CAPITOLO XXXIII.TORNA A FIRENZE.
La Bice intanto con la sua compagnía cavalcavano di buon passo verso Firenze, avendo lasciato sere Gianni alla sua prioría. Secondo che si avvicinavano alla città il cuore della fanciulla batteva più forte; e come se ne cominciarono a scorgere le torri, sentì così balzarselo in petto, che a fatica ripigliava fiato. Avrebbe voluto aver l'ali per tosto consolare il suo diletto padre, e pensava altresì che prima di arrivare alle case de' Cavalcanti le potesse venir veduto il suo Guglielmo; e così, tra l'un pensiero e l'altro, arrivarono a porta San Gallo assai innanzi vespro. Qui fu creduto opportuno da frate Marco l'andare egli prima da messer Geri perprepararlo un poco, dacchè con quella salute mal ferma un subito eccesso di gioja avrebbe potuto anche ucciderlo; e confortata la Bice, il fante e la cameriera a cavalcar lentamente, egli di buon trotto si avviò innanzi, e fu tosto da messer Geri, il quale, appena lo vide, corsegli, come poteva, incontro. Nulla gli disse, ma facevasi tutto ansioso verso la porta, cercando cogli occhi se vi fosse la sua Bice; ed il frate che se ne accorse:
— Messere, la Bice vostra sarà qui tra non molto.
— L'amore di figliuola pareva dover essere più pronto e desioso che l'amicizia — disse Geri con accento di un qualche dispiacere.
— Sarebbe stato molto e molto più pronto, rispose il frate, se non si fosse lasciato frenare, per non mettere un sì caro capo come il vostro alla prova spesso perigliosa di una subita gioja. Ma — continuò egli, vedendo che il vecchio oramai era preparato, e facendo ragione che la Bice dovesse già esser giunta — tosto sarete consolato.
Ed uscito della stanza, non fu prima in capo alla scala che la Bice la saliva tutta ansiosa: e dacchè il vecchio indovinava che ella dovesse esser vicina, si fece anch'egli verso l'uscio, e prima ch'e' non si aspettava, si trovò innanzi la sua dolce figliuola che gli si avventò al collo, e stettero per buon pezzo abbracciati, senza poter far una parola, e solo versando dagli occhi tenerissimo pianto.
Prima a rompere il silenzio fu la Bice:
— Mio caro babbo, mi hai perdonato davvero?
E poi, fissandogli gli occhi sul volto:
— La tua sanità ne è peggiorata; e tutto per colpa mia! — aggiunse, abbracciandolo da capo; e posandogli il capo sul petto.
— Ma ora che tu se' tornata; ora anche la sanità e la consolazione mi rallegreranno questo avanzo di vita.
— Oh! babbo mio dolce, io non ti lascerò un momento; compenserò il dolore che per me hai avuto sin qui col volerti bene a mille doppj. Tu se' stato tanto buono per me....
La Bice voleva in qualche modo far entrare nei loro ragionamenti l'amor suo per Guglielmo; ma non le bastava l'animo di trovare il verso, ed ogni tanto volgeva l'occhio a frate Marco, cercando di fargli intendere questo suo desiderio;e accennando, come poteva, che le venisse in ajuto. Il frate intese alla fine, e come prendendo commiato disse:
— Messer Geri, non voglio che la presente gioja e consolazione vostra sia più lungamente frastornata dalla mia presenza; vi lascio pertanto; e vi accerto che non è minor della vostra la consolazione mia, pensando che in qualche modo ci ho avuto parte anch'io. Voi, messer Geri, attendete ora alla sanità vostra; ma pensate che adesso il medico lo avete in casa — e qui accennò la Bice — e ricordatevi che le medicine di maestro Dino sono state fin qui veleno per voi — e questo lo disse con accento piuttosto risentito. — E voi, Bice, non dimenticate mai quanto è stato benigno con voi il dolce vostro babbo, e che voi sola potete abbellirgli e consolargli la sua vecchiezza. Resta che presto possiate anche essere in grado da presentarvegli innanzi con un'angelica creaturina in collo, che faccia a lui pregustare la eterna beatitudine con l'angelico suo sorriso, e col dolce pargoleggiargli d'attorno. Ad ambedue poi faccio una preghiera: quando sarà quel momento (e non può essere lontano) che il cavaliere debba essere consolato del suo amore, deh! fate ch'io sia quello che ponga il suggello alla vera felicità di tutti, dando io l'anello alla Bice.
La Bice non rispose; ma stava tutta intenta a ciò che rispondesse suo padre, il quale volto al frate:
— L'essermi lasciato vincere anche rispetto al cavalier provenzale vi dica quant'è l'amore che io porto alla mia figliuola; ma si rammenti, ed ella e messer Guglielmo, quali sono le condizioni poste da me. Mancatane una sola, niuno speri più di piegarmi; quando sieno tutte attenute, voi, bel frate, sarete colui che darà l'anello alla Bice.
Il frate, fatte poche altre parole col padre e con la figliuola, tornò al convento. Noi non seguiteremo passo per passo nè la Bice, nè messer Geri: basti il dire che tanto l'una quanto l'altro vivevano consolatissimi, ed era tra loro una tacita gara a chi si desse prove maggiori di svisceratissimo affetto. Il vecchio pareva ogni giorno ringiovanire, e la sua sanità era per modo rifiorita, che pareva a tutti un miracolo; e con la sanità gli tornava ancora l'antica giojalità, e il riso, che da tanto tempo più non l'avea rallegrato. La Bice anche essa mostravasi lieta e contenta, se non quantoerale una spina al cuore il dover essere priva del vedere il suo diletto; e solo la speranza rendeva meno acerba quella angoscia.
Degli altri nostri conoscenti, Dino del Garbo era lieto da una parte che Cecco avesse perduta la grazia del Duca; ma dolente dall'altra che fosse fuggito alla sua vendetta: era altresì rimasto maravigliato dell'improvviso ritorno della Bice, e del vedersi da messer Geri trattato più freddamente dell'usato; fuggire ogni ragionamento che riguardasse la figliuola; e non più essere chiamato alla cura della sua malattía.
La duchessa per il ritorno della Bice era inviperita mirabilmente, e quanto più le costava il dover celare la sua ira, tanto più le rincresceva che maestro Cecco, il quale ne era stato principal cagione, le fosse uscito di mano. E forse avrebbe fatto ogni opera di nuocergli anche lontano, se non fosse stata molto in là con la gravidanza, e la gravidanza non fosse di qualità che la faceva stare assai male, ed anche per molto tempo allettata.
Il più sconsolato era Guglielmo, il quale non aveva nemmeno con chi sfogare il suo dolore; ed era pur dolorosissimo della partenza di Cecco, che egli credeva aver proprio perduto la grazia del duca. Alla data fede non voleva mancare, nè di vedere o di parlare con la sua Bice cercava in modo veruno; tanto più che messer Geri ne avrebbe potuto pigliar cagione a disdir la promessa; e solo ogni tanto poteva saper qualche cosa da frate Marco, il quale però procedeva in ciò con sommo riguardo, parendogli disdicevole il fare altrimenti: per modo che il cavaliere non vedeva l'ora che incominciasse di nuovo la guerra, conoscendo che da essa sola poteva nascere pronta occasione da venire all'ultimo della contentezza.