IV. — GLI SVILUPPI PSICHICI

1. Il regno animale ci presenta una serie di sviluppi psichici, che noi possiamo considerare come i gradi antecedenti lo sviluppo psichico dell’uomo, in quanto che la vita psichica degli animali si rivela simile a quella dell’uomo nei suoi elementi e nelle più generali leggi della connessione di questi elementi.

Già gli animali infimi (protozoi, celenterati, ecc.) hanno manifestazioni vitali, che fanno argomentare a processi di rappresentazione e di volere. Essi, dopo averlo veduto, afferrano spontaneamente il loro nutrimento; sfuggono ai nemici che li inseguono, ecc. Così pure già in gradi molto infimi si trovano traccie di associazioni e riproduzioni, specialmente di processi del conoscimento e del riconoscimento sensitivi (pag, 192), e queste si perfezionano negli animali superiori solo per la maggiore varietà delle rappresentazioni e pel maggior tempo, su cui si estendono i processi di memoria. E in generale non concordano meno le forme delle rappresentazioni sensitive, come noi possiamo argomentare dalle omogenee disposizioni e dallo sviluppo degli organi di senso; solo che negli esseri inferiori, le funzioni di senso si limitano al senso generale di tatto (pag. 31) corrispondentemente allo stato primitivo nello sviluppo individuale degli organismi superiori.

Ma di contro a questa omogeneità degli elementi psichici e delle loro più semplici connessioni, stanno differenze assai grandi in tutti quei processi che si collegano allo sviluppo dell’appercezione. Mentre non mancano mai appercezionipassivecome fondamento dei semplici atti impulsivi che avvengono dappertutto, i processi d’appercezioneattiva, sotto la forma di attenzione volontariamente diretta a certe impressioni e di una scelta fra motivi diversi,si trovano invece probabilmente soltanto in animali più sviluppati. Anche in questi però essi rimangono limitati alle rappresentazioni suscitate da dirette impressioni di senso, così che neppure per gli animali psichicamente più evoluti si può far parola di funzioniintellettualinel senso stretto della parola, di attività fantastica e intellettiva, oppure al più si può accennare solo a traccie isolate e ad inizi. A ciò si aggiunga anche, che gli animali superiori possono certamente manifestare mediante svariati movimenti espressivi, spesso affini a quelli umani, le loro emozioni e persino le loro rappresentazioni, in quanto sono legate ad emozioni, ma che però ad essi manca un linguaggio sviluppato.

2. Lo sviluppo degli animali, se malgrado l’omogeneità qualitativa dei processi psichici fondamentali, in generale rimane addietro a quello dell’uomo, pure in molti casi gli è superiore perdoppioriguardo: prima, per larapiditàdello svolgimento psichico; poi, per certeunilaterali direzioni funzionali, che sono favorite dagli speciali modi di vita di una determinata specie animale. La maggiore rapidità dello svolgimento psichico si dimostra in ciò, che molti animali assai presto, anzi alcuni subito dopo la nascita sono capaci di formare rappresentazioni sensitive relativamente distinte e di compiere movimenti rispondenti a uno scopo. Se anche per questo rapporto si trovano negli animali superiori grandissime differenze, ad es., il pulcino appena uscito dall’uovo comincia tosto a beccare il grano, mentre il cane neonato è cieco e presenta ancora per lungo tempo movimenti non coordinati, pare però che lo sviluppo umano sia il più lento e in massimo grado dipendente da aiuti e cure esterne.

