ALCUNI FRAMMENTI

ALCUNI FRAMMENTIIncomincia il libro, che ha per titoloIl Prelato,a cui fare mi porse occasione frate Elia: e contiene molte buone ed utili cose.

Incomincia il libro, che ha per titoloIl Prelato,a cui fare mi porse occasione frate Elia: e contiene molte buone ed utili cose.

Incomincia il libro, che ha per titoloIl Prelato,a cui fare mi porse occasione frate Elia: e contiene molte buone ed utili cose.

Parimente nel suddetto millesimo, cioè 1238, indizione 11.ª io frate Salimbene di Adamo, parmigiano, vestii l'abito dell'Ordine de' Minori, il giorno 4 di Febbraio, festa di S. Gilberto, e fui ammesso la sera della vigilia di S. Agata dal Ministro Generale frate Elia nel convento di Parma, d'onde egli stava per muovere alla volta dell'Imperatore in Cremona, mandatovi da Papa Gregorio IX; essendo che frate Elia era intimo amico dell'uno e dell'altro, e perciò opportuno mediatore tra loro. E in vero, secondochè dice il beato Gregorio «quando si manda come oratore una persona che spiace a chi si manda, si sdegna l'animo di chi la riceve e si volge al peggio». E, quando fui ricevuto, eravi presentefrate Gherardo da Modena, che pregò perchè fossi accolto, e fu esaudito. Era allora Podestà di Parma Gherardo da Correggio, detto dai Denti perchè aveva i denti grossi; e venne in persona al convento dei frati Minori con alcuni Cavallieri per fare visita a frate Elia Ministro Generale, il quale aveva stanza in quella parte del convento ove è il refettorio degli ospiti o forestieri, e lo trovò seduto accanto a buon fuoco, sopra un sedile coperto con un cuscino di piume, e teneva in capo un cappello all'armena; e, come ho veduto io co' miei occhi, quando entrò il podestà e lo salutò, egli nè si alzò in piedi, nè si mosse punto. La qual cosa fu giudicata una grossolana villania, poichè Iddio stesso dice nella divina Scrittura, Levitico 19.º:Lèvati su davanti al canuto, ed onora l'aspetto del vecchio. Parimenti dice l'Ecclesiastico 3.º:Quanto più sei collocato in alto, tanto più in ogni cosa umiliati, e troverai grazia al cospetto del Signore. Anche l'Apostolo ai Romani 13.º dice:Rendete adunque a ciascuno il debito... l'onore a chi dovete onore. E di nuovo l'Ecclesiastico 41.º. Imperocchè nonè bene di arrossire per qualunque cosa, e non tutte le cose ben fatte piacciono a tutti... Vergognati di tacere con quelli che ti salutano. Frate Elia però adempì un altro luogo della scrittura, che dice, Proverbi 26.º:Chi dà gloria allo stolto fa come chi gittasse una pietra preziosa in una mora di sassi.Uno dei genitori di frate Elia, cioè il padre, era di Castello dei Britti[122]nella diocesi di Bologna, e la madre di Assisi, e nel secolo questo frate[123]aveva nome Bombarone, faceva il materassaio, o insegnava in Assisi a leggere il Salterio ai ragazzi. Entrato nell'Ordine de' Minori, ricevette il nome di Elia e diventò due volte Ministro Generale. Godeva i favori dell'Imperatore e del Papa, ma col tempo Iddio lo umiliò a seconda della sentenza:Questo umilia, quello esalta...non così accadde a frate Elia; anzi siccome non ebbe riconoscenza pei favori ricevuti, fu destituito in modo che non fu mai più riammesso nel suo grado; la qual cosa egli non aveva mai potuto darsi a credere.... Questo poi avvenne nell'anno successivo, come diremo, quando fu deposto da Papa Gregorio IX in un Capitolo generale; e bene se lo meritò per le brutte colpe che aveva. E prima di tutto parliamo della sua villania verso Gherardo da Correggio, che essendo nobil uomo ed insignito di sublime dignità,poichè era Podestà di Parma, ed essendosi recato a lui per fargli visita e rendergli onore, egli avrebbe dovuto alzarsi in piedi per far onore anche a sè stesso. Imperocchè l'onore non è solamente di colui, a cui si dispensa, ma eziandio, e più, di colui che lo dispensa. Frate Elia non considerò l'atto suo sotto questo aspetto, e quindi commise villania. Perciò Pateclo di tali persone dice nel libro dei Tristi:

Cativo hom podhesta de terraE povero superbo ki vol guerra.E senescalco kintrol desco me serra.E villan ki fi messo a cavallo.Et homo ke zeloso andar a ballo.E l'intronar de testa quando fallo.E aver hom ki in honor aventuraE tutti quanti de solazo no cura.

Cativo hom podhesta de terraE povero superbo ki vol guerra.E senescalco kintrol desco me serra.E villan ki fi messo a cavallo.Et homo ke zeloso andar a ballo.E l'intronar de testa quando fallo.E aver hom ki in honor aventuraE tutti quanti de solazo no cura.

Cativo hom podhesta de terra

E povero superbo ki vol guerra.

E senescalco kintrol desco me serra.

E villan ki fi messo a cavallo.

Et homo ke zeloso andar a ballo.

E l'intronar de testa quando fallo.

E aver hom ki in honor aventura

E tutti quanti de solazo no cura.

Quel Gherardo da Correggio era alto di statura, di giuste proporzioni di membra, tenea più del macilento che del pingue, Cavalliere robusto e dotto nell'arte della guerra. Io lo ho veduto due volte Podestà di Parma; la prima, quando entrai nell'Ordine; poi, quando la città di Parma si ribellò al deposto Imperatore Federico II. Egli fu amico intimo e speciale di mio fratello Guido di Adamo, frate dell'Ordine de' Minori, ed era padre di Guido e di Matteo da Correggio, che tutti e due ebbero l'onore di molte podesterie. Uno di loro, cioè Guido, fu ardente guerrieroe dotto nell'armi, ed ebbe moglie Mabilia di Giberto da Gente, di cui generò figli e figlie. L'altro, cioè Matteo, fu Cavalliere di senno, nè ebbe figli, tranne uno illeggittimo. Quando io entrai nell'Ordine dei frati Minori, Tancredi Pallavicino, Abbate del convento di S. Giovanni di Parma, uomo di cortesia e liberalità distinta, di onorata fama e di vita onesta e santa, mandò a frate Elia Ministro Generale, perchè avesse da imbandire la cena per sè e pei frati, un regalo di capponi, portati da un contadino penzoloni, davanti e di dietro, da una pertica che aveva sulle spalle. Era un Giovedì, ed era presente il Podestà ed io pure in abito ancora da secolare, e vidi tutto questo, e la sera dopo cena fui ammesso all'Ordine. Io aveva già lautamente pranzato in casa mia; eppure i frati mi condussero nell'infermeria e mi vollero servire un'ottima cena. Ma in seguito mi alimentarono di cavoli per tutta vita mia, quantunque da secolare io non avessi mai mangiato cavoli, anzi mi movevano tanta ripugnanza, che non avrei nemmeno mangiate carni che fossero state cotte con cavoli; e in seguito ebbi poi sempre in mente il detto tante volte ripetuto:

Milvus ait pullo.Dum portaretur ab illo:Cum pi pi faris,Non te tenet ungula talis.

