V.

V.E col castello finiscono le vestigia dell'antica Catania: tutto ciò che si vede in città non risale oltre il principio del Settecento, quando si pose mano alla ricostruzione dopo il terremoto del 1693. Non occorre dunque spiegare perchè il barocco trionfa in queste moderne architetture: un barocco che sotto l'influenza dello spagnolismo unito all'enfasi meridionale, gonfia le gote dei suoi mascheroni, moltiplica le cariatidi ed i puttini, distende ed allaccia i più pesanti festoni, aduna ed ammonticchia i più vistosi motivi decorativi. Barocche sono tutte le chiese, fra le quali particolarmente notevoli la Collegiata, regia cappella degli Aragonesi, l'aquila dei quali spiega ancora le ali sulla facciata ricca di colonne, di statue e di ornati; la Badia di S. Agata, con le finestre difese da grate panciute e traforate; la chiesa dei Crociferi, esempio di architettura gesuitica; quella di S. Placido, e via dicendo.PORTA GARIBALDI.PORTA GARIBALDI. (Fot. Brogi).LA COLLEGIATA.LA COLLEGIATA. (Fot. Gentile).Di bell'effetto, con le sue linee mosse, è la porta Garibaldi, più conosciuta tra i popolani col nome di porta del Fortino, e chiamata ufficialmente Ferdinanda al tempo della sua costruzione, che avvenne nel 1768, a solenne memoria delle nozze di Ferdinando III, o I che dir si voglia, con Maria Carolina d'Austria. È d'ordine toscano e dorico, con otto pilastri geminati, dei quali quattro reggono l'architrave e gli altri i trofei.BADIA DI S. AGATA.BADIA DI S. AGATA. (Fot. Grita).LaLoggia, il palazzo comunale che delle antiche logge o pergole, dove il civico consesso si adunava nei tempi di mezzo, serba il nome soltanto, sostituì il crollato palazzo senatorio, nel 1741; della metà del Settecento è anche il collegio Cutelli, ora trasformato in convitto nazionale: Mario Cutelli, gran signore e giureconsulto egregio, destinò le sue rendite alla istituzione di questo collegio «all'uso di Spagna», in un tempo nel quale la moda spagnuola imperava, e lo stesso fondatore scriveva in castigliano la sua curiosaCatania restaurada.CHIESA DI S. FRANCESCO.CHIESA DI S. FRANCESCO. (Fot. Martinez).CHIESA DEI CROCIFERI.CHIESA DEI CROCIFERI. (Fot. Gentile).Prima del Cutelli, e dopo la lunga notte del medio evo, i buoni studii erano rifioriti in Catania, dove sorse la prima università di Sicilia, ilSiculorum Gimnasium. Per concessione di Alfonso d'Aragona, il 28 ottobre 1434 fu decretata la fondazione dello Studio generale, eretto dieci anni dopo, quando il papa Eugenio IV spedì la bolla accordante alla scuola catanese tutti i privilegi largiti alle università italiane e particolarmente alla bolognese. Questo Studio fu per qualche secolo il solo dove la gioventù siciliana potè addottorarsi: di qui la nuova reputazione di sapiente che fu goduta dalla città e che il Tasso confermò nellaConquistata:O di Catanea, ove ha il sapere albergo...CHIESA DI S. PLACIDO.CHIESA DI S. PLACIDO. (Fot. Grita).Il palazzo universitario, eretto dapprima dove ora s'allarga la piazza del Duomo, fu poi noi 1684 demolito e ricostruito nella piazza da allora detta degli Studii; ma dopo nove anni, quando l'interno dell'edifizio non era ancora assestato, il terremoto lo travolse dalle fondamenta; la nuova costruzione, di linee molto eleganti, più volte rafforzata ed in parte rifatta per l'altro terremoto del 1818, non ha ancora un secolo di esistenza. Ed una quantità d'istituti se ne sono a poco a poco, con l'accrescersi dei gabinetti, staccati; buona parte hanno posto la loro sede nel recinto del convento dei Benedettini.COLLEGIO CUTELLI.COLLEGIO CUTELLI. (Fot. Martinez).PALAZZO MUNICIPALE.PALAZZO MUNICIPALE. (Fot. Gentile).PIAZZA DEGLI STUDII E PALAZZO DELL'UNIVERSITÀ.PIAZZA DEGLI STUDII E PALAZZO DELL'UNIVERSITÀ. (Fot. Gentile).MONASTERO DEI BENEDETTINI — FACCIATA PRINCIPALE.MONASTERO DEI BENEDETTINI — FACCIATA PRINCIPALE. (Fot. Brogi).MONASTERO DEI BENEDETTINI — CHIESA DI SAN NICOLA.MONASTERO DEI BENEDETTINI — CHIESA DI SAN NICOLA.Questo è, o per meglio dire era prima della soppressione, una delle singolarità di Catania: andati via i Padri per dar luogo ai soldati ed agli studenti, i lunghi corridoi furono divisi e suddivisi, il più antico ed elegante chiostro fu trasformato in palestra ginnastica, una strada fu aperta nei terreni che lo circondavano, un osservatorio ed un ospedale furono eretti nei suoi giardini. Tutt'insieme, esso si sviluppava sopra un'area di circa centomila metri quadrati ed era il più grandioso edifizio monastico d'Europa, dopo quello di Mafra d'Estremadura in Portogallo. Il già citato Musumeci, nel rispondere all'Hittorf che glie ne chiedeva notizie, ne ricostruì la storia. Cominciato nel 1558 in presenza del vicerè La Cerda che ne pose solennemente la prima pietra, e finito venti anni dopo, il primitivo edifizio ideato dal cassinese Valeriano de Franchis comprendeva il chiostro più occidentale decorato di cinquanta colonne di marmo nel 1605, i corridoi e i dormitorii che lo fiancheggiavano e la vecchia chiesa. Le lave del 1669 sconquassarono quest'ultima e ricopersero i giardini; allora fu chiamato da Roma l'architetto Giovanni Contini, su disegno del quale, nel 1687, fu ricominciata la nuova chiesa e il nuovo monastero; ma, pochi anni dopo, il terremoto del 1693, rinnovando ed accrescendo le rovine e seppellendo trentadue monaci, fece riprendere il lavoro di Sisifo. Per colmo di disgrazia, non si trovava allora in Catania nessun architetto: il solo sopravvissuto al terremoto, Alonzo di Benedetto, era anch'egli morto di morte naturale. Fu chiamato pertanto da Messina Tommaso Amato, il quale disegnò i dormitorii di levante e mezzogiorno; poi, su disegno del palermitano Vaccarini, che non rispettò l'antica grandiosa unità della iconografia ideata dal de Franchis e serbata dal Contini, si eressero i due refettorii e la biblioteca, imponenti per vastità e decorazione. Francesco Battaglia Biondo ideò il portico del nuovo chiostro, e suo nipote, Francesco Battaglia Santangelo, lo scalone, che ha le pareti adorne di quadri a stucco bianco su fondo azzurrino, e la chiesa. Questa, la maggiore di tutta Sicilia, doveva avere una facciata tanto sontuosa, con colonne tanto gigantesche, che i