CAPITOLO XXVII.SI VEDONO.

CAPITOLO XXVII.SI VEDONO.

In questo mezzo tempo frate Marco aveva fatto le sue orazioni sopra la Bice, le quali, com'era naturale, aveano lasciato il tempo che trovarono; e mentre usciva dall'oratorio, dove la fanciulla rimase aspettandovi la badessa, come essa avealo imposto, s'abbattè nel prete, che giusto veniva in cerca di lui: ed appena lo vide, gli disse tutto lieto nel volto:

— Frate Marco, la badessa è nostra....

— Come è questo? Come avete operato tanto miracolo?

— Di ciò non vi caglia. Andiamo tosto dagli amici cheaspettano là nella chiesa di S. Nicolò — e mossi senza indugio, furono a S. Piero in meno che non si dice.

Come furono giunti, maestro Cecco esclamò verso frate Marco:

— La malía della damigella di messer Guglielmo doveva essere molto tenace, se tanto indugio ci è bisognato a vincerla. Ma che diavolo avete fatto sino ad ora? Noi stavamo per rinnegar la pazienza.

E messer Guglielmo nel tempo medesimo verso il prete:

— La Bice la vedeste? che è di lei? parlovvi di me?

— Ben altra malía abbiam vinto che quella della damigella; e abbiamo fatto cosa che messer Guglielmo e voi, maestro, ce ne vorrete bene a tre doppj, rispose qui il prete.

E il frate, a compimento delle parole di lui:

— La badessa è tutta per noi.

— Ma la Bice — ribattè Guglielmo — frate Marco, voi la vedeste? pensate che io ne muojo dal desiderio.

— La Bice piange e sospira; ma ogni speranza è adesso rinverdita. Dite voi, sere.

— Madonna la badessa, vinta dalle mie strette preghiere, ha consentito di scrivere a messer Geri per confortarlo a perdonare alla figliuola e consolarla del suo amore; nè dubito punto che la lettera di lei non abbia a essere efficace ed accesissima; e, unita alle persuasioni di frate Marco, non abbia a commuovere il cuore del vecchio, già disposto al perdono, e già troppo doloroso della sua desolazione e della lontananza della sua diletta Bice. Solamente vuole esser certa che messer Guglielmo ami veramente la gentile damigella, e che egli sia veramente de' più chiari lignaggi di Provenza; e vuole, prima di far nulla, conferire con esso lui. Voi dunque, bel sire, apparecchiatevi di vedere la badessa; chè forse potreste vedere anche la vostra donna, dove sappiate guadagnarvi l'animo della buona suora, che è della Bice tenerissima, e di cuore oltre ogni credere gentile ed affettuoso. Non so se nella vostra famiglia vi sieno esempj d'amori infelici; ma, se ci fossero, fate con bel modo di fargli entrare nel discorso quando la ragguaglierete del vostro lignaggio.

Il prete sapea bene che esempj di amori infelici dovevanoesserci, a quel che le aveva detto la badessa del suo Ramondo d'Artese; e mise così in via il cavaliere di parlarne, non solo perchè la buona religiosa si intenerisse più del caso della Bice, ma ancora per darle modo di essere chiarita dei casi del suo cavaliere di quando era al secolo, senza che ella ne dovesse fare domande tali, che destassero qualche sospetto negli altri.

— Su dunque, disse maestro Cecco, tutti al monastero; e veggiamo se per opera del nostro sere si arriva ai desiderj nostri. Ma quella badessa convertita così presto mi sa troppo di miracolo: ci deve essere qualche gran cosa sotto. Deh, sere, se vi piace, ne dite come faceste tal miracolo, e ditene la vera cagione.

— Maestro, il cuore veramente gentile della badessa, il caso della Bice tanto pietoso, ed anche l'efficacia del mio ragionare....

— Veggo che avete credenza.... e ve ne lodo, nè più vi sollecito di ciò....

