LETTERAAl Sig.Giuseppe Klinkosch.
R. Consigliere, Pubblico e Primario Professore di Anatomia nell'Università di Praga, e Membro della Reale Società delle Scienze di Gottinga.
Maggio 1776.
Ho ricevuto alcune settimane sono sotto coperta a me diretta, e marcata dell'officio di Praga uno scritto tedesco, che tratta in parte del mioElettroforo perpetuo. Siccome ho fermo nell'opinione, essere l'autor medesimo, che abbia voluto obbligarmi coll'inviare a me questa operetta; così mi credo permesso di trasmettergli io pure alcuni fogli italiani da me pubblicati l'anno scorso in un'Opera periodica concernenti il medesimo Elettroforo. Non senza difficoltà ho io potuto intendere, Signore, cotesto vostro tedesco, attesa la poca cognizione, che ho di cotal lingua; di che mi duole pur assai. Se voi trovaste mai la medesima difficoltà rispetto al mio italiano, starebbero tra di noi le cose pari. Se non che io voglio pur procurare di rendermi, o più scusabile, o ben anche più benemerito di voi, accompagnandoi fogli impressi con alcuna cosa scritta di mia mano, e alla meglio che mi verrà fatto in una lingua, che non è la vostra nè la mia, ma che saravvi senza dubbio più famigliare che l'italiana[37].
Non mi sorprende punto, Signore, che voi stimiate dover diffalcar molto da quel merito, e vanto dell'Elettroforo, che il volgo de' Fisici, siccome voi dite, troppo precipitosamente gli ha accordato. L'ammirazione, che molti ne presero ha oltrepassato, e quello ch'io poteva a buon dritto pretendere, e ciò che avrei mai potuto sperare. Si è tenuto in conto di una scoperta mia propria quello, ch'io fui ben lontano dall'attribuirmi, val a dire un nuovo genere di Elettricità, ossia una nuova maniera di eccitarla. Si può vedere per altro, ch'io faceva intendere assai chiaro col primo annunzio che uscì del mio nuovo apparecchio nellaScelta d'Opuscolidi Milano per il mese d'Agosto, e più apertamente ancora colla lettera al D.Priestleyin data de' 10 Giugno, pubblicata in appresso nella medesimaScelta, ch'io non avea fatto altro più, che tener dietro, e dar risalto a un ramo di Elettricità, che già era noto sotto il nome diElettricità Vindice. Tanto non vien egli indicato dai termini stessi, onde ho cognominata l'elettricità del mio apparatoVindice indeficiente? Ma poi anche in termini più formalimi esprimeva nella succennata lettera aPriestley: basta vederne il secondo paragrafo, ove, dopo avergli detto, che i fatti ch'io era per riferire appartengono all'Elettricità Vindice; e che egli da ciò immaginerebbe tosto, che si tratta d'unalastra isolante vestita, esnudata a vicenda della sua armatura, vengo a spiegare in qual maniera sono riuscito coll'ajuto d'un'armaturapiù conveniente, e col surrogare alle consuete lastre di cristallo altre di resinosa materia a rendere cotesta elettricità di una forza stupenda, e di una durevolezza ancor più maravigliosa.
Ma non solamente ho io fatta menzione dell'Elettricità Vindicenel modo che si è veduto: ho parlato eziandio della teoria di essa, e fatto caso delle sue leggi come di già stabilite. Ho detto in un luogo:siccome richiede la teoria dell'Elettricità Vindice: sul fine poi della lettera mi trattengo a parlare d'una contrarietà di sentimenti tra me, e il PadreBeccariasul conto dell'elettricità dell'armaturain virtù dellascarica, e per l'atto dellosnudamento; e mi argomento di comprovare con nuovi fatti quella mia opinione avanzata già in una lettera latina al medesimo PadreBeccariaimpressa fin dall'anno 1769, nella quale molto mi occupava a sviluppare cotesto principio dell'Elettricità Vindice.
