Sopravviene dal secondo uscio a destra, SILVIO.
Sopravviene dal secondo uscio a destra, SILVIO.
FULVIA
Oh, Silvio...
SILVIO
Mi ha detto che ora discende.
FULVIA
Livia? Ma no! Era meglio che rimanesse su!
SILVIO
Nient'affatto! — Lo deve anche per rispetto a me.
FULVIA
E l'hai costretta?
SILVIO
Non posso tollerare che seguiti così! Non mi ha voluto neanche aprire! Ma ha promesso infine che ora discenderà.
FULVIA
(a zia Ernestina) Cerchi, cerchi lei d'impedirlo, zia Ernestina!
SILVIO
Perchè?
FULVIA
Perchè c'è di là, in giardino, — ... quel Mauri, sai?
SILVIO
(restando) Qua — e come?
FULVIA
Pare che sia qua da due giorni.
ZIA ERNESTINA
Sì, sì. — Era venuto a domandare...
SILVIO
(con viva agitazione) E ha parlato con Livia?
ZIA ERNESTINA
No, no — con me!
SILVIO
E che vuole?
FULVIA
Ma, al solito! La sua pazzia!
SILVIO
Ancora? — Ma come ha scoperto?
FULVIA
Che vuoi ch'io sappia! — Va', va' — cerca di farlo andar via, prima che Livia discenda. (Silvio s'avvia verso la veranda).
ZIA ERNESTINA
No: solo, no!
SILVIO
(scrollandosi e uscendo) Ma via!
ZIA ERNESTINA
Da' ascolto a me: sarà meglio mandarci Giovanni!
FULVIA
(irritata) Ma no, zia! Debbono esser soli... — Mi metti in apprensione...
ZIA ERNESTINA
Io l'ho veduto in uno stato...
FULVIA
Ma piuttosto, allora, ci vado io!
ZIA ERNESTINA
No! Tu, no!
Rientra dal secondo uscio a destra BETTA.
Rientra dal secondo uscio a destra BETTA.
FULVIA
(subito, a Betta) Dov'è Giovanni?
BETTA
Mah... io non so... Dev'esser nel suo casotto, in giardino.
ZIA ERNESTINA
Ah, bene, bene, allora!... — Sarà disceso di là...
BETTA
Non so, signora, se debbo eseguire l'ordine che m'ha dato la signorina...
FULVIA
Che ordine?
BETTA
Vorrebbe che l'automobile...
ZIA ERNESTINA
Ho capito! — Se ne vuole andare! — Me l'ha detto.
FULVIA
Che? Se ne vuole andare? — Dove?
BETTA
Pare che si sia preparata...
FULVIA
Per andarsene? Ma che è fatto apposta, questa sera, appena arrivo?
ZIA ERNESTINA
No, carina mia, da un pezzo, da un pezzo si congiura qui! (E guarda fremendo Betta).
BETTA
Dice a me, signorina?
ZIA ERNESTINA
A voi, a voi, sì! — Col signor parroco... Non so che ambasciate...
FULVIA
Ma dove vuole andarsene? Perchè?
BETTA
Io non so... Io sono stata comandata...
FULVIA
Che c'entra il parroco?
ZIA ERNESTINA
Ci siete stata anche oggi, per più di quattr'ore! Non negate!
FULVIA
(con lo sdegno di chi non vuol più darsi pena per una così palese e dura ingiustizia) Eh, via! Se la vedrà con suo padre! — Io vado dalla mia bambina.
Fa per avviarsi verso il primo uscio a destra, quando, dal secondo, appare LIVIA, pronta per partire.
Fa per avviarsi verso il primo uscio a destra, quando, dal secondo, appare LIVIA, pronta per partire.
FULVIA
(arrestandosi) Ma che cos'è? Che pazzie son queste, Livia?
LIVIA
Dov'è mio padre?
FULVIA
Vuoi andare? Dove vuoi andare?
LIVIA
Lo so io.
