NOTE:

Se vuoi saper chi son cotesti due,La valle, onde Bisenzio si dichina,Del padre lor Alberto e di lor fue

Se vuoi saper chi son cotesti due,La valle, onde Bisenzio si dichina,Del padre lor Alberto e di lor fue

❡ Tra gli altri di questa prima natural qualità che Caina si chiama, qui del conte Alessandro e del conte Napoleone fratelli del conte Alberto in prima così si ragiona, i quali l’uno coll’altro sempre mai si tradiro.

Non questi a cui fu rotto il petto e l’ombraCon esso un colpo per la man d’Artù;Non Focaccia; non questi che m’ingonbra

Non questi a cui fu rotto il petto e l’ombraCon esso un colpo per la man d’Artù;Non Focaccia; non questi che m’ingonbra

❡ Ancora d’un cavaliere della Tavola rotonda, nominato Messer Morderet, per simigliante qui si ragiona, il quale essendo nipote de’ re Artù, alcuna volta traditolo, da lui d’una lancia per lo petto passando dall’altra parte delle reni per vendetta sentio. E d’un altro cittadino di Pistoia de’ Cancellieri, nominato Focaccia, che in simigliante si resse. E simigliantemented’un Fiorentino nominato Sassol Mascheroni, al quale essendo ei rimaso manovaldo d’alcun suo nipote, abbiendolo ucciso[46]per redare suo avere, la testa in Firenze finalmente fu tagliata.

E perchè no mi metti in più sermoniSappi ch’io fui il Camicion de’ PazziEd aspetto Carlin che mi scagioni

E perchè no mi metti in più sermoniSappi ch’io fui il Camicion de’ PazziEd aspetto Carlin che mi scagioni

❡ Qui avendo i sopradetti notificati, finalmente, di messer Uberto Camiscione de’ Pazzi di Valdarno si conta, il quale tradì e uccise alcun suo consorto, per cui d’alcuno altro di sua casa, nominato Carlino, moreggiando[47]s’aspetta, predicendo alcun tradimento che perlui poscia si fece.

E mentre ch’andavamo in ver lo mezzo,Al quale ogni gravezza si raguna,Ed io tremava nell’eterno rezzo

E mentre ch’andavamo in ver lo mezzo,Al quale ogni gravezza si raguna,Ed io tremava nell’eterno rezzo

❡ Dimostrata la prima qualità del naturale rompimento di fidanza e d’amore, qui della seconda procedendo si segue, la quale è di coloro che tradiscono lor gente o patria si considera. E perchè non solamente questa, come la sopradetta, all’offeso danneggia, per più grave seguente di lei si concede, chiamandosi Antenora, a derivazione d’Antenor Troiano, il quale anticamente, secondo le sue istorie, alla sua terra e patria tradimento fece, tra’ quali d’alquanti nelle seguenti chiose per simigliante si conta.

Piangendo mi gridò: perchè mi peste?Se tu non vieni a crescer la vendettaDi Monte Aperti, perchè mi moleste?

Piangendo mi gridò: perchè mi peste?Se tu non vieni a crescer la vendettaDi Monte Aperti, perchè mi moleste?

❡ Qui alcuna ricordanza si fa della sconfitta che i Fiorentini, anticamente, da’ Sanesi ricevettero a monte Aperti, reducendosi la colpa a un cavaliere degli Abati di Firenze, nominato Messer Bocca, il quale, essendo nella fiorentina ischiera per determinato tradimento, con una ispada a colui che la loro insegnia tenea la man dal braccio ricise; onde il processo della sconfitta seguio. Per lo quale così d’alquanti della sua qualità ragionando si conta, e spezialmente in prima d’uno cavaliere di Cremona, nominato Messer Buoso da Duera, il quale contra sua parte a’ cavalieri de’ re Carlo vecchio per danari, nel distretto di Brescia il passo d’Italia diede. Per lo quale, essendo per mare in Italia il detto re Carlo venuto, la sua patria, cioè Cremona, e la parte ghibellina finalmente si strusse. E seguentemente d’un altro di quei da Beccaria di Pavia, il quale essendo abate di Vallenbrosa col seguito d’alcun Fiorentino, la parte guelfa di Firenze tradio, per lo quale tradimento la testa finalmente in Firenze gli fu per giustizia tagliata. E ancora simigliantemente d’un altro cavaliere de’ Soldanieri di Firenze, nominato Messer Gianni, e d’uno di Lanbrasi da Faenza di Romagna, nominato Tribaldello, il quale, essendo alcuna volta il detto messer Gianni podestà della detta terra di Faenza, a’ Bolognesi di notte tempo la dierono. Tra’ quali sopradetti così nominati, finalmente di Ganellone di Maganza così si conchiude, per lo quale la gran gesta de’ Paladini finalmente, essendo e’ tra loro fu tradita.