Egli è dunque fuor d'ogni dubbio e contrasto, ch'io era ben lungi dal pretendere alla scoperta della sovente menzionataElettricità Vindice, od a quelle sue leggi già conosciute, e stabilite; comechè io volgessi in mente già da gran tempo, ed orpiù di proposito mi studj di riformarne alcuna, anzi pure un de' precipui capi della teoria. Che se poi alcuni, come voi dite, mi hanno gratuitamente attribuito un merito, e una lode, che per nulla ragione mi si devono, e contro cui io protesto, a chi dovrassene far carico? a me non già. D'uopo è però convenire, che molte persone dovettero formare appunto quel giudizio, che ne formarono, attesochè le sperienze dell'Elettricità Vindicelungi ben erano dall'essere famigliari: infatti il numero di coloro, che aveanle viste non è già grande, e assai più scarso si troverà di chi le avesse da se stesso eseguite compitamente sopra le consuete lastre di vetro; non essendo il riuscir di questa maniera sì agevole, bensì frutto di somma diligenza, e destrezza, concesso soltanto alla mano de' più esperimentati. Ora tostochè comparve il mio apparato, i di lui effetti tanto più grandi, e sorprendenti, quanto facili ad ottenersi, dovettero colpire, e fermar gli occhi di tutti: il nome imponente diElettroforo Perpetuoconcorse pur anche a far crescere quella specie di stordimento; infine l'amore del nuovo, e del maraviglioso indusse a credere, che tutto lo fosse, di sorte che accoppiando all'invenzione del nome, e dell'apparato quella puranco del genere di elettricità, venne così indistintamente attribuita ogni cosa al medesimo autore.
Giusto è bene, che per rivendicare il merito a chi è dovuto, io venga spogliato di quello che mal mi conviene; ed io con pieno animo acconsento a questo, e mi fo sollecito ancora di contribuirvi.Guardimi per tanto il Cielo, ch'io muova lamento contro di voi, Signore, perchè impreso abbiate di farlo; debbo e voglio anzi sapervene grado: solo mi credo permesso di porvi sott'occhio che non si son fatte da voi le parti in tutto giuste, perciocchè attribuito avete al PadreBeccariaben più di quello, che non gli si compete, ponendo l'Elettricità Vindicein vista di scoperta tutta sua. Epino dietro il celebre sperimento de' Gesuiti di Pekino, Symmer con le sue calze di seta, Cigna con una serie di sperienze analoghe prodigiosamente combinate, e variate, e in gran parte nuove hanno aperta questa bella carriera, nella quale entrato il PadreBeccariavi ha fatto di vero i più gran progressi, giugnendo a stabilire delle leggi semplici, e luminose. Parlo di alcune di queste leggi ossia canoni, non già di tutte, e nullamente delle sue Teorie, cui ho avuto sempre in mira di oppugnare rispetto ad uno de' precipui capi (ciò che anche mi provai di fare nella lettera latina menzionata), e cui mi applico presentemente più di proposito a riformare, come già accennai.
Ritornando ora al mio apparato, mi pare aver lasciato abbastanza intendere, che io ne riduco tutta la novità, per quanto è della sua costruzione, alla miglior foggia d'armatura, ed allostrato resinososostituito alla lastra di vetro: quanto poi sia degli effetti, all'intensitàcostante dei segni elettrici, e veraperennitàdi essi: ciò che vale ad esprimere per se solo il nome diElettroforo perpetuo. Non deggio però dissimulare le opposizioni, che intornoa ciò sò essermi state fatte; e sono: che la disposizione propria dei corpi resinosi ben più che del vetro a ritenere l'elettricità, è stata osservata, e conosciuta gran tempo prima di me da Grey, Du-fay, Epino ec.: che quest'ultimo inoltre in compagnia di Wilke ci avea dato l'esempio di un veroElettroforocon quel bellissimo esperimento dello zolfo fuso in una coppa di metallo, ond'egli traeva i segni elettrici sì dal recipiente, come dal corpo di zolfo, ogni volta che ne li disgiungeva: e ciò anche dopo settimane, e mesi.