Milvus ait pullo.Dum portaretur ab illo:Cum pi pi faris,Non te tenet ungula talis.

Milvus ait pullo.

Dum portaretur ab illo:

Cum pi pi faris,

Non te tenet ungula talis.

Ad un pulcin, che seco a voi traeaStretto tra l'ugne, uno sparvier dicea:Il pipilar che fai spettra ogni cosa,Ma l'ugna che ti tien non è pietosa.

Ad un pulcin, che seco a voi traeaStretto tra l'ugne, uno sparvier dicea:Il pipilar che fai spettra ogni cosa,Ma l'ugna che ti tien non è pietosa.

Ad un pulcin, che seco a voi traea

Stretto tra l'ugne, uno sparvier dicea:

Il pipilar che fai spettra ogni cosa,

Ma l'ugna che ti tien non è pietosa.

E Giobbe 6.º dice:Le cose che l'anima mia avrebbe ricusato pur di toccare, sono ora i miei dolorosi cibi. Inoltre frate Elia aveva il costume di parlare parabolicamente; ed una volta, interrogato da Gherardo Podestà di Parma, ove andasse ed a che fare, rispose: Il Papa, che mi ha incaricato di questa missione, è per me contemporaneamente una forza di attrazione e di repulsione. Quasi volesse dire che passava da un amico ad un altro amico, e questa maniera di esprimersi fu giudicata dagli uditori ingegnosissima.... La seconda colpa di Elia fu di aver ricevuto nell'Ordine molte persone inutili. Io abitai due anni nel convento di Siena e vi trovai venticinque frati laici: ne abitai quattro in quello di Pisa, e ve n'erano trenta. E forse per molte ragioni Iddio permise queste ammissioni.... La quarta ragione si è che Dio lo aveva rivelato all'Abbate Gioachino. Onde, parlando egli di due Ordini futuri, dice: «Parmi vedere che l'Ordine de' Minori accolga senza distinzione ogni sorta di frutti della terra, e incorporerà nella Chiesa chierici e laici; e l'altro dia precipuamente la preferenza ai chierici». Se poi vi sia alcuno che voglia sapere qual colpa vi fu da parte di frate Elia nelricevere i laici nell'Ordine, se lo fece perchè Iddio aveva così decretato, rispondo che:

Quidquid agant homines, —intentio judicat omnesNull'opra in colpa all'uom giammai s'appone,Se fatta sia con buona intenzione.

Quidquid agant homines, —intentio judicat omnes

Quidquid agant homines, —

intentio judicat omnes

Null'opra in colpa all'uom giammai s'appone,Se fatta sia con buona intenzione.

Null'opra in colpa all'uom giammai s'appone,

Se fatta sia con buona intenzione.