Non altrimenti Tidëo si roseLe tempie a Menalippo per disdegno,Che quei faceva il teschio e l’altre cose

Non altrimenti Tidëo si roseLe tempie a Menalippo per disdegno,Che quei faceva il teschio e l’altre cose

❡ Per essempro di due altri della presente colpa, qui alcuna istoria di Tideo Tebano ragionando si tocca, il quale, alcuna volta combattendo co’ Greci, da un Greco, nominato Menalippo, mortalmente di colpo fu tocco, per lo quale dolore il detto Tideo spronandogli addosso, colla spada la testa dal busto gli recise, la quale testa essendo nella terra, per la detta fedita gravemente tornato del campo recare la si fece, sopra la quale, vogliosamente mangiando, la sua vita finì.

NOTE:[46]V. P.morto.[47]L.morreggiando.

[46]V. P.morto.

[46]V. P.morto.

[47]L.morreggiando.

[47]L.morreggiando.

La bocca sollevò dal fiero pastoQuel peccator, forbendola a’ capelliDel capo, ch’egli avea dirietro guasto

La bocca sollevò dal fiero pastoQuel peccator, forbendola a’ capelliDel capo, ch’egli avea dirietro guasto

IN questo cominciamento del capitolo, ancora della detta seconda qualità di due così si ragiona, di’ quali l’uno fu il conte Ugolino de’ conti Gherardeschi di Pisa, e l’altro degli Ubaldini, l’arcivescovo Ruggieri di Pisa, il quale, colla forza del popolo di Pisa, il detto conte Ugolino con tre suoi figliuoli e uno nipote a tradimento per fame in alcuna torre siccome prigione fe’ morire per alcuno tradimento di castella pisane, per lui a’ Lucchesi e a’ Fiorentini concedute. Per lo quale tradimento e crudeltà il detto conte Ugolino sopra all’arcivescovoqui figurativamente così si ristora, la cui continenza chiaramente nel testo procede.

Noi passammo oltre, dove la gelataRuvidamente un’altra gente fasciaNon volta in giù, ma tutta rovesciata

Noi passammo oltre, dove la gelataRuvidamente un’altra gente fasciaNon volta in giù, ma tutta rovesciata

❡ Determinate[48]le due prime qualità del tradire rompendo fidanza e amor naturale, qui nelle seguenti due volontarie, cioè in quelle dove l’amore naturale e la volontà accidentalmente a fidanza disposta si rompe, a dimostrare si procede, delle quali l’una è quella che servendo tradisce il servito, e l’altra è quella che servita tradisce il servente. E perchè il servendo tradir non è a meritabile debito come l’altro legato, però prima qui per men grave penultimamente si pone. Nelle cui qualità d’alquanti nelle infrascritte chiose per simiglianti si fa ricordanza, con quella medesima pena e cagione che di sopra per l’altre due passate si conta, disvariandosi solo al supino e carpone dimorare. La cui allegoria al più e al meno della vergogna passionando si tira, chiamandola Tolomea, a derivazione d’alcuno Ebreo del popol d’Isdrael, nominato Tolomeo, il quale anticamente a un convito per lui ordinato a cierti suoi amici fidati, la morte, essendo alle tavole, diede.

Rispuose dunque: io son frate Alberigo:Io son quel delle frutte del mal’orto;Che qui riprendo dattero per figo

Rispuose dunque: io son frate Alberigo:Io son quel delle frutte del mal’orto;Che qui riprendo dattero per figo

❡ Della presente terza qualità qui d’alcun frate godente di Romagna, nominato frate Alberigo di Manfredida Faenza, non essendo ancor morto, così si ragiona, il quale convitando di suoi gran cittadini e vicini circostanti, siccome fidati e intimi amici, al chiamar delle frutte finalmente uccidere gli fece.