Padri, nonostante il loro mezzo milione di rendite, la lasciarono incompiuta, come oggi si vede. Donato del Piano, abate calabrese, spese dodici anni della sua vita e dieci mila onze dei Padri — centoventisette mila e cinquecento lire — per costruirvi uno dei più celebri organi d'Europa, con settantadue registri, cinque ordini di tastiere e duemila novecento sedici canne. Il barone Sartorius di Waltershausen, l'insigne illustratore dell'Etna, vi tracciò, insieme col Peters, nel 1841, una meridiana, per la quale il Thorwaldsen disegnò le figure dello zodiaco. Il Coro, situato dietro la tribuna, è composto di due centinaia di stalli, disposti in due ordini: le sculture di Niccolò Bagnasco, palermitano, vi rappresentano i fatti del Vecchio Testamento. Tra i sacri arredi si menzionano l'apparato di seta rossa trapunta d'oro donato ai monaci benedettini dalla regina Bianca, il reliquario d'oro gemmato dove i fedeli adorano il chiodo che trafisse la destra di Gesù, dono del re Martino, che portava sempre addosso quella reliquia; un ostensorio ed un calice d'oro gemmato, ed altre manifatture dei secoli XV e XVI. La biblioteca, passata al Comune, ha molte migliaia di volumi e parecchi codici, alcuni dei quali di molto pregio per il testo e le miniature; essa è accresciuta dall'archivio, di valore anche più grande, ricco di diplomi bizantini, normanni ed aragonesi, e di bolle papali; alcuni di questi documenti portano attaccati suggelli di squisito lavoro, come quelli della regina Eleonora e dei due re Martini e della regina Bianca, rispettivamente loro nuora e moglie.MONASTERO DEI BENEDETTINI E CUPOLA DELLA CHIESA DI S. NICOLA.MONASTERO DEI BENEDETTINI E CUPOLA DELLA CHIESA DI S. NICOLA. (Fot. Castorina).MONASTERO DEI BENEDETTINI — PRIMO CHIOSTRO E CHIOSCO.MONASTERO DEI BENEDETTINI — PRIMO CHIOSTRO E CHIOSCO. (Fot. Castorina).RITRATTO DI DONATO DEL PIANO.RITRATTO DI DONATO DEL PIANO,DA UN QUADRO DEL DESIDERATOE DA UNA STAMPA DELL'HUOT. (Fot. Gentile).MONASTERO DEI BENEDETTINI — SALA MAGGIORE DELLA BIBLIOTECA.MONASTERO DEI BENEDETTINI — SALA MAGGIORE DELLA BIBLIOTECA. (Fot. Giuffrida).CHIESA DEI BENEDETTINI — L'ORGANO DI DONATO DEL PIANO.CHIESA DEI BENEDETTINI — L'ORGANO DI DONATO DEL PIANO. (Fot. Castorina).I Padri Cassinesi avevano anche messo insieme un museo, che divenne municipale nel 1866 ed è stato ultimamente riordinato da Francesco di Bartolo. Qui sono adunati parte dei marmi, dei vasi, delle lapidi, dei mosaici trovati negli scavi cittadini e già menzionati; di alcuni altri conviene tenere qualche parola, segnatamente d'una stupenda terracotta siceliota rappresentante una danzatrice, che sarebbe veramente d'un valore impareggiabile se il corpo, tra il busto ed i piedi intatti, non fosse un brutto raffazzonamento di gesso; d'un bassorilievo rappresentante Ercole sul monte Oeta con molte figure intorno; dei frammenti di decorazione nei quali è intatta la figura della Vergine e del Bambino. Narra il di Marzo che Antonello Gagini scolpì per il convento del Carmine minore di Catania una porta, e poichè questi pezzi appartengono evidentemente alla decorazione d'una porta, della quale si vede disegnato parte dell'arco, giova supporre che siano stati ritrovati fra i rottami di quella casa religiosa, dopo il terremoto. Notevoli sono anche nel museo un Anfione ed un ratto d'Europa scolpiti a mezzo rilievo su pietra rossa; una Venere di porfido, parecchie urne cinerarie e ossarie, molte terrecotte, tra le quali diote, cratere, scifi, danarii, tessere, idrie, lucerne con iscrizioni nel manico, teste votive, vasi etruschi, tirreno-egizii, greco-siculi. Tra le manifatture dei tempi di mezzo e moderni, vi sono armi bianche e da sparo, arnesi sacri, lavori di porcellana, carte da giuoco, due bellissime tavole cinquecentesche di ebano intarsiato d'avorio nelle quali sono rappresentati i fatti della storia romana, un cofanetto d'avorio scolpito, lavoro egregio e squisito degli Imbriachi. Le antiche descrizioni della importante raccolta fanno menzione di un medagliere, la parte più preziosa del quale, dopo il 1866, brilla, come si dice, per l'assenza. Accresciuto è invece il numero dei quadri, dei quali si dirà fra poco, dopo aver fatto menzione dell'altro museo catanese, più volte citato, appartenente a casa Biscari.CHIESA DI S. NICOLA — IL CORO.CHIESA DI S. NICOLA — IL CORO. (Fot. Grupi).MUSEO DEI BENEDETTINI — TERRACOTTA SICELIOTA.MUSEO DEI BENEDETTINI — TERRACOTTA SICELIOTA.(Fot. Giuffrida).RATTO D'EUROPA. ANFIONE.RATTO D'EUROPA.ANFIONE.MUSEO DEI BENEDETTINI.(Fot. Giuffrida).MUSEO DEI BENEDETTINI — VASI ETRUSCHI E GRECO-SICULI.MUSEO DEI BENEDETTINI — VASI ETRUSCHI E GRECO-SICULI.(Fot. Giuffrida).MUSEO DEI BENEDETTINI: VENERE DI PORFIDO.MUSEO DEI BENEDETTINI: VENERE DI PORFIDO.(Fot. Giuffrida).ARCHIVIO DEI BENEDETTINI — SUGGELLO DEI DUE MARTINI E DI MARIA D'ARAGONA.ARCHIVIO DEI BENEDETTINI — SUGGELLO DEI DUE MARTINI E DI MARIA D'ARAGONA.(Fot. Giuffrida).ARCHIVIO DEI BENEDETTINI — SUGGELLO DELLA REGINA ELEONORA.ARCHIVIO DEI BENEDETTINI — SUGGELLO DELLA REGINA ELEONORA.(Fot. Giuffrida).MUSEO DEI BENEDETTINI — CRISTO SMALTATO.MUSEO DEI BENEDETTINI — CRISTO SMALTATO.(Fot. Giuffrida).MUSEO DEI BENEDETTINI — CROCEFISSIONE.MUSEO DEI BENEDETTINI — CROCEFISSIONE.(Fot. Giuffrida).MUSEO DEI BENEDETTINI — COFANO D'AVORIO.MUSEO DEI BENEDETTINI — COFANO D'AVORIO.MUSEO DEI BENEDETTINI — INTARSIO.MUSEO DEI BENEDETTINI — INTARSIO. (Fot. Giuffrida).MUSEO DEI BENEDETTINI — BASSORILIEVO DI ANDROMEDA.MUSEO DEI BENEDETTINI — BASSORILIEVO DI ANDROMEDA.(Fot. Giuffrida).MUSEO DEI BENEDETTINI — ERCOLE SUL MONTE OETA.MUSEO DEI BENEDETTINI — ERCOLE SUL MONTE OETA.