3. Ancor più sorprendente è l’unilaterale svolgimento funzionaleche ci presentano certi animali: esso si esplica in determinatiatti impulsividi regola connessi a certi bisogni di nutrizione, di riproduzione o di difesa, o nello sviluppo di certe rappresentazioni sensitive e associazioni, che entrano come motivi in quegli atti impulsivi. Tali impulsi unilateralmente svoltisi si chiamanoistinti. L’opinione, che l’istinto sia una proprietà spettante solo alla coscienza animale e non all’umana, è assolutamente contraria alla psicologia e sta anche in contraddizione coll’esperienza. La disposizione a fare esterni i generali impulsi animali, soprattutto l’impulso alla nutrizione e alla riproduzione, è innata così nell’uomo come in ogni animale. Di particolare a molti animali è soltanto lo special modo di estrinsecare questi impulsi, consistente in più complesse azioni rispondenti allo scopo. Ma anche gli animali si comportano sotto questorispetto assai diversamente. Ci sono numerosi animali, tanto inferiori quanto superiori, nei quali, come nell’uomo, le azioni provenienti da istinti innati non presentano proprietà speciali. È anche degno di nota che l’addomesticamento degli animali per lo più affievolisce le manifestazioni istintive proprie dello stato selvaggio, ma può produrre d’altra parte nuovi istinti, che possono essere considerati come modificazione di quegl’istinti selvaggi, come ad es. i cani da caccia, specialmente i cani da ferma: bracchi e simili. Il grado di sviluppo relativamente alto raggiunto da certe tendenze istintive negli animali in confronto dell’uomo sì collega evidentemente col loro più unilaterale sviluppo, per il quale la vita psichica degli animali suole esplicarsi quasi interamente in quei processi collegati all’istinto prevalente.

4. Gl’istinti si possono in generale considerare come azioni impulsive, che nascono da sensazioni e sentimenti sensoriali. Il punto di partenza fisiologico per le sensazioni, che specialmente determinano gl’istinti, sono gliorgani della nutrizione e della riproduzione.Tutti gl’istinti animali ben possono essere ricondotti senz’altro alle due classi diistinti della nutrizione e della riproduzione; ma allora, specialmente a questi ultimi nelle loro manifestazioni più complesse, si aggiungono sempre ausiliari impulsi di difesa e impulsi sociali, ohe per la loro origine si devono considerare modificazioni speciali degl’istinti della generazione. E qui trovano posto gl’istinti di molti animali a costruire case e nidi, come del castoro, degli uccelli, di numerosi insetti (ragni, vespe, api, formiche), inoltre le nozze animali comuni specialmente alle classi degli uccelli, i quali presentano ora la forma monogamica, ora la poligamica. Infine qui si devono anche porre le così dette “società animali„ delle api, delle formiche e delle termiti. Esse non sono in realtà società ma legami genetici, nei quali l’istinto sociale, che tiene riuniti gl’individui di una famiglia, come pure l’istinto di difesa ad essi comune, sono subordinati all’impulso della riproduzione.

In tutti gl’istinti le azioni impulsive degl’individui prendono le mosse da certi stimoli di senso, in parte interni, in parte esterni. Le azioni stesse devono però essere attribuite agli atti impulsivi o atti di voleri semplici, perchè certe rappresentazioni e certi sentimenti le precedono e le accompagnano come motivi semplici (p. 150). La natura delle azioni, composta e fondata su disposizioni innate, può trovare la sua spiegazione solo nelle proprietà del sistema nervoso ereditarie da specie a specie. Per queste proprietà certi meccanismi riflessi innati sono messi in azione in seguito a certistimoli senza alcun esercizio dell’individuo. L’azione di questi meccanismi conforme allo scopo può essere considerata solo come un prodotto dello sviluppo psicofisico della specie. E a favore di questa interpretazione sta anche il fatto, che gl’istinti ammettono non solo variate modificazioni individuali, ma anche un certo perfezionamento per parte dell’esercizio individuale. Così è che l’uccello a poco a poco impara a costruire il suo nido in modo più perfetto. Le api adattano le loro costruzioni ai mutati bisogni. Invece di fondare una nuova colonia, una famiglia di api allarga la costruzione già abitata, quando sia accordato ad essa lo spazio necessario. Una singola famiglia di api e di formiche può persino acquistare abitudini anormali, ad es., una famiglia di api ha l’abitudine di rubare il miele da altri alveari vicini, anzichè raccoglierlo essa stessa, oppure una famiglia di formiche ha l’abitudine meravigliosa di fare schiavi gl’individui di altre famiglie o di allevare i gorgoglioni come animali domestici che danno loro il nutrimento. L’origine spiegabile, il consolidamento, l’ereditarietà di tali abitudini c’indicano chiaramente il modo in cui possono essere sorti istinti complicati. Non mai si presenta un istinto isolato, ma in generi e specie affini, formepiù semplicidi un medesimo istinto. Così il buco che la vespa da muro fa in una parete per deporvi le uova, si può considerare come l’esempio primitivo delle ingegnose costruzioni delle api. Fra i due, come anello intermedio naturale, sta la costruzione relativamente semplice della vespa comune, costituita di poche celle esagonali tra loro cementate mediante sostanze vegetali.