Cotal vantaggio à questa TolomeaChe spesse fiate l’anima ci cadeInnanzi che Antropos morte le dea

Cotal vantaggio à questa TolomeaChe spesse fiate l’anima ci cadeInnanzi che Antropos morte le dea

❡ Conciò sia cosa che qui alcuno errore alla comune gente par che si mostri, fermamente l’anima dannando prima che ’l corpo sia morto, possendo per pentimento salvarsi, così nel suo vero, figurativamente è da considerare che, secondo naturalmente appare, l’umana generazione in due principii si fonda, cioè in amore, e razionale intelletto, del quale accidentalmente poi la fede ch’è tra uomo e uomo si cria. Onde, privandosi di cota’ due principii, non più uomo, ma iniquo volere si considera, e dove non è principio, pentimento di contrario non cape. La quale privazione solamente nella presente qualità si concede, per la fede rotta da loro nell’apparenza promessa; sì che, figurativamente parlando, ragionevolemente innanzi al dare d’Antropos, di loro così si può dire; per la quale Antropos, secondo la considerazione di’ pagani, la generale morte s’intende; i quali al corso dell’umana vita tre idee così produceano; la prima nel compilare della generazione infino al nascimento, chiamandola Cloto; la seconda nella conservazione della vita chiamandola Lacchesis; la terza nella difinizione della vita, chiamandola Antropos, come qui in simigliante si conta[49].

Tu ’l dei saper se tu vien pur mo giuso.Egli è ser Branca Doria e son più anniPoscia passati ch’el fu si rinchiuso

Tu ’l dei saper se tu vien pur mo giuso.Egli è ser Branca Doria e son più anniPoscia passati ch’el fu si rinchiuso

❡ Ancor vivendo, qui della presente qualità d’alcun cavaliere genovese, nominato Messer Branca Doria, per simigliante così si ragiona, il quale alcuna volta essendo nell’isola di Sardigna, e convitando alcun grande ricco uomo, nominato Michele Zanca, per posseder sua ricchezza, mangiando insieme, con un suo nipote l’uccise.

NOTE:[48]L.determinato.[49]P. 303.Cletos ..... Lachesis ..... Atropos.

[48]L.determinato.

[48]L.determinato.

[49]P. 303.Cletos ..... Lachesis ..... Atropos.

[49]P. 303.Cletos ..... Lachesis ..... Atropos.

Vexilla regis prodeunt inferniVerso di noi; però dinanzi mira,Disse il maestro mio, se tu discerni

Vexilla regis prodeunt inferniVerso di noi; però dinanzi mira,Disse il maestro mio, se tu discerni

IN questo ultimo capitolo del primo libro, ultimamente la quarta qualità del tradimento, cioè quella che trade il servente per più grave di tutte l’altre, così si conchiude, che siccome ella è più grave di tutte [e] contrarie al dovere della natura, cioè d’Iddio, così nel più lontano e contrario sito dal cielo figurativamente qui immaginata si pone, el quale[50]l’intimo mezzo della terrestre isfera e di tutto l’universo s’intende, al quale naturalmente, siccome mezzo dell’universo, d’ogni parteogni gravezza, si pigne, figurandosi i suoi operanti nella detta ghiaccia per diversi modi trasvolti, a dimostrare che intorno dal presente indivisibile punto diversamente il sotto e ’l sopra di loro ad una vista si ponga; nel quale punto tra gli altri il sommo superbo nel suo mezzo per più basso considerato si pone, cioè colui che contro al sommo fattore in prima con superbia s’accese, il quale per questo libro Dite si chiama, cioè peccato e volgarmente Lucifero. È figurato grandissimo con tre visi e con tre grandissime ali, a significare che tutto il peccato del mondo che in lui si raguna, siccome sommo male per tre modi si piglia, cioè per ignoranza, per odio e per inpotenzia, siccome nel suo opposito, cioè il sommo bene, ogni bene in tre modi si prende, cioè per prudenza, per amore e per potenza; delle cui colorate faccie quella di mezzo, cioè la rossa, a l’iniqua e odiosa ira si figura, la gialla e bianca mista a l’impotenzia e alla scurità dell’ignoranza; la nera, delle cui bocche figurativamente son morsi i tre traditori che le due maggior potenzie tradiro siccome Giuda Scariotto ispiritualmente in Gesù Cristo, e Bruto e Cassio di Roma in Cesare, primo [segnore][51]temporalmente, i quali, secondo le storie di Lucano, in tanta grazia di lui permanieno che ciò che volieno era fatto, da’ quali finalmente per superbia in sul palagio di Roma con due stili di ferro finalmente a tradimento fu morto. Per lo quale Giuda, siccome traditore di più alto dominio, la presente ultima qualità Giudecca si chiama.

