GLOSSARIO.

GLOSSARIO.

Altro ieri.Bene l'altrieri.Più giorni addietro, o come ora si dice L'altro giorno.

Asciolvere.Il primo pasto della mattina, la colazione.

Assisa.Ad una assisa.Tutti ad un modo, co' medesimi colori, e colle medesime armi.

Asserragliare.È ciò che ora si dice, con modo francese, Far le barricate, o Barricare.

Banderajo.Ora si dice il Portabandiera.

Battifolle.Bastione forte, e ben munito.

Bello.Mio bel cugino,Bel frate, e simili. Erano modi amorevoli ed affettuosi. Ora si dice:Mio caro cugino,Caro frate.

Benedetto Dio.Modo di affermare risolutamente.

Buonomini.Erano un antico ufficio della repubblica; deputato al consigli della signoría.

Caldo.Istigazione, Favore dato segretamente.

Calze.Era tutto il vestimento della gamba fino alle anche; e si facevano di materia e colori diversi.

Capannuccio.Così chiamavasi la catasta dove si bruciavano i condannati al fuoco: i Latini la dissero Pira.

Capitudini.Così chiamavansi i collegj delle arti maggiori in Firenze; ed anche i Capi di tali collegj.

Capoletto.Panno di nobil materia, e lavoro, da adornarne le pareti della camera, specialmente a capo del letto. Si disse anche in generale per ciò che ora dicesi Arazzo.

Caporale.Comandante di una schiera militare, come or si direbbe Generale, o chiunque ha alto grado militare.

Castellare.Castello non forte nè munito.

Cavalcare.Far viaggio a cavallo. Andare in un luogo facendo il cammino a cavallo.

Cella.Cantina, stanza sotterranea dove si serba il vino.

Cerna.Fare la cernaera il Raccogliere, lo scrivere milizie; o come or dicesi Chiamar sotto le armi coloro che per legge hanno tal debito.

Cessi Dio. Cessilo Iddio.Dio mi guardi, Dio me ne guardi. Dio non voglia, e simili.

Chericía.Tutti i cherici addetti a una chiesa o cattedrale, o collegiata; e si dice anche dei preti in generale; oggi Clero.

Cioppa.Era una specie di sopravveste che, stretta alla vita, scendeva in piccole falde.

Còle.Voce del verbo latino Colere, allora usitatissima; e vale Riverisce, Onora, e simili.

Còlla.La corda con la quale si tormentavano i testimoni e i rei per costringergli a dire il vero.

Collegj.Erano un magistrato da cui la signoría pigliava consiglio ne' casi gravi e dubbj.

Compagnía.Società di commercio, come dicesi ora, o Ditta commerciale, o Casa.

Conforto.Fu comunissimo il direa' conforti di alcuno, per dire secondo i consigli e le suggestioni di esso, o incoraggiato da lui.

Consorto.Parente, che ha qualche grado di parentela con qualcuno.

Cosa ch'io possa.Modo comune ne' secoli passati per dimostrare la buona volontà di soddisfare a chi dice di voler un favore da noi.

Correre.Correre un paese.Lo scorrerlo con forza armata, o per pigliarne possesso, o per saccheggiarlo.

Credenza.Segreto, Cosa da tenersi segreta. §Aver credenza, vale Essersi stata confidata cosa da tenerla segreta.

Cuocere.Fu usato comunemente per Cucinare, Far da cucina.

Cuore.Di gran cuore.Volentierissimo, Di bonissima voglia.

A Dio v'accomando.Era modo comune per dare altrui commiato; e anche per prenderlo. Ora è rimasto solo un mozzicone; e dicesiAddio; che è pure una reticenza dell'antica formula.

Divisa.Arme o Scudo gentilizio; così detta da' varj colori onde è composta.

Donneare.Ora si direbbe Fare all'amore.

Doppiere.È ciò che ora si dice Torcia di Venezia.

Ferireun torneamento. Combattere in un torneo.

Gabbarsidi alcuno. Farsene beffe, Schernirlo.

Giubbone.Sopravvesta a vita, elegante e di lusso.

Lattovaro.Composto di varie materie medicinali ridotte a consistenza di manteca, e che ha per fondamento lo zucchero o il miele.

Leggiadro.Fu detto anche per Svenevole, Affettato, Lezioso, e simili.

Libbra.Fu detto anche per Imposizione, Gravezza, Imposta.

Madama.Fu titolo che si dette alle gran dame, ed anche alle Regine.

Maestro.Era il titolo che davasi comunemente a' medici; e dicendosi assolutamenteil Maestro, si intendevail Medico.

Monachino.Colore scuro tendente al rossiccio, come erano generalmente le cappe e le tonache de' frati.