(Fot. Giuffrida).Ignazio Paternò Castello, principe di Biscari, offerse, nella Catania feudale dei suoi tempi, un esempio piuttosto unico che raro. La città fu bensì, allora, — «un fonte inesausto della più fiorita nobiltà, ed una scaturiggine del sangue più illustre» — a detta del nostro spagnolesco Muglielgini, il quale è tutto felice di poter citare uno Spagnuolo puro sangue, don Sebastiano Cabarruvias Orosio, secondo il quale «en Italia llaman Catanes, y Valvasores, a los que en España llaman Infanzones», essendo Infanzones «termino antiguo, y vocablo que aora no se usa», il quale «vale tanto come caballero noble hijo de Algo señor de vassallo, pero no de tanta autoridad, come el titulado, o Señor de titulo». Ma l'Accademico Infecondo, se porta al cielo la nobiltà cittadina, non va fino a sostenere che i signori catanesi si distinguessero nell'età sua per un eccessivo amore alle lettere ed alle arti. Tanto più notevole fu quindi che un gran signore come il principe di Biscari le onorasse e ne facesse lo scopo e la passione della sua vita. Tutte le persone di riguardo che passarono per questo estremo lembo d'Italia ebbero onesta ed intelligente accoglienza nel suo palazzo, costruito verso la fine del Seicento sulla cortina delle vecchie mura, alla Marina; e non dovettero provare poca meraviglia trovando nella piccola e povera Catania di quella età una dimora tanto magnifica, ricca di sale sontuose e d'un salone che per architettura e decorazione è anche oggi mirabile. Con una profusione di lacche, di ori, di stucchi e di affreschi rappresentanti la storia di don Chisciotte — opera del catanese Pastore — , il cielo d'una cupola impostata sul centro della vôlta e illuminata da finestre invisibili gli dà una luce ed una elevazione straordinaria; nella loggia coperta sulla quale esso si apre a mezzodì, una leggiadrissima scala a giorno, leggiera e rabescata come un merletto, dalla quale par che debba discendere una incipriata marchesa, porta al quartiere superiore. Nell'ornamentazione esterna delle finestre il barocco imperante in città è d'una ricchezza straordinaria: le cariatidi, i puttini, i festoni, tutti i motivi decorativi vi sono profusi. Il principe aveva anche costruito in casa sua un teatro che fino ai principii del secolo scorso fu, con la sala degli spettacoli dell'Università, il solo della città; ma il maggior titolo di questo signore al rispetto dei posteri fu lo zelo col quale fece scavare a proprie spese il sottosuolo di Catania e di altri luoghi dell'isola e del continente, ed il gusto che lo spinse ad acquistare molte opere d'arte: con gli oggetti ritrovati e comprati egli mise insieme, in un edifizio appositamente costruito accanto al suo palazzo, un museo ad uso dell'Accademia degli Etnei e di tutti gli studiosi. Una bella medaglia fu coniata nell'occasione della solenne cerimonia inaugurale, avvenuta nella primavera del 1758, ed il principe stesso recitò allora, dinanzi a una dotta adunanza, una sua canzone:Per secondar talun l'innato sdegnoD'irato Re si fa ministro all'ira,Marte seguendo sanguinoso e fero.Per serbar d'altri il RegnoAnelante si miraSotto il grave cimiero;Ma da nemica man pugnando offeso,O vinto, o al suol distesoEstinto, o prigionieroRimane alfin dopo l'altrui vittoriaSenza onore di tomba, e senza gloria.Io non così; di Giove infra le figlieMeno di vita lieti i giorni, e l'oreIn bella pace alla virtute amica....PALAZZO BISCARI — FINESTRE.PALAZZO BISCARI — FINESTRE. (Fot. Castorina).PALAZZO BISCARI — SCALA INTERNA.PALAZZO BISCARI — SCALA INTERNA. (Fot. Giuffrida).MUSEO BISCARI — ATRIO.MUSEO BISCARI — ATRIO. (Fot. Gentile).MUSEO BISCARI — FRAMMENTI DI UNA PORTA DEL GAGINI.MUSEO BISCARI — FRAMMENTI DI UNA PORTA DEL GAGINI.(Fot. Gentile).MUSEO BISCARI — BRONZI.MUSEO BISCARI — BRONZI. (Fot. Grita).MUSEO BISCARI — VASI, TERRECOTTE, IDOLI.MUSEO BISCARI — VASI, TERRECOTTE, IDOLI. (Fot. Grita).MUSEO BISCARI — GALLERIA DEI MARMI.MUSEO BISCARI — GALLERIA DEI MARMI. (Fot. Gentile).MUSEO BISCARI — TESTE ARCAICHE E VASO ETRUSCO.MUSEO BISCARI — TESTE ARCAICHE E VASO ETRUSCO.(Fot. Grita).MUSEO BISCARI — TERRACOTTA ARCAICA.MUSEO BISCARI — TERRACOTTA ARCAICA.(Fot. Grita).MUSEO BISCARI — CENTAURESSA E FAUNO.MUSEO BISCARI — CENTAURESSA E FAUNO. (Fot. Grita).La qual cosa non impedì che uno scultore lo rappresentasse vestito all'eroica, con corazza e lorica, proprio nell'atrio di quel museo doveIn mirar tra chiusi vetri quantoOfferse prisco tempo, arte e naturaTrovo larga mercede al sudor mioe quando espressamente egli disse:Sarà mia gloria e vantoAppo l'età futura,Che seppi il suol natìoOrnar così di pregio illustre; e a VoiBen degni figli suoi,A scorno dell'oblioPer coltivar le belle Muse, amenoCampo vi apersi, ed ubertoso appieno.MUSEO BISCARI — CORRIDOIO DELLE TERRECOTTE.MUSEO BISCARI — CORRIDOIO DELLE TERRECOTTE. (Fot. Gentile).Non era millanteria: Volfango Goethe, qui venuto il 3 maggio del 1787, scrisse sul suo Diario: «Le statue, i busti di marmo e di bronzo, i vasi e le altre antichità raccolte in questo museo, hanno molto slargato il cerchio delle nostre cognizioni artistiche...».MUSEO BISCARI — CORRIDOIO DEI VASI ETRUSCHI.MUSEO BISCARI — CORRIDOIO DEI VASI ETRUSCHI. (Fot. Grita).Degli avanzi dell'antica Katana custoditi nel principesco museo già si è parlato a loro luogo: converrà ora ricordare la raccolta dei bronzi, tra i quali molti pregevolissimi, e la ricchissima collezione delle terrecotte e dei vasi etruschi e greco-siculi. Alcuni di essi hanno un particolare interesse locale, per essere di fabbrica catanese: si riconoscono al maggior peso, dovuto al fatto che nell'impasto è mescolata la sabbia vulcanica ricca di silice e ferro, ed a certi caratteri esterni, come le curve meno pronunziate, il colorito più vivo, le anse attaccate al labbro e talvolta l'impronta della civetta. Il loro disegno più rozzo scapita ancora quando si paragona a quello purissimo di alcuni vasi di altra fabbrica: uno particolarmente, il gioiello della collezione, ha una quadriga stupenda che rammenta quella di una metopa selinuntina. Fra le terrecotte è notevole un busto di grandezza naturale, di stile eginetico e di remota antichità. Ai primi tempi della scultura appartengono un bassorilievo di lava rappresentante la pugna di due guerrieri, una testa di granito rosso di stile egiziano ed un'altra di marmo bianco con capelli ed acini di uva, di stile eginetico. Un piedestallo, che pare reggesse un'urna, porta scritto in greco: Diodoro Apollonio, e poichè fu trovato in Agira, dove il grande storico nacque, da Apollonio per l'appunto, si suppose che reggesse l'urna contenente le ceneri dello storiografo.MUSEO BISCARI — BASSORILIEVO DI SANT'AGATA.MUSEO BISCARI — BASSORILIEVO DI SANT'AGATA. (Fot. Grita).