La passione di Cristo fu certamente cosa buona, anzi ottima, perchè per essa noi siamo stati redenti e siamo salvi; ma fu cattiva pei Giudei, i quali lo fecero patire, e poi non vollero credere in Cristo, che aveva patito. Così, se frate Elia riceveva nell'Ordine una moltitudine di laici per poter meglio con loro padroneggiare, o per averne le mani piene di denaro da loro contribuito, io sostengo che appunto per questo era veramente meritevole d'essere deposto. Perciò dice la sapienza nei Proverbi 17.º:L'empio prende il presente dal seno per pervertire le vie del giudizio. Egli se lo saprà. Terza colpa di frate Elia fu il promuovere uomini indegni alle Prelature dell'Ordine. A Guardiani, Custodi, Ministri promoveva dei laici, il che era fuor d'ogni ragione, non mancando nell'Ordine buona messe di chierici. Ed io a' miei giorni ho avuto per Custode un laico, e laici parecchi Guardiani. Non ho mai avuto un laico per Ministro, ma ne ho veduto parecchi in altre provincie. Nè è da meravigliare se li nominava, perchè l'Ecclesiastico nel 13.º dice:Tutte le bestie fan società colle loro simili, così ogni uomo si unirà col suo simile. Che se alcuno obbietti l'articolo della nostra Regola che dice:I Ministri stessi, se sono pretiecc. io gli farò osservare che il citato articolo fu inserito per quel tempo in cui l'Ordine scarseggiava di Sacerdoti e d'uomini di nome e di lettere, quali ora abbiamo, e quali vi furono ai tempi di frate Elia. Quarta colpa di frate Elia fu non aver dato all'Ordine leggi generali tendenti a conservare la Regola e a servire di norma per il regime uniforme dell'Ordine stesso. Nè leggi generali di tale natura furono mai emanate, durante il governo di tre Ministri Generali, cioè del beato Francesco, di Giovanni Parenti e di Elia, che due volte, a nostro danno, fu Ministro. Imperocchè sotto il suo governo molti frati laici in Toscana portavano la chierica, come ho veduto co' miei occhi, quantunque non conoscessero nemmeno una lettera dell'alfabeto; alcuni dimoravano in città, accanto alle Chiese dei frati, chiusi in romitaggi, ma che avevano finestre, per cui mezzo tenevano colloquii colle donne; e i laici non erano utili nè a confessare, nè a dare buoni consigli. E questo l'ho veduto a Pistoia ed altrove. Così pure alcuni se ne stavano soli, cioè senza compagno, negli ospedali; e questo l'ho veduto a Siena, dove un frate Martino Spagnuolo, laico, vecchio e di bassa statura, serviva ai malati nell'ospedale, e tutto il giorno,quando gli piaceva, se ne andava da solo gironi per la città; ed altri li ho veduti in tal modo girare il mondo. Ho veduto anche chi portava sempre la barba lunga, a uso degli armeni e dei greci, che lasciano crescere la barba senza mai raderla, nè avevano il cingolo. Altri si cingevano di una corda comune, con entro un'anima intorno alla quale i fili erano in vaghe e varie guise attorcigliati; e beato chi se la poteva comprare più bella. Sarebbe troppo lungo il noverare tante altre cose da me osservate, che erano ben lungi dal conferire onestà al vestiario. I laici erano fin anche mandati ai Capitoli per rappresentare i voti dei semplici fraticelli; e tanti altri laici, a cui per grado non spettava, a torme popolavano i Capitoli. Ed io, in un Capitolo provinciale convocato a Siena, ho visto ben trecento frati, la più parte laici, che ivi null'altro facevano che mangiare e dormire. E nella provincia di Toscana, quando io vi dimorava, che di tre provincie fu unita in una sola, erano tanti i laici, quanti i chierici, anzi di laici ve ne erano quattro di più. Ah! Elia, Elia!tu hai moltiplicato la gente, ma non hai accresciuta l'allegrezza, Isaia 9.º. Anderei troppo per le lunghe s'io volessi sciorinare tutte le grossolanità e gli abusi, che ho veduto, e forse me ne verrebbe meno il tempo e la carta, e annoierei i lettori senza alcun loro insegnamento. Se qualche frate laico vedeva od udiva un frate ancor giovinettoparlare latino, ne lo rimprocciava dicendogli: Ah! meschinello, vuoi tu abbandonare la santa semplicità per far pompa del tuo sapere? Ai quali di ripicco io rispondeva: «La santa semplicità giova solo a sè stessa, e quanto per merito di vita è utile a edificazione della congregazione dei fedeli, altrettanto è nociva se non sa confutare i nemici della Chiesa». È vero che chi è asino vorrebbe che ogni cosa fosse dell'asino, secondo che fu scritto.... A quei tempi si arrivò al punto che i laici precedevano i sacerdoti; e in qualche romitorio, ove tutti, tranne un sacerdote e uno scolare, erano laici, volevano che anche il sacerdote, il giorno che gli toccasse, facesse da cucina. Ed una volta accadde che il sacerdote fosse cuciniere in giorno di domenica, ed entrato in cucina e sbarrato bene l'uscio, cominciasse, come meglio sapeva, a cuocere gli ortaggi. Ma passarono alcuni Francesi secolari, che con insistenza domandavano una messa, nè vi era chi la dicesse. Corsero perciò in fretta i laici alla porta della cucina e bussarono perchè il sacerdote uscisse a dire la messa. Ma egli rispose: Andate, andate voi a cantare la messa, chè io faccio in cucina quel servizio che non volete far voi. Di che arrossirono grandemente e riconobbero la loro nullaggine. Ed era veramente una miseranda stoltezza non mostrare reverenza a quel sacerdote, che doveva poi essere giudice delle loro coscienze. Perciòin processo di tempo sono stati ridotti a pochissimi, ed ora la loro ammissione è quasi al tutto proibita, perchè non ebbero nessuna riconoscenza per l'onore loro conferito, e perchè l'Ordine dei Minori non ha bisogno di tanta caterva di laici... che sempre tendevano insidie a noi. Ed io ricordo che in un Capitolo, tenutosi nel convento di Pisa, fu proposto di deliberare che quando si ammetteva un chierico si ammettesse contemporaneamente anche un laico; ma la proposta nè fu deliberata, nè ammessa alla discussione; chè sarebbe stata gravissima sconvenienza. Tuttavia quando entrai nell'Ordine dei Minori vi trovai molti uomini insigni per santità, per coltura letteraria e per ispirito di preghiera, di devozione e di contemplazione. E questo soltanto di buono ebbe frate Elia che promosse nell'Ordine dei Minori gli studi teologici. L'Ordine, quando io vi entrai, era stato fondato da trent'anni, e vidi il frate, che primo si era associato al beato Francesco, ed altri di que' primi. A Parma lasciai lettore di teologia frate Sansone, Inglese; ed a Fano, quando vi fui novizzo della Provincia d'Ancona, al cui governo sedevano due Ministri, ebbi lettore frate Umile di Milano. Ora che scrivo corre l'anno 1283, dopo la Natività della Vergine gloriosa, giorno di San Gorgone martire, e sta al governo della Chiesa Romana Papa Martino IV... la qual cosa accadde l'anno seguente quando fu deposto frate Elia, e fuscritta una lunga serie di costituzioni. Quinta colpa di frate Elia fu di non aver mai voluto visitare il nostro Ordine; ma dimorava sempre o ad Assisi, o in un luogo che si era fatto fabbricare elegantissimo, ameno e deliziosissimo nella diocesi d'Arezzo, luogo che si chiama anche oggidì Cella di Cortona.... Sesta colpa di frate Elia fu di tormentare e gettare il vilipendio sui Ministri provinciali sino a che si riscattassero dalle sue persecuzioni, o spillando a lui danaro, o inviando regali. E quell'infelice accettava regali contro quel che dice la Scrittura nel Deuteronomio 16.º:Non aver riguardo alla persona, e non prender presenti; perciocchè il presente accieca gli occhi de' savi, e sovverte le parole de' giusti. E ne diede esempio Alberto Balzolano giudice di Faenza, che cambiò la sua sentenza dopo che ebbe saputo che un contadino gli aveva regalato un maiale.... Di più il sunnominato Elia teneva tanto a bacchetta i Ministri provinciali, che tremavano al suo cospetto, come giunchi scossi dalla corrente, o come allodola inseguita dallo sparviere, che vola a ghermirla. Nè è da farne le meraviglie; chè egli era figlio di Belial, e nessuno gli poteva parlare. Infatti nessuno osava dire a lui la verità, redarguendo i fatti di lui e le male opere, tranne che frate Agostino di Recanati e frate Bonavventura di Iseo. Con facilità vilipendeva i Ministri che erano calunniati da suoi cagnotti,certi frati laici maligni, intrattabili e pieni di veleno, che erano sparsi per le Provincie dell'Ordine.... Li deponeva dall'ufficio loro anche innocenti, li privava di libri, li sospendeva dalla predicazione e dalla confessione e da ogni atto del loro legittimo ministero. Inoltre dava loro un lungo cappuccio e li mandava dall'oriente all'occidente, cioè dalla Sicilia o dalla Puglia in Ispagna o in Inghilterra, o viceversa. Così depose dall'ufficio frate Alberto Parmigiano, Ministro provinciale di Bologna, uomo santissimo, e per lettera, comandò a frate Gherardo da Modena di surrogare il Ministro deposto, e condurlo ad Assisi col cappuccio della probazione. Ma frate Gherardo, che era uomo mitissimo, nulla disse di tanto a quel Ministro; solamente lo pregò di seguirlo perchè lo voleva accompagnare a visitar la sede del beato padre Francesco. Andarono dunque ambedue vestiti ad un modo sino ad Assisi, e quando frate Gherardo fu all'anticamera di frate Elia tirò fuori due capparoni di probazione, e ne indossò egli uno, e l'altro lo diede al predetto Ministro di Bologna e disse: Mettitelo, o padre, e aspetta qui sino a che io ritorni. Presentatosi intanto frate Gherardo ad Elia, e prostratosi a piedi di lui, disse: Ho obbedito a voi, ed ho condotto qui il Ministro di Bologna in capparone; ed è quì fuori che attende, pronto a fare ciò che a voi piacerà di comandare. All'udir queste parole, sidissipò ad Elia ogni nebbia di sdegno che gli ingombrava l'animo, e si calmò quel suo spirito gonfio contro di lui.... Introdotto poi frate Alberto, gli restituì il grado, di cui l'aveva spogliato, e per giunta gli fece, mercè frate Gherardo, molte concessioni a favore della Provincia. Per questa dunque e per altre simili cose del pessimo che era frate Elia, covavano nell'animo de' Ministri provinciali molti propositi di vendette. Ma aspettavano tempo ed opportunità di poterrispondere allo stesso secondo la sua follia: chè talora non gli paresse d'esser savio. Proverbi 26.º.... Era infatti Elia un pessimo, a cui possono benissimo applicarsi le cose dette da Daniele a proposito di Nabuccodonosor: Egli uccideva chi egli voleva, ed altresì lasciava in vita chi egli voleva; egli innalzava chi gli piaceva ed altresì abbassava chi gli piaceva. Come anche paion fatti a posta per lui que' versi che citai più sopra:

Asperius nihil est humili, cum surgit in altumNulla di più aspro d'una persona di umile condizionequando sale ad alto grado.

