CAPITOLO XXXVI.LA CONGIURA DI LUCCA.

CAPITOLO XXXVI.LA CONGIURA DI LUCCA.

Passati pochi giorni adunque il duca Carlo mandò significando per un uomo a posta a maestro Cecco, che quanto più tosto poteva menasse a fine il trattato coi Quartigiani, e fosse a lui in Firenze; ed esso vi si diede con tutto l'ardore, per il desiderio che lo struggeva di ritornare alla Corte. Ma nemmen fino allora aveva esso dormito; e il trattato aveva menato con la più fina astuzia. Arrivato a Lucca, e postosi al più ricco albergo, diede voce di essere venuto per curare messer Guerruccio Quartigiani della gotta; domandò dove fossero le case di lui; dicendo di avere lasciato Firenze anche per paura di capitar male, essendovi oggimai conosciuto per ghibellino, e per poco credulo alle ipocrisíe papali. E volle altresì andare a fare riverenza a Castruccio, col quale ebbe un singolarissimo colloquio; perchè, mentre quel capitano, sapendolo venir da Firenze, si studiava di metterlo in ragionamenti delle cose del duca Carlo, e scoprire, se riuscivagli, quello che mulinasse contro di lui; Cecco, fingendo di lasciarsi tirar nella rete, immaginò di suo capo certi falsi disegni di Carlo, per distrarre Castruccio dall'investigare altrimenti quali fossero i veri. E seppe colorire così bene le sue parole, che egli ne fu persuaso; e non che ponesse nessun sospetto sopra di lui, ma quasi quasi avrebbegli confidato i disegni suoi. Per forma che il maestro viveva sicuro per questo lato; ed alle case dei Quartigiani poteva andare senza niun sospetto, e trattava con suo agio quello per che era stato mandato. Il trattato fu lungo, dacchè messer Guerruccio voleva molto per sè, e Cecco aveva in commissione dal duca di tenersi piuttosto stretto a promettere; ma tuttavía, ricordevoledel consiglio dato da Guido di Monforte a papa Bonifazio, si lasciò andare, col proposito di nulla attenere: e restarono alla fine in concordia nel modo seguente: il duca doveva uscire fuori di Firenze con l'esercito, sotto nome di mettersi intorno a Pistoja, e che di fatto vi si ponesse a oste con tanto sforzo e possanza, che verisimilmente Castruccio fosse costretto di andare a soccorrerla, se non la voleva perdere; e allora i Quartigiani con tutti i loro amici, e con molti pennoni e bandiere delle armi della chiesa e del duca, le quali si dovessero mandare celatamente da Firenze, correre la città di Lucca, chiamando gli amici, i consorti, e tutto il popolo a libertà, sforzandosi, quand'altro non venisse lor fatto, di occupare una delle porte della città; e che nel medesimo tempo, senza muoversi pur un soldato da Pistoja, quella gente che teneva il duca a Fucecchio e nelle terre di Valdarno, dovesse volando, avuto un cenno tra lor convenuto, cavalcare a Lucca, e correr la terra.

Riuscita la cosa, messer Guerruccio avrebbe avuto dal duca grandissima quantità di denaro (chi disse diecimila fiorini d'oro), e sarebbe suo vicario colà, che veniva a dire quasi assoluto signore dei suoi cittadini. Da che si movesse messer Guerruccio, e la sua famiglia, a far congiura contro Castruccio, che per volontà e per maneggio di loro era stato fatto signore di Lucca, non è ben chiarito: forse fu il vedere che Castruccio era riuscito troppo diverso da quel che avevano pensato, e il non poter sostenere gli aspri modi di lui; e chi dice, messer Guerruccio si pensasse di acquistare gloria appresso i posteri, se per opera sua si restituiva la libertà alla patria; ma quello che fu più facilmente creduto, ei si lasciò abbagliare dalle larghe profferte del duca, e dall'ambizione di essere quasi principe della sua città.

Posti e bene dichiarati questi patti, maestro Cecco cavalcò senza indugio a Firenze, e fu ben tosto alla presenza del duca, il quale confermò tutte le condizioni poste, ne lo lodò, ne lo premiò altamente, disponendosi a colorire tal disegno. Ma la cosa per altro non procedeva con quell'ardore e con quella prontezza che avrebbe dovuto, per avere certa riuscita, come non pareva da dubitare; il perchè, veggendo che, passa una settimana e passane due, la gente del duca non usciva sopra Pistoja, uno dei Quartigiani, preso dallapaura, scoprì la congiura a Castruccio; ed egli, che non era in siffatti casi avvezzo a smarrirsi, comandato che si serrassero le porte della città, montò con tutte le sue masnade subitamente a cavallo, e fatti prigioni ventidue della casa dei Quartigiani, e fra essi Guerruccio, nelle cui case furono trovate le bandiere della chiesa e del duca celatamente venute da Firenze; senza mettere tempo in mezzo, nel giorno stesso, avendo prima fatto trascinare quelle insegne per terra, il detto Guerruccio, con tre suoi figliuoli e con le stesse bandiere a ritroso, fece impiccare, ed una parte comandò che fossero propagginati[30]: tutto il resto della casa, nella quale si dice che fossero più di cento uomini atti a portare le armi, che non potette avere nelle mani, bandì e giudicò per traditori e ribelli. Feroce, ma meritata giustizia, della quale non si turbarono molto i lucchesi, ricordandosi che la medesima famiglia dei Quartigiani, guelfa di origine, come già dissi, aveva tradito anni addietro gli amici e partigiani suoi, dando la signoría di Lucca a Castruccio.

E così vada pure chiunque, o sotto un colore o sotto un altro, vien meno alla fede e alla lealtà.

Se il duca fu dolente di questo non è da domandare; e ne aveva spesso dolorose parole con maestro Cecco, il quale per altro sempre avealo confortato a tor via ogni indugio, ricordandogli che il buon esito delle imprese sta le più volte nella prontezza e nella audacia.


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