— La badessa aspetterà.... disse il cavaliere.

— Ah,la badessa aspetterà— ripetè Cecco sorridendo; e tutti si mossero verso il monastero, dove la badessa stava veramente nella più grande ansietà, e cercava di fortificare con ogni argomento l'animo suo, che si mantenesse saldo al primo vedere Guglielmo, ed a tutto ciò che potesse udire da lui. Essa stava aspettandogli nella sala del parlatorio comune, ed aveva ordinato alla portinaja che, tornando frate Marco e sere Gianni con due altri cavalieri, gli conducesse tosto da lei; e di fatto non andò molto che giunsero, e la portinaja gli conduceva al parlatorio. Ma il prete gli arrestò nella sala precedente, e volle prima passar solo per avvisare la badessa, la quale, come il vide entrar solo, esclamò tutta smarrita:

— O il cavaliere?

— Il cavaliere è qui, madonna: vengo prima io solo, per avvisarvi intanto della sua vicinanza, e scemarvi così la impressione della veduta improvvisa; vengo per ricordarvi che siate forte, che pensiate alla vostra dignità, alla vostra età....

Qui la badessa si fece rossa nel viso; e abbassando gli occhi:

— Grazie, disse, sere Gianni, del vostro gentile pensiero; e grazie ancora dell'avermi ricordato ch'io sono presso alla vecchiezza: avrei potuto obliarlo per un momento, ed apparire schernevole presso il cavaliere ed il maestro.

Il prete aveva ricordato gli anni alla badessa, perchè, sebbene di poca istruzione, era però accortissimo, e sapeva che questo argomento sarebbe il più efficace di tutti a frenar l'impeto della sua passione, come fu veramente.

Ora alle ultime parole della badessa non rispose nulla; ma, chiesto solo licenza di introdurre i suoi compagni, ed ottenutala, si fece all'uscio, ed accennò che entrassero.

La badessa era seduta appunto dirimpetto all'uscio, e là teneva teso avidamente lo sguardo; primi si mostravano maestro Cecco ed il frate; ma, come Guglielmo gli sopravanzava di tutto il capo, così ella vide benissimo prima di ogni altra cosa l'elmo, che per cimiero aveva un dragone verde con tre penne di tre colori diversi, bianca, azzurra, vermiglia. La vista di quel cimiero fu il colpo più forte al cuore della buona religiosa, perchè era in tutto e per tutto simile a quello che già portava Ramondo, e ne cominciò a sudar freddo freddo: e fu bene che il vedesse così da discosto, e prima che i tre le fossero vicini; altrimenti non avrebbero potuto non accorgersi del suo turbamento. Ben videlo il prete, che erasele fatto appresso, e le disse sotto voce:

— Madonna, vi tradite....

Ella a queste parole si scosse tutta; e riprese il meglio che potè la sua gravità, se non quanto si cambiò di colore quando scorse da vicino l'aspetto di Guglielmo; ma non ne diede altro segno; e niuno, se non forse maestro Cecco, si accorse di ciò. Fattale per tanto riverenza da tutti, e presentatole maestro Cecco e messer Guglielmo, maestro Cecco le disse queste parole:

— Madonna, il caso pietoso di questo cavaliere e della Bice, voi lo sapete: siete di gentil sangue e di animo gentilissimo; siete ancella di Cristo, e non potete non essere informata dello spirito di carità, onde sono pieni i santi vangeli; voi potreste, volendo, essere grande ed efficace ajuto a ricondurre la quiete in una desolata famiglia, a render felici due nobili cuori; e che il vogliate ce ne dava speranza testèil buon prete di Settimello. Il perchè, io, che amo e riverisco quanto carissimo figliuolo il prode cavaliere che qui vedete, per me e per lui vengo a rendervi care grazie del vostro cortese assentire, ed a pregarvi altresì di perseverare nella santa e caritatevole opera vostra.

