Poichè il sentiero fra le due prode facevasi angusto, e di qua, di là, fra gli alti campi si perdeva, gli uomini con le lor falci si misero in fila. E cantavano sempre, nell’aurora vittoriosa, l’inno colonico al sole onnipossente, alla terra libera, fecondata, che dona i raccolti gloriosi, al vómero tenace che spezza la gleba irta di radici, alla falce nitida che stride contro i fusti legnosi, e va, e va, traverso la pazza estate, faticosa ed instancabile...
Ma, giunti verso il termine del sentiero, colui che andava in capo della fila si fermò di colpo.
— Gesummaria!... — gridò verso i compagni; e con la faccia tutta bianca, rimase incerto se avanzare.
— Che c’è? — domandarono quelli che stavano ancora dietro la svolta. E si addossarono a lui, sollevando le brillanti falci, spezzando nella ressa improvvisa qualche fusto di grano. Ma quel che videro li fece inorridire.
Lì su la proda, lungo il sentiero nel campo, un uomo giaceva, immobile, contorto, a metà prono, a metà sopra un fianco, la faccia bruttata nella terra tutta molle di sangue. Un grosso can da pagliaio, laido e col pelo irsuto, forse un can sperso, di quelli che van la notte uggiolando fra campagna e campagna, lasciava pendere dalla fauce intrisa la lingua bramosa, e accovacciato su le quattro zampe leccava con una specie d’ingorda sete la pozza di sangue rappresa nel terriccio, sotto la tempia ferita.
— Un morto... — bisbigliò quello che stava davanti al gruppo. E raccolta una pietra, la scagliò contro il can errático, dalle orecchie mozze, dagli occhi notturni ed iniettati come quelli d’una jena.
L’animale, colpito nel fianco, digrignò senz’abbaiare i denti rossastri, e zoppo sotto il peso del suo ventre gonfio si mise a correre lungo la proda. Quando fu lontano guaì.
— Coraggio, — disse il mietitore; — forse non è morto ancora.
Però, da solo, non gli bastava il cuore per avvicinarsi.
— Fatevi prima il segno della croce, — suggerì cristianamente il più vecchio de’ mietitori. E con la dura mano, sacra di antico travaglio, si toccò la sua fronte rugosa.
Gli uomini, sotto il lampo delle lor falci, si fecero il segno della croce. Poi, con paura, gomito a gomito, si avvicinarono.
Veduta più da presso, la faccia orrenda li raggelò. Si curvarono. Stretta nel pugno convulso, la sottile arma luccicava, — il piccolo meccanismo d’acciaio, gelido, infallibile che aveva data la morte. Intorno alla tempia bruciacchiata era un grumo di sangue nero; degli occhi, uno era chiuso e pesto, l’altro sbarrato, vitreo, scoppiante quasi dall’órbita, come l’occhio d’un uomo che fosse morto in delirio.
Gli sollevarono l’altro braccio, che ricadde come piombo; gli tastaron la fronte fredda, le gambe stecchite, il cuore fermo.
— Amen... — mormorò il più vecchio dei mietitori. — Che Gesù Cristo, nostro Signore, raccolga nella sua pace l’anima di questo cristiano.
E recitando a bassa voce la preghiera dei morti, santificarono la proda empia su cui giaceva un cadavere insepolto.
Poi uno dei falciatori sciorinò il suo fazzoletto di percallo e con pietà lo distese come un sudario su quegli occhi spenti.
— Non è di queste parti, — osservò un altro, che aveva, lì nel campo, raccolto un fiore.
— Neanche delle nostre ville; certo veniva dalla città.
— È sempre la città che li ammazza...
— Dal modo com’è vestito sembra uno di quelli che pretendono di saper godere la vita...
— Così giovine!
— Sì, una trentina d’anni.
— Forse anche di più.
— Trasportiamolo.
— No, — rispose il più vecchio dei mietitori. — Bisogna prima che lo veda il Sindaco.
E in silenzio, con le fronti curve, tra il sole che nasceva sul mondo rifecero il cammino.
Richmond Hill—Agosto 1908.
Aix-les-Bains—Settembre 1909.
Fine
DELLO STESSO AUTORE:L’amore che torna — 1908Ultima edizione: dal 101.º al 150.º migliaio.RomanzoColei che non si deve amare — 1910Ultima ediz.: dal 131.º al 180.º migliaio.RomanzoLa vita comincia domani — 1912Ultima ediz. dal 106.º al 155.º migliaio.RomanzoIl Cavaliere dello Spirito Santo — 1914dal 41.º al 70.º migliaio.Storia di una giornataLa donna che inventò l’amore — 1915Ultima ediz.: dal 96.º al 145.º migliaio.RomanzoMimi Bluette, fiore del mio giardino — 1915Ultima ediz.: dal 111.º al 160.º migliaio.RomanzoIl libro del mio sogno errante — 1919Ultima ediz.: dal 51.º al 100.º migliaio.Sciogli la treccia, Maria Maddalena — 1920Terza ediz.: dal 101.º al 150.º migliaio.RomanzoLe altre opere sono esaurite o fuori commercio e l’A. ne vieta la ristampa.Nota degli Editori.
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L’amore che torna — 1908Ultima edizione: dal 101.º al 150.º migliaio.Romanzo
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Sciogli la treccia, Maria Maddalena — 1920Terza ediz.: dal 101.º al 150.º migliaio.Romanzo
Le altre opere sono esaurite o fuori commercio e l’A. ne vieta la ristampa.
Nota degli Editori.
Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.