E col castello finiscono le vestigia dell'antica Catania: tutto ciò che si vede in città non risale oltre il principio del Settecento, quando si pose mano alla ricostruzione dopo il terremoto del 1693. Non occorre dunque spiegare perchè il barocco trionfa in queste moderne architetture: un barocco che sotto l'influenza dello spagnolismo unito all'enfasi meridionale, gonfia le gote dei suoi mascheroni, moltiplica le cariatidi ed i puttini, distende ed allaccia i più pesanti festoni, aduna ed ammonticchia i più vistosi motivi decorativi. Barocche sono tutte le chiese, fra le quali particolarmente notevoli la Collegiata, regia cappella degli Aragonesi, l'aquila dei quali spiega ancora le ali sulla facciata ricca di colonne, di statue e di ornati; la Badia di S. Agata, con le finestre difese da grate panciute e traforate; la chiesa dei Crociferi, esempio di architettura gesuitica; quella di S. Placido, e via dicendo.

PORTA GARIBALDI.PORTA GARIBALDI. (Fot. Brogi).

PORTA GARIBALDI. (Fot. Brogi).

LA COLLEGIATA.LA COLLEGIATA. (Fot. Gentile).

LA COLLEGIATA. (Fot. Gentile).

Di bell'effetto, con le sue linee mosse, è la porta Garibaldi, più conosciuta tra i popolani col nome di porta del Fortino, e chiamata ufficialmente Ferdinanda al tempo della sua costruzione, che avvenne nel 1768, a solenne memoria delle nozze di Ferdinando III, o I che dir si voglia, con Maria Carolina d'Austria. È d'ordine toscano e dorico, con otto pilastri geminati, dei quali quattro reggono l'architrave e gli altri i trofei.

BADIA DI S. AGATA.BADIA DI S. AGATA. (Fot. Grita).

BADIA DI S. AGATA. (Fot. Grita).

LaLoggia, il palazzo comunale che delle antiche logge o pergole, dove il civico consesso si adunava nei tempi di mezzo, serba il nome soltanto, sostituì il crollato palazzo senatorio, nel 1741; della metà del Settecento è anche il collegio Cutelli, ora trasformato in convitto nazionale: Mario Cutelli, gran signore e giureconsulto egregio, destinò le sue rendite alla istituzione di questo collegio «all'uso di Spagna», in un tempo nel quale la moda spagnuola imperava, e lo stesso fondatore scriveva in castigliano la sua curiosaCatania restaurada.

CHIESA DI S. FRANCESCO.CHIESA DI S. FRANCESCO. (Fot. Martinez).

CHIESA DI S. FRANCESCO. (Fot. Martinez).