La badessa, mentre Cecco parlava, non restava di volger gli occhi verso Guglielmo, e intese a fatica il concetto delle parole di lui; al quale rispose così per le generali:

— Il caso della Bice è pietoso; e non si disdice a me il fare alcuna cosa per vedere di rammollire l'animo di suo padre. Questo però non si può nè si dee, se prima non sono certa che il grave sdegno di messer Geri non abbia fondata ragione; e che il cavaliere sia di quel nobile lignaggio che si dice, e che l'amore di lui sia solo a buono e lecito fine.

— Madonna — disse qui Guglielmo — che messer Geri sia stato inacerbito dalla maligna e insidiosa istigazione di maestro Dino del Garbo, ve lo giuro sulla mia fede, e ve lo accerta qui frate Marco, il quale non mente: del mio amore per la Bice vi dirò solo che l'adoro come si farebbe di una immagine della Vergine: del mio lignaggio basti dire che è di quelli d'Artese.

— Vivono i vostri genitori? — domandò con voce tremante la badessa; nè ebbe balía di dir altro.

— La dolce mia madre, che fu della casa di Angiò, mi lasciò dolente della sua morte dieci anni sono; mio padre vive in verde vecchiezza, ed ebbe già onorato luogo alla corte di re Carlo, e l'ha ora onoratissimo alla corte del gran re Roberto.

A queste parole la povera religiosa sentì come passarsi il cuore da un coltello, pensando tra sè —Alla corte di Roberto? Ramondo forse....; e domandò quasi balbettando:

— Il nome e l'ufficio di lui?

— Sire Gilberto, gran siniscalco.

All'udir questo nome la badessa riprese un poco di cuore; ma non sapeva che via tenere per fare altre domande, che la conducessero a sapere, senza dar verun indizio, che cosa fosse stato di Ramondo; e se fosse stretto parente o consorto del cavaliere. Sere Gianni ben si accorse di ogni cosa; e ben indovinava il desiderio di lei, a certe occhiate che essa glidava; onde entrò egli in ragionamento col cavaliere, per vedere se riuscisse a qualche cosa; ma a nulla di certo lo potè trarre; sicchè la povera suora, perduta quasi ogni speranza, conchiuse il colloquio così:

— Cavaliere, pregio altamente e il lignaggio e la cortesía, e il gentile animo vostro; farò appresso messer Geri ogni mia opera in vostro servigio.

— Madonna — riprese timidamente il cavaliere — daretemi voi commiato, senza che io possa vedere la donna del mio cuore?

— Parvi cortesía — disse con dignitosa gravità la badessa — il fare a me codesta domanda?

Guglielmo vedeva bene che la badessa aveva ragione: a lei aveva messer Geri affidata la Bice, ed ella avrebbe fatta villanía a consentire che la vedesse e ci parlasse col suo beneplacito; e però, sentendosi rimproverare di scortesía, rispose:

— Perdonatemi: l'amore mi ha sopraffatto, e però feci tal domanda: ma il vostro rifiuto, benchè giusto, mi ucciderà. Esserle così presso, sotto un tetto medesimo; dopo tanto tempo; dopo i pericoli della guerra; dopo la speranza già concepita di rivedere quel caro volto, di riudire quell'angelica voce; e dovere abbandonare questo luogo senza vederla! Sì, madonna, io ne morrò di dolore, come fece messer Ramondo mio zio.

Qual divenisse il cuore della badessa a questo nome non si può dir con parole; fu tale e tanta la sua commozione, che non potè tenersi di non esclamare, tutta infiammata nel volto:

— Messer Ramondo!...

Ma tosto accorgendosi del suo fallo, cercò di temperarsi al possibile, e continuò:

— E chi fu, se vi piace, codesto messer Ramondo; e come dite che morì per amore?

