Via Massimo.
Giulia e NENNELE.
L'hai mandato via per rimaner sola con me?
No. Il papà aveva detto di mandarglielo.
Si può sapere il perchè di quella risata sconveniente?
NENNELE fa per andarsene.
Vieni qui.
Mammà, è meglio che tu mi lasci andare.
So quello che pensi. Ci sarà una sola cornice d'argento al mondo!
Non parliamo di queste cose. È così volgare. Non ti dico nulla, non voglio saper nulla.
Hai creduto che fosse la tua eh?
Lasciami andare. Non parliamo. Mi ripugna.
Lo sospettavi. Mi avevi fatto il tuo bravo interrogatorio.
Era la mia, l'ho riconosciuta. Sospettavo prima di parlartene. Dopo avertene parlato ne fui certa. Ieri, passando ti ho veduta entrare in camera mia. Sono scesa nell'orto, mi son messa a cantare per non darti sospetto. Tu hai fatto capolino fra le tende. Sono risalita dopo qualche minuto, ho visto aperto il mio cassetto e mi sono accorta dì ogni cosa. Ho voluto parlartene per mostrarti che stavo sull'avviso. Non sarei mai più tornata su questo discorso.
Inventi. Non è vero che io sia entrata in camera tua.
Tommy ti ha veduto uscirne.
Avrò aperto l'uscio per cercarti.
Se ti piaceva potevi domandarmela.
Non mi piaceva.
Infatti. Per l'uso cui la destinavi….
Quale uso? Ora ne viene un'altra. Quale uso? Volevo mostrare la mia gratitudine a chi si è dato la briga d'insegnarmi l'arte. Ho incorniciato, del mio, un mio ritratto. Vedi che te lo dico, tanto è innocente. Era un mio ritratto. Tu non lo sapevi nemmeno.
Si capiva.
Ne capisci tu delle cose!
Molte, più che non credi.
Ma sì. È da un pezzo che mi stai sulle piste. Bel rispetto! Fingevo di non accorgermene per riguardo a quel pover uomo di tuo padre.
Eh.
Sorriso amaro.
Ma ora che hai osato sospettarmi, voglio che si vada in fondo. Luce, luce.
No, mammà, no, non facciamo guai.
Niente, niente, si deve venire in chiara. Prove ci vogliono. Mi accusi? Prove. Tuo padre giudicherà.
Te ne prego.
Hai paura, eh?
Paura?!
TOMMY e dette.
Ah, Tommy. Vieni, vieni. Non potevi capitar meglio.
A Giulia.
Ti rimetti in Tommy?
Altro.
Cos'è stato?
È stato che tua sorella mi accusa di frugare nei suoi cassetti. Dice che tu mi hai veduto ieri, prendere….
No, prendere, no. Tu negavi di esser stata in camera mia: ho detto cheTommy ti ha veduto uscirne.
Ma che questioni sono queste? Andiamo, io non so nulla.
Oh, Tommy. Non evitare di rispondere. Vedi bene! Vuoi che possa dire che ho mentito? Ieri ti ho incontrato qui quando risalivo dall'orto. Ti ho domandato…. mi ricordo che l'ho fatto col tono il più indifferente, perchè non volevo metterti in sospetto. Ti ho domandato se avevi veduto mammà. Non volevo correre il rischio di entrare in camera e di trovarcela ancora. Mi avrebbe tanto imbarazzato! E tu mi hai risposto….
TOMMY è sempre stato impassibile guardando in aria.
NENNELE fissandolo.
Non è vero?
Non ricordo.
GIULIA trionfante.
Ah!
TOMMY piano a Giulia,
Taci.
Non ricordi nemmeno di esser stato tu ad ispirarmi il primo dubbio….
Che dubbio?
Oh, ti sarà passato di mente, Tommy. Hai la memoria così labile!
Finiamola, eh?