Nulla io ho a ridire riguardo a questa anteriorità di tempo; ciò che posso assicurare si è, che non son già io partito dalle sperienze di Wilke o d'Epino (delle quali non era nemmanco informato) per giugnere alla costruzione del mio apparato; bensì partii da quelle, che si faceano comunemente per laVindice Elettricitàservendosi di lamine di vetro: quì veramente io seguiva le sperienze di Beccaria ad oggetto di confutare, come ho sopra indicato, un fondamento della sua teoria; e così dietro ai miei principj fui condotto primieramente a dar una forma più convenevole all'armatura, onde ottenere valida, e intiera forza d'elettricità[38]; e ben tostoa sostituire le resine al vetro acciò mi si mantenesseropiù durevoli i segni; richiamandomi allora comeio mi era già assicurato della disposizione singolare,che hanno questi corpi di conservare tenacementel'elettricità impressa; e rivolgendo pure in mente le idee, onde io mi era argomentato di spiegare questa tenacità medesima in una lettera al Dr. Priestley fino dal Maggio del 1772[39].
Del rimanente pare non si possano metter in confronto i piccoli saggi di Epino, e di Wilke sopra lozolfo, e altre resine fuse, col mioElettroforoper conto della grandezza degli effetti. E forse che gli si vorranno paragonare le sperienze di Beccaria colle sue lastre di cristallo vestite di sottili lamine metalliche? Ognuno, io credo, ha dovuto riconoscere la superiorità a questo riguardo del mio apparato: voi, Signore, sì, voi medesimo la riconoscete, e mi fate l'onor di dire, che gli amatori me ne deggiono saper grado. Grado dunque mi sapranno (tal'è la mia lusinga) della costruzione d'un apparecchio così semplice, che tien luogo d'una buona macchina per tutte le sperienze ordinarie, col quale anzi si possono diversificare di più maniere, e facilissimamente; apparecchio, che può farsi tanto piccolo da esser portatile in tasca, oppur grande a qual si voglia segno, onde averne effetti superiori a quelli di qualunque altra macchina, di cui l'attività malgrado i tempi, e l'aria men propizia poco, o punto vien a perdere; che infine (e questo è il massimosuo pregio) può conservar per sempre l'elettricità, una volta impressavi, cioè a dire senza che faccia mestieri ricorrere ad un novello stropicciamento, o ad elettricità straniera.
Ecco dunque ove mette capo tutta la mia pretesa alla novità: egli è d'aver inventato, o (se questo ancora sembra troppo forte) perfezionato cotal apparato al segno di riunire tutti gli accennati vantaggi, e ridotto a grandissimo comodo per tutti. Infatti quanti di questi apparati veduti non si sono sparsi, e moltiplicati in poco tempo? Tanto già non succedette cogli apparecchi di Epino, di Cigna, di Beccaria, che pur qualcuno, invidioso forse della considerazione, e grido, che si acquistò il mio Elettroforo, non cessa per anco di porgli incontro.
Ho nominato Cigna, perchè se v'ha persona, che si sia portata più vicina alle sperienze mie sull'Elettroforo, e, dirò così, vi abbia preluso, egli è desso Sig. Cigna. È certo almeno, ch'ei pervenne avanti di me a caricare la caraffa per mezzo dell'elettricitàvindice, osimmeriana, com'egli amò appellarla: e ciò ricevendo nel pomo della caraffa la scintilla di una lamina di piombo tenuta con fili di seta isolata, allorchè dopo avervi applicato, ed accostato ben davvicino un nastro fortemente elettrizzato, e dopo aver toccata col dito essa lamina, ne ritirava bruscamente il nastro, replicando poi tante volte questo giuoco, quante bastassero scintille ad una tal carica.
Ma non è meno certo, che con un simile apparecchio non si può sperare di caricare una boccia che debolmente, e ciò anche con molta pena, edimbarazzo, laddove nulla v'ha di più facile che il caricarla convenientemente, e ad ogn'ora coll'Elettroforo, e sì anche con uno da tasca.