— Io era tuttor fanciullo, e mi ricordo di aver più volte sentito narrare da' miei, di un gentiluomo fiorentino, che riparò a Napoli al tempo dei Bianchi e dei Neri, dove ebbe gran favore alla corte del buon Carlo II: aveva questo gentiluomo una figliuola unica, la più bella e gentile che a memoria d'uomo si fosse veduta alla corte; nè v'era cavaliereo barone, che non ardesse d'amore per lei. Ella per altro fra tutti prescelse messer Ramondo di Artese, fratello di mio padre, il più leggiadro e prode cavaliere che mai portasse arme; e si amarono di ardentissimo amore, e pareva loro di essere la più felice coppia d'amanti di tutto il mondo. Ma ben tosto la felicità tornò in troppo amaro pianto. Un giorno che la sua Gismonda (tale era il nome della fanciulla) doveva venire alla corte col padre, e parlare col suo cavaliere, la Gismonda non vi fu: al balcone, come spesso solea vederla, Ramondo non la vide per più giorni; ed alla fine si seppe, come suo padre, avverso fieramente all'amor della figliuola col cavaliere, l'aveva condotta fuori di Napoli; ma niuno potè mai trapelar dove. Le inchieste del cavaliere furono senza numero; andò per molte parti d'Italia, se potesse avere niuno indizio, fuorchè in Firenze, dove il padre della sua donna non sarebbe potuto andare, essendovi condannato per rubello; ma ogni domanda ed ogni viaggio tornò invano; chè nulla più seppe della bella damigella. Tanto dolore si pose al cuore messer Ramondo di tal perdita improvvisa e crudele, che la sanità gli se ne alterò in gran maniera, e struggeasi proprio come una candela; e ben tosto gli entrò addosso una febbre lenta lenta, che lo condusse in poco più d'un anno al sepolcro.

La badessa ascoltava questo racconto con evidente commozione; e quando udì il suo Ramondo esser morto per lei, non potè non dare sfogo all'affanno con pianto abbondantissimo. Il prete non si meravigliò, perchè ne sapea troppo bene la cagione; si meravigliò ben frate Marco e messer Guglielmo delle lagrime della suora, nè sapevan trovar la cagione di tanto amaro pianto. Maestro Cecco per altro, il quale era di coloro, di cui dice Dante, che non vedono l'opera solamente, ma per entro i pensier miran col senno, bene sospettò che messer Ramondo doveva essere stato quel cavaliere, per il cui amore la badessa fu già rinchiusa, come sapevasi per il paese; e di ciò prese certezza al buon esito della loro impresa; e volendo pur profittare del momento, disse rivolto a lei:

— Madonna, il caso di messer Ramondo è molto compassionevole, nè può un cuor gentile come il vostro non esserne pietosamente commosso; pensando massimamente allavita infelice, che dee aver condotto la povera Gismonda della cui sorte noi tutti rimaniamo col desiderio.

— Oh, potessi io — riprese qui il cavaliere — potessi sapere ove ripara, se vive tuttora, la donna del mio buon parente! L'amerei come seconda madre, la condurrei qui ai piedi vostri, madonna, che mi impetrasse ella la grazia che io vi domando, dipingendovi ella stessa lo strazio del suo cuore in questi lunghi anni, e pregandovi di non volere rendere infelice al pari di lei una gentil fanciulla come la Bice, e condurre il nipote alla morte disperata che fece lo zio.

— Messere, vedete che il racconto di messer Ramondo ha molto ammollito il mio cuore — disse la badessa, asciugandosi le lagrime — perchè volete anche straziarlo con parole, che hanno per me dell'acerbo? Temperate il vostro ardore: siate certo del mio efficace ajuto; e sperate.

Dette queste parole con voce tremante, e non potendo più reggere alla piena della passione, uscì dalla sala, accennando al prete che la seguisse.

Come la badessa fu uscita, maestro Cecco si volse ai compagni, e disse a mezza voce, e con quell'aria di chi dice cosa strana, ma vera:

— La badessa è madonna Gismonda di messer Ramondo....

— Maestro, rispose il cavaliere, che dite voi?