No, no, anche questo va detto, per misurare fin dove vanno le mie invenzioni. Otto giorni fa, proprio l'altro giovedì, ti avevo parlato di trenta lire….
Tu sogni.
Mammà, ti domando perdono, sono una bugiarda.
Vedi?
TOMMY piano a Giulia.
Ti prego….
Mi basta, mi basta…. Imparerai…. Mi basta….
Va in camera sua.
TOMMY, NENNELE poi MASSIMO.
NENNELE dopo un silenzio.
Povero Tommy. Quanto ti deve essere costato!
TOMMY commosso trattenendo a stento le lacrime e con grande amarezza.
Tu sei la persona cui voglio più bene sulla terra.
Lo so.
Non dirmi nulla.
Va a sedere al tavolino e vi appoggia la testa.
MASSIMO dal fondo con un foglio in mano.
Nennele.
Oh!
Fa per levarsi ed andarsene.
NENNELE a Tommy.
Stai lì, stai lì, lo mando via.
TOMMY torna a mettersi colla testa sul tavolino.
NENNELE va a Massimo, lo tira in disparte e gli dice piano.
Lasciaci un momento.
Lo guarda.
Come sei pallido. Cos'è accaduto?
MASSIMO le dà un telegramma.
Leggi. È di quell'amico mio dove avevo collocato tuo fratello.
NENNELE legge con crescente dolorosa maraviglia.
MASSIMO riprende il telegramma.
C'è andato un giorno solo.
Fa un passo verso Tommy.
Non gli parlare. Lasciami…. L'hai detto al papà?
Non ne ho avuto il coraggio.
Scendi…. scendi lì dabbasso, nel prato. Ti chiamerò poi.
Sì.
Via.
TOMMY e NENNELE.
NENNELE va a Tommy, gli solleva la testa e lo bacia.
Che sarà di te? Che sarà di noi?
Che ti voleva Massimo?
Mi ha fatto leggere una lettera di quel suo amico. Ci sei andato un giorno solo.
TOMMY s'alza e s'allontana.
E già. È così.
Sta qui…. sta qui vicino a me…. che parliamo.
A che serve?
Oh a nulla. A soffrire un po' di più. Mammà lo sapeva?
Tommy fa cenno di sì col capo.
Era la tua confidente?
Ha indovinato.
Io no. Non avrei mai indovinato. Dove andavi tutte quelle ore che stavi fuori di casa? Lo vuoi dire dove andavi? Oh, puoi parlare, sai. Sono una ragazza a cui si possono dire le cose. Andavi da quella signora? Ne sei innamorato?
TOMMY fa cenno di no.
Un giorno solo hai durato! Ti stancava? Ti sentivi umiliato eh? Come io alla prima lezione. Ti pareva una cosa meschina e grossolana, O forse lo pensavi già da principio che non avresti durato a quel lavoro?
Se tu sapessi la pena che mi fa, solo il tuono della tua voce!
Lo credo, mi faccio tanta pena a me stessa. Siamo stati troppo insieme noi due. E tanto bene. Se ti perdi è finita anche per me. È la prima volta che non indovino i tuoi pensieri. C'intendevamo tanto. Quando il papà ha ripreso moglie, te ne ricordi, non abbiamo detto una parola…. mai…. nè di lui, nè di lei. Solo mi conducevi a passeggio tutte le mattine. C'intendevamo tanto! Eri buono.
Facile!
Sei buono.
TOMMY sorride amaro.
Lo pensavi già da principio, di', che non avresti durato a quel lavoro? Fino da quando hai detto a Massimo che lo accettavi?
Perchè insisti?
Non so. Mi pare che tutto è lì.
Non capisco.
Mi pare che tutto l'avvenire è lì. Mi pare che è la domanda più importante che ti posso fare. Non so spiegartelo. Mi viene così.
È strano che mi domandi una cosa che m'è venuta in mente tante volte in questi giorni. Vuoi dire, se ho saputo volere almeno un momento.