FULVIA
Ma dici sul serio? A quest'ora? — E perchè poi? — Senza nessuna ragione?
LIVIA
La so io, la ragione. — E dovreste saperla anche voi!
FULVIA
(colpita da quel «voi», la guarda) Ah, mi dài del voi, ora? — Per la buona accoglienza, è vero? — Ma insomma, che è accaduto qui? — Qual'è la ragione, ch'io dovrei sapere?
LIVIA
Io voglio parlare con mio padre! — Dov'è?
FULVIA
Ma ti figuri che tuo padre possa lasciarti andar via?
LIVIA
Non ha più nessun diritto, mio padre, di tenermi qua, accanto a voi!
FULVIA
Vuoi dire accanto ame?
LIVIA
No. Dico accanto avoi!
FULVIA
(torna a guardarla; si frena) E va bene! Di' come vuoi. — Ma perchè credi che tuo padre...?
LIVIA
Questo lo vedrò con lui!
FULVIA
Oh, insomma! sì — veditela con lui! — Sono stanca. Tu non hai neppur veduto come e con chi sono ritornata... (Fa per avviarsi).
LIVIA
Andate, sì. — Tanto meglio! Ci saràquella, ora, qua, per tutti quanti.
FULVIA
(con un baleno di speranza, che la decisione di Livia sia per gelosia della sorella) Ah, per questo? — No, Livia! Tu non puoi sapere, figliuola mia, com'io, venendo, abbia desiderato di metterti accanto, nel mio cuore, a quella bambina che è di là... (E fa per abbracciarla).
LIVIA
(con subitaneo, fierissimo moto di repulsione) Ah no — lasciatemi — grazie! Accanto a quella, io non ci sto!
FULVIA
(con uno sforzo sovrumano per dominarsi, ferendo sè stessa, pur di salvare da quella repulsione la bambina) Tu dici per me, è vero, Livia? — Non dici per la bambina!
LIVIA
Ma se lo dico per voi — è anche per lei!
FULVIA
No — ah — no! Perchè — comunque tu pensi di me — voglia o non voglia — quella è tua sorella!
LIVIA
Quando lo sarà! Per ora, no. — Non è vero!
FULVIA
Come non è vero?
LIVIA
Non è vero, perchè voi non siete la moglie di mio padre!
FULVIA
No? E che sono?
LIVIA
Lo sapete meglio di me, che cosa siete!
FULVIA
(di nuovo, con quel baleno di speranza) Mi sdegni per questo? — Ah, ma se è per questo — no, Livia! — Non so come tu abbia potuto pensare...
LIVIA
Dove sono gli atti del vostro matrimonio?
FULVIA
(rivolgendosi un po' alla zia Ernestina, un po' a Betta) Ah, è questa la congiura? Voi due avete fatto ricerche? (Indica Betta e Livia).
LIVIA
Non ci sono! non ci sono!
FULVIA
(con scatto di fierezza, per troncare) Ci sono! — Tu hai cercato male! — Ci sono!
LIVIA
Non basta negare! — Se diceste dove?
FULVIA
Per carità, Livia, non farmi dire... — Per carità di te stessa, più che di me — non cimentarmi; te ne scongiuro. Sono veramente stanca.
LIVIA
No. Non c'è bisogno che diciate. A me mi basta questo.
FULVIA
Che ti basta?
LIVIA
Ma questo riconoscimento.
FULVIA
Quale?
LIVIA
Ma che nascondete cose che —per carità di me— non potete dire.
FULVIA
Ma no! Io non nascondo nulla!
LIVIA
M'avete scongiurata di non farvi dire... Che cosa? Cose che riguardano me?
FULVIA
No — no — non dico questo...
LIVIA
E allora? — Cose che riguardano voi?
FULVIA
Me — sì...
LIVIA
Ma io me le immagino!
FULVIA
Tu non t'immagini niente! Non son cose che tu possa immaginarti! — Ed è meglio così — ti dico io stessa che è meglio così! — Lasciami star tranquilla.