— In tutto il tempo di questo colloquio io non le ho mai levato un momento gli occhi da dosso, e ne ho studiato ogni atto, ogni volger di ciglio, ogni sospiro. È lei; e il sere di Settimello per avventura sa tutto. Vedete? Ella era sopraffatta dalla passione: si è involata da noi per darle sfogo; e il prete ha chiamato con sè. State di buon animo, messere; tosto vedrete l'effetto del vostro racconto: vedrete la Bice; e forse il prete lo ha condotto seco per questo.

Maestro Cecco si apponeva.

La povera badessa, appena fu sola col prete, diede ampio sfogo al suo dolore con pianto dirotto, nè il prete volle interrompere il corso alla piena dell'affetto, e se ne stava muto dinanzi a lei. Dopo il primo sfogo, a poco a poco la ragione cominciò a riprendere il suo dominio. Il saper morto per lei il suo cavaliere, davale pietoso martorio; ma tuttavía (mala cosa! ell'era donna come l'altre) le dava anche qualcheconforto la certezza che altra donna non aveva più amata: erale pure di alcun conforto l'avere così vicino il nipote di lui, che di lui ritraevale l'aspetto e la gentilezza; e sentiva tutta consolarsi, ricordando le parole di Guglielmo, quando disse della Gismonda, che l'amerebbe come una seconda madre, se fosse viva tuttora; e sentivasi volta ad amar lui come suo dolce figliuolo; e si spaventava al solo pensiero che questo amore contraddetto dovesse condurlo a morte immatura: laonde propose ad ogni costo di volerlo veder felice. Tutti questi varj affetti combattevano nel cuore e nella mente della badessa, e ne fecero quasi subitamente un'altra donna. Riprese ben tosto la sua tranquillità d'animo; e si fissò tutta nel solo pensiero di consolare messer Guglielmo.

— Donno Gianni, gran tempesta ha sofferto il mio cuore, ma la calma ritorna. La sventura del mio Ramondo mi ha colpita; ma bisogna rassegnarsi al volere di Dio; chè ad ogni modo l'uno era già morto all'altro da lunghi anni. È gran conforto per altro l'essere uscita da tanta dura incertezza. Un affetto nuovo ha ora occupato il mio cuore, che ora è tutto pieno di messer Guglielmo, e lo amo per figliuolo tenerissimo: il solo pensiero di vederlo disperato del suo amore per la Bice mi spaventa, e mi sta paurosamente dinanzi agli occhi il compassionevole caso di messer Ramondo. Non ho cuore di lasciarlo partire, senza che veda la Bice; e veggo dall'altra parte esser villanía, se, avuta in così gelosa custodia una fanciulla, io la faccio abboccare con l'amante: sento che un tal atto troppo si disdice a chi governa un monastero di donne. Che ne pare a voi? Consigliatemi in questa crudele incertezza.

— Madonna, il caso è tanto nuovo e tanto singolare, e la cosa è in sè tanto onesta, che niuno potrebbe con ragione darvene biasimo, anche sapendosi. Ma chi il saprà? Niuno, ve l'accerto io; chè sulla fede dei tre compagni miei non è da dubitare minimamente. Circa poi all'essere dicevole o no alla qualità vostra, di ciò, madonna, non ve ne gravate: prima perchè niuno il saprà, e poi perchè le opere sante e caritatevoli, come questa è, si addicono a qualunque santa e caritatevole persona.

Queste ragioni del prete, massimamente quella delnon si saprà, non reggono in tutto e per tutto al martello dellastretta morale; e la badessa forse in parte lo vedeva da sè; ma l'affetto prevalse, e si lasciò convincere. Solo volle che la cosa si facesse con ogni possibile riguardo, e in modo da non offendere minimamente la più severa onestà, e però disse al prete:

— Le vostre ragioni mi convincono: la Bice dunque parlerà col cavaliere; ma qui al cospetto mio, e senza altri testimoni che voi. Se ci fosse o frate Marco o messer Cecco, arrossirei dinanzi a loro; voi dovete esserci, chè oramai tutto vi è noto, e sapete compatirmi; ed anche per far testimonianza del modo severamente onesto che intendo tenere.