Monsignore.Titolo d'onore che soleva darsi a' principi, specialmente della casa reale di Francia; ed anche a' grandi personaggi.

Natività.L'oroscopo, La predizione astrologica fatta alla nascita, per sapere qual sarà la vita di alcuno.

Oste.L'esercito in campagna; e il campo stesso ove è l'esercito pronto a combattere.

Pancale.Panno con fregi di nobile lavoro per distendere sopra le panche come ornamento.

Partito.T. arald. A strisce, come or si direbbe.Panno cupo partito vermiglio.Panno cupo a strisce vermiglie.

Pateríno.Si chiamarono con tal nome alcuni eretici del secolo XII; ma si durò ad usarlo per Eretico in generale.

Peverado.Brodo; così detto perchè vi si soleva mettere del pepe.

Piacere.Che vi piace?Cortese modo di rispondere a chi ci si fa innanzi in atto di domandare qualcosa. Ora si dice:Che vuoi?oChe vuole?In che posso servirti?Che desideri?ec.

Piacere.Se vi piace.Formula di pregare altrui cortesemente che faccia una data cosa: simile als'il vous plaîtfrancese. Allora fu usitatissima anche fra noi. Ora si dice:Di grazia, oPer favore.

Poltrone.Uomo vile e spregiato, di bassa condizione.

Posta.A posta di.In balía di, A discrezione di.

Provvigionato.Soldato, Persona che serve militarmente per una data quantità di tempo e di denari.

Punto.Dare il punto.Indicare, dopo osservazioni di astrología, qual è il punto più favorevole a cominciare un'impresa.

Puzza.Veramente significò Marcia, e quel che i medici chiaman tuttoraPus. Ma si usò anche per Obbrobrio, Vitupero o simili.

Rimedio.Per rimedio dell'anima sua.Era questa la formula dei lasciti che si facevano alle chiese.

Rubello.Fare rubello.Dichiarare che uno è ribelle, ed è incorso nelle pene contro i ribelli.

Saettame. Lo stesso che Saettamento.

Saettamento. Projettili, Frecce, Dardi, e tutto ciò che si scagliava da archi, balestre, e macchine da lanciare.

Savio di guerra. Uomo pratico e valente in cose di guerra; come or si direbbeStrategico.

Scaggiale. Cintura con fibbia; e si disse tanto di quelle di cuojo semplice, quanto di quelle di materia nobilissima, e preziosamente fregiate.

Sciámito. Drappo nobilissimo simile al velluto, che prende il nome dal fiore Sciámito, che è quello detto anche Fior velluto.

Sciugatojo. Si disse per ciò che ora chiamasifisciù; che è quel panno con cui le donne si cuoprono il seno e le spalle, più o meno adorno e guarnito, secondo i gusti.

Scuro. Si disse per Oppresso dal dolore, Mal ridotto o simile. E cosìScuritàper Stato dolorosissimo, e pericoloso, di oppressione.

Sedi buon augurio.

Se Dio vi ajuti. È particella che si premetteva alle formule di augurar bene a qualcuno: simile alSicdei Latini.

Segno. Così chiamavasi la orina che si mostrava al medico: perchè dal guardarla attentamente se ne pigliava criterio a giudicar della malattía.

Sere. Si diede già questo titolo ai parochi, ed ai curati.

Sestiere. Firenze allora era divisa in sei parti, e si chiamavano Sestieri; eSestierisi chiamavano anche le case dove risedevano i capi di ciascun Sestiere.

Signore. Detto assolutamente voleva significare Principe con potestà assoluta.

Sire. Fu titolo d'onore che si dava a' gran cavalieri, e personaggi di grande affare.

Soppidiano. Era una cassa di legno, assai bassa che soleva tenersi a piè del letto, per riporvi bianchería, abiti, gioje ec.

Sopransegna. Veste di seta, coi colori della propria divisa, e spesso collo scudo sul petto, che si portava da' cavalieri sopra l'armatura, e cinta alla vita. Si disse anche Soprasberga.

Tavoliere. La Tavola sopra cui si giuoca a Tavola reale, e come dissesia tavole.

Terra. Si disse per Città, anche nobile e grande.

Uomodi corte. Così chiamavansi i Giullari, i Trovatori, e i Menestrelli, ed altri che frequentavano le corti de' Signori, esercitando quella che allor dicevasi la gaja scienza.

Viatico. Ciò che serve per sostentarsi nel viaggio. Ora si usa solo spiritualmente per l'Eucaristia che si dà a' moribondi quasi per sostentamento dell'ultimo viaggio per l'altro mondo.

COI TIPI DI F. A. BROCKHAUS, LEIPZIG.