Mi cade ora a proposito di domandare, se un tal nome, che conviene tanto propriamente al mio apparecchio, e che è stato comunemente addottato, converrebbe di pari a quello di Cigna, o a quel d'Epino, o alle lastre del P. Beccaria. Accordiamolo loro pure: sicuramente però, che quest'altro termine diperpetuo, il qual compete a tutto rigore al mioElettroforo, niuno pensa tampoco di appropriarlo a qualsisia degli altri. Sfido tutti gli elettrizzanti, se alcun d'essi con lastre di cristallo, o con calze di seta applicate a laminette sottili di metallo può perpetuare l'elettricità, anzi solo mantenerla, senza nuovo strofinamento, o senza prenderne altronde in imprestito, a molti giorni. Vi si giugnerebbe, ne son ben d'accordo, colla coppa, e massa di zolfo d'Epino, mercè il giuoco di caricar la boccetta, e portarne indi il fondo a scorrere sulla faccia stessa dello zolfo: al qual giuoco però nè esso, nè alcun altro ha giammai pensato, avendolo io, per confessione degli stessi miei oppositori, e ritrovato, ed insegnato il primo.
Non è già poco per me, che essi faccian caso di questo giuoco della boccetta, intantochè ne apporta la perpetuità dei segni elettrici: s'eglino ristringono a ciò tutto il merito della mia scoperta, e i pregi dell'Elettroforo, non me ne chiamerò scontento, quantunque vi sia apparenza almeno, che io potessi pretendere a qualche cosa di più. Ella è finalmentequesta perennità dei segni, e cotesto giuoco singolare della boccetta, che ho fatto tanto valere, e su cui ho più di tutto appoggiato ne' miei primi scritti.
A questo luogo non posso lasciar di manifestare, che non fui già soddisfatto del conto, che rende dell'Elettroforola lettera dell'Ab. Iacquet[40], nella quale niente trovo detto di questa importante operazione della boccetta, sia ad oggetto di rianimare per se stessa l'elettricità indebolita, ed innalzarla al più alto grado d'intensità, sia per renderla realmente perpetua. Egli però nulla verisimilmente veduto avea di quanto erasi da me scritto, e pubblicato, e non conosceva l'Elettroforo, che sul rumore pervenutogliene, e dietro alcune poche sperienze di fresco da lui fatte. Non so attribuire ad altra cagione che questa, da una parte la confidenza, con cui parla di qualche fenomeno come fosse da lui scoperto, dall'altra il silenzio tenuto riguardo a tante altre sperienze, di cui io avea dato il dettaglio. Non vi si parla punto della maniera di animare un con l'altro una serie di Elettrofori; nè della facilità di cambiare a talento, ossia rovesciare l'elettricità sullo strato resinoso: niuna parola della sua mirabile tenacità, che regge non che a dispetto d'un'aria vaporosa, ma all'insulto dell'alito della bocca; nulla del mezzo singolare di spegnerla cotesta ostinata elettricità ec. Torno a dire, non son punto soddisfatto del ragguaglio, che il Sig.Ab. Iacquetsi è accinto a daredel mio Elettroforo, comechè egli ne abbia molto innalzato il pregio, dichiarandoloun nuovo apparecchio, che stordisce i più abili Elettrizzanti. Riconosco che questa espressione è alquanto esagerata: e apprendo da voi, Sig., che lo stordimento non fu, nè è di tutti, conciossiachè abbiate saputo tenervene voi così in guardia, che preso non ne rimaneste. Avete fatto ancor più: sorto siete colla vostra lettera stampata a fare svenir cotesto abbagliante stupore dagli occhi pure dei prevenuti; e io non dubito punto, che la riputazion grande di cui godete, non abbia prodotto l'effetto preteso, e forse, chi sa? oltre il giusto. Non intendo quì parlare della scoperta dell'Elettricità vindice: ho abbastanza palesato sopra ciò i miei sentimenti, cioè, che ben lungi di dolermi con voi d'alcun torto, ho occasione anzi d'esservi tenuto. Mi lagno soltanto di ciò, che questo vostro scritto tende di più a diminuire il pregio dell'Elettroforo, preso anche in qualità di semplice apparecchio, o stromento, giacchè ne lo fa comparire senza il corredo de' suoi più singolari vantaggi: mi lagno, dico, unicamente dello scritto, non già di voi, Signore, cui fo la giustizia di credere, che non avete voi cercato di celare questi vantaggi, ma che non li conoscevate per anco, giudicato avendo dell'Elettroforo dietro la lettera di Vienna, e un piccol numero di sperienze.