A queste parole della badessa il prete rispose:

— Madonna, parmi anzi che e frate Marco e maestro Cecco dovessero esserci, prima perchè la cosa non è in sè biasimevole; ma anche perchè il farne mistero potrebbe in essi ingenerare sospetti e fargli pensare al peggio.

— Se così vi pare, e così sia, replicò la badessa. Io vado dalla Bice per prepararla; acciocchè l'improvviso veder Guglielmo non l'abbia troppo a commuovere; voi fate il medesimo con Guglielmo, e che egli non si porti altrimenti che come si conviene dinanzi ad una donna consacrata al Signore in un monastero di sante donne. Io sarò qui tosto con la Bice, e vi chiamerò io stessa.

Così l'una andò via da una parte e l'altro dall'altra: e mentre la badessa preparava la Bice alla commozione che l'aspettava, confortandola che non si lasciasse vincere alla passione e non si scordasse mai chi era e dov'era, e ch'ella sarebbele accanto; il prete corse dai compagni, e, voltosi tosto a Guglielmo, gli disse senz'altro:

— Testè vedrete la Bice vostra....

Gli occhi del cavaliere sfavillarono di subita gioja, e corse tutto lieto ad abbracciare il prete: ma poscia, come dubbioso:

— Sere Gianni, non vi gabbereste voi di me?

— Messere, gabbarmi di voi, e specialmente in questo fatto, sarebbe non pur villanía, ma crudeltà. Vedrete testè la Bice vostra.

E come il cavaliere agli atti e alle parole si mostrava quasi fuori di sè dal contento, il prete continuò:

— Ma fa di bisogno che temperiate molto cotesto vostroardore. Madonna la badessa consente che la veggiate; ma vuole fede di leal cavaliere che vi porterete in quel modo dinanzi a lei, che si conviene ad una donna religiosa e della sua qualità; nè vi esca dalla bocca parola, o facciate verun atto, che sia disdicevole al santo luogo dove siete, e per il quale ella abbia da pentirsi di avervi concesso tanto benefizio: e vuole che mentre parlate alla Bice, sia presente ancor io, come colui che debbo rispondere della vostra fede.

— Prometto e giuro ogni cosa; andiamo.

— No, messere, bisogna aspettare che la badessa ci chiami.

Qui entrò a parlare maestro Cecco, e disse al prete:

— Sere Gianni, m'ingannerò; ma questa badessa è nè più nè meno che quella Gismonda, di cui fu amante messer Ramondo d'Artese.

— Maestro, è egli possibile questo?

— Possibile è, tali riscontri ho io fatto, e tali atti ho veduto fare alla badessa mentre messer Guglielmo raccontava il caso del suo zio. E voi, che da tanto tempo siete familiare di lei; che vi ha dato testè segni di tanta confidenza: voi, sere Gianni, dovete sapere ogni cosa.

E il cavaliere tutto ansioso.....

— Deh! sere Gianni, diteci ogni cosa: mi parrebbe di aver trovata una madre.

— Maestro — rispose il prete — io non ho mai potuto accorgermi che la badessa sia quella che dite: ma è santa e prudente donna....