NOTE:1.Le note in calce vennero da noi aggiunte.2.Il valore militare del Fanfani venne in seguito rimunerato mediante la medaglia della guerra del 1848.3.Egli è tuttora bibliotecario della Marucelliana a Firenze.4.Naturalmente, avendo egli scritto sopra diverse materie. Del resto oso affermare che tutte le opere del Fanfani sono importantissime e fanno onore alla letteratura italiana moderna.5.Sopra questo lavoro lessicografico del Fanfani così scrivevaFrancesco Prudenzanonella sua:Storia della letteratura italiana del secolo XIX(Napoli 1864. pag. 159): «Recentissimo vocabolario della lingua italiana è quello di Pietro Fanfani, chiarissimo filologo fiorentino; succoso e pensato lavoro, utile veramente a' giovani studiosi del gentil nostro idioma. È più presto un compendio, che un esteso vocabolario: ma fra i molti buoni e tristi che inondano tutto giorno l'Italia, è certo il migliore e più esatto compendio. Il chiarissimo Prospero Viani, nel suoVocabolario di supposti francesismi, notò parecchie (benchè lievi) mancanze, e lievissime inesattezze di definizioni e di voci e maniere di dire, nel Vocabolario del Fanfani; i quali pallidi néi spariranno, siam certi, in una ristampa che l'insigne filologo farà del suo lavoro.» Oggi questa ristampa è già fatta (Firenze, Le Monnier), e i difetti della prima edizione, se pur ve ne erano, sono stati corretti. Questo del Fanfani è indubitabilmente il migliore fra i vocabolarii compendiati ed il solo, come dice anche il Pitrè, che può consultarsi a fidanza dalla gioventù studiosa.6.Una seconda edizione di questo insigne e profondo lavoro, che è un vero tesoro di erudizione e di finezze filologiche, si fece a Firenze nel 1871. Oltre a quello che conteneva già la prima edizione, in questa seconda si ristamparono pure diversi altri opuscoli filologici dell'autore, nonchè due lavori di altri.7.In seguito i Cruscanti diedero ragione al Fanfani anche in altro modo come diremo fra poco.8.È questo il giudizio subbiettivo del Pitrè e di altri critici, che io non sottoscrivo. DelVocabolario dell'uso toscanoragioneremo in seguito.9.Uscivano tre appendici per settimana.10.Questa data si trova in alcuni Prioristi manoscritti.11.Che poi si chiamò, e tuttor si chiama, S. Maria del Fiore, o il Duomo.12.Oggi la loggia del Bigallo.13.Oggi Via Calzajuoli.14.Dante, parlando nelPurgatorio, XX, della venuta di questo Carlo, dice in persona di Ugo Capeto a modo di profezia:Tempo vegg'io non molto dopo ancoi,Che tragge un altro Carlo fuor di Francia,Per far conoscer meglio e sè e' suoi.Senz'arme n'esce, e solo colla lanciaCon la qual giostrò Giuda; e quella pontaSi ch'a Fiorenza fa scoppiar la pancia,Quinci non terra, ma peccato ed ontaGuadagnerà, per sè tanto più graveQuanto più lieve simil danno conta.15.Più probabile ci sembra che Cecco scrivesse il poema negli ultimi anni della sua vita.Nota dell'Editore.16.Forse Acerba perchè il poema è un'acerba vendetta di Cecco d'Ascoli contro la Divina Commedia.Nota dell'Editore.17.Ai 16 di Decembre.Nota dell'Editore.18.Qui abbiamo il principio dei tre colori italiani; e forse questi tre colori uniti avevano qualche significato appresso gli antichi fiorentini, dacchè anche Dante gli pone addosso alla sua Beatrice, la quale descrive così:Sottocandidovel, cinta d'ulivaDonna m'apparve di gentile aspettoVestita dicolor di fiamma viva.19.Era tuttora fresca nella memoria dei fiorentini la strage dei Paterini fatta in Firenze per opera principalmente di San Pier Martire, che vi rimase ucciso pur egli. Per gli altri, qui si vuole alludere all'arsione di altri per eretici, di Pietro Carnesecchi, del Savonarola, e di Cecco stesso, a cui si fa qui fare questa predizione, nella quale si suppone che vegga le condanne così in genere, senza avere la certezza delle persone che si condannerebbero: chè, altrimenti, avrebbe dovuto prevedere anche la sua.20.Né sono senza curiosità gli altri cenni statistici di quel tempo, registrati dal Forti nel suoForo toscanomanoscritto, e che qui registro anch'io come quelli che danno molta luce