Asperius nihil est humili, cum surgit in altum

Asperius nihil est humili, cum surgit in altum

Nulla di più aspro d'una persona di umile condizionequando sale ad alto grado.

Nulla di più aspro d'una persona di umile condizione

quando sale ad alto grado.

Era durissimo il vivere sotto il suo governo.... Le tre mentovate cose si facevano coi Ministri provinciali ai tempi di frate Elia; si calunniavano; violenti giudizii sopra di loro cadevano; e si pervertivanelle loro Provincie il senso della giustizia... La terza colpa è manifesta, perchè come ho veduto io co' miei occhi, Elia metteva a stanza in ogni Provincia un visitatore, che vi rimaneva tutto l'anno, e girava attorno per la Provincia stessa come ne fosse stato Ministro, e soggiornava col suo compagno in ogni convento quindici giorni, ed anche un mese, or più, or meno, a suo grado. E le Provincie erano meno estese d'oggi; e chiunque aveva il ticchio di accusare il suo Ministro potevalo fare, chè egli davagli retta; e qual fosse cosa che un Ministro avesse ordinato nella propria Provincia, il visitatore potevala abrogare, o mutare, aggiungendovi o sopprimendone a suo talento. Onde avveniva cheil cuore de' figli degli uomini si empiva di malizia e di disprezzo in sua vita.Ecclesiastico 9.º. Tuttavia i Ministri buoni perseveravano in loro virtù, seguendo il detto.... Ma Elia mandava visitatori, che erano piuttosto esattori che correttori dei costumi, e sollecitavano Provincie e Ministri a pagare tributi e mandare regali e,se alcuno non dava loro nulla in bocca, bandivano contro a lui la guerra.Michea 3.º. Di che avvenne che i Ministri provinciali del suo tempo fecero gettare a loro spese, in Assisi, per la chiesa del beato Francesco, una grossa campana, bella e sonora, da me veduta, ed altre cinque simili a quella, onde tutta la vallata echeggiava di dilettevolissima armonia.Così anche, quando io, durante il mio noviziato, dimorava a Fano, arrivarono due frati che portavano a schiena d'asino un grosso pesce salato avvolto in istuoie, ed io l'ho veduto, che era un regalo del Ministro d'Ungheria a frate Elia.... Parimente in quel tempo per sollecitazioni del Ministro della stessa Provincia, il Re d'Ungheria mandò un'ampia tazza d'oro ad Assisi per teca e ad onore del capo del beato Francesco. Ma lungo il viaggio, essendo una sera stata deposta a custodirla nella sacristia del convento di Siena, alcuni frati, per leggerezza d'animo, e per certa loro vanità, con quella bevettero del più generoso che avevano, per potersi vantare d'aver bevuto in una coppa del Re d'Ungheria. Ma il Guardiano del convento di Siena di nome Giovannetto, e di patria d'Assisi, zelantissimo della giustizia e della onestà, risaputo il fatto, ordinò al refettoriere, anch'esso di nome Giovannetto, e nativo di Belfort, di porre, al pranzo del dì seguente, davanti a ciascuno di quelli, che avevano bevuto con quella coppa, una piccola olla nera e tinta, di quelle che volgarmente si chiamano pignatte, colla quale, volere o non volere, furono costretti a bevere, affinchè quando venisse loro il prurito di vantarsi d'aver bevuto con una tazza del Re d'Ungheria, tornasse loro a memoria che per quella colpa avevano poi dovuto bere in una pignatta sporca.... Finalmente l'Ordinede' frati Minori mosse reclami a Papa Gregorio IX, contro le moltiplici vessazioni del pessimo Ministro Generale frate Elia; ed il Papa porse ascolto alle grida dell'Ordine del Beato Francesco, e depose quel pessimo di Elia.... i Ministri e i Custodi dell'Ordine per ispirazione divina elessero Ministro Generale dell'Ordine quel buon uomo di Alberto da Pisa, ed il Papa stesso raffermò la elezione, affinchè la fosse più presto finita, e tosto s'accordarono secondo la sentenza....... E avverti che dice:I figli di Giuda e i figli d'Israele, perchè nell'Ordine dei frati Minori si debbino adunare in uno solo e generale Capitolo i Cisalpini e i Transalpini e nominare senza intrighi, e senza scissure, uno solo e comune Ministro Generale... Tanto accadde al pessimo Ministro Elia, cui Papa Gregorio IX depose dall'Ufficio, come quello che spegneva la vitalità dell'Ordine del beato Francesco, e voleva tenersene il governo contro il placito de' Ministri provinciali e dei Custodi, a cui, secondo la Regola, spetta l'elezione. E qui è da avvisare che il frequente cambiar di Prelati giova per tre ragioni alla conservazione delle congregazioni religiose. La prima è, perchè non diventino insolenti, restando a lungo al governo, come si verifica negli Abbati dell'Ordine di San Benedetto, i quali eleggendosi a vita, e non essendo mai sostituiti, vilipendono i loro dipendenti e li stimano quanto la quinta rotadel carro» che non esiste; e gli Abbati coi secolari mangiano buone carni, mentre i monachelli nel refettorio vivono di legumi; e arrecano ai loro soggetti tanti altri disagi, e usano tanti sgarbi, che non dovrebbero farsi, mentre essi vogliono vivere lautamente e colla più ampia libertà........ Di cortesia ne hai uno splendido esempio in un Re d'Inghilterra, che trovandosi in un bosco coi suoi soldati accanto ad una sorgente, e, volendo pranzare, gli fu porto uno di que' vasi da vino che in Toscana si chiamano fiasconi e in Lombardia bottacci; ed avendo chiesto se vi fosse altro vino, ed avutone in risposta che no, disse: Ve ne sarà a sufficienza per tutti; e versò dentro la vasca dell'acqua il vino del fiascone, dicendo: Questa sarà bevanda comune per noi tutti. E fu giudicata somma cortesia.... Così non fanno que' Prelati che pranzando alla mensa comune co' loro dipendenti, sotto i loro occhi mangiano pane bianchissimo, e bevono vino generoso e squisitissimo senza farne loro minima parte, la qual cosa è tenuta come assai villana; e così pure fanno d'ogni altra cosa servita.... E così vi sono Prelati che bevono vino ottimo sotto gli occhi de' loro soggetti senza loro offrirne; e sì che ne berrebbero tanto volontieri quanto i superiori loro, giacchè tutte le gole sono sorelle. Certamente que' cotali non sono Inglesi, i quali al contrario usano dire: Voi dovete bere tanto, quantoho bevuto io...... e gli Inglesi credono usare cortesia, perchè bevono volontieri, e altrettanto volontieri offrono da bere agli altri. Ma i Prelati de' nostri tempi, che sono Lombardi, avidamente cercano per sè quello che la gola appetisce, e agli altri non vogliono darne; la qual cosa è il colmo della scortesia...... Dunque i Prelati, secondo l'esempio di Cristo hanno da servire i loro dipendenti. Il che a ragione si usa nell'Ordine di Pietro il peccatore a Ravenna, nel quale nei giorni di digiuno i Prelati servono la colazione ai loro soggetti a imitazione e memoria dell'esempio di Cristo..... Colui che presiede all'Ordine di Pietro il peccatore sta a Ravenna in S. Maria in Porto; e allo stesso Ordine appartiene anche Santa Fenicola nella diocesi di Parma, come pure molti altri conventi in più parti del mondo..... Secondo, per uso di lingua, come fanno i Pugliesi, i Siciliani ed i Romani, che danno del Tu all'Imperatore e al Sommo Pontefice, e tuttavia gli danno anche del signore, e dicono: Tu Messere. Terzo per ragione di età; poichè può convenire benissimo che si dia del Tu ad un garzoncello, che è fanciullo ancora giovinetto; ma i Lombardi danno del Voi non solamente ad un fanciullo solo, ma anche ad una sola gallina, ad un solo merlo, e fin anche ad un sol pezzo di legno..... Di S. Nicolò fu detto che in tutto e per tutto serbava sempre la stessaumiltà e gravità di costumi; il che è veramente singolare, stantechè gli onori sogliono far mutare tenore di vita. Onde Pateclo nel libro de'Tristidisse:

Si me noia homo, ki desdignaL'altra gente, per onor ke l'infia

Si me noia homo, ki desdignaL'altra gente, per onor ke l'infia

Si me noia homo, ki desdigna

L'altra gente, per onor ke l'infia

Di S. Tomaso Arcivescovo di Cantorbery sta bene sapere che divenne tutt'altr'uomo da quel di prima dopochè fu fatto suo malgrado Arcivescovo; e si macerò le carni con cilicio e digiuni. Difatto non solo indossava per camicia un cilizio, ma di cilizio vestiva anche le coscie sino alle ginocchia. Occultava poi la sua santità tanto studiosamente, che, salve sempre le esigenze della onestà, sia nel decoro degli abiti, sia in ogni altra cosa che è d'uso comune della vita, non discordava dalle foggie dell'uso generale. Ogni giorno ginocchioni faceva l'abluzione ai piedi di tredici poverelli, serviva loro una refezione, e, date loro quattro monete d'argento, li licenziava..... Questo si può applicare a Re Artaldo, che credeva di poter porre limiti alla libertà della Chiesa, come è detto nella leggenda. Ma il Re tentava di piegarlo al suo volere, a danno della Chiesa, pretendendo che confermasse le consuetudini de' suoi predecessori contro la libertà della Chiesa. Ma il beato Tomaso queste cose non lasciò correre, e perciò n'ebbe il martirio.... Nell'Ordine dei Minori io ho avuto Ministro un frate Aldobrandodel castello di Fiagnano[124]nella diocesi di Imola, del quale, frate Albertino da Verona (Autore del sermone «Forse la memoria») scherzando diceva che aveva avuto qualche brutta idea contro Dio. Aveva egli un capo deforme, fatto a foggia dell'elmo degli antichi, e aveva molti peli sulla fronte. E quando nell'ottava dell'Epifania gli toccava d'intonare l'antifonaCaput draconis (la testa del dragone)i frati si mettevano a ridere ed egli se ne conturbava ed arrossiva: A me poi tornava sempre a mente quel detto di Seneca:Qual anima pensi tu che viva dentro di chi ha un faccia tanto brutta?..... E questo accadde a Guglielmo Fogliani, che fu eletto Vescovo di Reggio quando in mezzo alle discordie cittadine fu eletto anche Guizzolo degli Albiconi, e l'anno 1253 gli fu necessità rifugiarsi a Mantova, a cagione delle contese tra il partito imperiale e il partito della Chiesa. Altrettanto capitò a Matteo di Pio Canonico della chiesa di Modena e Prevosto della chiesa di Ganaceto[125], che tanto armeggiò per diventare Vescovo di Modena, e vi riuscì; eppure era un gobbo sconciamente curvo. E per cagione di lui si sollevarono i partiti; e la fazione imperiale, a cui egli apparteneva, fu espulsa da Modena, e andò esulando,come la ho veduta io, per le Romagne, a Ravenna, a Faenza, a Forlì, quando ardeva più infuocata la guerra...... così nel mio Ordine, che è quello del beato Francesco e de' frati Minori, ho conosciuto alcuni lettori molto dotti e santi, che pur tuttavia avevano certe debolezze, per cui altri li giudicavano teste leggere. Imperocchè si balloccavano volontieri col gatto, o col cagnolino, o con qualche uccelletto; ma non a modo del beato Francesco che pure si trastullava con un fagiano, o una cicala, e si dilettava nel Signore..... Sappi che nel pontificale di Ravenna ho letto molte volte che un Arcivescovo di Ravenna era diventato tanto vecchio da essere rimbambinito, e parlava come un bimbo. Ed essendo per arrivare a Ravenna l'Imperatore Carlo Magno, e dovendo l'Arcivescovo pranzare con lui, i preti della curia lo pregarono che per mostrarsi ben educato e dare buon concetto di sè si guardasse dal fare e dal dire insulsaggini. Ed egli rispose: Dite bene, figlioli miei, dite bene; ed io me ne guarderò. Ma sedendo poi a tavola, a fianco dell'Imperatore, l'Arcivescovo battè colla mano alla dimestica sulla spalla dell'Imperatore, dicendogli: Pappa, pappa, Imperatore. E domandando l'Imperatore ai presenti che cosa dicesse, gli risposero che per vecchiaia rifatto bambino, lo invitava con quel parlare da fanciullo a mangiare. Allora l'Imperatore con volto giulivo lo abbracciò, dicendo: Ecco tu sei un veroIsraelita senza malizia.... E noi vediamo che a nostri giorni in Italia le città, cambiano i Capitani e i Podestà loro due volte all'anno, e amministrano a rigore la giustizia, e il loro governo è buono. Essendochè quando li insediano giurano di osservare gli statuti dettati dai savii della città, a cui arrivano. Inoltre hanno a fianco giudici e savii, che si regolano a norma de' loro maggiori e governano a seconda de' loro consigli..... La settima colpa di frate Elia fu lo scialarsela in una vita sfoggiata di splendore, di delizie e di fasto. Di rado andava altrove che alla Corte di Papa Gregorio IX o di Federico II, de quali era amico intimo; o a Santa Maria della Porzioncella[126], (dove il Beato Francesco fondò l'Ordine dei frati Minori e dove morì); o al convento d'Assisi, ove si conserva alla venerazione dei credenti il corpo del beato padre Francesco; o al convento di Cella di Cortona[127],luogo bellissimo e deliziosissimo, fatto fabbricare da lui con bell'arte nella diocesi di Arezzo; e di consueto era o colà, o nel convento d'Assisi. E aveva palafreni grassi e ben quartati, e andava sempre a cavallo, anche per passare da una chiesa all'altra sol mezzo miglio distante, contravvenendo alla Regola, che prescrive ai frati Minori di non servirsi mai di cavalcatura, tranne che per una ben dimostrata necessità, e per malattia. Così pure per donzelli, come usano i Vescovi, aveva garzoncelli secolari, vestiti di indumenti variopinti, che in ogni cosa gli erano pronti a servirlo. Di rado poi in convento sedeva alla mensa comune cogli altri frati, ma quasi sempre solo, in disparte, nel suo appartamento..... ed era cosa a mio parere villanissima avvegnacchè