Or dunque, Signore, io mi prometto da voi un giudizio più favorevole, quando ricavate abbiate delle notizie più complete da questa parte di descrizione accompagnata da alcune figure, che vi trasmetto,e dopo che ripetute avrete da voi medesimo le mie sperienze più capitali. Sono in vero impaziente d'intendere ciò che sarete per dire di quel giuoco singolare della boccetta per rianimare l'elettricità languente, ritorcendola a modo di dire contro se stessa; e della durazione perpetua dei segni, che per tal mezzo si viene a procurare.
Dopo la descrizione succinta, che voi quì vedete nei fogli stampati, ho fatto un gran numero di sperienze, le quali somministrano molto lume per la teoria delleAtmosfere, e dell'Elettricità vindice, che ho pubblicate in parte, e in più gran parte riservo per la Memoria, che ho promesso. Amerei pure farvene parte, se i limiti di una lettera me lo permettessero: per angusti però che siano vuò farmi luogo a comunicarvi un'osservazione, che concerne direttamente la costruzione dell'Elettroforo. Con tutta la buona fede deggio confessar un inganno da me preso. Ho inculcato in più d'un luogo, che lo strato resinoso debba essere sottile, in difetto di che non agirebbe di lunga mano così bene: in vero io riguardava ciò come il più essenziale alla grandezza degli effetti; m'ingannai. Non mi rincresce la confessione d'un errore, massime che a rinvenir sul giusto m'insegnarono le sperienze d'un Principe illuminato, che in mezzo alle cognizioni estese in ogni genere di utili, e sublimi scienze, e a quella più difficile di governare, nutre un gusto particolare per le naturali cose e sa trovar de' momenti da consecrare ai trattenimenti di Fisica, e che non ha poco contribuito a dar grido,e voga al mio Elettroforo, per mezzo d'uno che ne inviò al Sig. Ingen-housz. Egli è dunque provato, e costante, che la spessezza di più linee, e fin d'alcuni pollici nello strato resinoso non toglie all'Elettroforo di agire vigorosissimamente, come io avea avanzato; sebbene poi, a dir tutto, una minore spessezza sia preferibile per altri riguardi e sono: primieramente che uno strato sottile, oltre l'uso comeElettroforo, può servire di un buonQuadro Magico, vale a dire ricevere una grande carica, e dare una violenta esplosione; ciò che uno strato troppo grosso non giugne mai a fare, com'è noto per i principj dellecariche. Per un medesimo principio lo strato sottile vi offrirà lo spettacolo della comparsa dei segni elettrici dalla parte delpiatto, o lastra inferiore tenendola isolata, pressochè tanto vivi quanto quelli che dà loscudoossia lastra superiore; ma se lo strato di resina sia assai grosso, il giuoco delpiattoverrà meno in tutto, o in parte della forza. Da ultimo quello che ancor più merita d'essere considerato si è, che la virtù di ritenere l'elettricità è minore in uno strato grosso, che in un sottile; in un di questi potrete trovar elettricità ancor inerente dopo tre o quattro mesi senza averla mai in tutto quell'intervallo rianimata, come ho io esperimentato, laddove in quelli non vi si manterrà un mese. Del rimanente per quanto riguarda le sperienze ordinarie dell'Elettroforo, lo strato di resina grosso può servir a un dipresso egualmente, col vantaggio anzi di non essere così soggetto a screpolare: le scintille che darà loscudosollevato saranno abbastanza forti per mettere in vista l'errore, in che io son caduto avanzando il contrario, e di cui ho avuto già luogo a disingannarmi, ed or l'ho di ritrattarmi, e ne godo, come anche godrò di farlo pubblicamente.
Ho l'onore di essere ec.