alla storia, e chiariranno come tra noi si conoscesse fino da tempo remotissimo l'importanza della statistica.La città aveva 90,000 anime, senza i forestieri e i religiosi; i forestieri erano 1500; i frati, monache o preti 5000. Ogni anno si battezzavano in S. Giovanni circa a 6000 persone. Vi erano nello studio da 1000 scolari: alle scuole d'abbaco famiglie 1200 in più scuole: alla grammatica e logica in quattro scuole 600 fanciulli. Vi erano 110 chiese: cioè parocchie con popolo 57, badíe 5, prioríe 2, monasteri di donne 26, regole di frati 10: vi erano 30 spedali: medici, cerusici e fisici buoni 60: giudici 80: notari 600: botteghe di calzolaj, pianellaj, zoccolaj 300, botteghe di speziali 100, botteghe di fornaj 126. Ogni giorno si consumava in Firenze 140 moggia di grano, e 70 mila boccali di vino: tra buoi e vitelle se ne consumava 40,000 ogni anno, e castroni e pecore 60,000, capre e becchi 20,000, porci 30,000; nel solo mese di luglio entravano in Firenze 2000 some di frutte. La zecca batteva ogni anno 40,600 fiorini d'oro, e libbre 200,000 di quattrini.21.I medici antichi facevano la diagnosi della malattia guardando accuratamente le orine del malato; e queste chiamavansiil segno.22.Cecco diceva veramente di avere uno spirito di questo nome, che lo governava e lo guidava nelle cose scientifiche.23.Nel Novellino si racconta un fatto simile, ma più strano, avvenuto alla Corte di Federigo per opera di un negromante.24.Il vino del Reno ha conservato fino ai tempi nostri la sua fama.25.Ciò si racconta che lo facesse in bottega d'un barbiere; ora lo veggiamo fare continuamente dai prestigiatori; e solo qui si può opporre che Cecco nella loggia dei Gherardini non potea aver preparato quel che bisognava a questa illusione ottica. Basti il fatto; il restante mi si conceda per acconcio del mio racconto, in queste sole magie favoloso.26.V.Forti, Foro toscano.27.Che sotto Pistoja vi fu battaglia, lo afferma il Salvi, storico pistojese.28.Non parrà questa cosa troppo strana a chi sa che allora le clausure non erano molto strette, e che le donne di alcuni monasteri, e specialmente le badesse, avean grande e certo troppa libertà.29.Credenza= Silenzio, segretezza. —E feci loro giurare credenza. Dino Comp. Cron. lib. II. ec.Nota dell'Editore.30.Propagginareera una specie di supplizio per cui il reo si piantava in terra a capo all'ingiù, a moda delle viti; e si punivano così gli assassini e i traditori.31.Gli storici da cui traggo notizie sono il Villani, Melchiorre di Coppo Stefani e Goro Dati.32.L'Ammirato dice che le potenze furono introdotte dal duca d'Atene, cioè un sedici anni dopo il tempo di questo racconto; ma il Becchi assegna buone ragioni da far tener per certo, che le vi furono molto prima. In principio le potenze furono sei: ma poi il loro numero crebbe ne' varj tempi, tanto che nel 1588 le vediamo giunte fino a trenta, nel 1610 a 44, nel 1629 a 49, nel qual anno però cessarono.33.Gli storici tutti dicono, l'onore di tale impresa doversi a un cavalier provenzale, che salì il primo sulle mura del castello; e nei particolari della battaglia ho seguito scrupulosamente gli storici stessi.34.Non creda il lettore che questa festa sia di mia invenzione; ne ho tolto la descrizione dalla carta originale dove si dà ragguagglio di una festa simile, fatta in Firenze nel secolo medesimo per nozze illustri.35.Così dicevasi allora per direil santo vangelo.36.Questa è copia quasi testuale della sentenza che si trova in parecchi codici.37.Dove poi furono fatte logge da Cosimo II, dette pure le Logge del Grano, e dove ora è il teatro delle Logge.38.La porta della giustizia era là dove ora si chiama la Zecca vecchia, in fondo a via delle Torricelle e la chiesa di Santa Maria del Tempio era una chiesetta dove i condannati a morte si fermavano a pigliare gli ultimi conforti della religione innanzi di essere giustiziati.39.Becattini,Istoria della Inquisizione.40.Nel racconto lo abbiamo seguitato per tutto il doloroso viaggio, e di lì vedemmo non esservi, nè esservi potuto passare.