CHIESA DEI CROCIFERI.CHIESA DEI CROCIFERI. (Fot. Gentile).

CHIESA DEI CROCIFERI. (Fot. Gentile).

Prima del Cutelli, e dopo la lunga notte del medio evo, i buoni studii erano rifioriti in Catania, dove sorse la prima università di Sicilia, ilSiculorum Gimnasium. Per concessione di Alfonso d'Aragona, il 28 ottobre 1434 fu decretata la fondazione dello Studio generale, eretto dieci anni dopo, quando il papa Eugenio IV spedì la bolla accordante alla scuola catanese tutti i privilegi largiti alle università italiane e particolarmente alla bolognese. Questo Studio fu per qualche secolo il solo dove la gioventù siciliana potè addottorarsi: di qui la nuova reputazione di sapiente che fu goduta dalla città e che il Tasso confermò nellaConquistata:

O di Catanea, ove ha il sapere albergo...

CHIESA DI S. PLACIDO.CHIESA DI S. PLACIDO. (Fot. Grita).

CHIESA DI S. PLACIDO. (Fot. Grita).

Il palazzo universitario, eretto dapprima dove ora s'allarga la piazza del Duomo, fu poi noi 1684 demolito e ricostruito nella piazza da allora detta degli Studii; ma dopo nove anni, quando l'interno dell'edifizio non era ancora assestato, il terremoto lo travolse dalle fondamenta; la nuova costruzione, di linee molto eleganti, più volte rafforzata ed in parte rifatta per l'altro terremoto del 1818, non ha ancora un secolo di esistenza. Ed una quantità d'istituti se ne sono a poco a poco, con l'accrescersi dei gabinetti, staccati; buona parte hanno posto la loro sede nel recinto del convento dei Benedettini.

COLLEGIO CUTELLI.COLLEGIO CUTELLI. (Fot. Martinez).

COLLEGIO CUTELLI. (Fot. Martinez).

PALAZZO MUNICIPALE.PALAZZO MUNICIPALE. (Fot. Gentile).

PALAZZO MUNICIPALE. (Fot. Gentile).

PIAZZA DEGLI STUDII E PALAZZO DELL'UNIVERSITÀ.PIAZZA DEGLI STUDII E PALAZZO DELL'UNIVERSITÀ. (Fot. Gentile).

PIAZZA DEGLI STUDII E PALAZZO DELL'UNIVERSITÀ. (Fot. Gentile).

MONASTERO DEI BENEDETTINI — FACCIATA PRINCIPALE.MONASTERO DEI BENEDETTINI — FACCIATA PRINCIPALE. (Fot. Brogi).

MONASTERO DEI BENEDETTINI — FACCIATA PRINCIPALE. (Fot. Brogi).

MONASTERO DEI BENEDETTINI — CHIESA DI SAN NICOLA.MONASTERO DEI BENEDETTINI — CHIESA DI SAN NICOLA.

MONASTERO DEI BENEDETTINI — CHIESA DI SAN NICOLA.

Questo è, o per meglio dire era prima della soppressione, una delle singolarità di Catania: andati via i Padri per dar luogo ai soldati ed agli studenti, i lunghi corridoi furono divisi e suddivisi, il più antico ed elegante chiostro fu trasformato in palestra ginnastica, una strada fu aperta nei terreni che lo circondavano, un osservatorio ed un ospedale furono eretti nei suoi giardini. Tutt'insieme, esso si sviluppava sopra un'area di circa centomila metri quadrati ed era il più grandioso edifizio monastico d'Europa, dopo quello di Mafra d'Estremadura in Portogallo. Il già citato Musumeci, nel rispondere all'Hittorf che glie ne chiedeva notizie, ne ricostruì la storia. Cominciato nel 1558 in presenza del vicerè La Cerda che ne pose solennemente la prima pietra, e finito venti anni dopo, il primitivo edifizio ideato dal cassinese Valeriano de Franchis comprendeva il chiostro più occidentale decorato di cinquanta colonne di marmo nel 1605, i corridoi e i dormitorii che lo fiancheggiavano e la vecchia chiesa. Le lave del 1669 sconquassarono quest'ultima e ricopersero i giardini; allora fu chiamato da Roma l'architetto Giovanni Contini, su disegno del quale, nel 1687, fu ricominciata la nuova chiesa e il nuovo monastero; ma, pochi anni dopo, il terremoto del 1693, rinnovando ed accrescendo le rovine e seppellendo trentadue monaci, fece riprendere il lavoro di Sisifo. Per colmo di disgrazia, non si trovava allora in Catania nessun architetto: il solo sopravvissuto al terremoto, Alonzo di Benedetto, era anch'egli morto di morte naturale. Fu chiamato pertanto da Messina Tommaso Amato, il quale disegnò i dormitorii di levante e mezzogiorno; poi, su disegno del palermitano Vaccarini, che non rispettò l'antica grandiosa unità della iconografia ideata dal de Franchis e serbata dal Contini, si eressero i due refettorii e la biblioteca, imponenti per vastità e decorazione. Francesco Battaglia Biondo ideò il portico del nuovo chiostro, e suo nipote, Francesco Battaglia Santangelo, lo scalone, che ha le pareti adorne di quadri a stucco bianco su fondo azzurrino, e la chiesa. Questa, la maggiore di tutta Sicilia, doveva avere una facciata tanto sontuosa, con colonne tanto gigantesche, che i Padri, nonostante il loro mezzo milione di rendite, la lasciarono incompiuta, come oggi si vede. Donato del Piano, abate calabrese, spese dodici anni della sua vita e dieci mila onze dei Padri — centoventisette mila e cinquecento lire — per costruirvi uno dei più celebri organi d'Europa, con settantadue registri, cinque ordini di tastiere e duemila novecento sedici canne. Il barone Sartorius di Waltershausen, l'insigne illustratore dell'Etna, vi tracciò, insieme col Peters, nel 1841, una meridiana, per la quale il Thorwaldsen disegnò le figure dello zodiaco. Il Coro, situato dietro la tribuna, è composto di due centinaia di stalli, disposti in due ordini: le sculture di Niccolò Bagnasco, palermitano, vi rappresentano i fatti del Vecchio Testamento. Tra i sacri arredi si menzionano l'apparato di seta rossa trapunta d'oro donato ai monaci benedettini dalla regina Bianca, il reliquario d'oro gemmato dove i fedeli adorano il chiodo che trafisse la destra di Gesù, dono del re Martino, che portava sempre addosso quella reliquia; un ostensorio ed un calice d'oro gemmato, ed altre manifatture dei secoli XV e XVI. La biblioteca, passata al Comune, ha molte migliaia di volumi e parecchi codici, alcuni dei quali di molto pregio per il testo e le miniature; essa è accresciuta dall'archivio, di valore anche più grande, ricco di diplomi bizantini, normanni ed aragonesi, e di bolle papali; alcuni di questi documenti portano attaccati suggelli di squisito lavoro, come quelli della regina Eleonora e dei due re Martini e della regina Bianca, rispettivamente loro nuora e moglie.