Forse. Sì. Almeno un momento.
Difficile! Quando ho accettato ero persuaso di volerci durare…. Ma, se mi hai visto, mi son messo subito a scrivere un biglietto per mandarlo laggiù dove mi aspettavano a colazione. E mentre scrivevo, sentivo una voce ironica dentro di me: Bravo. Tieni una porta aperta. E ero stupito che la decisione non m'avesse costato più sforzo. Mi dicevo: Al momento buono vorrò. Contavo che le cose mi avrebbero preso. Ci sono andato. Il padrone mi ha fatto visitare tutta la fabbrica. Bello! Un apparato di energie delicate e sicure. Poi mi ha condotto nel suo studio e mi ha dato a scrivere due o tre lettere…. da nulla. Nulla mi ha colpito. Nessuna fatica, nessun disgusto.
Nessun ardore.
E l'indomani non sono tornato.
Hai combattuto?
No. Non ho mica deciso di non tornarci. Non ci sono tornato.
Le cose non ti avevano preso.
No.
Bisogna darsi alle cose. Che conti di fare?
Non voglio pensarci.
Puoi comandarti di non pensare?
Il pensiero è lì sempre, ma ne faccio passare degli altri davanti. Non ho imagini profonde. Mi vedo come in uno specchio. Come vedrei una persona indifferente. So quello che avverrà. Non farò nulla perchè avvenga, non farò nulla perchè non avvenga. Mi abbandono alla corrente.
NENNELE come proseguendo un suo pensiero.
Alla corrente dell'Arve, in piena…. che non dà tempo neanche di affogare. Sbattuti ai massi ed ai tronchi….
Che dici?
Nulla. Mi tornano in mente delle parole di Massimo…. tu hai nominato la corrente…. e…. Non ci badare. Cose mie.
Il papà…. è informato?
Non ancora.
Ti è penosa eh la convivenza con mammà?
Oh! Oramai.
È un'incosciente. Piomberà come me, di caduta in caduta….
Tu non puoi più dirne male. Te la sei alleata.
Mi disprezzi tanto!
NENNELE non risponde.
E non sai ancora. Se tu sapessi…. Devo dirti ogni cosa? Vuoi? Come ai tempi d'una volta?
Dimmi, sì…. Dimmi tutto. È una forza dir tutto. Quanto più ti costa tanto più devi parlare. Chissà. Dimmi presto…. Tommy.
Mi viene in mente una arietta di Metastasio: Voce dal sen fuggita….
Oh miseria!
TOMMY cupo e violento.
Devo dei danari ad una donna. Capisci? Molti. Non glie li ho cercati….
Non scusarti.
È vero. Bisogna dirla intera la verità. Il male ed il bene. Me li ha offerti…. ha insistito…. perdevo, volevo rifarmi…. avrei dato dieci anni di vita per trovare…. e li ho trovati là facili facili. Tutto facile è stato nella mia vita. Tutto facile fino dal principio, e continuamente, e sempre: facile il vivere, facili le cognizioni, facili i piaceri, facili l'ossequio e la benevolenza, facile la pietà, facili i vizi…. una cosa sola difficile…. la volontà, ma non mi occorreva. Fino a tre mesi addietro, la volontà per me si chiamava o consuetudine o capriccio…. il giorno che è bisognato volere…
Eri arrugginito.
Oh altro che arrugginito…. Mancava la ruota, mancava il congegno.
Non potrai volere neanche il male.
Oh il male…. lascia fare a lui. C'è chi lo vuole per me.
Quanto devi?
Inutile.
Se scrivessimo alla zia che è tanto ricca.
Mi manderebbe una spilla da cravatta.
Li domando a Massimo.
Te li darebbe certo. Ma poi! Ricomincerei da capo. Tanto vale, dare il tuffo, una volta per sempre.
NENNELE fissandolo con occhi sbarrati.