1.Le note in calce vennero da noi aggiunte.

1.Le note in calce vennero da noi aggiunte.

2.Il valore militare del Fanfani venne in seguito rimunerato mediante la medaglia della guerra del 1848.

2.Il valore militare del Fanfani venne in seguito rimunerato mediante la medaglia della guerra del 1848.

3.Egli è tuttora bibliotecario della Marucelliana a Firenze.

3.Egli è tuttora bibliotecario della Marucelliana a Firenze.

4.Naturalmente, avendo egli scritto sopra diverse materie. Del resto oso affermare che tutte le opere del Fanfani sono importantissime e fanno onore alla letteratura italiana moderna.

4.Naturalmente, avendo egli scritto sopra diverse materie. Del resto oso affermare che tutte le opere del Fanfani sono importantissime e fanno onore alla letteratura italiana moderna.

5.Sopra questo lavoro lessicografico del Fanfani così scrivevaFrancesco Prudenzanonella sua:Storia della letteratura italiana del secolo XIX(Napoli 1864. pag. 159): «Recentissimo vocabolario della lingua italiana è quello di Pietro Fanfani, chiarissimo filologo fiorentino; succoso e pensato lavoro, utile veramente a' giovani studiosi del gentil nostro idioma. È più presto un compendio, che un esteso vocabolario: ma fra i molti buoni e tristi che inondano tutto giorno l'Italia, è certo il migliore e più esatto compendio. Il chiarissimo Prospero Viani, nel suoVocabolario di supposti francesismi, notò parecchie (benchè lievi) mancanze, e lievissime inesattezze di definizioni e di voci e maniere di dire, nel Vocabolario del Fanfani; i quali pallidi néi spariranno, siam certi, in una ristampa che l'insigne filologo farà del suo lavoro.» Oggi questa ristampa è già fatta (Firenze, Le Monnier), e i difetti della prima edizione, se pur ve ne erano, sono stati corretti. Questo del Fanfani è indubitabilmente il migliore fra i vocabolarii compendiati ed il solo, come dice anche il Pitrè, che può consultarsi a fidanza dalla gioventù studiosa.

5.Sopra questo lavoro lessicografico del Fanfani così scrivevaFrancesco Prudenzanonella sua:Storia della letteratura italiana del secolo XIX(Napoli 1864. pag. 159): «Recentissimo vocabolario della lingua italiana è quello di Pietro Fanfani, chiarissimo filologo fiorentino; succoso e pensato lavoro, utile veramente a' giovani studiosi del gentil nostro idioma. È più presto un compendio, che un esteso vocabolario: ma fra i molti buoni e tristi che inondano tutto giorno l'Italia, è certo il migliore e più esatto compendio. Il chiarissimo Prospero Viani, nel suoVocabolario di supposti francesismi, notò parecchie (benchè lievi) mancanze, e lievissime inesattezze di definizioni e di voci e maniere di dire, nel Vocabolario del Fanfani; i quali pallidi néi spariranno, siam certi, in una ristampa che l'insigne filologo farà del suo lavoro.» Oggi questa ristampa è già fatta (Firenze, Le Monnier), e i difetti della prima edizione, se pur ve ne erano, sono stati corretti. Questo del Fanfani è indubitabilmente il migliore fra i vocabolarii compendiati ed il solo, come dice anche il Pitrè, che può consultarsi a fidanza dalla gioventù studiosa.

6.Una seconda edizione di questo insigne e profondo lavoro, che è un vero tesoro di erudizione e di finezze filologiche, si fece a Firenze nel 1871. Oltre a quello che conteneva già la prima edizione, in questa seconda si ristamparono pure diversi altri opuscoli filologici dell'autore, nonchè due lavori di altri.

6.Una seconda edizione di questo insigne e profondo lavoro, che è un vero tesoro di erudizione e di finezze filologiche, si fece a Firenze nel 1871. Oltre a quello che conteneva già la prima edizione, in questa seconda si ristamparono pure diversi altri opuscoli filologici dell'autore, nonchè due lavori di altri.

7.In seguito i Cruscanti diedero ragione al Fanfani anche in altro modo come diremo fra poco.

7.In seguito i Cruscanti diedero ragione al Fanfani anche in altro modo come diremo fra poco.

8.È questo il giudizio subbiettivo del Pitrè e di altri critici, che io non sottoscrivo. DelVocabolario dell'uso toscanoragioneremo in seguito.

8.È questo il giudizio subbiettivo del Pitrè e di altri critici, che io non sottoscrivo. DelVocabolario dell'uso toscanoragioneremo in seguito.

9.Uscivano tre appendici per settimana.

9.Uscivano tre appendici per settimana.

10.Questa data si trova in alcuni Prioristi manoscritti.

10.Questa data si trova in alcuni Prioristi manoscritti.

11.Che poi si chiamò, e tuttor si chiama, S. Maria del Fiore, o il Duomo.

11.Che poi si chiamò, e tuttor si chiama, S. Maria del Fiore, o il Duomo.

12.Oggi la loggia del Bigallo.

12.Oggi la loggia del Bigallo.

13.Oggi Via Calzajuoli.

13.Oggi Via Calzajuoli.