A questo punto si fece sull'uscio la badessa in persona, e chiamato il sere, accennogli che venisse col cavaliere, e si ritirò. Il prete esortò il cavaliere a ricordarsi della data fede, ed entrarono là dov'era la badessa con la Bice. La suora stava seduta su nobile scranna, ed accanto sedeale la Bice; nè si può accertare chi più di loro due fosse agitata, e il cui cuore battesse più ansiosamente: entrò primo maestro Cecco, poi il frate e il prete, e per ultimo Guglielmo, il quale, mentre gli altri passavano, non lasciava di allungare il collo per vedere se scorgeva la sua donna. Entrati che furono tutti, e come i due giovani si furono veduti, senza accorgersene e senza volere, esclamando ciascuno il nome dell'altro, la Bice si rizzò e Guglielmo mosse verso dilei tutto desioso di abbracciarla: ma uno sguardo della badessa fermò tosto la Bice, ed a fermare Guglielmo bastò una parola del prete, che gli ricordava la data fede. I volti dei due amanti per altro erano accesi di tanta gioja e di tanto desire, e tanto abbondanti le loro lacrime che ciascuno ne sentiva pietà, e più di tutti la badessa, che mal poteva celare la commozione e il turbamento dell'animo; nè veruno era in grado di articolar parola; quando maestro Cecco, per troncare questa comune confusione, ruppe egli il silenzio:

— Madonna la badessa, voi messer Guglielmo, e voi gentil damigella, ha consentito che vi veggiate dinanzi a lei, non per ajutare un mondano amore, ma perchè sa che l'amor vostro è virtuoso e ordinato a buono e santo fine. Voi, Bice, essa ama come figliuola, e sente pietà della vostra sventura; e voi, cavaliere, ha preso certezza che siete da pregiare ed amare, e quasi sente per voi un affetto di madre....

Queste parole disse Cecco a disegno, e ficcò gli occhi nell'aspetto della badessa, la quale ne cambiò stranamente di colore, che a lui non isfuggì; e senza darsene per inteso continuò:

— Per questo ella si mostra tutta benigna verso di voi altri; e farà di tutto con messer Geri, acciocchè vinca la sua avversione, e consenta alla vostra unione.

Qui Guglielmo prese animo, e ruppe anch'egli il silenzio, prendendo occasione di dir parole di affetto alla Bice, col parlare alla badessa.

— Madonna, gran mercè, non pure dell'aver consentito ch'io rivegga qui colei che adoro, dopo Dio, sopra ogni cosa; ma della benignità altresì che voi mostrate per me; ed anch'io vi accerto, madonna, che al primo vedervi mi sentii volto ad amarvi, non so perchè, come tenerissima madre. Deh! abbiate misericordia di noi!

A queste parole la Bice s'inginocchiò dal lato dove sedeva, accanto alla badessa, e appoggiato il capo sulla gamba di lei la bagnava tutta di lacrime. La povera suora era combattuta da tanti affetti che stava per esserne sopraffatta; ma nondimeno potè riprendere tanta signoría di se stessa che disse con bastante fermezza e gravità:

— Figliuoli, quanto lo consente la mia qualità, farò ognicosa per vedervi contenti; ma tu, Bice, fa di non iscordar mai la riverenza ai genitori; e voi, Guglielmo, non vi esca mai di mente, come leal cavaliere che siete, che l'amor vero debb'esser cosa tutta pura e gentile; e fate di non obliare un solo momento quale è la santità del luogo ove la Bice si custodisce, e il debito di lealtà e di cortesía che avete meco.

Guglielmo accertò la badessa che al suo onore non fallirebbe giammai; ed ella, che non vedeva l'ora di restar un poco sola, fatto cenno alla Bice che la seguisse, e detto al frate, che tra poco gli darebbe un foglio per messer Geri, salutati gentilescamente gli altri due, uscì della sala con passo piuttosto frettoloso, e forse lo fece a disegno, acciocchè la Bice rimanesse un poco discosta da lei; per modo che Guglielmo potè appressarsele, e dandole un ardentissimo bacio sulla fronte, dirle con gli occhi sfavillanti di gioja:

— Addio, mia dolcissima Bice: tra poco saremo felici.

Alle quali parole la Bice rispose alzando gli occhi al cielo; e guardando poi il suo diletto con amoroso sorriso, aggiunse:

— Addio, mio dolce signore. Aspetto sospirando e pregando.

E senz'altro seguitò la badessa.


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