Nullius sine sotio —jucunda fit possessio.Niuna cosa dolce siaSenza cara compagnia.

Nullius sine sotio —jucunda fit possessio.

Nullius sine sotio —

jucunda fit possessio.

Niuna cosa dolce siaSenza cara compagnia.

Niuna cosa dolce sia

Senza cara compagnia.

Aveva anche nel convento di Assisi, suo cuoco particolare, frate Bartolomeo di Padova, ch'io ho veduto e conosciuto, e che faceva una cucina delicatissima. Costui restò inseparabilmente al servizio di lui, sin che la morte incolse frate Elia. Altrettanto fecero gli altri, che componevano la sua famiglia. Ebbe frate Elia una sua particolare famiglia di dodici oquattordici frati, che teneva sempre seco nel convento di Cella di Cortona, e non vestirono mai l'abito regolare; dopo la morte del loro malo pastore, o meglio seduttore, riconosciutisi delusi nelle loro speranze, ritornarono nell'Ordine. Tra costoro aveva Elia un certo Giovanni, che dicevano di Lodi, frate laico, duro, aspro, tormentatore, un vero boia, che a cenni di Elia disciplinava senza misericordia i frati..... Ottava colpa di frate Elia fu di voler tenere il Generalato dell'Ordine sino colla violenza, e per non lasciarselo isfuggire di mano, mise in opera molte astuzie. La prima era quella di cambiare di frequente i Ministri provinciali, affinchè, poste salde radici nel loro ufficio, non sorgessero più arditamente contro di lui; poi nominava Ministri que' frati che aveva amici; finalmente non convocava mai Capitoli generali, ma solamente parziali, cioè di soli Ministri cisalpini, e non chiamava i Ministri transalpini per timore che lo deponessero. Ma quando piacque a Dio, da cui ogni bene dipende, congregati insieme e questi e quelli, lo destituirono...... E allo scopo di ottener quell'adunanza di tutti i Ministri in Capitolo generale a fine di deporre Elia, s'adoperò frate Arnolfo Inglese, dell'Ordine de' Minori, uomo santo e letterato, acceso di zelo per l'incremento dell'Ordine; e frate Arnolfo era allora penitenziere alla Corte di Papa Gregorio IX. Nona colpa di frate Elia fu che quando seppe di quellaconvocazione di Ministri contro di lui, mandò per tutta Italia ordinando a tutti i frati laici più nerboruti, e creduti suoi fautori, di non mancare di intervenire al Capitolo generale, sperando che lo avrebbero sostenuto coi randelli. La qual cosa risaputasi da frate Arnolfo indusse Papa Gregorio IX a decretare che non fossero ammessi al Capitolo generale che que' frati, che sono designati dalla Regola co' loro compagni e coi Discreti, e fece annullare tutte le lettere di obbedienza inviate da Elia ai laici. E il Papa stesso intervenne al Capitolo, e ascoltò i voti dei frati, che volevano deposto Elia, ed eletto a successore di lui nel Generalato frate Alberto da Pisa. In quel Capitolo fu anche deliberata una moltitudine di ordinanze generali; ma erano slegate, e in processo di tempo le coordinò poi il Ministro Generale frate Bonaventura, che poco vi aggiunse di suo, e appena le ritoccò in alcuni punti. In quell'anno, dopo il Capitolo generale, vi fu un ecclissi di sole, da me veduto, di cui parlerò più sotto a suo luogo. Frate Elia, quand'era ancora Ministro Generale, saputo che si stava per convocare un Capitolo universale contro di sè, mandò ordinando a tutti i conventi che ogni giorno i frati nella congregazione capitolare, dopo la preghieraPretiosarecitassero con lettura chiara, alternandosi fra loro, come a coro, i versetti del Salmo:Qui regis Isral, intendeecc.O pastore d'Israel porgi gliorecchiecc. (salmo 80º); essendo che sotto l'allegoria della vigna pare voglia indicare l'Ordine..... E in poche parole pare che tutto il salmo alluda all'Ordine e alla Religione del Beato Francesco; ed è composto di tanti versetti, quanti sono gli anni che il beato Francesco visse nell'Ordine, cioè venti. E il versetto che dice:Exterminavit eam aper de silva, et singularis ferus depastus est eam. I cinghiali l'hanno guastata e le fiere detta campagna l'hanno pascolata, si riferisce fuor di dubbio ad un cattivo Ministro Generale dell'Ordine, quale fu Elia, distruttore, esterminatore e ruina dell'Ordine dei Minori; perchè nessuno, fuorchè Elia è stato nell'Ordine cattivo Ministro...... ma restò deluso, perchè si diede a credere di poter tenere sempre in sue mani il governo dei frati, come fa il Papa di Roma fin che vive. Quell'altro versetto poi dei salmo, che dice:Fiat manus tua super virum dexterae tuae, et super filium hominis, quem confirmasti tibi: Sia la tua mano sopra l'uomo della tua destra, e sopra il figliuol dell'uomo, che tu ti avevi fortificato,allude al buon Generale, quali tutti furono, ad eccezione di Elia. Recitammo dunque il salmo ogni giorno prima del Capitolo generale un mese intero, cosa che non ho mai visto fare nè prima, nè dopo. Nè troverei sconvenienza il farlo prima d'ogni Capitolo generale, massime dopo la morte di un Ministro Generale....Decima colpa di frate Elia fu il non sopportare nè con umiltà, nè rassegnato, la sua deposizione. Ma fece piena adesione a Federico II Imperatore, già scomunicato da Papa Gregorio IX, con lui cavalcava, con lui dimorava cogli abiti dell'Ordine insieme ad alcuni frati suoi domestici. Il che ridondava a sfregio del Papa, a scandalo della Chiesa e a vergogna del suo Ordine; specialmente che l'Imperatore era già stato scomunicato, e a quei giorni stringeva d'assedio Faenza e Ravenna, e quel miserabile era sempre in mezzo all'esercito dell'Imperatore, e dava a lui consigli, e prestava favore. Ai contadini specialmente ed agli altri secolari porse sì cattivo esempio..... E i contadini, i ragazzi e le ragazze di Toscana ogni volta che incontravano per via frati Minori, e li ho uditi centinaia di volte, cantavano:

Hor attorna fratt Helia,Ke pres'ha la mala via;

Hor attorna fratt Helia,Ke pres'ha la mala via;

Hor attorna fratt Helia,

Ke pres'ha la mala via;

e se ne rattristavano i buoni frati, e se ne sdegnavano a morte a udir tali cose...... Onde Papa Gregorio, provocato, lo scomunicò. Undecima colpa di frate Elia fu l'infamia di cui si coperse occupandosi di Alchimia. Di fatto, quando sapeva che nell'Ordine vi era qualche frate, che nel secolo aveva studiato di quella scienza, o ciurmeria, lo mandava a chiamare e tenevaselo presso di sènel palazzo Gregoriano (Papa Gregorio IX s'era fatto fabbricare nel convento de' frati Minori d'Assisi un magnifico alloggio, non meno per lustro della casa del beato Francesco che per sua abitazione quando andava ad Assisi). In quell'appartamento adunque vi erano camere e molti luoghi secreti, ne' quali Elia albergava que' frati e molte altre persone, ove pareva quasi si andassea consultare la Pitonessa. Incolpi sè stesso: egli ci pensi. Dodicesima colpa di frate Elia fu che dopo la sua deposizione, e dopo che si mostrò andare vagando coll'Imperatore, un giorno si presentò ad un convento di Minori, e, raccoltili in Capitolo, cominciò a voler provare la sua innocenza, e l'ingiustizia della sua deposizione da parte dei frati; e cominciò dicendo..... Dopo di che continuò il suo dire, come volle e piacque a lui, sempre lodando sè e denigrando l'Ordine. Ma poi trovò chi rispose a quanto aveva detto..... E chi con tanta franchezza rispose a frate Elia fu frate Bonaventura da Forlì, da cui io l'ho saputo. Rivoltosi allora frate Elia a lui, disse: Chi ti ha ammesso all'Ordine? A cui frate Bonaventura di rimando: Non tu, no, che hai abbandonato l'Ordine, e vai vagando pel mondo, e perciò i contadini ti cantano sul viso:

Hor attorna fratt Helia,Ke pres'ha la mala via;

Hor attorna fratt Helia,Ke pres'ha la mala via;

Hor attorna fratt Helia,

Ke pres'ha la mala via;