14.Dante, parlando nelPurgatorio, XX, della venuta di questo Carlo, dice in persona di Ugo Capeto a modo di profezia:Tempo vegg'io non molto dopo ancoi,Che tragge un altro Carlo fuor di Francia,Per far conoscer meglio e sè e' suoi.Senz'arme n'esce, e solo colla lanciaCon la qual giostrò Giuda; e quella pontaSi ch'a Fiorenza fa scoppiar la pancia,Quinci non terra, ma peccato ed ontaGuadagnerà, per sè tanto più graveQuanto più lieve simil danno conta.

14.Dante, parlando nelPurgatorio, XX, della venuta di questo Carlo, dice in persona di Ugo Capeto a modo di profezia:

Tempo vegg'io non molto dopo ancoi,Che tragge un altro Carlo fuor di Francia,Per far conoscer meglio e sè e' suoi.Senz'arme n'esce, e solo colla lanciaCon la qual giostrò Giuda; e quella pontaSi ch'a Fiorenza fa scoppiar la pancia,Quinci non terra, ma peccato ed ontaGuadagnerà, per sè tanto più graveQuanto più lieve simil danno conta.

Tempo vegg'io non molto dopo ancoi,Che tragge un altro Carlo fuor di Francia,Per far conoscer meglio e sè e' suoi.

Tempo vegg'io non molto dopo ancoi,

Che tragge un altro Carlo fuor di Francia,

Per far conoscer meglio e sè e' suoi.

Senz'arme n'esce, e solo colla lanciaCon la qual giostrò Giuda; e quella pontaSi ch'a Fiorenza fa scoppiar la pancia,

Senz'arme n'esce, e solo colla lancia

Con la qual giostrò Giuda; e quella ponta

Si ch'a Fiorenza fa scoppiar la pancia,

Quinci non terra, ma peccato ed ontaGuadagnerà, per sè tanto più graveQuanto più lieve simil danno conta.

Quinci non terra, ma peccato ed onta

Guadagnerà, per sè tanto più grave

Quanto più lieve simil danno conta.

15.Più probabile ci sembra che Cecco scrivesse il poema negli ultimi anni della sua vita.Nota dell'Editore.

15.Più probabile ci sembra che Cecco scrivesse il poema negli ultimi anni della sua vita.Nota dell'Editore.

16.Forse Acerba perchè il poema è un'acerba vendetta di Cecco d'Ascoli contro la Divina Commedia.Nota dell'Editore.

16.Forse Acerba perchè il poema è un'acerba vendetta di Cecco d'Ascoli contro la Divina Commedia.Nota dell'Editore.

17.Ai 16 di Decembre.Nota dell'Editore.

17.Ai 16 di Decembre.Nota dell'Editore.

18.Qui abbiamo il principio dei tre colori italiani; e forse questi tre colori uniti avevano qualche significato appresso gli antichi fiorentini, dacchè anche Dante gli pone addosso alla sua Beatrice, la quale descrive così:Sottocandidovel, cinta d'ulivaDonna m'apparve di gentile aspettoVestita dicolor di fiamma viva.

18.Qui abbiamo il principio dei tre colori italiani; e forse questi tre colori uniti avevano qualche significato appresso gli antichi fiorentini, dacchè anche Dante gli pone addosso alla sua Beatrice, la quale descrive così:

Sottocandidovel, cinta d'ulivaDonna m'apparve di gentile aspettoVestita dicolor di fiamma viva.

Sottocandidovel, cinta d'ulivaDonna m'apparve di gentile aspettoVestita dicolor di fiamma viva.

Sottocandidovel, cinta d'uliva

Donna m'apparve di gentile aspetto

Vestita dicolor di fiamma viva.

19.Era tuttora fresca nella memoria dei fiorentini la strage dei Paterini fatta in Firenze per opera principalmente di San Pier Martire, che vi rimase ucciso pur egli. Per gli altri, qui si vuole alludere all'arsione di altri per eretici, di Pietro Carnesecchi, del Savonarola, e di Cecco stesso, a cui si fa qui fare questa predizione, nella quale si suppone che vegga le condanne così in genere, senza avere la certezza delle persone che si condannerebbero: chè, altrimenti, avrebbe dovuto prevedere anche la sua.

19.Era tuttora fresca nella memoria dei fiorentini la strage dei Paterini fatta in Firenze per opera principalmente di San Pier Martire, che vi rimase ucciso pur egli. Per gli altri, qui si vuole alludere all'arsione di altri per eretici, di Pietro Carnesecchi, del Savonarola, e di Cecco stesso, a cui si fa qui fare questa predizione, nella quale si suppone che vegga le condanne così in genere, senza avere la certezza delle persone che si condannerebbero: chè, altrimenti, avrebbe dovuto prevedere anche la sua.