Gli istinti più complessi si possono quindi spiegare come prodotti dell’evoluzione di impulsi originariamente semplici, i quali si sono sempre più differenziati nel corso di numerose generazioni mediante abitudini individuali che a poco a poco s’aggiungono, si consolidano e si trasmettono per eredità. E però ogni singolo processo d’abitudine può essere considerato come un grado in quest’evoluzione psichica. La graduale trasformazione di esso in una disposizione innata è però derivata dai processi psicofisici dell’esercizio, per i quali atti di volere composti passano a poco a poco in movimenti automatici, che seguono immediatamente come riflessi all’impressione corrispondente.

5. Se in base alla psicologia comparata si cerca rispondere alla questione generale sulrapporto genetico dell’uomo agli animali, considerando l’omogeneità degli elementi psichici e delle forme loro di connessione, tanto delle più semplici quanto delle più generali, si deve ammettere la possibilità, che la coscienza umana si sia svoltada una forma inferiore di coscienza animale. Questa ipotesi anche psicologicamente offre una grande probabilità, perchè se da un lato la serie animale presenta già diversi gradi di sviluppo psichico, dall’altro lato ogni singolo uomo percorre uno sviluppo analogo. Se la storia dell’evoluzione psichica in tal modo ci conduce in generale a un risultato confermante la teoria dell’evoluzione fisica, non si deve però disconoscere che le differenze psichiche tra l’uomo e l’animale, quali risaltano nei processi intellettuali ed affettivi, provenienti dalle combinazioni appercettive, sono incomparabilmente più profonde che le differenze fisiche. Anche la grande stabilità nello stato psichico degli animali, subendo esso solo piccole variazioni per l’influenza dell’allevamento, rende al massimo grado improbabile, che una delle specie animali ora vivente possa mai sorpassare dal lato psichico i limiti già raggiunti.