MONASTERO DEI BENEDETTINI E CUPOLA DELLA CHIESA DI S. NICOLA.MONASTERO DEI BENEDETTINI E CUPOLA DELLA CHIESA DI S. NICOLA. (Fot. Castorina).

MONASTERO DEI BENEDETTINI E CUPOLA DELLA CHIESA DI S. NICOLA. (Fot. Castorina).

MONASTERO DEI BENEDETTINI — PRIMO CHIOSTRO E CHIOSCO.MONASTERO DEI BENEDETTINI — PRIMO CHIOSTRO E CHIOSCO. (Fot. Castorina).

MONASTERO DEI BENEDETTINI — PRIMO CHIOSTRO E CHIOSCO. (Fot. Castorina).

RITRATTO DI DONATO DEL PIANO.RITRATTO DI DONATO DEL PIANO,DA UN QUADRO DEL DESIDERATOE DA UNA STAMPA DELL'HUOT. (Fot. Gentile).

RITRATTO DI DONATO DEL PIANO,DA UN QUADRO DEL DESIDERATOE DA UNA STAMPA DELL'HUOT. (Fot. Gentile).

MONASTERO DEI BENEDETTINI — SALA MAGGIORE DELLA BIBLIOTECA.MONASTERO DEI BENEDETTINI — SALA MAGGIORE DELLA BIBLIOTECA. (Fot. Giuffrida).

MONASTERO DEI BENEDETTINI — SALA MAGGIORE DELLA BIBLIOTECA. (Fot. Giuffrida).

CHIESA DEI BENEDETTINI — L'ORGANO DI DONATO DEL PIANO.CHIESA DEI BENEDETTINI — L'ORGANO DI DONATO DEL PIANO. (Fot. Castorina).

CHIESA DEI BENEDETTINI — L'ORGANO DI DONATO DEL PIANO. (Fot. Castorina).

I Padri Cassinesi avevano anche messo insieme un museo, che divenne municipale nel 1866 ed è stato ultimamente riordinato da Francesco di Bartolo. Qui sono adunati parte dei marmi, dei vasi, delle lapidi, dei mosaici trovati negli scavi cittadini e già menzionati; di alcuni altri conviene tenere qualche parola, segnatamente d'una stupenda terracotta siceliota rappresentante una danzatrice, che sarebbe veramente d'un valore impareggiabile se il corpo, tra il busto ed i piedi intatti, non fosse un brutto raffazzonamento di gesso; d'un bassorilievo rappresentante Ercole sul monte Oeta con molte figure intorno; dei frammenti di decorazione nei quali è intatta la figura della Vergine e del Bambino. Narra il di Marzo che Antonello Gagini scolpì per il convento del Carmine minore di Catania una porta, e poichè questi pezzi appartengono evidentemente alla decorazione d'una porta, della quale si vede disegnato parte dell'arco, giova supporre che siano stati ritrovati fra i rottami di quella casa religiosa, dopo il terremoto. Notevoli sono anche nel museo un Anfione ed un ratto d'Europa scolpiti a mezzo rilievo su pietra rossa; una Venere di porfido, parecchie urne cinerarie e ossarie, molte terrecotte, tra le quali diote, cratere, scifi, danarii, tessere, idrie, lucerne con iscrizioni nel manico, teste votive, vasi etruschi, tirreno-egizii, greco-siculi. Tra le manifatture dei tempi di mezzo e moderni, vi sono armi bianche e da sparo, arnesi sacri, lavori di porcellana, carte da giuoco, due bellissime tavole cinquecentesche di ebano intarsiato d'avorio nelle quali sono rappresentati i fatti della storia romana, un cofanetto d'avorio scolpito, lavoro egregio e squisito degli Imbriachi. Le antiche descrizioni della importante raccolta fanno menzione di un medagliere, la parte più preziosa del quale, dopo il 1866, brilla, come si dice, per l'assenza. Accresciuto è invece il numero dei quadri, dei quali si dirà fra poco, dopo aver fatto menzione dell'altro museo catanese, più volte citato, appartenente a casa Biscari.

CHIESA DI S. NICOLA — IL CORO.CHIESA DI S. NICOLA — IL CORO. (Fot. Grupi).

CHIESA DI S. NICOLA — IL CORO. (Fot. Grupi).

MUSEO DEI BENEDETTINI — TERRACOTTA SICELIOTA.MUSEO DEI BENEDETTINI — TERRACOTTA SICELIOTA.(Fot. Giuffrida).

MUSEO DEI BENEDETTINI — TERRACOTTA SICELIOTA.(Fot. Giuffrida).

RATTO D'EUROPA. ANFIONE.RATTO D'EUROPA.ANFIONE.MUSEO DEI BENEDETTINI.(Fot. Giuffrida).

RATTO D'EUROPA.ANFIONE.MUSEO DEI BENEDETTINI.(Fot. Giuffrida).

MUSEO DEI BENEDETTINI — VASI ETRUSCHI E GRECO-SICULI.MUSEO DEI BENEDETTINI — VASI ETRUSCHI E GRECO-SICULI.(Fot. Giuffrida).

MUSEO DEI BENEDETTINI — VASI ETRUSCHI E GRECO-SICULI.(Fot. Giuffrida).

MUSEO DEI BENEDETTINI: VENERE DI PORFIDO.MUSEO DEI BENEDETTINI: VENERE DI PORFIDO.(Fot. Giuffrida).

MUSEO DEI BENEDETTINI: VENERE DI PORFIDO.(Fot. Giuffrida).