20.Né sono senza curiosità gli altri cenni statistici di quel tempo, registrati dal Forti nel suoForo toscanomanoscritto, e che qui registro anch'io come quelli che danno molta luce alla storia, e chiariranno come tra noi si conoscesse fino da tempo remotissimo l'importanza della statistica.La città aveva 90,000 anime, senza i forestieri e i religiosi; i forestieri erano 1500; i frati, monache o preti 5000. Ogni anno si battezzavano in S. Giovanni circa a 6000 persone. Vi erano nello studio da 1000 scolari: alle scuole d'abbaco famiglie 1200 in più scuole: alla grammatica e logica in quattro scuole 600 fanciulli. Vi erano 110 chiese: cioè parocchie con popolo 57, badíe 5, prioríe 2, monasteri di donne 26, regole di frati 10: vi erano 30 spedali: medici, cerusici e fisici buoni 60: giudici 80: notari 600: botteghe di calzolaj, pianellaj, zoccolaj 300, botteghe di speziali 100, botteghe di fornaj 126. Ogni giorno si consumava in Firenze 140 moggia di grano, e 70 mila boccali di vino: tra buoi e vitelle se ne consumava 40,000 ogni anno, e castroni e pecore 60,000, capre e becchi 20,000, porci 30,000; nel solo mese di luglio entravano in Firenze 2000 some di frutte. La zecca batteva ogni anno 40,600 fiorini d'oro, e libbre 200,000 di quattrini.

20.Né sono senza curiosità gli altri cenni statistici di quel tempo, registrati dal Forti nel suoForo toscanomanoscritto, e che qui registro anch'io come quelli che danno molta luce alla storia, e chiariranno come tra noi si conoscesse fino da tempo remotissimo l'importanza della statistica.

La città aveva 90,000 anime, senza i forestieri e i religiosi; i forestieri erano 1500; i frati, monache o preti 5000. Ogni anno si battezzavano in S. Giovanni circa a 6000 persone. Vi erano nello studio da 1000 scolari: alle scuole d'abbaco famiglie 1200 in più scuole: alla grammatica e logica in quattro scuole 600 fanciulli. Vi erano 110 chiese: cioè parocchie con popolo 57, badíe 5, prioríe 2, monasteri di donne 26, regole di frati 10: vi erano 30 spedali: medici, cerusici e fisici buoni 60: giudici 80: notari 600: botteghe di calzolaj, pianellaj, zoccolaj 300, botteghe di speziali 100, botteghe di fornaj 126. Ogni giorno si consumava in Firenze 140 moggia di grano, e 70 mila boccali di vino: tra buoi e vitelle se ne consumava 40,000 ogni anno, e castroni e pecore 60,000, capre e becchi 20,000, porci 30,000; nel solo mese di luglio entravano in Firenze 2000 some di frutte. La zecca batteva ogni anno 40,600 fiorini d'oro, e libbre 200,000 di quattrini.

21.I medici antichi facevano la diagnosi della malattia guardando accuratamente le orine del malato; e queste chiamavansiil segno.

21.I medici antichi facevano la diagnosi della malattia guardando accuratamente le orine del malato; e queste chiamavansiil segno.

22.Cecco diceva veramente di avere uno spirito di questo nome, che lo governava e lo guidava nelle cose scientifiche.

22.Cecco diceva veramente di avere uno spirito di questo nome, che lo governava e lo guidava nelle cose scientifiche.

23.Nel Novellino si racconta un fatto simile, ma più strano, avvenuto alla Corte di Federigo per opera di un negromante.

23.Nel Novellino si racconta un fatto simile, ma più strano, avvenuto alla Corte di Federigo per opera di un negromante.

24.Il vino del Reno ha conservato fino ai tempi nostri la sua fama.

24.Il vino del Reno ha conservato fino ai tempi nostri la sua fama.

25.Ciò si racconta che lo facesse in bottega d'un barbiere; ora lo veggiamo fare continuamente dai prestigiatori; e solo qui si può opporre che Cecco nella loggia dei Gherardini non potea aver preparato quel che bisognava a questa illusione ottica. Basti il fatto; il restante mi si conceda per acconcio del mio racconto, in queste sole magie favoloso.

25.Ciò si racconta che lo facesse in bottega d'un barbiere; ora lo veggiamo fare continuamente dai prestigiatori; e solo qui si può opporre che Cecco nella loggia dei Gherardini non potea aver preparato quel che bisognava a questa illusione ottica. Basti il fatto; il restante mi si conceda per acconcio del mio racconto, in queste sole magie favoloso.

26.V.Forti, Foro toscano.

26.V.Forti, Foro toscano.