LIVIA
Ma starete tranquilla, ora: Me ne vado!
FULVIA
Non puoi andartene! Non devi! Ho patito il martirio, io, un anno, qua, perchè tu restassi accanto a tuo padre almeno, poichè accanto a me non vuoi...
Livia la guarda male.
Livia la guarda male.
FULVIA
(subito, allora, correggendosi) Non puoi, non puoi — va bene! — E non ho fatto nulla io, per costringerti, se non dimostrarti tutto l'affetto d'unavera madre, finchè non me ne sono astenuta, vedendo che tu non potevi rispondere a quest'affetto, e che anzi ne provavi sdegno, anzichè piacere. — Ebbene, non voglio nulla. Seguita pure a sdegnarmi. — Ma sono la moglie legittima di tuo padre. E non te lo dico per me. Te lo dico per la bambina di là — che tu perciò devi amare; anche se non ami me:perchè è tua sorella!Una figlia, tal quale come te, senza nessuna differenza! — E questo anzi è bene tu lo intenda subito: —Senza differenza!— Non potrei ammettere, che tu ne pensassi per lei una sola!
LIVIA
Tranne quella della madre, mi concederete.
FULVIA
(perdendo a questo punto, alla sferzante ironia, ogni dominio di sè) No, nemmeno questa!
LIVIA
(fredda, più che mai ironica) Come, nemmeno questa? Non siamo mica figlie della stessa madre!
FULVIA
Ma che credi che sia io? Che pensi tu di me?
LIVIA
Le stesse cose, che proprio voi stimate da nascondere.
FULVIA
E vorresti farle pesare su mia figlia? — Ah, no, sai!
LIVIA
Mia madre...
FULVIA
Ma che tua madre! — Finiscila! — Tu non l'hai conosciuta!
LIVIA
Se non l'ho conosciuta — so chi era; e so chi siete voi!
FULVIA
Chi sono io? (la afferra; la scrolla, al colmo del furore) Che puoi saperne tu? — Ah, sì? — Ne sei certa? — E non te lo leverai dalla testa? E crederai che mia figlia abbia per madre una donnaccia? Sì? sì? E io ti dico allora che anche tu sei figlia d'una tal donnaccia!
LIVIA
(atterrita, inorridita) No, no!
FULVIA
Sì! sì! Tal quale! Figlie della stessa madre! — E sono io tua madre! — sono io! sono io! Capisci ora? T'hanno fatto credere ch'io fossi morta? Non è vero! Eccomi qua! Sono tua madre! E quello che sono per lei, sono per te! — Senza differenza! senza differenza! — Ah, ora mi sono liberata! Ora sono viva!
Dirà questo, abbandonando come morta Livia nelle braccia del padre, che alle grida è accorso in subbuglio insieme con Marco Mauri dalla veranda.
Dirà questo, abbandonando come morta Livia nelle braccia del padre, che alle grida è accorso in subbuglio insieme con Marco Mauri dalla veranda.
SILVIO
(raccogliendosi tra le braccia Livia e stringendola a sè) Ma tu l'hai uccisa!
FULVIA
La tua impostura ho uccisa! Volevi che pesasse anche sulla bambina e schiacciasse anche lei? Ebbene: No! no!
SILVIO
Ma tu ora non puoi stare più qui!
FULVIA
E me ne vado! Me ne vado, sì! Ma non più come prima! Ah, non più come prima, ora! (A Mauri) — La mia bambina! Vai! Di là — la mia bambina! (indica il primo uscio a destra — e il Mauri accorre) La mia bambina!
SILVIO
(cercando di scuotere la figlia, come morta) Livia! Livia!
FULVIA
(che si sarà fatta presso il primo uscio a destra, in fremente attesa che il Mauri le rechi la bambina) Che Livia! Me la porto via con me Livia, questa volta! Diglielo, quando rinviene! — Lei, sì — viva — e mia! — con me, viva! — Nella vita! — Alla ventura!
TELA
Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.