5a. Le teorie che mirano a definire psicologicamente il rapporto tra l’uomo e gli animali, oscillano tra due estremi, cioè tra l’opinione predominante nella vecchia psicologia, che le più alte “facoltà psichiche„, specialmente la “ragione„, manchino completamento agli animali, e l’opinione diffusa tra i sostenitori della speciale psicologia animale, che gli animali siano perfettamente eguali all’uomo in tutto, anche nelle facoltà di riflettere, giudicare, conchiudere e nei loro sentimenti morali, ecc. Caduta la psicologia delle facoltà, la prima di queste opinioni è divenuta insostenibile. La seconda si basa sulla tendenza, diffusa nella psicologia popolare, di interpretare tutti i fatti che possono essere oggettivamente osservati, trasformandoli in modi del pensiero umano, e in riflessioni logiche. Ma una più intima indagine sulle manifestazioni della così detta intelligenza animale dimostra, che esse si devono intendere costituite da semplici atti di riconoscimento sensitivo, o da associazioni, mentre mancano loro quelle proprietà che spettano ai veri concetti e alle operazioni logiche. Ora, poichè i processi associativi passano continuamente negli appercettivi, e gli inizi di questi ultimi, semplici azioni attive di attenzione e di scelta, si presentano senza dubbio negli animali superiori, anche questa differenza deve del resto essere senz’altro intesa più come una differenza nel grado, e nella composizione che come una differenza nella natura dei processi psichici.Per i più vecchi indirizzi della psicologia, tanto per la psicologia delle facoltà quanto per la teoria intellettualistica (§ 2), gl’istinti animalipresentano una difficoltà tutt’affatto speciale. Poichè l’intento di derivare tali istinti da condizioni individuali condusse, specialmente per gl’istinti più complessi, a un apprezzamento affatto inverosimile delle funzioni psichiche, si conchiuse spesso, col dichiararli inconcepibili, o, il che portava alla stessa conseguenza, col dirli effetti di rappresentazioni innate. Questo “enigma degli istinti„ cessa di essere insolubile quando gl’istinti, come sopra fufatto, sono concepiti quali forme speciali di manifestazioni impulsive, negli animali e negli uomini analoghe alle più semplici manifestazioni impulsive psicologicamente comprensibili. Qui poi pei fenomeni d’esercizio, che facilmente si osservano specialmente nell’uomo, ad es. per l’esercizio di movimenti complicati, come nel suonare il piano, si può stabilire il passaggio delle azioni volitive, originariamente composte, in movimenti impulsivi e riflessi (pag. 156 e segg.). A questa interpretazione degli istinti è stato obbiettato, che nell’esperienza è impossibile mettere in luce la trasmissione ereditaria, ivi supposta, di variazioni individualmente acquisite, non essendo affatto possibile, ad es., portare sicura osservazioni sulla trasmissione di mutuazioni spesso antecedentemente affermata. Alcuni biologi ammettono che tutte le proprietà degli organismi debbano essere derivate da una scelta, la quale avviene per la sopravvivenza degli individui meglio adatti alle condizioni naturali, quindi “da una selezione naturale esterna„ e che solo questa selezione naturale esterna possa produrre variazioni negli abbozzi embrionali (Keimanlagen) che si trasmettono ai discendenti. Se ora si deve pur concedere, che una proprietà acquisita daun soloindividuo generalmente non abbia alcuna influenza ereditaria, non si può però comprendere, perchè atti abituali, che sono bensì suscitati indirettamente da condizioni naturali esterne, ma prima si fondano su interne proprietà psicofisiche degli organismi, non possano produrre, nel caso che esse agiscano attraverso a più generazioni, mutazioni negli abbozzi embrionali, tanto quanto le influenze dirette della selezione naturale. A favore di questa conclusione sta pure l’osservazione, che specialmente dall’uomo si ereditano certi particolari movimenti espressivi e certe abilità tecniche (pag. 231). Ciò, si comprende, non esclude in alcun caso la cooperazione delle influenze naturali esterne in accordo ai fatti dell’osservazione, ma queste influenze richiedono un doppio modo di agire: in primo luogo un modo diretto, nel quale l’organismo è modificato solo passivamente dall’azione della selezione naturale; e in secondo luogo un modo indiretto, nel quale le influenze esterne determinano dapprima reazioni psicofisiche, che sono poi le cause prime delle avvenute modificazioni. Se si esclude quest’ultimo modo di agire, non solo si chiude una delle più importanti sorgenti per la conoscenza della finalità, in eminente grado manifesta negli organismi animali, ma più specialmente si rende impossibile anche la spiegazione psicologica della graduale evoluzione degli atti di volere, e la loro trasformazione regressiva in riflessi aventi carattere di finalità, quale ci si presenta per un gran numero di movimenti espressivi innati (§ 20,1).

5a. Le teorie che mirano a definire psicologicamente il rapporto tra l’uomo e gli animali, oscillano tra due estremi, cioè tra l’opinione predominante nella vecchia psicologia, che le più alte “facoltà psichiche„, specialmente la “ragione„, manchino completamento agli animali, e l’opinione diffusa tra i sostenitori della speciale psicologia animale, che gli animali siano perfettamente eguali all’uomo in tutto, anche nelle facoltà di riflettere, giudicare, conchiudere e nei loro sentimenti morali, ecc. Caduta la psicologia delle facoltà, la prima di queste opinioni è divenuta insostenibile. La seconda si basa sulla tendenza, diffusa nella psicologia popolare, di interpretare tutti i fatti che possono essere oggettivamente osservati, trasformandoli in modi del pensiero umano, e in riflessioni logiche. Ma una più intima indagine sulle manifestazioni della così detta intelligenza animale dimostra, che esse si devono intendere costituite da semplici atti di riconoscimento sensitivo, o da associazioni, mentre mancano loro quelle proprietà che spettano ai veri concetti e alle operazioni logiche. Ora, poichè i processi associativi passano continuamente negli appercettivi, e gli inizi di questi ultimi, semplici azioni attive di attenzione e di scelta, si presentano senza dubbio negli animali superiori, anche questa differenza deve del resto essere senz’altro intesa più come una differenza nel grado, e nella composizione che come una differenza nella natura dei processi psichici.