27.Che sotto Pistoja vi fu battaglia, lo afferma il Salvi, storico pistojese.

27.Che sotto Pistoja vi fu battaglia, lo afferma il Salvi, storico pistojese.

28.Non parrà questa cosa troppo strana a chi sa che allora le clausure non erano molto strette, e che le donne di alcuni monasteri, e specialmente le badesse, avean grande e certo troppa libertà.

28.Non parrà questa cosa troppo strana a chi sa che allora le clausure non erano molto strette, e che le donne di alcuni monasteri, e specialmente le badesse, avean grande e certo troppa libertà.

29.Credenza= Silenzio, segretezza. —E feci loro giurare credenza. Dino Comp. Cron. lib. II. ec.Nota dell'Editore.

29.Credenza= Silenzio, segretezza. —E feci loro giurare credenza. Dino Comp. Cron. lib. II. ec.Nota dell'Editore.

30.Propagginareera una specie di supplizio per cui il reo si piantava in terra a capo all'ingiù, a moda delle viti; e si punivano così gli assassini e i traditori.

30.Propagginareera una specie di supplizio per cui il reo si piantava in terra a capo all'ingiù, a moda delle viti; e si punivano così gli assassini e i traditori.

31.Gli storici da cui traggo notizie sono il Villani, Melchiorre di Coppo Stefani e Goro Dati.

31.Gli storici da cui traggo notizie sono il Villani, Melchiorre di Coppo Stefani e Goro Dati.

32.L'Ammirato dice che le potenze furono introdotte dal duca d'Atene, cioè un sedici anni dopo il tempo di questo racconto; ma il Becchi assegna buone ragioni da far tener per certo, che le vi furono molto prima. In principio le potenze furono sei: ma poi il loro numero crebbe ne' varj tempi, tanto che nel 1588 le vediamo giunte fino a trenta, nel 1610 a 44, nel 1629 a 49, nel qual anno però cessarono.

32.L'Ammirato dice che le potenze furono introdotte dal duca d'Atene, cioè un sedici anni dopo il tempo di questo racconto; ma il Becchi assegna buone ragioni da far tener per certo, che le vi furono molto prima. In principio le potenze furono sei: ma poi il loro numero crebbe ne' varj tempi, tanto che nel 1588 le vediamo giunte fino a trenta, nel 1610 a 44, nel 1629 a 49, nel qual anno però cessarono.

33.Gli storici tutti dicono, l'onore di tale impresa doversi a un cavalier provenzale, che salì il primo sulle mura del castello; e nei particolari della battaglia ho seguito scrupulosamente gli storici stessi.

33.Gli storici tutti dicono, l'onore di tale impresa doversi a un cavalier provenzale, che salì il primo sulle mura del castello; e nei particolari della battaglia ho seguito scrupulosamente gli storici stessi.

34.Non creda il lettore che questa festa sia di mia invenzione; ne ho tolto la descrizione dalla carta originale dove si dà ragguagglio di una festa simile, fatta in Firenze nel secolo medesimo per nozze illustri.

34.Non creda il lettore che questa festa sia di mia invenzione; ne ho tolto la descrizione dalla carta originale dove si dà ragguagglio di una festa simile, fatta in Firenze nel secolo medesimo per nozze illustri.

35.Così dicevasi allora per direil santo vangelo.

35.Così dicevasi allora per direil santo vangelo.

36.Questa è copia quasi testuale della sentenza che si trova in parecchi codici.

36.Questa è copia quasi testuale della sentenza che si trova in parecchi codici.

37.Dove poi furono fatte logge da Cosimo II, dette pure le Logge del Grano, e dove ora è il teatro delle Logge.

37.Dove poi furono fatte logge da Cosimo II, dette pure le Logge del Grano, e dove ora è il teatro delle Logge.

38.La porta della giustizia era là dove ora si chiama la Zecca vecchia, in fondo a via delle Torricelle e la chiesa di Santa Maria del Tempio era una chiesetta dove i condannati a morte si fermavano a pigliare gli ultimi conforti della religione innanzi di essere giustiziati.

38.La porta della giustizia era là dove ora si chiama la Zecca vecchia, in fondo a via delle Torricelle e la chiesa di Santa Maria del Tempio era una chiesetta dove i condannati a morte si fermavano a pigliare gli ultimi conforti della religione innanzi di essere giustiziati.

39.Becattini,Istoria della Inquisizione.

39.Becattini,Istoria della Inquisizione.

40.Nel racconto lo abbiamo seguitato per tutto il doloroso viaggio, e di lì vedemmo non esservi, nè esservi potuto passare.

40.Nel racconto lo abbiamo seguitato per tutto il doloroso viaggio, e di lì vedemmo non esservi, nè esservi potuto passare.

Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.


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