ARCHIVIO DEI BENEDETTINI — SUGGELLO DEI DUE MARTINI E DI MARIA D'ARAGONA.ARCHIVIO DEI BENEDETTINI — SUGGELLO DEI DUE MARTINI E DI MARIA D'ARAGONA.(Fot. Giuffrida).

ARCHIVIO DEI BENEDETTINI — SUGGELLO DEI DUE MARTINI E DI MARIA D'ARAGONA.(Fot. Giuffrida).

ARCHIVIO DEI BENEDETTINI — SUGGELLO DELLA REGINA ELEONORA.ARCHIVIO DEI BENEDETTINI — SUGGELLO DELLA REGINA ELEONORA.(Fot. Giuffrida).

ARCHIVIO DEI BENEDETTINI — SUGGELLO DELLA REGINA ELEONORA.(Fot. Giuffrida).

MUSEO DEI BENEDETTINI — CRISTO SMALTATO.MUSEO DEI BENEDETTINI — CRISTO SMALTATO.(Fot. Giuffrida).

MUSEO DEI BENEDETTINI — CRISTO SMALTATO.(Fot. Giuffrida).

MUSEO DEI BENEDETTINI — CROCEFISSIONE.MUSEO DEI BENEDETTINI — CROCEFISSIONE.(Fot. Giuffrida).

MUSEO DEI BENEDETTINI — CROCEFISSIONE.(Fot. Giuffrida).

MUSEO DEI BENEDETTINI — COFANO D'AVORIO.MUSEO DEI BENEDETTINI — COFANO D'AVORIO.

MUSEO DEI BENEDETTINI — COFANO D'AVORIO.

MUSEO DEI BENEDETTINI — INTARSIO.MUSEO DEI BENEDETTINI — INTARSIO. (Fot. Giuffrida).

MUSEO DEI BENEDETTINI — INTARSIO. (Fot. Giuffrida).

MUSEO DEI BENEDETTINI — BASSORILIEVO DI ANDROMEDA.MUSEO DEI BENEDETTINI — BASSORILIEVO DI ANDROMEDA.(Fot. Giuffrida).

MUSEO DEI BENEDETTINI — BASSORILIEVO DI ANDROMEDA.(Fot. Giuffrida).

MUSEO DEI BENEDETTINI — ERCOLE SUL MONTE OETA.MUSEO DEI BENEDETTINI — ERCOLE SUL MONTE OETA.(Fot. Giuffrida).

MUSEO DEI BENEDETTINI — ERCOLE SUL MONTE OETA.(Fot. Giuffrida).

Ignazio Paternò Castello, principe di Biscari, offerse, nella Catania feudale dei suoi tempi, un esempio piuttosto unico che raro. La città fu bensì, allora, — «un fonte inesausto della più fiorita nobiltà, ed una scaturiggine del sangue più illustre» — a detta del nostro spagnolesco Muglielgini, il quale è tutto felice di poter citare uno Spagnuolo puro sangue, don Sebastiano Cabarruvias Orosio, secondo il quale «en Italia llaman Catanes, y Valvasores, a los que en España llaman Infanzones», essendo Infanzones «termino antiguo, y vocablo que aora no se usa», il quale «vale tanto come caballero noble hijo de Algo señor de vassallo, pero no de tanta autoridad, come el titulado, o Señor de titulo». Ma l'Accademico Infecondo, se porta al cielo la nobiltà cittadina, non va fino a sostenere che i signori catanesi si distinguessero nell'età sua per un eccessivo amore alle lettere ed alle arti. Tanto più notevole fu quindi che un gran signore come il principe di Biscari le onorasse e ne facesse lo scopo e la passione della sua vita. Tutte le persone di riguardo che passarono per questo estremo lembo d'Italia ebbero onesta ed intelligente accoglienza nel suo palazzo, costruito verso la fine del Seicento sulla cortina delle vecchie mura, alla Marina; e non dovettero provare poca meraviglia trovando nella piccola e povera Catania di quella età una dimora tanto magnifica, ricca di sale sontuose e d'un salone che per architettura e decorazione è anche oggi mirabile. Con una profusione di lacche, di ori, di stucchi e di affreschi rappresentanti la storia di don Chisciotte — opera del catanese Pastore — , il cielo d'una cupola impostata sul centro della vôlta e illuminata da finestre invisibili gli dà una luce ed una elevazione straordinaria; nella loggia coperta sulla quale esso si apre a mezzodì, una leggiadrissima scala a giorno, leggiera e rabescata come un merletto, dalla quale par che debba discendere una incipriata marchesa, porta al quartiere superiore. Nell'ornamentazione esterna delle finestre il barocco imperante in città è d'una ricchezza straordinaria: le cariatidi, i puttini, i festoni, tutti i motivi decorativi vi sono profusi. Il principe aveva anche costruito in casa sua un teatro che fino ai principii del secolo scorso fu, con la sala degli spettacoli dell'Università, il solo della città; ma il maggior titolo di questo signore al rispetto dei posteri fu lo zelo col quale fece scavare a proprie spese il sottosuolo di Catania e di altri luoghi dell'isola e del continente, ed il gusto che lo spinse ad acquistare molte opere d'arte: con gli oggetti ritrovati e comprati egli mise insieme, in un edifizio appositamente costruito accanto al suo palazzo, un museo ad uso dell'Accademia degli Etnei e di tutti gli studiosi. Una bella medaglia fu coniata nell'occasione della solenne cerimonia inaugurale, avvenuta nella primavera del 1758, ed il principe stesso recitò allora, dinanzi a una dotta adunanza, una sua canzone:

Per secondar talun l'innato sdegnoD'irato Re si fa ministro all'ira,Marte seguendo sanguinoso e fero.Per serbar d'altri il RegnoAnelante si miraSotto il grave cimiero;Ma da nemica man pugnando offeso,O vinto, o al suol distesoEstinto, o prigionieroRimane alfin dopo l'altrui vittoriaSenza onore di tomba, e senza gloria.Io non così; di Giove infra le figlieMeno di vita lieti i giorni, e l'oreIn bella pace alla virtute amica....