Il tuffo!
TOMMY ridendo.
Non nell'acqua, sai…. Hai creduto che parlassi d'ammazzarmi? Che!Non siamo di quelli.
No eh?
Il tuffo nei milioni. Pago. Me la sposo.
NENNELE inorridita.
Tu sposi quella donna…?
Promessa data. Fra otto giorni.
Fra otto giorni ti giuro che non la sposerai.
Chi può impedirmelo?
Vedrai.
Bada che se Massimo mi dice una sola parola….
No….
E anche ti consiglio di non dir nulla al papà. Non gioverebbe. Inutile affliggerlo innanzi tempo. Se lo sapesse…. me ne andrei di casa sull'attimo. Sono libero. A cose fatte…. lascieremo Ginevra…. e lo saprà.
Dove vai ora?
Là.
Addio, Tommy.
Tu non mi rivolgerai mai più la parola eh?
Non sai quello che dici! Addio, Tommy. Addio, povero Tommy.
TOMMY esce precipitoso.
NENNELE poi MASSIMO.
NENNELE rimane fissa, immobile, ritta accanto alla tavola. Con movimento incosciente batte colle dita sulla tavola. Guarda innanzi a sé, nel vuoto.
Tutto via…. Tutto via…. tutto è andato. Finito!
Si passa ripetutamente una mano sulla testa come carezzandosi i capelli.
Stassera.
L'ho veduto uscire. Non mi chiamavi.
È vero. Perdonami.—Sai? Sposa quella donna.
Non hai potuto dissuaderlo?
Non ho nemmeno tentato. Così crolla questa casa. Lo sfacelo.
Tuo fratello non è tutta la casa.
Oh il resto! Mammà se ne va anch'essa per altra via. Ne ho viste oggi delle cose. Una giornata piena d'insegnamenti.
E tuo padre?
Sì. Certo.
Così retto, così buono.
È vero. E vorrei mettermi in ginocchio davanti a lui, colle mani giunte e che vedesse l'amore che gli porto. Ma ci sono dei momenti in cui tutte le verità si affacciano nude e inesorabili. E bisogna riconoscerle. È debole anche lui.
No.
Non ha l'energia che vince le cose e domina gli animi. Tu sei più forte di lui mille volte.
Non credo. Io ho l'energia che intraprende. Egli ha quella che resiste. Che è la più difficile: quella che dà meno gioie.
O Massimo, se tu sapessi come mi rimorde dirti queste cose. Sono così piccole cose. Ma bisogna che tu le sappia, perchè resti tu solo a quel poveretto.
Io solo?!
Vedi? Stamattina, mi ha tolto il governo della casa, per darlo a mammà! Mi fa sorridere, pensare che ti racconto…. Sono tanto lontana da questo. Me lo ha tolto…. e non glie ne faccio rimprovero, ma poi, subito è venuto quasi a scusarsi, e a dirmi piano che sorvegliassi ancora!… Eh! Eh! Eh!
Come sei orgogliosa!
O no. Lo mettevo tanto su in alto. Di lui ogni piccola ombra mi ferisce più che le colpe degli altri. So quello che guadagna…. da principio siamo andati giusti giusti ma poi da un mese spendiamo molto di più…. e glie l'ho detto…. e ne ha riso. Miserie, miserie mie pensarle e dirle, ma per lui si sgretola l'intonaco, per gli altri cadono i grossi massi. Lo sfacelo.
Vuoi essere mia moglie, Irene?
Non accetto elemosine.
Non vuoi?
No.
Non puoi volermi bene?
Non è questo. Non credo che tu me ne voglia…. di quello. Non credo che tu sia disceso mai dentro l'anima mia.
Oh, fino in fondo.
Sì?
Cos'è che ti ride così nel fondo della pupilla?
Trovi che ride?—Ti ringrazio però, sai, Massimo.
Lunga pausa.
Stassera torni a Chamonix?
