gran fiume di fuoco sceso dai Monti Rossi, ricoprendone un intero quartiere e colmandone il porto. Dai libri si sapeva che cinque secoli innanzi, il 4 febbraio 1169, un altro terremoto aveva abbattuto Catania, seppellendo sotto le macerie quindicimila dei suoi figli; e che troppe altre volte, nei tempi storici e preistorici, le scosse del suolo e le inondazioni della lava avevano rovinato la disgraziata città. A chi mai era dunque venuto in mente di fabbricarla proprio in quel sito, ai piedi della malferma «colonna del cielo» e sulla stessa officina del Dio del fuoco?...FONTANA DI CERERE.BORGO — FONTANA DI CERERE. (Fot. Martinez).PIAZZA CAVOUR.BORGO — PIAZZA CAVOUR. (Fot. Gentile).PIAZZA STESICOREA PRIMA DEGLI SCAVI DELL'ANFITEATRO.PIAZZA STESICOREA PRIMA DEGLI SCAVI DELL'ANFITEATRO. (Fot. Gentile).ORTO BOTANICO.ORTO BOTANICO. (Fot. Martinez).
L'ETNA.L'ETNA.
L'ETNA.
TETRADRAMMA D'ARGENTO, ANNI 476-461 A. C.TETRADRAMMA D'ARGENTO,ANNI 476-461 A. C.(Fot. Pennisi)
TETRADRAMMA D'ARGENTO,ANNI 476-461 A. C.(Fot. Pennisi)
«Per iscrivere le glorie d'una Città clarissima, sarìa necessario, che nella mia penna per inchiostro corressero distemprati i raggi del Sole. Parlerò di quella Padria de' Tullij, de' Demosteni, e de' più Savij, ch'omai popolassero i Licei di Minerva; di cospicuo Ariopago delle virtù, che trà le Ceneri di cinque volte demolita, ha sempre qual fenice di Eternità impennati i suoi voli al Ciel della Gloria, e del fasto. Sappij, o mio Leggitore cortese, ch'io non ti descriveròfunditusle di lei preeminenze, poichè gli Annali, e i libri, che parlano d'essa hanno riempite le Biblioteche; e così quello che hanno scritto gli Autori d'alta grassa, non conviene à me, che son Pimmeo nello scrivere. Questo sì, che non averà lette le di lei istorie, potrà dal mio breve raguaglio discerner dall'ugnia la corporatura del Leone, e misurarne il solo dito dal piede d'un Gigante. Il mio assunto non è di vergare questi fogli, col portarti allo sguardo l'antiche moli, diroccate dall'Ira tremebonda de' tremuoti, e dal focoso sdegno del contiguo Mongibello; monte gravido di fiamme; mà voglio che la posterità sia in qualche parte informata, qual sia stata questa Città, ultimamente a nostro tempo destrutta.
CINTA DI CARLO V.CINTA DI CARLO V. (Fot. Martinez).
CINTA DI CARLO V. (Fot. Martinez).
PANORAMA DAL GOLFO.PANORAMA DAL GOLFO. (Fot. Martinez).
PANORAMA DAL GOLFO. (Fot. Martinez).
PANORAMA DAL FARO.PANORAMA DAL FARO. (Fot. Brogi).
PANORAMA DAL FARO. (Fot. Brogi).
VIALE REGINA MARGHERITA.VIALE REGINA MARGHERITA. (Fot. Grita).
VIALE REGINA MARGHERITA. (Fot. Grita).
VIA DELLA MARINA.VIA DELLA MARINA. (Fot. Gentile).
VIA DELLA MARINA. (Fot. Gentile).