Per secondar talun l'innato sdegnoD'irato Re si fa ministro all'ira,Marte seguendo sanguinoso e fero.Per serbar d'altri il RegnoAnelante si miraSotto il grave cimiero;Ma da nemica man pugnando offeso,O vinto, o al suol distesoEstinto, o prigionieroRimane alfin dopo l'altrui vittoriaSenza onore di tomba, e senza gloria.Io non così; di Giove infra le figlieMeno di vita lieti i giorni, e l'oreIn bella pace alla virtute amica....

PALAZZO BISCARI — FINESTRE.PALAZZO BISCARI — FINESTRE. (Fot. Castorina).

PALAZZO BISCARI — FINESTRE. (Fot. Castorina).

PALAZZO BISCARI — SCALA INTERNA.PALAZZO BISCARI — SCALA INTERNA. (Fot. Giuffrida).

PALAZZO BISCARI — SCALA INTERNA. (Fot. Giuffrida).

MUSEO BISCARI — ATRIO.MUSEO BISCARI — ATRIO. (Fot. Gentile).

MUSEO BISCARI — ATRIO. (Fot. Gentile).

MUSEO BISCARI — FRAMMENTI DI UNA PORTA DEL GAGINI.MUSEO BISCARI — FRAMMENTI DI UNA PORTA DEL GAGINI.(Fot. Gentile).

MUSEO BISCARI — FRAMMENTI DI UNA PORTA DEL GAGINI.(Fot. Gentile).

MUSEO BISCARI — BRONZI.MUSEO BISCARI — BRONZI. (Fot. Grita).

MUSEO BISCARI — BRONZI. (Fot. Grita).

MUSEO BISCARI — VASI, TERRECOTTE, IDOLI.MUSEO BISCARI — VASI, TERRECOTTE, IDOLI. (Fot. Grita).

MUSEO BISCARI — VASI, TERRECOTTE, IDOLI. (Fot. Grita).

MUSEO BISCARI — GALLERIA DEI MARMI.MUSEO BISCARI — GALLERIA DEI MARMI. (Fot. Gentile).

MUSEO BISCARI — GALLERIA DEI MARMI. (Fot. Gentile).

MUSEO BISCARI — TESTE ARCAICHE E VASO ETRUSCO.MUSEO BISCARI — TESTE ARCAICHE E VASO ETRUSCO.(Fot. Grita).

MUSEO BISCARI — TESTE ARCAICHE E VASO ETRUSCO.(Fot. Grita).

MUSEO BISCARI — TERRACOTTA ARCAICA.MUSEO BISCARI — TERRACOTTA ARCAICA.(Fot. Grita).

MUSEO BISCARI — TERRACOTTA ARCAICA.(Fot. Grita).

MUSEO BISCARI — CENTAURESSA E FAUNO.MUSEO BISCARI — CENTAURESSA E FAUNO. (Fot. Grita).

MUSEO BISCARI — CENTAURESSA E FAUNO. (Fot. Grita).

La qual cosa non impedì che uno scultore lo rappresentasse vestito all'eroica, con corazza e lorica, proprio nell'atrio di quel museo dove

In mirar tra chiusi vetri quantoOfferse prisco tempo, arte e naturaTrovo larga mercede al sudor mio

In mirar tra chiusi vetri quantoOfferse prisco tempo, arte e naturaTrovo larga mercede al sudor mio

e quando espressamente egli disse:

Sarà mia gloria e vantoAppo l'età futura,Che seppi il suol natìoOrnar così di pregio illustre; e a VoiBen degni figli suoi,A scorno dell'oblioPer coltivar le belle Muse, amenoCampo vi apersi, ed ubertoso appieno.

Sarà mia gloria e vantoAppo l'età futura,Che seppi il suol natìoOrnar così di pregio illustre; e a VoiBen degni figli suoi,A scorno dell'oblioPer coltivar le belle Muse, amenoCampo vi apersi, ed ubertoso appieno.

MUSEO BISCARI — CORRIDOIO DELLE TERRECOTTE.MUSEO BISCARI — CORRIDOIO DELLE TERRECOTTE. (Fot. Gentile).

MUSEO BISCARI — CORRIDOIO DELLE TERRECOTTE. (Fot. Gentile).

Non era millanteria: Volfango Goethe, qui venuto il 3 maggio del 1787, scrisse sul suo Diario: «Le statue, i busti di marmo e di bronzo, i vasi e le altre antichità raccolte in questo museo, hanno molto slargato il cerchio delle nostre cognizioni artistiche...».

MUSEO BISCARI — CORRIDOIO DEI VASI ETRUSCHI.MUSEO BISCARI — CORRIDOIO DEI VASI ETRUSCHI. (Fot. Grita).

MUSEO BISCARI — CORRIDOIO DEI VASI ETRUSCHI. (Fot. Grita).

Degli avanzi dell'antica Katana custoditi nel principesco museo già si è parlato a loro luogo: converrà ora ricordare la raccolta dei bronzi, tra i quali molti pregevolissimi, e la ricchissima collezione delle terrecotte e dei vasi etruschi e greco-siculi. Alcuni di essi hanno un particolare interesse locale, per essere di fabbrica catanese: si riconoscono al maggior peso, dovuto al fatto che nell'impasto è mescolata la sabbia vulcanica ricca di silice e ferro, ed a certi caratteri esterni, come le curve meno pronunziate, il colorito più vivo, le anse attaccate al labbro e talvolta l'impronta della civetta. Il loro disegno più rozzo scapita ancora quando si paragona a quello purissimo di alcuni vasi di altra fabbrica: uno particolarmente, il gioiello della collezione, ha una quadriga stupenda che rammenta quella di una metopa selinuntina. Fra le terrecotte è notevole un busto di grandezza naturale, di stile eginetico e di remota antichità. Ai primi tempi della scultura appartengono un bassorilievo di lava rappresentante la pugna di due guerrieri, una testa di granito rosso di stile egiziano ed un'altra di marmo bianco con capelli ed acini di uva, di stile eginetico. Un piedestallo, che pare reggesse un'urna, porta scritto in greco: Diodoro Apollonio, e poichè fu trovato in Agira, dove il grande storico nacque, da Apollonio per l'appunto, si suppose che reggesse l'urna contenente le ceneri dello storiografo.

MUSEO BISCARI — BASSORILIEVO DI SANT'AGATA.MUSEO BISCARI — BASSORILIEVO DI SANT'AGATA. (Fot. Grita).

MUSEO BISCARI — BASSORILIEVO DI SANT'AGATA. (Fot. Grita).


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