Per forza. Ho tanto da fare. Perchè me lo domandi?
Per nulla. Così.
MASSIMO va verso l'uscita.
Mi lasci?
Sì. Ho bisogno di scendere e di camminare.
Vuoi che scenda con te?
No. Ho bisogno di essere solo.
Vai via offeso?
No. Passeggio lì sotto.
Esce.
NENNELE tristamente.
Non ha capito.
Cala la tela.
La stessa scena.
È notte di luna. Ma questa non entra nella stanza perchè ci sono le persiane chiuse. Lampada accesa con coprilume verde sulla tavola di mezzo dove GIOVANNI sta scrivendo. NENNELE entra con cautela dalla sua camera.
Eh?!
Si volta verso l'uscio di Nennele e sta in ascolto.
NENNELE dritta rasente il muro è rimasta immobile.
Oh.
Scuote le spalle e riprende il lavoro.
NENNELE passa in punta di piedi quanto può più lontano da suo padre, avviata all'uscita. Giunta sull'uscio si volta e manda un bacio a Giovanni. Fa per aprire. Il saliscendi cigola.
Ma chi è?
S'alza.
Chi è?
Leva il coprilume.
NENNELE ha aperto ed è già scivolata di là.
Nennele.
L'insegue, la raggiunge, la riconduce.
Che vuol dire? Che vuol dire? Dove andavi?
NENNELE ha uno scialle oscuro in testa, è agitata.
Non potevo dormire…. Volevo scendere all'aria….
Non ti senti bene?
Benissimo, sì…. Il caldo…. Non so. Avevo bisogno d'aria.
Che hai? Che hai?
Non so…. Avevo bisogno d'aria. Lasciami andare.
Qui, qui.
La conduce presso la grande finestra. Spalanca lepersiane. Chiaro di luna nella stanza.
Siedi lì. Qui dell'aria ne hai quanto vuoi…. e fresca. Non senti freddo?
No.
Vuoi un po' di cognac?
Le mette una mano sulla fronte, ai polsi.
Hai i polsi che ti battono. Non ti senti bene? Vuoi una tazza di camomilla? Chiamo mammà? Chiamo Marta?
No, non chiamare nessuno. Non ho bisogno di nulla. Sto bene.
Tremi tutta…. tremi tutta….
Sto bene, ti dico…. Soffocavo in camera mia.
È presa da un pianto convulso, gli getta le braccia al collo.
Oh papà!
Che c'è? Che c'è? Mi fai paura…. Nennele! Su, Nennele.
NENNELE fra le lacrime.
Lasciami….
Piangi, piangi, sì piangi, amore mio. Piangi, che ti farà bene. Mi dirai poi….
NENNELE si calma, e guarda intorno un po' smarrita.
Ti passa un po'? È nervoso. Stai lì quieta. Ti eri già messa in letto?
No. Sono stata un gran pezzo alla finestra di là.
Stasera eri così tranquilla. A pranzo hai mangiato. Discorrevi. Quando Massimo stava per andarsene, hai celiato sulla gita che faremo domenica a Chamonix. Hai parlato a mammà con tanta dolcezza. Ne ero così contento! Non ti sentivi nulla allora….
Nulla.
Ti rincresceva che non c'era Tommy a pranzo eh? Ma ho piacere che si dia un po' di svago. Tu sai chi siano gli amici che l'hanno invitato?
No.
Degli amici, di Milano mi ha detto Mammà.
Sarà.
Non è rientrato ancora?
No.
È una così bella notte.
NENNELE sempre un po' trasognata.
Stavo alla finestra…. Lo aspettavo….
Lo aspettavi?! Volevi parlargli?
No…. Aspettavo che rientrasse…. Temevo d'incontrarlo.
Incontrarlo?
Uhm….
Fa una scossa del capo, come chi s'accorge d'aver detto una cosa insana.
Non è questo che volevo dire.