«La Città di Catania situata vedeasi a i lidi del mar Jonio, tra il mezzogiorno e l'Oriente à piedi del monte Etna...» — e nello stesso sito preciso si vede ancora, risorta più grande e bella dopo l'ultimo terribile crollo del 1693, del quale appunto Comeindo Muglielgini — anagramma di Domenico Guglielmini, «Frà gli Accademici Infecondi di Roma detto l'Etneo» — diede conto in un volumino, divenuto ora molto raro, che porta per titoloLa Catania destrutta. Il bravo Accademico secentista — della fine del Seicento e della più spagnolesca Sicilia — esclamava nelle prime pagine del suo libretto: «Miseria delle Umane pazzie, che quando l'uomo crede di aversi edificata una casa, che per la vastezza fassi emola coll'aurea di Nerone, allora potrebbe ben dire d'aversi fabricata una Tomba. Tanto esperimentò o mio Leggitore la mia infelice patria Catania, che quelle moli, che servirono di Piramidi, ed Obelischi nella sfoggiatezza de' suoi Teatri, poscia scusarono di sepolcri, col torre lo spirito a cotanti migliaia di cittadini... Ò quanta saria stata prudenza, quella che fu stimata milensagine in un Cinico, che si fabricò un palaggio entro una Botte, che in vero quei che la facevano d'Alessandri coll'abitar vastissime moli si sarebbero contentati d'esser cotanti Diogeni, mentre la stanza d'un Cinico, (ch'era calamita delle sghignazzate), fu più sicura dell'Aule superbissime d'ogni Prencipe. Ò sè potessero articolar la voce quei scheletri, che vittima rimassero dalle rovine; al certo, che ad ogni mortale leggerebbono lezioni di vita su la catreda di morte, acciò ogn'uno si contentasse meglio d'essere Armentiere, e Colono nel mondo, acciò la sua città fosse una Capanna, intessuta d'Alghe, ch'essere un grande trà fastosità di pallaggi. Ò come per fuggire il peso di quei sassi, che provarono addosso, si sarebbono contentati di stanzare sotto la leggierezza delle paglie, col far che fosse suo Cortinaggio un Pagliaio; ò come averebbono lasciati gli origlieri di morbide piume, per andare a posarsi sovra una stola rusticana; purche le fabriche non gli avessero servito di sepolcro...» Se i concittadini dello scrittore, scampati come lui dal terremoto — un terzo soltanto dei ventisettemila Catanesi — non volsero nella mente questi pensieri tanto filosofici, furono nondimeno troppo spaventati dall'immane catastrofe. Appena ventiquattro anni prima, nel 1669, l'Etna aveva fatto sentir loro in altro modo la sua tremenda potenza, investendo la città dal lato di ponente col gran fiume di fuoco sceso dai Monti Rossi, ricoprendone un intero quartiere e colmandone il porto. Dai libri si sapeva che cinque secoli innanzi, il 4 febbraio 1169, un altro terremoto aveva abbattuto Catania, seppellendo sotto le macerie quindicimila dei suoi figli; e che troppe altre volte, nei tempi storici e preistorici, le scosse del suolo e le inondazioni della lava avevano rovinato la disgraziata città. A chi mai era dunque venuto in mente di fabbricarla proprio in quel sito, ai piedi della malferma «colonna del cielo» e sulla stessa officina del Dio del fuoco?...
FONTANA DI CERERE.BORGO — FONTANA DI CERERE. (Fot. Martinez).
BORGO — FONTANA DI CERERE. (Fot. Martinez).
PIAZZA CAVOUR.BORGO — PIAZZA CAVOUR. (Fot. Gentile).
BORGO — PIAZZA CAVOUR. (Fot. Gentile).
PIAZZA STESICOREA PRIMA DEGLI SCAVI DELL'ANFITEATRO.PIAZZA STESICOREA PRIMA DEGLI SCAVI DELL'ANFITEATRO. (Fot. Gentile).
PIAZZA STESICOREA PRIMA DEGLI SCAVI DELL'ANFITEATRO. (Fot. Gentile).
ORTO BOTANICO.ORTO BOTANICO. (Fot. Martinez).
ORTO BOTANICO. (Fot. Martinez).