Vattene pur dunque, frate mosca.... All'udirqueste cose frate Elia s'ammutolì e partissene confuso. Tredicesima colpa di frate Elia fu di non aver mai voluto riconciliarsi coll'Ordine, e rimase sino alla morte nella sua ostinazione. E quando frate Giovanni da Parma Ministro Generale mandò a lui il suo amico frate Gherardo da Modena, che era uno de' frati primitivi, a pregarlo che per amore di Dio e del beato Francesco, pel bene dell'anima propria, e per dare buon esempio, ritornasse in seno alla Religione, cui era stato addetto, rispose: Frate Gherardo, ho udito dire tanto bene di quel venerabile frate Giovanni da Parma che non mi rifiuterei di prostrarmi a suoi piedi e confessare le mie colpe, fidente nella sua benignità, ma temo assai che que' Ministri provinciali, che sono stati offesi da me, mi tendano insidia, mi caccino tra ceppi in carcere, e mi alimentino di poca acqua e pan muffato. Inoltre, avendo io offeso anche la Corte romana, so che il Cardinale governatore dell'Ordine vorrebbe intromettersi nell'affare del castigo da infliggermi; nè io voglio perdere la protezione che ho dell'Imperatore. Nulla ostante frate Gherardo da Modena stette tutto un giorno intero nel convento di Cella di Cortona in colloquio famigliare con frate Elia, e s'adoperò ad ogni potere per vincerlo e convertire lui e i frati domestici di lui, e indurli ad essere ossequenti alle discipline dell'Ordine.... Ma si ingegnò invano, perchè Elia pei detti motivi nonvolle piegarsi...... Quel frate Gherardo però passò colà tutta la notte successiva senza poter dormire, e, come poscia narrò, gli era paruto di aver udito tutta notte svolazzare demonii per la casa e pel convento come pipistrelli, e li udiva emettere grida, che gli fecero correr per le ossa tremore e terrore:M'è venuto uno spavento ed un tremito, che ha spaventate tutte le mie ossa, ed uno spirito è passato davanti a me, che mi ha fatto arricciare i peli della mia carne, dice Giobbe 4.º. Finalmente, sorto il sole e dato un saluto, in fretta si partì col suo compagno, e riferì al suo Generale tutto per ordine, quanto aveva veduto e udito. In processo di tempo frate Elia morì scomunicato, come già era, da Papa Gregorio IX; se abbia avuto l'assoluzione e se abbia provveduto bene all'anima sua, ora se lo saprà. Ei ci pensi...... Dopo tempo, giacchèa qualsivoglia affare v'è tempo e modo,come dice l'Ecclesiaste 8.º, un Custode fece disseppellire il corpo di frate Elia e gettare in una fogna..... Se vi è chi desideri sapere a chi ne' lineamenti del volto si assomigliasse frate Elia, gli dico che si assomigliava in tutto a frate Ugo di Reggio, cognominato Pocapaglia, nel secolo, maestro di grammatica; destrissimo a dar la beffa, parlatore prontissimo, e nell'Ordine ottimo e facondissimo predicatore, che confutava vittoriosamente i calunniatori dell'Ordine, e colla parola e coll'esempioli riduceva al silenzio. Ed un maestro Guido Bonatti di Forlì, che si spacciava per filosofo e astrologo, e gettava il fango sulle predicazioni dei frati, fu da lui sifattamente confuso al cospetto di tutta l'Università e del popolo di Forlì, che per tutto il tempo che frate Ugo soggiornò in quelle parti, non solo non osò più fiatare, ma nè manco farsi vedere. Quest'Ugo aveva sempre in pronto tanti adagi, tante sentenze, tante favole, tanto copiosa messe d'esempi, e stavano sì bene sulle sue labbra, perchè li applicava sempre a proposito, ed era tanto facondo, colto e graziosissimo parlatore che tutti con gran diletto pendevano dalle sue labbra. I Ministri e i Prelati dell'Ordine però non lo vedevano di buon occhio, perchè parlava sempre allegoricamente, e con proverbii e con esempi li confondeva. Ma egli non si dava pensiero di loro, protetto che si credeva dalla santità della sua vita. E basti di frate Elia. Perchè fu già mio proponimento di favellare di tutti i Ministri Generali dell'Ordine del beato Francesco quando ne avessi tempo opportuno; ma di Elia, che fu uno di loro, e quello appunto che mi ricevette nell'Ordine, e che offre vasto campo all'istoria, ho voluto sbrigarmene prima d'ogni altro per aver agio di continuare più spigliatamente l'istoria incominciata, dopo di essermi alleggerito del gran fardello ch'egli da solo mi dava da portare...... Innocenzo 3.º mandòlegati a Filippo Re di Francia per indurlo ad invadere la Terra degli Albigesi e distruggerli, il quale li prese tutti e li fece abbruciare. Questo Papa l'anno 1215, diciottesimo del suo pontificato, convocò un solenne concilio, a cui concorsero Prelati da tutte le parti del mondo. Ed io ho letto il discorso, che egli vi pronunciò, e cominciava:Desiderio desideravi hoc Paschaecc. ed ho letto anche tutte le deliberazioni, che vi si presero, tra le quali fu decretato che non si potesse più fondare alcuna congregazione di frati mendicanti. Ma tale decreto, per non curanza dei Prelati, non fu osservato, anzi, chi vuole, si mette il cappuccio, e va mendicando, e si gloria di avere istituita una nuova Religione. Da ciò nasce confusione nel mondo, e i secolari ne sono gravati, e le limosine non bastano oramai più nemmeno per quelli, che operando colla parola e colla dottrina, stabilì il Signore che avessero a vivere del Vangelo; ed i secolari ignoranti, che non hanno lume di discernimento, legano nelle loro tavole testamentarie tanto ad una donnicciuola che vive sola in un romitaggio, quanto ad una congregazione di trenta sacerdoti, che quasi ogni giorno dicono messa pe' vivi e pe' morti. Provegga Iddio; e muti in meglio quello che non va bene. Non parlo di tante altre ordinanze per non seccare e per schivare le lungherie. Finalmente Innocenzo l'anno 1209 coronò Ottone IV Imperatore, e lo fecesacramentare di rispettar tutti i diritti della Chiesa. Ma esso, lo stesso dì, ruppe il giuramento e fece depredare i romei; onde il Papa lo scomunicò e lo depose dall'Impero. Deposto Ottone, fu eletto Federico figlio di Enrico, e fu coronato Imperatore. Egli pubblicò buone leggi contro gli eretici ed a favore delle libertà della Chiesa. Questi sopra tutti gli altri Imperatori rifulse per gloria e per ricchezze; ma in sua superbia ne abusò. Imperocchè tiranneggiò la Chiesa, imprigionò due cardinali, fece trarre in carcere anche i Prelati, che Gregorio IX aveva convocati a Concilio, e quindi ne fu scomunicato. Finalmente, morto Gregorio per abbattimento di tante tribolazioni, Innocenzo IV Genovese, convocato un Concilio a Lione, lo depose dall'Impero; e la sede dell'Impero, dopo la deposizione e la morte di lui, rimane tuttora vacante. Si avvisa che quanto riguarda Federico, Papa Gregorio e Innocenzo IV, è stato detto qui fuori d'ordine cronologico in riepilogo anticipato...... Uguccione oriondo di Toscana, pisano, fu Vescovo di Ferrara. Compose un librodelle Origini, e compose alcuni altri opuscoli utilissimi, che corrono per le mani di molti, ed io li ho veduti e letti più volte. Resse l'episcopato virilmente, degnamente ed onoratamente sino a che chiuse la sua lodata vita. Volò al cielo l'ultimo giorno d'Aprile del 1210, dopo 20 anni di episcopato, meno un giorno.Il 1º Giugno 1211 fu insediato nella cattedra Nicolò Vescovo di Reggio. Egli fu nominato Vescovo e quasi uomo d'armi; godeva dei favori dell'Imperatore Federico e della Corte romana; era di Padova, della nobile stirpe dei Maltraversi, bell'uomo, splendido, cortese e fece ampliare l'episcopio di Reggio, Usò tante deferenze ai frati Minori che volle sin loro dare per abitazione la canonica della chiesa matrice, sede Vescovile; ed i canonici di quel tempo l'acconsentirono, e per amore dei frati Minori s'accontentarono d'andar ad abitare nelle case annesse alle cappelle della città. Ma i Minori per umiltà non vollero dare tanto disagio ai canonici, e non accettarono. Il dispensiere di questo Vescovo fu accusato presso il suo padrone di non dare ai frati Minori la limosina di pane da lui stabilita. Perciò chiamollo a sè, e lo rimproverò, dicendogli; Figlio, non dice forse l'Ecclesiastico 4.º:Non defraudare la limosina al povero? Ma sapendo il Vescovo, per sentenza di Salomone ne' proverbii 29.º cheIl servo non si corregge con parole; benchè intenda, non però risponderà, lo cacciò in una angustissima e cieca prigione, e lo nutrì del pane del dolore e dell'acqua dell'amarezza. Poscia lo licenziò; e Iddio lo benedica. Giacchè sapeva bene il Vescovo che la genìa dei servi non si emenda che col supplizio, come disse un certo tiranno a quelli che erano incaricati di servire gli alimenti a S. Ippolito.Sia benedetto, dice Pateclo di Monferrato, che perdonò a tutti tranne che agli scudieri, miserissimi uomini, i quali dopochè nelle Corti dei Grandi sono stati elevati a nobilissimi uffici, diventano spilorci per mostrarsi buoni custodi e massai della roba dei padroni loro, e rubano ai poveri e alla buona gente quanto poi regalano alle loro puttane: e talora accade che le mogli e le figlie dei padroni diventano le amanti dei servitori, dei dispensieri e dei fattori, perchè delle robe di casa non possono mai godere che per mezzo loro. Miserrimi che sono tali padroni! che custodiscono con più religione i prodotti delle loro terre che il proprio onore e l'illibatezza delle mogli e delle figlie loro. Tuttociò ha osservato il mio occhio, e ne ha avuto le prove. Nicolò adunque Vescovo di Reggio fu uomo valente e di molte cose esperto, e sapeva essere chierico coi chierici, religioso coi religiosi, soldato coi soldati e barone coi baroni.


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