Hai ancora la testa un po' annebbiata.
Forse.
Sai cos'è? È il temporale dell'altra notte. Ha lasciato un'afa ieri tutto il giorno. Anch'io me la sentivo nell'ossa.—Quando mi hai dato la buona notte, allora sì, mi è parso di vederti degli occhi straordinari. Così lucenti!
Ora sono rimessa. Rientro in camera mia.
Ti accompagno.
NENNELE pronta.
No.
GIOVANNI sorridendo.
Oh! Oh! Si dice un no a quel modo? A tuo padre? Guarda che tono, madamigella! No! E io dico di sì. Andiamo.
Stiamo qui allora.
Che ci sarà in camera tua che non posso vedere? Chissà quali grossi misteri! I nervi sono capricciosi. Vuoi allungarti?
Le accosta un seggiolone.
Metti i piedi qui. Così. E stattene quieta. Non hai voglia di parlare eh! Ci terremo compagnia.
Va alla tavola e si mette per scrivere.
NENNELE dopo una pausa.
Che fai?
Ho da finire un lavoro.
Anche la notte?
Bisogna.
Silenzio.
Nennele….
Papà.
Quando passavi dianzi, per uscire…. che ho domandato: Chi è? perchè non hai risposto?
Non ho sentito.
Silenzio.
Però fai male a vegliare la notte. Ti dà troppo lavoro Massimo.
No.
Oh glie lo dirò!
Non lavoro mica per Massimo.
Come?
Mi hai colto a tradimento, bisogna confessare. È un lavoro in di più che ho preso. Vedevo che lo stipendio non basta…. Ho trovato della brava gente….
Oh!
Ma…. Poca cosa.
Da quando?
Un mese e mezzo. Non tutte le notti sai. E adesso ho finito, stanotte è l'ultima. Non ho più che da ricopiare la relazione…. Per questo mi son messo qui…. Le altre notti stavo di sotto, nello studio.
NENNELE s'alza e viene verso suo padre con le mani giunte.
Che hai?
Perdonami, papà.
Di che? Cos'è che ti devo perdonare?
Ridendo.
Queste poche fatiche?
Non è questo. Perdonami.
Che occhi mi fai? Gli occhi di stassera quando m'hai salutato. Vieni qui. Cos'è che ti devo perdonare? Che mi hai fatto? Tu. Dove andavi? Perchè non hai risposto quando t'ho chiamata? Hai sentito…. Due volte ho chiamato. Dove andavi? parla. Temevi di incontrare Tommy, hai detto? Cos'è che non posso vedere in camera tua? Ah!
S'alza.
No, no….
Resta lì. E non ti muovere, sai?
Prende la lampada, va a chiudere a chiave la porta comune e poi va precipitoso, in camera di Nennele.
NENNELE rimane rigida presso la tavola.
GIOVANNI torna con una lettera in mano.
Una lettera per me.
Depone la lampada.
Non leggere, papà.
Non c'è bisogno.
Getta la lettera sulla tavola.
Non sei una vagabonda, non fuggivi per andartene via per il mondo. Fuggivi…. per….
Lunga pausa.
Tu facevi questa cosa! Tu, Nennele! Hai potuto concepire, hai potuto accogliere questa idea mostruosa. Hai traversato questa stanza, mi hai veduto, saresti uscita di questa casa, dove ci sono io, e saresti…. E domani io sarei andato per il mondo, urlando come un pazzo, alla cerca della mia figliuola, o stanotte stessa t'avrebbero portata qui…. m'avrebbero chiamato…. t'avrei vista…. là…. senza vita…. la mia Nennele…. la mia Nennele!…
Lunga pausa.
Perchè? Perchè neh…? Perchè? Cos'è successo? Devo sapere…. devo sapere cos'è successo…. Morire, ah! Che ti ho fatto…. io…? Che ti hanno fatto gli altri? Cos'è che ignoro ancora della mia casa?