Quando noi fummo là, ove la cosciaSi volgie al punto in sul grosso dell’ancheLo duca con fatica e con angoscia

Quando noi fummo là, ove la cosciaSi volgie al punto in sul grosso dell’ancheLo duca con fatica e con angoscia

❡ Qui figurativamente si dimostra per non poter più scendere l’immaginato trasvolgersi sotto sopra del centro per procedere a salire nell’opposita parte della determinata infernale, la quale in opposito emisperio alla quarta abitabile immaginata s’intende, nella cui sommitade il monte della felicità nostra, cioè il purgatorio immaginato si pone, siccome nelle chiose del seguente secondo libro si conta.

Levati su, disse il maestro, in piede!La via è lunga e ’l cammino è malvagioE già il sole a mezza terza riede

Levati su, disse il maestro, in piede!La via è lunga e ’l cammino è malvagioE già il sole a mezza terza riede

❡ Per dimostrare la quantità del tempo col quale per l’inferno s’è ito, e simigliantemente di quel col quale partendosi di sopra si torna per la diversità di due detti emisperii del sole così si ragiona per lo quale essendosi disceso tutta una notte, come per lo libro in più luoghi si conta, e finalmente presso che ’n sull’oriente prodotto, nell’altro emisperio rivolti, il contrario si segue, cioè che la notte vi surga come nell’altro la luce, la quale a mezza terza, cioè al luogo del cielo, onde quindi mezza terza si toglie, nel detto emisperio si tornava. Onde per l’inferno una notte e un’altra sanza mediato giorno per uscirsene infino al cominciamento del purgatorio per ispazio di tempo si piglia, la cui allegoria nelle prime chiose assai chiara si conta, considerandosi cotale emisperio opposito a quello sotto, il cui colmo, cioè il mezzo, il sito di Gerusalem, dove Cristo fumorto, siccome mezzo di gran secca, cioè della quarta abitabile permane. E così dimostrata la prima viziosa infernale qualità in quella di quinci innanzi secondamente procede, che è tra lei e le stelle.

❡ Compiute le chiose di Dante sopra la prima parte dell’Inferno ovvero cantico, o comedia, fatte per Iacopo di Dante sido (sic) Figliuolo, Amen[52]

Amen.

NOTE:[50]L.alP. 303el.[51]P. 303:il primo romano temporale segnore. Ma bisogna lasciare iltemporalmenteche corrisponde all’ispiritualmente.[52]P.: Com piute sono le chiose delynferno diAcopo.di.Dante.

[50]L.alP. 303el.

[50]L.alP. 303el.

[51]P. 303:il primo romano temporale segnore. Ma bisogna lasciare iltemporalmenteche corrisponde all’ispiritualmente.

[51]P. 303:il primo romano temporale segnore. Ma bisogna lasciare iltemporalmenteche corrisponde all’ispiritualmente.

[52]P.: Com piute sono le chiose delynferno diAcopo.di.Dante.

[52]P.: Com piute sono le chiose delynferno diAcopo.di.Dante.

Finito di stamparenella Tipografia “L’Arte della Stampa”Successori Landi, in Firenzeil giorno 30 Settembre1914*

NOTA DEL TRASCRITTOREL'ortografia e la punteggiatura originali sono state mantenute.Sono state fatte le seguenti correzioni:pag. 31:qualitàcorretto inquantitàpag. 35:evidentemertecorretto inevidentementepag. 45:all'altro Ecorretto inall'altro. Epag. 46:ègnotocorretto inè gnotopag. 80:Adrianacorretto inAriannapag. 84:d'Inglilterracorretto ind'Inghilterrapag. 100:nellesopracorretto innelle sopraLe seguenti grafie alternative sono state mantenute:qui/quìvizî/viziCesere/CesareL'indice all'inizio del volume non è presente nell'originale.

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