Per i più vecchi indirizzi della psicologia, tanto per la psicologia delle facoltà quanto per la teoria intellettualistica (§ 2), gl’istinti animalipresentano una difficoltà tutt’affatto speciale. Poichè l’intento di derivare tali istinti da condizioni individuali condusse, specialmente per gl’istinti più complessi, a un apprezzamento affatto inverosimile delle funzioni psichiche, si conchiuse spesso, col dichiararli inconcepibili, o, il che portava alla stessa conseguenza, col dirli effetti di rappresentazioni innate. Questo “enigma degli istinti„ cessa di essere insolubile quando gl’istinti, come sopra fufatto, sono concepiti quali forme speciali di manifestazioni impulsive, negli animali e negli uomini analoghe alle più semplici manifestazioni impulsive psicologicamente comprensibili. Qui poi pei fenomeni d’esercizio, che facilmente si osservano specialmente nell’uomo, ad es. per l’esercizio di movimenti complicati, come nel suonare il piano, si può stabilire il passaggio delle azioni volitive, originariamente composte, in movimenti impulsivi e riflessi (pag. 156 e segg.). A questa interpretazione degli istinti è stato obbiettato, che nell’esperienza è impossibile mettere in luce la trasmissione ereditaria, ivi supposta, di variazioni individualmente acquisite, non essendo affatto possibile, ad es., portare sicura osservazioni sulla trasmissione di mutuazioni spesso antecedentemente affermata. Alcuni biologi ammettono che tutte le proprietà degli organismi debbano essere derivate da una scelta, la quale avviene per la sopravvivenza degli individui meglio adatti alle condizioni naturali, quindi “da una selezione naturale esterna„ e che solo questa selezione naturale esterna possa produrre variazioni negli abbozzi embrionali (Keimanlagen) che si trasmettono ai discendenti. Se ora si deve pur concedere, che una proprietà acquisita daun soloindividuo generalmente non abbia alcuna influenza ereditaria, non si può però comprendere, perchè atti abituali, che sono bensì suscitati indirettamente da condizioni naturali esterne, ma prima si fondano su interne proprietà psicofisiche degli organismi, non possano produrre, nel caso che esse agiscano attraverso a più generazioni, mutazioni negli abbozzi embrionali, tanto quanto le influenze dirette della selezione naturale. A favore di questa conclusione sta pure l’osservazione, che specialmente dall’uomo si ereditano certi particolari movimenti espressivi e certe abilità tecniche (pag. 231). Ciò, si comprende, non esclude in alcun caso la cooperazione delle influenze naturali esterne in accordo ai fatti dell’osservazione, ma queste influenze richiedono un doppio modo di agire: in primo luogo un modo diretto, nel quale l’organismo è modificato solo passivamente dall’azione della selezione naturale; e in secondo luogo un modo indiretto, nel quale le influenze esterne determinano dapprima reazioni psicofisiche, che sono poi le cause prime delle avvenute modificazioni. Se si esclude quest’ultimo modo di agire, non solo si chiude una delle più importanti sorgenti per la conoscenza della finalità, in eminente grado manifesta negli organismi animali, ma più specialmente si rende impossibile anche la spiegazione psicologica della graduale evoluzione degli atti di volere, e la loro trasformazione regressiva in riflessi aventi carattere di finalità, quale ci si presenta per un gran numero di movimenti espressivi innati (§ 20,1).


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