Ero pazza…. ero pazza…. non domandare…. ero pazza.
Dimmi cos'è che ignoro? Dimmelo. Te lo comando. Tommy?
Anche. Tommy è perduto. Sposa una cattiva donna. Deve! Massimo ti spiegherà. Io non so. L'ho saputo oggi.
Dov'è?
Là, credo…. non so…. non so…. So che è perduto senza rimedio.
GIOVANNI rimane accasciato.
E io ti lasciavo quando avevi più bisogno di aiuto e di conforto, quando eri più solo: e non pensavo a te, e tu pensavi sempre a noi, e vivevi per noi.
GIOVANNI perseguendo un'idea.
Si disperdono. Se ne vanno, se ne vanno.
E pensavo male di te, e ti giudicavo male. Sta qui colla mente. Sta qui con me, dammi retta, sentimi, bisogna che mi confessi, bisogna che tu sappia quello che pensavo di te. Il male che mi veniva dagli altri era più grosso e più violento, ma quello che pensavo di te, mi mordeva nel punto più profondo e più delicato dell'anima. Non mi pareva che tu facessi abbastanza per noi. Capisci? Capisci? Non senti nulla di quello che ti dico?!
Sì, cara. Sento. Avevi ragione. Non ho fatto abbastanza per voi.
Oh!
Non qui, non ora. Qui non potevo fare altro, nè di più. E vedevo, sai, venire le cose. Oh, quante volte! Ma non potevo fare di più. A Milano sì. Quando eravate piccoli. Mi pareva che arricchirvi dovesse bastare.
Se tu sapessi come ti vedo su in alto davanti a me! Che riposo, che sicurezza mi dà il sentire quella tua protezione vigilante. Perchè non si parla mai di queste cose? Perchè non ci diciamo mai tutto? Nessuno dice mai tutto di sè. Fa così bene spalancare l'animo fino al fondo. Nessun dolore, nessuna gioia, potranno mai vincere la dolcezza che provo in questo momento, con te, vicino a te, conoscendo ed adorando. Mi perdoni?
Cara. Ti perdono e ti benedico.
Tiene la sua testa abbracciata sul petto, poi la bacia in fronte. La lascia andare. Passeggia. Va alla finestra. Guarda fuori.
Che bella notte! Vieni qui. Non hai freddo?
No.
Hai detto un no, come lo dicevi da bambina, lungo lungo, con tante vocali. Nooo. Sei poco mutata! Ti rivedo ancora colla faccia….
Si interrompe per guardar fuori fisso. Poi ripiglia.
colla faccia d'allora. Sei dimagrata. Eri tanto bella!
Non si dice questo!
Tutti si voltavano per….
Torna a guardare.
Ma che hai? È la seconda volta che ti interrompi. Che guardi?
M'era parso di vedere un uomo là sotto gli alberi. Mi sarò ingannato.Tra la luna e le frasche.
C'è. C'è qualcuno.
Lo vedi?
Ora sta fermo. È nell'ombra. No.
Guarda ancora, malinconica.
No, no.
Lo dici con tristezza. Ti rincresce che non ci sia nessuno? Chi credevi?
Ma pensa! Chi vuoi?…
Tommy, credevi?
No. Nessuno.
Tu non avrai più i cattivi pensieri?
Oh, no. Mai.
Non penserai più a lasciarmi? Lasciarmi dovrai pure un giorno.Bisogna sperarlo. Avevo sperato….
NENNELE lo afferra per un braccio.
C'è. Eccolo. S'è avvicinato all'ombra della siepe…. per sentirci.Lo vedi?
Dove?
Là dietro il cespuglio. Guarda l'ombra che ne getta la luna. Vedi?
Con esaltazione gioconda.
È rimasto. Vegliava. È rimasto per me, ha capito.
Che dici? Chi è?
Vuoi che lo chiami? Massimo! vieni.
Cala la tela.